Home / ComeDonChisciotte / LE DISTORSIONI DEI MEDIA PER GIUSTIFICARE L'OCCUPAZIONE DELL'IRAQ

LE DISTORSIONI DEI MEDIA PER GIUSTIFICARE L'OCCUPAZIONE DELL'IRAQ

DI GHALI HASSAN
Uruknet

Il flusso di notizie, ipotesi e distorsioni dei media sulla natura dell’Occupazione Usa e della resistenza popolare irachena all’Occupazione continua con la stessa violenza. Bisogna chiedersi: quanta di questa è propaganda per giustificare l’Occupazione e distorcere l’immagine della Resistenza alla guerra omicida e non provocata all’Iraq?

Sia secondo i media mainstream occidentali che i cosiddetti media “alternativi”, gli Stati Uniti stanno “combattendo il terrorismo”, “costruendo la democrazia” e “prevenendo la guerra civile” in Iraq. La distorsione dei fatti e la mancanza di media d’opposizione lascia l’opinione pubblica in Occidente, e gli Statunitensi in particolare, male informati. I media occidentali hanno diligentemente distolto l’attenzione dall’illegale Occupazione dell’Iraq e dalla responsabilità degli Stati Uniti e dei loro alleati per gli orrendi crimini commessi contro il popolo dell’Iraq. I giornalisti occidentali e gli esperti sono i principali agenti di questa distorta campagna propagandistica.Gli obbiettivi sono giustificare la violenta Occupazione dell’Iraq e dipingere la Resistenza Irachena come “insorgenza violenta” composta da “fanatici religiosi” e “combattenti stranieri” isolati dal resto della popolazione “che non hanno nulla da perdere”. Questo è il modo dell’Occupazione di screditare il legittimo diritto del popolo iracheno di resistere all’Occupazione Usa.

Mentre potrebbero esserci dei volontari “stranieri” che combattono con i fratelli iracheni, non ci sono prove di “combattenti stranieri” come Salafiti o Wahabiti (dell’Arabia Saudita) nel movimento di Resistenza. Ciò fa parte del mito creato dagli Stati Uniti, molto più utile del mito riguardo le screditate armi di distruzione di massa. Le forze di Occupazione devono ancora fornire prove concrete di questi “combattenti stranieri”, per non parlare delle prove sulla presenza di “al-Qaida”. Ritornerò su questo argomento in seguito. Da una prospettiva irachena, gli “stranieri” in Iraq sono i soldati Usa e i mercenari di Gran Bretagna, Italia, Australia, Corea del Sud, Giappone etc. Inoltre, al riguardo, c’è una chiara distinzione tra “insorgenza” e “resistenza”. Il termine “insorgenza” è usato con profusione da politici, esperti, giornalisti mainstream e alternativi, che senza distinzione tendono di nuovo a denigrare la resistenza, mentre difendono la legittimità dell’Occupazione, che è diretta contro la “insorgenza”. La Resistenza è una causa legittima; la “insorgenza” è una ribellione contro un governo legittimo. Non c’è nulla di legittimo nell’Occupazione e nel suo governo fantoccio.

La deliberata descrizione della Resistenza come “insorgenza violenta” è atta a fuorviare l’opinione pubblica e distorcere l’immagine della Resistenza Irachena all’Occupazione. Permette anche all’Occupazione e ai media di giustificare la violenza dell’Occupazione come “contro-insorgenza”. La guerra è stata un atto illegale di aggressione che contravviene alla legge e alle norme internazionali. Inoltre, c’è una legittima Resistenza Irachena ad una Occupazione militare illegale.

Si dovrebbe tenere a mente che a partire dall’illegale invasione nel 2003, le forze Usa e i loro collaboratori sono stati responsabili per l’uccisione violenta di centinaia di migliaia di civili iracheni. La maggior parte delle vittime sono donne e bambini indiscriminatamente massacrati dal “grilletto facile” dei soldati statunitensi. Per incoraggiare il loro comportamento violento, ai soldati Usa viene fornita un’ “immunità” dall’incriminazione, rendendo loro molto facile uccidere con impunità istituzionalizzata, come se gli Iracheni non fossero esseri umani. Questa pratica criminale viene dal Pentagono: è stata ideata dal governo Usa per incoraggiare più reclute nelle guerre di aggressione statunitensi.

I pretesti per la guerra e l’Occupazione erano bugie inventate. Non c’erano armi di distruzione di massa, l’Iraq non aveva legami con il “terrorismo” o con gli attacchi dell’11 settembre (come ammesso dal Presidente G.W. Bush), e l’Iraq era una nazione priva di difese che non rappresentava alcuna minaccia per altre nazioni. Infatti, tutti i pretesti per giustificare l’invasione e l’Occupazione si sono rivelati delle bugie inventate. I motivi per l’invasione e l’Occupazione Usa dell’Iraq sono: distruggere l’Iraq; controllare le risorse petrolifere del paese; proteggere la politica sionista di Israele. Poi, gli Stati Uniti e i loro “alleati”, mediante le distorsioni dei media, non solo stanno legittimando l’Occupazione, ma anche creando un nuovo pretesto per il mantenimento di una continua presenza militare. Il pretesto più comune nei resoconti dei media è che le forze Usa siano invitate a rimanere per prevenire la “guerra civile” e “mantenere la stabilità”. E’ vero il contrario. Non c’è “stabilità” senza autorità; l’Occupazione è la causa della violenza.

Il governo fantoccio imposto dagli Stati Uniti è la causa dell’instabilità. E’ una raccolta di espatriati che hanno fatto pressioni per l’invasione e l’occupazione dell’Iraq. E’ composto da gruppi settari che non hanno nulla a che fare con il cosiddetto “governo di unità nazionale” propagandato in Occidente come il risultato di “elezioni democratiche”. Le elezioni fraudolente di gennaio 2005 erano parte della campagna occidentale di manipolazione dell’opinione pubblica. Gli Iracheni non hanno votato per Nouri Al-Maliky. Nessuno conosceva Al-Maliky prima che gli Stati Uniti lo imponessero al popolo dell’Iraq. Questa farsa di espatriati non ha credibilità tra la grande maggioranza del popolo iracheno. Questi espatriati sono gli stessi criminali rimescolati volta a volta per fornire un nuovo “punto di svolta” a Bush e Blair. Stanno servendo gli interessi degli Stati Uniti e, allo stesso tempo, i loro stessi interessi, facilitando il furto della ricchezza irachena. Non c’è un governo iracheno sovrano da riconoscere; l’Iraq è sotto una violenta Occupazione militare.

Dopo tre anni di violenta Occupazione, la situazione in Iraq è precipitata da cattiva a pessima. Le vite degli Iracheni sono peggiorate significativamente come risultato della deliberata distruzione delle infrastrutture essenziali e di un’Occupazione militare ed economica ben pianificata. Le condizioni di vita degli Iracheni sono peggiorate al livello più basso nella storia dell’Iraq. Rispetto al periodo precedente l’invasione, nel marzo 2003, il 10 % in più dei bambini iracheni soffre di malnutrizione acuta; oltre due terzi degli Iracheni non ha ancora acqua potabile e la fornitura di elettricità è molto al di sotto dei livelli precedenti l’invasione. Un rapporto del Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite (United Nations Children’s Fund, UNICEF) rilasciato il 2 maggio 2006 rivela che un bambino iracheno su tre è gravemente malnutrito e sottopeso. Il rapporto dimostra che il 25 % dei bambini iracheni tra i sei mesi e i cinque anni soffre di malnutrizione acuta o cronica. La nuova cultura di corruzione introdotta dagli Stati Uniti e dai loro alleati ha lasciato gli Iracheni sconcertati e senza speranza.

Inoltre, la sicurezza è sparita ed è stata rimpiazzata dalla violenza perpetuata dall’Occupazione. Senza autorità effettiva sul campo, la sicurezza è inesistente, oggi, rispetto a prima dell’invasione. Meno dell’1 % degli Iracheni crede che le forze di occupazione abbiano migliorato la sicurezza. Prima dell’invasione l’obitorio di Baghdad trattava meno di 100 corpi al mese. Nei primi tre mesi di quest’anno, ha trattato 3427 corpi. Nonostante la natura autoritaria del regime precedente, l’Iraq era uno stato relativamente sicuro e funzionante. Nessuna di queste stragi di civili innocenti è stata commessa sotto il precedente regime.

La smobilitazione dell’esercito iracheno e della polizia, l’aver creato, armato e finanziato le “milizie etniche” insieme agli squadroni della morte, da parte delle forze Usa, erano tutte mosse atte a creare divisioni etniche e provocare la violenza settaria tra gli Iracheni. La violenza sarà usata per giustificare l’Occupazione in corso. Questi gruppi armati sostenuti dagli Stati Uniti sono: le milizie curde (o Peshmerga), i cui signori della guerra hanno sostenuto l’invasione e l’Occupazione Usa dell’Iraq. Le Brigate Badr, addestrate dall’Iran (l’ala armata del Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq [Supreme Council of the Islamic Revolution in Iraq, SCIRI] guidato da Abdul Aziz al-Hakeem e dal partito Da’wa di Ibrahim Al-Jaafari); La milizia INC guidata da Ahmed Chalabi e la milizia INA guidata da Iyad Allawi. Tutti questi gruppi di milizie sono coinvolti nel terrore quotidiano contro civili iracheni. Gli ultimi tre gruppi sono stati portati in Iraq a seguito dai tank statunitensi, senza validi documenti di cittadinanza irachena. Sono stati addestrati in atti di terrorismo, finanziati ed armati dagli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Iran.

Le milizie curde sono i collaboratori più leali dell’Occupazione, chiamati dagli Iracheni “cani dell’Occupazione” per la loro fedeltà agli occupanti. Insieme alle forze di occupazione e agli agenti israeliani del Mossad, sono responsabili per una vasta serie di atrocità, tra cui la pulizia etnica di centinaia di famiglie irachene dalle loro case. Le milizie e gli squadroni della morte sono responsabili per l’uccisione sistematica di centinaia di eminenti accademici iracheni, scienziati, politici e leader religiosi. Le milizie e gli squadroni della morte hanno formato il nucleo della nuova polizia e del nuovo esercito creati dagli Stati Uniti per terrorizzare la popolazione.

Avendo creato e perfezionato gli strumenti del terrore, l’ex amministratore Usa a Baghdad, Paul Bremer, per ordine del Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, dell’ex Vice Segretario alla Difesa Paul Wolfowitz e del criminale ora sotto accusa Ahmad Chalabi, iniziò la sanguinosa campagna chiamata “debaathificazione”, che implicava l’eliminazione di chiunque fosse associato al Partito Ba’ath, e di chiunque avesse opinioni nazionaliste anti-Occupazione. “De-Baathificazione” è semplicemente un eufemismo per una pratica omicida che consiste nell’infliggere violenza e nel distruggere la società irachena. Ricorda la campagna “Opzione El Salvador”, implementata in America Centrale negli anni ’80 e supervisionata dallo stesso John Negroponte, che era ambasciatore in Iraq. Chalabi, il quale ha vissuto la maggior parte della sua vita fuori dall’Iraq fino all’invasione, ha dichiarato che “vuole alzare l’Iraq da terra e costruire un ‘nuovo’ Iraq”.

Quel che sta avendo luogo oggi in Iraq è un’atrocità criminale istigata dagli Stati Uniti. Decine di migliaia di Iracheni innocenti sono stati assassinati a sangue freddo e migliaia sono semplicemente scomparsi. Questi crimini non sono mai stati indagati, e nessuno è stato arrestato. Le prove dimostrano che l’Amministrazione Bush sta proteggendo queste elementi criminali ed incoraggiando i loro crimini. L’etichetta di “sunniti” e “sciiti” è una creazione degli Stati Uniti usata dai media e dagli “esperti” occidentali per ridurre la violenza solo a “Iracheni contro Iracheni”, fornire una cortina fumogena e distogliere l’attenzione della gente dai crimini dell’Occupazione.

La strategia è assolvere gli Stati Uniti da ogni crimine e legittimare un’Occupazione prolungata. “Ogniqualvolta sono accadute delle importanti operazioni terroristiche, è stato per la maggior parte con la benedizione o il coinvolgimento degli Stati Uniti. Il Mossad di Israele ha pianificato le principali operazioni terroristiche in Iraq, reclutando 2.000 mercenari prima della guerra e mandandoli in varie città irachene per offrire protezione e supportare le forze occupanti”, ha riportato l’egiziano Al-Ahram Weekly.
Spesso le persone sono state trovate morte – con segni di tortura – dopo che la polizia e le forze di sicurezza le avevano arrestate e torturate. Secondo Adnan Al-Dulaimi, capo di Dote Musulmana, un’organizzazione religiosa che amministra le moschee e i santuari musulmani, la polizia irachena era “condiscendente, persino complice con quelli omicidi”. Al-Dulaimi ha chiesto al governo fantoccio imposto dagli Stati Uniti di aprire un’indagine sugli omicidi, ma il governo fantoccio è parte della politica criminale.

A riguardo, dovrebbe essere notato che tutti gli Iracheni, compresi i leader della Resistenza, i leader dell’influente Associazione degli Studenti Musulmani (ASM) e altri, hanno rifiutato gli attacchi contro civili e accusato le forze Usa e i loro alleati di orchestrare la violenza. Harith Al-Dhari, la guida dell’ASM, ha pubblicamente accusato le Brigate Badr per la recente serie di omicidi di religiosi sunniti nel paese. “Le fazioni che sono dietro questa campagna di omicidi dei predicatori nelle moschee e dei fedeli sono… le Brigate Badr. [Esse] sono responabili per le crescenti tensioni”, ha detto Al-Dhari ad Al-Jazeera. “Quale religione permette a chichessia di uccidere oltre 100 Iracheni, distruggere 100 famiglie e distruggere 100 case?”… “Chi sono quelle persone che fanno questo? Da dove vengono? … [Questa] è una cospirazione per diffamare la reputazione della [R]esistenza Irachena indossando i suoi abiti e usando falsamente il suo nome”, ha detto l’imam Ahmed Abdul Ghafour Samarrae ad Edward Cody del Washington Post nel 2004. “Ogni azione che prende di mira civili è proibita in ogni circostanza”, ha detto Sayyid Muqtada Al-Sadr alla AFP. “Gli occupanti stanno cercando di fomentare la divisione tra il popolo iracheno, ma non ci sono sciiti e sunniti. Gli Iracheni sono una cosa sola. Non è accettabile rivolgere ai sunniti le accuse di orribili atti commessi dall’occupante contro gli sciiti”, ha detto Al-Sadr.

L’agenda segreta consiste nell’accusare la Resistenza Irachena per la violenza e dipingerla come “violenza settaria”. Lo scopo è demonizzare il movimento di Resistenza, indebolendo il sostegno popolare per la stessa. La maggioranza degli Iracheni crede che le forze Usa e i loro agenti israeliani insieme alle grandi milizie siano la principale causa del terrore quotidiano a Baghad e in tutto l’Iraq.

Le autorità dell’Occupazione e i media mainstream hanno giocato un ruolo importante accusando la Resistenza Irachena di questa violenza deliberatamente orchestrata. Queste notizie inventate si inseriscono nella catena informativa sionista-occidentale. Sono usate per dipingere gli Stati Uniti come se stessero combattendo un gruppo di iracheni (musulmani) fanatici che vedono gli Statunitensi come “infedeli”, piuttosto che come violenti occupanti. I resoconti dei media occidentali sull’Iraq sono dunque connessi con i fatti dell’11 settembre, ossia che gli Stati Uniti sono stati attaccati l’11 settembre, e che la guerra è “giustificata”. Questo tipo di giornalismo, che deumanizza deliberatamente la Resistenza Irachena, è rivolto ad un’audience occidentale ricettiva, che condivide la cornice di riferimento dei perpetratori, per sfruttare un clima di paura e pregiudizio, e nel corso del processo incoraggia il razzismo e l’islamofobia.

In aggiunta ai raid nelle case, intrusivi ed aggressivi, condotti ogni giorno dai soldati Usa, gli Iracheni sono anche testimoni di quotidiane perquisizioni. Il giornalista Ken Dillian del Knight Ridder ha scritto: “I soldati hanno puntato le loro armi ai civili iracheni, che chiamano ‘hajis’, per tutto il giorno… Attenti alle imboscate, fermavano le auto che si dirigevano verso i loro Humvee. Sempre in guardia per le auto-bombe, hanno fermato, urlato contro, spinto a terra e perquisito persone che guidavano lungo la strada dopo il coprifuoco o durante il giorno, se sembravano sospette”.

Il rapporto, Vicious Circle: The Dynamics of Occupation and Resistance in Iraq, ha rivelato che gli abusi sugli Iracheni da parte delle forze di occupazione sono diventati la norma. Gli Iracheni affrontano costanti pattugliamenti militari stranieri – circa 12.000 alla settimana; check-point ubiquitari (e troppo spesso mortali) per i veicoli; raid – 8.0000 a partire da maggio 2003; e retate di cittadini – 80.000 detenuti da aprile 2003. L’Iraq si è trasformato in un ammasso di prigioni, dove decine di migliaia di uomini, donne e bambini iracheni sono imprigionati senza accusa o processo, torturati, abusati sessualmente e in molti casi assassinati a sangue freddo in contravvenzione alla legge e alle norme civili. Il popolo iracheno ha solo una scelta: la Resistenza.

[Resistenza Irachena]

Secondo un recente rapporto da parte del U.S. Project on Defence Alternatives (Progetto Statunitense sulle Alternative per la Difesa): “Ampie maggioranze nelle comunità sciita e sunnita si oppongono all’occupazione – e significative minoranze hanno registrato sostegno per gli attacchi alle truppe Usa”. ‘A suscitare questi sentimenti più di ogni altra cosa’, dice l’autore del rapporto, Carl Conetta, ‘sono il nazionalismo, le pratiche coercitive dell’occupazione, e gli effetti collaterali delle operazioni militari”.

E’ facile per gli Occidentali, la “Sinistra” in particolare, pontificare sulla resistenza “non-violenta”, ma il problema è la violenza commessa dalle forze occupanti. Questa posizione nasce da doppi standard e dalla distorsione dei fatti sottesi. Essa rivela una mancanza di solidarietà da parte dei gruppi “progressisti” in Occidente, che impongono un obbligo al popolo iracheno, il quale sta difendendo la propria patria contro l’aggressione imperiale degli Stati Uniti. Si dovrebbe tenere a mente che la dichiarazione di Martin Luther King per cui gli Stati Uniti “sono il più grande fornitore di violenza al mondo d’oggi”, è tanto vera adesso quanto lo era allora. Tutti gli atti di violenza e distruzione in Iraq si sono verificati sotto l’egida delle forze Usa. Tutti i movimenti di resistenza hanno dovuto rispondere con la resistenza armata per difendersi contro l’aggressione militare e l’occupazione. L’Iraq non è diverso. Una resistenza violenta nasce da un’occupazione militare violenta.

Qualunque siano le affiliazioni religiose e politiche della Resistenza, l’obbiettivo principale è la liberazione dell’Iraq dalle forze Usa. “Le tendenze intellettuali [della Resistenza] sono generalmente descritte come un misto di idee islamiche e pan-arabe che concordano sulla necessità di porre fine alla presenza Usa in Iraq”, hanno scritto Samir Haddad e Mazin Ghazi del settimanale di Baghdad Al-Zawra. “Questi gruppi hanno dei denominatori comuni, il più importante dei quali è concentrarsi sull’uccisione dei soldati Usa, rifiutare i rapimenti e l’uccisione di ostaggi, rifiutare gli attacchi sui poliziotti iracheni, e rispettare i credo di altre religioni”, hanno aggiunto Haddad e Ghazi. La Resistenza Irachena è un movimento nazionale di molti gruppi iracheni che prendono istruzioni dai membri delle rispettive comunità.

Secondo Molly Bingham (Boston Globe, 15 dicembre 2004), giornalista e ricercatore universitario ad Harvard, che ha passato un po’ di tempo con un gruppo di combattenti della Resistenza in Iraq: “Ho incontrato sunniti e sciiti che combattevano insieme, uomini e donne, giovani e anziani. Ho incontrato persone da ogni retroterra economico, sociale e scolastico… L’impulso originale per la maggior parte delle persone con cui ho parlato è quello nazionalistico”.

In contrasto con i resoconti dei media occidentali, la maggior parte degli atti terroristici come i rapimenti e la presa di ostaggi attribuiti al movimento di Resistenza Iracheno sono stati invece perpetrati dalle milizie formate ed armate dagli Stati Uniti. Questi resoconti portano anche al ruolo degli agenti statunitensi e del Mossad, l’intelligence israeliana, coinvolti nel processo di distorsione della Resistenza. C’è, a riguardo, un crescente corpo di analisti secondo cui i vari atti di violenza e i rapimenti attribuiti alla Resistenza siano parte di una sforzo propagandistico deliberato e consapevole da perte delle forze occupanti e dei media mainstream per distorcere la realtà. Gli attentati in mercati affollati e nelle moschee durante le preghiere, e la cattura da parte della polizia irachena di due agenti delle SAS britanniche mentre piantavano bombe nelle aree civili a Bassora, lo scorso ottobre, è prova di quanto gli Stati Uniti e i loro collaboratori si spingeranno in là per fomentare la violenza civile, distorcere l’immagine della Resistenza Irachena e giustificare l’Occupazione in corso.

I media occidentali, in particolare la stampa statunitense, si stanno concentrando sulle vittime civili con il proposito di screditare i musulmani e la Resistenza Irachena. Biasimevolmente, molta dell’informazione sulla Resistenza Irachena nei media occidentali è incentrata sui fantasmi creati dagli Stati Uniti di al-Zarqawi ed “al-Qaida”, chiamati “islamisti radicali” e “attentatori suicidi”. Ma nonostante the la propaganda martellante, non esistono prove sostanziali che questi gruppi siano attivi in Iraq. La maggior parte degli attacchi alle forze occupanti sono stati attribuiti ai principali gruppi della Resistenza Irachena, e ben pochi di questi attacchi erano su civili. I media occidentali sono solamente interessati alle auto-bombe che uccidono civili. La realtà è che solo occasionalmente le bombe mancano i loro bersagli previsti, che sono i convogli dell’esercito Usa. Anthony Cordesman del Centro per gli Studi Strategici ed Internazionali ha notato a riguardo che il 77 % degli attacchi erano contro obbiettivi militari degli Stati Uniti e delle “Forze di Coalizione”, e solo il 4.2 per cento di questi attacchi erano condotti in aree civili. Comunque, nonostante le prove credibili, i media continuano a distorcere la natura e lo scopo della Resistenza Irachena.

Parte dei media “alternativi” sembrano essere saltati sul carro del razzismo e della guerra infinita contro il popolo iracheno. Molti media “alternativi” controllati dalla cosiddetta “Sinistra” liberale hanno dipinto la Resistenza Irachena esattamente nello stesso modo dell’Amministrazione Usa e dei media mainstream. La maggior parte dei siti web di “Sinistra” o “progressisti” come ZNet, Counterpunch e AlterNet, solo per citare alcuni esempi, sono molto scaltri nel modo in cui manipolano e fuorviano l’opinione pubblica generale.

Per esempio, ZNet gioca un ruolo importante nella guerra contro il popolo iracheno. Uno dei suoi curatori e contributori, il sionista Stephen Shalom (ZNet, 24 maggio 2005), ha comparato quelli che sostengono la Resistenza popolare Irachena contro l’Occupazione a quelli che sostennero il Fascismo, come se l’Iraq non fosse una nazione indifesa invasa ed occupata da forze fasciste. Gli attacchi di Shalom ad alcuni degli onesti membri del movimento “contro la guerra” come Sharon Smith (Socialist Worker, 21 gennaio 2005) e Paul D’Amato (International Socialist Review, 40, marzo-aprile 2005) sono incredibilmente disonesti. E’ difficile credere che Shalom fosse serio. Egli sta deliberatamente cercando di fuorviare le persone riguardo una legittima causa che i popoli del mondo dovrebbero sostenere. La questione principale sollevata da Shalom è che il movimento “contro la guerra” deve rendere il proprio sostegno alla Resistenza Irachena in base al pensiero occidentale, il pensiero “di sinistra”.

La cosiddetta “sinistra” occidentale non è la Sinistra con ideali socialisti internazionali; la “Sinistra” occidentale è un misto di imperialismo soft, capitalismo soft e sionismo. Quando si scoprì che il pretesto per la guerra era una bugia, la “Sinistra” si cambiò d’abito. La “Sinistra” ha usato la sofferenza del popolo iracheno (e la sofferenza di altri popoli) per giustificare la propria complicità nei crimini di guerra e per portare avanti la propria agenda. Il presidente iracheno Saddam Hussein è demonizzato e usato come “bussola morale” in Occidente per giustificare crimini maggiori. “Sosteniamo la lotta del popolo iracheno, ma pensiamo che l’Occupazione debba continuare per evitare la guerra civile”. Ma l’Occupazione è la generatrice di ulteriore violenza e la grande maggioranza del popolo iracheno ( 87-92 per cento) è contro l’Occupazione e sostiene incondizionatamente gli attacchi contro le forze occupanti.

[Presidente Iracheno, Saddam Hussein]

Altri sostenitori dell’Occupazione sono quelli che si sono “opposti” alla guerra, ma sono a favore della visione imperiale statunitense della “democrazia”. Il falso argomento sollevato dai media occidentali è che l’Occupazione condurrà alla “democrazia” e aiuterà gli Iracheni. Questa linea di ragionamento è anche sostenuta da molti media alternativi. In un recente articolo su AlterNet che afferma di “fornire ai lettori fatti cruciali e opinioni appassionate”, l’importante curatore di AlterNet, Lakshmi Chaudhry, ha scritto:

“Non possiamo semplicemente dare le spalle a milioni di Iracheni a cui mancano le necessità di base come acqua, elettricità, cibo e aiuto medico… Per noi è immorale lasciali a morire nel fuoco incrociato di una violenta guerra civile fomentata da estremisti che abbiamo creato… Dobbiamo prendere il Presidente alla lettera e costringerlo ad assolvere alla promessa di libertà”. (AlterNet, 6 gennaio 2005). Solo la complicità può essere parte di questa farsa.

Questo è semplice sostegno alla fallace “missione messianica” di George Bush, un’occupazione mascherata da “promozione della democrazia”. La campagna di propaganda in corso per cui gli Stati Uniti devono rimanere in Iraq per “prevenire la guerra civile” è non solo “immorale”, ma anche una bugia tra la tante di George Bush. La guerra Usa all’Iraq ha offuscato la distinzione tra gli “esperti” di destra occidentali e la “sinistra” liberale, esponendoli nella loro vera natura. La realtà è che l’Occupazione è la causa di tutta la violenza. La cosiddetta “occupazione democratica” degli Stati Uniti è un eufemismo per l’occupazione e l’oppressione imperialistiche.

Patrick Cockburn del (non proprio) Independent di Londra e di CounterPunch, embedded con le milizie curde, ha scritto; “La forza della resistenza armata è male interpretata fuori dall’Iraq. Essa è sempre stata frammentata. A differenza del Fronte di Liberazione Nazionale in Vietnam (FLN) o dell’IRA e dello Sinn Fein nell’Irlanda del Nord, essa non è bene organizzata… Non hanno un’ala politica. I fanatici fondamentalisti sunniti, comunemente chiamati Salafiti o Wahabbiti, vedono gli Sciiti dell’Iraq [sic] e i Cristiani come infedeli meritevoli di morte quanto un qualunque soldato usa. Quando le forze statunitensi danneggiarono due moschee a Mosul lo scorso novembre, la resistenza fece saltare due chiese cristiane irachene. Tale settarismo rende impossibile, per la resistenza, diventare un movimento veramente nazionalistico, ma ci sono quattro o cinque milioni di arabi sunniti che sono una base forte abbastanza per un’insorgenza”. (CounterPunch, 13 maggio 2005).

Nessuna prova corroborante, nessun nome e nessuna documentazione concreta, comunque, sono stati forniti riguardo la natura “frammentata” della Resistenza Irachena a parte qualche aneddoto, che tende invariabilmente a minimizzare la violenza dell’Occupazione, per non menzionare i crimini e le atrocità commesse dalle fore Usa. Inoltre, perché la Resistenza Irachena dovrebbe essere modellata come il FLN Vietnamita o l’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA), che i giornalisti occidentali tendono a romantizzare, in modo da mettere sotto cattiva luce la Resistenza Irachena? Entrambi, sia l’IRA che il FLN furono coinvolti in innumerevoli atti violenti, che risultarono in vittime civili. Infatti il Vietnam non fu mai una democrazia. Mentre le occupazioni imperialiste hanno una logica simile, le circostanze dei paesi e dei popoli sono differenti. La Resistenza Irachena prende di mira i collaboratori iracheni, che stanno dalla parte dell’Occupazione guidata dagli Stati Uniti, in quanto giustamente considerati “spie e traditori [ch]e meritano di essere eliminati”. (Per caso, la pratica di giustiziare i collaboratori è simile a quella seguita dalla Resistenza Francese durante la II Guerra Mondiale).

E’ importante ricordare che senza il sostegno popolare, che è la base di ogni movimento di resistenza nazionale, la Resistenza Irachena non sarebbe in grado di operare. E’ significativo che, dopo tre anni di violenza e brutalità Usa, i gruppi della Resistenza Irachena sono stati in grado di integrare e modificare i loro metodi, combattendo in modo efficace contro la più grande e più violenta macchina militare della storia.

In un articolo successivo, Cockburn ha scritto.

“Molti dei gruppi della resistenza sono rigidi fondamentalisti arabo-sunniti che vedono gli Sciiti [sic] allo stesso modo dei soldati Usa come infedeli che è un dovere religioso uccidere. Altri sono guidati da ufficiali [sic] delle brutali forze di sicurezza di Saddam. Ma Washington non ha mai apprezzato il fatto che l’occupazione Usa fosse così impopolare che persino i gruppi più ripugnanti hanno ottenuto supporto popolare… L’enorme potenza di fuoco [delle forze Usa] ha significato che essi non hanno vinto alcuna battaglia studiata a tavolino, ma ha significato anche che hanno accidentalmente ucciso molti civili iracheni, i quali erano i sergenti di reclutamento della resistenza”. (CounterPunch, 16 maggio 2005).

Cockburn è il primo giornalista occidentale embedded ad attaccare la Resistenza Irachena, e ha chiamato senza pudore coloro che resistono all’Occupazione “fanatici settari arabo-sunniti”. Potete immaginarvi cosa mi accadrebbe se chiamassi metà della popolazione anglo-sassone “cristiani settari”? Conoscete la risposta. La specialità di Cockburn è dipingere un quadro distorto e falso dell’Iraq in base alla sua stessa immagine “settaria” e distorta del popolo iracheno.

E quali prove sono fornite a sostegno di queste dichiarazioni? Questa macchina militare armata fino ai denti è impopolare perché uccide molti civili iracheni “accidentalmente”. Ricordatevi le centinaia di migliaia di civili iracheni, per la maggior parte donne e bambini, uccisi dalle forze Usa e dai loro collaboratori. Ma i civili iracheni continuano ad essere uccisi “accidentalmente”.

Recenti prove, tra cui quelle del Servizio Investigativo Penale della Marina, dimostrano che le forze Usa stanno deliberatamente ed indiscriminatamente uccidendo civili iracheni nelle loro case. Il 19 novembre 2005, 24 civili, tra cui sette donne e tre bambini, sono stati deliberatamente assassinati a sangue freddo dai marine Usa nella città di Haditha. La statunitense NBC News ha riferito di recente che, secondo delle fonti militari, le foto scattate immediatamente dopo il massacro “mostrano che molte delle vittime avevano subito colpi di arma da fuoco a distanza ravvicinata, in testa e al petto, come un’esecuzione. Una foto mostra una madre e un bambino piccolo chini sul pavimento come in preghiera, morti”. Altre città e villaggi hanno sperimentato simili atrocità per mano di maniaci marine statunitensi. Il massacro ad Haditha è solo uno dei massacri che vengono commessi codardamente dai marine Usa.

[Vittime del massacro di Haditha]

La distruzione della vivace città di Fallujah e l’uccisione di oltre 6.000 innocenti civili da parte delle forze statunitensi usando armi proibite come il napalm, il fosforo bianco e le cluster bomb per uccidere molti civili in aree densamente popolare è solo per “errore”. La deliberata distruzione dei centri e delle città iracheni, tra cui la città santa di Najef, si aggiunge all’enormità dei crimini di guerra commessi contro il popolo iracheno.

Per molti giorni le forze Usa hanno assediato la città di Qaim, presso il confine siriano, e negato alla popolazione acqua e cibo come forma di “punizione collettiva”. I residenti hanno detto alla IPS al telefono che “tutti i combattenti sono Iracheni provenienti da quest’area”. I continui abusi da parte dei soldati Usa avevano spinto la popolazione a confrontarsi con le forze occupanti. “I combattenti sono solamente persone del luogo che rifiutano di essere trattate come cani”, ha detto un residente. “Nessuno vuole gli Statunitensi qui”, ha aggiunto un altro residente. Molti civili innocenti sono stati uccisi e il centro della città “è stato distrutto quasi completamente”, compresi ospedali e scuole. “[Gli Statunitensi] stanno usando caccia, mortai e carri armati per colpire indiscriminatamente la città, ferire i cittadini e bombardare le case con gli aerei da guerra”. Come per l’atrocità di Fallujah, il silenzio dei media occidentali è assordante mentre i centri e le città iracheni sono distrutti uno ad uno. Quando si trovava in Iraq, Cockburn non è stato in grado di vedere la realtà con i propri occhi. E’ possibile che Cockburn sia un agente al soldo della propaganda.

La recente distorsione dei fatti da parte di Cockburn è la promozione della “guerra civile” in Iraq negli interessi dell’Occupazione in corso. Inconsapevole della profonda cultura anti-imperialista degli Iracheni, la recente propaganda di Cockburn per cui “l’Iraq si sta disintegrando” (Independent, 24 maggio 2006). Di certo Cockburn non offre prove a questa propaganda imperialista “bigotta”. L’Occupazione non è menzionata, e le truppe Usa sono menzionate una sola volta come garanti della sicurezza per i giornalisti embedded. Cockburn dovrebbe dichiarare apertamente che l’Iraq non si sta “disintegrando”, ma l’Iraq è sotto una violenta Occupazione. E’ importante menzionare che di volta in volta ZNet, Counterpunch e AlterNet pubblicano articoli acritici dell’Occupazione. Comunque, ciò è concepito solo per fuorviare le persone ed aumentare le donazioni.

Anziché servire come agenti di propaganda per i poteri imperialistici, i media e i giornalisti occidentali farebbero bene a portare a rendere conto delle proprie azioni i responsabili che perpetuano la guerra di aggressione contro l’Iraq. Solo quando i giornalisti occidentali osservano l’Occupazione da una prospettiva irachena e mettono sé stessi e le loro prospettive occidentali da parte, possono sentirsi accreditati. Sfortunatamente, l’imparzialità nell’informazione manca e la maggior parte dei giornalisti occidentali è diventata nient’altro che agenti pagati dalla propaganda.

Inoltre, i media occidentali non hanno riferito onestamente ed accuratamente sulla politica a guida statunitense di pulizia etnica da parte delle milizie curde, in particolare nella città di Kirkuk. Essa avviene sotto il controllo delle forze occupanti statunitensi. Migliaia di famiglie irachene (arabe e turcomanne), che hanno vissuto per generazioni nell’Iraq settentrionale, sono costrette dalle milizie armate curde ad abbandonare le proprio case e a cercare rifugio nel sud. I commando israeliani si trovano nell’Iraq settentrionale per addestrare le milizie curde nell’arte dell’espropriazione della terra e della pulizia etnica. Gli Stati Uniti stanno mettendo gli Iracheni gli uni contro gli altri con un clima di paura e violenza mai visto nella storia dell’Iraq. La politica è costringere la popolazione irachena in enclave etniche e settarie. Centinaia di Iracheni sono rifugiati interni, che hanno subito la pulizia etnica nella forma di allontanamento dalle loro case non come risultato della “guerra civile”, ma di una politica deliberata. Questa politica ricorda quella creata nell’ex Yugoslavia. E’ preludio ad una guerra civile orchestrata dagli Stati Uniti. L’obbiettivo principale è dividere l’Iraq ed indebolire l’unità della popolazione. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno molto da guadagnare da un Iraq diviso invischiato nella violenza settaria.

Il popolo iracheno non vuole vivere sotto Occupazione Usa ed ha votato contro la presenza degli Stati Uniti nel proprio paese. I media occidentali travisano quel che sta avvenendo in Iraq per fornire legittimità all’agenda del governo Usa. La maggioranza degli Iracheni non vuole la “democrazia” statunitense; vuole che le forze Usa lascino il suo paese. Oltre il 92 % degli Iracheni vede gli Statunitensi come occupanti imperiali anziché come “liberatori”.

Chiaramente, i giornalisti e gli “esperti” occidentali hanno dimostrato la loro mancanza di adeguata comprensione della storia e della società irachena. La maggior parte dei resoconti dall’Iraq è sempre venuto da una prospettiva occidentale, ma raramente da una prospettiva irachena.

Per effetto dei media faziosi e razzisti, gli Occidentali ci metterebbero molto a capire la situazione dell’Iraq odierno, compresa la relazione generale tra Islam e politica. Storicamente, l’Islam e la politica in Iraq e in molti altri paesi musulmani sono stati inseparabili. “Dunque, la richiesta di separazione di religione e stato nei paesi musulmani è più che laica; è apertamente [anti-Islam]”, ha scritto Gilbert Achcar. La maggioranza dei Musulmani si identificava con l’Islam come parte della battaglia contro l’imperialismo e il sionismo. L’Islam di oggi è in gran parte laico e preoccupato più dei temi politici e sociali che di quelli religiosi.

Il settarismo e le tensioni etniche in Iraq “non sono un prodotto di differenze culturali. Sono il prodotto di una storia di imperialismo e colonialismo nella regione e nella politica interna irachena. Questo si applica tanto alle tensioni tra Arabi e Curdi quando a quella tra Sunniti e Sciiti [sic]”, ha scritto Rami El-Amine sulla rivista Left Turn. L’Iraq è una società a mosaico. La maggior parte degli Iracheni si è sposata liberamente e non ci sono barriere tra le comunità. Non c’è una storia di “guerra civile” in Iraq. Gli Iracheni non si identificano secondo la religione, ma secondo la loro lealtà alla propria identità arabo-irachena. Mentre l’occupazione guidata dagli Stati Uniti sta cercando di fomentare le divisioni sociali e l’odio religioso, ci sono ampie prove di un movimento di massa dove comunità irachene unite si sono di fatto strette le mani nell’opporsi all’Occupazione guidata dagli Stati Uniti.

Nonostante le atrocità e la sofferenza inflitta dagli Stati Uniti e dai loro alleati, gli Iracheni sono uniti contro l’Occupazione. Se c’è una qualche divisione, questa “divisione, già più limitata in Iraq che in altre parti del mondo arabo, si sta riducendo ogni giorno di più, secondo tutti i resoconti, grazie al fatto che gli Iracheni concordino su quale sia il loro problema più urgente: l’occupazione”, ha scritto il corrispondente del Washington Post R. Chandrasekaran. Solo tre anni fa, Iracheni cristiani e musulmani vivevano insieme in armonia nonostante le loro differenze politiche e religiose. Se c’è una qualche divisioni tra gli Iracheni, oggi, la divisione è stata creata piuttosto deliberatamente dall’Occupazione Usa.

Le recenti dimostrazioni a Bassora e Baghdad, organizzate congiuntamente dal movimento di Al Sadr e dell’Associazione degli Studenti Musulmani, hanno dimostrato che tutti gli Iracheni sono uniti contro l’Occupazione e il terrorismo Usa. Questa unità contraddice la percezione occidentale degli Iracheni come una società divisa e respinge la politica imperialista degli occupanti basata sul “divide et impera”, sotto la forma di una “federazione dell’Iraq” imposta dagli Stati Uniti. Come notato in precedenza, l’invasione è stata un atto di aggressione in violazione della legge e delle norm internazionali. Le forze Usa e i loro alleati non hanno il diritto di essere in Iraq. Il popolo iracheno ha il diritto di resistere e vivere in libertà.

Come risultato della distorsione dei fatti da parte dei media, molte persone occidentali, Statunitensi in particolare, continuano a sostenere la guerra illegale dei “crimini supremi” perpetrati in loro nome. I media occidentali dovrebbero seguire un’etica di responsabilità morale verso il popolo iracheno e fornire informazioni imparziali ed accurate al mondo esterno. Le distorsioni dei media per giustificare l’Occupazione in corso dell’Iraq equivalgono a complicità nei crimini di guerra e nei crimini contro l’umanità. E’ dovere delle persone civili portare i perpetratori di questa guerra ingiustificata a rendere conto dei propri crimini.

Sembra che l’agenda comune dei governi occidentali guidata dagli Stati Uniti sia la rinascita del vecchio colonialismo occidentale mascherato nella falsa retorica della “democrazia” e della “liberazione”. Ogni tipo di resistenza all’attuale aggressione imperialista in Iraq è una resistenza legittima.

Il popolo iracheno ha il legittimo diritto a resistere, e di usare tutte le forme di resistenza per liberare il proprio paese. “La legge internazionale garantisce ad un popolo che combatte un’Occupazione illegale il diritto di usare tutti i mezzi necessari a sua disposizione per porre fine alla propria occupazione e gli occupati possono cercare e ricevere supporto”.

Anche se molti Occidentali, soprattutto negli Stati Uniti, potrebbero avere delle difficoltà a comprendere la violenza in Iraq, solo il ritiro completo ed immediato delle truppe statunitensi presenti in Iraq porterà pace e sicurezza al popolo iracheno. Nessuna violenza degli Stati Uniti placherà il desiderio del popolo iracheno di ottenere libertà, sovranità ed indipendenza nazionale.

Ghali Hassan vive a Perth, Australia Occidentale

Una versione più corta e non rivista di questo articolo è apparsa per la prima volta su Newtopia Magazine il 13 agosto 2005.

Ghali Hassan
Fonte: http://www.uruknet.info
Link: http://www.uruknet.info/?p=23552
26.05.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI

Pubblicato da God

  • marzian

    PERCHE’ LE ELEZIONI NON PLACHERANNO LA RESISTENZA IRACHENA

    DI MOLLY BINGHAM
    The Boston Globe

    La composizione della resistenza irachena non è quella che ha definito l’amministrazione Bush, e più viene iper-semplificata, più è difficile spiegarne la complessità.

    Sono stata da agosto 2003 fino a giugno di quest’anno a fare ricerche sulla resistenza a Baghdad. Questo non è ovviamente uno studio completo, ma fornisce un’immagine più completa della resistenza rispetto all’amministrazione. Il mio obiettivo non è romantizzare i combattenti o la loro lotta, ma meramente capire meglio quali siano le nostre scelte realistiche in Iraq e in Medio Oriente.

    Ecci alcuni miti riguardo la resistenza irachena che devono essere dissipati.

    * La resistenza è iniziata solo dopo mesi in cui gli Stati Uniti hanno “raffazzonato” l’occupazione

    Mentre tre dei combattenti con cui ho parlato avevano aspettato molti mesi per “entrare” nella resistenza, la maggioranza di quelli coinvolti ha deciso di combattere entro qualche giorno dalla fine della “guerra sul campo” (9 aprile 2003). Solo tre avevano fatto il servizio militare da volontari e solo uno di loro era ancora in servizio nell’esercito.

    Dei cinque combattenti con cui ho passato la maggior parte del tempo, tutti loro avevano iniziato ad organizzare le cellule della resistenza entro una settimana dal 9 aprile. Iniziarono in piccolo con gli amici. Un uomo, insegnante, non era nemmeno stato un membro del partito Ba’ath né un ammiratore di Saddam. Iniziò come guida per i combattenti stranieri e in seguito cercò un gruppo di uomini dalle idee simili con cui potesse lavorare. Senza esperienza militare, divenne presto un procuratore di armi per un gruppo di cellule in continuo aumento.

    * La resistenza in Iraq è composta da oltranzisti del Ba’ath, fedeli del regime, criminali comuni, estremisti islamici, e condotto da un gran numero di stranieri aventi legami con Al Qaeda

    Mentre ci sono sicuramente questi elementi coinvolti, è fuorviante descrivere la resistenza in questi termini. Non ho incontrato nessuno che fosse stato rilasciato di recente dalla prigione o che sapesse di qualunque legame con Al Qaeda, ed ho incontrato un solo combattente straniero (comunque, non sarei sorpreso se Al Qaeda o altri movimenti di militanti islamici siano diventati attivi in Iraq da quando me ne sono andato). Ho incontrato sciiti e sunniti che combattevano insieme, donne ed uomini, giovani ed anziani. Ho incontrato persone da tutti i retroterra economici, sociali e scolastici.

    L’impulso originario per la maggior parte degli individui con cui ho parlato era quello nazionalistico — il desiderio di difendere il loro paese dall’occupazione, non di difendere Saddam Hussein o il suo regime.

    Comunque, due cose dovrebbero essere notate. Primo, dopo la cattura di Saddam un anno fa, ho percepito il crescente potere dell’Islam tra i combattenti. Secondo, nell’assenza di un governo stabile o di una struttura civile non sorprende che una comunità musulmana si rivolga alla legge del Corano, anche se solo temporaneamente.

    * La resistenza irachena è una struttura monolitica, saldamento organizzata con una leadership che può essere distrutta e un numero fisso di combattenti che possono essere eliminati.

    I molti livelli di violenza in Iraq dopo l’attacco degli Stati Uniti a Fallujah lo scorso mese rivelano l’assurdità di questo mito. Dei 15 combattenti della resistenza che mi hanno parlato della loro vita, la maggior parte venivano dallo stesso piccolo quartiere di Adhamiya a Baghdad, ma non erano necessariamente nella stessa cellula o nella stessa struttura di comando. Entro la fine del 2003, queste cellule erano cresciute mantenendo la loro indipendenza. Non compivano più attacchi nella zona della loro casa ma viaggiavano in altre aree del paese. L’aumento degli attacchi nell’ultimo anno è stato considerato una reazione al trasferimento di potere al governo Allawi nel luglio 2004, o alle elezioni di gennaio. Comunque, più probabilmente, è semplicemente un indice di coordinazione, fondi e risorse maggiori.

    Attaccare Fallujah non ha né decapitato la resistenza né eliminato il sostegno ad essa. Piuttosto è un potente poster di reclutamento per gli Iracheni non ancora coinvolti nella lotta e per gli stranieri motivati a partecipare in quella che vedono come una Jihad.

    * Elezioni nazionali forniranno all’Iraq un governo legittimo, e la violenza nel paese diminuirà significativamente

    La nozione che dopo le elezioni la resistenza non avrà più nulla contro cui combattere è insostenibile. Non c’è governo in grado di emergere dal processo attuale che possa essere visto come legittimo ai loro occhi. La resistenza continuerà finché non sarà scomparsa l’influenza statunitense dal sistema politico iracheno.

    Il vicolo cieco politico di cui sopra è il destino che la resistenza ha scelto. Essi si vedono, e sono visti dagli altri, come Iracheni e musulmani, che dichiarano di combattere per le loro case, la loro nazione, il loro onore, e la loro fede contro l’imposizione di una struttura politica di una nazione straniera. La loro lotta contro di noi non è molto più complicata di così, e penso che la violenza continuerà finché non ce ne saremo andati.

    Molly Bingham, fotografa e giornalista, è vincitore del premio Nieman di giornalismo all’Università di Harvard.

    Fonte: http://www.boston.com
    Link [www.boston.com]
    15.12.2004

    Scelto e tradotto per https://www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI

  • marzian

    IL SUO VOLTO

    Image Hosted by ImageShack.us [imageshack.us]

    DI JOSEPH CANNON
    Cannonfire

    Ora gli Stati Uniti ammettono ufficialmente quello che sapevamo già: Abir Hamza, la vittima di quel brutale assalto, era nata nel 1991. Aveva solo 14 anni quando una squadra di bravi ragazzi “cristiani” e tutti Statunitensi ha ucciso la sua famiglia, l’ha stuprata e ha bruciato il suo corpo. Non un singolo membro di quell’unità è stato sollevato dall’incarico. Nessuno di loro si è sentito colpevole per quello che le avevano fatto (nonostante non siano piaciute le misure di rappresaglia contro gli Statunitensi).

    “I nostri ragazzi” cresciuti nella nostra apparentemente illuminata cultura “cristiana” consideravano questa ragazza una sub-umana — una cosa da usare. Dopotutto, era musulmana.

    La foto, presa quando Abir era solo una bambina, è l’unica che abbiamo da presentare. Non ho problemi ad ammettere che quando ho ingrandito l’immagine ed elaborato il formato jpg, mi sono quasi sentito soffocare. E furioso.

    Spero che ogni Statunitense veda la faccia di questa ragazza. I nostri Gesù-maniaci dei nostri stati rossi sono forse così accecati dalla loro bigottismo anti-musulmano — così accecati dalle bugie raccontate dal nostro presidente amante della guerra e dai suoi propagandisti — che non possono riconoscere l’umanità e l’innocenza negli occhi di questa ragazzina? Questa guerra ha avuto molte vittime; facciamo sì che la sua faccia rappresenti quelle che non possiamo vedere.

    Joseph Cannon
    Fonte: http://cannonfire.blogspot.com
    Link: http://cannonfire.blogspot.com/2006/07/her-face.html
    10.07.2006

    Scelto e tradotto per https://www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI