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MANTRA DEL SOLLEVARSI

DI FRANCO BERARDI “BIFO”
looponline.info

Il 15 febbraio del 2003 centomilioni di persone sfilarono nelle strade del mondo per chiedere la pace, per chiedere che la guerra contro l’Iraq non devastasse definitivamente la faccia del mondo. Il giorno dopo il presidente Bush disse che nulla gli importava di tutta quella gente (I don’t need a focus group) e la guerra cominciò. Con quali esiti sappiamo.

Dopo quella data il movimento si dissolse, perché era un movimento etico, il movimento delle persone per bene che nel mondo rifiutavano la violenza della globalizzazione capitalistica e la violenza della guerra.Il 15 Ottobre in larga parte del mondo è sceso in piazza un movimento similmente ampio. Coloro che dirigono gli organismi che stanno affamando le popolazioni (come la BCE) sorridono nervosamente e dicono che sono d’accordo con chi è arrabbiato con la crisi purché lo dica educatamente. Hanno paura, perché sanno che questo movimento non smobiliterà, per la semplice ragione che la sollevazione non ha soltanto motivazioni etiche o ideologiche, ma si fonda sulla materialità di una condizione di precarietà, di sfruttamento, di immiserimento crescente. E di rabbia.

La rabbia talvolta alimenta l’intelligenza, talaltra si manifesta in forma psicopatica. Ma non serve a nulla far la predica agli arrabbiati, perché loro si arrabbiano di più. E non stanno comunque ad ascoltare le ragioni della ragionevolezza, dato che la violenza finanziaria produce anche rabbia psicopatica.
Il giorno prima della manifestazione del 16 in un’intervista pubblicata da un giornaletto che si chiama La Stampa io dichiaravo che a mio parere era opportuno che alla manifestazione di Roma non ci fossero scontri, per rendere possibile una continuità della dimostrazione in forma di acampada. Le cose sono andate diversamente, ma non penso affatto che la mobilitazione sia stata un fallimento solo perché non è andata come io auspicavo.  

Un numero incalcolabile di persone hanno manifestato contro il capitalismo finanziario che tenta di scaricare la sua crisi sulla società. Fino a un mese fa la gente considerava la miseria e la devastazione prodotte dalle politiche del neoliberismo alla stregua di un fenomeno naturale: inevitabile come le piogge d’autunno. Nel breve volgere di qualche settimana il rifiuto del liberismo e del finazismo è dilagato nella consapevolezza di una parte decisiva della popolazione. Un numero crescente di persone manifesterà in mille maniere diverse la sua rabbia, talvolta in maniera autolesionista, dato che per molti il suicidio è meglio che l’umiliazione e la miseria.

Leggo che alcuni si lamentano perché gli arrabbiati hanno impedito al movimento di raggiungere piazza San Giovanni con i suoi carri colorati. Ma il movimento non è una rappresentazione teatrale in cui si deve seguire la sceneggiatura. La sceneggiatura cambia continuamente, e il movimento non è un prete né un giudice. Il movimento è un medico. Il medico non giudica la malattia, la cura.
Chi è disposto a scendere in strada solo se le cose sono ordinate e non c’è pericolo di marciare insieme a dei violenti, nei prossimi dieci anni farà meglio a restarsene a casa. Ma non speri di stare meglio, rimanendo a casa, perché lo verranno a prendere. Non i poliziotti né i fascisti. Ma la miseria, la disoccupazione e la depressione. E magari anche gli ufficiali giudiziari.

Dunque è meglio prepararsi all’imprevedibile. E’ meglio sapere che la violenza infinita del capitalismo finanziario nella sua fase agonica produce psicopatia, e anche razzismo, fascismo, autolesionismo e suicidio. Non vi piace lo spettacolo? Peccato, perché non si può cambiare canale.

Il presidente della Repubblica dice che è inammissibile che qualcuno spacchi le vetrine delle banche e bruci una camionetta lanciata a tutta velocità in un carosello assassino. Ma il presidente della Repubblica giudica ammissibile che sia Ministro un uomo che i giudici vogliono processare per mafia, tanto è vero che gli firma la nomina, sia pure con aria imbronciata. Il Presidente della Repubblica giudica ammissibile che un Parlamento comprato coi soldi di un mascalzone continui a legiferare sulla pelle della società italiana tanto è vero che non scioglie le Camere della corruzione. Il Presidente della Repubblica giudica ammissibile che passino leggi che distruggono la contrattazione collettiva, tanto è vero che le firma. Di conseguenza a me non importa nulla di ciò che il Presidente giudica inammissibile.

Io vado tra i violenti e gli psicopatici per la semplice ragione che là è più acuta la malattia di cui soffriamo tutti. Vado tra loro e gli chiedo, senza tante storie: voi pensate che bruciando le banche si abbatterà la dittatura della finanza? La dittatura della finanza non sta nelle banche ma nel ciberspazio, negli algoritmi e nei software. La dittatura della finanza sta nella mente di tutti coloro che non sanno immaginare una forma di vita libera dal consumismo e dalla televisione.
Vado fra coloro cui la rabbia toglie ragionevolezza, e gli dico: credete che il movimento possa vincere la sua battaglia entrando nella trappola della violenza? Ci sono armate professionali pronte ad uccidere, e la gara della violenza la vinceranno i professionisti della guerra.
Ma mentre dico queste parole so benissimo che non avranno un effetto superiore a quello che produce ogni predica ai passeri.

Lo so, ma le dico lo stesso. Le dico e le ripeto, perché so che nei prossimi anni vedremo ben altro che un paio di banche spaccate e camionette bruciate. La violenza è destinata a dilagare dovunque. E ci sarà anche la violenza senza capo né coda di chi perde il lavoro, di chi non può mandare a scuola i propri figli, e anche la violenza di chi non ha più niente da mangiare.
Perché dovrebbero starmi ad ascoltare, coloro che odiano un sistema così odioso che è soprattutto odioso non abbatterlo subito?

Il mio dovere non è isolare i violenti, il mio dovere di intellettuale, di attivista e di proletario della conoscenza è quello di trovare una via d’uscita. Ma per cercare la via d’uscita occorre essere laddove la sofferenza è massima, laddove massima è la violenza subita, tanto da manifestarsi come rifiuto di ascoltare, come psicopatia e come autolesionismo. Occorre accompagnare la follia nei suoi corridoi suicidari mantenendo lo spirito limpido e la visione chiara del fatto che qui non c’è nessun colpevole se non il sistema della rapina sistematica.

Il nostro dovere è inventare una forma più efficace della violenza, e inventarla subito, prima del prossimo G20 quando a Nizza si riuniranno gli affamatori. In quella occasione non dovremo inseguirli, non dovremo andare a Nizza a esprimere per l’ennesima volta la nostra rabbia impotente. Andremo in mille posti d’Europa, nelle stazioni, nelle piazze nelle scuole nei grandi magazzini e nelle banche e là attiveremo dei megafoni umani. Una ragazza o un vecchio pensionato urleranno le ragioni dell’umanità defraudata, e cento intorno ripeteranno le sue parole, così che altri le ripeteranno in un mantra collettivo, in un’onda di consapevolezza e di solidarietà che a cerchi concentrici isolerà gli affamatori e toglierà loro il potere sulle nostre vite (anche togliendo i nostri soldi dai conti correnti delle loro banche come suggerisce Lucia).

Un mantra di milioni di persone fa crollare le mura di Gerico assai più efficacemente che un piccone o una molotov.

Franco Berardi Bifo
Fonte: www.looponline.info
Link:
http://www.looponline.info/index.php/component/content/article/644-mantra-del-sollevarsi-15-ottobre-e-dintorni
16.10.2011

Pubblicato da Davide

  • Tao

    A cosa è servita la manifestazione di Roma di sabato scorso?
    Rispondiamo andreottianamente con un’altra domanda.
    A “misurare” per l’ennesima volta la partecipazione o a scatenare la repressione profittando di incidenti marginali, provocati da qualche piccolo gruppo, che può esser stato infiltrato o manovrato indirettamente da “uffici di polizia”?
    O più probabilmente, in relazione a coloro che hanno scelto di reagire e di non sfilare pecorescamente senza dar fastidio, si è lasciato fare, per poi sfruttare feriti, danni e disagi “pro domo” del potere.

    L’aver ridotto buona parte della protesta contro gli spietati meccanismi del capitalismo contemporaneo a “pacifici” cortei senza efficacia che al più disturbano un poco il regolare scorrere del traffico, evidentemente non basta più, e allora si cerca comunque di criminalizzare chi si oppone, seppur in molti casi blandamente, alle logiche sistemiche.
    Ieri (17 ottobre) si leggeva sulla home del sito dell’Ansa un titolo che suonava così: “Maxi operazione contro anarco-insurrezionalisti”, a riprova che è tornato lo spauracchio dei Black Bloc, diffuso ad arte dai media e drammatizzato dai politici di professione per giustificare la repressione sistemica e per deformare la realtà.
    Qualche bomba carta contro i cassonetti dell’immondizia, o contro elementi dell’arredo urbano del Comune di Roma, a cosa e a chi può servire?
    Può interrompere i meccanismi riproduttivi sistemici?
    E poi, chi ha lanciato quelli che sono poco più di petardi, di botti abusivi dei festeggiamenti di capodanno, e perché?
    Colpiti, secondo il podestà berlusconiano Alemanno mezzi dei trasporti pubblici, l’arredo urbano, con danni anche al selciato per oltre un milione di euro …
    Tutto qua?
    E giù a dire, tutti, compresi quelli che hanno organizzato la manifestazione, che i violenti vanno isolati, che tutto deve svolgersi secondo le regole del pacifismo testimoniale e strumentale, da buoni pecoroni soggetti al dominio capitalistico …
    La stessa Fiom, ad un certo punto, si è ritirata dal corteo per ordine della segreteria.

    In liberaldemocrazia sono ammessi (ed anzi, favoriti) gli innocui belati, ma ai subalterni si nega anche la possibilità di una vera lotta.
    Sappiamo che la partecipazione, anche se è oceanica, non conta nulla perché nel peggior sistema totalitario e repressivo di tutta la storia umana, che è la liberaldemocrazia capitalistica, conta soltanto ciò che può interrompere la riproduzione sistemica e falcidiare gli agenti strategici capitalistici.
    Anche l’occupazione di spazi significativi o simbolici, come Piazza Takrir o Wall Street, non serve a granché, se non forse ad acquisire qualche consenso in più e a svegliare qualche addormentato, ma non ferma il nuovo sfruttamento capitalistico, e la crescita del capitale finanziario.
    Con Costanzo Preve abbiamo fatto, telefonicamente, delle considerazioni di una certa importanza, e cioè che il movimento transnazionale degli Indignados – in tutte le forme che ha assunto in occidente, dalla Madrid delle origini a Occupy Wall Street, è probabilmente destinato al fallimento, o comunque ad incidere poco sui meccanismi riproduttivi sistemici, anche se è un po’ migliore dell’ormai finito altermondismo, in quanto i manifestanti hanno compreso che il Nemico Principale non è la “classe politica” locale, per quanto corrotta, vile e degenerata come quella italiana (che rappresenta pur sempre un nemico secondario con il quale fare i conti), ma il Capitale Finanziario.
    E’ bene precisare subito che questa consapevolezza da sola non basta, se non si riporta lo scontro con decisione sul terreno sociale, sul quale, forse, un giorno si combatterà la battaglia decisiva.

    Di seguito cercherò, in breve, di riassumere la mia personale posizione in merito alle proteste dei cosiddetti indignati.

    La manifestazione del 15 è prima di tutto un segnale che le questioni sociali, quelle veramente rilevanti, non trovano né voce né rappresentanza all’interno del sistema liberaldemocratico, e questo vale sia per l’Italia sia per gli Stati Uniti d’America e per molti altri paesi d’occidente. Non a caso proteste, cortei e simili iniziative hanno interessato la Spagna come il Giappone.

    Parimenti, la manifestazione e l'”indignazione” di molti sono state usate dal sistema per (a) scatenare una piccola ondata repressiva in tutta Italia, con perquisizioni e denunce di militanti anticapitalisti (non importa se anarchici, autonomi o altro, e se non del tutto consapevoli del ruolo a loro attribuito), per (b) bloccare per un mese intero le manifestazioni e i cortei a Roma (inibendo la manifestazione Fiom prevista per il 21 c.m., se non sbaglio), per (c) agitare lo spettro di una nuova Legge Reale (Di Pietro in sintonia con il leghista Maroni) mostrando che il sistema politico ufficiale è compatto nel soffocare le proteste (per ora blande) della nuova Pauper Class capitalistica, e per (d) propagandare ancora una volta il “pacifismo strumentale”, che è strumento di dominazione nell’esercizio del potere elitista. Indignarsi non è sufficiente, ed è forse soltanto un timido passo, molto incerto, nella direzione giusta, perché è necessario “uscire” completamente dal sistema e dai suoi immaginari, che non si possono cambiare da dentro e che sono nemici della socialità e dell’Etica. Affermo quanto precede senza accusare di alcunché chi ha partecipato alla manifestazione, perché mi rendo conto che nelle condizioni attuali le masse hanno ben poche alternative concrete, ma, per ora, gli aspetti negativi superano i risultati positivi acquisiti (se ci sono). Repressioni e divieti in vista in Italia e numerosi arresti negli Stati Uniti.

    Peggio ancora, gli stessi organizzatori e molti partecipanti alla manifestazione hanno esternato il fermo proposito di voler “isolare i violenti”, hanno ceduto alla delazione (aiutando ad individuare i cosiddetti “neri”), mostrando così di essere ancora interni agli immaginari sistemici e di fare il gioco dei dominanti. L’unica cosa che hanno compreso – e qui sta l’aspetto positivo, che poi è quello che Costanzo Preve ed io abbiamo compreso da anni (chi ha letto Nuovi signori e nuovi sudditi, i libri e i saggi di Costanzo e i miei modesti lavori lo sa bene), e cioè che il vulnus della questione è la supremazia del capitale finanziario che sussume il capitale produttivo e con lui il lavoro, soggetto così ad una doppia sussunzione e alla conseguente rischiavizzazione integrale. Ma coloro che protestano non hanno capito, o almeno così sembra allo scrivente, che dietro lo schermo del capitale finanziario, il quale non è una mera astrazione, una serie di algoritmi sfuggiti al controllo umano che vivono di vita propria e dominano il pianeta attraverso le reti, si nasconde una ben precisa classe dominante non più culturalmente borghese, completamente deterritorializzata (come il capitale finanziario del quale è agente strategico) e irresponsabile nei confronti del resto delle comunità umane: la Global Class. E’ sul terreno sociale che dovrà essere riportato lo scontro, anzi, la Guerra, intendendo la Guerra Sociale, che sarà ancora più aspra ed estesa, in futuro, della Lotta di Classe otto-novecentesca del Proletariato contro la Borghesia, innescata dalla principale contraddizione capitalistica di allora. Ma perché ciò si concreti, si rimetta in movimento la storia e si riattivino vere forze rivoluzionarie e trasformative, sarà necessario che (1) precipitino verticalmente le condizioni di vita della maggioranza, nei paesi occidentali, in seguito ad ulteriori espropri neocapitalistici indotti dal debito pubblico o da qualche altra crisi suscitata ad arte, e che (2) la nuova classe Pauper “maturi”, “cresca”, raggiunga la “maggiore età”, nel senso che acquisisca coscienza di sé e della propria forza.

    Sui giornali del media system leggiamo tanti editoriali ed articoli in cui, in accordo con gli interessi dominanti di stabilità del potere vigente e di estensione della presa neocapitalistica nella società, si condanna la violenza, si elogiano le manifestazioni pacifiche (a quali risultati tangibili, in ordine all’inibizione dello strumento della guerra, hanno portato le innumerevole marce di Assisi?), si cerca di ridurre la protesta ad una serie di innocui belati di pecore destinate alla tosatura, o peggio, al macello. L’ipocrisia non ha più fondo, e l’arroganza del potere è massima. Si nascondono così le ragioni più profonde di una protesta che sarà pure largamente inefficace, impostata in modo blando, ma che sono reali e immediatamente tangibili.

    Per quanto riguarda il riconoscimento che il capitale finanziario onnivoro sta divorando, con la sua inesauribile fame di Creazione del Valore azionario, finanziario e borsistico, il futuro di intere generazioni e i beni delle collettività, è opportuno precisare, a differenza di quanto affermano quasi tutti gli economisti “di grido” e i giornalisti del sistema, che non è possibile assoggettarlo a riforme e controlli, nei contesti economici, sociali e culturali in cui viviamo, perché così funziona e si riproduce il capitalismo contemporaneo. Per quanto riguarda la piccola politica liberaldemocratica, imputridita completamente da anni di servaggio nei confronti della classe globale (ne sappiamo qualcosa, qui, in Italia), le dichiarazioni contro la piazza di sabato scorso si sprecano. Secondo l’ormai patetico Romano Prodi, ad esempio, nonostante le sofferenze inflitte a buona parte della popolazione la violenza non è ammissibile. Bisogna soffrire in silenzio, essere schiavizzati, torturati e tacere, o sfilare composti con palloncini, volantini e striscioni (come vorrebbero i nuovi padroni), consentendo così che i privilegi concessi ai sub-dominanti politici locali continuino ancora per un po’ di tempo, fino al collasso. Questo il vero senso delle parole della scamorza politica liberaldemocratica Prodi. Per non parlare poi dei barbari e macellai sociali filo-governativi, del PdL e della Lega, che auspicano repressioni a tappeto e un rigido controllo sulla società, in questo confortati da un Di Pietro che vorrebbe resuscitare la Legge Reale del 1975.

    Infine, per quanto mi riguarda non mi sogno neppure di condannare tutti quei giovani che sabato scorso, organizzatisi come hanno potuto e divisi in falangi, hanno partecipato agli scontri di Roma. Loro sono soltanto il segnale che i drammatici vuoti della politica, trasformatasi in messa in scena ad uso e consumo dei dominanti, attendono di essere occupati da qualcosa di nuovo. Un nuovo movimento? Una nuova forza popolare con potenzialità rivoluzionarie? Oppure nuove falangi organizzate di antagonisti, destinate a crescere e ad alzare progressivamente il livello dello scontro?

    Chissà … ma scordiamoci pure i cortei ordinati, addirittura mansueti, i palloncini, i volantini e gli slogan innocui come i cori nelle parrocchie, perché fra un po’ apparterranno interamente al passato.

    Eugenio Orso
    Fonte: http://pauperclass.myblog.it/
    18.10.2011

  • neutrino

    Sarebbe interessante sapere quanti di quelli che hanno dedicato una giornata alla manifestazione abbiano dedicato mezz’ora nello scegliere dove aprire il loro conto bancario, e come impiegare i loro risparmi.
    Se anche solo il 5% degli Italiani quest’anno spostasse il conto corrente in una banca con uno statuto che proibisce certi tipi di impiego del denaro (banche etiche), questo avrebbe un effetto molto più dirompente che un’intera stagione di manifestazioni, violente o meno.
    Lo stesso potere di scelta si può impiegare in molte scelte che facciamo tutti i giorni: dove fare la spesa, quanto denaro impiegare per l’acquisto della casa, e quanto invece investire in attività in cui crediamo, quanta televisione guardare, oppure quanto leggere ed informarsi..
    La finanza e le banche sono l’hardware del capitale. Il software è dentro la nostra testa. Il “depotenziamento” dei cittadini, che li rende sostituibili, o addirittura scartabili, inizia con la massificazione della produzione, del consumo e del risparmio.
    Dal momento in cui il denaro lascia il nostro portafoglio, non abbiamo più idea di cosa succeda. In parte, come abbiamo appreso, alimenta una macchina che sta cercando di ucciderci, o quanto meno a renderci irrilevanti.
    Nel momento in cui il nostro denaro, attraverso l’acquisto di prodotti indifferenziati (creati con il minimo apporto umano), o il risparmio nelle banche, lascia il nostro portafoglio, entra in un grande “pool” da cui chiunque, qualsiasi sia il suo scopo, può attingere: guerre, industrie inquinanti, sfruttamento dei lavoratori, ecc. La scelta di quale impiego avrà il nostro denaro è guidata solo dal livello di profitto economico che ne risulta.
    Ma noi abbiamo già, e possiamo potenziare, la possibilità di scegliere: privilegiare l’acquisto di prodotti e servizi da fornitori in cui abbiamo fiducia, che siano guidati da principi che condividiamo; usare i nostri risparmi in modo oculato, senza correre dietro al migliore tasso di remunerazione, ma cercando di capire per cosa verranno utilizzati; e, quando ne abbiamo la possibilità, scegliendo di usare il nostro lavoro per attività di cui apprezziamo il valore.
    Questa capacità di scelta è il maggior nemico dei capitalisti “discount”, che vivono facilmente grazie alla nostra ignoranza ed alla nostra pigrizia mentale.
    Siamo noi, con i nostri comportamenti massificati, con questo modo inconsapevole di impiegare le nostre risorse, che ogni giorno firmiamo un assegno in bianco a favore di qualcuno che non conosciamo, e di cui non comprendiamo i fini.
    Viviamo nella regione più ricca del mondo, siamo di fatto i cittadini più privilegiati che abbiano mai popolato la terra. E’ tempo che la piantiamo con le scuse (non posso comperarmi la casa, non arrivo a fine mese, non c’è lavoro..) e che ci rendiamo conto di quali siano le nostre responsabilità di ogni giorno, dato che ogni giorno assecondiamo la macchina, alimentandola con il nostro piccolo token di fedeltà incondizionata.
    Non basta parlare in termini di numeri. Ad ogni euro è associata una destinazione, uno scopo. Dobbiamo sapere quale sia questo scopo, e scegliere al meglio delle nostre possibilità se assecondarlo o meno.
    Finché la nostra massima espressione saranno manifestazioni di massa, che esprimono un generico malcontento, i capitalisti da strapazzo che incassano ogni giorno i nostri soldi se la caveranno aumentando un po’ il budget della sicurezza.
    Nel momento in cui si troveranno davanti consumatori e risparmiatori critici ed informati, allora dovranno iniziare a guadagnarsi lo stipendio!

  • radisol

    Dice Neutrino “Sarebbe interessante sapere quanti di quelli che hanno dedicato una giornata alla manifestazione abbiano dedicato mezz’ora nello scegliere dove aprire il loro conto bancario, e come impiegare i loro risparmi.” …… Peccato che per impiegarli i risparmi bisogna prima averli …. e peccato che per cambiare banca ( ammesso che ce ne siano di “buone”) il conto corrente bisogna prima averlo …. ed averlo non in rosso …….

  • d_a_d_o

    Interessante il passaggio “Il presidente della Repubblica dice che..”
    Lo elaborato nel seguente modo:

    Un presidente della Repubblica giudica…

    Il presidente saluta e tranquillizza le folle che guardano in lui certezze e stabilità. Ma ogni presidente sta su un cavallo a dondolo, che ne rappresenta la realtà incerta che lui governa.

    Il presidente saluta e tranquillizza le folle che guardano in lui certezze e stabilità. Ma ogni presidente sta su un cavallo a dondolo, che ne rappresenta la realtà incerta che lui governa.

    Un Presidente della Repubblica qualsiasi, non ricordo di quale Stato, giudica i fatti accaduti in un paesello della sua nazione, e sostiene a papiri unificati, su tutte le pergamene dello Stato, che a suo giudizio sia inammissibile che qualcuno spacchi le vetrine delle banche e bruci una camionetta lanciata a tutta velocità in un carosello assassino.

    Ma questo Presidente della Repubblica, mi sfugge di dove, giudica anche ammissibile che sia Ministro un uomo che i giudici vogliono processare per mafia, tanto è vero che gli firma la nomina, sia pure con aria imbronciata.

    Sempre lui, questo Presidente della Repubblica, giudica accettabile e consente che un Paese, la sua Repubblica, sia governata da un pedofilo maniaco del sesso, mafioso psicopatico, puri-inquisito e latitante a piede libero, con tre o più processi a carico.

    Questo Presidente della Repubblica di questo povero Paese, giudica poi ammissibile che un Parlamento comprato coi soldi di un mascalzone continui a legiferare sulla pelle della suoi abitanti, tanto è vero che, pur potendo, non scioglie le Camere in questo modo corrotte.

    Infine, ma di giudizi di questo Presidente di questa Repubblica ce ne sarebbero ancora diversi, questo Presidente della Repubblica giudica ammissibili e firma leggi dettate dal suo parlamento corrotto, che distruggono la contrattazione collettiva e lo stato sociale del suo Povero Paese. Leggi che poi, spesso, vengono abrogate perché incostituzionali.
    (P.S. Una riflessione: Se la Legge è incostituzionale, come si deve definire l’istituzione che l’ha prodotta e quella che l’ha firmata?. … A voi la risposta.)

    A questo punto, per effetto degli assunti “predicar bene e razzolar male” e “fate ciò che dico ma non potete fate ciò che faccio“, di come il Presidente giudica i fatti accaduti recentemente nel suo Paese, può (e deve) NON interessare a nessuno. (finale soft ).
    http://www.dodoblog.it/2011/10/un-presidente-della-repubblica-giudica/
    ciao

  • radisol

    Profumo e Unicredit evadono 245 milioni di euro …. ma in prima pagina c’è “er pelliccia” ….. la prossima volta dritti su “Repubblica” !

  • stefanodandrea

    A parte la proposta finale, da indiano metropolitano, vecchia, guocosa, burlesca, simpatica, da ideologia del cazzeggio, è la prima volta che sono sostanzialmente d’accordo con un articolo di Bifo. Indubbiamente è un buon segno.
    Volevo soltanto segnalargli che alcuni di quei ragazzi, pur violenti, chiedono Giustizia sociale, Sovranità nazionale e Indipendenza. Ossia hanno le idee giuste dalle quali Bifo e compagni è ora che cominciassero a imparare.
    Quegli stessi ragazzi sanno che lo strumento per raggiungere il risultato: “Se la giornata di sabato ci ha insegnato qualcosa, è che questo Paese ha bisogno di un soggetto politico forte che sia in grado di chiudere i conti con le caste politiche di ogni colore, porre al centro del suo agire le parole d’ordine della Giustizia Sociale, della Sovranità nazionale e dell’Indipendenza”. Anche sotto questo profilo, i sostenitori delle moltitudini del precariato cognitivo, delle reti orizzontali delle rivoluzioni mondiali (non nel maggior numero di paesi del mondo, che significa un’altra cosa) possono imparare molto.
    Insomma c’è chi deve stare calmo, come i ragazzi che hanno sfilato sotto le tre frecce; è c’è chi è bene che aderisca alla linea politica dei violenti (no alla violenza): Bifo, Negri, Cobas, Rifondazione, PDCI, pacifisti e pacifinti, ecc. ecc.
    Nessun dubbio che fino ad ora la linea globalista e non antiUE e antisovranitaria e antipolitica dei “ribelli di sinistra italiani” ha concorso enormemente a distruggere l’Italia, gli italiani e le classi lavoratrici. Bifo e compagni, volete iniziate ad imparare qualche cosa e a dimostrare che oltre a saper parlare e scrivere, giocare e pitturarvi, suonare i tamburi ed essere libertari, sapete anche ragionare e disciplinarvi in un soggetto politico forte?

  • A

    POWER – Sesso. Soldi. Sangue. Fa caldo sul fronte Occidentale. Un estate hot & wild anche a Londra nel 2011, a vent’ anni dal pestaggio di Rodney King, nel prossimo ventennale dei riots di Los Angeles. Soffia scirocco in Occidente, il vento caldo porta la sabbia del deserto e inceppa la diabolica Machine imperiale. E’ il momento dove muovono dando scacco e soluzioni i Detriti del Sistema. E fa caldo. Sempre più caldo…. rapportoconfidenziale.org [www.rapportoconfidenziale.org]

  • Affus

    Quale soggetto politico forte ? Lo sto crecando pure io,se mi dai un consiglio. Un altro partito ? No ,per carità !! I cessi sociali vanno molto bene come carne da macello , se bisognerà menare le mani, ma non servono come idee e proggetto politico da portare avanti . Ripeto, vedo più concreta l’azione di un piccolo gruppo di militari che dichiari chiusa questo tipo di democrazia oramai degenerata e debosciata ; metta la palla di nuovo al centro e inizi con un nuovo tipo di democrazia senza partiti. Ma che dopo avere ripulito l’ambiente restituisca il potere al popolo.
    Elezioni dirette del popolo dei suoi rappresentanti senza partiti. Questi poi non legati a lobby economiche o a ideolgie varie,guardano concretamente al benessere sociale del popolo senza voto di scambio con gli stessi elettori o con particolari classi sociali .

  • Affus

    Lo Stato siamo noi !! Noi deleghiamo il potere ai politici ,lo dicono loro. Fino adesso i partiti ,più o meno, sono stati cinghia di trasmissione dei problemi sociali della gente ,ora non più,e quando questi si appropriano dello stato con leggi ad hoc e con la rapina fiscale o comunismo fiscale , abbiamo tutto il diritto di togliergli il potere che gli abbiamo dato, anche con una rivoluzione . E’ inutile spaventare la gente con lo spauracchio del fascimo, de comunismo o dittature sudamericane varie . I fatti stanno cosi ,è la ragione che lo richiede ,solo che bisogna essere uniti come diceva il vecchio baffone ma prima di lui tanti altri .

  • redme

    ok…ma noi chi?…noi italiani? occidentali? consumatori?….o magari noi classe…dalla definizione di “noi” deriva tutto il resto…

  • mystes

    Vi racconto una storia, una storia piccola piccola, ma che serve a capire grandi cose.
    Nel 1993 ero un libero professionista affermato, discendevo da una famiglia di professionisti affermati.
    Fiducioso nelle mie capacità e nel mio avvenire e, soprattutto nei miei guadagni, decisi di comprare casa e mi rivolsi, dal momento che avevo solo una parte della somma, alla mia banca, una grande banca di interesse nazionale. Il Direttore, che era anche mio amico, mi consigliò di contrarre un mutuo in ECU. Mi fidai di lui perché ero sicuro che non poteva darmi consigli sbagliati. E difatti, allora, il mutuo in ECU veniva concesso solo a clienti selezionati.
    Poco tempo dopo esplose in tutto il paese la crisi finanziaria (chi si vede, eh?) : i tassi andarono alle stelle, il denaro cominciò a scarseggiare e piccoli imprese come la mia nel giro di pochi mesi fallirono: si ritrovarono dall’oggi al domani con debiti mostruosi.
    Mi fu proposto di rinegoziare il debito, più o meno come stanno facendo adesso con la Grecia, facendomi capire che se mi rifiutavo sarebbe stata per me la gogna economica e sociale.
    Mi guardai nello specchio, mi fissai negli occhi e scelsi la libertà invece della schiavitù per il resto della mia vita: mi vendettero la casa (al 50% pagata con i miei risparmi) e fui cacciato nella gogna dei mostri che non pagano.
    Dopo qualche anno si venne a sapere che quei mutui in ECU erano fuori legge e avevano causato la rovina di molta gente. Mi informai: avrei potuto riavere la casa che mi era stata derubata dalla banca? Si, mi risposero, lei può, ma deve rivolgersi ad un avvocato, pagarlo per denunciare la banca. Se tutto va bene e mi fu sottolineato, se tutto va bene, potrà riavere una parte dei soldi tra una diecina d’anni.
    Nel frattempo lei avrà dovuto pagare con soldi suoi (e se non li ha dovrà chiederli in prestito ad una banca!!!) un avvocato, mentre la banca che avrà denunciato, per difendersi, dispone di una legione di avvocati (tra i più cari) che paga con i soldi dei clienti.
    Adesso avete capito il perché giorno 15 quel giovane studente di 24 anni che forse è mio figlio, INCAZZATISSIMO, con un estintore ha rotto le vetrine di una banca sperando però che l’oggetto colpisse in testa quel bastardo di direttore che era dentro.

  • redme

    …se ti può consolare anche Saddam voleva vendere il petrolio in ECU…mi sà che portavano sfiga…

  • stefanodandrea

    Denocrazia senza partiti? Affus sei fuori strada. Quando, tempo fa, sono morti i prtiti è morta la democrazia. Migliori sono i partiti migoiore è la democrazia. Peggiori sono partiti, peggiore è la democrazia. Una democrazia senza partiti è una utopia più irrealizzabile del comunismo totale. E’ una idea senza senso logico. E’ un desiderio “morale” ma impolitico, in definitiva ingenuo

  • stefanodandrea

    Mystes,
    non erano mutui illegali. Semplicemente si era verificata una sopravvenuta eccessiva onerosità che dà diritto alla risoluzione del contratto e la Banca per evitare la risoluzione avrebbe dovuto offrire di ricondurlo ad equità e quindi accolarsi l’onere della svalutazione. Anzi, a rigore tu avresti potuto fare l’offerta e chiedere al giudice di modificare il contratto. Quindi avresti potuto pagare una rata svalutata e contemporaneamente agire in giudizio. Se sei un professionista non dovresti avercela tanto con gli avvocati. Io, che a quel tempo ancora non esercitavo, avrei potuto aiutarti. Gli avvocati bravi forniscono un servizio e non c’è nulla di male a pagarli, come i tuoi clieti pagavano te.

  • Giancarlo54

    Personalmente sono d’accordo con te. I soggetti partitici non hanno più senso. Quello che mi lascia dubbiosissimo è che bisogna appoggiarsi ai militari per attuare questa Rinascita nazionale. I militari, sopratutto quelli italioti-NATO, lasciamoli nella caserme. E allora come fare? Sinceramente non lo so. E’ molto più facile dire cosa non si vuole di quello che si vuole.

  • tania

    Stefano non vorrei sembrare una guastafeste ma , quando si cita qualcuno tra virgolette , occorrerebbe anche segnalarne la fonte . Intanto ti segnalo un’altra citazione , la stò raccogliendo in questo momento : ” sovranità nazionale è un concetto che di per se non vuol dire nulla : dipende sempre da chi viene gestita questa “sovranità nazionale” ( che ne so.. forme di partecipazione dal basso ? ecc. ) e dipende sempre se ha obbiettivi ultimi che vanno al di e al di sopra del becero e misero egoismo nazionalistico “

  • lpv

    complimenti, bell’articolo e del tutto condivisibile

  • Giancarlo54

    E quale obbiettivo dovrebbe avere, cara Tania, la fratelllanza universale?

  • AlbertoConti

    Bene, bene, bene …. Chi è lo Stato …. soggetto politico forte …. si comincia a ragionare sull’orlo del baratro. Però manca sempre un tassello a questi ragionamenti, riguarda la nostra posizione relativa.
    L’altro giorno un sicario ha freddato un giovane missionario delle mie parti, perchè difendeva i nativi di un isola delle filippine, cercava di dare un istruzione ai loro bambini. Fa parte dei margini della nostra realtà, nel miliardo d’oro c’è sempre stato anche questo, e lo si è sempre pagato con una targa o qualche altro riconoscimento ignorato dalla massa. Oggi però la massa ha un sussulto di sensibilità, perchè la toccano nel portafoglio, e si accorge che dipende al 100% da quello, che non è più garantito. Giustissimo. Però non è forse l’occasione per ragionare in grande? Non è forse quell’oscuro sicario lo stesso tipo di persona che ci tiene per le palle col debito? Eppure questo soggetto politico forte non c’è, perchè ha paura del buio, come un bambino abituato alla mamma che pensa a lui. Così vedo gli economisti che ci “avvertono” quanto sia pericoloso uscire dall’euro, farsi la moneta propria, responsabilmente. E se poi una BC risposata col Tesoro ci metterà nei guai? Ma saremo poi “competitivi”? Penso a quei bambini sull’isola indonesiana, la cui unica competitività sarebbe l’estinzione secondo queste logiche. Poi penso ai Prodi, ai Ber-Sani, ai ruttelli e ai calta-casini che cianciano di famiglia. La verità è che la festa è finita, o ci riprogettiamo una vita felice o ci estinguiamo. Non capiterà mai più un occasione come questa.

  • Affus

    Cosa fece il fascismo ? Un partito eliminò gli altri partiti parassiti,ma non del tutto, e si andò avanti piu o me bene per un po .Ci fu sempre un partito.
    Cosa fecero i bolscevichi ? Eliminarono gli altri partiti e ci fu un solo partito in URSS !!! Non si andò tanto bene ,ma qualcosa si mosse.
    Con i militari hai la garanzia che non ci sarà piu alcun partito ,ma libere elezioni democratiche perchè sono senza cervello ,non hanno idee ,al massimo avremo un altro Castro al governo per 100 anni ma in italia è impossibile che governi tanto . Ci sono militari in italia che non sono dei semplici tengo famiglia ,non sono tutti NATOdipendenti stai certo.

  • victorserge

    ho sempre criticato bifo.
    stavolta non posso assolutamente negargli la ragione; in nessuna sua singola parola.
    lo spettacolo è questo come appunto egli dice, girarsi dall’altra parte significa stare con chi ha programmato questo spettacolo.

  • stefanodandrea

    Cara Tania hai ragione. Siccome troppo spesso cito articoli di appello al popolo, talvolta mi trattengo. Comunque: Grande è la confusione sotto il cielo (da me reintitolato: 15 ottobre: un punto di vista diverso) http://www.appelloalpopolo.it/?p=4740
    Per quanto riguarda la sovranità nazionale, hai ragione. Essa è potenza; non fatto. E’ valore strumentale ai valori che intendi realizzare. Se non la hai non li puoi realizzare. C’è chi vuole nazionalizzare le banche e non vuole recuperare la sovranità nazionale. E’ un ipocrita o uno che parla di cose che non sa. La UE non ti consente di impedire che mille banche vengano a mettere una o più sedi in Italia. L’UE non ti consente di pretendere controlli e autorizzazioni ulteriori rispetto a quelli chiesti a quelle banche dai paesi nei quali sono state costituite. L’Ue non ti consente (a te Stato) di fare acquisti senza seguire determinate discipline. Se come stato acquisti una posizione dominante, l’UE ti controlla se ne abusi. Inoltre finita la fase patologica (la crisi, dove sono evidenti le maglie larghe) l’Ue preme per le liberalizzazioni. Capisci che senza la conquista della sovranità nazionale non puoi perseguire gli obiettivi che desideri? Come non li possono perseguire i tuoi avversari. Per questa ragione la sovranità nazionale è un valore di tutti i cittadini. Proprio perché è potenza (di tutti) e non atto (di alcuni: di coloro che prenderanno il potere).

  • lpv

    “La verità è che la festa è finita, o ci riprogettiamo una vita felice o ci estinguiamo. Non capiterà mai più un occasione come questa.”
    Sottoscrivo in pieno, soprattutto la chiusura.
    Credo che si debba cominciare dai singoli: impegno “sociale” e in parallelo azioni che gradualmente ci rendano meno dipendenti dal sistema, che poi a sua volta vuol dire togliergli il nutrimento che lo ingrassa.
    Scegliere banche etiche (in Italia ce n’è una, e si può decide di mettere i propri soldi al solo servizio di attività di microimprese e cooperative, dall’agricoltura alla cultura, ai servizi sociali, alle rinnovabili, ecc.).
    Acquistare prodotti artigianali, meglio se di provenienza locale, e in generale evitare di rivolgersi a intermediari di vario genere (immobiliari, finanziari, distribuzione, ecc.).
    Acquistare materie prime tramite GAS, o direttamente da produttori locali, meglio se biologici (non basta la certificazione, bisogna conoscerli e sapere se rispettano veramente l’ecosistema).
    Ridurre i consumi di carburante, produrre da sé quanto più cibo possibile (laddove vi sono le condizioni), e perché no, organizzarsi meglio su scala lcoale per produrre e offrire servizi, magari basandosi su modelli tipo banca delle ore, coabitazione, ecc.
    Servono al contempo misure globali e strutturali (controinformazione di massa, tanto semplice quanto mirata e spietata, sul funzionamento del sistema) e individuali e locali; solo una sinergia delle due cose può dare, nel medio-lungo termine, qualche risultato. Non si può giocare sul “loro” campo, perché lì saranno sempre più forti.
    A meno di shock sistemici, che peraltro sono già arrivati e tenderanno a peggiorare. Una variabile che sicuramente rende il quando più imprevedibile.

  • Affus

    giusto, giusto .

  • ROE

    Le uniche alternative alla violenza sono la Repubblica della Terra e la moneta del lavoro.

  • tania

    Mah Giancarlo .. quale potrebbe essere ? Il mio potrebbe essere questo , ma lo sai già : fare un dispetto a qualche fascista ; fare in modo che suo figlio diventi omosessuale , che esca con il suo nuovo amico del campo nomadi , e che non riesca mai ad imparare il passo dell’oca . A parte questo ( a parte questo mio personale obbiettivo , a cui tengo ), più seriemente … Le due categorie universalismo/relativismo non sono affatto antitetiche : sono , in teoria , perfettamente tese a mescolarsi ed arricchirsi continuamente a vicenda . Ma queste due categorie saranno sempre in conflitto fino a che rimarranno incastrate nelle logiche dei rapporti di forza capitalisti ( come quelle della sindrome dell’arroccamento classista delle piccole patrie , ad esempio ) . Quindi la fratellanza universale , nella sostanza , per quanto mi riguarda , consiste più o meno in questo : “proletari di tutto il mondo unitevi” ( dall’ultima frase di Carletto Marx in “Indirizzo inaugurale dell’Internazionale , 28 settembre 1864 , Londra” ) .

  • tania

    Bene .. Un solo appunto . Sognare di riscrivere l’Europa , di ribaltarne l’impostazione ( cambiare lo statuto della BCE , cancellare i trattati neoliberisti , uscire dalla NATO ecc…ecc.. ) può essere considerato un sogno difficile da realizzare , quasi impossibile , ma non c’entra l’ipocrisia . Dovrei anche poi capire come l’Islanda ( è che sono ignorante in economia ) sia riuscita a ristrutturare il suo debito .

  • stefanodandrea

    Sull’islanda sono poco informato. Ma il caso era diverso da quelo di Grecia ne Argentina e a rigore dal nostro. Quindi non credo ci siamì molto da apprendere se non per il sistema che hanno utilizzato per una partecipazione di massa (ma sono in tutto 3000000) per partecipare alle decisioni.
    Il sogno, che non è una bellissima parola in politica, lo puoi mantenere. Il roblema è capire che la UE non può cambiare sé stessa nell’opposto di quello che è. O meglio, tu puoi sognare e agire per cinquanta anni. Raggiungere l’unanimità in Italia. Fare3 sacrifici enormi. Ma se i tedeschi non vogliono non si fa. Tu affideresti la tua vita, decenni di imegni e di sforzi a una volontà altrui sulla quale non puoi influire? Vuoi allmeno minacciare di uscire dalla UE? Vuoi dare un ultimatum? A parte ciò, non ho mai capito per quale ragione alcuni credono che la disciplina dei rapporti economici sarebbe migliore se a decidere fosse un parlamento europeo, rispetto a quella che potremo avere se in libertà decidessimo noi. Comunque è una opinione diffusissima. Che tuttavia non trova alcuna spiegazione razionale. Io sono abituato a fondare ogni scelta sulle mie forze (o del mio ngruppo o associazione o famigia) e quindi psicologicamente sono molton restio a credere che dagli altri possa venirmi qualche cosa di buono, salvo il caso. Ce la fai a venire a Chianciano? Molti profili sranno sviscerati da oratori bravi. Ciao

  • neutrino

    scuse

  • neutrino

    sofismi

  • tania

    No , sono già impegnata e non posso muovermi . E mi dispiace perchè la scaletta degli interventi è molto bella . Spero poi di leggerne qualcosa . Ciao

  • cardisem

    Io c‘ero alla manifestazione. Sono rimasto sorpreso, ma non ritengo che la manifestazione sia stata un fallimento. Per la mia analisi sto raccogliendo tutti i pareri. Io non ho usato nessunissima forma di violenza, ma se qualcuno – rischiando parecchio di suo – ritiene di esprimere in questo modo la sua disperazione (sempre che non vi sia stato l’azione di infiltrati) posso io censurarlo? Vi sarà la repressione? Che vuol dire? Che mi impediranno di partecipare a qualsiasi manifestazione futura?… Magari come negli USA dove non si possono lanciare slogans che superino determinati decibel… Se un popolo non ha più il diritto di manifestare, o lo trova “regolato” e “sbeffegiato”, non mi si venga a parlare di popolo “sovrano”…

  • af74

    Scusate ma non voglio sembrare banale, ne tantomeno rompiscatole ,andando a dire sempre le stesse cose da oltre 1o anni ,
    percio riporto il testo di un altro sito (byebyeunclesam)datato 01/04/2009 anche se la notizia e’ del 2002 :

    Viviamo tempi in cui ogni evento di cronaca nera o fenomeno di criminalità costituisce un buon pretesto per militarizzare ulteriormente il territorio (e le coscienze)… tempi in cui la protesta sociale va assumendo connotati violenti, gli studenti vengono definiti – a giorni alterni – guerriglieri e/o teppisti ed allora…

    Uno studio NATO del 1999 descriveva come probabile che nel futuro le forze dell’Alleanza Atlantica dovessero condurre operazioni in aree urbane, a fronte di capacità per operare in un simile ambiente che sostanzialmente erano quelle dei tempi della seconda guerra mondiale, caratterizzate quindi da alti livelli di perdite umane ed ingenti “danni collaterali”. Ritenendo tali effetti inaccettabili, la NATO chiese alla Research & Technology Organisation (RTO) di insediare un gruppo di studio per l’analisi delle operazioni nelle aree urbane.

    Sette Paesi membri NATO – Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda e Stati Uniti – diedero il proprio assenso a fornire studiosi. La prima riunione del cosiddetto Studies, Analysis and Simulation Panel Study Group (SAS-030) ha avuto luogo a Washington nel giugno 2002; a questa ne sono seguite numerose altre in vari Paesi NATO, durante le quali il gruppo di studio SAS-030 ha lavorato per sviluppare un quadro concettuale per le operazioni in aree urbane a sostegno delle future missioni e compiti della NATO.

    Ne è infine risultato un rapporto di 140 pagine denominato “Urban Operations in the Year 2020″ (UO 2020) , pubblicato nell’aprile 2003.
    Esso esamina la natura dei campi di battaglia ed i tipi di forze terrestri da impiegarvi con le loro caratteristiche e capacità.

    L’ipotesi di partenza è l’aumento esponenziale della popolazione mondiale e crisi economica ,che provocherà crescenti tensioni economico-sociali, alle quali si potrà far fronte – secondo il rapporto – solo con una presenza militare massiccia, spesso su periodi di tempo prolungati.

    In tale quadro, il mondo politico e l’opinione pubblica saranno spinti a chiedere azioni rapide, decisive e “chirurgiche”, non alla portata delle normali forze di polizia se non a rischio di forti perdite od addirittura di ritirate catastrofiche di fronte a folle ostili.

    D’altro canto, un uso tradizionale dell’esercito magari inviato all’ultimo momento potrebbe essere controproducente e scatenare ulteriormente l’ira della popolazione tumultuante.

    Per questo motivo, nell’UO 2020 si consiglia di iniziare gradualmente ad utilizzare l’esercito in funzione di ordine pubblico all’avvicinarsi della crisi mondiale ipotizzata per il 2020.

    Stando a questi ,ed a altri documenti e dico documenti Governativi ,
    mi viene da dire ,ma cavolo possibile che esista ancora gente che crede alla tessera del tifoso,e ora tessera dello sciopero ,
    e al fatto che la polizia sia senza benzina ,e che bisogna usare alpini
    e altri reparti di supporto ,possibile che crediate che siano casuali,
    possibile che crediate a una crisi che e’ tutto tranne che reale ma e’ solamente un discorso virtuale.

    a me raccontano sempre questo storiella per farmi capire come italiano agisce agli stimoli informativi :

    c’e una diga che vistosamente si sta crepando ,
    Il popolo che abita il paese a 50 km e’ molto allarmato e urla di fare qualche cosa e c’e chi trasloca .

    Il popolo del paese a 10 km e’ allarmato ma e’ sicuro che il governo provvedera le crepe si vedono ,come non agire.

    Il popolo sotto la diga non e’ per niente allarmato, e se gli chiedi ti rispondera ,

    la diga e’ sempre stata li, cosa vuoi che venga giu.

    ed e’ cosi che italiano risponde agli stimoli del informazione..

  • Allarmerosso

    “Dovrei anche poi capire come l’Islanda sia riuscita a ristrutturare il suo debito ”

    Semplicemente non pagando mandando a cagare i creditori e i ricattatori usurai !

  • Giancarlo54

    E chi ti dice che i fascisti non siano ANCHE omosex? E chi ti dice che i fascisti non possano avere amici Rom?

    Quanti anni hai, cara Tania?

  • Giancarlo54

    Non si insisterà mai abbastanza sul concetto di sovranità nazionale. Concetto fascista? Concetto rossobruno? E chi se ne frega! L’importante è che il concetto sia giusto. Tania, che è una brava ragazza, per fare dispetto ai “fascisti” si schiererebbe anche con Draghi e Trichet. Si schiererebbe o si schiera?

  • Giancarlo54

    Per quel che penso io, potrai partecipare ai milioni di manifestazioni ma non cambierà mai nulla se non si riuscirà a capire contro chi si manifesta.