LA GUERRA DI OBAMA A INTERNET

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blankDI PHILIP GIRALDI
Campaign for Liberty

Il ministero della verità.

Il ministero della verità è il nome che George Orwell aveva attribuito al meccanismo usato dal governo per controllare l’informazione nell’importante romanzo 1984. Un recente viaggio in Europa mi ha convinto che i governi del mondo sono stati scossi dal potere di Internet e stanno cercando di prenderne il controllo in modo da avere quasi il monopolio dell’informazione accessibile al pubblico. L’Internet anonimo familiare a gran parte degli statunitensi va lentamente modificandosi in Italia, Germania e Gran Bretagna. Se si va in un internet café, oggi nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea è necessario compilare – per legge – un modulo di identificazione richiesto dal governo. Quando usai una connessione Internet in un hotel di Venezia, mi fu domandato il passaporto come precondizione e la pagina interna, contenente tutte le mie informazioni personali, è stata fotocopiata e una copia è stata fatta per il Ministero degli Interni, che controlla le forze di polizia. La copia è stata conservata e unita alla transazione. Anche per i computer di casa l’indirizzo IP del servizio usato è registrato a scopo identificativo. Tutte le registrazioni di ogni utilizzo internet, inclusi le informazioni bancarie e tutto ciò che viene scritto o inviato, è accessibile alle autorità governative previa una semplice richiesta, non attraverso l’autorizzazione di un tribunale o un’autorità indipendente. Ciò significa che, di fatto, non esiste diritto di privacy e un burocrate governativo decide ciò che può o non può essere “riesaminato” dalle autorità. Oggi, le registrazioni vengono conservate per un periodo di sei mesi, ma c’è una forte spinta ad allungare il periodo di conservazione.Le ragioni a supporto del crescente intervento governativo su Internet sono, essenzialmente, due: in primo luogo, l’anonimità di Internet permetterebbe comportamenti criminali, frodi, pornografia e diffamazioni. In secondo luogo, si tratta della sicurezza, per cui controllare internet sarebbe parte integrante della “guerra globale al terrore”; essendo internet usato dai terroristi per pianificare gli attacchi i governi hanno la necessità di controllare chi lo usa. Gli Stati Uniti esasperano quest’ultimo argomento, sostenendo che Internet stesso è un “bene naturale” vulnerabile, ed i terroristi potrebbero prenderne il controllo, perciò deve essere protetto; per questo motivo è stato istituito un programma di guerra cibernetica da 100 miliardi di dollari.

Il senatore Joseph Libermann (D-CT) pone il problema che “violenti estremisti islamici” si affidano a internet per comunicare e reclutare, e ha presentato un progetto di legge al Senato che permetta al presidente di “spegnere” internet in caso di emergenza nazionale.

Ma, essenzialmente, tutte le ragioni a supporto dell’intervento statale sono fraudolente e sono sfruttate, in realtà, da chi è a favore di un massiccio controllo statale e governativo. L’anonimità e il basso costo di Internet lo rendono utilizzabile da chi vuole esprimere pareri non popolari o non convenzionali, il che è proprio il suo punto forte. Talvolta è usato per intenti criminali ma solo perchè è un mezzo, non perchè c’é qualcosa di intrinseco in Internet per cui i malfattori lo scelgono. Prima che esistesse, la frode veniva effettuata via posta o per telefono. La pornografia circolava liberamente attraverso altri mezzi. Per quanto riguarda la sicurezza, l’esiguo numero di veri terroristi che usano Internet lo fa perchè esso esiste ed è a disposizione. Se non esistesse, i terroristi utilizzerebbero altri modi per comunicare, così come facevano nell’epoca pre-Internet. Infatti, le fonti dell’intelligence riportano che i terroristi usano raramente Internet a causa del continuo monitoraggio dei siti web da parte del governo.

La vera ragione per cui Internet viene controllato è che si vuole limitare l’accesso all’informazione, una cosa che tutti i governi cercano di fare. Se il Dipartimento della Difesa statunitense e la Sicurezza nazionale e il Senatore Liebermann troveranno dei sostenitori, la nuova legge sulla ciber-sicurezza permetterà all’amministrazione Obama di controllare Internet in caso di una crisi nazionale. Che cosa si intende per “crisi nazionale” sarà solo la Casa Bianca a deciderlo, ma ci sono stati dei precenti che suggeriscono che la risposta difficilmente sarà rispettosa della Carta dei Diritti. Molti paesi controllano e censurano già Internet regolarmente, vietando l’accesso a numerosi siti considerati sovversivi o immorali. Durante dei tumulti, recentemente, i governi di Iran e Cina hanno chiuso realmente Internet prendendo il controllo o bloccando i server. Insieme allo spegnimento dei ripetitori telefonici per cellulari, il passo si è rivelato efficace nell’isolare i dissidenti. Potrebbe succedere qui?

Sicuramente. Una volta che le leggi sono in vigore un episodio terroristico o qualcosa che potrebbe, credibilmente, essere descritto in quei termini sarebbe sufficiente perchè degli ufficiali governativi diano l’ordine di chiudere internet.

Ma la possibilità di controllare internet tecnicamente è solo un aspetto della questione. Stanno passando leggi che criminalizzano l’espressione delle proprie opinioni su internet, inclusa sia la legislazione “hate crime” [ndt. crimini generato dall’odio] sia in generale leggi abbozzate che criminalizzano sostenere ciò che il governo descrive vagamente come terrorismo di ogni sorta. L’abituale ed extralegale intrusione governativa nelle vite private dei cittadini è già una realtà, soprattutto nelle cosiddette Democrazie occidentali che possiedono le tecnologie necessarie e il personale esperto per mettere sotto controllo i telefoni e violare i computer. In Europa, severissime leggi anti-terrorismo autorizzano le agenzie di sicurezza a monitorare le telefonate e le e-mail, in molti casi senza supervisione giudiziaria. In Gran Bretagna, i controlli includono l’accesso a dettagliate registrazioni internet che possono essere ispezionate da non meno di 653 agenzie governative, la maggior parte delle quali non ha nulla a che fare con la sicurezza o l’intelligence, e tutto senza supervisione giudiziaria. Negli Stati Uniti, il Pentagono recentemente ha richiesto una “capacità di reazione immediata” di internet e dei telegiornali, che ha soprannominato Office of Strategic Influence, ed ha anche inviato un certo numero di analisti militari in pensione nei maggiori network dell’informazione per fornire loro una prospettiva pro-governativa sulle notizie di guerra. Anche il Dipartimento di Stato è coinvolto: ha dato a giovani ufficiali il compito di prendere parte a dibattiti con presunti radicali sui loro siti, proprio mentre cresce l’uso di lettere della sicurezza nazionale [Lettere di richiesta inviata dalle agenzie governative per imporre la consegna di dati e registrazioni N.d.r.], il che significa che le comunicazioni private via internet sono accessibili dai vari uffici di polizia. La lettera di sicurezza nazionale creata dal Patriot Act non necessita di supervisione giudiziaria. Più di 35.000 sono stati convocati dall’FBI l’anno scorso e il destinatario di una lettera commette reato se rivela il contenuto della stessa. In un recente caso che ha coinvolto un provider internet di Filadelfia, una lettera di sicurezza nazionale richiedeva tutti i dettagli dei messaggi internet inviati in una certa data, incluse informazioni sugli account dei clienti con il numero dell’assistenza sanitaria e gli estremi delle carte di credito.

Il pericolo è reale. Molti statunitensi che criticano le azioni del proprio governo fanno affidamento su internet per informarsi, perchè non è censurato e spesso è provocativo, inclusi siti come Campaign for Liberty. Mentre scrivevo questo articolo, è stato reso noto che WordPress Blogetery, compresi tutti i blog, era stato chiuso dalle autorità degli Stati Uniti. L’internet provider della compagnia sostiene che ha dovuto chiudere gli account di Blogetery immediatamente su ordine della polizia “per il materiale contenuto nel server”. Questa estrema reazione implica la possibile presenza di presunte connessioni di terroristi, ma è importante sottolineare che, in realtà, nessuno è stato accusato di un qualunque reato, svelando così il fatto che il governo può chiudere i siti anche solo sulla base di sospetti. Probabilmente è solo una questione di tempo prima che i team di guerra a internet di Obama compaiano al Dipartimento della Difesa o a quello di Stato. Deliberatamente sovraccaricando e attaccando internet per danneggiare la sua credibilità, ne sono testimoni i numerosi siti che sono stati “hackerati” e hanno dovuto cessare o diminuire le loro attività. Tuttavia, sono molto più pericolose le mosse che fanno presagire la creazione di una struttura legale che permetta la chiusura di internet ed il conseguente controllo dei “messaggi”. Ai cittadini statunitensi che ci tengono a mantenere le poche libertà che ancora posseggono dovrebbe suonare la campana d’allarme e dovrebbero dire ai politici che non abbiamo bisogno che il governo riduca i diritti del Primo emendamento.

Philip M. Giraldi è un ex specialista CIA di offensiva al terrorismo ed ex ufficiale dell’intelligence militare, ha prestato servizio per 19 anni all’estero in Turchia, Italia, Germania e Spagna. È stato Capo della base di Barcellona dal 1989 al 1992, è stato appuntato ufficiale senior dell’Agenzia a supporto dei Giochi olimpici, ha prestato servizio come ufficiale di collegamento per la Sicurezza spagnola e i servizi dell’Intelligence. È stato scelto dal General Accountability Office in qualità di esperto sull’impatto dell’immigrazione illegale sul terrorismo.

Phil Giraldi oggi è Francis Walsingham Fellow alla American Consevative Defence Alliance ed è consulente per la sicurezza per molte aziende di Fortune 500. In quanto esperto di anti-terrorismo, ha aiutato le multinazionali all’estero nell’adeguamento della sicurezza al Patriot Act. È stato uno dei primi civili statunitensi a viaggiare in Afghanistan dopo la caduta dei Talebani, ha prestato consulenze per alcuni progetti dell’Autorità portuale della Città di New York, ha aiutato l’organizzazione della sicurezza delle Nazioni Unite, e ha collaborato allo sviluppo di un programma di addestramento alla sicurezza per la Marina mercantile degli Stati Uniti. Ha scritto articoli di commento per la catena Hearst Newspaper, è columnist per AntiWar.com, ed è editore e collaboratore per la rivista American conservative. Le sue apparizioni televisive includono Good Morning America, MSNBC, NPR, BBC, FOX News, la televisione nazionale polacca, al-Jazeera, e 60 Minutes. L’Università di Londra lo ha insignito di un MA e di un PhD in Storia Europea, e parla spagnolo, italiano, tedesco e turco.

Copyright © 2010 Campaign for Liberty

Titolo originale: “Obama’s War on the Internet “

Fonte: http://www.campaignforliberty.com
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19.07.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIADA GHIRINGHELLI

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