LOBOTOMIA MORALE

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Il Pentagono medica i suoi soldati per mutilare la loro memoria ed i loro sentimenti

DI JUAN GELMAN
Rebelion

Non è il mero lavaggio di cervelli, di cui si occupano quotidianamente governi come quello della Casa Bianca dove collocano i loro posteriori – unica materia pensante che, apparentemente, possiedono – i fautori di guerre infinite, o certi media, certi programmi radio, certe catene televisive. È qualcosa di più: è la mutilazione di sentimenti morali come il pentimento, la colpa, la memoria dell’orrore, la solidarietà, la compassione, la ripugnanza ad ammazzare altri esseri umani e perfino la dignità del combattimento. Il Pentagono ha preso misure affinché niente di tutto ciò assalga i suoi soldati che considera appena materiale eliminabile. Lo ha ufficializzato il Congresso degli USA.
La Legge di psicologia Kevlar del 2007 autorizza il Dipartimento della Difesa “a sviluppare ed applicare un piano di misure preventive e d’intervento precoce, di pratiche o procedimenti che riducano la possibilità che il personale in combattimento soffra disordini post traumatici (PTSD, per la sigla in inglese) ed altre psicopatologie relazionate con lo stress, includendo l’utilizzo di sostanze” (www.opencongress.org, 31-7-07). La sostanza è il [propanolo] [v. NdR] e questa preoccupazione ha delle ragioni: quasi il 40 percento dei soldati, un terzo dei marines e la metà delle guardie nazionali che hanno lottato in Iraq soffrono di gravi confusioni mentali, come è riportato in una relazione del Gruppo di Studio del Pentagono sulla Salute Mentale, (www.defenselink.mil, 15-6-07). Nella relazione relativa ai suicidi nelle forze armate statunitensi dopo l’invasione e l’occupazione dell’Iraq si registra che il tasso di effettivi che si sono dati la morte per mano propria nel 2006 è il più alto dal 1980 (www.armymedicine.army.mil, 2006). La CBS ha informato in dicembre che, in base ad un’indagine che ha portato a termine, più di 6250 veterani si sono suicidati nel 2005, circa 17 al giorno. Le perdite al fronte sono state molto minori. La morte non cessa di lavorare dopo gli spari.

La logica della legge Kevlar è semplice: se i giubbotti antiproiettile proteggono il fisico dei militari statunitensi, perché non usare droghe per proteggere la loro soggettività? Dalla Seconda Guerra Mondiale, il Pentagono sviluppa metodi per modificare i valori etici che le famiglie e la scuola inculcano alle reclute. Il tenente colonello Peter Kilner è stato molto chiaro al riguardo: “L’allenamento militare moderno condiziona i soldati affinché reagiscano davanti agli stimoli e questo massimizza la loro capacità letale, superando ogni autonomia morale. Si condizionano i soldati affinché agiscano senza considerare le ripercussioni morali delle loro azioni, li si considera capaci di ammazzare senza prendere la decisione cosciente di farlo. Se non possono giustificare davanti a se stessi l’atto di ammazzare un altro essere umano, probabilmente e comprensibilmente si sentiranno molto colpevoli e questo si manifesterà in un PTSD e danneggerà la vita di migliaia di uomini che compiono il loro dovere al fronte” (The New Yorker, 5-7-04). Il colonello Kilner è professore di filosofia ed etica a West Point. Come definirà l’etica nelle sue lezioni?

La capsula di [propanolo] [v. NdR destinata agli effettivi statunitensi ha effetti vari. È come una pastiglia del giorno dopo, attenua o spegne la memoria degli orrori visti e commessi. Questa tecnica di congelamento della sensibilità e della memoria spiega la paura delle famiglie che si stabilisce nelle case quando i veterani ritornano ed esercitano una violenza indiscriminata. Anche il numero di violazioni dentro le forze armate degli USA: sono aumentate a 2374 casi nel 2005, un incremento del 40 percento rispetto all’anno anteriore, e si tratta solamente dei casi denunciati. Il generale K.C. McClain, Maggiore del gruppo di studio del Pentagono incaricato della prevenzione e risposta alle aggressioni sessuali nelle proprie fila, ha sottolineato: “Gli studi indicano che si notifica solo il 5 percento di questi fatti”, (www.defenselink.mil, 16-3-06). Se così fosse, tali aggressioni avrebbero superato la cifra di 47000 nell’anno investigato, più di 130 al giorno. Una meraviglia, suvvia.

È noto che il [propanolo] [v. NdR] s’impiega con fini terapeutici, tra le altre cose per ridurre la pressione sanguigna e porre un limite alle aritmie del cuore. Alcuni atleti l’utilizzano a mo’ di doping con l’obiettivo di migliorare il loro rendimento. Per il Pentagono è un’altra cosa: una garanzia che le truppe perpetrino qualunque crimine senza avere dubbi e che possano continuare a commetterli. La legge Kevlar facilita la “cura” degli impulsi suicidi e le confusioni mentali che sperimentano gli effettivi nordamericani mutilando la loro memoria ed i loro sentimenti. La lobotomia morale esiste.

Juan Gelman
Fonte: www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=61789
14.01.08

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di GIANNI GIULIANI

[NdR]: Come segnalato giustamente dall’utente MarcoBazzato e come a molti non sarà sfuggito, il termine “propanolo” è errato. Rappresenta la traduzione del termine (inesatto) presente nell’articolo originale di rebelion: “propanolol”. Il termine esatto è invece propranololo, farmaco che rientra nella categoria dei betabloccanti. L’errore di non mettere la lettera “r” nella seconda sillaba è abbastanza comune, così come per motivi di scrittura può scomparire l’ultima sillaba: il risultato è la parola propanolo, che, come ben specificato dall’utente, è un alcol, usato come solvente nell’industria e che non ha niente a che vedere con il propranololo.

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