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L’ALIENAZIONE UMANA COME GUASTO PRODOTTO DAL CAPITALISMO CONTEMPORANEO

DI EUGENIO ORSO
pauperclass.myblog.it

Per iniziare questo discorso, ben conscio delle sue complessità e del fatto che si tratta di un terreno ancora largamente inesplorato, voglio presentare di seguito il testo di una mail inviatami agli inizi di gennaio 2010 da un mio corrispondente, una persona quasi cinquantenne che non lavora più per scelta e che si dedica, durante le settimana borsistica, alla piccola speculazione sui titoli, rivolgendosi spesso al mordi e fuggi e “maneggiando” talvolta prodotti ad elevato rischio come i derivati.

Ho appena finito di completare l’opera. Grazie a Supersilvio, e alla start up biotech del San Raffaele di Milano 536 ieri e piu’ di altri 400 oggi. Netti sono circa 800 euro, considerate le tasse ridicolmente basse al 12,5% e le commissioni. Visto che con i miei metodi io vinco in borsa (mentre in Italia il 95% perde, cosi’ dicono le statistiche) la banca lo sa bene e mi stende tappeti d’oro, mi regala vini Barolo lussuossimi da 100 Euro a bottiglia pur di tenermi cliente per poi cercare di rifarsi con i miserabili, i disgraziati pensionati, i lavoratori dipendenti, etc. inculandoli a morte con il tipico 0,2% di interesse.
Quante ore deve lavorare una commessa alle 2 Torri per portare a casa una pagnotta che io ho preso in 2 pomeriggi? Un mese di lavoro. Quanti giorni dovrei lavorare io di dura partita doppia, spaccandomi la testa a far la quadra? Te lo dico subito: tre settimane.
Il lavoro dipendente, qualunque esso sia, e’ finito in questa società del Dio rendita. Ad essa bisogna votarsi e chiudere gli occhi di fronte alle ingiustizie sociali che ci sono in giro, sperando che non tocchino un giorno a te.
Per questo la Borsa e’ l’unico metodo che ti possa assicurare la pensione fai da te e fuggire dal mondo del lavoro dipendente conquistando la libertà.

Ovviamente queste parole sono agghiaccianti ed io ho interrotto immediatamente qualsiasi tipo di rapporto con il soggetto che le ha scritte, rivelando con tali affermazioni un cinismo inaccettabile, una vera e propria assenza di dignità umana e un’accettazione piena delle dinamiche criminali del capitalismo contemporaneo.

Per chiarire alcuni arcani contenuti in questa orribile mail, partendo dal meno oscuro, preciso che “Supersilvio” è Silvio Berlusconi, mentre dietro l’espressione tecnico- borsistico-ermetica “start up biotech del San Raffaele di Milano”, si nasconde un’acquisizione-speculazione [non però del livello di quella che ha riguardato Mondadori] di cui questo individuo è venuto a sapere, e perciò ha seguito il [suo] principio guida: “Investi sulle mosse di Berlusconi”, guadagnandoci su, in paio di sedute borsistiche, “ben” ottocento euro netti.

Ma forse, per chiarire ancor meglio la vicenda con un minimo di informazione per così dire tecnica, prima di passare all’analisi del contenuto della missiva in formato elettronico, è bene che riporti parte del testo della precedente mail, corredato di grafici e tabelle, che ho ricevuto dallo stesso soggetto e centrata sullo stesso argomento.

Questo e’ il grafico

dell’azione farmaceutica “Molmed” del San Raffaele di Milano (Molecular Medicine).
Il suo minimo borsistico avviene nei giorni di dicembre 2009, verso metà mese (1,60)

Zitto zitto, ai minimi di dicembre il ns. esimio Premier compra fuori mercato da un fondo comune la maggioranza dell’azienda (il 24,12%), notizia che viene annunciata alla stampa appena oggi 7.1.2010 alle 12:05.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2010/01/molmed-
fininvest.shtml?uuid=1f87ab98-fb9d-11de-b596-e16b767cd100&DocRulesView=Libero

Alle 12:05 quando la notizia esce il mercato letteralmente dorme, probabilmente perche’ gli operatori di borsa piu’ importanti, i piu’ attivi, vanno tradizionalmente a pranzo, fino alle 14.
Dalle 14 – ovvero quando gli operatori di borsa ritornano al lavoro – si scatena il finimondo in acquisto e l’azione Molmed arriva oggi fino quasi a 2 Euro, per poi chiudere a 1,87.

Alle 12:05 per fortuna io non pranzo ancora (pranzo abitualmente alle 12:40) e leggendo la notizia in tempo reale noto, con stupore, che il mercato non reagisce alla mossa inattesa di SuperSilvio. Riesco a comprare le Molmed senza affanno e me ne servono la quantità che necessitavo, 3400, a 1,777.

Alle 15 vendo concretizzando l’assist che mi e’ stato servito da un mercato così inefficiente e porto a casa 536 Euro.
Poi verso le 16 ne ho acquistate altre 1350 a 1,888 senza però riuscire a venderle (pazienza forse le terrò, a questo punto visto il lauto guadagno realizzato).
Morale della favola: i mercati sono mostruosamente inefficienti.

Per essere esaustivi nella spiegazione dell’operazioncina speculativa realizzata “sulle orme di Supersilvio”, preciso che il piccolo gambler di borsa in questione ha venduto dopo un giorno anche le 1.350 azioni acquistate in fine seduta, realizzando con tale vendita il guadagno netto che gli mancava per arrivare ai famosi ottocento euro netti, mentre l’inefficienza del mercato, che a mezzogiorno si è mostrato “fiacco”, al punto di avere l’impudenza di non reagire alla mossa berlusconiana, è in tale caso dovuta al fatto che molti operatori, a quel ora, se ne vanno a pranzo e ricominciano “il grande gioco” alle
quattordici.

Lo stesso soggetto, in precedenza, mi ha specificato che grazie allo spostamento epocale di risorse dal Lavoro al Capitale, e grazie alle politiche che nel caso italiano proteggono la rendita a scapito di chi è costretto a lavorare per sopravvivere, lui stesso, pur essendo ancora relativamente giovane ed ancora per qualche anno “nel pieno delle forze”, preferisce speculare in borsa con un carico fiscale del 12,5% piuttosto che lavorare con un carico “del 120%” dal punto di vista dell’azienda.
In questa piccola ma “edificante” vicenda carica di significati emerge in pieno, per come la penso io, quello che i francesi colti definirebbero l’esprit de l’âge, e per quanto attiene l’oggetto di questo mio scritto – che di certo non è la finanza, la borsa, le dinamiche speculative da un punto di vista “operativo” o i prodotti inventati in quel contesto apparentemente irreale – ho modo di ritenere che le parole del mio sciagurato [ex]corrispondente descrivano, prima ancora che un mondo sempre più intriso di cinismo e
di autentica abiezione, un suo profondo, personale disagio, l’instabilità esistenziale che lo pervade e la paura “di affondare” fino al collo, senza rimedio, nelle melme che sono in agguato sotto la patina di “democrazia”, “diritti individuali”, “legalità”, opportunità per tutti, di un’eguaglianza pelosa e soltanto formale che caratterizza questo sistema, se una serie di speculazioni importanti non va come dovrebbe, facendolo scivolare improvvisamente nella condizione dei miserabili, dei disgraziati pensionati e dei lavoratori dipendenti, evocati [e cinicamente irrisi] nella sua seconda mail.

Mi pare evidente che questo soggetto intuisce l’insidiosa e profonda trasformazione dell’ordine sociale in corso, e la esorcizza mostrando indifferenza, se non disprezzo, per la sorte dei moltissimi “che non ce la potranno fare”, fidando sulle sue capacità di analista finanziario e di speculatore borsistico per sottrarsi alla ri-plebeizzazione che nota quotidianamente intorno a lui.
E’ dunque per tale motivo che ammira Supersilvio e la sua capacità “di fare soldi”, di acquisire, a qualsiasi prezzo personale e collettivo, un potere fine a se stesso, privilegi e impunità a scapito di un’intera nazione, ed è per questo che ne segue le orme anche nelle operazioni finanziarie, naturalmente in quelle più modeste e accessibili ad un “pubblico indistinto”.
Vorrebbe anche lui la libertà nicciana dell’aristocratico per la cui piena realizzazione moltissimi altri devo subire servaggio, schiavitù, limitazione dei diritti e delle possibilità di crescita, restando per tutta la vita “uomini incompleti”.
Ma il piccolo gambler che si danna quotidianamente, per restare a galla, con listini, candeline del fib, rumors e stocastico, teorie avanzate di statistica e game theory, comprende perfettamente che il mondo della nuova élite non ammette intrusi, e non concede a chi sbaglia prove d’appello.

Il capitale ha compiuto una metamorfosi completa nel suo immaginario [e non soltanto nel suo, purtroppo …], trasformandosi nel “Dio rendita” che è destinato a stravincere nell’epocale confronto con il Lavoro, tanto che l’intera società umana sembrerebbe ormai nelle mani di questa divinità.
Persino l’attività dell’imprenditore, come lui stesso mi ha confessato in precedenza, è oggi a rischio, non più appetibile, se pensiamo ai piccoli imprenditori italiani della PMI in crisi che stanno “per uscire dal mercato” da un momento all’altro, e se quello dell’imprenditore possiamo veramente definirlo un “lavoro” – così sicuramente non è stato per molti marxisti – ad esempio nei termini più noti e abusati dell’organizzazione dei fattori della produzione volta a conseguire sempre e comunque il massimo profitto, concezione che riporta, se non vado errato, all’utilitarista e positivista John Stuart Mill.
Anche questo “lavoro”, soprattutto per quanto riguarda la piccola impresa con l’imprenditore individuale impegnato in prima linea, sarebbe destinato a subire nel tempo la sorte di tutti gli altri.

Il nostro piccolo mago del capital gain comprende bene che se qualcosa gli va male, molto male, non avendo lui un grande patrimonio a coprirgli le terga e un gran potere personale, “non essendo bene introdotto”, il rischio che corre è quello di finire nella condizione sempre più infera di chi deve vivere vendendo a prezzi via via inferiori proprio lavoro, di chi lavoro non ha e non può contare come ultima ratio su solide “reti familiari e amicali alle spalle”, o di chi, dopo decenni di attività lavorativa, si trova a fare i conti con la sopravvivenza quotidiana e una pensione mensile decisamente inferiore ai mille euro.
Il piccolo gambler festeggia dunque gli ottocento euro netti, presi con poco sforzo in un paio di giorni grazie alla via indicatagli da “Supersilvio” e alle sue abilità, ma teme costantemente la deriva esistenziale che un’insufficiente, mediocre o addirittura negativa performance borsistica potrebbe in futuro comportare, vive costantemente con l’angoscia di scivolare prima o poi nel magma ribollente della nuova Pauper class, e cioè in quella condizione di immiserimento, di povertà economica ma anche e soprattutto, a più lungo termine, di autentica povertà culturale dalla quale non ci sarà più via d’uscita, se il “Dio rendita” – come lui lo chiama, giurando di votarsi a questo nuovo vitello d’oro – trionferà
senza incontrare opposizioni entro la prima metà di del ventunesimo secolo.

L’indifferenza nei confronti degli altri che caratterizza il mio sciagurato [ex]corrispondente, intrisa di malcelato disprezzo, se non di derisione nei confronti di chi “non ce la può fare”, è una conseguenza tragica e socialmente disgregante che caratterizza il trionfo del “Dio rendita”, il quale aspira ad essere adorato a livello globale – da San Francisco a Port Arthur, dalla costa americana del Pacifico al Mar Giallo attraversando Europa e Asia – e sostituisce rapidamente con i suoi simboli, con la sua immagine allettante ma terribile nella sostanza, i vecchi miti, le ideologie del passato e gli dei più remoti, invadendo con una certa qual facilità le menti, le coscienze e gli immaginari dell’umano genere.
Chi lo venera, votandosi a lui e aggrappandosi al suo feticcio come ad un’ancora di salvezza, per non essere risucchiato verso il basso della scala sociale, può di certo ricevere doni dalla banca – che se lo tiene ben stretto come cliente, grazie alle commissioni che gli fa incassare attraverso le operazioni del borsino – e portarsi a casa in occasione delle feste gli omaggi e i regalini pelosi elargiti dall’”impresa del credito” alla migliore clientela, quali cassette di vini Barolo di gran pregio, dal bel prezzo di cento euro
la bottiglia.

Chi lo venera può talvolta permettersi di sognare tappeti d’oro stesi ai suoi piedi, non appena varca la soglia della filiale in cui ha i conti, a differenza di quanto accade ai miserabili, ai disgraziati pensionati, ai lavoratori dipendenti che entrano in una banca – tempio ufficiale della divinità protettrice del capitale-rendita – per mendicare mutui o crediti al consumo, sempre più spesso negati, o quanto meno razionati con la giustificazione delle cautele imposte dalla situazione di crisi in atto.
Ma il culto di un simile dio porta anzi tutto angoscia, incertezza profonda, impossibilità di pianificare serenamente il futuro, estrema solitudine condita da un controproducente egoismo, e infonde agli umani una falsa forza d’animo, che è smascherata dal cinismo puramente “difensivo” riflesso nelle parole del piccolo giocatore di borsa e che in ogni momento – complici i listini avversi, i falsi rumors, le improvvise svolte degli indici e qualche altro indesiderato scherzetto del caso – può trasformarsi repentinamente in
disperazione.

Il suo culto rappresenta, in definitiva, l’accettazione supina del potere e dei privilegi della nuova aristocrazia, il dominio incontrastato della Global class, ma soprattutto l’abbandono definitivo della speranza di una vera crescita umana e di un avanzamento culturale futuro, di un miglioramento generale delle condizioni di vita, barattati incautamente con un presente incerto, carico di angoscia anche per i nuovi “omologati”, attraversato da iniquità sempre più evidenti sul piano sociale e segnato dal rischio che per moltissimi non vi sarà più un futuro degno di questo nome.

Il capolavoro finale, nel testo della mail del piccolo giocatore di borsa, è il riferimento finale alla necessità di conquistarsi la “libertà” fuggendo dal lavoro dipendente.
Anche le nuove forme di alienazione sono nate in relazione al Lavoro, cioè a quella attività dell’uomo che lo pone in relazione con l’ambiente esterno e che è indispensabile per “lo sviluppo della personalità” del singolo e per il raggiungimento dell’autocoscienza individuale.
Ma il “Dio rendita” indica ai suoi adepti una strada diversa, nuova, riservando il lavoro tradizionale, puramente esecutivo, sempre di più a lavoratori sottopagati o a veri schiavi, oppure, salendo ai livelli di controllo delle produzioni materiali e culturali, a minoranze che sono in posizione di servizio rispetto agli strati più alti della classe globale.
In tale contesto, il Lavoro non può più rappresentare un valore, e men che meno una strada maestra per il raggiungimento dell’autocoscienza, ma diventa sempre più spesso, per molti, un fardello del quale liberarsi, un peso, una via che porta verso il basso o finisce in un vicolo cieco.

La libertà alla quale fa riferimento il mio [ex]corrispondente è quella dal lavoro, svalutato e flessibilizzato, sottopagato e completamente ri-mercificato, e l’unica via che lo stesso vede per la salvezza individuale è quella “di votarsi” completamente al solito “Dio rendita”, accettando supinamente, oltre che i suoi riti, le nuove dinamiche sociali, anzi, coprendosi gli occhi per non vedere le ingiustizie che crescono intorno a lui, sperando che mai riescano a toccarlo direttamente.

Che razza di libertà è dunque questa?
Una libertà provvisoria, a tempo e precaria, come tutto il resto nelle nuove dimensioni culturali del capitalismo contemporaneo, con il rischio costante di scivolare verso il basso, di passare una lunga stagione della propria vita “all’inferno”, assieme a “coloro che non ce l’hanno fatta”.
Una libertà che è una nuova forma di schiavitù, o ancor meglio, una forma di schiavitù che in rapporto alle altre che si prospettano diventa libertà, come si potrebbe dire rovesciando lo slogan Freedom is slavery dell’Orwell di 1984, espresso in neolingua, ed è una delle poche “libertà” concesse dal “Dio rendita” a chi si vota a lui, o davanti a lui è costretto dalle circostanze a prostrarsi.
Una libertà che nasce dal condizionamento e dall’atomizzazione sociale, dalla precarizzazione dell’uomo e dalla svalutazione progressiva del suo lavoro, diversa dalla Libertà obbligatoria cantata negli anni settanta dal poeta un po’ filosofo Giorgio Gaberscik, in arte Gaber, anche se davanti alla libertà agognata dal piccolo gambler si potrebbe certamente preferire [con le parole di Gaber] la libertà di non essere liberi.
Se il lavoro non potrà più garantire le basi materiali per una vita dignitosa, cosa le potrà garantire? La speculazione finanziaria azzeccata? I patrimoni di famiglia fin tanto che durano?

Nel caso di fallimento di alcune operazioni finanziarie per lui cruciali, di importanti speculazioni in titoli andate male, il giocatore di borsa in questione potrà trovarsi alle strette, rassegnandosi a dover [soprav]vivere per il futuro in una condizione sempre più sfavorita assieme a tutti coloro che subiscono questo cambiamento epocale, ma in tale caso il nostro chi incolperà del suo personale fallimento?

Sicuramente non il “Dio rendita”, che nel suo immaginario colonizzato gli ha offerto la possibilità di [un relativo] successo e l’opportunità di essere libero, posto che la speculazione finanziaria possa veramente rendere liberi e portare sulla strada dell’autorealizzazione, o ad una nuova forma di autocoscienza non legata al Lavoro …
cosa che io mi sento di escludere nella maniera più assoluta.
Incolperà i sacri meccanismi del Mercato, che regolano la creazione del valore finanziario in nome e per conto della divinità dell’epoca?
Probabilmente no, perché si tratta degli stessi meccanismi che in passato, grazie anche alle sue indiscusse capacità [trattandosi di un gioco d’abilità e non di pura sorte], gli hanno permesso di “vincere” e di sottrarsi al lavoro sottopagato.

Alla fine non gli rimarrà altro da fare che incolpare sé stesso, giungendo alla conclusione di aver commesso errori, di non essere riuscito [magari per una sola incollatura …] ad approfittare di situazioni di investimento e speculative allettanti, in un processo di “autocolpevolizzazione” che isola gli individui, li rende inoffensivi quanto depressi, incapaci di reagire veramente, contribuendo in modo significativo ad impedire reazioni collettive diffuse, ad evitare l’esplosione del conflitto [interno alla formazione sociale] fra dominanti e dominati, a prevenire opposizioni di massa al sistema che serve adeguatamente il “Dio
rendita” e quindi gli interessi della classe globale.

In caso di fallimento individuale, posseduti dallo spirito del “Dio rendita”, vittime delle sue illusioni, tutti o quasi “Scenderemo nel gorgo muti”, ma non sarà la morte, l’atto finale, come nei celebri versi del Cesare Pavese di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, si tratterà semplicemente di una nuova condizione economico-sociale ed esistenziale senza scampo, che caratterizzerà in occidente ed in Europa gli strati superiori della nuova Pauper class.

Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it/
Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2010/01/11/l-alienazione-umana-come-guasto-prodotto-dal-capitalismo-con.html
11.01.2010

Pubblicato da Davide

  • fernando20

    Valutazione precisa e diretta, l’amarezza è che quello che scrivi è la realtà di questo tempo….molti cambiano con i tempi anche le proprie convinzioni ed i propri valori…i problemi sono di chi è coerente con i valori insegnati..!!
    Fernando

  • anonimomatremendo

    Per iniziare questo discorso, ben conscio delle sue complessità e del fatto che si tratta di un terreno ancora largamente inesplorato

    Che cosa?Il tema dell´ alienazione capitalista e´un terreno largamente inesplorato?Spero davvero che a scrivere queste cose non sia un intelletuale ma uno sprovveduto signore che da poco si é messo a fare ricerche sul tema.
    tanto per cominciare gli consiglierei di dare un ´occhiata ai “manoscritti economico-filosofici”scritti nel 1844 da un certo Karl Marx.Magari si renderá conto che il tema dell alienazione capitalista sia stato non uno tra i tanti ma addirittura il terreno piu´battuto da intelltuali di un certo spessore da un secolo e mezzo a questa parte.

    E questo con olimpionica nonchalance se ne esce con “terreno largamente inesplorato”.

    Un consiglio ai giovani:abbeveratevi alla fonte e lasciate perdere le sempre piu´fiacche interpretazioni …di interpretazioni,di interpretazioni fino a non capire piu´dove sta l´originale.

  • stefanodandrea

    Apprezzo l’articolo, anche se forse sarebbe preferibile che la riflessione fosse condotta, non dico a livello astratto, ossia senza esempi, che è l'”ideale” ma è per pochi, bensì sensa moralismo, che è una malattia terribile, per le conseguenze che reca con sé
    Non è chiaro per quale ragione Orso parla soltanto del lavoro dipendente. Per quale ragione un lavoratore autonomo, che, pagando tutte le tasse, guadagnasse, poniamo 2.200 euro dovrebbe continuare a fare la vita che fa, lavoraando sovente anche il sabato e la domenica e non optare come il tizio citato nell’articolo, per la rendita finanziaria. Basta con il riferimento al solo lavoro subordinato o addirittura con il lavoro subordonato nei confronti dei privati. I lavoratori subordinnati non otterranno assolutamente niente se non si alleranno politicamente con i lavoratori autonomi e con il lavoro tout court. Il lavoro, autonomo e subordinato, deve essere tutelato in tutte le sue forme.
    I lavoratori subordinati sono stati attaccati in mille modi, precarietà, moderazione salariale, tfr e ora llicenziamenti. Su questo non si discute.
    Il lavoro dei professionisti è stato attaccato con l’abolizione dei minimi tariffari – che avvantaaggia chi ha il “potere” di pretendere un reddito inferiore ai minimi, Pubbliche amministrazioni e grandi e medie imprese, non certo l’ingenuo consumatore – con l’ammettere in qualche forma la pubblicità e con l’abbandono del principio del carattere personale della prestazione professionale, a tutto vantaggio delle “grandi firme”, che sono “grandi capitali”, investiti in prestigiosi e costosissimi immobili dei centri storici e nell’utilizzo del lavoro (apparentemente autonomo, ma subordinato e servile: anche settanta ore a settimnana) di centinaia di pseudoliberiprofessionisti.
    I commercianti sono stati aggrediti con il Franchising e con le diverse leggi che hanno valorizzato il capitale-marchio. Costretti a questo contratto capestro che nei peggiori casi dice: tu prendi in affitto e paghgi un immobile del tipo di quello che dico io; assumi due dipendenti che vesti come ti dico io; paghi per entrare nella mia rete di vendita la somma di euro 150.000, acquisti minimo 200.000 euro della merce che ti fornisco e io in cambio ti insegno a vendere (il cosiddetto knowhow, aria fritta che nasconde gli obblighi testè citati) e soprattutto ti consento di vendere prodotti che recano il mio marchio. Inoltre, i commercianti, costretti a fuggire nei centri commerciali dalla politica di valorizazione dei marchi, ddevono pagare affitti immensi.
    Il conflitto fondamentale non è salariati alle dipendenze dei privati e padroni: è soltnto una parte del tutto e in quel tutto è vero che sovente i padroni stanno “dalla parte di sotto”.
    Il conflitto fondamentale è tra capitale e lavoro. Cose contro persone. Case, titoli, denaro, marchi, brevetti, diritti d’autore (si in parte anche quelli), da un lato, ed energia psichica e fisica dall’altro. Sono le cose a rendere e sul valore delle cose, si può anche speculare (sole le cose danno rendita; le scommesse danno vincite; tanto è vero che Orso crede che quel tizio di cui parla possa rimanere povero ed essere costretto di nuovo a lavorare). Il lavoro rende poco, salvo quello dei grandi manager o dei titolari delle grandi firme. Segue che i lavoratori (tutti, anche gli autonomi) si indebitano. Ma è un discorso diverso e soprassiedo
    Ecco i principi che dovrebbero ispirare l’auspicabile partito alterbativo a quello delle due coalizioni, tratti dal nostro MANIFESTO (http://www.appelloalpopolo.it/?p=22):

    1. Muoviamo dall’assunto che l’uomo deve lavorare, col pensiero, con la parola o con il corpo, per l’autoproduzione oppure per la produzione generale e vogliamo che la Repubblica sia fondata sul lavoro: autonomo e subordinato.

    2. Ci auguriamo che il lavoro subordinato, alle dipendenze dei privati, possa progressivamente essere ridotto e intendiamo agire politicamente perché ciò possa, almeno in parte, avvenire. La Costituzione prevede che “la legge provvede… allo sviluppo dell’artigianato”.

    3. Non siamo contro il capitale privato, perché sappiamo che ogni produzione implica capitale e lavoro e conveniamo che, in una certa misura, il rischio del capitale debba essere remunerato.

    4. Le rendite per così dire naturali devono essere mantenute e, decurtate delle spese e del lavoro accessorio, devono superare di poco l’inflazione. E pressoché non devono esistere, sempre salve le spese e il lavoro accessorio, se non c’è inflazione.

    5. Le rendite artificiali – marchi, brevetti, “diritti sportivi” e ogni altra entità immateriale elevata a “bene”– devono essere limitate sotto molteplici profili e in modo severo o addirittura eliminate. Esse sono come sono perché il diritto le ha plasmate così. Allo stesso modo il diritto le può disfare.

  • pablobras

    La concezione fascista dell’uomo prevede la negazione del cosiddetto homo economicus, visione che gli ideologi fascisti sostengono accomuni liberalismo e marxismo, per proporre una visione differente.

    « Noi abbiamo respinto la teoria dell’uomo economico, la teoria liberale, e ci siamo inalberati tutte le volte che abbiamo sentito dire che il lavoro è una merce. L’uomo economico non esiste, esiste l’uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è guerriero. »
    (Benito Mussolini, Discorso del 14 novembre 1933

  • neutrino

    Ma perché tanto disprezzo verso questo trader casalingo?
    L’epoca del lavoro come motore sociale è terminata, perlomeno nel ricco Occidente.
    Con l’attuale stato della conoscenza e della tecnologia potremmo vivere tutti di rendita, o quasi. Il capitale accumulato dalle passate generazioni, sia quello materiale che quello immateriale, rendono possibile la vita sulla Terra senza fatica.
    E’ solo a causa delle ineguaglianze, che permangono e si accentuano durante questa epoca storica, che alcuni hanno troppo e troppi non hanno nulla.
    Insistere con l’idolatria nei confronti del Lavoro è anacronistico (se questa frase risulta oscura: http://www.krisis.org/navi/italiano).
    Piuttosto cerchiamo di capire come liberarci del Lavoro senza smantellare la società civile che abbiamo creato nei passati 300 anni!

  • stefanodandrea

    L’uomo integrale è disintegrato dal capitale e dalla tecnica nell’uomo frazionario (il termine è di ugo spirito). Comunque, il richiamo all’uomo integrale lo condivido, ma non appartiene soltano alla tradizione fascista.

  • anonimomatremendo

    Ho dato una sbirciata al vostro sito.Al punto 13 non ho piu´potuto trattenermi dalle risate:

    “13. La crescita o la decrescita sono il risultato di politiche giuridiche, ossia di politiche del diritto volte ad affermare principi economici, politici, culturali e ideali. Non sono un obiettivo: né la crescita né la decrescita. Sappiamo, peraltro, che un rallentamento sarà il risultato del perseguimento dei nostri obiettivi.”

    Ma vi rendete conto in che mondo vivete?hué sveglia,siamo nel capitalismo. l economia di una nazione non puó non crescere,altrimenti so cazzi…vostri.Se il pil non cresce o cresce troppo poco si ferma tutto.Come credete di finanziare le tentacolari attivitá del vostro pachidermico stato paternalista e onnipresente?Con le noccioline? O stampandovi moneta in regime di totale autarchia?Ma dai su,mica ci credte davvero.Dai,ditemi che é solo un passatempo,che la fantapolitica é piu´divertente del fantacalcio,che credete che il capitalismo di una nazione possa sgonfiarsi placidamente senza che scoppi una guerra civile. E poi,volete davvero rifare l ´ennesimo risorgimento italiano?Maroooo che palle!

  • pablobras

    Concordo….l’uomo integrale era l’uomo del passato. Adesso è un pollo d’allevamento.

  • Galileo

    E lo chiamate scemo?

    Il signor Rajoy, presidente del PP in Spagnao oggi ha proposto (in vista delle elezioni…) un contratto indefinito pero senza tanta indennizzazione per il lavoratore, che ti mando via quando voglio anche se contratto indefinito e ti pago meno di una volta…

    …bla, bla, bla…

  • anonimomatremendo

    “L´uomo economico non esiste,esiste l uomo integrale che é politico,economico….”Hué aspetta,qui il mascellone mi casca sul pisello.

    PS:Da quando in qua il fascismo abolisce il lavoro salariato?

    ahhhh,adesso ho capito!Per uomo integrale il mascellone pensava a un essere composto da pezzi di societá disintegrate dall´Economia,e ricomposto in un solo essere.Un pó come il mostro di frankeinstein,prodotto dell assemblaggio di pezzi di cadavere ormai rottamati.Ma questa é la descrizione della societá attuale.Ma allora il mascellone ha vinto!

  • Eleonora_

    Perché mai bisognerebbe disprezzare l’autore della mail? E’ prodotto di questo sistema. Lo stesso sistema che strozza un’intera generazione tra lavoro precario a mille euro al mese, conguagli permettendo. E devi pure baciarti i gomiti perché hai un lavoro! Beh, se gioca in Borsa lo capisco e fa bene. Beato lui che ne ha la spregiudicatezza.

  • pablobras

    …ognuno vede quello gli pare.

  • Eleonora_

    Non c’è scritto da nessuna parte che Mussolini abbia abolito il lavoro salariato, né ha rinnegato il valore dell’homo oeconomicus. Semplicemente, ha affermato che l’uomo non può né deve essere solo quello, visto che l’economico è solo una parte del tutto.

  • stefanodandrea

    Bisogna ragionare; non dare lezioni. Devi commentare col fine di imparare, di affinare il tuo pensiero (è un consiglio, narturalmente, non certo un ordine)
    In primo luogo la certezza che hai che nel capitalismo l’economia deve sempre crescere non è proprio conforme ai principi della tua religione, dai quali credo di aver imparato non poco, perché non li ho vissuti come una religione: ti dice qualche cosa la formula “caduta tendenziale del tasso di profitto” (concetto che va rettamente utilizzato)? Ti dice qualche cosa la crisi economica del 1929?
    Tu risponderai: lo so e infatti ho aggiunto “altrimenti so cazzi…vostri”. E chi te lo ha detto? Al limite sarebbero tuoi. Che ne sai se saremmo felici?
    Poi non è mica chiaro se tu la crisi la vuoi o non la vuoi. O sei di quelli che dicono “arriverà”, presumendo di conoscere le oggettive leggi del mondo?
    Poi ti faresti due palle con l’ennesimo risorgimento italiano. Sei contento che l’Italia si affossi? che si sta affossando culturalmente, economicamente, politicamente, nella sua stessa struttura unitaria?
    Per te la tensione del risorgimento sarebbero due palle. E quale tipo di tensione auspichi? O auspichi un ammosciamento. Gratta gratta e sei proprio un nichilista: i responsabili di tutti i mali del mondo, i nichilisti.
    Per stampare moneta da sè ed avere un governo tendenzialmente aurchico, serve un consenso popolare enorme, una sfida ai grandi, una classe dirigente elevatisssima. Tutto ciò presuppone un risorgimento già avvenuto e potrebbe soltanto seguire un risorgimento vittorioso. Ma già è tanto se quando arrriverà il momento si riuscirà ad evitare la disgregazione.
    “Fantapolitica”? No. Metapolitica: un tentativo di pensiero organico all’interno di una volizione data. La tua invece cosa è? A pensarci verrebbe anche a me da ridere; e in questo caso non è l’educazione che mi frena; è la pietà: mi hanno insegnato anche la pietà.

  • anonimomatremendo

    Scusa simpatico neutrino,ma questo signore sta facendo la solita piaggina contro il cattivone capitale finanziario che vive di rendita sulle spalle dal sano lavoro produttivo(di che?) e imprenditoriale santificato dalla costituzione,base dello Stato repubblicano.Riguardo alla stolta idolatria del Lavoro sono daccordissimo con te .L´articolo in questione peró si limita a fare una critica(piú che altro piaggina)della rendita capitalista che sottrae energie al lavoro sano e produttivo che senza di essa potrebbe conoscere una nuova primavera,quando é esattamente l opposto: se non fosse per la bolla finanziaria i limiti assoluti del sistema produttivo(di merce,occorre ricordarlo?) si sarebbero giá manifestati da almeno trent´anni,mandando in panne l intero sistema che ormai puo´ strascicarsi in avanti solo a forza di dosi sempre maggiori di addittivi e conservanti,visto che la sua linfa vitale,il Lavoro,a causa del progredire delle forze produttive,é sempre piu´superfluo.E la societá magari avrebbe giá da tempo cominciato a chiedersi se davvero ha bisogno dell ingombrante mediazione del “lavoro astratto” del “valore” ,della “merce” e di tutte le categorie sociali e politiche che vivono su di esse,per poter godere della propria ricchezza materiale e concreta non piu´incapsulata nell asfissiante corsetto di ferro della ricchezza astratta in forma monetaria.

    crashkurs-appunti-sulla-crisi-finanziaria [www.krisis.org]

  • anonimomatremendo

    Nel capitalismo l economia non e´semplicemente una parte,é il tutto.Altrimenti non sarebbe un sistema totalitario.I mascelloni di ieri e di oggi credono che di possa porre dei limiti politici al Capitale quando qualsiasi attivitá politica in regime capitalista deve essere pur finanziata da qualche parte.Chi ha provato ad autofinanziarsi stampando moneta senza copertura ha fatto la fine del rospo di Fedro che a forza di gonfiarsi il petto ha fatto booooooom!adesso ció che fu tentato di fare nei singoli paesi durante le due guerre si sta cercando di applicarlo a scala globale e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.prepariamoci al grande boooooom!

    Altro che cittadini con l ´elmetto!

  • cloroalclero

    Non concordo. L’etica collettiva è responsabilità collettiva, l’etica individuale è responsabilità individuale. Se egli non ruba, non violenta, non truffa, ma obbedisce all’esistente rispettandolo, lui non ha alcuna colpa. Non è responsabile delle scelte politiche altrui. E uno che vota silvio, se non altro, con delle ragioni, ma non è certo il suo voto ad essre decisivo. Nessuno ti puo’ dire che se le cose si mettessero in un certo modo egli lascerebbe quello che sta facendo e andrebbe a sparare. Da che parte, non lo possiamo sapere. Ma il fatto di dire “l’angoscia x il futuro ecc” è un carico suo, che ne sai che egli non viva il presente e pensi che la morte sia, come è, in agguato in ogni momento? Certo, il suo operato individuale non è all’insegna del migliorare il mondo, ma la presneza di silvio dice che è in grande compagnia, sicuramente di una massa di pecore che non fanno quello che fa lui: una cosa “intelligente” nel contesto.
    Certo non ha la tempra del “rivoluzionario” e magari se andasse in povertà diventerebbe un voltagabbana, ma tu non hai elementi x giudicarlo: alla fine il senso di questo articolo è un canone giudaico-cristiano con cui non concordo. Non è certo un “socrate” ma non è neppure esecrabile come l’articolo lo dipinge.

  • anonimomatremendo

    l economia deve crescere,se non cresce o se comincia a crescere troppo lentamente scema la fiducia negli investimenti e tutto si blocca!capito?l economia deve crescere ma il bello é che non puó sempre crescere e infatti rallenta sempre piu´.il suo incremento é simile a quello che si puó osservare dalla sezione di un tronco dove avvicinandosi alla corteccia si vedono gli anelli sempre meno distanti tra loro segno che l albero fa sempre piu´ fatica ad aggiungere ulteriore massa a quella giá esistente.solo che l albero e´semplicemente una cosa,e non un rapporto sociale,quindi alla fine lascia il passo ad altri organismi senza fare troppe storie al contrario della nostra societá lacerata da insanabili conflitti di interesse sempre piu´divergenti.Comunque non mi hai ancora risposto a una piccloa questioncina: visto che la cresita rallenta sempre piu´,come fate a mantenere i bisogni di una societá la cui complessitá invece cresce sempre piú?a me non risulta che nel vostro programma ci sia l abolizione dell legge del valore,quindi dove li prendete i soldi per mandare avanti la baracca?volete fare guerra al mondo per accaparrarvi le ultime risorse?schiavizzare un po di popolazione inutile e superflua?No dai ,ditemi,sono curioso?Ma che nichilista d egitto,l afflosciarsi del capitalismo porterá a un crescente polarizzazione sociale che creerá una tensione tale che il risorgimento fa solo ridere al confronto.qui stiamo parlando di miliardi di individui disperati proletarizzati e senza stupide patrie da rivendicare,una massa di disperati pronta a tutto che la storia non ha mai conosciuto,uno tsunami sociale che spazzera via come fruscielli i vostri campanilismi e i vostri orticelli ben curati.Una massa immensa di uomini che con un minimo di organizzazione risolleverá la specie umana dal pantano in cui si é ficcata a causa di malintesi istinti di conservazione di forme sociali limitate e limitanti.

  • Rossa_primavera

    Volevo scrivere un post analogo al tuo dopo aver letto l’articolo,ma vedo che mi hai preceduto con la tua consueta vis oratoria che rende molto chiari i tuoi concetti:Marx scrisse queste cose quasi 200 anni fa ed alora l’analisi era corretta,oggi forse perde un po’ di efficacia visto il totale mutamento della societa’ rispetto ad allora.Giustissimo anche il tuo consiglio di utilizzare l’originale,come suggerisci,e non le deleteree e criminali applicazioni del marxismo che hanno macchiato col sangue della povera gente il suolo di molte nazioni.

  • anonimomatremendo

    A me risulta che globalmente oggi ci siano piu´proletari che all epoca di Marx.Senza parlare dell immensa massa di senza-riserve in continua crescita.Le forze produttive sempre piu´dinamiche sono ancora piu´incatenate a rapporti di produzione sempre piu´statici e stantii.la produzione e´sempre piu´socializzata a fronte di un´appropriazione sempre piu´privata e la dominazione del Capitale e´talmene totale che le rivendicazioni parziali risultano sempre meno esaudibili e quindi controllabili dal sistema.Insomma il capitalismo viaggia sempre piu´spedito verso il grande Boom!.l energia liberata dalla deflagrazione se sará canalizzata nella direzione giusta potrá consentire alla specie umana di spiccare definitivamente il volo,altrimenti faremo la fine delle galline.

  • Rossa_primavera

    A mio avviso,almeno in Italia,la classe proletaria sta scomparendo visto che ormai le industrie italiane decentrano sempre piu’ la produzione all’estero cosa che invece avviene molto meno in un’economia solida come la Germania che per anni e’ stato il primo paese al mondo per esportazioni e ha mantenuto nel proprio territorio quasi tutte le fabbriche ed ha una classe operaia che sostanzialmente sta bene.Siamo un paese che vive sempre piu’ di turismo e terziario,con una classe media che ha sostituito,nella poverta’,quella proletaria che non esiste appunto piu’.Se a questo aggiungiamo le migliaia di disperati che giungono ogni giorno dall’estero e che trovano in Italia solo schiavitu’,si intuisce subito che siamo una polveriera sociale pronta ed esplodere e a scatenare una guerra tra poveri come a Rosarno,dove in sostanza c’e’ stato uno scontro tra contadini e immigrati.Ma attenzione,la situazione nel mondo non e’ tutta uguale:la locomotiva tedesca ad esempio e’ gia’ fuori dalla crisi,la Francia quasi,questi paesi non avranno alcuna tensione sociale e tempo un anno torneranno a stare bene,come gli States del resto che hanno comunque un’industria solidissima.Le economie forti hanno tutte una forte industria,il che significa un grande pil,prima o poi usciranno dalla crisi:ci si regge sul terziario,come noi o la Spagna,faremo molta piu’ fatica.Speriamo bene

  • Allarmerosso

    “Ovviamente queste parole sono agghiaccianti ed io ho interrotto immediatamente qualsiasi tipo di rapporto con il soggetto che le ha scritte, rivelando con tali affermazioni un cinismo inaccettabile”

    Si ok, ma lei signor Orso è tanto sicuro che sia il suddetto signore ad essere cinico o è forse il sistema capitalistico da TUTTI difeso come dogma ad esserlo ?
    Lei si è mai spaccato la schiena e ha mai gettato sudore e fatica per guadagnarsi quando va bene 10 euro l’ora ? Quando non sono 7€ !? o 6?!
    Penso che la persona in questione dovrebbere essere di esempio per tutti in modo tale che questa perversa abitudine riveli la sua assoluta impossibilità a proseguire . Provi ad immaginarsi se un bel giorno TUTTI quanti si mettessero a guadagnare 800€ in 2 giorni con la compravendita di titoli come troverebbe gli scaffali del supermercato sotto casa , come potrebbe comperarsi il televisorino nuovo , come potrebbe ristrutturare casa sua , curare se stessa e i suoi amati , o avere fra le mani una bottiglia da 100euro che nessuno avrebbe potuto ;costruire, imbottigliare e distribuire ?
    Sarebbe la morte del CAPITALISMO una morte reale ,non ideologica ,data dalle necessità , di cui ora i più non percepiscono il vero valore.

    “Quante ore deve lavorare una commessa alle 2 Torri per portare a casa una pagnotta che io ho preso in 2 pomeriggi ? Un mese di lavoro. Quanti giorni dovrei lavorare io di dura partita doppia, spaccandomi la testa a far la quadra? Te lo dico subito: tre settimane”

    Come dargli torto ? (forse come gia le ho detto non sa cosa voglia realmente dire “farsi il culo” )

    Si avverasse una situazione del genere le assicuro che dal giorno dopo il “grande stop” una commessa guadagnerebbe dignitosamente com’è giusto che sia , così come il camionista , il contadino ,il muratore , l’operaio , e così via …(la fatica umana verrebbe riconsiderata) sarebbe un’ottima cura per il nostro mondo marcio, basato sul semplice possesso di soldi come ricchezza quando si sa la ricchezza è ben altro che il vile denaro ma questo non lo si comprende finchè gli schiavi moderni continuano ad essere tali.
    Saluti

  • Tonguessy

    “Una massa immensa di uomini che con un minimo di organizzazione risolleverá la specie umana dal pantano in cui si é ficcata”

    Asimov?

  • Tonguessy

    Fammi capire: parli di etica individuale, ma dici che chi vota il berluska (o chi ha votato prodi per par condicio) non ha colpe. Come la mettiamo?
    Esiste o non esiste la responsabilità individuale? Da dove saltano fuori tutti i milioni di voti che sostengono la politica attuale? Dal nulla? Tana liberi tutti?
    Non esiste maggiore responsabile dell’individuo che non pensa ma segue il gregge, diventa camicia grigia prima e SS dopo perchè “così si fa”.
    Detesto questo modo di ragionare, che offre sempre l’assoluzione a chi in realtà ha enormi responsabilità

  • AlbertoConti

    Non c’è il gioco del Monopoli senza le Regole del Monopoli.
    Questa ovvia e inconfutabile osservazione basterebbe da sola a liquidare definitivamente l’ideologia del liberismo sfrenato e della deregulation selvaggia, stile far west reganiano e tatcheriano.
    E che cos’è il sentimento morale se non l’esigenza spirituale di dignità umana, che produce il concetto di giustizia (umana e perciò innaturale) e il codice etico, la legge, le regole attuative e necessariamente artificiali?
    E che cos’è la tecnologia su base scientifica che ha rimodellato l’economia umana? Artificio, il piegare le regole naturali a produrre una realtà rispondente ai desideri umani.
    Sappiamo per teoria e per pratica che la tecnologia è un arma a doppio taglio, può produrre il bene e il male secondo la visione umana, il paradiso o l’inferno in questa vita terrena.
    E perchè mai dovrebbe produrre l’inferno se chi l’ha prodotta (tecnologia e relativa economia) desidera il bene?
    La risposta è ancora più ovvia della premessa: mors tua vita mea, ovvero la stessa legge della giungla dalla quale si vuole emanciparsi (anche solo per sopravvivere, emancipandosi dalla realtà semplicemente animale).
    Conclusione: per garantire una “sana” libertà economica (per il bene dell’uomo nel suo complesso sociale) ci vogliono regole e mezzi per imporle (principio d’autorità).
    Le regole sono le leggi di Stato, senza il quale quest’economia “capitalista” non esisterebbe neppure. Quando lo Stato rappresenta non più la società nel suo complesso ma una minoranza prevaricatrice a scopo parassitario, la libertà economica (impropriamente il “libero” mercato) non può esistere, se non per ipocrita dichiarazione di principio negata dai fatti. In questa situazione prolifera la contrattualistica fraudolenta e l’immoralità della legge, che tradisce il proprio stesso mandato, quello di determinare le condizioni di un’economia dedicata al bene comune ed alla tutela della dignità individuale.
    La politica monetaria (delle banche centrali sostanzialmente private) e la finanza costruita sopra crea il “piccolo trader” denunciato come immorale dall’autore dell’articolo, che ha perfettamente ragione nell’evidenziare la responsabilità dei comportamenti singoli nel creare l’immoralità del sistema, che aliena l’uomo, cioè lo allontana dai suoi stessi istinti naturali declinabili in un sistema economico votato al benessere di ciascuno, perciò di tutti.
    La “giusta spregiudicatezza” è l’errore del cornuto e mazziato, che semplicemente non riesce a relazionare il dettaglio col generale della propria sconfitta.

  • AlbertoConti

    “Il conflitto fondamentale è tra capitale e lavoro. Cose contro persone.”

    Attenzione alla subdola ideologia del “merito”, meglio nota come meritocrazia. Ovvero la correlazione tra “produzione” di valore e qualità del lavoro. Quando il “valore” è il capitale ottenuto con ogni mezzo, ladri e delinquenti sono “legalizzabili” in virtù del loro “valore” acclarato.
    Oggi il mezzo vincente per “produrre” valore inteso come capitale è quello finanziario, che non produce assolutamente nulla di concretamente fruibile per l’uomo, ma può essere inteso come strumento “organizzativo” del lavoro produttivo altrui, alias speculazione parassitaria. E’ qui che va evidenziato il conflitto morale e la conseguente esigenza di regolamentazione, di vincoli precisi e mirati a contenere questa deriva verso la disintegrazione economica e sociale.

  • stefanodandrea

    Credo che concordiamo.
    I punti successivi del manifesto, che non ho riportato nel commento, attengono, infatti, al risparmio e ai mercati finanziari.

  • ADANOS

    Anch’io, visto che lavoro tutto il giorno al pc sistemando le cazzate del software che gestisce le polizze assicurative (quindi soldi) degli altri, ho tempo di cazzeggiare in borsa,con pregevoli risultati (+300% in 2anni) ma prediligo le borse USA (amex/nyse) a piazza affari, li non esiste il blocco per eccesso di rialzo o ribasso.
    Dovrei lasciar gestire i miei quattro soldi alla banca?
    Chiedete a chi aveva sottoscritto inconsapevolmente,tipo mio padre, tramite la sua banca di fiducia prodotti “garantiti” agganciati alla Lehman.
    no grazie scelgo io dove metterli.
    Lo faccio a mio rischio e pericolo ben conscio che i mercati azionari sono pura speculazione e azzardo.
    Lo faccio ben conscio che è tutta aria fritta, come del resto lo è la carta moneta priva di valore.
    Lo faccio finche il gioco dura, finchè la stupidità umana consente il perpetrarsi di uno stupido baratto tra numeri o carta straccia in cambio di beni materiali.
    Nel mondo non si dovrebbe essere costretti a rompersi il culo lavorando per sopravvivere.
    http://www.youtube.com/watch?v=7pEjwMiswOo
    Orso può anche risparmiarsi di far la morale al suo excorrispondente.

  • Cornelia

    I signori come questo fanno comunque parte del “parco buoi”, caro Eugenio. O davvero pensi che una banca si inchini a un tipo che guadagna miseri 800 euro in due giorni (e lo racconta, quindi non gli succede certe tutti i giorni)? Davvero pensi che una bottiglia l’anno sia chissà che costoso omaggio? Lui lo pensa forse, per narcisismo.

    Chi davvero specula e investe in Borsa, chi davvero distrugge il mondo con la finanza maneggia ben altre cifre che queste.

    Viceversa, la tua analisi sulla “fine che farà” o che rischia di fare il tizio in questione è corretta, ma non ci vedo alcuna differenza con la fine che fa ogni povero disgraziato che con due laureee se ne sta al call center. Tutti rischiamo concretamente la povertà, il fallimento, il disastro da un giorno all’altro: che siamo dipendenti, commercianti, piccoli imprenditori o “parco buoi” che fa il figo.
    Non vedo avido cinismo nella lettera del tuo microinvestitore in vestaglia, vedo solo la soddisfazione di riuscire a guadagnare qualche centinaio di euro senza doversi mettere a quattro zampe davanti a un padrone o davanti a una banca che presta soldi. Mi pare umano e comprensibile.

    Gli avidi e crudeli speculatori sono altrove e con altra consistenza, credimi.

  • stonehenge

    Non mi sento totalmente di bocciare i ragionamenti dell’ex corrispondente, magari la sua superbia e ingordigia.
    Ci si sta spostando verso il Dio Rendita semplicemente perchè il Dio Lavoro è morto.
    La persona tipo di questa società gioca alla lotteria,superenalotto,gratta e vinci e scommette su sport o borsa per
    scappare dal quotidiano, per regalarsi il biglietto verso la libertà.
    Il punto nodale è che nessuno crede più nel Dio Lavoro: se 30anni fa un operaio con il suo unico stipendio riusciva
    a mantenere moglie e 2 figli e ad agosto portarli anche in vacanza, ora non riesce più nemmeno con 2stipendi e 1figlio.
    e’ sfiduciato, è stressato dai conti, dal lavoro precario, dalla vita.Nemmeno i politici aiutano la cultura del lavoro, così l’uomo
    medio si rifugia in queste “lotterie” sperando solo di vivere meglio.
    Sono convinto che la maggioranza delle persone si accontenterebbe di una vincita minima, solo per stare economicamente meglio.

  • TizianoS

    Sono pienamente d’accordo con la tua analisi.

    Condensando in due parole la nostra società attuale si potrebbe affermare: “tutta falsa”.

    A mio avviso bisognerebbe anche aggiungere la falsità delle cosiddette “religioni” in più “monoteistiche”: il loro tempio non si trova più a Gerusalemme, a Roma o alla Mecca, ma a New York presso lo Stock Exchange, tempio dedicato al Dio Mammona. E’ questo dio che conta nel mondo il maggior numero di adepti.

  • anonimomatremendo

    ho riletto quello che hai scritto,in efetti ho detto la stessa cosa che hai detto tu.l articolo in fondo fa l apologia del LAVORO quando giá potremmo vivere tutti di “rendita”,in senso lato,non monetario ovviamente.ciao

  • stefanodandrea

    Concordo. E Ribadisco che il punto debole dell’articolo è nel moralismo

  • stefanodandrea

    Il lavoro c’è ed è vivo, anche se è bastonato. E’ la consapevolezza che il Lavoro è la fonte del valore; che il capitale di rischio va accettato, se non si conosce un’altra forma organizzativa o non la si desidera, ma va comunque limitato e non idolatrato; e che le rendite contro cui ha combattuto la Borghesia si sono formate e sono presenti in tutti i ceti ( esistono operai le cui entrate concidono soltanto in minima parte con il salario) e che quindi l’alleanza contro le rendite è interclassista; questa consapevolezza manca.
    Chiamiamo pure “Dio lavoro” questa consapevolezza, che è la teoria che dovrebbe diffondersi. In realtà non è che sia morta: è appena nata!

  • stonehenge

    Parlando realmente:La rendita in se non è sbagliata, perchè può anche provenire da clamorosi risparmi…è il concetto che non funziona…le leggi dovrebbero fare in modo che convenga di più investire le rendite nel lavoro così da creare sviluppo e non lasciarle marcire dove sono.
    Filosoficamente parlando: perchè dico che il lavoro è morto? perchè se è caduto il comunismo, ed il capitalismo è al tracollo non posso che considerare il lavoro che era il baluardo di queste due teorie se non morto in rianimazione.
    Forse dovremmo riconsiderare il lavoro..produrre per vivere, e non viceversa…ma forse vado fuori tema, e fuori discussione.

  • nautilus55

    Pablobras, ho notato da altri tuoi commenti che sei una persona intelligente, che crede in alcuni assiomi del Fascismo. Purtroppo, non è così: le affermazioni di Mussolini, come le collochi con la presenza in pompa magna dello stato maggiore fascista (Benito compreso) all’inaugurazione della Fiat Mirafiori nel 1935? Oppure le prebende conferite alla famiglia Petacci? Purtroppo, né Mussolini né il Fascismo erano quel che credi: furono solo la “stampella” della borghesia dell’epoca, poco “rassicurata” da Crispi e Giolitti. Ciao.

  • pablobras

    Quando evoco certe cose io mi riferisco alla parte buona di un contesto il quale come ogni impresa umana è composta da bene e male.
    Se qualcuno mi dice che il fascismo è totalmente negativo penso che sbaglia maggiormente di chi lo osanna.

  • Tonguessy

    “Nel mondo non si dovrebbe essere costretti a rompersi il culo lavorando per sopravvivere.”
    Già. Meglio che siano gli altri a spaccarsi il culo per mantenere i quattro cialtroni che cazzeggiano in borsa, vero?
    Lo schema Ponzi funziona proprio così.
    Mi ricorda l’articolo di Fini che esaltava i valori di Vallanzasca. Ma ce n’è mica qualcuno in questo sito che difenda i poveracci come tuo padre invece di difendere gli squali che se ne approfittano, che rubano, rapinano, ammazzano?
    Ha ragione la Moratti a intitolare la via a Craxi? Dopo toccherà a Corona, a Cimoli, a Fiorani, a Moggi, a Coppola e avanti così. La toponomastica esalterà la vostra grandeur mentre chi asfalterà quelle strade saranno sempre i soliti che sono costretti a rompersi il culo per sopravvivere.
    Viva l’italietta!

  • anonimomatremendo

    Il fascismo storico non fu ne buono ne cattivo,semplicemente fu una tappa obbligata per le borghesie di quel tempo.Poi fu sconfitto mlitarmente ma vinse politicamente sottoforma di “democrazia blindata” con gli esecutivi autonomizzati dal parlamento oramai messo nelle condizioni di non nuocere l´ andazzo generale. Comunque Pablobras tra tutti quanti i difensori dello status quo che affollano CDC é l unico che ha il coraggio di andare fino in fondo.Volete conservare il modo di produzione basato sulla produzione di merci ,la sovranitá della nazione,la casetta,la scuola ,la famiglia,le chiese,i mercati,l impresa,l azienda,lo stato,l esercito,la magistratura,la polizia,e tutto ció che aliena gli esseri umani gli uni dagli altri affinche un´ istanza superiore metta tutto sto casino in ordine?Allora abbiate il coraggio di essere “fascisti” ossia “controllori” e “dirigisti” e visto l andazzo sarete un giorno eletti a furor di popolo quali salvatori della patria con tutti i crismi e gli onori offerti ai grandi condottieri storici…peró attenzione, dovete fare i conti,oltre che al nuovo ordiene mondiale imposto dagli unici in grado di farlo,gli USA,con l inevitabile rivoluzione proletaria transnazionale ossia mondiale.

  • Tonguessy

    Il lavoro così come viene interpretato sancisce la divisione sociale, invece che interpretare le aspirazioni dell’individuo. L’articolo1 della nostra Costituzione dice che siamo una Repubblica fondata sul lavoro. Certo, a quei tempi parlare di lavoro era un’ottima cosa. Ma adesso sappiamo cosa significa dopo decenni di deregulation: emarginazione e esseri sottopagati che si dimenano per mettere insieme il pranzo con la cena. Si salva solo chi sa interpretare il lavoro secondo i canoni del più bieco capitalismo: queste persone non sono nè emarginate (a parte che dalla loro stessa coscienza) nè sottopagati. Mettere la propria intelligenza ed il proprio tempo a disposizione del capitale (ovvero del padronato) ha sempre pagato (in contanti). Il capitale si basa sul lavoro, molto semplicemente. Produrre per vivere è un’ottima idea, ma una difficile prassi: oggi vivere significa lavorare sempre di più, causa caduta a picco del valore di acquisto dei salari.

  • anonimomatremendo

    Fai benissimo ha chiamarlo Dio Lavoro,perché in regime capitalista,e´proprio tale,ossia un astrazione,e per giunta reale!Non bisogna confondere il Lavoro(astratto) tipico del sistema produttore di valori di scambio con il lavoro in quanto attivitá concreta svolta per produrre semplici valori d´uso che in quanto qualitativamente differenti sono tra loro incommensurabili e quindi non possono essere espressi in un ecquivalente generale (valore) necessario affinché possano esere scambiati secondo ecquivalenza e secondo i crismi del diritto borghese dell uguaglianza.All interno del ciclo produttivo e nel generale ricambio organico dell´ uomo con la natura,tra i vari passaggi e tra una fase e l altra,non esistono scambi di moneta,bensí flussi di energia senza partita doppia.Solo nel capitalismo,per ragioni di classe e di inerzia storica,il valore d uso concreto prende la forma di un valore di scambio,e il Valore di una merce non dipende dalle sue qualitá sensibili(pecunia non olet) ma dal tempo medio necessario a produrre quel tipo di merce .Tutto ció in vista dello scambio ,momento in cui propriamente si realizza l uguaglianza borghese.Ma in regime di classe lo scambio ha senso solo se questo conviene a quella,e affinché ció accada occorre gettare nel mercato una forza lavoro sempre piu´generica che abbia come sua propietá peculiare quella di generare piu´valore di ció che essa valga(salario=mezzi per riprodurre la forza-lavoro) .Plus-valore che viene incamerato dal sistema innanzitutto per mandare avanti se stesso e secondariamente per essere distribuito a cascata tra i suoi agenti dall alto verso il basso…ma in basso arrivano sempre meno briciole in quanto si riesce a pompare sempre meno plusvalore da una forza-lavoro globale sempre piu´spremuta fino all osso e sempre piu´sostituita da macchine.

    Premesso ció, non ho capito una cosa,se il Lavoro e´morto,perché riesumarlo? Non possiamo lasciar lavorare le macchine,rinunciare al superfluo e alle produzioni nocive se non addirittura mortali( che insieme formano circa il 90% della produzione attuale),far entrare nel ciclo produttivo donne vecchi e bambini distribuendo cosí il lavoro,non piu´sfera separata ma vita stessa, su tutti i membri della Specie?E questi sono solo alcuni tra mille esempi su come risalire alla grande la scala del rendimento sociale(in termini fisici).I mezzi ci sono…e allora che ci stiamo raccontando?

    Insomma,come dice Beppe Grillo,che comunista non é,se gli americani producono un certo tipo di biscotti e gli italiani un altro,perché invece di fare andare su e giu´mezzi motorizzati ,non si scambiano le ricette?

    Noi che invece siamo comunisti preciseremo :scambiare si,ma non nel senso del “do ut des” che sarebbe reciproca alienazione,ma del p2p,che e´ reciproco arricchimento.

  • anonimomatremendo

    No,Spock di Star Trek.

    Lunga vita e prosperità.

  • anonimomatremendo

    Sono fiducioso che prima o poi i vari segmenti della classe proletaria proprio nel fuoco della lotta sempre piu´incandescente raggiungeranno in fine il punto di fusione.Non dei cervelli,ma dell unitá di intenti.Guarda che successe nella russia zarista:un apparato di potere ultraconsolidato e interiorizzato dalle masse da secoli si squaglió come neve al sole nel giro di qualche mese, non appena queste gli voltarono le spalle.Le masse in certi svolti storici escono fuori di sé.

    Ciao.

  • Rossa_primavera

    Sono pienamente concorde sul fatto che le rivoluzioni tipo quella sovietica siano ogni tanto necessarie,a patto ovviamente che non generino gli stessi esiti nefasti,dallo zar a Stalin,non vedo una grossa differenza.Solo non credo che in Italia ci troviamo alla vigilia di una rivoluzione:la gente che sta bene,tutto sommato,e’ ancora molta.

  • Tonguessy

    “Dio Lavoro e´proprio tale,ossia un astrazione,e per giunta reale!”
    Le astrazioni vivono nel paradiso metafisico, le cose vere e verificabili vivono nell’inferno del reale. Quindi scegli. Certo, succede da sempre che i termini vadano confusi per ovvio tornaconto: le chiese sono oggetti solidi, dio lo è molto meno. La domanda: com’è possibile che un’entità metafisica generi oggetti e situazioni reali? La risposta è semplice: non esiste nessun oggetto metafisico, solo interazioni tra uomini. Se gli uomini decidono che esiste dio e costruiscono chiese sono solo decisioni umane. Dio non c’entra se non come alibi, come astrazione pura che serve a mettere in moto quella serie di azioni che da un paio di millenni fanno la fortuna del vaticano.
    Il dio lavoro non fa eccezione: grazie alla tacita (quanto inevitabile) sottoscrizione di miliardi di persone che attivamente sostengono la produzione di merci si è giunti all’astrazione di un fatto reale. Comodo come scorciatoia semantica ma nulla di più.

  • anonimomatremendo

    IL termine “astrazione reale” serve solo a sottolineare che essa non vive semplicemente nella testa degli individui ma che opera come una ferrea legge di natura gli scambi in regime di produzione capitalista.Ora c´ é chi pensa che questa legge che regola gli scambi tra merci possa cadere sotto il dominio della volontá umana,ed é questa pretesa di regolare l´ Economia,fermo reastando la legge del valore,attraverso un istanza superiore politica ad essere una vera e propria illusione metafisica ,essa si prodotto del feticismo del sistema.Il capitalismo puó essere regolato,ma fino a un certo punto,dopo un certo grado di complessitá il sistema va letteralmente fuori controllo,seguendo le leggi deterministiche del caos .Checché ne pensino i difensori dell ordine costituito,il capitalismo e´destinato a trascendere in un nuovo ordine sociale superiore capace di tener conto dell´ infinita complessitá delle relazioni umane e non riducendo tutto allo stesso denominatore comune(Valore) per permettere il regime degli scambi e al diritto borghese di “realizzarsi”. Individuare la legge che regola il Sistema non é una scorciatoia,é capire veramente dove sta il problema ,ossia l unilateralismo della legge del valore,che impoverisce di brutto l infinita multilateralitá dell essere umano. Ciao.

  • materialeresistente

    Straquoto il tuo commento, quelli che aborriscono il moralismo poi non ci penserebbero due volte a mettere in galera un poveraccio che li rapina per sopravvivere ed a buttare via la chiave.

  • materialeresistente

    E’ incredibile la massa di commenti che “cazzia” il blogger con le più svariate posizioni.
    Questo ha solo scritto che un tipo specula e guadagna sbattendosene di quello che gli accade intorno perché quello è il perimetro dei suoi valori.
    Secondo voi se siamo messi così non è perché in tanti frequentano lo stesso perimetro? E allora? Cazziate il blogger?

  • ADANOS

    Tu che fai per vivere tonguessy?
    lavori la terra?
    se si buon per te, se no stattene zitto che di sicuro il tuo lavoro lede indirettamenete qualcun altro senza che tu o sappia.
    Le tue misere polemiche valle a fare e a piazza affari o a wall street o in qualche sede bancaria, magari in quella del vaticano.

  • pablobras

    Parla per te…che su di me non sai un benemerito c…., e nemmeno sul fascismo sai…

  • Tonguessy

    Per vivere mi spacco il culo, probabilmente quello che faceva tuo padre per dare un futuro alla sua famiglia. E tra le tante cose che faccio ebbene sì, lavoro anche la terra. E non ho mai cazzeggiato in borsa, non ho BOT, azioni e robe del genere. Le tue misere illazioni sulla mia “somiglianza” con il tuo inqualificabile comportamente non attaccano.

  • ADANOS

    Bravo continua cosi.
    pace in terra agli uomini di buona volontà.
    scusa le mie misere illazioni.