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PERCHE’ LA CATASTROFE E’ INEVITABILE

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

In risposta a keynesiani nonché alcuni marxisti

Mi corre l’obbligo di rispondere all’accusa secondo cui le nostre analisi della crisi sarebbero viziate da un “catastrofismo pregiudiziale”. Non ci riferiamo anzitutto a coloro i quali credono ancora al mito delle magnifiche sorti e progressive del capitalismo. Parliamo piuttosto dei keynesiani alla Krugman (per i quali il debito non è mai un vero problema e diventa anzi un toccasana in caso di ciclo depresso) e ad analisti che si rifanno a linee di pensiero anticapitalistiche. Questi analisti, keynesiani e/o anticapitalisti latu sensu, sostengono che il capitalismo “non crollerà per il debito pubblico degli stati, né per la somma di questo con quelli privati”. Dicono anzi, svelando un certo “complottismo”, che alcune grandi consorterie finanziarie stanno esagerando artatamente la portata della “crisi da debito”, proprio per abbindolare l’opinione pubblica, per far sì che i popoli accettino un gigantesco e verticale drenaggio di ricchezza dal basso verso l’alto, allo scopo di rilanciare i processi di accumulazione e valorizzazione. Chiamo queste visioni della crisi “visioni cieche”. Cieche perché, come spiegherò più avanti, esse, mentre danno credito alla tesi minimalista dei governi occidentali per cui quella attuale sarebbe “solo” una crisi da debito, essi si ostinano a non riconoscere la metamorfosi subita dal capitalismo imperialista, perché non sono in grado di vedere la mutazione qualitativa avvenuta nel corpo del capitalismo, cioè il passaggio al turbo-capitalismo.
E siccome occorre dare un nome alle cose, chiamo questa mutazione, nichilistica pulsione di morte. Incapaci di riconoscere questa metamorfosi, questo salto mortale, i nostri visionari ciechi non sono dunque in grado di cogliere la peculiarità della crisi attuale e cosa la differenzia rispetto a quelle precedenti.

Tabella 1

Anzitutto vorrei sgombrare il campo da un equivoco: chi scrive non è un “crollista”, ovvero non è un seguace delle teorie di Luxemburg e Grossmann, secondo cui il capitalismo, motu proprio, è destinato a crollare su se stesso. Quantomeno esso non crollerà in virtù della marxiana legge della “caduta tendenziale (ineluttabile) del saggio di profitto”. Ho avuto modo di spiegare, in accordo con Sweezy, perché questa legge ha dimostrato la sua fallacia, che non c’è nessuna tendenza suprema per cui il capitalismo sia meccanicamente destinato al crollo finale.

Tabella 2

Le catastrofi economico sociali sono invece non solo possibili, ma hanno segnato la storia stessa del capitalismo. Ogni grande ciclo di sviluppo del capitalismo è diviso da quello successivo, da periodi di crisi generale o storico-sistemica, da periodi di catastrofe con relativi sconquassi sociali e geopolitici, dai quali è sempre emerso un diverso modello sistemico, una differente configurazione della formazione sociale. Ciò è empiricamente verificabile senza neanche scomodare la teoria delle Onde (o cicli lunghi di 50-70 anni) di Kondratiev, poi ripresa da Mandel e J. Shumpeter.
In risposta ai critici vorrei ribadire perché l’attuale crisi, da disastrosa quale già è, è destinata a divenire “catastrofica”, segnalando le sue specificità, che vanno ben al di la della questione del debito (pubblico o privato), ma attengono ai meccanismi nativi di quello che abbiamo chiamato turbo-capitalismo o, il che fa lo stesso, capitalismo-casinò.

Tabella 3

Sulle cause più profonde che hanno generato il turbo-capitalismo rimando all’intervento «La teoria marxista e il collasso dell’economia capitalistica», non senza segnalare, per amore di chiarezza, che esse convergono tutte su due punti causali focali.

Tabella 4

Anzitutto la crisi generale di sovrapproduzione fattasi avanti già alla fine degli anni ’60, la quale si manifestò nel più classico dei modi. Quando non più solo per un settore ma per la maggior parte di essi, diventa impossibile vendere le merci ad un prezzo che riconsegni non solo il loro valore (che sta per il tempo di lavoro in esse materializzato e che deve essere uguale al tempo di lavoro socialmente necessario alla loro produzione, Marx docet) ma pure il plusvalore (crisi di realizzo o di svalorizzazione) abbiamo la crisi generale di sovrapproduzione, alla quale fanno seguito una recessione (la cui durata e profondità è sempre relativa) e, data la concorrenza, la “distruzione creativa” delle forze (meno)produttive e dei capitali (meno)redditizi.

Il secondo punto causale focale è di natura storica e politica, ovvero l’avanzata delle rivoluzioni sociali antimperialiste e anticapitaliste, e di cui la “guerra fredda” era un… derivato. Sul finire degli anni ‘60 il capitalismo imperialista stava perdendo la partita e, per non soccombere, ovvero per riconquistare la sua supremazia, doveva rifondarsi. Doveva escogitare un sistema, sia per finanziare i costi crescenti della sua macchina bellica (allo scopo di contrastare i movimenti antimperialisti e l’espansione dell’URSS), sia per alimentare la cosiddetta “società opulenta” (ovvero conservare e accrescere gli standard di vita e la capacità di consumo dei popoli dei centri imperialistici allo scopo di tenere fuori dalla mura l’ondata rivoluzionaria).

E’ per risolvere questi due fattori combinati di crisi (sovrapproduzione generale e declino dell’egemonia geopolitica imperialistica), che prese il via la rifondazione imperialistica nella forma specifica del turbo-capitalismo. L’evento simbolico che segnò questo passaggio l’avemmo nel 1971, quando l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro, facendo così crollare uno dei pilastri del sistema di Bretton Woods (tra cui il principio secondo cui le banconote e altro denaro creditizio dovevano essere, almeno in larga parte, garantite dall’oro). Svincolate dall’obbligo di ancorare la moneta alle riserve auree, le autorità americane tracciano il solco su cui si svilupperà il capitalismo-casinò.

Come ho detto il limite principale dei keynesiani come di certi marxisti, è che essi non riconoscono le specificità del turbo-capitalismo, non vedono le profonde differenze tra oggi e ieri e, al massimo non vanno oltre all’analogia con la crisi del ’29 o quella degli anni ’70. Non vedono insomma che gli stessi fenomeni del debito e della speculazione, pur avendo le sembianze di sempre, sono del tutto diversi, non solo per le loro dimensioni incomparabili, ma per le loro diverse dinamiche e natura.

Il tratto peculiare decisivo che contraddistingue il turbo-capitalismo è che il capitalismo finanziario ha totalmente sussunto tutte le altre sfere dell’universo capitalista, compresa quella della produzione. Di più, il capitalismo finanziario di cui stiamo parlando non è quello di un tempo, risultato della fusione tra quello industriale e bancario, oggi abbiamo un capitalismo finanziario sui generis, un capitalismo finanziario usuraio fondato sullo strozzinaggio e l’aggiotaggio sistemici. Un capitalismo-truffa che ha oltrepassato il confine tra legalità e illegalità, che ha trasformato la circolazione in un gioco d’azzardo, in una bisca planetaria con sue proprie regole e meccanismi, dove i flussi e gli scambi avvengono over-the-counter, operano cioè alle spalle delle istituzioni e delle stesse borse tradizionali.

A questo fenomeno corrisponde che nell’ambito della classe dominante lo strato dominante non è più rappresentato dai capitani d’industria e nemmeno dai banchieri istituzionali, ma dagli avventurieri della finanza speculativa, a loro volta consorziati in organismi che possono muovere e investire in tempo reale cifre colossali, tali da poter condizionare se non determinare le decisioni non solo delle grandi holding multinazionali ma degli stessi governi, compreso quello degli Stati Uniti.

Affermava Henryk Grossmann: «Così la speculazione comincia proprio nella depressione. Dal punto di vista economico privato, l’investimento in borsa è fruttifero come qualsiasi altro. L’“investimento” in borsa però non crea né valore né plusvalore. Esso ha per scopo soltanto un aumento dei corsi e trasferimenti di capitale. Questo capitale si rivolge alla borsa, dimenticando il carattere illusorio di questi investimenti». [La legge dell’accumulazione e il crollo del capitalismo].

Questo poteva essere vero ai tempi di Grossmann. Ma cosa vuole dirci Grossmann? Vuole dirci che le performances delle borse, i loro slanci come i loro crolli, sono sempre e solo epifenomeni, sempre effetti e non cause delle grandi crisi, i “fondamentali” essendo sempre sottostanti, costituiti dai Capitali che producono o non producono plusvalore. Il fatto è che la quantità si è trasformata in qualità: la massa di denaro e titoli che possono oggi essere mossi dai soggetti dediti alla speculazione finanziaria (quelli deputati a creare denaro dal nulla, denaro dal denaro) sono talmente ingenti da condizionare l’economia reale, da causare il deragliamento del ciclo economico complessivo. Ciò che un tempo poteva essere considerato un effetto, oggi è diventato la causa. Ed è proprio questo è il segno distintivo dell’attuale crisi, ciò che la differenza da quelle precedenti: che nel turbo-capitalismo l’economia cartacea, il gioco d’azzardo, hanno assunto tali proporzioni che, come accaduto nel 2007-08, possono causare il crollo della cosiddetta “economia reale”, ovvero non solo una “bolla”, ma la recessione la quale, dato che pure i vecchi “fondamentali” traballano (crisi generale di sovrapproduzione), può sfociare in vera e propria depressione.

Oggi, nell’ambito del turbo-capitalismo, abbiamo che questi “fondamentali” sono diventati subordinati, considerati “attività sottostanti”. Abbiamo che la sfera finanziaria si è autonomizzata, da “sottostante” è diventata “sovrastante” rispetto alla vera e propria produzione di merci oramai del tutto surdeterminata. Abbiamo che la gran parte degli investimenti globali si muove non più sul terreno degli investimenti produttivi ma in quello della scommessa per fare denaro dal denaro. Se ieri si vendevano e compravano azioni oggi si comprano e vendono montagne di pezzi di carta chiamati titoli, ma titoli che sono scommesse a termine sull’andamento dell’attività “sottostante” (gli assets di un’azienda, di una banca, di un fondo statale o sovrano, o un pacchetto di tutte queste cose), scommesse per cui si possono guadagnare immense somme non solo grazie alla buona performance dell’attività “sottostante” ma spesso grazie alla previsione del suo default (vedi i vari Derivati: Future, Warrant, Cdo, Cds, Irc, ecc). Come se non bastassero queste sofisticate diavolerie, che in caso di “cattivo investimento” possono dissipare tutto il denaro impiegato, la smania di ottenere anche il 100% ha partorito il cosiddetto Leverage, o effetto leva, un moltiplicatore che può far perdere addirittura più del capitale impiegato nell’operazione speculativa.

Per comprendere fino a che punto quest’andazzo abbia permeato tutto il sistema, basti pensare che la quota di riserva di riserva chiesta ad una banca è solo il 10%, ovvero per un dollaro reale in pancia, la banca può prestarne dieci. Da qui il meccanismo perverso di transustanzazione per cui le banche confezionano e spacchettano questi debiti, spesso inesigibili, immettendoli sul mercato come di titoli di credito (altro che bolla dei muti subprime!). E le banche non hanno fatto che seguire, stemperandola, la tendenza vigente nel mondo dei Derivati, per cui ogni dollaro investito garantisce 20 o 30 dollari di capitale a prestito.

Il fatto è che con la globalizzazione e il tempo reale consentito dall’introduzione dei computer, questo immane gioco d’azzardo fluisce grazie alle linee telematiche e si muove in base ad automatismi suoi propri, seguendo le istruzioni di sofisticati software e algoritmi. Il flusso sfugge quindi ad ogni controllo pubblico o delle autorità monetarie, non passa come detto per le borse ma, appunto, over the counter, in un labirintico e globale mercato alternativo.

Nel 2006 ogni giorno si muovevano Derivati per un valore di 2,4 trilioni di dollari ogni giorno (secondo il sistema anglosassone 1 trilione equivale ad un milione di miliardi). Secondo stime della Banca dei regolamenti Internazionali di Basilea, sempre nel 2006, i Derivati ammontavano alla iperbolica cifra di circa 400 trilioni di dollari, 7 volte il Pil mondiale. [Vedi sopra tabella n.1].
Nel giugno 2007 si era raggiunta la cifra di 516 trilioni (fonte: Bank for International Settlements)

Tra questi Derivati quelli che hanno conosciuto un incremento gigantesco sono i “Derivati sul credito”, nati nel 1999 e che secondo le stime della IDSA (International Swaps and Derivatives Association) sono raddoppiati tra il 2004 e il 2005. E tra i “Derivati sul credito”, ci sono i famigerati Credit Default Swap (CdS), qualcosa di molto simile ad una polizza assicurativa a copertura del rischio d’investimento. Certo, anche piccoli o piccolissimi risparmiatori, alla caccia di guadagni rapidi, utilizzando le reti telematiche e affidandosi a software di calcolo algoritmico freeware [guardate i diagrammi d questi calcoli logaritmici per rendervi conto della loro diavoleria], utilizzano questo strumento. Ma la vera e propria esplosione dei Cds dopo il 2004 si spiega solo a patto di ammettere che sono stati proprio grandi hedge fund e gli stessi investitori istituzionali (dalle banche centrali, ai governi, giù giù fino agli enti locali italiani) a farvi ricorso.
I dati anche in questo caso parlano chiaro: nel giugno 2006 gli swaps e le opzioni sui tassi d’interesse e sulla moneta ammontavano a 213mila miliardi di dollari con un aumento annuo del 16%. Nello stesso periodo gli swaps sulle insolvenze creditizie sono aumentati di 4mila miliardi, ovvero del 48%. [dati della ISDA, International Swaps and Derivatives Association – Vedi sopra tabella n.2].

Un’altra tipologia di Derivati e/o di Futures sono gli Interest Rate Contracts (Irc), una sorta di scommessa sul movimento dei tassi d’interesse al di sopra o al di sotto di una certa soglia di riferimento. Gli Irc hanno anch’essi conosciuto un’esplosione dalla fine degli anni ’90 al 2006, costituendo ben il 69% dei Derivati presenti sui mercati pari a 292mila miliardi di dollari. [dati della Bank of International Settlement – Vedi sopra tabella n.3] Esistono altre tipologie di Derivati, anch’essi cresciuti a dismisura nella prima metà del decennio [vedi sopra tabella n. 4].

Il gioco d’azzardo dei Derivati, l’aggiotaggio, la speculazione, rappresentano un fenomeno talmente colossale che ha squassato non solo le tradizionali dinamiche borsistiche ma pure il sistema dei cambi, i rapporti tra le valute, la relazione tra banche e aziende, che condiziona le banche centrali e le politiche economiche dei governi. Lo stesso sistema monetario è stato stravolto. Tanto per farsi un’idea: se, com’è giusto, consideriamo denaro anche i titoli che vengono scambiati nelle borse e over the counter, abbiamo che solo il 3% è rappresentato dalle banconote stampate dalla zecche, mentre il restante 97% è creato dalla banche commerciali e d’affari che sono in mano a privati e non debbono rendere conto a nessuno.

Siamo in presenza di un sistema impazzito, ove la regola aurea non è più “la produzione di merci a mezzo di merci”, bensì “la creazione di denaro per mezzo di denaro”. Di fronte a questo sistema, cresciuto a dismisura negli anni ’90, e nei primi anni di questo secolo, vi fu chi mise in guardia del rischio di un crollo, che si stava andando verso la cosiddetta “crisi di follia”. Queste voci, per quanto autorevoli, non vennero ascoltate, e anche se lo fossero state sarebbe stato troppo tardi per fare dietro front. Un dietro front che, al di là delle belle promesse della Fed o della BCE, non c’è stato nemmeno dopo l’implosione del sistema bancario nordamericano del settembre 2008. Passata la buriana il gioco d’azzardo è ricominciato bellamente, e sta divorando, come un Moloch, la nuova liquidità messa in circolazione dai governi e dagli stati.

Non può esservi alcun dubbio che, pur dovendosi evitare ogni meccanicismo, c’è un rapporto di causa effetto tra l’esplosione del gioco d’azzardo e l’ingresso dell’economia occidentale nel tunnel della recessione nel 2007-08, aggravatasi nel 2009 e di cui non si vede l’uscita. Recessione che avrebbe avuto effetti ancor più catastrofici, non avessimo avuto, ancor più che i piani di salvataggio dei governi (che hanno trasformato il debito privato di grandi banche piene di “titoli tossici”, leggi: invischiate nel gioco d’azzardo dei Derivati, in debito pubblico), la tenuta economica e lo slancio persistente di paesi “emergenti” come la Cina, che si è dimostrata essere la vera e propria locomotiva dell’economia mondiale. Se si fosse fermata anche questa un terremoto scala dieci della scala Richter sarebbe senza alcun dubbio già accaduto. Questo per dire che il declinante capitalismo occidentale è appeso alle performances del capitalismo cinese. Ove anch’esso s’inceppasse un crack di dimensioni ciclopiche sarebbe inevitabile.
Warren Buffet, non un bolscevico, ebbe modo di dire che i diversi strumenti utilizzati dalla speculazione finanziaria sono nient’altro che “armi di distruzione di massa”. Chi crede che tutto questo Ambaradan sia un “gioco a somma zero” si sbaglia. Il capitalismo è una macchina guidata da un ente impersonale che la sta portando verso il baratro di una depressione che avrà conseguenze sociali e geopolitiche, per l’appunto, catastrofiche.

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/03/di-cosa-e-malato-il-capitalismo.html#more
12.03.2010

Pubblicato da Davide

  • BackLight

    Crisi=Cambiamento=ritorno alla trama logica di base.Ovvero non passiamo di nuovo la mano al giocatore invisibile ,”over the counter”;anche lui per giocare ha bisogno di un dirimpettaio che fa la sua mossa,che produrrà un effetto,o può divertirsi in eterno a rimescolare il mazzo?

  • Tonguessy

    “chi scrive non è un “crollista”, ovvero non è un seguace delle teorie di Luxemburg e Grossmann, secondo cui il capitalismo, motu proprio, è destinato a crollare su se stesso… non c’è nessuna tendenza suprema per cui il capitalismo sia meccanicamente destinato al crollo finale.”

    Titolo del ll’articolo:
    “PERCHE’ LA CATASTROFE E’ INEVITABILE”

    Servono commenti?

  • ROE

    A parte alcune imprecisioni (secondo l’uso contemporaneo, un trilione equivale a mille miliardi), l’articolo riporta un’analisi esatta.

    Quella attuale è la crisi della globalizzazione, intesa come fase successiva all’imperialismo.

    I suoi effetti sono spiegati su http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/Value-it.pdf.

    Le previsioni sono indicate su http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/RMG-3P-it.pdf.

    La soluzione può essere http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/Holos%20DHX.pdf.

  • Tetris1917

    Il capitalismo potra continuare a vivere e a fare danni all’infinito, anche se storicamente non ha piu’ un c… da dire, a meno che non interviene a rovesciarlo l’unica classe che ha questo compito storico: il proletariato. Per cui quest’articolo seppur dica cosa sensate, alla fine arriva a un meccanicismo che non e’ accettabile. Lo zar in Russia non e’ caduto perche’ si e’ abbattuto da solo, ma perche’ il proletariato russo ha fatto l’unica cosa che poteva fare per sopravvivere: la rivoluzione. Siamo in queste condizioni? Oggettivamente guardando la realta’, si vede solo gente che insieme al capitalismo, non ha piu’ nulla ne da credere (societa’ migliore) ne da fare (rovesciamento dell’esistente). Buona barbarie a tutti

  • AlbertoConti

    La descrizione dell’esistente è fondamentalmente centrata, siamo nella parte asintotica della curva esponenziale che descrive un qualsiasi schema di Ponzi, in questo caso sulla moneta. Il punto è che non è affatto chiaro (parlo in generale, non dell’autore) cosa sia diventata la moneta dopo il 1971. La frase “se, com’è giusto, consideriamo denaro anche i titoli che vengono scambiati nelle borse e over the counter, abbiamo che solo il 3% è rappresentato dalle banconote stampate dalla zecche” dovrebbe far pensare (oltretutto la ritengo sbagliata per difetto: se è vero che le banconote rappresentano un 5% del circolante convenzionale M3, il loro peso sulla massa complessiva del vero circolante è di molto inferiore al 3% indicato da Pasquinelli). Questo cosa significa? Che l’entità del furto finanziario è mostruosa, esiste una ricchezza virtuale in forma monetaria che non produce inflazione solo perchè non si mescola all’economia reale, e in questo senso può tendere, in linea di principio, all’infinito. Perciò abbiamo già ampiamente superato i limiti del buon senso e “non è ancora successo niente”, come diceva, al decimo piano, quello che stava precipitando dal venticinquesimo. E allora va bene (il discorso), possiamo tranquillamente affermare la verità lapalissiana che fa tanto paura: a questi livelli di concentrazione e sperequazione non ci sono più ragionevoli dubbi, la proprietà privata è un furto, il risultato di pratiche dolose.

  • gladiator

    “L’evento simbolico che segnò questo passaggio l’avemmo nel 1971, quando l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro, facendo così crollare uno dei pilastri del sistema di Bretton Woods (tra cui il principio secondo cui le banconote e altro denaro creditizio dovevano essere, almeno in larga parte, garantite dall’oro). Svincolate dall’obbligo di ancorare la moneta alle riserve auree, le autorità americane tracciano il solco su cui si svilupperà il capitalismo-casinò.”

    sbagliato!
    Le riserve aurifere saranno sostituite dai petrodollari , ovvero il pagamento del greggio trasferito alle banche e alsistema americano tramite l’acquisto di titoli,ma sempre di ricchezza reale si trattava .

  • AlbertoConti

    Ma no! Vincolare le quotazioni del greggio al dollaro è solo uno dei tanti modi per costringere il mondo a usare i dollari (e controllare i paesi produttori), dollari che hanno invaso il pianeta (esportando l’inflazione americana) ed ora tutti vorrebbero disfarsene. La malattia dell’emissione monetaria sfrenata ha comunque contagiato il mondo intero (es carry trading sullo yen per decenni), tanto la si parcheggia nel grande casinò globale, che, non contento di autoalimentarsi con le bolle, ogni tanto “entra in crisi di fiducia” e chiede “soldi veri” agli stati (pagati dai contribuenti). Oltretutto i gestori-giocatori del casinò sono dei bari conclamati, cos’altro ci vuole per dichiararli ladri? La pistola fumante c’è eccome, e si sa anche dove andarla a cercare, lo sanno tutti, tranne noi ….. (il classico cornuto e mazziato, l’ultimo a non saperlo).

  • maumau1

    no lo zar fu ucciso dai sionisti che spinsero e pilotarono ed organizzarono il malcontento che esiste in tutte le società contro lo zar …ma finirono dalla padella alla brace ,infatti buona parte di quelli che non si adeguarono alla rivoluzione e non diventarono atei e comunisti(tra cui molti di quegli stessi operai) finirono in Siberia..

    ciao

  • Eli

    E questa cos’é? La Rivoluzione d’Ottobre raccontata da Novella 2000?

  • Tonguessy

    la proprietà privata è un furto, il risultato di pratiche dolose.
    Giusto. Non trovi che la proprietà privata prima di essere sancita dalla legge sia oggettivata dalle misurazioni?

  • alnilam

    No cara mia è LA STORIA NON MANIPOLATA! Prova a leggerti “Lenin a Zurigo” di Aleksandr Solzenicyn! Oppure qualsiasi altro libro non distorto dalla giustappunto visione giudaico-massonica la cui cupola finanziaria regna sovrana…anche a scuola!!!

  • AlbertoConti

    No, non trovo. Quando la proprietà era sinonimo di terreni, bastava indicare i confini, spesso confini naturali. Anche un cane segna con la pipì il “suo” territorio. Ma a parte questo, la misura è alla base delle scienze, della comprensione delle leggi naturali, che abbiamo poi tradotto in tecnologia, strumento di dominio sul mondo. Una delle funzioni principali del denaro è misurare il valore commerciale, di qualunque cosa abbia un senso per qualche individuo disposto a comprarsela. Negare questa realtà non ha alcun senso, è una posizione ideologica fuori dal mondo attuale, perciò sterile in partenza. Se vogliamo parlare di fantascienza va bene, mi piace molto la fantascienza, ma non mi pare l’argomento adatto a risolvere i problemi degli operai che han perso il lavoro. L’argomento “proprietà privata” è invece attualissimo e serissimo, a cominciare dal “merito” con il quale è stata ottenuta. Senza “turbare” i principi fondamentali della convivenza civile, che in tutte le culture identificano il furto come crimine da sanzionare, oggi ce n’è più che abbastanza per dichiarare criminali tutti i grandi capitalisti, e giù giù, con responsabilità “misurabili” lo stuolo dei proprietari minori, ma pur sempre esagerate rispetto alle grandi masse.
    Questo è un dato di fatto inoppugnabile, non è più un opinione, tantomeno “ideologica”. Sul piano “culturale” invece ci sono enormi spazi di discussione sulle idee, che poi diventano oggetto del diritto, la base della convivenza. Un mostro d’incongruenza è la distinzione tra possesso e proprietà, che qualunque ragioniere conosce bene. Per quel che capisco da “fisico” il nocciolo della questione è la differenza tra due soggetti destinatari di questi concetti: il possessore dev’essere in vita, il proprietario è immortale (principio d’ereditarietà parentale). Già solo questo mi manda in bestia, è contro natura, fonte di tutti i mali ben oltre il capro espiatorio del “capitalismo”, che peraltro non sto certo qui a difendere. In una realtà attuale dominata dalle corporation, con tutte le conseguenze che ben conosciamo, il concetto classico di proprietà è una bestemmia, ancor prima di essere un furto.

  • gladiator

    quoto !

  • A_M_Z

    ma statte zitto!

    che fai più bella figura!

  • TommasoG

    Questo pezzo non mi sembra malvagio, pero’ ho molta difficolta’ a seguirlo. Perche’, se le idee sono buone, chi scrive non scrive in modo da farsi capire?

    quello che ho capito io, in buona sonstanza, e che quadra con quello che io sto capendo della crisi economica, e’ che un ruolo centrale l’ha avuto la produzione di denaro slegata dal valore produttivo. cioe’ si sono iniziati a stampare dollari a cui non corrispondeva valore in temini di lavoro, ma che potevano essere spesi nel mercato mondiale perche’ il “mercato mondiale” dava fiducia al dollaro nel rappresentare un valore. probabilemnte anche queste frasi possono essere molto oscure ai piu’. mi piacerebbe leggere cose semplici e chiare su questi argomenti

  • gnorans

    La limitazione della straricchezza privata, con relativa confisca del sovrappiu’, dovrebbe essere una misura urgente da autentico “pacchetto sicurezza”.

  • Tonguessy

    “la misura è alla base delle scienze, della comprensione delle leggi naturali, che abbiamo poi tradotto in tecnologia, strumento di dominio sul mondo.”
    E tu questo “dominio sul mondo” come lo vedi? Come un’atto positivo oppure un’intollerabile arroganza?
    Perchè vedi, il dominio prevede un dominatore. E a dominare non sono mai stati (salvo rarissime eccezioni) i salariati, ma i padroni del vapore. E se vogliamo usare un sillogismo, date le due premesse, non resta che concludere che la scienza è il braccio del dominatore, aristotelicamente parlando. In quest’ottica: ” oggi ce n’è più che abbastanza per dichiarare criminali tutti i grandi capitalisti, e giù giù, con responsabilità “misurabili” lo stuolo dei proprietari minori, ma pur sempre esagerate rispetto alle grandi masse.” Perchè vuoi esautorare la scienza da queste colpe? Per restare in tema economico, guarda ai disastri che ha fatto la matematica (disciplina base del pensiero scientifico) quando è entrata prepotentemente in economia. Tutto normale, no?

    Per restare sui confini: i cani segnano un territorio “condiviso” nel senso che ci sono dei taciti accordi olfattivi relativamente a chi lo abita. In caso di discordie (possibili ma rare) i due contendenti se la sbrigano da soli. Mi sembra tutt’altra cosa rispetto a contese relative ai mappali catastali dove è iscritta la casa dove abiti e le misurazioni che servono a sancire quella proprietà che tanto di da fastidio. Di mezzo ci sono polizia e carabinieri che, metro alla mano, stabiliscono la Ragione e chi ce l’ha.

  • Tonguessy

    Quelli hanno addestrato tanto i quadri a diffondere propaganda che così non si fa, che classi guerriere a convincere che così non si può. Hai presente il G8 di Bolzaneto?

  • AlbertoConti

    Verissimo. Aggiungo solo che hanno addestrato giornalisti e insegnanti che cosi non si sa. E qui possiamo fare molto.

  • AlbertoConti

    Il “dominio sul mondo” lo vedo bene, in prospettiva, perchè sono ottimista nella ragione. Sappiamo benissimo che i fatti dicono il contrario, ragione in più per accollarsi onori ed oneri dell’operazione “cervello”, un operazione in corso d’opera che ci vede protagonisti a prescindere. Il dominatore ci è tanto necessario che per prima cosa abbiamo inventato Dio, il Padre Eterno, che per quanto criticato ci può donare un bene preziosissimo, il rispetto. Basterebbe la saggezza per questo, ma è una merce troppo rara. Siamo sostanzialmente d’accordo nel giudizio finale, ma non capisco la tua riluttanza ad accettere gli strumenti per quello che sono, distinguendoli dagli esiti del loro buono o cattivo uso. Gli strumenti ci sono in gran parte dati, e possiamo perfezionarli, la nostra migliore creatività, perchè demonizzarla? Ci han già salvato il culo varie volte, ma se ora rischiano di distruggercelo non serve prendercela con gli strumenti, ma con noi stessi che li usiamo nel modo sbagliato, autolesionista. La matematica entrata in economia è un buon esempio di come usare male uno strumento, sia nei fini che nei metodi. Per fortuna i metodi sono usati male, vista la qualità dei fini! La ragione dovremo stabilirla noi prima di darla in mano ai carabinieri, tutto qui.

  • AlbertoConti

    Per capire il problema, che non è solo la crisi, occorre capire la nuova definizione di moneta. Quando si parla di moneta con la metafora dello stampare banconote si parte col piede sbagliato, perchè si da un immagina statica, o permanente, eterna, dell’oggetto denaro. Che conta oggi è il denaro in essere al presente, risultato dinamico di continue produzioni e annichilazioni di debito-credito, sempre create dal nulla, se non il contratto (privato, sociale, convenzionale, ecc.). Questa enorme differenza dalla concezione classica, del denaro equivalente a merce, mai tramontata nella mente delle moltitudini che son diventate il soggetto principale, una delle due parti in gioco, comporta conseguenze altrettanto enormi. Innanzitutto la possibilità di accumulare (concentrandole) quantità immense di capitale finanziario, limitate solo dalla capacità d’indebitamento di stati, imprese, masse d’individui. Mentre prima, quando il grosso del denaro in essere erano veramente le banconote-merce, la loro inflazione provocava fatalmente l’aumento dei prezzi, perchè prima o poi entravano nel circuito dell’economia fisica, ora non più, il denaro accumulato ha un suo universo di circolazione separato, la finanza speculativa, che come dice il termine è fatta apposta per concentrarne la relativa proprietà ad ogni transazione.
    Come l’arsenale atomico può distruggere la terra intera moltissime volte, ma in realtà non lo fa mai, così il grande capitale finanziario può comprare la terrra intera moltissime volte, ma non lo fa mai, o lo fa in minima parte, convertendosi in beni fisici reali. La spaventosa e crescente potenzialità “inflattiva” (aumento smisurato dei prezzi) produce cicliche crisi di fiducia tra i players del capitale con le tristemente note ricadute nell’economia reale, oltretutto colpita dalla fine dello sviluppismo per i limiti dell’ecosistema. Occorre rendersi conto in massa che la moneta virtuale (scelta obbligata) va regolamentata proprio perchè artificiale, e solo gli stati sono in grado di farlo.

  • Tonguessy

    Credo che la nostra sostanziale differenza di opinione riguardi il credere che il mezzo sia indipendente dal fine oppure no.
    Sul versante dominatore: perchè “ci è tanto necessario”? “Ci” poi……

  • calliope

    parla degli stessi stati che sono controllati dalla FINANZA?
    Mi scusi signor Conti ma mi sembra la famosa farsa del golosone con la nutella…
    Saluti Vivissimi

  • TommasoG

    per quanto mi riguarda, l’ultima definizione di moneta abbastanza chiara che ho capito e’ quella dell’aggregato M3

    detto questo dentro di me mi sono fatto la convizione che la crisi economica e’ una crisi dell’economia reale, cioe’ del fatto che la produzione deve adeguarsi al fatto che il mercato dei beni e’ mondiale, ma i tempi per gli investimenti necessari a riconversioni delle economie sono lunghi, e invece il commercio mondiale e’ veloce – la creazione di moneta USA (M3) e’ stato uno strumento utile, a breve termine, per impedire una effettiva redistribuzione della ricchezza e della produzione a livello mondiale

    ma ammetto che fatico a districarmi in tutto cio’

  • nettuno

    Hei ! Popolo di don Chisciotte questo Moreno Pasquinelli non ve la racconta giusta. E un classico sofista che rienta tra i siti web di disinformazione. Mo le cose stanno così, che la crisi ci sarà è vero e che per il club Med come diceva EUGENIO BENETTAZZO i paesi come l’ITALIA e GRECIA Spagna , Portogallo malta – usciranno dell’euro. Ma questo lo sapevano già i dotti economisti che sapevano lo scopo della moneta unica . Milavez ha scitto EUROSCHIAVI ( cercate su internet e comprate il libro prima che lo ritirino). Obbiettivo la distruzione dell’Europa per un nuovo governo centrale in mano a poche famiglie aristocratiche Bancarie come i Rooscild . Vedetevi su internet chi sono quelli della >Trilaterale o il gruppo Bilberg ..GLI ILLUMINATI che ci metteranno al Buio. Costoro ( sono Massoni di rango ) sognano una moneta mondiale , ovviamente a debito per i proventi del signoraggio. Non sono i goveni che governano , ma quelli che sono propietari della moneta. OK . Moreno Pasquinelli questo non ve lo dice , perchè non vuole che si sappia chi è che tira le fila. La disinformazione è questa!non farvi mai saper chi comanda da dietro le quinte e gli vvenimenti che dispone.. Il Pasquinelli , mandatelo a cagaree!! —
    La sua sollevazione.blogspot.com- solleva solo il polverone..