PERCHE' L'ITALIA NON CE LA FARA'

PERCHE' L'ITALIA NON CE LA FARA'

DI ROBERTO ORSI

vincitorievinti.com


Tre articoli firmati da autorevoli commentatori come Ambrose Evans-Pritchard, Roger Bootle (entrambi del Telegraph) e Wolfgang Münchau (Financial Times) sono recentemente apparsi sulla stampa finanziaria: tema comune, la situazione economica dell’Italia e l’instabilità del suo debito pubblico. Le argomentazioni e le parole usate in questi contributi sono da soppesare con cura, perché potrebbero essere il segnale di un graduale riposizionamento degli operatori di mercato e dei policy maker nei confronti del debito sovrano italiano e delle conseguenze della sua attuale traiettoria per l’Eurozona – e non solo.

Si tratta di un cambio di prospettiva che implica una prognosi tutt’altro che favorevole sulle possibilità di “guarigione” del nostro Paese. Nei tre scritti si solleva una domanda fondamentale: cosa succederebbe se l’economia italiana continuasse a ristagnare (o a contrarsi) anche nel 2015-16? Bootle osserva che “l’Italia è molto vicina a quella situazione che gli economisti chiamano ‘trappola del debito’, quando cioè l’indice di indebitamento comincia a crescere in modo esponenziale. Per sfuggire a questa trappola ci sono due possibilità: svalutare la moneta o fare default. Non disponendo di una valuta nazionale, l’Italia non può controllare la prima opzione: quindi, se non ci saranno cambiamenti realmente significativi in tempi brevi, il default sovrano diverrà lo scenario più probabile”.

Sul piano tecnico è obiettivamente difficile stabilire, per qualsiasi paese, una soglia massima oltre la quale il default diventa “matematicamente inevitabile”. Basti pensare al Giappone che, nonostante un rapporto debito/Pil al 230%, è ancora considerato un creditore solvibile. Nel caso dell’Italia, la mancanza di una moneta nazionale complica però le cose. Evans ritiene comunque che “il debito pubblico italiano raggiungerà un livello pericoloso il prossimo anno”. Pericoloso al punto che “potrebbe essere superato il punto di non ritorno”. L’articolo di Münchau è il più esplicito e allarmistico: “La posizione economica dell’Italia è insostenibile e sfocerà in un default a meno che non vi sia un’immediata e duratura inversione di tendenza sul piano economico”. E un default, naturalmente, “comprometterebbe il futuro del paese nell’Eurozona e l’esistenza stessa della moneta unica”.

I tre pezzi potrebbero essere considerati come (l’inizio di) un’offensiva mediatica indirizzata alla Banca Centrale Europea per forzarla ad adottare politiche monetarie espansive simili a quelle della FED, della Bank of Japan e della Bank of England – un intervento che tutti e tre gli autori auspicano insieme alla realizzazione di ampie riforme politico-economiche. Queste osservazioni vanno inoltre lette tenendo a mente che le previsioni di crescita dell’economia italiana dal 2011 a oggi sono state sistematicamente smentite. Quanto al 2015, il rallentamento dell’Eurozona e le correzioni attese sui mercati finanziari internazionali rendono ben poco verosimili le stime di aumento del Pil formulate dal nostro governo.

In un quadro del genere, molti commentatori economici sono (finalmente!) giunti alla conclusione che la crisi in corso è strutturale, e che si può ritornare a crescere solo facendo le “riforme” – un termine che negli ultimi tre anni è divenuto, specie con Renzi, un vero e proprio mantra della politica italiana. Il dibattito in corso, tuttavia, potrebbe suonare imbarazzante per chi vive in un paese europeo meglio funzionante del nostro. La natura e la portata delle riforme proposte (Senato, pubblica amministrazione, giustizia, scuola, legge elettorale ecc.) dimostrano infatti che l’Italia manca delle fondamenta, di tutto ciò di cui un normale paese occidentale dovrebbe essere dotato da almeno sessant’anni. Più che di ricostruzione, si dovrebbe parlare di edificazione tout court. Ma il problema è che tutto questo discutere di riforme è una pura e semplice illusione.

Riforme e tempistica Sebbene sia da lungo tempo noto che qualcosa deve (doveva) essere cambiato nell’architettura dell’economia italiana (e, in particolare, della finanza pubblica), nei sei anni successivi al crollo di Lehman Brothers è stata portata a termine una sola riformastrutturale, quella – assai controversa – delle pensioni attuata dal governo Monti. Se questi sono i tempi medi della nostra capacità riformatrice, aspettarsi che nel breve-medio termine possano vedere la luce così tante riforme di ampia portata è irragionevole. E non si tratta soltanto della proverbiale macchinosità dei nostri processi decisionali: l’ordine costituzionale vigente (e la cultura politica sottesa) combina un potere esecutivo debole a un potere legislativo frammentato, con una pletora di autorità e poteri di veto incrociati che finiscono per paralizzare il sistema. L’odierno contesto politico-istituzionale è dominato da rappresentanti di diverse forze sociali e politiche esclusivamente interessate a preservare privilegi acquisiti e rendite di posizione e, quindi, propense a sostenere l’immobilismo. Le poche, restanti forze produttive (che qualche interesse a cambiare le cose lo avrebbero) non hanno sostanzialmente voce in capitolo. Questa ubiqua frammentazione, rintracciabile persino all’interno dei movimenti politici più piccoli, fa sì che qualsiasi iniziativa si riduca a niente più di un palliativo.

L’incertezza dei risultati Poniamoci ora una domanda: se anche le riforme annunciate fossero realizzate nei tempi previsti, il loro impatto sarebbe sufficientemente forte (e rapido) da evitare il collasso del sistema-paese? In passato, l’esistenza di economie relativamente indipendenti rendeva possibile un buon margine di controllo del ciclo consumo-produzione-investimenti-occupazione. Per quanto inefficiente e problematico, quel modello dava ai governi la possibilità di guidare in una certa misura l’economia nazionale (elemento chiave delle tesi keynesiane). In un sistema economico globalizzato, nel quale per definizione la parte più consistente del ciclo economico si svolge al di fuori del controllo politico del singolo stato, le ramificazioni di qualsiasi decisione adottata da un determinato paese interessano un sistema troppo complesso per consentire di formulare precise (o anche solo approssimative) stime sulla natura, l’entità e la localizzazione dei suoi effetti reali. Paradossalmente, la manovra degli 80 euro di Renzi potrebbe aver finito per stimolare la produzione di beni fabbricati in Guangdong più di qualsiasi attività economica italiana. Nonostante ciò, un elemento ricorrente del dibattito sulle riforme è proprio l’incapacità di capire quanto sia critica la posizione dell’Italia nell’economia globale. I nostri governanti possono anche continuare a raccontarci che “l’Italia è un grande paese con risorse straordinarie”, ma sfortunatamente si tratta di una narrazione del tutto anacronistica.

L’Italia odierna non è quella degli anni Novanta: è cambiata drasticamente, e non in meglio. Fatto ancora più rilevante, il mondo di oggi non è più quello di vent’anni fa. I cambiamenti radicali sono stati almeno due: la prima ondata della globalizzazione fino al 2007, e quello che è successo dopo la crisi esplosa negli Stati Uniti nel 2008. In Italia questo contesto sfugge, e si discute a vuoto su questioni quali l’abolizione dell’articolo 18 senza considerarne l’ormai sostanziale irrilevanza in un mondo lavorativo dominato dai contratti “flessibili” e dalla disoccupazione.

Quali riforme? Se anche ci spostiamo su un piano internazionale, possiamo constatare che le riforme tanto auspicate da BCE, organizzazioni finanziarie, operatori di mercato, nonché autorevoli economisti e giornalisti, sono alquanto vaghe. Il fondato sospetto è che neppure loro abbiano idee precise su ciò che dovrebbe essere fatto in concreto. I suggerimenti forniti restano troppo sfuocati per costituire un’autentica guida politica, come è ad esempio evidente nella famosa lettera che la BCE inviò al governo italiano nell’agosto 2011. Quando Münchau scrive che “l’Italia ha bisogno di modificare il proprio sistema legale, ridurre le tasse e migliorare la qualità e l’efficienza del settore pubblico” offre certamente consigli ragionevoli e condivisibili, ma troppo generici. Quali regole potrebbero funzionare? Come dovrebbero essere attuate? Ci sono i presupposti perché ciò accada? Quali ostacoli andrebbero superati? Quanto poi al suggerimento di “cambiare l’intero sistema politico”, ciò appare impossibile a meno che non si sostenga la rottura della continuità costituzionale e l’ascesa di un “dispotismo illuminato” come quello che contraddistinse le riforme Stein-Hardenberg nella Prussia del primo Ottocento. Il “consenso di Washington” è ormai in declino, e oggi non ci sono chiare indicazioni sulle politiche che potrebbero garantire condizioni economiche migliori a un determinato paese. Questo ci conduce al più generale problema dell’inadeguatezza dei modelli socio-economici oggi dominanti, il “neo-Keynesiano” e quello fondato sull’austerità. E, andando ancora più a fondo, ci porta a constatare quanto poco utile sia pensare ancora nei termini “positivistici” propri di paradigmi e modelli economici – come se il governo dell’economia potesse essere completamente de-politicizzato. L’ansiosa ricerca di una soluzione definitiva (endgültig) e “scientificamente corretta” ai problemi economici tradisce un implicito anti-intellettualismo e una drammatica carenza di leadership da parte delle élite politiche. Al riguardo, è sintomatico il paradosso implicito nell’aver trasferito il problema della “guida” sulle spalle dei banchieri centrali, figure tecniche originariamente de-politicizzate. A oggi, le proposte di riforma avanzate dai governi italiani che si sono avvicendati negli ultimi anni restano scarsamente ambiziose, prive di una chiara logica e idonee a produrre effetti in tempi troppo dilatati. Del resto, sono proposte in linea di massima legate a dottrine neo-liberal ormai superate. Tutto ciò non sorprende, se si considera che qualsiasi ipotesi di riforma dovrebbe nascere da una visione (oggi inesistente) del futuro del paese, e che comunque questa visione dovrebbe misurarsi con un contesto socio-politico italiano ed europeo che non lascia sostanziali margini di manovra. Il piano inclinato imboccato sta portando a concezioni sempre più astratte e legalistiche (de-politicizzate) della comunità politica che hanno ridotto l’immagine del paese a un puro e semplice documento di bilancio finanziario e fiscale. Lavorare e accettare pesantissimi sacrifici per migliorare uno stato così concepito non ha molto senso. Al di là di tutte le considerazioni sin qui esposte, le riforme – fossero anche migliori di quelle viste sinora – arriverebbero comunque troppo tardi. Il paese è esausto e si trova sull’orlo di un’irreversibile implosione demografica, economica e sociale.

Le riforme dovevano essere fatte vent’anni fa, quando il contesto nazionale e globale era molto più favorevole e si dovevano introdurre i cambiamenti necessari per accedere all’Eurozona ancora in gestazione. Al punto in cui siamo oggi, le riforme potrebbero addirittura essere tanto pericolose quanto l’immobilismo, spingendo il paese verso un’ulteriore destabilizzazione: la Francia del 1789 e l’Unione Sovietica degli anni Ottanta sono solo due esempi storici di come il tentativo di introdurre riforme fuori tempo massimo possa innescare il crollo del sistema che si vorrebbe salvare.

Traiettorie di default L’articolo di Münchau menziona esplicitamente la parola “default”. Anticipare ciò che è probabile (o inevitabile) che avvenga in futuro è un vecchio espediente: la verità fa meno male quando diventa manifesta e ineludibile. Dovrebbe essere chiaro che l’Italia, a questo punto, non può più essere salvata. La perdita di capacità industriale è irreversibile, e il debito pubblico continuerà a crescere fino a quando non si renderà necessaria una qualche forma di ristrutturazione. Ci potrebbero comunque essere diverse opzioni per il default. Il blogger Stefano Bassi, con il suo linguaggio abitualmente colorito, ha prospettato diversi scenari – il più probabile dei quali consiste in un progressivo “smantellamento” del paese mirato a trasferire l’ancora ingente patrimonio privato degli italiani verso il debito pubblico secondo la logica dei vasi comunicanti. Bassi definisce questa traiettoria la “Greek Way”, e ha probabilmente ragione. Tuttavia, bisognerebbe considerare che eventi così complessi raramente seguono un andamento del tutto lineare. Come argomentato da Bootle, i mercati potrebbero rapidamente cambiare la propria percezione di rischio nei confronti dell’Italia e agire di conseguenza innescando la speculazione al ribasso e il panico. Lo scenario di un’implosione controllata e a lungo termine dell’Italia (e, in prospettiva, di molti altri paesi europei, Germania inclusa) è realistico solo se accompagnato da una parallela strategia di “manipolazione monetaria” della BCE, che sempre più appare come il vero nodo Gordiano della sopravvivenza dell’Euro. Naturalmente, ci sono ben noti limiti legali e politici a un’ulteriore espansione dell’operatività della Banca Centrale nella direzione prospettata dalla stampa finanziaria. E il mandato della BCE, definito secondo precisi trattati internazionali, non può essere cambiato facilmente. Su questa materia la Germania si è sempre mostrata inflessibile tenendo un atteggiamento che, in ultima istanza, potrebbe rappresentare la nemesi dell’ossessione tedesca ed europea (tipica del secondo dopoguerra) per il ruolo della legge e l’Ordnungspolitik (Politica dell’Ordine). In tutti i modi, non ci sono garanzie sul fatto che ciò che ha “funzionato” negli Usa e nel Regno Unito produrrebbe gli stessi effetti nell’Eurozona. Un nuovo accordo politico che sostituisca Maastricht potrebbe certamente essere raggiunto a livello europeo, ma richiederebbe anni di lavoro e appare tutto sommato improbabile. Senza contare che è illusorio pensare che gli organi di governo dell’UE (e anche della Germania) abbiano in serbo idee migliori di quelle attuali in merito a ciò che dovrebbe essere fatto.

In conclusione… L’Italia potrà essere “tenuta a galla” artificialmente per un periodo di tempo piuttosto lungo, ma non indefinitamente, perché nel frattempo l’economia reale continuerà a deteriorarsi e il rapporto debito/Pil continuerà ad aumentare. Ci sono anche pochi dubbi sul fatto che l’intera costruzione europea, nonostante gli sforzi di Draghi, continui a mostrare contraddizioni interne che potrebbero benissimo condurre alla sua dissoluzione: i difetti sono purtroppo strutturali, e non potranno essere rimossi senza smantellare l’intera struttura. L’Euro, comunque, non può certamente crollare dalla sera alla mattina, e la probabilità che l’attuale leadership politica e finanziaria annunci la fine della moneta comune è paragonabile a quella che un pilota informi i propri passeggeri di aver perso il controllo dell’aereo: semplicemente, non accadrà mai. Potrebbe però verificarsi una graduale transizione verso un nuovo sistema monetario, probabilmente presentato come un “miglioramento” o un “completamento” della valuta comune: per esempio, attraverso l’introduzione di un regime duale in alcuni paesi, la ridenominazione dei debiti nazionali e così via. In realtà, si tratterebbe del primo passo verso l’abbandono del sistema. Una strada accidentata, se vogliamo, ma preferibile all’esplodere di forze centrifughe difficilmente controllabili. Quanto all’Italia, è necessario prendere atto della cruda ma ineludibile realtà. Per dirla con le parole di Bassi, “non ci sono soluzioni, e solo ammetterlo porterà a una soluzione”.

Roberto Orsi, PhD alla London School of Economics, docente e ricercatore all’Università di Tokyo

Fonte: www.vincitorievinti.com

Link: http://www.vincitorievinti.com/2014/10/perche-l-non-ce-la-fara.html

3.10.2014

Traduzione dall’inglese di ANDREA MUZZARELLI

Commenti (26)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. ral 11 ottobre 2014

      Il problema non é un altro il problema è proprio cosa ne fai del danaro che prendi. Altrimenti lascialo a chi ha il jet privato che comunque l'economia la fa girare meglio di un cialtrone che mette a sedere centinaia di persone dieteo una scrivania a fare il nulla.

      Per questo ti ho dato dell'allocco non per offendere. Da quelloche scrivi o sei uno di loro in cattiva fede oppure sei un allocco per cui chi ti drena anche il sangua dalle vene per il nulla si ritiene leggitimato a continuare cosí
    1. bandy 10 ottobre 2014

      ebbeh questa volta è richiesto un tour de force al nostro Barnard per riuscire a risollevare il pil italiano. secondo il mio parere non avrebbe dovuto addentrarsi in questo argomento perchè potremmo collegare una insoddisfacente crrscita del pil alle sue insoddisfacenti prestazioni :-)

    1. bert53 8 ottobre 2014

      Quindi, per "far girare l'economia" intendi comprarsi un jet, magari una villa
      gigante e spendere e spandere senza pagare le tasse alle spalle di chi non
      arriva a fine mese e magari non può decidere di farlo anche lui perchè gliele
      prendono alla fonte?
      E magari questo grande movimentatore di economie manda
      il figlio a scuola e quando non sta bene va al pronto soccorso sempre a spese
      del povero allocco che paga anche per lui.
      Mi spiace ma io non ci sto.
      E
      il bello è che probabilmente hai ragione tu.
      E' stato un piacere.

    1. ral 8 ottobre 2014

      Il problema non é un altro il problema è proprio cosa ne fai del danaro che prendi. Altrimenti lascialo a chi ha il jet privato che comunque l'economia la fa girare meglio di un cialtrone che mette a sedere centinaia di persone dieteo una scrivania a fare il nulla.

      Per questo ti ho dato dell'allocco non per offendere. Da quelloche scrivi o sei uno di loro in cattiva fede oppure sei un allocco per cui chi ti drena anche il sangua dalle vene per il nulla si ritiene leggitimato a continuare cosí
    1. ilsanto 6 ottobre 2014

      Mi sembra che il problema rischia di tirarti addosso qualche critica, comunque, io ho avuto una visita della finanza e anche mia figlia e ti giuro che si inventano le cose tipo a me hanno valorizzato le fatture fatte ai clienti ma non quelle ricevute dai fornitori perche non erano obbligati ed a mia figlia gli hanno contestato il pagamento dell'IVA quando è esclusa non solo per la legge italiana ma persino dall'europa. Morale noi siamo nei 180 miliardi che tu dici ma a torto non è vero neanche un pò, poi visto le leggi di merda io mi sono dissanguato con avvocato che costa anche piu del fisco ed alla fine ho pagato una specie di condono ( 50% se hai torto, 30% se sei in giudizio e udite udite 10% se hai ragione ma non sulla cifra giusta 2000 euro ma su 160.000 del verbale !!!!! cioè 16.000 euro per chiuderla li dopo anni di stress e mal di fegato pur di non fare ricorso perchè l'avvocato ne voleva 40.000 capisci ? sono stato ricattato come gli strozzini come la mafia !!!!

      L'evasione sia chiaro che c'è ma a chi spaccia droga od alla mafia come fai a recuperarla ?
      se invece parliamo delle multinazionali allora hai ragione ma quelli per legge pagano dove vogliono e quindi ? bisogna cambiare la legge ma guarda un pò e indovina chi le fa le leggi ?
      Non parliamo poi degli artigiani dentisti etc che se oggi ti chiedono 100 in nero se dovessero dichiarare ti chiederebbero 200 ed a ragione perchè chi lavora e prende lo stipendio alla ditta costa tra il 220 e il 250% del netto a seconda dello stipendio. e quindi sei sicuro che ti conviene ?????
      Più che l'evasione perchè non ti chiedi sdegnato come mai la corte dei conti dice che ci sono ben 60 miliardi all'anno che vanno in mazzette corruzione truffe da parte dei componenti dei partiti, parlamento, ministeri, regioni, provincie, comuni, partecipate e burocrazia varia ( senza parlare delle malvesazioni, incapacità, mancanza di responsabilità, assenze, trucchetti vari etc etc etc etc ) ma ti pare possibile che non si sappia nel 2014 quanto si deve pagare ai fornitori dello stato ? ma ti pare che ci vogliano i carabinieri per dimostrare che uno timbra x 2 o 3 ? perchè il capoufficio dove sta ? ed i ciechi ? chi cazzo gli firma la dichiarazione che è impedito, disabile, cieco, storpio,etc etc ? ma lo sai che all'INPS ci sono il 50% delle scrivanie perchè l'assenteismo medio supera il 50% ?
      Ma lo sai che un pirla qualsiasi a me ha detto dimmi cosa vuoi fare e ti faccio parlare con il politico che vuoi per avere approvato il tuo progetto, la mia parte è il 5% ? lo sai che sono stato fermato alla stazione di roma da un altro fenomeno che mi ha chiesto soldi per una squadra di calcio in cambio di fatture gonfiate ? Io sono onesto e non do seguito ma altri ?

    1. bert53 6 ottobre 2014

      Probabilmente il tuo cervello è sommerso non certo l'evasione anche perchè il fisco sa esattamente nome e cognome degli evasori ma non li arresta, secondo te perchè?
      Lo sai che ci sono 518 contribuenti (parola grossa) che dichiarano meno di 20000 euro l'anno ma possiedono un jet privato?
      Ci sono mille modi per recuperare l'evasione, basta volerlo. E' ovvio che poi cosa se ne faccia del denaro recuperato è un'altra cosa ... qualche idea comunque ce l'avrei.


    1. Vocenellanotte 5 ottobre 2014

      Sono ben contento e orgoglioso che l'Italia non ce la faccia. A fare cosa, poi? Continuare a foraggiare dei parassiti incapaci di guardare e vivere il mondo che li nutre?

      Questi tecnicismi sono patetici. Mi sembra la ricetta di mia nonna per non scuocere la pasta.
    1. Vocenellanotte 5 ottobre 2014

      Guarda che l'evasione è un falso problema. I soldi quando ci sono e girano creano comunque ricchezza. Il posteggiatore in nero compra in nero altri servizi, insomma un'economia parallela, amorale e non etica, ma pur sempre ricchezza. Lo stato e Renzi in particolare come tutti i suoi predecessori non hanno mai dimostrato che coi soldi dell'evasione avrebbero fatto di più che il naturale corso delle cose, comunque fa. Al contrario l'elevata tassazione è il vero cancro dello sviluppo equo e solidale.

    1. ilsanto 5 ottobre 2014

      L'Italia non ce la farà mai per una serie enorme di fatti e misfatti, ma una è quella che non si cita e cioè che l'Italia non ce la può fare perchè è l'anello debole dei paesi OCSE in pratica il culo del mondo sviluppato quando grazie ad una politica sconsiderata detta globalizzazione assistiamo alla crescita dei paesi BRICS ed ora anche di Messico Indonesia Turchia etc.

      Questo mentre si riduce lo spazio (economico) dei paesi OCSE.
      Mentre l'area OCSE si riduce è ovvio che i più deboli saranno i primi a cedere vedi PIIGS .
      Cioè l'unico sviluppo possibile è a scapito degli altri e l'Italia dovrebbe surclassare paesi come gli USA, il Giappone, la Germania ? mah ! ho qualche dubbio.
    1. paolodegregorio 5 ottobre 2014

      primo sopravvivere:


      - lavorare meno, lavorare tutti (2) -

      di Paolo De Gregorio, 4 ottobre 2014

      Sostiene Papa Francesco: “non va smantellato il diritto fondamentale al lavoro”

      Al di là della simpatia umana che un laico come me nutre per questo pastore non aristocratico e che non parla solo di astratta teologia, le sue parole sono insufficienti, non portatrici di verità, né di cambiamento, impotenti come gli appelli contro le guerre.

      Il lavoro, purtroppo e drammaticamente, non è un diritto, anzi in un sistema capitalista vige una ferrea legge non scritta che bisogna avere sempre a disposizione un esercito di disoccupati pronti a rimpiazzare i lavoratori che possono disturbare gli interessi padronali.

      Per tentare di non lasciare indietro nessuno bisognerebbe introdurre delle norme semplicissime che Francesco, ex cathedra, potrebbe mettere sul tavolo per una società che metta al primo posto i valori etici ed umani superando le logiche di un capitalismo ormai fallito, perché un sistema che lascia il 42% di giovani senza lavoro e i vecchi in attività è un sistema fallito e da rottamare.

      LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI, per prima cosa dovrebbe prevedere per TUTTI (magistrati, manager pubblici e privati compresi) la pensione a 60 anni e già si libererebbero milioni di posti di lavoro.

      E poi prevedere per gli occupati la possibilità di fare 4 ore, e di offrire le altre 4 ore di lavoro ad un’altra persona (figlio, coniuge o altro). Lo stipendio andrebbe dimezzato, ma il numero di contributi ai fini pensionistici considerato pieno. Questa scelta deve essere un diritto e non una graziosa concessione del padronato e potrebbe restituire la vita a molti anziani togliendo dall’ozio milioni di giovani.

      Per i disoccupati si dovrebbero prevedere 4 ore al giorno (20 ore settimanali) di SERVIZIO CIVILE a fare cose serie (tipo assistenza domiciliare agli anziani, emergenze ambientali territoriali), remunerate con 500 Euro mensili di oggi, con l’obbligo di accettare il lavoro che viene offerto pena la decadenza dal diritto al servizio civile. Il Servizio Civile dovrebbe essere una istituzione statale, con dirigenti tipo don Ciotti, indipendenti dai partiti, pagati dallo Stato.

      Una comunità democratica, degna di questo nome, si deve far carico delle esigenze fondamentali dei suoi cittadini garantendone effettivamente salute, lavoro, casa.

      Le parole della nostra Costituzione, che i buontemponi definiscono la più bella del mondo, non garantiscono né salute, né lavoro, né casa, mentre si trovano sempre i soldi per partecipare a conflitti a rimorchio della NATO e degli USA, si trovano soldi per finanziare banche, giornali, partiti, si strapagano stipendi e pensioni dei dirigenti statali e dei parlamentari, si spreca denaro pubblico nelle convenzioni tra privati e Servizio Sanitario Nazionale, intreccio tra affari e politica che porta corruzione, imbrogli, ruberie.

      Tutto il sistema mediatico che dà spazio a esperti, professoroni, politicanti, personaggi dello spettacolo di tutte le tendenze, serve solo a confondere le idee, a far prevalere la tesi di chi è più fotogenico o urla di più, facendo sembrare i problemi giganteschi e irrisolvibili, mentre nella loro essenza le cose sono semplici, comprensibili, risolvibili in tempi rapidissimi se solo ci fosse una forza politica omogenea, non ideologica, che richiedesse il voto per realizzare solo quei tre punti che ho suggerito.

      La politica riacquisterà credibilità solo se si occuperà di risolvere i problemi con una classe dirigente onesta, espressa dal territorio, dal basso quindi, senza uomini della provvidenza, classe dirigente da tenere al potere solo per due legislature.

      Paolo De Gregorio

    1. ral 5 ottobre 2014

      Ti rendi conto di quanto ti hanno rimbambito il cervello?

      Parlano di evasione dando un valore inventato (se é sommerso come fai a misurarlo?)
      Inoltre lo Stato é come una zoccola capricciosa, ingorda e mai paga.
      Gli dai 180 mld in piú li fa finire in altro buchi neri posti pubblici etc che generano altro debito.
      Gliene dai 200 300 400 sarebbe uguale.
      Come fai tu e gli altri babbei a non capirlo...e sí che ve lo hanno dimostrato negli anni...raddoppiano le tasse diminuiscono i VERI servizi (quelli che servono davvero non le baggianate) per aumentare il debito con cialtronatweinqualificabili.....pagari tutti per pagare meno...ahahahahah e gli asuni volano allocco
    1. mago 5 ottobre 2014

      Non è mai esistita una nazione italia,una accozzaglia di popoli con diversi valori e molto differenti antropologicamente...

    1. ottavino 5 ottobre 2014

      Il brutto sistema economico di cui disponiamo punisce chi si indebita. Punisce chi si indebita!! Non è interessato alla felicità degli esseri che vivono in un paese. Però pretende che i suoi conti siano in ordine.

      Non mi pare un grande problema. Se non siamo neanche stati capaci di mantenere i conti in ordine, questo significa che siamo proprio stupidi e meritiamo la relativa punizione. Qualsiasi essa sia.
    1. bert53 5 ottobre 2014

      Scusate il maiuscolo:


      E' MAI POSSIBILE CHE NESSUNO DEI GRANDI SOLONI DELL'ECONOMIA MONDIALE NON SAPPIA CHE I PROBLEMI DELL'ITALIA STANNO NEI 180 MILIARDI DI EVASIONE FISCALE ?


    1. Georgejefferson 5 ottobre 2014

      ma qui non funziona nulla, ma proprio nulla


      Fregnaccia qualunquista che di ogni erba un fascio

      Ma lo praticate questo Paese? Come fate a non vedere?

      Le percezioni del singolo possono valere come anche no,universalizzare l'universo mondo dal lato della propria piccolina "empiria" e' il classico gioco perpetrato come paradigma dagli oppressori,che nascondono le loro malefatte e mostrano in tv solo le tue da paese colonizzato che deve AUTOconvincersi della sua inferiorita "nel dna".Strano che queste piccole miserie avvengono anche da parte di persone che si AUTOdichiarano studiosi,e si accontentano di vedere treni in orario degli altri e farne un TUTTO bello.

      lasciando intendere che da soli sapremmo cavarcela (speriamo sia vero)

      Puo darsi anche no,con questo darsi mani e piedi ai seri e buoni della finanza internazionale in giacca e cravatta e' peggio,vedi almeno 200 anni di storia,che dovresti conoscere,eppure,non vedo,no sento,non parlo...anzi no vedo quello che il mio ideologico schemino mentale mi mostra

      impotenti davanti a secolari malefatte perpetrate dietro le nostre linee, e la situazione di oggi é la inesorabile conseguenza. A oggi, perché non é finita.

      E' gia,tutto il male in Itali,non contano le TONNELLATE di prove storiche e contemporanee delle cose negative degli altri,solo noi,brutti e mafiosi,forse che vorresti intendere che non siamo stati capaci di scimmiottare senza farci vedere i grandi oppressori vestiti bene?Mentre gli altri son stati piu bravi?

      La leggerezza di adottare l'euro ha certo fatto precipitare le cose, ma ha anche messo a nudo di che pasta son fatti coloro di cui disponiamo per guidare il Paese, tutti.

      Giusto,infatti vedi che lo dicono anche I BUONI esteri efficenti,difatti fino agli anni 80 non era il poaradiso,molte storture ma si andava avanti,poi sono arrivati i buoni a dirci che non meritavamo di governarci da soli,che non avremmo mai migliorato inducendo nelle coscenze collettive l'Auto razzismo e sindrome di stoccolma che siamo INFERIORI NEL DNA,Buone retoriche per i polli,e intellettuali ideologicizzati,e il paese viene regalato e rotola sempre piu

      Il mondo, cambiando,si é ristretto e lascia meno spazi

      E' la retorica falsa del mainstream,e vedo che fa sempre adepti nuovi e vecchi,il mondo non cambia da solo o per opera divina,almeno questo non e' dimostrato...quindi non e' "cambiando da solo" ma dando l'illusione di cambiamento totale,dove invece e' solo PARZIALE che induce alla favoletta del TUTTO nelle coscenze.Contemporaneamente si moltiplicano i protezionismi come farfalle.

      Il pessimismo delle false ragioni,aperte da un lato,cieche dall'altro,e' quello dei poveri di una certa eta che pensano che "se non vedono" loro nell'arco della loro piccola vita cambiamenti significativi,non esistono nemmeno come possibilita di medio o lungo termine.Quindi,ergo,seguono il ciclo del gioco degli oppressori,ma non lo sanno
    1. Primadellesabbie 5 ottobre 2014

      Non escludo che gli euro fanatici abbiano le loro responsabilità, ma qui non funziona nulla, ma proprio nulla!


      Ma lo praticate questo Paese? Come fate a non vedere?

      Chiedi, lasciando intendere che da soli sapremmo cavarcela (speriamo sia vero):

      "Ma quando mai questo nostro paese della fantasia e della genialità non si è adeguato brillantemente ai cambiamenti?"

      Ci siamo adeguati andandocene o abbassando la testa per lo più, impotenti davanti a secolari malefatte perpetrate dietro le nostre linee, e la situazione di oggi é la inesorabile conseguenza. A oggi, perché non é finita.

      La leggerezza di adottare l'euro ha certo fatto precipitare le cose, ma ha anche messo a nudo di che pasta son fatti coloro di cui disponiamo per guidare il Paese, tutti.

      Il mondo, cambiando, si é ristretto e lascia meno spazi, e le persone che con l'aiuto della fantasia e della genialità, sapevano cavarsela ed aiutare gli altri a cavarsela si sono estinte o se ne sono andate altrove. O ne vedi intorno a te?


    1. AlbertoConti 5 ottobre 2014

      Questo articolo è un capolavoro di come aver torto pur con molte
      ragioni.

      Il motivo è molto semplice: descrivere molte verità tralasciando
      quella principale, o minimizzandola con un semplice accenno tra le righe. Così
      ne esce un quadro disperante, senza via d'uscita, che mescola le concause del
      disastro in un minestrone pessimo, per enormi errori nel dosaggio degli
      ingredienti.

      Occorre allora ripartire dalla bilancia, e pesare
      correttamente gli ingredienti separatamente, per comprendere il loro reale peso
      nel disgustoso risultato finale. Solo così si può porre rimedio intervenendo
      sulle cause con un preciso ordine di priorità. Analisi, caro Orsi, analisi
      corretta! Solo così si crea consapevolezza della realtà, che è l'unico modo per
      controllarla positivamente.

      Certo che il mondo è cambiato. Ma quando mai
      questo nostro paese della fantasia e della genialità non si è adeguato
      brillantemente ai cambiamenti?

      Rispondi a questa domanda caro Orsi, da
      storico non dovrebbe esserti difficile.

      Così forse scoprirai che
      l'anomalia italiana è proprio recente, di questi ultimi anni in cui hanno
      prevalso, non certo a caso ovviamente (un po' di dietrologia è indispensabile),
      gli euro-fanatici, a partire da Andreatta e Ciampi, i padri dell'ideologia oggi
      montiana e poi lettiana e renziana, cioè del periodo del commissariamento di
      fatto da parte dei cravattari della finanza internazionale, di cui Draghi è
      sempre stato servo fedele e premiatissimo proprio per questo.

      La Merkel
      in questo contesto si comporta da idiota utile, ma al proprio paese, e non come
      i nostri utili solo alla rovina dell'Italia a favore di chiunque altro che non
      sia tra i pochi privilegiati come loro stessi, coi loro trenta denari in
      tasca!

    1. polidoro 5 ottobre 2014


      il segnale ...etc. ...nei confronti del debito sovrano italiano : mah, scusi, il debito sarà sovrano ma l'Italia no (ovvero, tra le altre cose, non ha una SUA moneta) ??

      una soglia massima oltre la quale il default diventa “matematicamente inevitabile” : mi spieghi ...... cioè io credo, non so se a ragione (ma credo di si) che il debito, nelle condizioni date (moneta etc.) È SEMPRE Matematicamente inevitabile (ovvero È una trappola). No ?

      Che "il mondo di oggi non è più quello di vent’anni fa" è un'ovvietà che possiamo evitare di dire, che ne dice, possiamo ?
      Il mondo di ora non è mai quello di poco o molto tempo prima (o anche dopo).
      Ma invece SI. Guardi:io sostengo che il Mondo è sempre uguale, sono sempre presenti delle costanti fondamentali quali il Falso e/o l'Imbroglio [Voc. Treccani = Avviluppare, confondere, intricare più cose fra loro, in modo da alterarne la regolare disposizione ... Raggirare una persona, darle ad intendere cose non vere, ingannarla ....]

      "Globalizzazione" = Beh, senta, può darsi che io mi sbagli o non abbia capito, ma sono profondamente Stufo di queste parole.
      "Globalizzazione" cosa significa ? Da quando la Terra ha smesso di essere piatta il Mondo, è sempre stato "Globale" e Tondo: Colombo è andato in America, Marco Polo in Cina, gli Inglesi in India, James Cook (sembra) è persino arrivato in Australia !
      Mi vien da dire che di "Globale" c'è, appunto, l'"Imbroglio".

      "cambiamenti necessari per accedere all’Eurozona" : ma cosa dice ? cambiamenti necessari per entrare in una Trappola ? Ma Lei, PhD alla London School of Economics, dovrebbe ben sapere che paesi diversi (economicamente) non POSSONO avere una stessa moneta !! [optimum currency area, Mundell, 1961]. Se lo fanno qualcuno (Grecia etc.) muore. O no ?

      E poi con "Traiettorie di default" ci dice: non potete far nulla, "il mandato della BCE, definito secondo precisi trattati internazionali, non può essere cambiato facilmente" [ma davvero ! ma Lei NON ha studiato !! oppure mente ? Notare la finezza del "facimente"], rassegnatevi, è così, anche se non vi pare, "è illusorio pensare che gli organi di governo dell’UE (e anche della Germania) abbiano in serbo idee migliori di quelle attuali" [questa è impagabile, una battuta meravigliosa !!]

      In sintesi la Sua lunga esposizioni di "luoghi comuni" (anche dotti, per carità) si conclude con un : "Non vi resta che piangere".

      Mi sembra che Lei abbia tutte le caratteristiche utili o necessarie per fare un'ottima carriera: fa già parte dell'Elitè.

    1. cicciopazzo 5 ottobre 2014

      Sono d'accordissimo.
      Aggiungo: vi fidereste di un espnente della Scuola di Chicago? No, vero.
      E perché allora dovremmo prendere per buono di ciò che ci racconta un docente della London School of Economics, tempio del neoliberismo più spinto e del più becero evoluzionismo e razzismo wasp?
      Non nego che si sia in una situazione drammatica, ma qui si vuole suggestionare in senso pessimistico un buon numero di opinion leader e di stakeholder, mi pare piuttosto evidente.




    1. Georgejefferson 5 ottobre 2014

      "La natura e la portata delle riforme proposte (Senato, pubblica amministrazione, giustizia, scuola, legge elettorale ecc.) dimostrano infatti che l’Italia manca delle fondamenta, di tutto ciò di cui un normale paese occidentale dovrebbe essere dotato da almeno sessant’anni. Più che di ricostruzione, si dovrebbe parlare di edificazione tout court."


      Puttanate buone per i polli e i dogmatici che si sono piantati in testa queste sindromi di stoccolma,e nemmeno di fronte all'evidenza escono dallo schemino mentale ben confezionato in "tanti anni di esperienza reale".Come ripeto sempre,il razzismo a complesso di inferiorità in e verso L'Italia NON significa che e' vero il contrario,cioe' che siamo un paese paradiso,e devo sempre ripeterlo per i bambini,o vecchi ideologicizzati,che vedono tutti i fannulloni e opportunisti (che esistono) ma mai che vedono i sicari dell'economia in giacca e cravatta che estorgono complici del sistema 1000 volte tutti gli "inefficenti"messi insieme.E questo dall'alto della loro piccolina e miserevole esperienza percettiva dei "treni che arrivano in orario" negli altri paesi.

      E' la stessa sindrome indotta ai paesi colonizzati del terzo mondo,portati ad elogiare i loro carnefici come "superiori per dna"

      In Italia un caso eclatante sono quegli ideologicizzati che continuano a parlare del malcostume italiano stile tangentopoli,ma che se ne tacciono del fatto che mentre mostravano le bustarelle in tv,di nascosto svendevano mezzo paese agli "amici dei paesi seri" per danni all'economia del paese 1000 volte tutte le bustarelle messe assieme.


      http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=226


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