L’autodeterminazione delle opere d’arte

Dal valore identitario e storico alla bieca speculazione colonialista/collezionista

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Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

Il settore delle opere d’arte nonostante la crisi pandemica e la guerra in Ucraina è un business in crescita che, soprattutto negli Stati Uniti, ha avuto un incremento dell’8% anno su anno fino alla cifra record di 30,2 miliardi di dollari, perlopiù grazie alle aste e alle vendite di opere di alto valore acquistate dai super ricchi disposti a spendere cifre milionarie per un capolavoro.

Spesso grazie a questi ambiti di mercato si sono ritrovati reperti archeologici trafugati illecitamente e venduti o ai musei o ai collezionisti. Le opere acquistate dai privati si perdono per sempre e restano a loro uso e consumo in un caveau, perdendo la loro vera essenza, trasformati in un mero valore commerciale e autoreferenziale diventando simboli del potere del denaro.

La penisola italica è ricca di storia e le opere d’arte che lo testimoniano si possono trovare ovunque in lungo e largo, per questo, nel corso dei secoli il patrimonio artistico è stato soggetto al commercio illecito, le spoliazioni risalgono già al periodo rinascimentale, napoleonico e del Grand Tour e sono continuate dal 1900 fino ai nostri giorni.

Nel corso degli anni molte opere sono rientrate in Italia anche grazie alle indagini, mirate a contrastare il traffico illecito di beni archeologici in ambito internazionale, sviluppate dalla Sezione Archeologia del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Molto spesso le indagini si protraggono per un lungo periodo, riuscendo comunque a riportare in patria molte delle opere rubate.

Una interessante indagine denominata Operazione Orpheus è riuscita recentemente con successo a ricostruire l’iter percorso da tre statue di terracotta risalenti al IV sec. a.C. denominate Orfeo e le sirene, trafugate negli anni 70 in seguito ad uno scavo clandestino nella provincia di Taranto ed acquistate nel 1976 dal “The Paul Getty Museum” di Malibu (Los Angeles – USA) per la somma di 550 mila dollari. Le indagini con l’aiuto anche del District Attorney’s Office di Manhattan (New York – USA) e la stretta collaborazione instaurata con l’Homeland Security Investigations hanno consentito il sequestro del gruppo scultoreo ed il suo rimpatrio nel patrimonio culturale nazionale. Dal 5 aprile 2023 sono esposte al Museo archeologico nazionale di Taranto (1)

Se è stato relativamente più semplice far rimpatriare le opere dagli Stati Uniti, le richieste fatte al Governo di Berlino per le 1.653 opere d’arte rubate dai nazisti sono rimaste inascoltate per molto tempo, come si evince da un rapporto stilato da Rodolfo Siviero (ministro plenipotenziario per il recupero delle opere d’arte) nel dopoguerra.

Grazie all’opera di Siviero molte opere sono state via via riportate in Italia (decine di capolavori rinascimentali di Leonardo, Masaccio, Botticelli, il ritratto di Fanciulla del Tiziano, La Madonna del Divino Amore di Raffaello, le Fatiche di Ercole di Antonio del Pollaiolo, e parecchi altri ancora) ma questa è solo una minima parte.

Secondo un’inchiesta del giornale tedesco Bild, ben 2500 opere trafugate si trovano ancora o nei depositi o esposte nei musei; purtroppo, di queste ne sono state restituite solamente 54. L’inchiesta è stata effettuata dopo il grande scalpore sollevato dalle dichiarazioni di Eike Schmidt, il Direttore degli Uffizi di Firenze, che aveva chiesto la restituzione del dipinto denominato Il vaso di fiori del pittore olandese Jan Van Huysum, trafugato dai nazisti e finito in mano agli eredi di un soldato tedesco. Il Direttore in modo plateale si era fatto fotografare mentre appendeva alle pareti di Palazzo Pitti una riproduzione fotografica dell’opera con su scritto “Rubato; ciò – a quanto pare – ha dato un impulso fondamentale allo sviluppo della trattativa e nel 2019 il dipinto è tornato a Firenze (2).

 

Nel 1998, anche la Germania decise di aderire all’Accordo di Washington, siglato da oltre 40 Stati, in cui i paesi firmatari si impegnavano a far luce sui crimini nazisti ai danni di collezionisti e mercanti d’arte, soltanto che non essendo vincolante, non è stato mai applicato. Da quando l’Italia è entrata nell’U.E. nessun ministro dei beni culturali ha mai richiesto a gran voce di riavere ciò che fa parte della nostra Storia, forse per un atteggiamento di sottomissione al potente stato tedesco. Che strano, mai nessuno che voglia restituire volontariamente la refurtiva..

L’Italia racchiude in sè un patrimonio culturale immenso: anche per questo, ai nostri ministri poco importa se qualcosa viene rubato o distrutto. Costoro dimenticano che questo inestimabile tesoro artistico rappresenta la nostra anima, ed intervengono soltanto se – e dopo – l’oculata opera di indagine è poi andata a buon fine, per trarne i vantaggi politici. Chissà come mai, soltanto la voce di un tedesco amante  dell’Italia si sia alzata per riportare a casa le nostre opere. L’esempio del Direttore degli Uffizi dovrebbe dare il via ad un proficuo percorso, anche diplomatico, per far tornare tutte le opere d’arte nel loro luogo di origine.

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

06.06.2023

NOTE

(1) = https://museotaranto.beniculturali.it/it/magazine/orfeo-e-le-sirene/

(2) = https://www.uffizi.it/news/van-Huysum

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