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LA “PSICOSI” DI BREIVIK, FENOMENO DELLO SCONTRO DI “CIVILTA’”

DI JEAN CLAUDE PAYE
voltairenet.org

Anders Behring Breivik, l’autore degli attentati di Oslo, non presenta i sintomi di una follia improvvisa o di una patologia straordinaria. Probabilmente come Mohamed Merah, autore della strage di Montauban e Tolosa, non è stato vittima di un trauma mentale, ma ha semplicemente preso sul serio il discorso politico-mediatico dello « scontro di civiltà ». Entrambi hanno creduto a ciò che gli si diceva, si sono posizionati in questo conflitto immaginario, ed hanno voluto, coraggiosamente, prendervi un posto.
Per Jean-Claude Paye, non è tanto l’omicida di massa (lo stragista) che è malato, è piuttosto la società che ha convalidato la retorica neoconservatrice attraverso le guerre imperiali e le leggi sulla sicurezza a dover essere riconsiderate, prima di tutto.

I massacri sono un fenomeno ricorrente della nostra post-modernità. Essi non sono unicamente il risultato delle azioni militari dell’armata imperiale e delle sue «coalizioni», ma anche di atti individuali.

Nonostante il fatto che si continui a chiamarli atti diversi, essi fanno parte della nostra quotidianità. Questi atti non sono più rigettati all’esterno della società, ma integrano la sua realtà. Dunque, gli stragisti non sono portatori di valori propri. Essi non presentano più le caratteristiche di una psicosi «straordinaria», ma semplicemente di una «psicosi ordinaria», quella che è condivisa dall’insieme della società. Questi massacri costituiscono un semplice passaggio all’azione, una spia dell’insanità collettiva nella virtualità dello «scontro di civiltà», cioè in un nuovo reale, destinato a sostituirsi alla realtà delle contraddizioni sociali.

Un massacro per combattere il complotto « islamo-marxista »

Remis, 29 Novembre 2011, il rapporto degli psichiatri sull’autore degli attentati del 22 Luglio in Norvegia, era molto atteso. Questo giovane uomo aveva fatto esplodere una bomba a Oslo, uccidendo otto persone, prima di arrivare sull’isola di Utoeya, dove aveva assassinato 69 giovani e feriti circa altri cento. Il rapporto avrebbe dovuto influire sul seguito dell’affare: un processo o l’internamento psichiatrico.

La procura norvegese, citando le conclusioni dei due psichiatri, ha annunciato che il soggetto era psicotico al momento dei fatti. Costui avrebbe sviluppato «una schizzofrenia paranoica». Se il tribunale convaliderà l’opinione degli esperti, l’accusato non potrà essere considerato penalmente responsabile e non verrà giudicato.

L’assenza di processo porrebbe più di un problema. Non sarebbe fatta luce su parecchie zone d’ombra del caso, in particolare: la possibilità che l’assassino non fosse stato solo, ipotesi legata a filo doppio al fatto che egli aveva un walkie-talkie nel momento in cui ha perpetrato il suo atto, l’assenza di forze dell’ordine sull’isola, l’incredibile lentezza della polizia a portarsi sui luoghi del misfatto o il fatto che l’omicida non fosse stato preventivamente intercettato, dal momento che le sue intenzioni erano state rese manifeste in rete e che era stato segnalato un acquisto di sei tonnellate di fertilizzante chimico, un classico in materia di terrorismo.

Il procuratore Sein Holden, ha spiegato : «gli esperti hano descritto una persona che si trova in un universo illusorio in cui tutti i suoi pensieri e i suoi gesti sono retti dalle sue illusioni . Egli condivide anche le posizioni dell’avvocato di Anders Behring Breivik. Quest’ultimo aveva inizialmente dichiarato che il suo cliente era probabilmente « demente ». In un secondo momento, egli aveva preferito affermare che Breivik aveva « la sua propria percezione della realtà ».

Queste dichiarazioni pongono molteplici problemi. Che Beiring Breivik avesse una visione illusoria della realtà non può essere considerata una sua caratteristica specifica, poichè l’illusione accompagna ogni percezione. Ciò non può condurlo alla psicosi poichè, essa, confonde interno ed esterno, fonde soggetto ed oggetto, rendendo in tal modo impossibile ogni forma di coscienza. Merleau-Ponty ci ha mostrato che la percezione, intesa come modo di abitare il mondo, poggia necessariamente su una credenza,altrimenti detta un’illusione. Questa teoria è completata da Jacques Lacan. Quest’ultimo ci spiega che nell’illusione psicotica la parte di credenza nel mondo, che normalmente accompagna le azioni e i pensieri, è stata rimpiazzata da una certezza assoluta.

Valori comuni a quelli dei media

Nell’elaborazione del suo discorso, Breivik non si confonde con il suo oggetto. Egli si rappresenta, enuncia la sua verità, i suoi valori. Egli ha così anche una forma di coscienza, cosa che non accade nel caso dello psicotico.

Non soltanto Breivik ha una visione della realtà, ma, come ogni percezione, essa è riflessiva. Essa distingue, al contrario della psicosi, l’interno e l’esterno, articolandoli.

Ancora, il dogma del complotto islamo-marxista non gli è proprio. Si tratta di un paradigma largamente diffuso come scontro di civiltà, teorizzato nell’opera dello statunitense Samuel Huntington [3]. Così, l’ostilità all’Islam ed al multiculturalismo non è un valore proprio dell’imputato. Combattere il complotto islamo-marxista fa parte di una « guerra di civiltà ». Il conflitto in Iraq non è forse stato lanciato dal presidente Bush, al grido della « guerra del ene contro il Male » ? Il bombrdamento della Libia da parte della NATO è stato effettuato nel nome dell’amore per le vittime di Gheddafi [4].

Behring Breivik ha dichiarato di aver commesso le sue « esecuzioni (…) per amore del suo popolo ».
L’attentato deve aprire gli occhi della società sulla « guerra del Bene contro il Male », quella tra l’identità cristiana e l’islamizzazione dell’Europa. La sua azione deve rendere visibile l’invisibilità di una guerra sotterranea e deve svegliarci. Il massacro avrebbe reso trasparente il pericolo islamista.

Tuttavia pur riconoscendo l’attentato Breivik non si considera colpevole, poichè questo tipo di azione apparterrebbe originariamente ai « jihadisti ». Questa procedura di inversione non gli è propria. All’inizio, i media si sono domandati se non si trattasse di un attentato islamista. In seguito, quando essi hanno comunicato che l’autore era un « Norvegese di origini norvegesi », molti di questi hanno accompagnato quest’informazione con l’asserzione che questo «islamofobo» usava la stessa retorica e gli stessi metodi dei movimenti islamiti, l’attentato realizzato, aveva rivelato fra l’altro la stessa modalità d’azione [5].

La crociata come passaggio all’atto

La specificità dell’indagato non risiede dunque nella sua visione del mondo, nei suoi valori o in un universo illusorio proprio, ma nel fatto che egli si sente investito da una missione. Egli si presenta come un crociato in guerra contro « l’invasione musulmana » e si considera come « il cavaliere più perfetto dalla Seconda Guerra Mondiale » [6]. Behring Breivik si inscrive bene nella « guerra di civiltà ». Ciò che lo distingue è la maniera in cui raccoglie il messaggio. Egli non si situa più nel laissez faire o nel laissez dire, bensì nel passaggio all’atto.

L’accusato si offre come feticcio, perchè egli stima che l’attentato è «crudele ma necessario». Egli si costituisce in simbolo al fine di sostituire se stesso alla realtà, cioè vietare in questo modo, ad altri e a sè stesso, ogni mediazione simbolica. E lui, che con il suo atto, è il portatore della voce dell’invisibile che bisogna ascoltare, quella della guerra « cosmica ». Egli si pone come capofila del discorso e fonde contemporaneamente due posizioni, quella del boia e della vittima-emissario. Egli corrisponde anche perfettamente all’antinomia propria della struttura perversa, disarticolata tra la rivendicazione di un io forte e il fantasma che situa il soggetto come oggetto, quello della « guerra di civiltà ». L’imputato conserva in effetti una parte di coscienza. La sua « follia » risulterebbe dal carattere imperativo dell’atto e dal fatto che, limitato in una struttura perversa, egli si pone in concorrenza con il « monopolio della violenza legittima » che si concede lo Stato.

Un rapporto psichiatrico controverso

Di seguito alle dichiarazioni del procuratore, i Norvegesi si pongono una domanda : «Si può essere considerato psicologicamente labile pur avendo pianificato degli omicidi nel corso degli anni e con una tale minuzia ?» [7].

In una lettera pubblicata dal tribunale di Oslo, gli avvocati dei 56 sopravvissuti e parenti delle vittime hanno ugualmente messo in questione la diagnosi resa dai due psichiatri e convalidata in seguito da una commissione medico-legale. «Molte parti civili che l’hanno visto a Utoeya, lo hanno trovato cinico e razionale e ritengono che tutto ciò risulti poco compatibile con la sua presunta psicosi» [8], hanno scritto gli avvocati. La resistenza delle famiglie delle vittime, così come del personale psichiatrico, attaccato in seguito dall’imputato, hanno indebolito la tesi della psicosi dichiarata, percui il tribunale di Oslo ha ordinato, Venerdì 13 Gennaio 2012, una nuova perizia psichiatrica di Andersen Behring Breivik [9].

Tuttavia, il tribunale non ha abbandonato del tutto ogni prospettiva di considerare affetto da psicosi, e dunque di non giudicare l’accusato. In occasione della conferenza stampa, che annuncia la loro decisione di ordinare una nuova perizia, i giudici hanno indicato che gli esperti « dovranno tralaltro cercare delle altre sofferenze fisiche o psichiche che possano spiegare il modo in cui l’accusato ha agito ».

Una psicosi ordinaria

Ciò che gli psichiatri hanno denominato come psicosi fuori controllo o straordinaria non è nient’altro che la psicosi ordinaria [10] che attualmente invade le nostre società. La « guerra del Bene contro il male » è proprio la creazione di un nuovo reale, che deve sostituirsi alla realtà delle contraddizioni sociali di ordine economico e politico. Questa psicosi ordinaria [11], com’essa viene descritta da Jacques Alain Miller, non è propria (esclusiva) dell’imputato, è una psicosi di massa esistente in un’epoca in cui la parola non opera più la sua funzione di divisione fra la cosa e la sua enunciazione. Limitato nell’immagine che fonde i due elementi, il soggetto non è più parlante, ma parlato.

Gli assassini di massa, agendo a titolo personale e non riconosciuti da un potere pubblico, insistono sulla post-modernità. L’esempio più notevole resta l’attentato di Oklahoma City nel 1995 [12] in cui restarono uccise 168 persone e 680 feriti. Gli omicidi di massa sono diventati sempre più frequenti da due decenni [13]. Essi sono commessi da adolescenti e da giovani adulti e terminano generalmente con il suicidio dei loro autori. Breivik Behring fa dunque eccezione su quest’ultimo punto. La morte degli assassini estingue automaticamente l’azione pubblica a loro contro. Il fatto che Breivik non abbia messo fine alla propria vita si presenta come un’occasione unica per avere un dibattito su questo argomento della società.

E a quest’eventualità che gli «esperti» hanno chiuso la porta, rispondendo così nella maniera più esaustiva a ciò che ci si attendeva da loro. L’accusa avrebbe fatto fronte a un individuo in gran parte cosciente, il cui torto non risiede nei suoi valori, ma semplicemente nella loro messa in atto, in concorrenza con il monopolio della violenza detenuto dalla Stato.

Giudicare l’assassino norvegese, avrebbe implicato di opporsi al suo discorso, quello, dominante a livello mediatico, dello « scontro di civiltà ».

Rifiutare il giudizio significa al contrario piazzare l’atto fuori dal diritto, rigettarlo in un non luogo. Significa farne un’ anomia, un limite nel reale fuori dalla costituzione immaginaria della società. Dichiarare irresponsabile l’accusato si inscrive in una struttura perversa di negazione della psicosi sociale. Non giudicare Breivik pone un ostacolo a che possa spendersi una parola per incrinare la chiusura in questo nuovo reale. Si tratta di consolidarci nell’abbandono della « guerra di civiltà ».

Jean-Claude Pay
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/La-psychose-de-Breivik-phenomene 
21.03.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MANUELA ALLETTO

NOTE

[1] « Norvège : audition attendue de Behring Breivik par les enquêteurs », AFP, 29 juillet 2011.

[2] « Norvège : pour les psychiatres, Breivik n’est pas pénalement responsable », AFP, 29 novembre 2011.

[3] « La “Guerre des civilisations” », par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 4 juin 2004.

[4] « Le lynchage de Kadhafi : L’image du sacrifice humain et le retour à la barbarie Bruxelles », par Jean-Claude Paye et Tülay Umay, Réseau Voltaire, le 23 novembre 2011.

[5] « Terrorisme, représentations sociales et monstre doux », Jean Bouberot, Laïcité et regard critique sur la société, 25 juillet 2011.

[6] « Les psychiatres jugent Breivik pénalement irresponsable », LeMonde.fr avec AFP, le 29 novembre 2011.

[7] « Breivik… Terroriste ou psychopathe ? », par Mohamed Ftelina, Palestine…Savoir la vérité / La Tribune de Genève, le 2 décembre 2011.

[8] « Des parties civiles réclament un nouvel examen psychiatrique de Breivik », AFP, le 5 janvier 2011.

[9] « La justice ordonne une nouvelle expertise psychiatrique de Breivik », AFP, le 13 janvier 2012.

[10] I termini nevrosi, psicosi, perversione provengono dal vocabolario medico e designano uno stato patologico. Tuttavia, il lavoro di Freud ha dimostrato che questi stati non sono parte di un disordine “nel corpo” individuale, ma nel corpo sociale. Questa innovazione ha conseguenze pratiche e teoriche per quanto riguarda l’approccio di normale e patologico. In questo modo, la psicoanalisi permette di capire che ci sono psicosi normali o ordinarie e psicosi che si sono tramutate in patologia, cioè malattia.

[11] « La psychose ordinaire », par Alexandre Stevens, École de la Cause freudienne,

[12] « L’attentat d’Oslo évoque celui d’Oklahoma City en 1995 », L’Humanité, le 23 Juillet 2011.

[13] « Les meurtres de masse deviennent de plus en plus fréquents », par Christophe Carmarans, Radio France Internationale, le 24 juillet 2011.

Pubblicato da Davide

  • greiskelly

    i passaggi salienti dell’articolo:

    I massacri sono un fenomeno ricorrente della nostra post-modernità. Essi non sono unicamente il risultato delle azioni militari dell’armata imperiale e delle sue «coalizioni», ma anche di atti individuali.
    (C’è da dire che qui insieme all’atto individuale ci può stare anche una regia dietro le quinte, e infatti:)

    L’assenza di processo porrebbe più di un problema. Non sarebbe fatta luce su parecchie zone d’ombra del caso, in particolare: la possibilità che l’assassino non fosse stato solo, ipotesi legata a filo doppio al fatto che egli aveva un walkie-talkie nel momento in cui ha perpetrato il suo atto, l’assenza di forze dell’ordine sull’isola, l’incredibile lentezza della polizia a portarsi sui luoghi del misfatto o il fatto che l’omicida non fosse stato preventivamente intercettato, dal momento che le sue intenzioni erano state rese manifeste in rete e che era stato segnalato un acquisto di sei tonnellate di fertilizzante chimico, un classico in materia di terrorismo.

    (e qui un dato preoccupante:) Gli omicidi di massa sono diventati sempre più frequenti da due decenni [13]. Essi sono commessi da adolescenti e da giovani adulti e terminano generalmente con il suicidio dei loro autori.
    Breivik Behring fa dunque eccezione su quest’ultimo punto. La morte degli assassini estingue automaticamente l’azione pubblica a loro contro. Il fatto che Breivik non abbia messo fine alla propria vita si presenta come un’occasione unica per avere un dibattito su questo argomento della società.

  • Aironeblu

    Chi non avesse la pigrizia di abbandonarsi alla versione ufficiale secondo cui l’autodidatta Rambo Breivik, completamente da solo sia riuscito a mettere in atto l’attentato esplosivo di Oslo, e poi correre a compiere la strage di 69 persone con un centinaio di feriti nell’isola di Utoya, documentando la sua ideologia in un tomo di 1500 pagine (mi pare) in perfetto inglese, pogrebbe prendere inconsiderazione alcuni di questi elementi:

    1) (Dal sito “La voce della Russia”, 07-07-2011):
    Entra in vigore l’accordo Russia-Norvegia per il libero sfruttamento dei ricchissimi  giacimenti di gas e petrolio nel Mare Glaciale artico….

    2) Da “Sky – TG24” del 12-12-2009:
    Ministro del petrolio iracheno annuncia la concessione ventennale alla compagnia russa Lukoil e alla norvegese Statoil per lo sfruttamento di uno dei maggiori giacimenti petroliferi, nel Sud dell’Iraq

    3) Dal “Corriere della Sera” del 26-10-2007:
    Il colosso russo Gazprom sceglie la norvegese StatoilHydro come secondo partner nel maxi-giacimento di gas a Shtokman.

    4) 12 agosto 2008:
    La Norvegia è tra i paesi che vogliono spaccare la NATO in occasione del conflitto russo con la Georgia

    5) Da “Rohama.org” del 15-01-2011:
    Jonas Gahr Stoere, Ministro degli Esteri norvegese, dichiara ad una conferenza stampa svoltasi a Ramallah, insieme al Primo Ministro palestinese Salam Fayyad, che il suo paese sarà uno dei primi a riconoscere il futuro stato palestinese una volta che le sue istituzioni saranno approntate secondo gli schemi e i progetti previsti dall’Autorità Nazionale Palestinese. 27.03.2011: Il partito socialista proporrà una mozione in cui si chiede l’intervento miltare contro Israele in caso di nuove azioni contro Hamas a Gaza.
    ……………………………………………………………..
    Ce n’è abbastanza per infastidire la lobby Usraeliana, e fare intervenire la CIA con una bella operazione di intimidazione, guarda caso proprio al congresso dei giovani laburisti dove il ministro degli esteri Stoere aveva partecipato poche ore prima, e dove erano presenti, tra gli altri studenti, i figli del primo ministro Jens Stoltenberg, salvatisi per loro fortuna. Quanto alle tecniche di manipolazione mentale, le Organizzazioni di intelligence, come MK-ultra (presente in Norvegia) possono produrre pazzoidi schizofrenici a proprio piacimento, con un ‘esperienza ormai almeno cinquantennale.
    ………………………….. Recepito il messaggio, caro governo della cara Norvegia?

    (approfondimenti sul blog di Gianluca Freda)

  • jepson

    Qualcuno dice che sia impossibile che un uomo solo possa avere ucciso 70 persone sull’isola e pertanto ci deve essere stata una copertura di qualche servizio segreto per questa operazione che sarebbe da interpretare come una “punizione – avvertimento” per la Norvegia, che si rifiuta democraticamente di entrare nell’Unione Europea, creando un grave smacco ai mondialisti del NWO:

  • lucamartinelli

    Una piccola nota sulla foto ove si vede il mentecatto di Oslo che saluta col pugno chiuso della mano destra. A me hanno insegnato che se saluti col pugno devi usare la sinistra altrimenti la destra ma la mano deve essere aperta. Invece all’autore bisognerebbe consigliare un approfondimento sul progetto MK Ultra e sui “Manchurian candidate”, poi se ne riparla.

  • Tonguessy

    1- I massacri sono un fenomeno ricorrente della nostra post-modernità.

    Ricordiamoci allora i 250 milioni di nativi americani, moltissimi dei quali morti per contatto con le malattie dei nostri avi europei che non ebbero alcun scrupolo nello sterminare con le armi o con altri metodi intere civiltà. Una su tutte Sand Creek. Oppure lo sterminio totale degli haitiani, estinti nel 1540. Cioè agli inizi della modernità. Smettiamola con queste frasi per cortesia.

    2-schizzofrenia paranoica
    Magari schizofrenia, con una sola zeta.

    3-il tribunale non ha abbandonato del tutto ogni prospettiva di considerare affetto da psicosi, e dunque di non giudicare l’accusato
    I giudici abbiano l’accortezza di leggersi il pensiero di Thomas Szasz , psichiatra forense, prima di arrivare a certe conclusioni. la questione è molto semplice, secondo Szasz: o si è sempre uomini anche quando si commettono tragici errori oppure siamo divisi in categorie, con uomoni sempre responsabili e uomini che raramente lo sono, e quindi essere subumani. Il che, la genetica ci insegna, è solo un’idiozia nazista. Esiste solo una razza ci informa Cavalli-Sforza, ed alcuni idioti come Breivik che la vogliono preservare da quei fantasmi che vivono nella loro testa. Testa che merita di essere mozzata per ovvie responsabilità cui nessun umano si deve sottrarre. Nessuno, neanche chi è in preda ad un qualsiasi raptus di igiene razziale.

    4-Si tratta di consolidarci nell’abbandono della « guerra di civiltà ».
    Come direbbe Szasz esistono solo individui con sufficiente senso morale ed individui che non ne hanno e causano danni anche seri. Questi vanno bloccati e fine della storia. Lasciarli a piede libero nel nome della difesa dell’infermità loro attribuita è solo una deriva di quella morale che la giustizia umana dovrebbe difendere tout court. Evitare di affrontare questa questione con continui rinvii e aspettando il giudizio di inutili professionisti come gli psichiatri è solo segno del declino morale che accompagna l’umana giustizia, a sua volta segno inequivocabile del declino della nostra civiltà. Che poi lo sterminio degli haitiani sia cosa di minore importanza della condanna di breivik (così come traspare da questo articolo) la dice lunga sull’endemica mancanza di etica di noi europei, sempre affannati nel darci nuove Magna Charta ad ogni piè sospinto per riaffermare il nostro diritto ad esistere e l’altrui diritto ad essere soppresso. Se e solo se non appartiene alla nostra gloriosa Civiltà, ovviamente. Sennò è un Breivik con tutte le attenuanti del caso.

  • Hamelin

    Il simbolo della mano a pugno chiuso alzata è il simbolo del ” White Power” , potere bianco ed è per questa ragione che saluta cosi’ anzichè a mano aperta.
    Interessante questo Breivik , esemplare anomalo di programmazione Monarch .

  • RicBo

    cioè Breivik sarebbe uno zombi della CIA o del Mossad? Ne ho lette parecchie di idiozie su questo caso ma questa sale alta in classifica..

  • RicBo

    concordo in toto, ma i nativi americani, dagli irochesi del canada agli hopi del messico, non arrivavano a 10 milioni. nel 1915 ne era rimasto un decimo.

  • lucamartinelli

    certo, è vero cio’ che dici. Allora aggiungo che anche Smith e Carlos, a Citta’ del Messico nel 1968, alla premiazione dei 200 piani, alzarono il pugno col guanto nero in segno di protesta . ricordi? (o forse sei giovane e non c’eri neppure). quindi? Quanti significati? Io preferisco stare su quelli classici, saluto comunista e fascista appunto. P.S. a titolo di curiosita’ Smith alzo’ il braccio destro e Carlos il sinistro.

  • Tao

    Ha salutato provocatoriamente i parenti delle vittime, ha riconosciuto i fatti ma non la corte chiamata a giudicarlo, si è definito uno «scrittore» ma anche un «comandante militare», si è dichiarato «non colpevole». Impassibile durante l’ora che se ne è andata per la lettura da parte dell’accusa di tutti i nomi delle vittime, l’età, le ferite riportate e la causa del decesso (analogo elenco ha riguardato i 42 feriti gravi), si è commosso solo davanti al video di propaganda da lui stesso diffuso il giorno della strage.

    Così Anders Behring Breivik durante la prima udienza del processo che si è aperto ieri a Oslo, facendo tornare il paese al 22 luglio dell’estate scorsa, quando il 33enne fanatico di ultradestra fece esplodere un autobomba nel centro della capitale e poco dopo sbarcò armato fino ai denti sull’isola di Utoya, con l’intenzione di fare strage dei giovani di sinistra che si erano lì riuniti per un campeggio. È l’uno-due che ha sconvolto la Norvegia: 77 morti complessivi e uno choc nazionale senza precedenti. 

    Il procuratore Svein Holden ha mostrato il video della prima esplosione davanti alla sede del governo e fatto ascoltare la telefonata di una ragazza che da Utoya chiedeva aiuto mentre Breivik sparava su tutto quel che si muoveva. Lui, l’imputato, poco prima aveva salutato i presenti con un sorriso, il pugno chiuso sul cuore e quindi il braccio teso: un gesto che esprime «la forza, l’onore e la sfida ai tiranni marxisti d’Europa», come recita il delirante «manifesto» di 1500 pagine nel quale Breivik espone il suo pensiero – se così si può definire – contro il multiculturalismo, dal titolo Dichiarazione di guerra preventiva. Un documento di cui l’accusa intende ovviamente avvalersi. Secondo il procuratore Holden la rete segreta di «Cavalieri templari» in guerra contro i nemici della cristianità, a cui Breivik dice di appartenere, semplicemente non esiste. Il magistrato ha descritto i preparativi minuziosi fatti prima degli attacchi, mostrato il falso tesserino da poliziotto e la spilletta con la scritta «cacciatore di marxisti» trovati addosso all’imputato e ha ricordato la sua militanza in organizzazioni di estrema destra fin dal 1995.

    Il processo, che durerà una decina di settimane e per il quale è stato persino chiuso lo spazio aereo sopra Oslo, riparte oggi proprio dalla testimonianza di Breivik. Il vero compito della giuria non è tanto stabilire la colpevolezza dell’imputato, che è reo confesso, quanto stabilire quali delle due perizie psichiatriche eseguite fin qui dice il vero. Se era davvero incapace di intendere e volere, come dice la prima, sarà manicomio criminale. Se invece il killer non è affetto da alcuna psicosi, come sostengono gli esami resi pubblici pochi giorni fa, rischia una pena di 21 anni, prolungabile se i giudici valuteranno che c’è il rischio di reiterazione.

    Gina Musso
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    17.04.2012

  • A

    credo che i “nativi americani” siano riferiti alle due americhe, nord sud, a cui andrebbe aggiunto il “colonialismo africano”, sono stime molto difficili da stabilire con precisione proprio perchè quei genocidi sono storia che rimane ancora sigillata nell’armadio occidentale, come si evince. se non sbaglio, una ricerca attendibile, di Nafeez Mosaddeq, parlava di almeno 100 milioni di morti, probabilmente di più.

  • Hamelin

    Troppo giovane ;-)…
    Essendoti posto la domanda , ho voluto darti la risposta…
    Non era niente di polemico

    Ciao

  • Tonguessy

    Infatti. Le stime dei nativi amerindi morti a seguito dell’invasione europea sono sempre molto difficili, e vanno dai 50 ai 250 milioni. La maggior parte di quelle morti fu a causa delle malattie importate, che vedevano quegli individui senza sistema immunitario adeguato a fronteggiarle. Il resto per fame e armi.

  • Affus

    La “guerra di civiltà” al limite la potrebbe fare chi è mosso da sentimenti religiosi forti , originali, ma non in un’ europa gaudente legata ai poteri finanziari dell’ imperialismo occidentale , dove l’ uomo di successo è colui che guadagna molto e produce. I crociati difesero le piccole comunità cristiane in Terra Santa e in Turchia che correvano il rischio di estinzione, come adesso avviene in Nigeria e altrove, ma andarono in medio oriente non in Europa . Semmai Behring Breivik teme per la società edonistica -capitalistica e illuminista votata all’ imperialismo sionista, falsamente democratica, scambiata per civiltà cristiana in pericolo . Teme che l’ influsso dei popoli islamici metta in pericolo la civiltà occidentale dei poteri finanziari e venga meno il predominio dell’ occidente laico e ateo massonico.

  • Affus

    100 miloni in america ? ma se al tempo di augusto un censimento diceva che eravamo appena 4 milioni in tutto l’ impero romano ? Sara stato fatto male , forse eravamo il doppio,ma mi sembra assurdo che li erano centi milioni, forse ha contato anche le pecore e gli asini .

    Cesare Ottaviano Augusto (+14 d.C.) fece tre censimenti (Lc.) e nel terzo cioè l’ultimo, la popolazione dell’Impero risultò di quattromilioni- novecentotrentasettemila cittadini.

    “Egli (Augusto ) ricevette il giuramento di cinquecentomila uomini in armi e con una disposizione effettiva sul campo di circa una trentina di legioni romane dislocate nei punti strategici dell’Impero.” Di questi, finito il servizio militare, poco più di trecentomila mandai in colonie e ai loro municipi, e a tutti, come compenso, diedi terre e denaro per comperarne ” (Dal Testamento di Augusto nell’istruzione del Tempio di Ancira, attuale Ankara).

  • dana74

    lo scontro di civiltà, ha perfettamente ragione l’autore dell’articolo, disgosto chi si indigna per i suoi farneticanti discorsi ma allo stesso tempo INVOCA LA GUERRA ALLA LIBIA ALLA SIRIA E IRAN

  • Tao

    Sono uno scrittore. Chi proclama con orgoglio stentoreo al cospetto del mondo un onore tanto dubbio? Chi s’insuperbisce per così poco? Forse il romanziere misconosciuto, colto da un raptus di solitaria esaltazione nella sua soffitta mal aerata?

    Oppure il deejay baciato da smodato successo di vendite mai la fortuna fu dea più bendata – per aver messo su carta la sua chiacchiera radiofonica?

    Né l’uno né l’altro. A dichiararsi tale è Anders Behring Breivik, il militante di estrema destra norvegese responsabile delle stragi di Oslo e Utoya costate la vita a 77 ragazze e ragazzi inermi, primaverili, moderatamente fiduciosi nell’avvenire.

    «Sono uno scrittore». Breivik lo dichiara davanti al tribunale che da ieri lo processa. Lo fa subito. E’ la prima cosa che dice presentandosi al cospetto del tribunale e al cospetto dell’intero Paese da lui martirizzato. Il procedimento a suo carico viene, infatti, trasmesso in diretta televisiva da monitor a circuito chiuso in altre diciassette procure disseminate in tutta la nazione norvegese, nonché dai media del mondo intero. Con quelle tre parole di auto-identificazione, il delirante assassino dà inizio a un teatro fatto di saluti camerateschi, proclami farseschi, commozioni improvvise, invettive roboanti e annunci apocalittici. Uno show iniziato ieri e lungo, verosimilmente, quanto l’intero processo. Il video del suo ingresso in aula è, infatti, accompagnato da un ronzio insistente fuori campo, quasi un rumore di basso continuo: è il concerto dei motori delle macchine fotografiche che scattano a ciclo continuo.

    La reazione più sana di fronte a tutto questo sarebbe probabilmente di ignorarlo. Coglierne per un istante l’aspetto grottesco e poi voltarsi dall’altra parte. Ma non accadrà. Daremo retta, a lungo e a milioni, all’affabulazione demente di questo uomo atroce auto-proclamatosi «scrittore». E, così facendo, gli daremo in parte ragione. La nostra spasmodica attenzione riconoscerà che il suo orribile atto criminale proviene da e ritorna a un immaginario finzionalizzato. E’ figlio cioè di un mondo scivolato senza accorgersene in una zona di confusione tra sogni, miti e finzioni narrative, un mondo che comincia con il delirio paranoide di un potenziale assassino e finisce con le suggestioni esercitate sulle masse di telespettatori globali dalle sue fanfaronate, un mondo in cui la progressiva sfocatura dei confini tra realtà e finzione presenta a un capo del processo di comunicazione un caso di indistinzione psicotica e all’altro un caso speculare di indistinzione mediatica. Nel mezzo, la realtà è solo un pretesto, un labile punto d’appoggio per far girare la ruota impazzita. Anche quando la realtà sia la morte atroce di 77 giovani innocenti.

    Insomma, standolo a sentire, stiamo riconoscendo a Breivik la facoltà di influenzare il nostro immaginario collettivo, prerogativa di alcuni, pochi, grandi scrittori. Inoltre, la nostra spasmodica attenzione, se non arriverà ad attribuire a Breivik il rango di autore in prima persona di narrazioni influenti, sicuramente ne farà un oggetto privilegiato di esse: infiniti racconti lo eleveranno al rango di propria materia d’elezione. Racconteremo di lui, a lungo e diffusamente, e ci staremo ad ascoltare. Così il criminale demoniaco parlerà per tramite nostro, ventriloqui del mostro.

    E’ una storia che viene da lontano. Nella sua versione attuale comincia probabilmente nel luglio del 1970 in California, quando Charles Manson si presenta con una X incisa sulla fronte alla prima delle moltissime udienze preliminari del lunghissimo processo show intentato a lui e alla sua banda per il massacro di Cielo Drive. Anche prima di allora l’interesse per i processi ai criminali efferati era stata molto forte ma da quel momento in avanti il pluriomicida diventa una figura centrale di una celebrity culture uscita di senno, risucchiata nella perdita di quello stesso principio di realtà che è sempre stata all’origine dei crimini medesimi. Ben presto anche il pluriomicida con motivazioni politiche – il nostro terrorista quotidiano entrerà in questo girone infernale. Di lì a poco, primo fra tutti sarà Ilich Ramirez Sanchez, meglio noto come Carlos «Lo sciacallo». Il primo di una lunga serie, purtroppo.

    Facile, oramai, per noi individuare le dinamiche di questi fenomeni. Difficile, invece, trovarvi un qualsiasi senso. C’è, però, sicuramente il fatto inoppugnabile di una psiche occidentale rimasta vittima di una colossale Sindrome di Stoccolma: ci invaghiamo dei nostri carnefici. Pendiamo dalle loro labbra in attesa di parole rivelatrici. Contempliamo, sgomenti e sedotti, chi ci conficca nella posizione della vittima.

    Non riesco davvero a spiegarmi perché lo si faccia. So, però, che l’alternativa a questo colossale autoinganno è una verità ben più dura da sopportare. La verità è che questi assassini diabolici, questi grandi uccisori titanici non hanno proprio niente da dire, nessuna storia da raccontare.

    «L’ultima volta che ho visto quest’uomo di persona stava sparando a un mio amico». Così ha commentato l’ingresso teatrale in aula di Breivik un ragazzo scampato alla strage. Dovremmo tutti attenerci alla tragica, lapidaria saggezza di questo commento. La storia di quella ignobile canaglia comincia e finisce lì, in quella breve voragine di nulla.

    Antonio Scurati
    Fonte: http://www.lastampa.it
    17.04.2012

  • A

    buona lettura, L’OLOCAUSTO NASCOSTO – LA NOSTRA CRISI DI CIVILITA’…. https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=4340

  • Tonguessy

    Curiosa questa cosa. Giovenale fa capire che fosse una metropoli di almeno 1 milione di abitanti, altre stime parlano di un milione e mezzo. Atene antica poi faceva almeno un altro mezzo milione. Parigi pure. Aquileja in epoca romana faceva 200.000 abitanti, e così molte altre città dell’impero.
    Non vorrei che il censimento che citi fosse relativo ai soli patrizi, escludendo i lavoratori dell’epoca che tanto allora come oggi sono la stragrande maggioranza della popolazione.

  • geopardy

    Concordo in maniera assoluta.

    Ciao

    Geo

  • Georgejefferson

    Si,il pianto per la tragedia,e l’indifferenza…solo questo l’opinione pubblica dovrebbe cogliere da questa non-persona,oltre alla giustizia che dovrebbe attuare la magistratura..ma solo il fatto di aver acceso le telecamere sul mondo a questo sub-umano,mi fa schifare tale processo