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LETTERE DAL TERREMOTO – HO VISTO L’AQUILA

FONTE: NAUTILUS.MAGAZINE.BLOGSPOT

A un mese e mezzo dal terremoto che ha devastato la provincia de L’Aquila, la situazione è tesa, drammatica e irrisolta.

Questa lettera è stata scritta da Andrea Gattinoni, un attore che si trovava a L’Aquila per presentare un film. Le parole sono dirette a sua moglie ma rappresentano un’efficace testimonianza per tutti quelli che a L’Aquila non ci sono ancora stati.

Voglio partire da qui per far luce su cosa sta accadendo in Abruzzo. Ho contattato volontari e abitanti affinchè ci fosse un supporto alle parole di Andrea o (magari) una smentita, perciò man mano che mi arriveranno altri riscontri aggiornerò questo blog.
Elisabetta Fiore


HO VISTO L’AQUILA – Lettera a mia moglie scritta ieri notte

Ho visto l’Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia ciascuno agli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell’unico posto aperto, dove vanno tutti, la gente, dai militari alla protezione civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati. Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può Fare” . Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, AnnaMaria, Franco e la sua donna.

Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.

Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa. Francesca stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo. Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era la parola ‘cazzeggio’. A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è oscurato. La città è completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate? Lì???? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente. Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L’Aquila.

Poi c’è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E’ come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli nulla. Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l’ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che lì va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che “quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l’intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente”. Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti lì è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c’è più, tutto perduto.

Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C’era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie. E poi quest’umanità all’improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato lì. Ci voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.

Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c’erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli ‘Assaggi, assaggi’. Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finché Michele non l’ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: “Non bisogna perdere le buone abitudini”.

Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.

Fonte: http://nautilusmagazine.blogspot.com
Link: http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/05/prove-tecniche-di-regime.html
18.05.2009

Pubblicato da Davide

  • Cornelia

    Questa lettera è allucinante, l’avevo già letta stamattina. Mi auguro sia un’esagerazione.
    Fatela girare, almeno forse sapremo se è vera…

  • Galileo

    Dovremmo stare là.

    Questa volta dovremmo davvero alzare il culo dalla nostra sedia per il G8 e se volete portatevi pure dietro la tastiera, ma per tirargliela adosso a questi hijos de puta.

  • Tao

    ABRUZZO: RISERVE DI INDIGENI NELLE “NEW TOWN”

    DI NICOLETTA FORCHERI
    mercatoliberotestimonianze.blogspot.com

    Al momento di pubblicare la notizia di Marco Cedolin sotto, apprendo dai TG che stanno effettuando gli espropri di terreni agricoli nelle periferie dei borghi terremotati di Abruzzo. Ogni qualvolta che sento la parola “esproprio”, trasecolo, un fremito mi percorre all’idea delle sofferenze di chi viene strappato dalla propria terra, dal suo orticello, dal suo pezzo di identità, come se gli strappassero un pezzo di sé, e non posso non pensare alla violenza inaudita inferta ai palestinesi, tutte le volte che si sradicano i loro ulivi, piante secolari essenziali per la loro identità culturale.

    I paesaggi e i borghi fanno parte della nostra identità, vengono introiettati nella nostra coscienza, e contengono riferimenti identitari, punti di ristoro, momenti di tregua, purtroppo anche disturbi laddove recano ferite aperte, ma più spesso ricordi, cui sono legate le nostre personali emozioni, o quando assurgono valori simbolici, i nostri sentimenti comuni di appartenenza di popolo, di paese, di tribù. I paesaggi e i territori, sui quali hanno sudato i nostri avi per renderli coltivabili, per arrestarne gli smottamenti con terrazze, per ricostruirli dopo i terremoti, trasudano di energia atavica che ci racconta e ci nutre – ci tramanda – per chi volesse recepirla, la nostra stessa storia, da dove noi veniamo. Non solo, essi ci indicano anche la strada, il filo di arianna, la bussola per orientarci in un futuro che ci invade, violento, come un mare in burrasca. In quei pezzi di paesaggio intonsi risiede la chiave, lì possiamo dipanare la matassa, lì possiamo cogliere tesori di sapere, lì giacciono risorse per nutrirci, lì il nostro specchio per sapere chi siamo, lì la nostra strada per sapere dove e come ci andiamo. In quelle magiche intricate piantine dei nostri borghi, e delle nostre città storiche, tutta l’arte di vivere e di convivere dei nostri nonni, la loro stupenda funzionalità, la loro semplice ingeniosità. Lì tutte le nostre ricchezze e i nostri ori – che altri non ce ne sono.
    Quando sento quella infausta parola, non riesco ad allontare dalla mente quella mia persistente visione di un popolo, il nostro, spostato in campi profughi, container, camper o in squallide periferie di palazzoni tipo HLM, con strade larghe, private di verde, di negozi, di piazzetta, di fontana, di sagrato della chiesa, private del buio e delle stelle. Private del cielo blu. Cielo grigio di scie chimiche. Telecamere in ogni angolo. Privacy come gruviera. Nessun salotto cittadino. Nessun giardino. Nessuna fierezza. Solo una squallida prigione di cemento dove l’umano diventa alieno, si estranea, e il tessuto sociale si sfalda. Tutti debitori, tutti incasellati – persino le aiuole – in squallide statistiche attuariali.

    E non posso non chiedermi come mai non sia più affermato chiaro l’impegno di ristrutturare tutte le case dei centri storici. E non posso non pensare alla colonizzazione dei centri storici e alla cessione di interi borghi a qualche riccastro saccheggiatore del pianeta o a qualche tour operator – come sta avvenendo in tutta Italia. Grazie allo sfratto degli indigeni nelle nuove riserve di indiani chiamate “new town”.

    Nicoletta Forcheri
    Fonte: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com
    Link: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/05/abruzzo-palestinizzazione-ditalia.html
    15.05.2009

    Chi pagherà la ricostruzione in Abruzzo?

    Si stanno gradualmente spegnendo i riflettori dell’attenzione mediatica intorno ai terremotati d’Abruzzo. Si stanno spegnendo, dal momento che dopo avere costituito una passerella senza paragoni per faccendieri politici di ogni risma e colore, recatisi all’Aquila come tanti Re Magi a portare in dono “parole di solidarietà”, ora il tempo delle parole sembra essere terminato, mentre sta sopraggiungendo quello della ricostruzione, per realizzare la quale occorrono i denari che la politica della commozione televisiva non sembra avere alcuna intenzione di scucire.

    Proprio in merito ai finanziamenti per ricostruire le case crollate e gravemente lesionate, la situazione si sta facendo ogni giorno che passa più surreale, con il governo impegnato in complessi esercizi di equilibrismo, volti a salvaguardare i risultati della campagna elettorale. Risultati che rischierebbero di venire compromessi qualora fosse chiaro a tutti che i cittadini abruzzesi si vedranno costretti a sovvenzionare la ricostruzione di tasca propria, attingendo ai propri risparmi o indebitandosi con le banche.

    In un emendamento al decreto legge per L’Abruzzo il governo ha scritto che “il contributo è determinato in ogni caso in modo tale da coprire integralmente le spese occorrenti per la riparazione, la ricostruzione nello stesso comune, o l’acquisto di un alloggio equivalente che rispetti le misure antisismiche”. Quanto basta per potere affermare trionfalmente in TV e sui giornali che lo Stato coprirà al 100% le spese di ricostruzione per i terremotati.
    All’interno dello stesso emendamento si può però leggere che l’erogazione dei contributi funzionerà “anche con le modalità del credito di imposta e di finanziamenti agevolati”. Ed ecco l’inghippo, probabilmente destinato a concretarsi dopo la chiusura delle urne, in virtù del quale i cittadini abruzzesi scopriranno di essere costretti a “tirare fuori” in prima persona la maggior parte dei denari necessari per ricostruire le loro abitazioni.

    Immaginando un “contributo statale” di 150.000 euro (limite massimo fissato dal governo) questo sarà infatti ripartito con tutta probabilità in tre parti. Un acconto di 50.000 euro verrà anticipato realmente e costituirà l’unico contributo sul quale il disgraziato terremotato potrà effettivamente contare. Altri 50.000 euro verranno offerti sotto forma di credito d’imposta. Il terremotato potrà cioè scalarli man mano dalle tasse che dovrà pagare negli anni a venire, sempre che egli continui ad avere un lavoro e pertanto a percepire un reddito sul quale pagare le tasse.
    Gli ultimi 50.000 verranno concessi per mezzo di un mutuo agevolato. Il terremotato potrà insomma farsi carico di un mutuo presso le banche, da restituire in prima persona, detraendo la rata del prestito dai suoi redditi futuri, sempre ovviamente che questi esistano.

    I terremotati abruzzesi che possiedono sufficienti risorse finanziarie potranno insomma ricostruire le proprie case a loro spese, con un contributo dello Stato che andrà da uno a due terzi, a seconda del fatto che essi abbiano o meno la fortuna di continuare a percepire un reddito negli anni a venire. Quelli che non posseggono le risorse finanziarie, saranno destinati ad albergare a tempo indefinito nelle baracche, nelle tende o nelle cuccette delle carrozze ferroviarie dimesse, continuando a chiedersi come sia potuto accadere, dal momento che il governo aveva assicurato la copertura del 100% delle spese di ricostruzione, prima delle elezioni.

    Marco Cedolin
    Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.com
    Link: http://ilcorrosivo.blogspot.com/2009/05/chi-paghera-la-ricostruzione-in-abruzzo.html
    14.05.2009

  • Biribissi

    Non siete stanchi ancora di questo schifo..questi sono nostri fratelli..come lo sono i migranti rinchiusi nei ctp..come la gente che muore a lavoro..o in mare arrivando in questa schifezza che ci piace chiamare democrazia..perchè non siamo stanchi? perchè non ci alziamo dalle nostre seggiole e ci vediamo in strada in mezzo ai nostri fratelli..siamo stati troppo richiusi qui dentro davanti alle scatole parlanti..ci hanno rintronato..ribaltiamo questo mondo orribile!

  • Starway

    Qualche giorno fa lessi un testo che circola in rete credo da meno di due settimane che diceva bene o male le stesse cose sconcertanti contenute in questa lettera.
    Il tono molto polemico e la mancanza di riscontri o testimonianze a favore mi avevano indotto a pensare che fosse una bufala o una montatura, ma mi devo ricredere…
    In particolare mi avevano colpito le notizie delle irruzioni notturne (tipo campo di concentramento nazista), del rifiuto della protezione civile di mettere un collegamento internet a disposizione della gente nelle tendopoli, il disagio degli anziani e, cosa sconcertante e che credevo impossibile… uomini e donne costretti a farsi la doccia in pubblico sotto gli occhi maliziosi dei militari perchè non ci sono docce al coperto…
    Se tutto questo fosse verificato viene da pensare ad una vera e propria strategia atta a debilitare moralmente e fisicamente i cittadini dell’Aquila, probabilmente per evitare che possano impegnare troppe energie in attività scomode come recuperare le loro abitazioni prima che vengano demolite, denunciare qualcuno, ribellarsi etc…

    E la cosa più incredibile sono i tg che danno un’immagine diametralmente opposta, grazie a montaggi ad oc e sovrapposizioni di domande/risposte parrebbe quasi che la gente sia felice di vivere nelle tendopoli…

  • hansolo

    Beh guardate, io sono aquilano e, anche se vivo e lavoro da molti anni a Roma, all’Aquila ho tutti i familiari, amici a parenti a Paganica, San Gregorio, San Pio delle Camere. Ho amici medici che lavorano nelle tendopoli. Ecco cosa mi ha riferito uno di loro (assolutamente non sospettabile di essere “allineato” col governo):

    Beh… insomma… l’articolo mi sembra un po’ troppo truculento. Sotto le tende bene non si sta, ma non sono nemmeno campi di concentramento, e di sicuro non ci sono droghe e psicofarmaci tollerati per tenere buona la popolazione… Ma l’articolista dov’è andato, in una tendopoli di hippies?

    Alcuni parenti da me invitati a casa mia a Roma per toglierli dalle tende hanno preferito rimanere… Se fosse così terribile non avrebbero esitato ad accettare il mio invito.

    Però gli aquilani sono di indole scontrosa e solitaria, quindi i disagi anche gravi nel vivere da più di un mese ammassati sotto le tende sfociano spesso litigi, quando non addirittura vere e proprie aggressioni. Qualche giorno fa un marito ha spaccato il naso alla moglie, poi è stato inseguito per mezzo accampamento, in un altro caso in una rissa fra rumeni c’è scappato un accoltellamento ed i carabinieri hanno inseguito l’accoltellatore fra le tende: è chiaro che in casi del genere può capitare che i militi entrino nelle tende, ovviamente senza chiedere il permesso! Però tutti dicono che i volontari della protezione civile ed i militari si stanno prodigando oltre ogni umana sopportazione.

    I problemi stanno nella “testa”… Chi comanda e prende decisioni troppo spesso non ha le conoscenze necessarie per farlo!

    C’è inoltre il sospetto che stiano espropriando modesti poderi di poveracci mentre non toccano aree dichiarate edificabili già prima del sisma, ma di proprietà di gente che non può essere scontentata… Costruttori in primis.

    Il nervosismo è anche dovuto all’enorme confusione che si sta facendo con il balletto di cifre sulla ricostruzione prossima ventura: prima Berlusconi dice che lo Stato si farà carico di ricostruire tutto a tutti, ma leggendo la prima stesura del decreto Pro Abruzzo le cifre non solo erano palesemente inadeguate e spalmate in un intervallo di tempo eccessivo (24 anni!), ma non sarebbero nemmeno state erogate per intero: per esempio dei 150.000 euro che si diceva sarebbe stato il tetto massimo per il rimoborso per chi avrebbe dovuto ricostruirsi la casa, lo Stato ne avrebbe dati a fondo perduto solo 1/3, un altro terzo sarebbe stato erogato per mezzo di un mutuo agevolato ed il restante terzo lo avrebbe dovuto pagare il cittadino (terremotato!!!) di tasca sua recuperandolo poi nel corso di diversi lustri sotto forma di credito d’impsta…
    Ora si dice che non ci saranno limiti al rimborso, ma l’implacato del decreto, quello che avrebbe dovuto essere sostituito, è rimasto inalterato: non si sa bene come saranno forniti i soldi e si continua a parlare di credito d’imposta…

    Aggiungiamoci che nulla si muove per rimettere a posto le scuole: se il prossimo settembre la maggior parte delle scuole non riaprirà L’Aquila avrà la sorte segnata: abbandonata dalle famiglie con figli in età scolastica, rimarrà abitata solo dagli anziani e da qualche giovane universitario…

    Last but not least, il campanilismo becero e, in questo caso, davvero criminale dei politici abruzzesi, che da sempre cercano di sottrarre all’Aquila quanto più possibile: uffici regionali, istituzioni di prestigio, finanche facoltà universitarie! In tutta la regione si sentono tromboni infami parlare entusiasti di “occasione irripetibile”.
    Cosicché il rettore dell’Università per non correre il rischio che le altre università della regione gli freghino corsi e studenti (Ingegneria in primis, una delle migliori facoltà tecniche italiane e forse europee), è costretto a fare i salti mortali per far rimanere quante più facoltà e corsi nella zona dell’Aquila.Gli altri pubblici amministratori sono alle prese con le stesse preoccupazioni e precauzioni…

    Insomma, una miscela esplosiva che, se non sarà gestita al meglio, tra qualche mese rischia di innescare qualcosa di veramente terribile.

    Chiudo il mio intervento con una nota storica: Aquila nascette pe’ protesta, contro le prepotenze dei baroni: spero che per far rinascere la mia città non ci sia bisogno di altre iniziative così drastiche!

  • Delet

    Studiavo, e studio a L’Aquila…i due anni passati ho vissuto nella Casa dello studente…Basta questo per capire cosa si può provare di fronte ad uno scenario insolito come quello di una città post-terremoto, città in cui si è vissuti. E posso dire, essendo stata a L’Aquila, che la descrizione fatta è un pò esagerata. Non dico che TUTTI stanno vivendo alla stessa maniera e con le stesse risorse..dico anche che c’è discriminazione, ma qui l’esagerazione è davvero troppa…quasi da film.

  • dannati

    SonoAbruzzese diversi amici di famiglia aquilani hanno a noi riferito che la situazione non è bellissima nessuno ha parlato di maltrattamenti o torture ma pidocchi sfuriate spaccio molta gente ha abbandonato le tende perchè non è umano restar 3 mesi in certe condizioni -caldo ,pochi bagni non puliti , e anche il cibo ha causato qualche problema ,per il resto io non posso che provare tanta tristezza e rabbia a nessuno sembra interessare nulla di questa regione se non a sporchi e corrotti politici .

  • Kiddo

    Sono un Vigile del Fuoco e sono tornato ora da l’Aquila. Non posso dire cosa succeda nei campi, ne ho visto solo uno e mi sembrava gestito e organizzato abbastanza bene dalla Prot.Civ. della regione Lombardia. Ma un solo campo non fa testo. Ho lavorato per 8 giorni nella zona rossa e quello che posso dire con certezza è che il 98% delle risorse, umane ed economiche, sta andando alla chiesa cattolica. Agli altri , solo le briciole…. Al Duomo a alla chiesa di S.Bernardino operano 4 gru da 80-100 metri di altezza che mi dicono costino 2000 euro al giorno di noleggio, piu’ gli extra.
    Molte persone avrebbero la casa agibile se solo qualche tecnico la dichiarasse tale, ma i tecnici sono tutti troppo impegnati a leccare c.li ecclesiastici, a tentare di puntellare chiese che sanno benissimo di non poter salvare. I volontari che a vario titolo operano nella zona rossa, sono li’ per recuperare quadri, statue e oggetti dalle varie chiese e chiesette. Non per fare dell’anticlericalismo spicciolo, ma vi assicuro che i soldi per i preti arriveranno eccome, tanti, e direttamente dalle nostre tasche.

  • alex_the_big

    dal blog di David (https://marronaldo.maciste.it)

    Ho visto l’Aquila. Un silenzio spettrale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi .Un militare a fare da guardia ciascuno agli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nel mio negozio, perché è quasi un bunker, anche se non c’è il gas né una doccia. Ho mangiato bruschette con pomodori: vengono bene con il fornelletto elettrico. I ristoranti, comunque, sono aperti e in questo periodo fanno anche discreti affari. Sembra un paradosso ma è così; si riempiono verso le undici, quando la città dorme, animati da vigili, volontari di tutti i generi, politici. A ora di pranzo invece vanno forte gli ambulanti che fanno panini. Per gli aquilani ospitati negli alberghi ma che ogni giorno vengono qui a lavorare sono l’ideale, per velocità e prezzi.
    Ho parlato con amici, conoscenti e anche persone di cui prima ignoravo l’esistenza. Ho parlato con chi è in albergo fuori l’Aquila, con chi è in tenda, con chi, come noi, ha cercato una soluzione diversa. Ti sembrerà strano, ma spesso ho la sensazione che gli anziani siano ringiovaniti. E’ successo a mia nonna per esempio. Quando sono andato nella tendopoli (e nessuno mi ha perquisito) per portarla a Roma non è voluta venire. Il terremoto ha inciso un po’ sulla sua salute, ma le ha dato molta compagnia. La sua mente, prima poco allenata, è come se si fosse aperta. Ora parla con molte persone, gira con vestiti diversi, si sente più simili agli altri. E più vicino.

    La Terra sa essere cattiva, per venti secondi, noi sappiamo essere indifferenti, che forse è peggio, per tutta una vita. Hanno portato internet nelle tendopoli, giochi, cibo, vestiti; solo che ciò non basta ad evitare situazioni spiacevoli. E un po’ lo capisco, ma non so se potete capirlo voi. Ho litigato con persone che amo, facendo pace subito dopo, perché non sempre è facile mantenere la calma. Voi state vedendo ciò che ci accade, noi lo stiamo vivendo. Arriverà il g8 e non so cosa significherà per la città. Come tutto avrà un suo lato oscuro, ma c’è dell’altro e non possiamo negarlo. Le delegazioni dei paesi più ricchi al mondo non potranno vedere questo triste spettacolo e non muovere un dito. Il nostro nome oggi associato a morte e distruzione sarà paradossalmente più facile da vendere tra qualche anno. Strade troppo strette in passato saranno più larghe.

    Sai, un mio amico si sposerà. A differenza di molti non ha spostato il suo matrimonio e io sarò il suo testimone. Quindi in fretta e furia dovrò farmi la cresima. Il prete mi ha detto che è un incontro con Dio, io gli ho risposto che molte volte con l’altissimo ho avuto solo scontri, perché mi sembra così strano che un essere buono e perfetto possa aver dato vita a questo mondo. È difficile gestire la mia solitudine, ora come non mai. Credo che la fede possa aiutare molti, solo che le chiese sono quasi tutte inagibili e per questo ne hanno costruita una piccola in legno.
    Ero abituato a spiegare dove fosse la mia città e ora non sarà più così, ma leggendo qua e là su internet, o guardando la tele ancora ho la percezione che da fuori vi sfugga qualcosa. Il terremoto ha spostato la terra, il Gran Sasso, un piccolo lago addirittura; ma pensi davvero che possa indurre un uomo a cambiare idea? Non è così facile purtroppo, però è comodo pensarlo, o forse è comodo vedere tutto il marcio all’esterno. Ci lamentiamo di una classe politica che in fondo è ciò che meritiamo, uno specchio fedele del nostro grado di civiltà. E se uso il corpo di questa lettera per scrivere la mia è solo per manifestare parte di un mio fastidio: si dovrebbe parlare di meno, o si dovrebbe farlo in punta di piedi. Un giorno con più tempo a disposizione ti racconterò di come si può fare disinformazione dicendo sempre la verità. E comunque, tornando a prima, perché ora non dovrebbe esserci la droga, la delinquenza, la cattiveria? Piove tanto forte che leone e gazzella dormono sotto lo stesso albero, ma l’uomo è diverso. Non eravamo nel paradiso terrestre e adesso anzi un piccolo passo verso l’inferno l’abbiamo pure fatto. Nonostante questo non me ne voglio andare e voglio rivedere la mia città come l’avevo lasciata il 6 aprile alle 3 e 31. Quello che è stato è stato. E non lo posso cambiare. Quello che sarà, invece, dipende anche da me…

  • dannati

    io invito tutti gli abruzzesi a dire basta a scendere in piazza a dire basta alla volgarita’ dei nostri politici invece di star dietro a pseudo alternativi dell’informazione ! ma forse questo terremoto non ha insegnato nulla non sta insegnado nulla Cialente fatti sentire il signor Chiodi sembra scomparso…. e presto fuggiranno tutti con il bottino