LA LEGGENDA DELL'OLOCAUSTO: RIAPERTURA DI UN DIBATTITO (PARTE II)

DI ANTONIO CARACCIOLO
Fare Politica in Forza Italia

22. Non solo ebrei. Ai nostri fini interessa sottolineare che tra le vittime del cosiddetto Olocausto, di cui non contesto il fatto ma di cui non comprendo linguisticamente il nome, vengono incluse altri gruppi sociali: Rom, Testimoni di Geova, prigionieri politici e omosessuali. L’azione per il risarcimento pare promossa da solo ebrei. Parlo qui di un risarcimento nel senso stretto dei contratti assicurativi. Ben altro risarcimento è stato preteso e ottenuto sul piano “storico” (= interpretazione obbligata della storia), “culturale” (= ambito educativo, convegnistica, mass-media ed eventi di ogni genere), politico (= sostegno incondizionale ad Israele che è stata perfino dotata di bomba atomica), morale (siamo TUTTI colpevoli anche delle colpe dei nostri padri che magari neppure sapevano e se sapevano non c’entravano nulla e nulla potevano fare), intellettuale (= è vietato perfino pensare in modo diverso da quello prescritto ed è stata introdotta anche una specifica sanzione penale), etico (= il popolo tedesco è collettivamente colpevole e con il popolo tedesco ogni altro popolo europeo che non esprima indizionata adesione alla politica medio-orientale dello Stato di Israele: “Liberali per Israele”.Questo il nome di un sito web, che ho visitato seguendo le orme dei miei detrattori). Paradossalmente mi chiedo perché non siano stati eretti nelle piazze d’Europa monumenti analoghi a quello di Berlino per ricordare nella specificità anche le altre categorie di vittime della follia nazista: Rom, Testimoni di Geova, prigionieri politici (= anche un tedesco di “purissima razza ariana”) poteva finire nei campi di concentramento, omosessuali (= ve ne erano fra gli stessi nazisti). A pretendere il risarcimento in senso lato si è però distinta una sola categoria di vittima, che ha trovato uno sponsor interessato nel primo vincitore della seconda guerra mondiale: gli USA. Si deve ad essi il mantenimento dello Stato di Israele come avamposto militare per una colonizzazione del Medio Oriente analoga a quella avvenuta in Europa. Il “mito” dell’Olocausto, al di là del fatto in sé, è stata la grande strumentalizzazione di un fatto in sé altamente tragico che meritano tutte le premesse e cautele poste all’inizio di questo post. Questo mio punto di vista potrà essere opinabile quanto si vuole, ma non mi si può negare la libertà di pensare quello che mi pare. Spero che i miei idioti detrattori, ancor più ottusi dei vituperati nazisti e fascisti, lo capiscano una buona volta. Dopodiché non mi curerò più di loro e continuo la mia ricerca nella stampa e sul web. Non presto loro attenzione in quanto si sono dimostarti vili perché dediti alla delazione anonima ed illiberali perché inetti ed incapaci di ogni confronto e discussione.

• La notizia del risarcimento assicurativo non sfugge ad un periodico come
Micromega, la cui ideologia è stata da me individuata e con il quale non intendo avviare una digressione polemica. Mi limito ad una picciola osservazione su un brano che riporto testualmente:
«La ferocia dello sterminio nazista del resto colpì non solo i figli di David, ma anche le minorane religiose, sessuali e etniche considerate inferiori e quindi immeritevoli di sopravvivere nel mondo ariano, ideato dal delirante Fuhrer tedesco e dalla sua squadra». Ciò che qui mi interessa sottolineare è il fatto che all’interno delle categorie di vittime non “figlie di David”, ve ne erano altre (quante?) che ben potevano essere di indiscussa “razza ariana” (= mito antiscientifico). E se così è, se ne dovrebbero trarre conseguenze sul piano ideologico. I campi di concentramento, non molto diversi dalle riserve indiane, erano un metodo rapido ed efficace per eliminare oppositori di ogni genere, senza andar troppo per il sottile. Noi abbiamo avuto di recente qualcosa di analogo con l’indulto. Non si sapeva dove tenere i carcerati, essendo insufficienti le strutture carcerarie, ed allora si è ben pensato di scarcerarli restituendoli alla società, che viene ad essere nuovamente taglieggiata da delinquenti riconosciuti tali e messi in libertà per continuare a delinguere. Forse con il bel campo di concentramento, dove avrebbero potuto lavorare e risarcire i danni fatti alla società oltre che il costo del loro mantenimento, la società sarebbe stata protetta. Mi viene ora in mente quel cittadino che in un autobus fermo davanti alle botteghe oscure si mise a gridare “Hitler!”, quando noi altri viaggiatori sorprendemmo un “povero albanese” in flagranza di reato. Il viaggiatore che gridò “Hitler!” non era chiaramente un nazista. Voleva soltanto sicurezza contro la microcriminalità. Un imbecille di mentalità sinistroide voleva che si lasciasse andare il “povero albanese” e si arrestasse quello che aveva gridato “Hitler!”. Ecco, qual è la cultura nata dall’ideologia dell’Olocausto!
– Probabilmente l’inciso “figli di David”, contenuto nell’articolo di Micromega, è un mero artificio retorico per evitare una ripetizione della dizione ebrei. Ma esso mi offre l’estro per alcune riflessioni che probabilmente faranno imbestialire i miei detrattori anonimi. Non ve n’è bisogno. Sono già delle bestie che hanno sacrificato la loro intelligenza. Non so bene se Davide oltre ad essere il noto personaggio biblico sia anche una figura storicamente accerta. Non sono un biblista e non mi interessa il merito della questione. Per converso ogni abitante odierno di Roma potrebbe dirsi, sia pure per analogo artificio retorico, un figlio di Romolo, o se si preferisce di altri padri della monarchia, della repubblica o dell’impero romano: Cicerone, Cesare, Augusto, Virgilio. Se poi si vuol risalire ad origini mitiche il romano odierno può dirsi figlio di Enea, e quindi di Priamo, e perfino figlio di Troia, cioè dell’antica città di Troia secondo cui sarebbero poi venuti i Romani. Ma tornando al serio richiamo l’attenzione sul fatto che gli ebrei uccisi o morti di stenti nei campi di concentramento erano innanzitutto cittadini tedeschi, italiani, polacchi, europei. Non erano i soli, che io sappia, ad essere stati crudelmente sterminati nei campi di concentramento. E non mi si taccia di negazionismo perché è tutt’altro il piano concettuale in cui colloco questa mia riflessione. Voglio dire che ad essere penalizzato dall’orrendo crimine furono innanzitutto quei paesi d’Europa a cui sono stati sottratti cittadini ignari ed innocenti di ogni imputazione loro ascritta. Fu solo il furore e la cecità ideologica a privarsi di tanti talenti che avrebbero tanto giovato alla loro patria. In uno sceneggiato televisivo, che assumo come poeticamente verosimile non potendo accertarlo come storicamente vero, ricordo di un’intercessione presso Hitler dove gli si faceva presente che la chimica e la fisica tedesca avrebbero sofferto senza l’apporto di cittadini tedeschi rubricati come ebrei, per religione o razza. Nello sceneggiato era rappresentata la risposta sdegnata di Hitler che di fronte all’evidenza rispondeva che la Germania avrebbe fatto a meno della chimica e della fisica! Potrei continuare con altre esemplificazioni, ma voglio andare più rapidamente al concetto: il maggior danno dello sterminio di quanti senza colpa morirono nei campi di concentramento lo ebbero gli Stati europei di cui le vittime erano cittadini, in primis la Germania. A questo danno diretto ed immediato se ne sarebbe aggiunto un’altro che consiste nella strumentalizzazione che ancora oggi è fatta di un evento tragico di cui il principale danneggiato è l’Europa stessa e la Germania in misura maggiore. Chi vuol capire, capisca!

23. Norman Finkelstein. Non ho ancora mai fatto in queste mie note il nome di Norman Finkelstein, di cui ritrovo adesso fra le mie vecchie carte un fascicolo. Non credo di essere originale in ciò che ho finora detto. Mi limito a commentare e criticare notizie che trovo in rete. Sto seguendo questo metodo e non ho inteso scrivere un saggio originale sull’argomento. Del resto, trovo che sia poco utile scrivere saggi che possono essere facilmente a tacese se escono fuori della vulgata conformista. Con le nuove possibilità che oggi offre la comunicazione orizzontale trovo invece più efficace ricacciare nella rete ogni pregiudizio ad arte divulgato. Se uno solo dice la verità e cento gridano forte la menzogna, è quest’ultima a prevalere. I miei detrattori lo sanno tanto bene che non hanno pensato di misurarsi con me in un confronto critico, ma da degni successore di fascisti e nazisti hanno cercato di attivarsi presso superiori istanze, dove si immaginano che possano mettersi il bavaglio o indurmi all’autocensura. Hanno fatto male i loro calcoli perché soltanto moltiplicato la mia determinazione nel sostenere le mie opinioni che potranno essere anche erronee, ma al di la del loro contenuto quale che esso sia sono un bene più importante di ogni altro (anche di cento tabù sull’Olocausto) se viene in discussione il mio diritto di esprimermi. E’ curioso come non ci si accorga che a voler essere liberali il peggior peccato, il peggior crimine che si possa commettere è quello di conculcare la libertà stessa del pensare. A questo punto si ha un bel recriminare il nazismo. Chi viene dopo non agisce meglio di quanto i nazisti abbiano mai fatti. A me ciò sembra ovvio, ma per i nostri democratici e liberali all’acqua di rose, capaci perfino una “informazione corretta” (secondo chi? e da chi corretta? ed in base a quali criteri?), evidentemente non lo è, o se lo è altri sono i loro intenti e le loro preoccupazioni. Ricordo qui soltanto in titolo del libro di Norman Finkelstein: “L’industria dell’olocausto. Riflessione sullo sfruttamento della sofferenza ebrea”. In un’altro paragrafo farò un’analisi delle posizioni di Finkelstein, ma dico subito che la mia attenzione non è tanto sullo “sfruttamento” (magari economico) ma sull’uso strumentale che si è fatto e si continua a fare di un fatto certamente tragico, ma la cui interpretazione è stata piegata a fini strumentali quanto discutibili, unendovi anche una forma di terrorirismo ideologico di cui gli eventi che mi hanno direttamente riguardato non sono che un piccolo esempio di conferma del fatto denunciato e analizzato.

• Leggo e commento da un vecchio fascicolo emerso dalle mie carte. Mi riservo di aggiornare dopo i dati. Intanto qual è la tesi di Finkelstein? Chi è Finkelstein? Intanto è lui stesso un ebreo ed i suoi genitori hanno per davvero sofferto per discriminazioni. L’accade
mico americano parla senza mezzi termini di uso sfrontato. Il suo libro ha un titolo eloquente: “L’industria dell’Olocausto”. Non è la tesi negazionista che asserisce non esser avvenuto un determinato fatto o non esser avvenuto esattamente nei termini da altri descritti. Questo dovrebbe essere un legittimo esercizio dell’analisi storica. Ma incredibilmente è cosa rischiosa. Si è ormai formato un pregiudizio tale per il quale anche il sorgere di un dubbio finisce per essere criminalizzato e addirittura punito con il carcere. Do per note le tesi di Finkelstein. Egli però individua come legittima reazione il sorgere di un nuovo antisemitismo. E direi che abbia ragione. Non solo un nuovo antisemitismo diventa legittimo in quanto reazione ad un’uso strumentale di fatti tragici derivati dal contesto complessivo del declino europeo, ma si finisce con il ridurre quella spontanea solidarietà umana che sempre ci porta per compassione ad essere dalla parte delle vittime, non importa quale ne sia la religione, il colore della pelle, la posizione politica, la condizione sociale.

A Finkelstein ribatte Tzvetan Todorov, parlando di critiche giustificate all’opera di Finkelstein. L’argomento forte di Todorov mi pare racchiuso in questo passo: «Se scopro un’informazione, non dovrei cominciare col chiedermi per quale motivo X l’abbia diffusa, o se la sua diffusione sia nell’interesse di Y, bensì se corrisponda a verità». L’obiezione che si può fare all’argomento è duplice: a) Non dovrebbe esservi limitazione di sorta alla verifica dell’informazione stessa. Sappiamo che in realtà non è possibile una serena analisi dei fatti. Inconcepibile una norma penale che ponga limite alla ricerca storica. In pratica è ammessa la sola ricerca che conduca ai risultati voluti. B) La nozione di verità è quanto di più problematico possa esserci. La verità non è una sola. Ad esempio, io ho accennato sopra al fatto che le vittime andrebbero innanzitutto considerate come cittadini innocenti dello Stato, che in questo caso finirebbe per essere il principale danneggiato dell’ingiustizia commessa ai danni dell’innocente. La legittimità di qualsiasi potere costituito consiste nella relazione protezione-obbedienza. Venendo meno la giusta protezione, viene anche meno la legittimazione. Insomma, il principale danno è ricaduto contestualmente sullo staton tedesco. La ritorsione successiva in nome dell’Olocausto è una continuazione della guerra contro soggetti che non hanno nessuna responsabilità.

24. La conferenza iraniana sull’olocausto del 15 dicembre 2006. Sono stati ben 600 gli studiosi riuniti in Teheran con il patrocinio e sotto gli auspici del presidente Ahmadinejad. Sull’iniziativa si sono scatenati fulmini e maledizioni di ogni genere, ma su ciò che si è effettivamente detto non mi è capitato di sentire nulla dai consueti miei canali di informazione. Radio radicale si avvale abitualmente della giornalista filoisraeliana Fiamma Nirenstein. Nel testo di Megachip sono accennati i risvolti geopolitici della conferenza. L’ “Avanti! Quotidiano socialista” parla di delirium tremens in un testo che non è di nessuna utilità dal punto di vista dell’informazione su ciò che deve pur essersi detto in Teheran, se erano in 600 a dibattere. A pensarci bene è delirante lo stesso Franco Marta che non dimostra di saper fare il giornalista, per cui mi augureri che questo ordine professionale creato dal regime fascista venisse abolito una volta per sempre, consentendo ad ognuno che lo voglia di poter scrivere sui giornali. L’articolista dell’Avanti si scandalizza perché gli studiosi (lui dice “presunti”) venuti dall’Europa “non si sono offesi per essere stati invitati”. Non possiamo però sapere chi sono questi studiosi perché il grande giornalista omette di dirlo. Se uno volesse sapere in cosa consiste la follia dei personaggi riuniti in convegno, non lo può sapere perché il Grande Giornalista nella sua Sapienza Infinita ha deciso per il bene della anime e delle menti “deboli” che è bene circondare di obblio l’evento, di cui si ha eco lontana soltanto dai roboanti insulti intrisi di parole come onore, follia e simili. Probabilmente il giornalista (se è tale) non sa nulla dell’evento ed è impossibile aspettarsi da lui una benché minima informazione.

• Ci si avvicina un poco al problema in un commento casualmente trovato nelle Google News. La confusione però è qui insita nel termine verità. Nel momento in cui io sto scrivendo non ho ancora potuto soddisfare la curiosità intellettuale di sapere cosa si è detto in Teheran, chi ha parlato, quali le tesi effettivamente sostenute. La speranza è che almeno in Iran si possa discutere di ciò che nella liberale Europa è assolutamente vietato. La quasi totalità delle notizie di stampa è una coltre di insulti e recriminazioni per la conferenza di teheran, ma manca una informazione oggettiva sulla stessa e sto facendo fatica a trovarla. Quanto alla verità di cui sopra è facile osservare che uno stesso indentico fatto è suscettibile di interpretazioni e valutazioni assai diverse. Ma evidentemente non sta tanto a cuore il dato fattuale quanto l’interpretazione che di esso è stata imposta per legge. Le conseguenze dall’Olocausto alla fondazione dello Stato d’Israele e spese di un terzo cozzano contro ogni senso elementare di logica, giustizia e verità.

Qualcosa di diverso capita di leggere in qualche rara agenzia. Gli articoli di stampa sulla conferenza di Teheran sono tutti di sdegno e di condanna per aver osato affrontare il tema ed aver osato insinuare dei dubbi su verità che si proclamano accertate una volta per sempre e non si intendono discutere. Peggio ancora che voler discutere sulla verginità di Maria. È così e basta. Chi insinua il dubbio è un reprobo. Ma ciò che produce sospetto è proprio la veemenza e la univocità delle reazioni. A questo punto sorge in me la curiosità forte di poter disporre del testo delle relazioni o la registrazione dei discorsi pronunciati. La rete dovrebbe consentire ciò che i governi proibiscono si sappia.

Istituzione di un Comitato. Traggo a fatica la notizia dell’istituzione di un Comitato internazionale di ricerca che si aggiungerà ai lavori della Conferenza, non destinata ad esistenza episodica. Si può leggere anche qualche nome dei partecipanti. Tra questi uno storico austriaco, Wolfgang Frölich, che non ha voluto leggere la sua relazione per il timore di essere messo nuovamente in carcere, appena ritornato in patria, nella civilissima Austria. Presidente del Comitato internazionale sarà Mohammad Ali Ramini, consigliere del presidente dell’Iran, affiancato da studiosi di Francia, Siria, Svizzera, Austria, Canada, Stati Uniti e Bahrain, che in caso di Francia, Svizzera, Austria, Canada e Stati Uniti non avranno certamente l’appoggio dei rispettivi governi. È capitato in passato che fossero proprio gli arabi a far conoscere ai latini cristianizzati i classici greci. Chissà che ancora una volta gli Europei non debbano ringraziare i vicini del Medio Oriente. Su Frölich ho appena trovato qualcosa che si può leggere in questo link. Sapevo di tecnici che si sono presi la briga di verificare la fattibilità tecnica dello sterminio tramite gas. Non sono un esperto in materia, ma non riesco proprio a capire cosa ci
sia di criminale nel proporre simili argomentazioni che richiedono una semplici verifica sperimentale da parte di esperti del ramo. Se Frölich sbaglia nelle sue affermazioni, ne andrà di mezzo il suo credito, ma non capisco proprio perché abbia dovuto per questo subire la prigione. Forse proprio perché ha forse detto una verità che altri non vogliono dire. Non è questo tuttavia il mio campo. Io mi definisco un esperto in demistificazione dell’uso strumentale dell’Olocausto. Spetta agli storici del settore accertare o confutare tutto ciò che si collega al tragico evento della seconda guerra mondiale.

25. Irving ritornato in libertà. Leggo della scarcerazione di David Irving dopo aver scontato un terzo della pena nelle prigini austriache. Si è insinuato il dubbio che il suo non sarebbe stato sincero pentimento. Si sarebbe soltanto trattato del timore suscitato dalla prigione. Poiché anche io nel mio piccolo incomincio ad essere tenuto sotto osservazione da quelli di Informazione corretta (mi fa ridere a creparella l’aggettivo “corretta”!), vorrei dare alcune precisazione per il Pubblico Ministero che si dovrà occupare, mi auguro dopo aver ricevuto io il rituale avviso di garanzia. Non ho nulla a che fare con David Irving perché non ho nessuna competenza per confermare o confutare le sue tesi storiografiche. E neppure mi interessano questo genere di ricerche storiche. Trovo però vergognoso e indegno di ogni idea di giustizia che David Irving abbia dovuto sperimentare il carcere solo per aver avuto delle opinioni di carattere storico, suffragate o meno da documentazione storica. Le mie tesi sono di carattere filosofico e attengono ad una strumentalizzazione delle sofferenze di quanti sono stati impriogionati nei lager nazisti trovandovi la morte. Il nazismo e la seconda guerra mondiale non si esauriscono in questi fatti episodici. Se la “ritrattazione” di Irving è insincera, ciò non toglie nulla all’uomo, ma aumenta la vergogna dei suoi carcerieri e dei suoi accusatori. Non se anche in Italia i giornalisti della Informazione corretta vadano patrocinando una legislazione simile a quella austriaca, ma la cosa ha veramente dell’incredibile ai limiti inimmaginabili dell’idiozia e della meschinità intellettuale e morale. Non sono uomo dedito alla violenza, ma in senso tutto ideale credo che simili individui meritino un poderoso calcio nel di dietro. Non intendo più curarmi di loro, ma se si fanno vivi troveranno pane per i loro denti. La libertà di pensiero e di ricerca è per me cosa di gran lunga più importante della Shoa ed i crimini contro una simile libertà cosa infinitamente più grave perché riguarda tutti gli uomini, i quali senza una simile libertà non possono progredire e non si sarebbero mai differenziate dalle bestie, condizione nella quale peraltro temo siano rimasti i miei critici detrattori.

26. Uri Avnery, un pacifista israeliano. Ringrazio il mio ultimo commentatore per la segnalazione su Uri Avnery, di cui ignoravo perfino il nome. Non si è mai abbastanza ignorante. Leggerò tutto quello che trovo in rete, aprendo anche dei link. Questo post ha già assunto una dimensione atipica. Tranquillizzo quanti hanno avuto la forza di leggere fin qui, dicendo loro che avvalendomi di nuove funzioni del soft ora disponibile, procederò quando ne avrò tempo ad una sistemazione redazionale di questo articolo, che non voglio spezzettare in più articoli, come qualcuno mi ha suggerito. Darò invece una sistemazione più armonica in Capitoli, Sezioni, paragrafi, eleminando eventuali ripetizioni e smussando qualche tono che possa urtare i più faziosi e prevenuti dei miei detrattori. Quanto all’ebreo Uri, ma anche all’ebreo Finkelstein, mi limito per ora ad osservare che trovo le maggiore assonanze proprio con intellettuali ebrei. Era capitato qualcosa di simile fra Carl Schmitt e Jakob Taubes. Ma questa è un’altra storia. In questo paragrafo ancora da completare voglio fare un breve studio del giornalista che mi è stato segnalato. In un primo testo che trovo in rete, Una mappa verso il nulla, mi conforta il giudizio di Avnery sull’inconsistenza politica di Europa e Onu. Il tema complicato della pace in Medio Oriente non è qui oggetto della mia analisi. Mi limito ad osservare che a mio avviso la pace sarà possibile unicamente se il mondo arabo accetterà l’esistenza di Israele su un territorio del quale le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale hanno disposto come se avessero a che fare con appezzamenti di terreno e mandrie di bestiame da poter spostare a proprio insindacabile arbitrio. L’inconsistenza politica dell’Europa significa che gli Stati europei non potranno avere nessuna parte effettiva nella costruzione di un possibile equilibrio pacifico. Causa di questa inconsistenza politica è anche la “leggenda” dell’Olocausto, che è appunto oggetto della mia indagine.

Antonio Caracciolo
Fonte: http://clubtiberino.blogspot.com/
Link: http://clubtiberino.blogspot.com/2006/10/la-leggenda-dellolocausto-riapertura.html
21.10.2006

VEDI ANCHE: LA LEGGENDA DELL’OLOCAUSTO: RIAPERTURA DI UN DIBATTITO (PARTE I)

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geopardy
geopardy
10 Gennaio 2007 11:59

Caro prof. Caracciolo,ritengo innanzitutto esprimerle la mia più totale solidarietà circa gli inquisitori dell’era moderna, cioè, quelli che si definiscono, con uso incomprensibile del termine, informazione corretta.Anch’io ho avuto modo, nel mio piccolo, di sperimentarne l’inconsistenza dialettica (detengo un blog di informazione geopolitica e ne collaboro in un altro) di tale categoria, o delle sue vittime.Condivido, inoltre, pienamente la sua impostazione circa la tematica di ciò che è definito, impropriamente oltretutto, olocausto.Sono cresciuto con gli occhi gonfi di lacrime per le vittime ebraiche dell’olocausto, devo sicuramente un buon contributo anche alla trattazione di questi eventi, l’aver sviluppato una forte brama di giustizia lungo il cammino della mia crescita interiore.Leggendo i suoi post trovo una rispondenza quasi perfetta del mio attuale pensiero sull’argomento.Citava Uri Avnery, le dico che è ritenuto un "pacifista" molto controverso e, tra parentesi, è stato uno dei primi attivisti del famigerato gruppo terroristico Irgun, cioè, quello delle prime stragi per pulizia etnica nei villaggi palestinesi nell’immediato dopoguerra e lo stesso che fece saltare il comando inglese in Palestina nel 1947 (se la memoria non mi tradisce), gruppo a cui sono appartenuti anche Moshè Dajan, Ben Gurion e Sharon (tanto per citarne alcuni).Partecipò alle varie guerre di Israele, finchè non rimase ferito e… Leggi tutto »