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Perché l’Iran

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Spirano venti di guerra nel Golfo Persico, dove all’inasprimento delle sanzioni economiche contro l’Iran si aggiunge un numero crescente di provocazioni militari: la speranza di Washington è che il regime iraniano imploda sotto il peso delle molteplici pressioni ma, data la solidità di quest’ultimo, non è neppure escludibile un attacco militare diretto, di qui al 2020. Meglio sarebbe, ovviamente, se Teheran cadesse nella trappola di attaccare per primo. Alla base della strategia angloamericana c’è sicuramente la volontà di mantenere la superiorità regionale di Israele, destabilizzando il principale avversario; c’è, però,  anche la volontà di scardinare una potenza terrestre che, a fianco di Russia e Cina, sta “organizzando” il Medio Oriente con importanti infrastrutture.

Ferrovie dall’altopiano iranico al Mediterraneo

Nella nostra analisi geopolitica per il 2019, “Dal golfo di Biscaglia al Mar cinese”, non ci eravamo ovviamente scordati di menzionare l’Iran che, sin dall’inverno 2017/2018, era stato preso di mira dall’amministrazione Trump. Ai soliti tentativi di rivoluzione colorata, si è aggiunto, nel corso del 2018, un ritorno alle sanzioni, sospese durante l’era Obama: la presidenza democratica, già impegnata nella destabilizzazione della Siria (e nel tentativo di scatenare una guerra turco-iraniana), aveva infatti allentato la morsa sull’Iran, per impedire che questo si gettasse nelle braccia della Russia. “Persa la guerra” in Siria, per gli USA è tornata prioritaria la caduta del regime iraniano, caduta che si spera di facilitare strangolando la sua economia e impedendo l’esportazione di idrocarburi.

“L’insubordinazione” giapponese, proprio mentre gli angloamericani erano impegnati a fare terra bruciata attorno all’Iran, è stata punita col classico attacco piratesco delle potenze marittime: mentre Shinzo Abe ed il presidente Hassan Rouhani erano a colloquio, due petroliere, di cui una giapponese (la Kokuka Courageous) sono state colpite il 13 giugno nello stretto di Homuz, davanti alle coste iraniane. Inizialmente si è parlato di siluri, ma i danni sopra la linea di galleggiamento fanno propendere per l’impiego di missili: con un’incredibile sfacciataggine, il segretario di Stato Mike Pompeo ha prontamente accusato l’Iran. Il crescendo di tensioni e provocazioni (tra cui l’invio aggiuntivo di 1.000 soldati in Medio Oriente) è culminato con l’abbattimento, il 21 giugno, di un drone americano sopra i cieli iraniani. Il mondo, ora, aspetta col fiato sospeso gli sviluppi della vicenda: un attacco all’Iran, afferma il presidente russo Vladimir Putin, sarebbe “catastrofico”. Il sogno angloamericano sarebbe, ovviamente, che il regime iraniano implodesse sotto il peso delle sanzioni o, perlomeno, attaccasse per primo: è, tuttavia, uno scenario irrealistico, vuoi per la comprovata resilienza del regime alle sanzioni, vuoi per la rinomata prudenza iraniana. Un attacco militare angloamericano, magari innescato da qualche “incidente di frontiera”, resta quindi una realistica opzione, di qui al 2020. L’Iran, intanto, ha dichiarato di voler procedere con l’arricchimento dell’uranio dopo il naugrafio degli accordi dell’era Obama.

In questa sede, però, ci interessa soprattutto inquadrare lo scontro in un’ottica geopolitica, cioè nel più ampio scontro tra Terra e Mare. È indubbio che l’amministrazione Trump sia sensibilissima alle esigenze di sicurezza di Israele: abbattuto l’Iraq bahatista, fallito il tentativo di impiantare un “Sunnistan” tra Siria e Iran, Teheran è ormai in grado di proiettarsi sino al ridosso di Israele. La distruzione del regime iraniano è una priorità israeliana e, quindi, americana. Tuttavia, non bisogna mai scordare che Israele assolve anche a un’importante funzione per le potenze marittime: quella cioè di mantenere in costante instabilità il Medio Oriente ed impedire che qualche potenza continentale “organizzi” la regione. Turchia e Iran, due potenze dell’Heartland in termini mackinderiani, sono gli storici “organizzatori” del Levante e della Mesopotamia: un elemento che sicuramente ha contribuito alla decisione angloamericana di aumentare la pressione sull’Iran è stato, in parallelo al suo rafforzamento militare in Siria, la sua volontà, annunciata lo scorso aprile, di costruire una ferrovia transnazionale dall’altopiano iranico sino al Mediterraneo. Poco importa se su questa ferrovia dovessero viaggiare solo merci o turisti, in ogni caso l’Iran espanderebbe la sua influenza sino al mare, attirando nelle propria orbita i vicini, e, presto o tardi, renderebbe irrilevante Israele (e gli angloamericani).

La natura geopolitica dello scontro in atto (dove per “geopolitico” si intende specificatamente la dialettica Terra-Mare) spiega anche la convergenza in atto dell’Iran verso le altre due potenze dell’Heartland per eccellenza, Russia e Cina. Mosca, impegnata nelle operazioni militari in Siria, ha sinora cercato di mantenere un certo equilibrio tra Israele e Iran: tuttavia, non c’è alcun dubbio che, qualora quest’ultimo fosse attaccato, la Russia fornirebbe assistenza militare attraverso il Mar Caspio per sostenere l’urto angloamericano. Il fronte meridionale della Russia è ora relativamente “in sicurezza”, lo sarebbe molto meno se il regime iraniano dovesse cadere. Un discorso analogo vale per la Cina: non solo l’Iran è una preziosa fonte di approvvigionamento di petrolio per Pechino, ma è anche un tassello chiave del corridoio centrale della Via della Seta, che dovrebbe portare i treni cinesi fino a Istanbul passando proprio per Teheran. Un attacco all’Iran, con il suo immediato contagio di caos e violenza a tutto il Medio Oriente, rischierebbe di ritardare per anni il corridoio centrale; un’implosione del regime per decenni. Ecco perché anche Pechino ha interesse a sostenere l’Iran in questo difficilissimo momento.

Zbigniew Brzezinski aveva già previsto nel 1997, nel suo The Grand Chessbord, la possibile nascita di un’alleanza “anti-egemonica” (ossia anti-angloamericana) tra Russia, Cina e Iran. “ Theresult could, at least theoretically, bring together the world’s lead-ing Slavic power, the world’s most militant Islamic power, and theworld’s most populated and powerful Asian power, thereby creat-ing a potent coalition.” Quest’alleanza è in nuce e gli USA stanno facendo di tutto per spingere verso la guerra il membro più debole del “blocco continentale”: se guerra sarà, Cina e Russia non staranno sicuramente a guardare.

 

Federico Dezzani

Fonte: http://federicodezzani.altervista.org

Link: http://federicodezzani.altervista.org/perche-liran/

21.06.2019

Pubblicato da Davide

20 Commenti

  1. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Direi: una possibile nascita di un’alleanza “anti-egemonica” anti-anglo-giudaico-americana) tra Russia, Cina e Iran. Non ci dimentichiamo che dietro le pressioni a Trump c’è il potere finanziario sionista….

  2. Rispondo senza nemmeno leggere: perché come Iraq, Siria, e Libano non è pappa e ciccia con Israele ed è l’unico dei 4 a non essere stato ancora invaso e devastato dagli angloamericansionisti.

  3. L’affermazione : È indubbio che l’amministrazione Trump sia sensibilissima alle esigenze di sicurezza di Israele fa sorridere. In realtà tutte le guerre in MO sono state promosse dalla lobby ebraica in USA, sin dai tempi dei neocon tipo Wolfowitz ( “Iraq is doable”) per eliminare i nemici di Israele. L’unica guerra che non è riuscita, anche se il Paese è in rovina, è quella che prevedeva lo smembramento della Siria. In realtà gli USA non hanno nessun interesse nazionale nella regione. Ricordo che al tempo di Saddam, si parlava di guerre per la conquista del petrolio, una bufala detta per coprire i veri mandanti delle guerre. Gli USA non hanno certo bisogno del petrolio mediorientale e, dal punto di vista geopolitico, avere buoni rapporti con l’Iran indebolirebbe l’asse Iran-Russia-Cina.
    Per quanto riguarda la Russia, le cose sono più sfumate e confuse, visto che ha permesso ad Israele di attaccare impunemente le forze iraniane in Siria. Secondo me c’è una alleanza sottobanco tra Russia (prima tra URSS) e Israele che dura da lunga data. Difficile dire se la Russia si impegnerà a sostenere l’Iran in caso di guerra, forse, se ci sarà, sarà un sostegno di facciata. L’unica cosa certa è che Israele non manderà nessun soldato contro l’Iran. D’altra parte perché sacrificare gli ‘eletti’ quando ci sono quelli disposti a fare la guerra al posto loro?

  4. per me qualcuno dieci minuti prima dell’attacco gli ha detto ”donald guarda che questo non e’ l’iraq ocio perche’ potresti farti male”

  5. Nota curiosa: la seconda petroliera colpita è Norvegese.

    Recentemente la Norvegia si è impegnata a far incontrare le varie forze che si fronteggiano in Venezuela.

    Ma sicuramente è una coincidenza.

  6. Credo che gli USaeliani abbiano già saggiato il sistema S300 intallato in Siria e non volevano prendere un’altra legnata con lo stesso sistema installato in Iran, col rischio di vedere affondata parte della flotta che transita su un budello stretto come in una morsa: farebbe male al morale dei finanziatori che stanno perdendo il mercato delle armi a livello mondiale. Ormai le armi le vendono solo con le minacce a chi ci crede.
    Il tutto per un drone? Tanto lo ripagano i contribuenti con gli interessi.

  7. Ottimo articolo, breve, ben fatto e “quadrato” sia nell’esposizione e sia nelle rapide conclusioni.
    Sui “soccorsi” all’Iran non sarei così sicuro: basta ed avanza tutto ciò che hanno “già dato” a Tehran per renderlo non solo una potenza regionale, bensì un osso assai duro anche per i competitors mondiali.
    Il sistema S-300 non è un vecchio chiavardone sovietico, nel senso che questi sistemi d’arma sono costantemente aggiornati, oggi con l’elettronica, domani con i vettori, dopodomani con la logistica di spiegamento. E, in fin dei conti, costa molto meno un missile di un aereo: c’era già arrivato Von Braun! Anche se, allora, una V-1 costava di più di una caccia ad elica, ma i tempi cambiano, e gli occidentali sono rimasti incollati al paradigma cosa che vola=aereo. Se gli USA non hanno attaccato, si vede chiaramente che hanno capito l’antifona. Il futuro? Staremo a vedere.

  8. Il bullo (USA) nei fatti, non attaccherebbe mai chi lo prenderebbe a mazzate. Semplice cultura di strada che vale più di mille parole scritte dagli analisti…de che?

  9. Ci stiamo lasciando alle spalle la fase del terrorismo, ora con i militari lo scenario è molto più interessante.Appoggiare tutto ciò che marcia è un dovere di “umanità”.

  10. 1- Us ed Israele, per ragioni diverse ma convergenti, non possono accettare di vedere il proprio potere, influenza e ruolo di leadership mondiali venire avvilito e quindi eliminato per il sorgere di nuove potenze mondiali (e cio’ e’ quanto si sta delineando);
    2- Per fermare questo trend non e’ sufficiente un’ulteriore guerra locale (quelle fatte si sono rivelate inconcludenti);
    3- Us e Israele sanno bene che l’Iran e’ un detonatore che puo’ innescare un conflitto senza limiti, per cui “bisogna saper bene quello che si sta facendo”;
    4- Il rischio di tale innesco mondiale ha fatto dire a Trump “non e’ ancora il momento”;
    A mio parere sta pensando: 1- Il consenso verso il mio possibile operato tendente all’avvio del “grande evento” mondiale deve essere ben piu’ ampio; 2- Una grande crisi economica fara’ si che la gente sia ben disponibile al “grande evento” mondiale.

  11. Dopo la distruzione di Siria, Iraq e Libia rimane solo l’ Iran come potenza che può mettere i bastoni tra le ruote ad Israele. Tutto qui. Spero che l’ iran riesca a farsi l’ atomica prima di venir distrutto.

  12. Nel libro “La Israel Lobby e la Politica Estera Americana” di Stephen Walt (Professore ad Harvard) e John Mearsheimer (Professore all’Università di Chicago), edizioni Mondadori pubblicato nel 2007, nel capitolo X intitolato “L’Iran nel mirino” viene spiegato come e perché dopo l’ Iraq, la Siria e la Corea del Nord sarà l’Iran ad entrare nel mirino.
    A pagina 334 viene citato John Bolton, allora Assistente Segretario di Stato, che, un mese prima della guerra all’Iraq (2003), ad alcuni leader politici israeliani aveva riferito la volontà di Bush di occuparsi anche dell’ Iran (oltre che della Siria e della Corea del Nord) dopo la caduta di Saddam.
    Alle pagine 347-8 invece viene spiegato come fin dal 1993, agli esordi del governo Clinton, sia il primo ministro Rabin che il ministro degli esteri Peres descrissero l’Iran come un pericolo non solo per Isreale, ma anche per gli Stati Uniti.
    Forse non lo fecero allora anche perché, come spiegato a pag. 347, alcuni dei piu’ alti ufficiali dello Stato Maggiore e delle forze armate USA erano pronti a rassegnare le dimissioni in caso di attacco militare all’Iran.
    Non ci sono riusciti prima, ci provano adesso. Curioso però, come dopo piu’ di 15 anni, vi siano sempre gli stessi attori di allora ad alimentare e fomentare i conflitti. (anche Abrams era del gruppo)

  13. Quando nel 90 il USA attaccarono l’IRAQ, pensai:
    qualche imbecille ha scritto IraQ al posto di IraN; in fondo, che vuoi? È solo una lettera…

    A mio parere, gli USA avrebbero avuto molte piú ragioni di trovare le “fialette di Colin Powell” in Iran che Iraq
    – L’Iran era già una media potenza regionale. L’Iraq direi di no.
    – L’Iran era ed è uno stato teocratico, quindi, abbastanza duro da piegare, comperare, corrompere;
    oltre che, per sua stessa natura, intransigente all’interno e all’estero.
    – l’Iraq era una stato laico, quindi, meno solido più infiltrabile e corruttibile. Vedasi la guerra “per procura” Iran / Iraq.

    Credo che, oggi, gli USA abbiano perduto il treno.
    L’Iraq si è dotato di più mezzi di difesa / offesa, ha sopportato decenni di sanzioni e, questo, lo ha reso più resistente e si è integrato, o sta ultimando di integrarsi, nel sistema Russia / Cina.

    In oltre, per riuscire ad attaccarlo impunemente avranno bisogno di ben più di “qualche fialetta”;
    essendo questo un trucco ormai sgamato dal mondo intero.
    Senza contare che un attacco “convenzionale” potrebbe avere per gli USA un costo altissimo in uomini e credibilità, come indicato nell’articolo.

  14. Una cosa è certa, senza entrare nel merito di chi abbia torto o ragione, Stati Uniti e Israele non permetteranno mai all’Iran di avere la bomba.

  15. Vabbè, dare importanza militare al Regno Unito ha poco senso, i britannici sono sull’orlo di un massacro interno tra islamici e cristiani, non contano niente, non sono nessuno, gli USA sono soli a coprire un’entità sionista in preda al panico, tra l’altro non sono capaci nemmeno a fare un false flag, la petroliera giapponese è stata certamente colpita da missili lanciati da droni sopra la linea di galleggiamento e l’hanno fatto passare per un attacco con mine o siluri.
    I giapponesi sono gli unici assieme alla Cina che tengono in piedi il debito pubblico USA entrambi con oltre un trilione di dollari di titoli di stato e gli ameridioti gli vogliono impedire di comprare petrolio dall’Iran, l’India invierà navi da guerra per proteggere le proprie petroliere dagli attentatori sionisti, giapponesi e cinesi venderanno i titoli di stato USA.
    I sionisti non sono capaci di farli i false flag, il famoso dirottamento di Entebbe fu un’operazione dello Shin Bet e il fratello del premier che comandava il reparto speciale che teoricamente condusse la liberazione fu sacrificato.
    Si ammazzano pure fra di loro.

  16. Della serie La sai l’ultima: (Cut&Paste from Blondet & Friends)

    La “narrativa” secondo cui The Donald ha dato l’ordine di attacco e
    poi l’ha ritirato all’ultimo momento non è condivisa dai meglio
    informati. Soprattutto da Elija Magnier, giornalista con eccellenti
    fonti a Teheran e nel mondo sciita. Solo che la versione di Magnier è,
    se possibile ancora più incredibile. Anzi sarebbe da non pubblicare, se
    non venisse da lui.

    Dopo l’abbattimento del drone, dice il giornalista, “so da fonti ben informate che
    l’Iran ha rigettato una proposta da servizi di intelligence degli
    Stati Uniti, fatta tramite una terza parte, di autorizzare Trump a
    bombardare uno, due o tre obbiettivi scelti dall’Iran, in modo
    che i due paesi escano vincitori e Trump non perda la faccia. L’Iran ha
    rifiutato categoricamente questa offerta ed ha risposto: ogni attacco,
    anche contro una spiaggia deserta, provocherà il lancio di un missile
    contro obbiettivi americani nel Golfo”

  17. Perché l’Iran è alleato con due potenze dell’est cioè con quell’area del globo che spaventa chi viola

  18. L’eventuale guerra USA all’Iran porterebbe benefici ad Israele in quanto avverrebbe la distruzione non solo di parte delle strutture militari, ma anche di quelle civili, cosa che riporterebbe indietro il Paese e lo renderebbe assai meno pericoloso, anche in virtu’ del fatto che, le risorse economiche verrebbero spese per la sua ricostruzione e non in aiuti a Hezbollah o alla Siria, come avviene ora.

    Un altro beneficio, questa volta a favore dei neocon statunitensi sarebbe: visto che gli USA non potrebbero mai uscire vincitori da questa guerra, il colpevole verrebbe indicato nel Presidente Trump, che non sarebbe rieletto cosicchè loro potrebbero finalmente insediare un loro candidato alla Casa Bianca, come volevano già fare con Hillary.

    Come prendere due piccioni con una fava…

  19. E qui da me la gente si preoccupa, politici in testa, se vestirsi di rosa o di nero, per il fine settimana.

  20. Dopo qualche giorno rileggere questo articolo che focalizza prima l’attacco alle petroliere di cui una giapponese e poi l’abbattimento selettivo del drone (nel senso che non è stato abbattuto l’aereo che l’accompagnava) ci si rende conto che stanno lavorando potenze esterne, dei due schieramenti.
    Il Giappone ha cercato di mediare tra USA e Iran, la Cina e la Russia fornendo all’Iran la tecnologia per abbattere il drone e non l’aereo di accompagnamento lo hanno spinto a resistere.
    In mezzo l’occidente, ovvero gli USA tirati per la giacca dai suoi alleati (o meglio padroni) mediorientali a combattere una guerra che non possono vincere e l’Europa che già paga i danni per le sanzioni a Russia e Iran e deve subire la propaganda dei media controllati dai suddetti mediorientali.
    I quali non si rendono conto che gli USA sono sfiniti dal punto di vista militare e finanziario e difatti i funzionari del Pentagono bloccano sistematicamente i falchi sionisti e che l’Europa è al collasso economico, sociale e demografico per le politiche ultraliberiste imposte dai sudditi delle stesse lobbies.
    Inoltre Cina e Russia sono stufi di sanzioni e dazi imposti loro sempre dagli stessi.
    Insomma rompono le scatole praticamente a tutti, e vengono mollati di conseguenza.