LA CIVILTA' DEL GESTO SVEDESE

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DI MONI OVADIA

ilmanifesto.it

Il governo sve­dese, con un atto di por­tata sto­rica, dando seguito alla deci­sione del pro­prio par­la­mento, rico­no­sce lo Stato di Pale­stina. Il por­tato della deci­sione non è solo quello di ricol­lo­care final­mente la que­stione pale­sti­nese nel qua­dro della lega­lità inter­na­zio­nale sfre­giato da quasi 50 anni di occu­pa­zione colo­niale, quanto e soprat­tutto quello di resti­tuire una pro­spet­tiva con­creta all’agonizzante solu­zione «due popoli due stati» in quel tor­men­tato lembo di terra che si estende fra il Gior­dano e il mar Mediterraneo.

Come pre­ve­di­bile, dalle fila del governo israe­liano ma anche da quelle della con­ni­vente e sedi­cente oppo­si­zione si è levata la con­sueta lita­nia di indi­gnate pro­te­ste e di minac­ciose pre­vi­sioni. Il tutto nutrito dalla con­sunta e ipo­crita reto­rica sicu­ri­ta­ria il cui unico scopo è quello di con­fe­rire legit­ti­mità alla poli­tica dei fatti com­piuti dei governi israeliani.

Finora l’indecente iner­zia della comu­nità inter­na­zio­nale ha garan­tito l’impunità all’occupazione e alla colo­niz­za­zione ille­git­time delle terre pale­sti­nesi, in vio­la­zione per­pe­tua delle riso­lu­zioni dell’Onu.

L’orizzonte che il lun­gi­mi­rante gesto sve­dese apre sarà vero­si­mil­mente quello di un ade­sione pro­gres­siva di tutti i paesi della Comu­nità Euro­pea al col­pe­vol­mente tar­divo rico­no­sci­mento dell’inalienabile diritto di ogni popolo all’autodeterminazione. Il mini­stro degli esteri israe­liano, il raz­zi­sta Lie­ber­man, sostiene che la scelta del governo sve­dese dan­neg­gierà il pro­cesso di pace che può pro­gre­dire solo con nego­ziati diretti e senza pre­con­di­zioni. A que­sta pate­tica argo­men­ta­zione, Saeb Ere­kat, uno dei grandi nego­zia­tori pale­sti­nesi di Oslo, risponde con un sem­plice dato di fatto: il diritto dei pale­sti­nesi all’autodeterminazione non può essere oggetto di nego­zia­zione per­ché é tito­la­rità esclu­siva dei pale­sti­nesi. E I fatti, i sem­plici fatti rac­con­tano un’altra storia.

Ogni sin­golo nego­ziato, con i «buoni» uffici del Dipar­ti­mento di Stato Usa si è risolto in un incre­mento degli inse­dia­menti ille­gali. Ma l’establishment israe­liano sem­bra avere con i fatti delle insor­mon­ta­bili dif­fi­coltà, dalle quali esce negan­doli o spo­stan­doli sul piano dell’autovittimizzazione.

Il gioco però comin­cia a mostrare i segni della con­sun­zione al punto da irri­tare sem­pre di più anche l’amico ame­ri­cano. Recen­te­mente un fun­zio­na­rio dell’amministrazione Obama si è espresso con una defi­ni­zione poco lusin­ghiera nei con­fronti del pre­mier israe­liano Neta­nyahu, gli ha affib­biato l’appellativo chi­ken shit, caga­sotto. Come era pre­ve­di­bile, Obama e Kerry hanno preso le distanze dal giu­di­zio di quel ano­nimo fun­zio­na­rio dicendo che non cor­ri­sponde al sen­tire dell’Amministrazione.

Il grande gior­na­li­sta Gideon Levy, oggi la voce cri­tica più corag­giosa di Israele, fa notare che quell’insulto ano­nimo, con il corol­la­rio della smen­tita uffi­ciale, è stato un for­mi­da­bile assist offerto a Neta­nyahu che nel clima incan­de­scente instau­ra­tosi a Geru­sa­lemme ha già aperto la sua cam­pa­gna elet­to­rale e, mostrando di tenere testa a Obama, si è riac­cre­di­tato nei con­fronti dell’estrema destra, baA­retz (nella Terra) e khu­tz­laA­retz (nella Diaspora).

Gideon Levy afferma che il vero chic­ken­shit è Obama, il quale, a chiac­chiere, pro­te­sta per l’estensione delle colo­nie, ma, nei fatti, accon­di­scende a tutte le richie­ste di piena assi­stenza mili­tare e finan­zia­ria avan­zate dal pre­mier israeliano.

Il giu­di­zio finale di Gideon Levy nei riguardi del Pre­si­dente ame­ri­cano è spie­tato: «la sua poli­tica può essere defi­nita solo in que­sto modo: abbietta codar­dia. Netha­nyahu almeno agi­sce in accordo alla sua ideo­lo­gia e al suo credo. Obama agi­sce con­tro le sue con­vin­zioni e que­sta si chiama codardia».

Neta­nyahu dal canto suo con­si­dera Obama il figlio spi­ri­tuale di Neville Cham­ber­lein e inau­gu­rando la sua cam­pa­gna elet­to­rale con un discorso alla Knes­set ha imbrac­ciato per l’ennesima volta il suo arnese pro­pa­gan­di­stico pre­fe­rito: lo spet­tro del secondo Olo­cau­sto ebraico che sarà messo in atto dall’Iran e dai Pale­sti­nesi e quindi, per scon­giu­rare l’avverarsi dell’incubo, l’unica solu­zione è la costru­zione inten­siva e per­va­siva di nuovi insediamenti.

Non biso­gna essere grandi ana­li­sti poli­tici per intuire che que­sta visione è di una scon­cer­tante roz­zezza para­noide, eppure essa eser­cita sulla mag­gio­ranza dell’elettorato israe­liano un irre­si­sti­bile appeal, anche per­ché, allo stato delle cose, non esi­ste un’alternativa cre­di­bile a Bibi. La sua poli­tica che, pro­gres­si­va­mente, ha assunto tratti ultra­rea­zio­nari e si fonda su un’alleanza inos­si­da­bile con le for­ma­zioni dell’estrema destra ultraor­to­dossa e con i coloni oltran­zi­sti sta ine­so­ra­bil­mente cor­rom­pendo la demo­cra­zia di quel Paese già avve­le­nata dal colo­nia­li­smo e da un apar­theid de facto che degrada verso forme di apar­theid de iure.

Gli spazi della demo­cra­zia, con­tin­gen­tati per i cit­ta­dini arabi di Israele, si ridur­ranno pro­gres­si­va­mente anche per i suoi cit­ta­dini ebrei. Neta­nyahu fa pas­sare l’idea che gli oppo­si­tori dell’estensione degli inse­dia­menti sono nemici dello Stato.

La deriva di intol­le­ranza e di discri­mi­na­zione raz­zi­sta nei con­fronti dei cit­ta­dini non ebrei e degli oppo­si­tori è denun­ciata anche dal pre­si­dente dello stato ebraico Reu­ven Rivlin che, pur essendo uomo di destra e con­tra­rio alla solu­zione dei due stati, è soste­ni­tore della piena parità di diritti e dignità di tut
ti i cit­ta­dini che vivono sotto l’autorità dello stato di Israele.

In que­sta con­giun­tura, l’unica pos­si­bi­lità di con­tra­stare la deriva imboc­cata da Bibi che opprime i Pale­sti­nesi e deva­sta il futuro di Israele è che l’intera Ue segua subito l’esempio della Sve­zia, metta il governo israe­liano di fronte alle sue respon­sa­bi­lità nei con­fronti della lega­lità inter­na­zio­nale, e assuma un il ruolo di primo piano in veri nego­ziati al posto degli Usa che non sono mai stati nego­zia­tori ma piut­to­sto spon­sor, sodali e com­plici di Netanyahu.

Moni Ovadia

Fonte: http://ilmanifesto.info

Link: http://ilmanifesto.info/stato-palestinese-la-lungimiranza-del-gesto-svedese/

31.10.2014

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