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LA NUOVA STRATEGIA DEI NEOCONSERVATORI

Comitato americano per un’Europa forte

DI THIERRY MEYSSAN

Le carte europee sono state completamente stravolte dopo la bocciatura del Trattato costituzionale europeo pronunciata dalla Francia e dall’Olanda e dopo le elezioni legislative in Germania. Thierry Meyssan svela le analisi dei neoconservatori statunitensi e la loro nuova strategia per l’Europa.

Imparando la lezione dagli avvenimenti che hanno agitato l’Europa negli ultimi 10 anni, i neoconservatori hanno deciso di stravolgere i loro programmi che inizialmente prevedevano di: (1) dispiegare le forze armate statunitensi di stanza in Europa, muovendole sia verso Est che verso Sud in modo tale da controllare l’Europa centrale e orientale e formare un esteso «cordone sanitario» intorno alla Federazione Russa; (2) neutralizzare tutte le velleità di una Difesa europea indipendente e rafforzare la leadership della NATO; (3) appoggiarsi alla Commissione di Bruxelles per fondere insieme la zona del libero scambio nordamericano e quella del libero scambio europeo-occidentale. E in questo modo, fare adottare un trattato, cosiddetto «costituzionale», che stabilisse in anticipo i poteri e il programma politico della Commissione, al fine di renderla libera da tutti i contro-poteri.


Da sinistra a destra : Javier Solana, George W. Bush, Jean-Claude Juncker e Jose-Manuel Barroso nel febbraio del 2005

Il dispiegamento delle truppe statunitensi è in corso e non è più messo in discussione. L’unione europea partecipa efficacemente e senza discutere a tutte le operazioni di destabilizzazione dei confini della Russia: sotto la copertura dei programmi d’assistenza e di sviluppo economico, ha facilitato l’ingerenza statunitense nel Caucaso; Javier Solana è venuto personalmente in Ucraina per supervisionare la «rivoluzione» arancione; e la Commissione finanzia un programma di destabilizzazione del governo bielorusso.

Il fedele Solana, che si ricorda di essere stato segretario generale della NATO prima di accedere a quello dell’Unione Europea, è riuscito a fare adottare al Consiglio dei capi di Stato e di governo una dottrina strategica che ricalca quella del presidente Bush. Se ne evince, per forza di cose, che la difesa dell’Unione è più dipendente che mai dalla NATO. Eppure, se il signor Solana è riuscito a coinvolgere l’Unione in Afghanistan e in Sudan dietro la NATO, per quanto riguarda l’Iraq ha completamente fallito. Da questo risultato incompleto, i neoconservatori hanno concluso che l’Unione è facilmente strumentalizzabile sul continente europeo, ma che gli Stati membri conservano interessi troppo divergenti nel resto del mondo per potervi svolgere il ruolo che viene loro assegnato.


George W. Bush e Javier Solana

Infine, non si può ignorare lo scacco al progetto del trattato costituzionale, rifiutato dai francesi e dagli olandesi, e il tentativo fallito di Angela Merkel di fare entrare i tedeschi nella globalizzazione pseudo-liberale. Dopo avere esitato un po’ nell’interpretare questi avvenimenti come una paura dell’allargamento dell’Unione e dell’immigrazione che può provocare, o come una crisi di depressione di fronte alla disoccupazione che si tradurrebbe del pari in voti estremisti, vedi antisemiti, i neoconservatori hanno concluso che non arriveranno ad imporsi alle popolazioni che si ribellano al modello socio-economico anglosassone come via politica. Cambiando il fucile di spalla, dunque, hanno deciso di appoggiarsi alla fazione mondialista dei padronati nazionali. Jose-Manuel Barroso, diventato presidente della Commissione grazie a George W. Bush dopo avere organizzato il vertice delle Azzorre per l’invasione dell’Iraq, è stato pregato di esprimere il suo cordoglio per la Costituzione Europea e di rinserrare il dispositivo. Ha quindi annunciato la settimana scorsa l’abbandono di settanta progetti legislativi con il pretesto che sono troppo complessi e non graditi all’opinione pubblica, ma in realtà perché la strategia è stata invertita: non si tratta più di regolamentare l’autorità della Commissione, ma al contrario di smantellare i codici attuali e di trasferire l’elaborazione della regolamentazione a un Forum regolamentare transatlantico mosso dai grandi capi del TABD (Transatlantic Business Dialogue – Dialogo Commerciale Transatlantico). In questo stesso ordine d’idee, le direttive Reach e Bolkenstein, che erano state sacrificate nella speranza di fare adottare la Costituzione, balzano di nuovo fuori. La prima direttiva per deregolare la produzione chimica; la seconda, ben più importante, per distruggere le legislazioni sociali nazionali allo scopo di rendere l’Unione compatibile con l’ALENA (l’accordo di libero scambio nordamericano). Il principio è semplice: dietro il pretesto della libera circolazione, si offre la possibilità al padronato di scegliere la legislazione sociale da applicare ai suoi impiegati trasferendo la sede sociale delle società nello stato più conveniente. In più, per convincere le popolazioni europee, là dove i responsabili politici sono stati messi a tacere, i neoconservatori hanno fatto appello a Benedetto XVI e alla Chiesa cattolica. I dirigenti della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e quelli della Commissione degli episcopati della Comunità europea si sono riuniti dal 21 al 23 settembre a Bruxelles per sostenere la «Nuova agenda transatlantica».

A Washington, i neoconservatori hanno deciso di adattare il loro dispositivo organizzativo alla nuova strategia. Il gruppo che, in seno all’American Enterprise Institute, era stato incaricato di redigere il programma della presidenza G. W. Bush, il Project for a New American Century (Progetto per un nuovo secolo americano), è stato discretamente chiuso due settimane fa. È stato sostituito dall’American Committee for a Strong Europe (Comitato americano per un’Europa forte). Per «Europa forte» si deve intendere, naturalmente, un’Europa in grado di rifornire le truppe statunitensi nel mondo e di sconfiggere le resistenze anti-globalizzazione.

Questo Comitato, che eviterà di intervenire troppo apertamente nella politica dell’Unione, ha immediatamente fatto richiesta agli «amici dell’America» di farlo a nome suo. E così, l’Arabia Saudita ha prontamente risposto, finanziando le prossime campagne elettorali di Nicolas Sarkozy in Francia, e permettendo ai neoconservatori di farla finita con Dominique de Villepin. Interventi di questo tipo sono stati ugualmente intrapresi per ogni stato membro dell’Unione.

Thierry Meyssan
Fonte:www.voltairenet.org/
Link: http://www.voltairenet.org/article128785.html
27.09.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RUGGERO

Pubblicato da Truman

  • giorgiovitali

    Che nel gioco politico globalista vengano oggi coinvolte tutte le possibili pedine dello scacchiere internazionale , possono negarlo soltanto coloro che non posseggono alcun elemento ( intellettuale, culturale, storico e politico ) di valutazione degli avvenimenti contemporanei, cioè i commentatori di turno dei Media nazionali, e tutti gli altri che hanno l’ incarico di manipolare le informazioni. Il gioco, peraltro, si sta facendo sempre più duro di mese in mese per una serie di ragioni che si vanno accumulando anche grazie al presunto crollo della bipolarità geopolitica conseguente la caduta del regime costitutivo dell’ URSS, che, prima di essere un regime comunista, era una federazione di Stati inglobante Asia ed Europa. Gli americani, con la pesantezza che li contraddistibgue, hanno creduto di poter sfruttare un momento particolare della storia del Mondo, affondando la loro spada ( le energie economico-militari ) nel ventre molle dell’ Asia per asportarne le ricchezze; sfruttando un momento di stasi dell’ Europa conseguente al dispendio energetico dovuto al processo di integrazione, nonchè la crisi politica eurasiatica prodotta dal crollo dell’ URSS e propiziata da personaggi ben definiti, a loro legati da vincoli religioso-razziali, ed a loro volta protetti da Eltzin e Confraternite varie. I calcoli, però, sono stati fatti male, perchè nessuna politica di tipo globalista, che sottintende in modo eclatante gli interessi privatistici di alcune grandi Organizzazioni statunitensi, può passare inosservata alle classi dirigenti dei paesi di tutto il mondo. le quali, ancorchè singolarmente ed ideologicamente asservite, non possono ignorare le esigenze più elementari delle popolazioni che, molto spesso arbitrariamente, ritengono di rappresentare. SONO FINITI I TEMPI NEI QUALI, CON LA SCUSA DELLO SCONTRO LIBERISMO-COMUNISMO, i governanti potevano fare quello che volevano, tanto il consenso dei popoli e dei singoli, legati psicologicamente alle contrastanti ideologie, era scontato. Oggi, per i potentati americani, i tempi sono difficili e non bastano le strategie di medio e di lungo periodo a garantire il proseguimento della loro leadership negli USA e nel mondo.

  • nettuno

    In linea di massima concordo. Penso che un rafforzamento della Russia
    possa essere di aiuto all’Europa, in particolare per la democrazia indiretta che qui in Europa potrebbe rifiorire: penso agli scambi commerciali, alle forniture di gas Russo, ai movimenti politici alla Zapatero. Certo, la lotta al terrorismo pianificata con stragi di stato, non
    ha galvanizzato abbastanza le menti dell’idiota medio mediterraneo che pensa a campare come gli riesce. Poi c’è la rete, dove l’informazione
    viaggia senza il monopolio imposto dai governi; anche per le rivolte ci vuole un elemento scatenante; spero in un errore tattico dei neocon in politica estera, che sarebbe provvidenziale. Mentre la TV ci censura la
    ritrovata unità dei paesi latino-americani :Venezuela, Brasile , Argentina e Cuba, che rappresentano una speranza, un segno di cambiamento, per la libertà, i movimenti no global ci informano e i movimenti per la pace si rafforzano.
    Una sola Super potenza monopolizza tutto ciò che gli riesce se non trova
    ostacoli. Ma c’è la Cina e il gigantesco debito Americano, che incombe.
    Si prevede il collasso economico di molte economie , in particolare di quella Americana, che penso si genererà dopo il ritiro delle truppe dall’ Iraq, tale che farà riflettere a molti , compreso il popolo americano, che
    pagherà, in quanto vittima della strategia 11/9 che delle spese folli del Pentagono. La guerra ora prosegue accerchiando Iran e Siria ,con gli alleati sionisti, in perenne doglianza di un olocausto passato, un pò
    ingigantito ed incessantemente ricordato per mascerare i crimini attuali verso i palestinesi. Ma il grosso boccone del Serpente del Male lo soffocherà, il Medioriente è troppo grosso anche se i macellai del Pentagono lo vogliono trasformare in uno spezzatino islamico,
    chiamato democrazia.