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LETTERA APERTA AGLI ONOREVOLI BOSSI E FINI…

…E A TUTTI GLI ITALIANI CHE SULL’IMMIGRAZIONE LA PENSANO COME LORO

DI MAURO MANNO

Oggi, domenica 28 ottobre, non prenderò lo spunto dalla stampa israeliana o anglosassone ma, banalmente, da Televideo sul quale leggo la seguente notizia.

Sbarco immigrati, trovati sei cadaveri
Sono stati trovati altri tre cadaveri di immigrati finiti in mare a Roccella Ionica, in Calabria, dopo che si era spezzato il barcone sul quale viaggiavano.
Sale così a sei il bilancio delle vittime di uno sbarco finito tragicamente. In oltre cento sono giunti su un barcone che si è spezzato arenandosi.
Due corpi erano stati ripescati subito in mare. Un terzo era stato trovato successivamente. Proseguono le ricerche.
I clandestini sono palestinesi.

Onorevoli Bossi e Fini
Voi tenete a salvaguardare il carattere di italianità della nostra patria. L’On. Bossi forse è solo interessato a salvaguardare il carattere padano del nord. Ma avete unito i vostri sforzi ed avete elaborato una legge che porta il vostro nome e che mira a tenere lontano dalle nostre coste quanti più immigranti è possibile. In questo avete trovato il sostegno (e i voti) di numerosissimi italiani.
Voi sapete perfettamente che il fenomeno dell’immigrazione dai paesi del cosiddetto ‘terzo mondo’ (dico cosiddetto, perché sempre del nostro mondo si tratta) è un fenomeno estremamente complesso. Un fenomeno epocale.
Le condizioni di povertà e di violenza che persistono e si acutizzano nel cosiddetto terzo mondo sono le cause principali di questo terribile fenomeno. Voi lo sapete benissimo. O dite di saperlo.
Un problema così vasto e complesso o lo si risolve alla radice o non lo si risolve. Voi avete scelto la strada di non affrontare alla radice il problema, quindi avete scelto di non risolverlo affatto. La vostra scelta è completamente ipocrita. Fare degli accordi con i paesi della riva sud del Mediterraneo perché essi facciano i poliziotti per conto nostro e fermino nei loro paesi gli immigranti non serve a nulla. Non serve a nulla fornire loro tecnologie, motovedette e filo spinato per catturare e trattenere gli emigranti nel loro paese. Paesi come la Libia, l’Algeria o la Tunisia ci chiedono soldi e gli strumenti che ho appena menzionato per poter fare la bisogna che gli assegniamo. Tempo e denaro perso. Le cifre ce lo dimostrano. Buttiamo solo denaro o piuttosto lo regaliamo ai regimi repressivi di quei paesi che così lo usano soprattutto per reprimere i loro stessi popoli. Gli emigrati continuano a venire, clandestinamente, e non è questione della modifica della vostra legge da parte del governo Prodi in Italia. La verità è che non siete capaci di affrontare il problema alla radice, né voi, né i vostri ‘avversari’ del centro-sinistra.
La povertà nel mondo si risolve con lo sviluppo di quelle regioni vastissime della terra dove o si muore di fame o non si hanno gli strumenti per produrre, e produrre in condizioni concorrenziali e poi esportare.

La tecnologia costa moltissimo e noi la vendiamo carissima ai paesi poveri. Contemporaneamente compriamo quasi a niente i loro prodotti agricoli. Il petrolio lo paghiamo ancora molto poco malgrado abbia raggiunto i 90 dollari al barile; ma il barile consta di 160 litri di greggio e un dollaro vale 0.70 Euro. Quindi a conti fatti, un litro di greggio ci costa meno di 40 centesimi di Euro anche se la benzina la compriamo (per adesso) a 1 Euro e quaranta. I soldi grossi li incassano le compagnie petrolifere e lo stato.

Ma il petrolio è un caso a parte. A quanto compriamo il cacao, il caffé, il the, il rame, il ferro, il legno delle foreste equatoriali? A quanto comprano i nostri industriali la forza lavoro dei nuovi schiavi africani o asiatici? Noi esigiamo che i loro prodotti agricoli non siano sovvenzionati dallo stato e quindi non possano fare concorrenza ai nostri prodotti agricoli che invece sono generosamente sovvenzionati. Il grano, l’orzo, il latte, la soia ecc. Sovvenzioni alla produzione, alla trasformazione, all’esportazione. Come possono i paesi poveri, per giunta con le mani legate, far giungere i loro prodotti sui nostri mercati o anche battere i prezzi dei nostri prodotti sovvenzionati sui loro stessi mercati? Le loro produzioni sono messe in crisi dalle nostre che operano in regime privilegiato. Ci meravigliamo poi se i loro contadini, cacciati dalle campagne immiserite, attraversino il Mediterraneo?

Questo, On. Bossi e Fini è provocato dal liberismo economico e finanziario di cui voi siete diventati (assieme alla cosiddetta ‘sinistra’) i migliori paladini. La scomparse delle barriere protettive (le loro ovviamente), l’abolizione delle frontiere (le loro naturalmente) e dell’intervento della stato (il loro certamente) sta distruggendo la tradizionale economia di tutti i paesi poveri e sta promuovendo l’epocale ondata di emigrazioni verso i nostri paesi. E non ci sono leggi che tengono. Siete in grado di tagliare il male alla radice? No. Potete solo fare ipocrisia e predicare l’arroccamento razzistico egoistico repressivo.

“Ma, voi direte, non è vero che il liberismo che noi difendiamo crea povertà ed emigrazione. Noi lo difendiamo proprio perché esso crea opportunità per i paesi poveri che così hanno l’opportunità di trattenere i loro cittadini nelle loro frontiere!”

Balle! Bellissime! Se è vero che il liberismo crea qualche opportunità, per qualche ceto privilegiato del cosiddetto ‘terzo mondo’, esso crea molto più sconquasso tra i miliardi di persone delle campagne e delle regioni meno privilegiate. Oggi il capitale finanziario è penetrato massicciamente in Cina al punto che essa è diventata la ‘fabbrica del mondo’. I capitali hanno portato tecnologia e impianti industriali che occupano milioni di lavoratori i quali vengono sfruttati a condizioni inaccettabili in Occidente. Il mutamento dell’economia cinese da tradizionale-agricola a industriale porta un flusso continuo di miserabili dalle campagne e dalle regioni montuose della Cina alle regioni industriali della costa. Non tutti trovano lavoro è la scelta obbligata resta l’emigrazione. Inoltre più capitali arrivano nel paese è più tecnologia li segue e la tecnologia sostituisce i lavoratori. Altra emigrazione. Il liberismo sta indubbiamente sviluppando la Cina, ma l’emigrazione ne è incoraggiata non scoraggiata.

Se la Cina, la ‘fabbrica del mondo’, il paese dove le industrie occidentali delocalizzano, dove i capitali occidentali si precipitano a fare vantaggiosi investimenti, se la Cina, con un tasso di sviluppo annuo dell’11%, il più alto al mondo, produce emigrazione, cosa possono fare i paesi dell’Africa, del Medio Oriente e perfino i paesi dell’Est Europeo?

La soluzione è proprio una politica anti-liberista, una politica di nazionalizzazioni e statalismo come si sono messi a fare alcuni paesi dell’America Latina: il Venezuela, la Bolivia, l’Equador, Cuba. Ma non mi pare che questa politica a voi, filoamericani fino all’osso, piaccia molto. A voi piace la politica aggressiva e speculativa del mondo finanziario americano, in gran parte ebraico. Da una parte appoggiate la politica che crea emigrazione dall’altro vi lamentate delle sue conseguenze. Così voi continuate a dare la zappa sui vostri piedi e sui piedi degli italiani, in tutta ipocrisia.

Ma veniamo alla notizia di Televideo.

Chi l’ha redatta, ha aspettato l’ultima riga per specificare la nazionalità degli emigrati, oso sperare che lo abbia fatto spinto da certo senso di vergogna.

On. Bossi e Fini, voi siete degli entusiasti sostenitori di Israele, della sua pretesa ‘democrazia’ (per soli ebrei) e dei grandi protettori di questo stato razzista, mi riferisco ovviamente agli Stati Uniti d’America. Lo stato israeliano vive portando avanti il suo progetto storico di cacciare i palestinesi dalla loro terra e portarci ebrei da ogni parte del mondo, che quindi lasciano il paese dove sono nati e cresciuti dove hanno delle proprietà e dei legami. Costoro non amano il paese dove sono nati e cresciuti, lo tradiscono per andare a togliere la terra ai palestinesi.
La cacciata dei palestinesi continua ogni giorno anche grazie allo specchio per i babbei che sono le trattative per costituire i cosiddetti ‘due stati’ (che voi appoggiate).

Io sostengo invece che ci si debba impegnare per un solo Stato non razziale e democratico per ebrei e palestinesi su tutta la Palestina. Uno Stato che non cacci nessuno, che anzi favorisca il ritorno dei profughi.
Onorevoli Bossi e Fini cosa ne pensate? Voi preferite chinare il capo davanti a Israele e alla potente Lobby ebraica americana. Lo si vede.

Fate come volete, in questo del tutto uguali alla cosiddetta ‘sinistra’, ma almeno rendetevi conto della contraddizione. Se appoggiate il liberalismo avrete sempre più miserabili in Italia, allo stesso modo se appoggiate Israele e il sionismo avrete sempre più palestinesi sulle nostre coste. Loro vorrebbero restare nella loro amata patria. Ma Israele vuole cacciarli, verso il mondo arabo, verso l’Europa, verso l’Italia. Non una parola avete detto contro il blocco economico di Gaza, contro i check points e le violenze israeliane nei territori occupati. Ieri il vostro amico Barak, ministro della ‘difesa’ di Israele, mentre i suoi soldati ferivano un volontario italiano, ha tagliato le forniture di gaz e carburante alla già stremata popolazione della Striscia. Non una vostra parola si è sentita.
Siete degli inguaribili ipocriti e la vostra politica sull’immigrazione è solo un espediente politico per guadagnare voti e poltrone. Spero che qualche vostro elettore se ne renda conto e vi mandi dove vi ha mandato già Peppe Grillo e tanti nostri compatrioti con lui.

Anch’io ci tengo a salvaguardare il carattere italiano della mia patria. Ogni popolo dovrebbe poter stare nel proprio paese. Ogni uomo (esclusi molti ebrei, cioè i sionisti) è legato alla terra sulla quale vede la luce per la prima volta. Ogni uomo è legato alla cultura, alla lingua o dialetto del proprio paese. Io sono figlio di emigrati pugliesi in Belgio e mio padre ha lasciato il sole delle nostre campagne per discendere nelle fredde tenebre delle miniere di carbone. Per 24 anni. So quindi quello che dico. Così come io sento il legame con la mia terra, allo stesso modo ciò accade per un algerino, per un somalo, per un senegalese, per un cinese, per un palestinese… Nessuno più dei palestinesi vorrebbe restare nell’amata patria, la Palestina.

Mi rendo conto che sconfiggere il liberismo è impresa complessa e necessita tempo e grande impegno. Ma isolare Israele e condannarlo per la sua politica razzista di mettere i palestinesi in condizione di emigrare per sopravvivere non richiede particolare sforzi: basta un po’ di coraggio, di coerenza e umanità. Tre cose che a voi mancano del tutto.

Distinti saluti

Mauro Manno
30.10.07

Pubblicato da Davide

  • myone

    Oggi al TG, ponevano il problema in Spagna e Grecia. I rispettivi governi, hanno del patti, che, gli estracomunitari clandestini, che vengo nei loro paesi via mare o non, vengono rimandati indietro, oltre frontiera. Cosi diceva. Si vede, che altre persone sanno pare patti, e si interagiscono, in uno scambio, che porti equita’. Forse agevolazioni economiche, o scambi per un bene dei piu’ disagiati come stati, ma alla fine, a un equo procedere. Si vede, ancora, che allo stato italiano, gli scambi di favore, non portano a un’ equita’, ma un intrallazzo, di cui, come fine, il problema rimane, portando altri problemi all’ interno del paese.

    Rimandare i clandestini nelle coste da cui sonon partiti, no nsolo si talgia il modo bastardo dei mercenati di uomini, ma si rimanda il caos clandestini, sulle coste di chi, spesso conscenzienti politicamente, o corrotti come autorita’, ne lasciano la tratta.
    Se il problema viene creato a loro, saranno loro stessi sa debellarne la fonte, per forze maggiori.

    L’ itala, ha anche dato soldi ai paesi che mafiosmente acconsentono ai traffici, in quanto confinanti marini. Dovrebbero talgiare i rapporti commercuiali, e forzare l’ immediata restituzione dei clandestini, nella parte in cui sono partiti. Questo dovrebbe essere un drastico ma fermo provvedimento. Dovrebbero pure prendere i trafficanti, nel loro operare, anche se in acque territoriali si un altro paese, e giustiziarli sul posto, ed affondare le imbarcazioni. Dovrebbero, salvare i clandestini, e nello stesso tempo, riportarli in terrtorio da cui sono partiti.
    E se qualche paese pone questioni, si talgi un rapporto, con tutte le conseguenze che ne vengono, e che spesso, sono commerciali. Ma vedo che, Spagna e Turchia, con accordi o no, o modi o no, li rimandano indietro. Qui da noi, la cosa e’ ridicola. Stanno 50 giorni in galera, poi vengono rilasciati con un folgio obbligatorio di via per il ritorno in patria. Nessuno se ne fa carico. Vagano per il paese, e se trovati, pagano dazio, e rimangono a tutti gli effetti cittadini italiani, con obbligo di dimora. I piu’, nell’ eta’ giovane, rimangono quello che rimangono con i loro rischi sociali, a delinquere, e in situazioni disagiate estrreme.

    Questa Europa dell’ inutile-borghese-sperpero-denaro, non sa’ affiliarsi uno stato confinante marino o territoriale, e prenderlo come stato da aiutare, creando all’ interno di esso, un aiuto per creare un’ economia almeno da sopravvivenza.
    Purtroppo, se no si e’ capaci di governare un paese ricco, non si sa e non si puo’ e non si vorra’, neanche, esportare una democrazia, un modo, e una finanza, oltre confine.