Nuovo studio evidenzia correlazione tra bassi livelli di Vit. D e Covid

AVVISO PER I LETTORI: ComeDonChisciotte continua a subire la censura delle multinazionali del web: Facebook ha chiuso definitivamente la nostra pagina a dicembre 2021, Youtube ha sospeso il nostro canale per 4 volte nell'ultimo anno, Twitter ci ha sospeso il profilo una volta e mandato ulteriori avvertimenti di sospensione definitiva. Per adesso sembra che Telegram non segua le stesse logiche dei colossi Big Tech, per cui abbiamo deciso di aprire i nostri canali e gruppi. Per restare aggiornato su tutti gli ultimi nostri articoli iscriviti al nostro canale Telegram.

La vitamina D è per lo più conosciuta per essere coinvolta nella salute delle ossa ma in realtà, a causa del suo ruolo di mediatore immunologico essenziale, bassi livelli sono associabili anche a una serie di malattie autoimmuni e cardiovascolari, oltre che infettive.

In questi mesi, inoltre, è emerso in modo chiaro che la sua carenza incide fortemente anche sull’aumento dell’ospedalizzazione e della mortalità correlate alla COVID-19.
L’ennesimo studio a riguardo è stato appena pubblicato su Plos One, rivista internazionale di massima rilevanza nel settore della biologia e della medicina. Si tratta di uno studio retrospettivo su persone ricoverate tra il 7 aprile 2020 e il 4 febbraio 2021 al Galilee Medical Center (GMC) di Nahariya, Israele.

La carenza di vitamina D è un problema di salute globale a causa della generalizzata bassa esposizione alla luce del sole nei mesi più freddi e, inoltre, anche a causa dell’uso eccessivo di creme solari e di indumenti che coprono la maggior parte della superficie cutanea durante l’estate (infatti è proprio nei mesi di Giugno, Luglio, Agosto e metà Settembre, durante i quali arrivano sulla nostra pelle i raggi Uv-B di frequenza compresa fra i 290 ed i 315 nm, che il nostro corpo può produrre buona quantità di questa vitamina). Infine la carenza è dovuta anche al fatto che non è possibile mantenere nel sangue buoni valori di vitamina D attraverso l’alimentazione poiché gli alimenti che ne sono ricchi non ne contengono comunque una quantità sufficiente. Occorre, allora, integrare per assicurarsi dei livelli adeguati.

E cosa si intende per ‘livelli adeguati’?

Per ridurre il rischio d’influenza e infezioni nella stagione fredda uno studio pubblicato su Nutrients  raccomanda di prendere in considerazione “l’assunzione di 10.000 UI/giorno di vitamina D3 per alcune settimane per aumentare rapidamente le concentrazioni di 25(OH)D, seguite da 5.000 UI/giorno”.
Lo stesso studio sottolinea l’importanza di integrare il Magnesio durante l’assunzione di integratori di vitamina D. “Il magnesio aiuta ad attivare la vitamina D, che a sua volta aiuta a regolare l’omeostasi del calcio e del fosfato per influenzare la crescita e il mantenimento delle ossa. Tutti gli enzimi che metabolizzano la vitamina D sembrano richiedere il magnesio, che agisce come cofattore nelle reazioni enzimatiche nel fegato e nei reni.”

__

VB

 

Potrebbe piacerti anche
blank
Notifica di
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
È il momento di condividere le tue opinionix
()
x