“LA FABBRICA DEL DISSENSO”

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IL MOVIMENTO DI ANTI-GLOBALIZZAZIONE E’ FINANZIATO DALLE ELITE CORPORATIVE

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca

Il movimento popolare è stato contraffatto

“Tutto ciò che la Fondazione [Ford] ha fatto potrebbe essere considerato come “rendere il mondo sicuro per il capitalismo”, riducendo le tensioni sociali contribuendo a confortare gli afflitti, a fornire valvole di sfogo per gli arrabbiati, e a migliorare il funzionamento del governo”
(McGeorge Bundy, consigliere per la sicurezza nazionale dei presidenti John F. Kennedy e Lyndon Johnson (1961-1966), presidente della Ford Foundation, (1966-1979)

“Fornendo i finanziamenti e la struttura portante della politica alle molte persone preoccupate e devote che lavorano nel settore del no-profit, la classe dirigente è in grado di cooptare la leadership dalle comunità di base, …ed è in grado di rendere così onerose e lunghe le componenti del lavoro relative ai finanziamenti, la contabilità, e la valutazione, che in queste condizioni il lavoro di giustizia sociale è virtualmente impossibile”
(Paul Kivel, You Call this Democracy, Who Benefits, Who Pays and Who Really Decides, 2004, p. 122 )

“Secondo il Nuovo Ordine Mondiale, il rituale di invitare i leader della “società civile” all’interno dei circoli interni del potere –reprimendo al tempo stesso la massa — serve a svariate funzioni importanti. In primo luogo, dice al mondo che i critici della globalizzazione “devono fare concessioni” per guadagnarsi il diritto di unirsi. In secondo luogo, dà l’illusione che mentre le elite globali devono — secondo quella che viene eufemisticamente chiamata democrazia — essere assoggettate alla critica, governano ciononostante legittimamente. E in terzo luogo, dice “non c’è alternativa” alla globalizzazione: non è possibile un cambiamento fondamentale e il massimo che possiamo aspettarci è di occuparsi di tali governatori con un efficace “compromesso reciproco”.

Mentre i “globalizzatori” possono adottare alcune frasi progressiste per dimostrare che hanno buone intenzioni, i loro obiettivi fondamentali non sono sfidati. E ciò che fa questo “mescolamento della società civile” è di rafforzare la presa dell’establishment corporativo mentre indebolisce e divide il movimento di protesta. È importante capire questo processo di cooptazione, perché decine di migliaia dei giovani con i più sani principi a Seattle, Prague e Quebec City [1999-2001] sono coinvolti nelle proteste anti-globalizzazione, perché rifiutano la nozione che il denaro sia tutto, perché rifiutano l’impoverimento di milioni di persone e la distruzione della fragile Terra affinché alcuni possano arricchirsi.

La gente comune e anche alcuni dei loro leader devono essere lodati. Ma dobbiamo andare oltre. Dobbiamo sfidare il diritto dei “globalizzatori” di governare. Questo richiede che ripensiamo la strategia di protesta. Possiamo raggiungere un piano più alto lanciando movimenti di massa nei nostri rispettivi paesi, movimenti che portino il messaggio di quello che la globalizzazione sta facendo alla gente comune? Perché sono la forza che deve essere mobilitata per sfidare chi saccheggia il mondo”.
(Michel Chossudovsky, The Quebec Wall, aprile 2001 )

Il termine “fabbrica del consenso” è stato inizialmente coniato da Edward S. Herman e Noam Chomsky.

“La fabbrica del consenso” descrive un modello di propaganda usato dai media corporativi per influenzare l’opinione pubblica e “inculcare valori e convinzioni…” agli individui:

I mass media servono come un sistema per comunicare messaggi e simboli alla popolazione generale. È loro funzione divertire, intrattenere, informare e inculcare agli individui i valori, le convinzioni e i codici comportamentali che li integreranno nelle strutture istituzionali della società più grande. In un mondo di ricchezza concentrata e di maggiori conflitti di interesse di classe, adempiere questo ruolo richiede una propaganda sistematica. (La fabbrica del consenso di Edward S. Herman e Noam Chomsky)

“Fabbricare il consenso” implica manipolare e plasmare l’opinione pubblica. Stabilisce il conformismo e l’accettazione dell’autorità e la gerarchia sociale. Cerca il rispetto di un ordine sociale stabilito. “Fabbricare il consenso” descrive la sottomissione dell’opinione pubblica alla narrazione dei media principali, alle loro menzogne e fabbricazioni.

“Fabbricare il dissenso”

In questo articolo ci concentriamo su un concetto analogo, precisamente il processo della “fabbrica del dissenso” (piuttosto che del “consenso”), che riveste un ruolo decisivo finalizzato agli interessi della classe dominante.

Secondo il capitalismo contemporaneo, deve prevalere l’illusione della democrazia. È nell’interesse delle elite corporative accettare il dissenso e la protesta come una caratteristica del sistema fintantoché non minacciano l’ordine sociale stabilito. L’obiettivo non è di reprimere il dissenso, ma, al contrario, di plasmare e formare il movimento di protesta, per fissare i limiti esterni del dissenso.

Per mantenere la loro legittimità, le elite economiche favoriscono forme limitate e controllate di opposizione, nell’ottica di prevenire lo sviluppo di forme radicali di protesta, che potrebbero far tremare gli stessi pilastri e le istituzioni del capitalismo globale. In altre parole “fabbricare il dissenso” funziona da “valvola di sicurezza”, che protegge e sostiene il Nuovo Ordine Mondiale.

Tuttavia, per essere efficace, il processo di “fabbricare il dissenso” deve essere attentamente regolato e monitorato da coloro che sono l’oggetto del movimento di protesta.

“Finanziare il dissenso”

Come si ottiene il processo della fabbricazione del dissenso?

Essenzialmente “finanziando il dissenso”, ossia dirigendo risorse finanziarie da coloro che sono l’oggetto del movimento di protesta a coloro che sono coinvolti nell’organizzazione del movimento di protesta.

La cooptazione non è limitata a comprare i favori dei politici. Le elite economiche — che controllano le maggiori fondazioni — controllano anche i finanziamenti di numerose ONG e di organizzazioni della società civile, che storicamente sono state coinvolte nel movimento di protesta contro l’ordine sociale ed economico stabilito. I programmi di molte ONG e di molti movimenti popolari dipendono pesantemente sia dalle agenzie di finanziamento pubbliche che da quelle private, comprese, tra l’altro, le fondazioni Ford, Rockefeller, McCarthy.

Il movimento di anti-globalizzazione si oppone a Wall Street e ai giganti texani del petrolio controllati da Rockefeller ed altri. Tuttavia, le fondazioni e gli istituti di beneficenza di Rockefeller e simili finanziano generosamente le reti anticapitalistiche progressiste, come pure gli ambientalisti (in opposizione a Big Oil) nell’ottica di controllare e plasmare infine le loro varie attività.

I meccanismi della “fabbrica del dissenso” richiedono un ambiente manipolativo, un processo di pressione e sottile cooptazione degli individui all’interno delle organizzazioni progressiste, comprese le coalizioni contro la guerra, gli ambientalisti e il movimento contro la globalizzazione.

Mentre i media principali “fabbricano il consenso”, la complessa rete di ONG (compresi i segmenti dei media alternativi) viene usata dalle elite corporative per plasmare e manipolare il movimento di protesta.

A seguito della deregolazione del sistema finanziario globale negli anni ’90 e del rapido arricchimento dell’establishment finanziario, i finanziamenti attraverso le fondazioni e gli istituti di beneficenza sono andati alle stelle. Con amara ironia, parte dei guadagni finanziari fraudolenti su Wall Street nei recenti anni non sono stati usati solo per comprare i politici, ma sono stati diretti anche alle ONG, agli istituti di ricerca, ai centri sociali, ai gruppi religiosi, agli ambientalisti, ai media alternativi, ai gruppi per la difesa dei diritti umani, ecc. Il “dissenso fabbricato” si riferisce anche alla “sinistra corporativa” e ai “media progressisti” finanziati dalle ONG o direttamente dalle fondazioni.

L’obiettivo centrale è di “fabbricare il dissenso” e stabilire i confini dell’opposizione “politicamente corretta”. A loro volta, molte ONG sono infiltrate da informatori che spesso agiscono per conto delle agenzie di intelligence occidentali. Inoltre, un segmento sempre maggiore dei media alternativi progressisti su internet è diventato dipendente dai finanziamenti delle fondazioni corporative e dagli istituti di beneficenza.

L’attivismo a pezzi

L’obiettivo delle elite corporative è stato quello di frammentare il movimento popolare in un vasto mosaico “fai da te”. La guerra e la globalizzazione non sono più al centro dell’attivismo della società civile. L’attivismo tende ad essere a pezzi. Non c’è un movimento integrato contro la guerra e la globalizzazione. La crisi economica non è vista in relazione alla guerra condotta dagli USA.

Il dissenso è stato compartimentato. I movimenti di protesta separati “orientati su questioni” (per esempio l’ambiente, l’anti-globalizzazione, la pace, i diritti delle donne, il cambiamento climatico) sono incoraggiati e generosamente finanziati al posto di un movimento coesivo di massa. Questo mosaico era già prevalente nei summit contro i G7 e i summit popolari degli anni ’90.

Il movimento contro la globalizzazione

Il contro-summit di Seattle del 1999 viene invariabilmente considerato come un trionfo per il movimento contro la globalizzazione: “una coalizione storica di attivisti ha fatto chiudere il summit della Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle, la scintilla che ha fatto esplodere un movimento anti-corporativo globale”. ( Vedere Naomi Klein, Copenhagen: Seattle Grows Up, The Nation, 13 novembre 2009)

Quella di Seattle è stata indubbiamente una svolta nella storia del movimento di massa. Oltre 50.000 persone di diversa provenienza, di organizzazioni della società civile, diritti umani, unioni sindacali, ambientalisti, si erano radunati per uno scopo comune. L’obiettivo era quello di smantellare con la forza l’ordine del giorno neoliberista, insieme alla sua base istituzionale.

Ma Seattle ha anche segnato un’importante inversione. Con l’aumento del dissenso di tutti i settori della società, il summit ufficiale della Organizzazione Mondiale del Commercio aveva un bisogno disperato della partecipazione simbolica “al suo interno” dei leader della società civile, per dare l’impressione di essere “democratico” esternamente.

Mentre migliaia di persone si erano riunite a Seattle, quello che è successo dietro le quinte è stata una vittoria de facto per il neoliberismo. Un esiguo numero di organizzazioni della società civile, formalmente opposte alla Organizzazione Mondiale del Commercio, aveva contribuito a legittimare l’architettura del commercio globale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio stessa. Anziché sfidare l’Organizzazione Mondiale del Commercio come un ente intergovernativo illegale, hanno accettato un dialogo prima del summit con l’Organizzazione Mondiale del Commercio e i governi occidentali. “Partecipanti accreditati di ONG sono stati invitati a mescolarsi in un ambiente amichevole agli ambasciatori, ai ministri del commercio e ai tycoon di Wall Street in occasione di svariati eventi ufficiali, compresi i numerosi cocktail e ricevimenti”. (Michel Chossudovsky, Seattle and Beyond: Disarming the New World Order , Covert Action Quarterly, novembre 1999, See Ten Years Ago: “Manufacturing Dissent” in Seattle ).

L’ordine del giorno nascosto era di indebolire e dividere il movimento di protesta e di orientare il movimento contro la globalizzazione su aree che non avrebbero minacciato direttamente gli interessi dell’establishment commerciale.

Finanziate dalle fondazioni private (comprese la Ford, la Rockefeller Brothers, la Charles Stewart Mott, la Foundation for Deep Ecology), queste organizzazioni “accreditate” della società civile si erano posizionate come gruppi di pressione, agendo formalmente per conto del movimento popolare. Dirette da attivisti impegnati e prominenti, avevano le mani legate. Hanno infine contribuito (involontariamente) all’indebolimento del movimento antiglobalizzazione accettando la legittimità di quella che era essenzialmente un’organizzazione illegale. (The 1994 Marrakech Summit agreement which led to the creation of the WTO on January 1, 1995). (Ibid)

I leader delle ONG erano pienamente consapevoli circa la provenienza del denaro. Eppure all’interno della comunità statunitense ed europea delle ONG, le fondazioni e gli istituti di beneficenza sono considerati enti filantropici indipendenti, staccati dalle corporazioni; precisamente la Rockefeller Brothers Foundation, ad esempio, viene considerata separata e distinta dall’impero di banche e società petrolifere della famiglia Rockefeller.

Poiché gli stipendi e i costi operativi erano dipendenti dalle fondazioni private, è diventata una routine accettata: secondo una logica distorta, la battaglia contro il capitalismo corporativo doveva essere combattuta usando i finanziamenti delle fondazioni esenti da tasse possedute dal capitalismo corporativo.

Le ONG si sono ritrovate in una camicia di forza: la loro stessa esistenza dipendeva dalle fondazioni. Le loro attività erano attentamente monitorate. Secondo questa logica distorta, la natura stessa dell’attivismo anticapitalistico era indirettamente controllata dai capitalisti attraverso le loro fondazioni indipendenti.

“I comitati di controllo progressisti”

In questa saga che si sta svolgendo, le elite corporative, i cui interessi sono debitamente curati dal FMI, dalla Banca Mondiale e dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, sono sempre pronte a finanziare (attraverso le loro svariate fondazioni e gli istituti di beneficenza) le organizzazioni del movimento di protesta che sono in prima linea contro l’Organizzazione Mondiale del Commercio e gli istituti finanziari internazionali basati a Washington.

Con il sostegno del denaro delle fondazioni, sono stati costituiti vari “comitati di controllo” dalle ONG per monitorare l’attuazione delle politiche neoliberali, senza tuttavia sollevare la questione più ampia di come i gemelli Bretton Woods e l’Organizzazione Mondiale del Commercio avessero contribuito all’impoverimento di milioni di persone.

Lo Structural Adjustment Participatory Review Network (SAPRIN) è stato costituito dalla Development Gap, una ONG con sede a Washington DC finanziata da USAID e dalla Banca Mondiale.

Come ampiamente documentato, l’imposizione dello Structural Adjustment Program (SAP) del FMI e della Banca Mondiale ai paesi in via di sviluppo, costituisce una forma palese di interferenza negli affari interni di stati sovrani per conto degli istituti di credito.

Piuttosto che sfidare la legittimità della “medicina economica letale” del FMI e della Banca Mondiale, l’organizzazione centrale del SAPRIN ha cercato di stabilire un ruolo di partecipazione per le ONG, lavorando in combutta con USAID e la Banca Mondiale. L’obiettivo era quello di dare una “faccia umana” all’agenda della politica neoliberale, piuttosto che rifiutare apertamente la struttura della politica del FMI e della Banca Mondiale:

“SAPRIN è la rete globale della società civile che ha preso il nome dalla Structural Adjustment Participatory Review Initiative (SAPRI), che ha lanciato con la Banca Mondiale e il suo presidente, Jim Wolfensohn, nel 1997.

Il SAPRI è pensato come un esercizio tripartito per riunire insieme le organizzazioni della società civile, i loro governi e la Banca Mondiale in una revisione congiunta dei programmi di aggiustamento strutturale (SAP) e in un’esplorazione di nuove opzioni di politica. Legittima un ruolo attivo per la società civile nell’ambito delle decisioni economiche, essendo stato progettato per indicare le aree in cui sono richiesti cambiamenti delle politiche economiche e del processo di decisione della politica economica. ( http://www.saprin.org/overview.htm SAPRIN website, enfasi aggiunta)

Similarmente, il Trade Observatory (prima chiamato WTO Watch), operante fuori da Ginevra, è un progetto dell’Institute for Agriculture and Trade Policy (IATP) di Minneapolis, che è generosamente finanziato dalla Ford, dalla Rockefeller e la Charles Stewart Mott tra le altre. (vedere tabella 1 di seguito).

Il Trade Observatory ha il mandato di monitorare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), il North American Free Trade Agreement (NAFTA e la proposta Area di Libero Scambio delle Americhe (FTAA). (IATP, About Trade Observatory , consultato a settembre 2010).
Il Trade Observatory deve anche sviluppare dati e informazioni, come pure promuovere la “governance” e la “responsabilità”. Una responsabilità nei confronti delle vittime delle politiche dell’Organizzazione Mondiale del Commercio oppure una responsabilità verso i protagonisti delle riforme neoliberali?
Le funzioni del comitato di controllo del Trade Observatory non minacciano in alcun modo l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Tutt’altro: la legittimità delle organizzazioni e degli accordi commerciali non viene mai messa in dubbio.

Tabella 1 I maggiori sostenitori del Minneapolis Institute for Agriculture and Trade Policy (IATP)
(cliccare qui per vedere l’elenco completo)

Ford Foundation $2,612,500.00 1994 – 2006

Rockefeller Brothers Fund $2,320,000.00 1995 – 2005

Charles Stewart Mott Foundation $1,391,000.00 1994 – 2005

McKnight Foundation $1,056,600.00 1995 – 2005

Joyce Foundation $748,000.00 1996 – 2004

Bush Foundation $610,000.00 2001 – 2006

Bauman Family Foundation $600,000.00 1994 – 2006

Great Lakes Protection Fund $580,000.00 1995 – 2000

John D. & Catherine T. MacArthur Foundation $554,100.00 1991 – 2003

John Merck Fund $490,000.00 1992 – 2003

Harold K. Hochschild Foundation $486,600.00 1997 – 2005

Foundation for Deep Ecology $417,500.00 1991 – 2001

Jennifer Altman Foundation $366,500.00 1992 – 2001

Rockefeller Foundation $344,134.00 2000 – 2004

Fonte: http://activistcash.com

Il foro economico mondiale. “Tutte le strade portano a Davos”

Il movimento popolare è stato contraffatto. Intellettuali, dirigenti sindacali e leader prescelti delle organizzazioni della società civile (comprese Oxfam, Amnesty International, Greenpeace) vengono invitati di routine al Foro Economico Mondiale di Davos, dove si incontrano con gli attori politici ed economici più potenti del mondo. Questo connubio tra le elite corporative mondiali e i “progressisti” accuratamente scelti fa parte del rituale che evidenzia il processo della “fabbrica del dissenso”.

La tattica è di scegliere selettivamente i leader della società civile “di cui ci possiamo fidare” e di integrarli in un “dialogo”, staccarli dalla massa, farli sentire come “cittadini globali” che agiscono per conto dei loro compagni lavoratori, ma facendoli agire in un modo che serve agli interessi dell’establishment corporativo:

“La partecipazione delle ONG al meeting annuale di Davos è prova del fatto che [noi] cerchiamo volutamente di integrare un ampio spettro dei maggiori stakeholder della società… nella definizione e nell’avanzamento dell’agenda globale … crediamo che il Foro Economico Mondiale [di Davos] fornisca alla comunità commerciale la struttura portante ideale per intraprendere sforzi collaborativi con gli altri principali stakeholder [le ONG] dell’economia globale per “migliorare lo stato del mondo”, che costituisce la missione del foro. (World Economic Forum, comunicato stampa 5 gennaio 2001).

Il WEF non rappresenta la comunità commerciale più ampia. È un gruppo elitario: i suoi membri sono le gigantesche corporazioni globali (con un fatturato annuo minimo di $5 bilioni di dollari). Le organizzazioni non governative (ONG) prescelte sono viste come “stakeholder”, oltre che come il “portavoce dei senza voce che spesso vengono lasciati fuori dai processi decisionali”. (World Economic Forum – Non-Governmental Organizations, 2010

“[le ONG] rivestono svariati ruoli nella loro collaborazione con il foro per migliorare lo stato del mondo, anche fungendo da ponte tra le aziende, il governo e la società civile, collegando chi stabilisce le strategie con le masse, mettendo soluzioni pratiche sul tavolo …” (Ibid)

La società civile “collabora” con le corporazioni globali per conto dei “senza voce” che sono “lasciati fuori”?

Anche i dirigenti sindacali vengono cooptati al detrimento dei diritti dei lavoratori. I leader della Federazione Internazionale dei Sindacati (IFTU), dell’ AFL-CIO, della Confederazione Europea dei Sindacati e del Canadian Labour Congress (CLC), tra gli altri, vengono invitati di routine a partecipare sia alle riunioni annuali del WEF a Davos, in Svizzera che ai vertici regionali. Partecipano inoltre alla Labour Leaders Community del WEF che si concentra sui modelli reciproci accettabili di comportamento per il movimento sindacale. Il WEF “crede che la voce dei sindacati sia importante per un dialogo dinamico sulle questioni della globalizzazione, della giustizia economica, della trasparenza e della responsabilità, e per assicurare un sistema finanziario globale sano”.

“Assicurare un sistema finanziario globale sano” imperniato sulla frode e la corruzione? La questione dei diritti dei lavoratori non è menzionata. (World Economic Forum – Labour Leaders, 2010).

Il Foro Sociale Mondiale: “un altro mondo è possibile”

Il contro-summit di Seattle del 1999 sotto molti aspetti ha gettato le basi per lo sviluppo del Foro Sociale Mondiale.

La prima riunione del foro sociale mondiale ha avuto luogo nel gennaio del 2001, a Porto Alegre, in Brasile. Questa riunione internazionale ha visto la partecipazione di migliaia di attivisti di organizzazioni di base e di ONG.

La riunione del WSF di ONG e organizzazioni progressiste viene tenuta simultaneamente con il foro economico mondiale (WEF). L’intenzione era di dar voce all’opposizione e al dissenso contro il foro economico mondiale dei leader delle corporazioni e dei ministri delle finanze.

All’inizio il WSF era un’iniziativa della francese ATTAC e di svariate ONG brasiliane:

“… nel febbraio del 2000, Bernard Cassen, capo della piattaforma ONG francese ATTAC, Oded Grajew, capo dell’organizzazione dei datori di lavoro brasiliani, e Francisco Whitaker, capo di un’associazione di ONG brasiliane, si sono riuniti per discutere una proposta per un “evento mondiale della società civile”; già a marzo del 2000, si erano formalmente assicurati il sostegno del governo municipale di Porto Alegre e del governo statale di Rio Grande do Sul, entrambi controllati in quel tempo dal Partito dei Lavoratori brasiliano (PT). … Un gruppo di ONG francesi, comprese ATTAC, Friends of L’Humanité, e Friends of Le Monde Diplomatique, hanno sponsorizzato un foro sociale alternativo a Parigi intitolato “Un anno dopo Seattle”, per preparare un ordine del giorno per le proteste da organizzare per l’imminente summit dell’Unione Europea di Nizza. I conferenzieri hanno chiesto “il riorientamento di certe istituzioni internazionali come il FMI, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio … per creare una globalizzazione dal basso” e “costruire un movimento internazionale dei cittadini, non per distruggere il FMI ma per riorientarne le missioni”. ( Research Unit For Political Economy, The Economics and Politics of the World Social Forum, Global Research, 20 gennaio 2004)

Fin dall’inizio nel 2001, il WSF era sostenuto dal finanziamento essenziale della Ford Foundation, che è noto avesse avuto legami con la CIA negli anni ’50: “la CIA usa le fondazioni filantropiche come il mezzo più efficace per destinare grandi somme di denaro ai progetti dell’Agenzia, senza allertarne i beneficiari in merito alla fonte”. ( James Petras, The Ford Foundation and the CIA, Global Research, 18 settembre, 2002 )

La stessa procedura dei contro-summit finanziati dai donatori o dei summit popolari che hanno caratterizzato i summit popolari degli anni ’90 è rappresentata dal foro sociale mondiale (WSF):

“… altri finanziatori del WSF (o ‘partner’, come vengono chiamati secondo la terminologia del WSF) comprendevano la Ford Foundation, — basti dire qui che ha sempre operato nella più stretta collaborazione con la CIA e gli interessi strategici americani in generale; la Heinrich Boll Foundation, che è controllata dal partito dei Verdi tedesco, un partner dell’attuale [2003] governo tedesco nonché sostenitore delle guerre contro la Yugoslavia e l’Afghanistan (i suoi leader Joschka Fischer è l’[ex] ministro degli esteri tedesco); e i maggiori enti di finanziamento come la Oxfam (UK), la Novib (Paesi Bassi), la ActionAid (UK), e via dicendo.

Straordinariamente, un membro del consiglio internazionale del WSF riporta che i “considerevoli fondi” ricevuti da queste agenzie “non hanno finora sollevato dibattiti significativi [negli organi del WSF] sulle possibili relazioni di dipendenza che potrebbero generare”. Tuttavia ammette che “per ottenere i finanziamenti della Ford Foundation, gli organizzatori avevano dovuto convincere la fondazione che il partito laburista non era coinvolto nel processo”. Vale qui la pena notare due punti. Primo, questo stabilisce che i finanziatori erano in grado di esercitare pressioni e determinare il ruolo delle diverse forze nel WSF – dovevano essere ‘convinti’ delle credenziali di chi sarebbe stato coinvolto. Secondo, se i finanziatori facevano obiezione sulla partecipazione del completamente addomesticato partito dei lavoratori, avrebbero altrettanto strenuamente obiettato ad una prominenza data alle forze genuinamente anti-imperialiste. Che abbiano effettivamente obiettato diventerà chiaro mentre descriviamo chi era incluso e chi escluso dalla seconda e terza riunione del WSF. …

… La questione del finanziamento [del WSF] non figura nemmeno nella carta dei principi del WSF, adottata nel giugno 2001. I marxisti, essendo materialisti, avrebbero indicato che si dovrebbe guardare alla base materiale del foro per capirne la natura. (Non c’è certo bisogno di essere marxisti per capire che “chi paga detta legge”). Ma il WSF non è d’accordo. Può accettare finanziamenti da istituzioni imperialiste come la Ford Foundation mentre combatte “il dominio del mondo da parte del capitale e di qualsiasi forma di imperialismo” (Research Unit For Political Economy, The Economics and Politics of the World Social Forum

La Ford Foundation ha fornito un sostegno essenziale al WSF, con i contributi indiretti alle “organizzazioni partner” partecipanti della McArthur Foundation, della Charles Stewart Mott Foundation, la Friedrich Ebert Stiftung, la W. Alton Jones Foundation, la Commissione Europea, svariati governi europei (compreso il governo laburista di Tony Blair), il governo canadese, come pure numerose istituzioni delle Nazioni Unite (tra cui l’UNESCO, l’UNICEF, UNDP, la ILO e la FAO). (Ibid).

In aggiunta al sostegno essenziale iniziale della Ford Foundation, molte delle organizzazioni partecipanti della società civile ricevono finanziamenti dalle maggiori fondazioni e da istituti di beneficenza. A loro volta, le ONG basate negli Stati Uniti e in Europa operano spesso come agenzie di finanziamento secondarie, destinando il denaro della Ford e della Rockefeller verso organizzazioni partner nei paesi in via di sviluppo, compresi i movimenti per i contadini e per i diritti umani.

Il consiglio internazionale (IC) del WSF è composto dai rappresentanti delle ONG, dei sindacati, delle organizzazioni dei media alternativi, degli istituti di ricerca, molti dei quali sono pesantemente finanziati dalle fondazioni e dai governi. (Vedere Fórum Social Mundial). Gli stessi sindacati che sono invitati di routine a mescolarsi ai direttori esecutivi di Wall Street al foro economico mondiale di Davos (WEF), compresi l’AFL-CIO, la Confederazione Europea dei Sindacati e il Canadian Labor Congress (CLC) fanno anche parte del consiglio internazionale (IC) del WSF. Tra le ONG finanziate da maggiori fondazioni facenti parte del consiglio internazionale del WSF c’è l’ Institute for Agriculture and Trade Policy (IATP) (vedere la nostra analisi sopra) che controlla il Trade Observatory di Ginevra.

Il Funders Network on Trade and Globalization (FTNG [1] ), che ha lo status di osservatore sul consiglio internazionale del WSF riveste un ruolo chiave. Mentre stanzia il sostegno finanziario per il WSF, funge da dogana per le maggiori fondazioni. Il FTNG si descrive come “un’alleanza di magnati impegnati a costruire comunità giuste e sostenibili in tutto il mondo”. I membri di questa alleanza sono la Ford Foundation, la Rockefeller Brothers, la Heinrich Boell, la C.S.Mott, la Merck Family Foundation, l’Open Society Institute, Tides, ed altri. (Per l’elenco completo delle agenzie di finanziamento del FTNG vedere FNTG: Funders). Il FTNG funge da ente per la raccolta fondi per conto del WSF.

I governi occidentali finanziano i contro-summit e reprimono il movimento di protesta

Con amara ironia, i governi compresa l’Unione Europea stanziano denaro per il finanziamento di gruppi progressisti (incluso il WSF) coinvolti nell’organizzazione di proteste contro gli stessi governi che finanziano le loro attività:

“Anche i governi sono stati importanti finanziatori dei gruppi di protesta. La Commissione Europea, ad esempio, ha finanziato due gruppi che hanno mobilitato grandi numeri di persone per protestare ai summit dell’UE di Gothenburg e Nizza. La lotteria nazionale britannica, che è controllata dal governo, ha contribuito a finanziare un gruppo al centro del contingente britannico in entrambe le proteste”. (James Harding, Counter-capitalism, FT.com, 15 ottobre 2001)

Siamo alle prese con un processo diabolico: il governo ospite finanzia il summit ufficiale come pure le ONG attivamente coinvolte nel contro-summit. Finanzia inoltre l’operazione di polizia anti-sommossa, che ha il mandato di reprimere le masse dei partecipanti al contro-summit, compresi i membri delle ONG direttamente finanziate dal governo.

Lo scopo di queste operazioni combinate, compresi gli atti violenti di vandalismo commessi dai poliziotti sotto copertura (Toronto G20, 2010) vestiti da attivisti, è quello di screditare il movimento di protesta e di intimidirne i partecipanti. L’obiettivo più ampio è di trasformare il contro-summit in un rituale di dissenso, che serve a sostenere gli interessi del summit ufficiale e del governo ospite. Questa logica è prevalsa in numerosi contro-summit dagli anni ’90.

Al Summit of the Americas del 2001 a Quebec City, il finanziamento del governo federale canadese alle principali ONG e ai sindacati è stato concesso a certe condizioni. Un grande segmento del movimento di protesta è stato escluso de facto dal summit popolare. Questo in sé ha condotto un secondo evento parallelo, che alcuni osservatori hanno descritto come un “contro-summit popolare. A sua volta con sia le autorità federali[2] che quelle provinciali che la marcia di protesta sarebbe stata spostata verso un luogo remoto circa 10 km fuori dalla città, anziché verso la zona del centro storico dove il summit ufficiale FTAA aveva luogo, dietro un “perimetro di sicurezza” pesantemente sorvegliato.

“Anziché marciare verso il recinto del perimetro e le riunioni del Summit of the Americas, gli organizzatori della marcia hanno scelto un itinerario che partiva dal summit popolare allontanandosi dal recinto, attraverso zone residenziali prevalentemente vuote fino al parcheggio di uno stadio in una zona vuota lontana diverse miglia. Henri Masse, presidente della Federation des travailleurs et travailleuses du Quebec (FTQ), ha spiegato “deploro che siamo così lontani dal centro cittadino… ma era una questione di sicurezza”. Mille incaricati del FTQ hanno tenuto sotto stretto controllo la marcia. Quando la marcia è arrivata al punto in cui alcuni attivisti avevano in programma di dividersi per dirigersi su per la collina verso il recinto, gli ufficiali del FTQ hanno segnalato al contingente del Canadian Auto Workers (CAW), che camminavano dietro il CUPE [3] , di sedersi e fermare la marcia in modo che gli ufficiali del FTQ potessero barricarsi e impedire ad altri di lasciare l’itinerario ufficiale della marcia”. (Katherine Dwyer, Lessons of Quebec City, International Socialist Review, giugno/luglio 2001)

Il Summit of the Americas è stato tenuto all’interno di un “bunker” di quattro chilometri fatto di un recinto di cemento e acciaio zincato. Il “Muro di Quebec” alto tre metri ha circondato parte del centro storico compreso il complesso parlamentare della National Assembly, gli hotel e le aree commerciali.

I leader delle ONG contro le masse

La nascita del foro sociale mondiale (WSF) è stata senza dubbio una pietra miliare, che ha riunito decine di migliaia di attivisti impegnati. È stato un evento importante che ha consentito lo scambio di idee e l’instaurazione di legami di solidarietà.

Quello che è in gioco è il ruolo ambivalente dei leader delle organizzazioni progressiste. La loro relazione confortevole e educata con i circoli interni del potere, con i finanziamenti delle corporazioni e dei governi, le agenzie di soccorso, la Banca Mondiale, ecc. mina la loro relazione e le loro responsabilità nei confronti della gente comune. L’obiettivo della fabbrica del dissenso è proprio questo: distanziare i leader dalla gente comune, come un modo per mettere a tacere e indebolire efficacemente le azioni delle masse.

Finanziare il dissenso è anche un modo per infiltrare le ONG e acquisire informazioni interne sulle strategie di protesta e sulla resistenza dei movimenti popolari.

La maggior parte delle organizzazioni di gente comune partecipanti al foro sociale mondiale, comprese le organizzazioni di contadini, lavoratori e studenti fermamente impegnati a combattere il neoliberalismo, erano all’oscuro sulla relazione del consiglio internazionale del WSF con i finanziamenti delle corporazioni, negoziati alle loro spalle da un numero esiguo di leader delle ONG con legami con le agenzie di finanziamento sia ufficiali che private.

Il finanziamento per le organizzazioni progressiste non è incondizionato. Il suo scopo è di “pacificare” e manipolare il movimento di protesta. Precise condizioni sono stabilite dalle agenzie di finanziamento. Se non vengono rispettate, le elargizioni vengono interrotte e la ONG beneficiaria viene costretta alla bancarotta de facto a causa della mancanza di fondi.

Il WSF si autodefinisce “un luogo di incontro aperto per il pensiero riflessivo, il dibattito democratico sulle idee, la formulazione di proposte, il libero scambio di esperienze e il collegamento per un’azione efficace, da parte di gruppi e movimenti della società civile che sono opposti al neoliberalismo e al dominio del mondo da parte del capitale e di qualsiasi forma di imperialismo, e che sono impegnati a costruire una società imperniata sulla persona umana”. (vedere Fórum Social Mundial, 2010)

Il WSF è un mosaico di iniziative individuali che non minaccia direttamente né sfida la legittimità del capitalismo globale e delle sue istituzioni. Si riunisce annualmente. È caratterizzato da una moltitudine di sessioni e laboratori. Riguardo a questo, una delle caratteristiche del WSF è stata di mantenere l’impostazione del “fai da te” caratteristica dei summit popolari contro i G7 finanziati dai donatori degli anni ’90.

Questa apparente struttura disorganizzata è voluta. Mentre favorisce il dibattito su un numero di argomenti individuali, la struttura del WSF non porta all’articolazione di una piattaforma comune coesiva e ad un piano di azione diretto [contro] il capitalismo globale. Inoltre, la guerra condotta dagli USA in Medio Oriente e in Asia Centrale che è scoppiata alcuni mesi dopo l’evento inaugurale del WSF a Porto Alegre nel gennaio 2001, non è stata una questione centrale delle discussioni del foro.
Quello che prevale è una vasta ed intricata rete di organizzazioni. Le organizzazioni di base beneficiarie nei paesi in via di sviluppo sono invariabilmente inconsapevoli che le loro ONG partner negli Stati Uniti o nell’Unione Europea, che forniscono loro il sostegno economico, sono esse stesse finanziate da maggiori fondazioni. Il denaro si infiltra, imponendo costrizioni sulle azioni delle masse. Molti dei leader delle ONG sono individui impegnati e di buone intenzioni che agiscono all’interno di uno schema che stabilisce i confini del dissenso. I leader di questi movimenti vengono spesso cooptati, senza nemmeno comprendere che hanno le mani legate, per conseguenza del finanziamento delle corporazioni.

Il capitalismo globale finanzia l’anticapitalismo: una relazione assurda e contraddittoria.

“Un altro mondo è possibile”, ma non può essere raggiunto significativamente secondo l’attuale ordinamento.

È necessaria una riorganizzazione del foro sociale mondiale, della sua struttura organizzativa, delle
sue disposizioni in merito ai finanziamenti e della sua leadership

Non può esserci un movimento di massa significativo quando il dissenso è generosamente finanziato dagli stessi interessi corporativi che sono il bersaglio del movimento di protesta. Usando le parole di McGeorge Bundy, presidente della Ford Foundation (1966-1979), “tutto ciò che la Fondazione [Ford] ha fatto potrebbe essere considerato come ‘rendere il mondo sicuro per il capitalismo’”

Michel Chossudovsky
Fonte: http://globalresearch.ca/
Link: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=21110
26.09.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

[1] Una rete dei finanziatori per il commercio e la globalizzazione

[2] manca il verbo reggente nel testo originale.

[3] Canadian Union-of Public Employees ovvero il sindacato canadese dei dipendenti pubblici

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