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PUTIN SCIPPATO IN FINLANDIA

DI MIKE WHITNEY
Information Clearing House

La maggior parte delle persone non presterà attenzione, ma in realtà dovrebbe, al summit sull’energia in programma questa settimana a Lahti, in Finlandia. È un’occasione particolarmente istruttiva per tutti coloro che si sono interessati agli ultimi accadimenti sulla guerra alle risorse globali.

L’obiettivo del meeting era quello di risolvere i fastidiosi problemi riguardanti la politica energetica, ma il piano nascosto era quello di fare pressione sul Presidente russo Putin affinché firmasse per concedere il controllo delle risorse energetiche vitali del suo paese agli attori più importanti al mondo nel campo energetico. Il proposto “Trattato Ufficiale sull’Energia” è stato ideato per vincolare le risorse della Russia attraverso obblighi legali che promuovono totalmente gli interessi dei giganti dell’energia. Il trattato non è diverso da quello proposto nella Costituzione dell’Unione Europea, che fu bocciato lo scorso anno quando l’ “informato” pubblico europeo si rese conto che era un altro progetto “non necessario” ideato dalle importanti industrie per annullare la sovranità nazionale, la sicurezza ambientale e le libertà civili. Il “Trattato Ufficiale sull’Energia” e la Costituzione europea sono focalizzati sugli stessi obiettivi, ossia stabilire una struttura legale per piazzare il mondo e le sue risorse (in graduale diminuzione) nelle mani di un piccolo gruppo di plutocrati occidentali oscenamente ricchi.

A seguito, La cena delle beffe (Giulietto Chiesa; Megachip)

Le “élite” occidentali hanno portato avanti un’intensa campagna di relazioni pubbliche contro Putin sin dal momento in cui il Presidente russo decise di nazionalizzare la “Yukos Oil” e la mise sotto il controllo della Gazprom. La Gazprom sta velocemente divenendo la più grande società di petrolio nel mondo e molto probabilemente raggiungerà questo obiettivo prima del 2010.

La decisione di Putin di nazionalizzare la società è stata accolta positivamente in Russia (l’approvazione della popolazione nei suoi confronti è stabilmente oltre il 70%) ed ha avuto un profondo effetto nello stabilizzare il valore del rublo e lo standard di vita. La maggior parte della popolazione russa ancora ricorda il triste esperimento capitalista del “libero mercato” che fu fatto durante gli anni ’90 quando il rublo naufragò e le risorse nazionali furono messe all’asta da un sempre ebbro Yeltsin (sotto la supervisione di consiglieri occidentali). “Gli Oligarchi”, nome con il quale erano conosciuti, contribuirono in maniera importante al declino dell’economia russa, così come alla sua perdita di prestigio in campo internazionale. Putin ha risollevato l’orgoglio nazionale, alimentato una nuova crescita economica, e sta rapidamente riportando la Russia ad essere una potenza mondiale. Se i prezzi delle risorse energetiche continueranno a salire, cosa che accadrà sicuramente, la Russia sarà da tenere in considerazione per tutto il ventunesimo secolo.

I politici ed i gruppi di potere statunitensi sono preoccupati per l’ascendente sviluppo della Russia e stanno cercando di sviluppare strategie per minare il suo progresso. L’ultimo obiettivo pensato è quello di integrare le prodigiose risorse naturali russe nel sistema globale, che è un altro modo di dire che un piano è stato ideato per affermare il “controllo diretto” sul petrolio e sul gas della Russia.

Dal momento che l’ingordigia è inesauribile, è improbabile che questa battaglia finirà presto.

Il nome di Putin figura già in maniera autorevole nel registro dei nemici degli Usa, che ora comprende Ahmadinejad, Chavez, Morales, Castro, Kim Jung-II, al Assad, Haniyeh e Muqtada al Sadr. Ogni persona che difende i propri interessi nazionali a discapito del prevalente sistema di feudalismo globale può aspettarsi di ritrovare il proprio nome nei reticoli di Washington e di essere puntualmente demonizzato nei media statunitensi.

Il Trattato Ufficiale Sull’Energia

In accordo con la BBC, il proposto “Trattato Ufficiale Sull’Energia” vorrebbe creare una collaborazione commerciale in maniera tale da rendere più semplici gli investimenti delle società nel settore energetico russo, e vorrebbe usare gli oleodotti della Russia per esportare il petrolio ed il gas che le società producono. L’accordo vorrebbe essere progettato in maniera tale da assicurarsi che la Russia tratti tutti gli stati europei alla stessa maniera, e che getti le basi per una collaborazione commerciale a lungo termine.

Perché?

Perché Putin dovrebbe consentire alle società straniere di spartirsi le ricchezze della Russia? Putin non sta facendo beneficenza. Lui si aspetta di usare le risorse della nazione per migliorare le cose per la popolazione russa, che è esattamente ciò che sta facendo. D’altronde l’insistenza continua nell’entrare in una alleanza commerciale viola il principio centrale del capitalismo; il diritto alla proprietà privata. Queste sono risorse russe. Risorse che non appartengono ad una famiglia estesa di gruppi di predatori.

Il meeting in Finlandia non ha niente a che fare con nessun onesto giudizio sul capitalismo o sul “fair play” o su qualsiasi cosa riguardo questa faccenda. È solo un esempio in più della continua estorsione e coercizione mascherata sotto il nome di “negoziazione multilaterale”. È tutta una sciocchezza.

Putin è stato criticato perché usa il petrolio ed il gas naturale per mandare messaggi ai rivali in Georgia ed Ucraina. Il Vicepresidente Cheney ha chiamato questi messaggi “ricatto”. In realtà, è una forma efficace e pacifica di mandare un messaggio ai provocatori facendo capire loro che ci sono limiti alla pazienza di una persona. Non è saggio pizzicare il naso di un uomo che sta riscaldando le tue case e alimentando i tuoi veicoli.

Inoltre, Cheney è l’ultima persona che dovrebbe parlare di “ricatto”.

Può qualcuno dimenticare l’estorsione-racket che la Enron ha condotto contro la popolazione statunitense, evadendo dieci miliardi di dollari mentre la “Commissione Federale per l’Energia” (FEC) guardava bellamente dall’altra parte? O i clamorosi prezzi del gas (che hanno creato un profitto senza precedenti per i giganti del petrolio) che si sono misteriosamente abbassati alle pompe di benzina giusto qualche settimana prima delle elezioni di metà mandato?

Putin non è un tiranno ed i falsi attacchi su di lui sono ridicoli ai massimi termini.

È una mera coincidenza che il pupazzo degli Stati Uniti in Georgia, Mikail Saakashvili, abbia arrestato 4 ufficiali russi provocando una furiosa reazione di Mosca, giusto qualche settimana dopo che le “élite” statunitensi avevano deciso di adottare un “approccio duro” con Putin? È oltre la possibile immaginazione pensare che l’amministrazione Bush voglia creare una crisi solo per provocare la Russia?

E che cosa dire a riguardo dell’omicidio della giornalista Anna Politkovskaya?

La stampa occidentale sembra aver già trovato il colpevole in Putin senza alcuna traccia. Sfogliando attraverso i 1.400 articoli scritti sull’assassinio, parrebbe che abbiano trovato le impronte con il sangue di Putin su tutto il cadavere, ma, senza dubbio, la notizia è falsa.

Leggete questo assurdo pezzo di Tom Shaker sul “New York Times” del 22/10/2006: “La signora Politkovskaya, colpita a morte questo mese in ciò che sembra essere un omicidio svolto da professionisti, ha fatto un nome per se stessa [riguardo il suo possibile omicida] con il duro reportage sulla guerra in Cecenia, lei che era una critica feroce dell’amministrazione del Presidente Vladimir Putin”.

Perciò Putin l’ha uccisa?

Se Putin fosse coinvolto nella morte della Politkovskaya a quel punto lui sarebbe colpevole di un atroce crimine per il quale non ci sarebbe difesa. Ma è stato lui? La morte della giornalista sembrerebbe familiare ai lettori che seguirono l’assassinio del precedente Primo Ministro [del Libano] Rafik Hariri. Le indagini sostenute dagli Statunitensi non hanno prodotto prove valide di un coinvolgimento siriano, ma l’omicidio, a causa di tendenziosi reportage nei media, ha obbligato la Siria a ritirare le proprie truppe dal Libano. Questo ritiro, a sua volta, ha spianato la strada per un attacco di Israele giusto un mese più tardi.

Un’altra coincidenza?

È sfortuna che i media non abbiano avuto lo stesso interesse che hanno mostrato per la morte della Politkovskaya anche per i 130 giornalisti che sono stati uccisi in Iraq. Nel caso più recente, quello di Terry Lloyd, il coroner definito “illegalmente ucciso” una volta finito sotto il fuoco delle truppe Usa. Andre Walker, vice-assistente del coroner di Oxfordshire, ha detto, “Avendo preso in considerazione tutte le tracce, sono […] sicuro che se questo omicidio fosse avvenuto sotto la legge inglese, sarebbe stato considerato un omicidio illegale”.

“Omicidio?”

Come è sfuggito tutto ciò all’attenzione dell’Unione Europea? Oppure l’indignazione dell’Unione Europea è selettiva come quella dei media statunitensi, che scelgono i proprio eroi e i cattivi in base a ciò che ne pensa Washington?

Per quanto riguarda l’UE e per quanto riguarda l’interesse improvviso dei media occidentali nei confronti della “democrazia che perde colpi” nella Russia di Putin; noi non abbiamo mai sentito simili proteste riguardo alla moltitudine di leggi repressive approvate da quando Bush è al governo negli USA; incluso in “Patriot Act” ed il “Military Commision Act” del 2006 che abroga gli 800 anni della vecchia costituzione riguardo lo “habeas corpus”. Né l’UE ha mostrato alcun interesse nella proliferazione di “gulag” statunitensi, come Guantanamo e Abu Ghraib, che si sono diffusi intorno al mondo come granelli di sabbia spinti dal vento. Le finte proteste di “comportamento anti-democratico” sono naturalmente limitate agli avversari del team di Bush.

Putin è un fiero nazionalista. Sta facendo del suo meglio per aumentare lo standard di vita della Russia mentre sta facendo i necessari compromessi con i giganti mondiali dell’energia. Secondo l’agenzia di Stampa russa Novisti, Putin ha detto:

“Bozze di leggi che si stanno affrontando nella Duma mirano ad affidabili imprese straniere ed ad altri investimenti nell’economia della Russia; leggi che garantiscano i diritti dei proprietari, e minimizzino il numero di sfere dove l’investimento straniero non possa essere usato”.

“Queste sfere”, ha aggiunto Putin, “saranno per lo più ristrette da misure di garanzia, ed includeranno il più largo ed i più grandi depositi di sicurezza che si possano trovare nel mondo ed in Russia”. Queste misure di garanzia potranno essere contate sulle dita di una mano. Tutto il resto sarà accessibile”.

Putin sta aprendo il mercato della Russia e sta cercando strade per soddisfare le più grandi società petrolifere mentre sta facendo crescere allo stesso tempo l’economia russa. Lui crede che “una reciproca dipendenza rinforzi la sicurezza energetica del continente europeo e crei buoni prerequisiti per un ulteriore avvicinamento in altri campi”.

Ha ragione, ma è anche tragicamente ingenuo. Ha dato uno sguardo all’Iraq di recente?

L’intera civiltà sta per essere ridotta in macerie per soddisfare la sete di petrolio del mondo. Perché la Russia dovrebbe essere risparmiata?

Dovremmo aspettarci più violenza in Cecenia ed in Georgia così come un immutato flusso di abusi nei media occidentali.

Putin sta scalando posizioni nella lista degli obiettivi di Washington. Lui è il nuovo Hitler; è solo che noi non lo abbiamo realizzato prima.

Mike Whitney
Fonte: http://www.informationclearinghouse.info/
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article15377.htm
10.22.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di EHMILIANO

Pubblicato da God

  • Tao

    La cena delle beffe

    Nel corso del recente incontro finlandese di Lahti Putin agisce sulle divisioni dei venticinque e alza la voce per sottolineare l’importanza strategica per l’Europa della fornitura energetica russa, mettendo un fermo anche poco diplomatico al dibattito sul rispetto dei diritti umani nel suo Paese.

    Un’Europa divisa ha incontrato la Russia a Lahti, in Finlandia. E questa Europa divisa è stata presa letteralmente a schiaffi dal presidente russo. Alla Spagna, che lo aveva “provocato” con il discorso del presidente del Parlamento Europeo, Borrel, Putin ha ricordato la corruzione dilagante nelle amministrazioni locali.

    Al premier italiano Prodi è stato ricordato che mafia è parola italiana. Agli altri, che chiedevano alla Russia di rispettare le regole del mercato, Putin ha ricordato chi scontri inter-europei in materia di telecom, di autostrade, di banche, dove più delle regole del mercato ha giocato la politica. A tutti, indistintamente, Putin ha ricordato il modo in cui gli europei e la Nato hanno trattato il popolo serbo, applicando due pesi e due misure secondo il loro comodo. Per quanto la cena fosse buona, i bocconi sono risultati difficili da trangugiare.

    Gli europei, giunti alla cena finlandese con idee disparate su come affrontare la Russia, non si aspettavano un contr’attacco di tale durezza. Se Philip Borrell dice che “il gas non lo si può mangiare”, intendendo con questo dire che la Russia deve pur venderlo a qualcuno, Putin ha fatto capire che la Russia non ha il problema del compratore, perché può venderlo a est, se l’ovest non compra. Ma può l’ovest non comprare? Ecco il punto. E in Finlandia l’Europa ha dovuto misurare il fatto che la Russia non intende più farsi fare la lezione.

    Tanto più che l’Europa è davvero divisa: tra “falchi” e “colombe”, come si usava ai tempi della Guerra Fredda. Ma il significato dei due termini è oggi profondamente diverso da allora. I falchi sono di due tipi: quelli che vogliono un linkage molto stretto tra affari e diritti umani, e volevano mettere Putin sul banco degli accusati per l’assassinio di Anna Politkovskaja, per i metodi duri contro la Georgia, per il referendum in Transdnistria sulla adesione alla Russia e sul referendum prossimo venturo in Ossetia del Sud, per la legge che vieta l’attività delle miriadi di organizzazioni straniere, culturali e politiche sul territorio russo. Diciamo che questi sono i falchi “puri”, che ne fanno una questione di principio.

    Ma insieme ai falchi “puri”, ci sono quelli “spurii”, o misti, che utilizzano il pilastro dei diritti umani come merce di scambio, integrativa, della contrattazione nel campo del business. Come dire: mettiano il tutto sul piatto della bilancia e costringiamo il leader russo a cedere qualche cosa nel business assegnando ai diritti umani un coefficiente di valore economico. Con l’aspettativa di ottenere due possibili risultati: un allentamento dei limiti dei diritti umani e delle libertà politiche in cambio di un bel pacchetto di investimenti occidentali, ovvero una serie di concessioni economiche della Russia in cambio di risultato zero nel campo dei diritti umani.

    A Lahti i falchi hanno ottenuto poco o niente. E le ragioni di questo insuccesso le vedremo tra poche righe.

    Le colombe del post guerra fredda potrebbero anche essere definite come i “realisti”. Tra questi spicca stranamente, questa volta, Tony Blair. Il quale ha così espresso il suo punto di vista. “E’ importante che noi abbiamo, con la Russia, relazioni in campo energetico che siano d’affari e non politiche. Commerci nei due sensi di marcia, con regole chiare che devono essere rispettate da ambo le parti”. Cioè non mescoliamo i terreni e parliamo solo di cose concrete e misurabili, anche perché le nostre possibilità di influire sulle altre sono praticamente nulle. Altro esponente di spicco della corrente realistica è stato il premier italiano, Romano Prodi. Il quale ha detto che l’Europa deve chiedere alla Russia solo due cose: “sicurezza e affidabilità” (negli approvvigionamenti).

    Tra i falchi – tra i quali si annoverano quasi tutti, in varia misura, gli ex paesi satelliti dell’Unione Sovietica e le tre repubbliche baltiche, ma anche settori importanti del parlamento europeo che, trasversalmente a tutti i gruppi politici e nel tentativo di piacere a Washington, puntano a un peggioramento delle relazioni tra Europa e Russia – questo approccio è inaccettabile. E, infatti, è stato non a caso il presidente del Parlamento Europeo, il socialista Josep Borrell, ad alzare il tono delle polemiche, insieme al primo ministro molto conservatore di Estonia Andrus Ansip. E’ toccato a Jacques Chirac rimettere la barra al centro, affermando che le questioni morali non possono essere confuse con gl’interessi economici. “Ci sono questioni economiche e diritti umani – ha detto Chirac – e queste questioni sino distinte e non devono essere soprapposte”.

    E’ stato per queste ragioni che, prima di invitare Putin a cena, una discussione abbastanza tumultuosa tra gli europei si era conclusa con la faticosa decisione di affidare al presidente finlandese il compito di esporre a Putin le preoccupazioni europee e al presidente della Commissione, Barroso, di rispondere alle repliche di Putin.

    Ma a cena, in atmosfera che avrebbe dovuto essere più distesa, ma che è subito divenuta indigesta, l’irritazione di Vladimir Putin per le ripetute sollecitazioni europee a rispondere sui diritti umani, ha avuto libero corso.

    I falchi europei ne ricaveranno materia per attacchi rinnovati. Ed è certo che il negoziato in tema di investimenti europei sulle zone di estrazione energetica, da un lato, e di apertura del mercato europeo alla distribuzione diretta della Russia del gas, dall’altro, diverrà ora più difficile. “L’Unità”, di fatto organo di un partito di governo in Italia, titolava lunedì in questo modo: “Il Cremlino sfida l’Europa” e, “Insulti di Putin agli europei”. L’assassinio di Anna Politkovakaja avrà conseguenze politiche molto vaste e prolungate. In questo quadro è apparsa sorprendente l’intervista che Irina Khakamada ha rilasciato al “Corriere della Sera”, proprio domenica scorsa, in cui ha definito Putin “garante di questa democrazia (russa) per quanto deformata e monca”. E, alla domanda circa gli effetti politici della morte della giornalista russa, la signora Khakamada ha risposto, ancora più sorprendentemente, che “potrebbe essere un complotto per convincere Putin ad assicurarsi un terzo mandato perché altrimenti le cose volgeranno al peggio”.

    Giulietto Chiesa
    Fonte: http://www.megachip.it
    Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=2765
    23.10.06

  • marzian

    Dopo l’infame La speranza del mondo, ancora una volta vedo elogiare Putin come un salvatore del suo popolo, quando è evidente che stiamo parlando di un dittatore e criminale di guerra.

    Dispiace particolarmente che a fare tali esternazioni – includendo tra i salvatori personaggi genocidi come Muqtada al Sadr – sia Mike Whitney. Lo reputavo uno dei migliori giornalisti in circolazione.

    Rimando nuovamente a quello che penso essere il miglior blog italiano sui crimini di Putin:
    http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/

  • Truman

    Un piccola nota di traduzione: il termine migliore per "blackmail" mi risulta essere semplicemente "ricatto".

  • dav

    Mi piacerebbe sapere come classifichi Bush , visto le canagliate che ha fatto e
    la sopressione delle libertà civili in america.
    Conosci qualche ottimo blog sui crimini di bush?

  • marzian

    No, ma conosco ComeDonChisciotte: basta e avanza.

  • dav

    Mica ti costringono a venire su comedonchisciotte!!!

    Comunque ,a mio avviso, se c’è un criminale assassino guerrafondaio und drogato & alcolizzato quello è bush .

    Meno male che c’è Putin altrimenti i gli  amerikani
    esporterebbero democrazia in ogni paese come hanno fatto in Iraq
    (650.000 morti) e in Afganistan .
    ciao marzian (attento che marte è un pianeta ROSSO)