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LA CHERNOBYL AMERICANA

DI DMITRY ORLOV
energybulletin.net

Tracciare analogie tra incidenti industriali è uno sport da poltrona di dubbia utilità, ma qui le analogie si stanno accumulando e cominciano ad essere difficili da ignorare:

– un’esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986 ha sparso scarti radioattivi per l’Europa;

– una recente esplosione e affondamento di una piattaforma di trivellazione petrolifera della BP’s Deepwater Horizon sta vomitando petrolio nel Golfo del Messico.

Questi incidenti sono stati entrambi alquanto spettacolari. A Chernobyl, la potenza dell’esplosione, causata dal vapore surriscaldato all’interno del reattore, sparò in aria a 10-14 metri di altezza le 2500 tonnellate del coperchio del reattore, esso volteggiò come una monetina e poi si schiantò sui resti del reattore. La nuvola di vapore surriscaldato si separò poi in una grande massa di gas d’idrogeno, il quale esplose, demolendo la struttura del reattore e quelle adiacenti. La Deepwater Horizon, lo scoppio di un pozzo di petrolio recentemente completato, ha lanciato una raffica incontrollata di petrolio e gas, pressurizzata oltre i 10.000 psi [libbre per pollice quadrato, ndt] dai 25.000 piedi [circa 8.000 metri, ndt] di profondità del pozzo, fino alla piattaforma di trivellazione, dove è esplosa, causando un incendio.

A seguito, “L’arma di distruzione di massa chiamata BP (Lucio Manisco, luciomanisco.com);Poi l’impianto è affondato, e si è ridotto ad un cumulo di macerie in cima al pozzo di petrolio, che continua a sputare almeno 200.000 galloni di petrolio al giorno. Tale quantità potrebbe essere sufficiente ad uccidere o contaminare tutta la vita marina all’interno del Golfo del Messico, inquinandone il litorale, a causa della Corrente del Golfo, per gran parte delle coste orientali, almeno fino a Cape Hatteras in North Carolina e forse anche oltre. Qualche macchia probabilmente si spingerà a nord fino alla Groenlandia.

Il disastro di Chernobyl fu causato in maniera più o meno diretta dalla politica: i responsabili della sala di controllo del reattore non avevano alcuna esperienza precedente in materia di operazioni di un reattore o di chimica nucleare, avendo ottenuto il loro lavoro tramite il Partito Comunista. Tentarono un esperimento pericoloso, lo eseguirono senza competenza ed il risultato fu un’esplosione ed una fusione. Il disastro della Deepwater Horizon potrebbe avere delle cause simili. La BP – British Petroleum, proprietaria della Deepwater Horizon, è presieduta da un certo Carl-Henric Svanberg – un uomo senza esperienze nell’industria petrolifera. Le persone che lavorano nel consiglio di amministrazione delle grandi compagnie tendono a considerare la gestione come una sorta di abilità eterea, estranea a qualsiasi ambito specifico o industria, piuttosto simile al modo in cui il Partito Comunista Sovietico pensava del talento dei suoi quadri che provò ad usare. La BP è già accusata per aver trivellato ad una profondità di 25.000 piedi mentre le è concesso arrivare fino a 18.000, per aver eluso gli aggiornamenti di sicurezza della documentazione tecnica, per la mancata installazione dei pezzi chiave dell’equipaggiamento di sicurezza in modo da contenere i costi.

In maniera ancora più importante, i due disastri sono analoghi nelle sfide senza precedenti a livello politico, tecnico ed amministrativo create dalle loro bonifiche. Nel caso di Chernobyl, la difficoltà tecnica era derivata dal bisogno di trattare scorie ad alto livello di radioattività. Pezzi di combustibile per il reattore rimasero sparsi attorno ai resti della struttura e gli operai che li raccoglievano con le pale e li deponevano nei barili furono contaminati in modo letale in pochissimi minuti. Per spegnere il fuoco ancora vivo nel nucleo fuso del reattore, vennero gettati sacchi di sabbia e boro dagli elicotteri, con conseguenze letali per gli equipaggi. Infine, fu costruito un vero e proprio sarcofago attorno al reattore demolito per sigillarlo dal resto dell’ambiente. Nel caso Deepwater Horizon, la difficoltà tecnica consiste nell’arrestare una fuoriuscita di petrolio ad alta pressione, probabilmente misto a gas naturale, che sgorga dal rottame aggrovigliato e bruciato della piattaforma di trivellazione a 50.000 piedi di profondità. E’ in corso un tentativo di sigillare la perdita facendo calare da una gru galleggiante un “aggeggio” di cemento e acciaio del peso di 100 tonnellate per poter catturare e pompare il petrolio in fuoriuscita. Credo che “sarcofago” suoni meglio.

La sfida amministrativa, per quanto riguarda Chernobyl, consisteva nell’evacuazione ed il re-insediamento di grandi popolazioni urbane e rurali dalle zone che erano state contaminate dalle radiazioni, nel prevenire la vendita di generi alimentari contaminati e nell’affrontare le conseguenze mediche dell’incidente, compreso un alto tasso di casi di cancro, leucemia infantile e difetti alla nascita. L’effetto della massiccia perdita di petrolio dalla Deepwater Horizon provocherà probabilmente una notevole dislocazione delle comunità costiere, privandole del loro sostentamento dalla pesca, il turismo e le attrazioni. A meno che gli sforzi per soccorrere questa gente non siano insolitamente rapidi e completi, i loro problemi insanguineranno e avveleneranno la politica.

Le sfide politiche, in entrambe i casi, si sono concentrate sull’incapacità dell’establishment politico di accettare il fatto che una fonte primaria di energia (il nucleare o il petrolio) era nelle mani di una tecnologia malsicura ed incline ad un fallimento di proporzioni catastrofiche. Il disastro di Chernobyl ha provocato un danno irreparabile alla reputazione dell’industria nucleare ed ha precluso qualsiasi ulteriore sviluppo nel settore. Il caso della Deepwater Horizon farà lo stesso rispetto all’industria petrolifera, provocando la limitazione di qualsiasi possibile potenziamento in materia di trivellazione in mare, dove si può trovare ancora molto petrolio, e forse anche l’arresto dei progetti già iniziati. A sua volta, questo potrebbe affrettare l’inizio della scarsità di petrolio a livello globale, che il Pentagono ed il Dipartimento di Energia degli Stati Uniti hanno previsto per il 2012.

Basta tradurre “incidente industriale” in russo e poi di nuovo in inglese per ottenere “catastrofe tecnogenica”. Questo termine è stato usato parecchio in riferimento al disastro di Chernobyl. Ed è molto più descrittivo della alquanto flaccida espressione inglese, in quanto dà la colpa a quella che in definitiva è responsabile in ogni caso: la tecnologia, come anche i tecnici ed i politici che la sfruttano. Una tecnologia che può fallire, alle volte in modo catastrofico, provocando devastazione a livelli inaccettabili, e che non è buona, indipendentemente da quanto possa risultare necessaria sul piano economico. Deve essere fermata. In seguito al disastro della Deepwater Horizon, si comincia a sentir parlare dello sviluppo della trivellazione come “clinicamente morto”. Questo potrebbe essere l’inizio della fine dell’enorme bestia moribonda che è l’industria petrolchimica, o magari ci sarà bisogno di altri incidenti simili affinchè ci si renda veramente conto e si senta gridare “Fermateli!”.

L’industria energetica ha esaurito le risorse convenienti e di alta qualità da sfruttare ed ora è costretta a ripiegare su quelle che prima aveva ignorato: sporche, miserabili, difficili, costose risorse come la sabbia da catrame, l’olio pesante, lo scisto e le risorse offshore. Sotto la pressione implacabile del fare di più avendo meno, la gente cerca sempre di trovare scorciatoie dove possibile e l’ambiente ne può soffrire. Prima che si schianti definitivamente al suolo, l’enorme sforzo finale di spremere le poche ultime gocce di energia da un pianeta impoverito continuerà a favorire disastri sempre più grandi. Forse le macabre conseguenze di questo ultimo incidente spingeranno un numero sufficiente di persone a proclamare “Basta! Fermate tutto!”. Altrimenti, c’è sempre il prossimo.

Dmitry Orlov
Fonte: www.energybulletin.net
Link: http://www.energybulletin.net/node/52716
6.05.2010

Traduzione per www.comeonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    Qui però ci sono responsabilità enormi nella gestione del dopo incidente, le cui conseguenze sono diventate perciò catastrofiche. Mi pare abbastanza evidente che sia i diretti responsabili privati della concessione, sia i responsabili a livello federale della sicurezza pubblica, abbiano fatto la scelta scellerata di salvare il lavoro di trivellazione precedentemete svolto, provocando danni ecologici impagabili e sicuramente superiori a multipli del valore di trivellazione. Altrimenti non si spiega l’incapacità di chiudere un piccolo foro in fondo al mare in tempi rapidissimi, con l’uso di esplosivo veicolato da siluri penetratori.

  • Earth

    Aveva ragione Benetazzo in Blekgek che il petrolio sarebbe finito nel 2012-14 e rimarremo tutti senza cibo! http://www.youtube.com/watch?v=Ky3lgaLtAc4&feature=PlayList&p=7A1EF9139EE37E76&playnext_from=PL&index=0&playnext=1

    Siamo rovinati, senza petrolio le guerre saranno assicurate, oppure tutti a scavare nelle miniere di carbone.
    State tranquilli che nessuno parlera’ di reattori a fusione fredda, che ci puo’ dare energia 7 volte piu’ economica del petrolio ed e’ anche pulita.

    Che bel bivio, l’umanita’ preferira’ rischiare trivellando il mare oppure arretrare tecnologicamente per salvaguardare l’ambiente? Ahaha gia’ me li vedo gli economisti andare a zappare la terra, ma non accadra’, non oso immaginare di stare senza le comodita’ elettriche e senza cibo in abbondanza, il prezzo salira’ alle stelle. Accetteremo il rischio.

  • Earth
  • anonimomatremendo

    Giusto per curiositá.Perché passare dalle fonti non rinnovabili alle rinnovabili sarebbe un “arretramento tecnologico”?

  • Earth

    Perche’ non ce la fanno a muovere i trattori dice Benetazzo, oltre al fatto che sono energie secondarie (derivate) piu’ che alternative, ovvero per il pannello solare servono tot materie prime che per estrarli necessitano di macchinari pesanti che usano petrolio. Dunque rimane il carbone che e’ un arretramento tecnologico.
    Le energie alternative, quelle vere, esistono, ma nessuno le sponsorizza, come mai? Magari con sistemi come questo si puo’ ridurre la necessita’ di energia per lo stesso tipo lavoro ma per adesso e’ stracostosissimo http://www.youtube.com/watch?v=6_41btVawMc&feature=related
    Comunque hey, il 2012 e’ dietro l’angolo,
    1 Bisognerebbe usare tutto il petrolio che ci rimane per sviluppare nuove tecnologie per le future energie
    2 Costruirle! Sostituire tutte le vecchie macchine, soprattutto industriali, con quelle nuove. Pensi che in 2-4 anni ce la faremo? Senza il petrolio marino nel 2013 inizieranno i black out per carenza di petrolio, mi chiedo perche’ i cinesi costruiscono nel 2010 centrali a carbone
    Accetteremo il petrolio marino a meno che la gente non richiede la fusione fredda, ma la gente manco la conosce… e anche li servono anni per sviluppare tecnologie, costruirle, ecc.
    Non sono un guru sulle energie, ma ho fatto le mie ricerche, ad esempio l’idrogeno si ricava con centrali a petrolio e a metano, forse usando l’idrogeno da metano si possono far muovere i macchinari pesanti, ma Benetazzo parla male delle celle… su questo ai tempi non ero riuscito a informarmi abbastanza, io vidi quel video 2 anni fa, comunque anche qua valgono i punti 1 e 2 di sopra.
    Se qualcuno sa qualcosa che possa screditare quello che ho detto sarei molto contento, perche’ altrimenti senza il petrolio marino e’ un futuro cupo e incerto.

  • myone

    Ho ascoltato tuti i video di benettazzo, e oltre alla considerazione mondiale del petrolio,
    con tutti i suoi risvolti da cifre e di potere e di politica, da conoscere,
    o melgio, da rispolverare, perche’ alla fine che ci serve sapere… se non solo a far ripuzzare il cadavere,
    la soluzione rimane il senso della vita, come viverla, organizzarla, a cosa si va incontro e si vuole andare incontro,
    cosa sia giusto o no, e come renderla giusta e vera per tutti e con tutto,
    e’ e rimane l’ unica soluzione.
    Ma per arrivare a questo, bisogna cambiare mentalita’.
    Trovare lavoro per tutti, rendere locali e autosufficenti le regioni,
    vivee per la sopravvivenza, avere il minimo indispensabile,
    togliere e fermare questo processo autodistruttivo, cambiare sistema,
    mente, e disporre di tutte le risorse per tutti, in tutti i sensi.

    Ma questa e’ utopia. L? uomo non solo se ne frega, non ci arriva mennemo a un passo indietro,
    preso come e’, del suo seminato, e della sua psicotica convinzione di poter sussitere ancora per molto,
    in queste situazioni, dove si e’ messo una corda al collo, e sta’ scivolando senza ritorno, giu’ per un baratro creatosi a pennello.

    Il problema non esiste. Esistera’ solo quando arrivera’, allora risolvera’ da solo il problema stesso.

  • Tonguessy

    Stai parlando di energie da ecomafie. Il solare fotovoltaico, ad esempio. Guarda invece il progetto Archimedes di C.Rubbia. Si tratta di fornaci solari che fondono dei nitrati (guano! in caso di fuoriuscita nessun inquinamento, solo fertilizzante naturale) che vengono immagazzinati su speciali silos a circa 600°. Rubbia ha calcolato che per generare TUTTA L’ENERGIA DI CUI HA ATTUALMENTE BISOGNO IL MONDO basta un’area di circa 200kmq situata nel deserto sahariano attrezzata con fornaci solari.
    Parliamo poi di fusione fredda? Se credi leggi questo articolo, ci sono diverse informazioni
    http://groups.google.it/group/approfondimenti/browse_thread/thread/5d0b5ac295c1b044?hl=it
    Chiaro che le lobbies non hanno nessuna intenzione a sostituire gli attuali motori endotermici praticamente identici a quelli di inizio novecento se non con altri motori endotermici magari ad idrogeno (gran corbelleria, come già sai).
    Giova poi notare come nel trasferimento di energia circa il 50% viene sprecato. Superconduttori ad alta temperatura risolverebbero il problema. E così via.

  • vic

    La descrizione dell’incidente di Chernobyl mi sembra molto sottotono. La parola “fusione” viene usata di passaggio ed in modo subdolo, quasi a voler far passare il messaggio subliminale che si trattasse di fusione normale. Carissimo Orlov va’ usata l’espressione corretta che e’ “fusione del nucleo”, in altre parole si tratta di una reazione nucleare incontrollata. E’ sottinteso, dira’ lei, lo sanno tutti. Se cominciamo o sottindere con la fusione del nucleo, dove andiamo a finire, a furia di sottintesi?

    Un altro sottaciuto concernente l’incidente di Chernobyl e’ il fatto che vennero avvistati sopra la centrale oggetti volanti “strani”. In seguito si constato’ una riduzione della radioattivita’ di un fattore 10 circa. Insomma “qualcuno” diede una mano ai “volontari martiri nucleari”. In particolare il pilota dell’elicottero andrebbe santificato all’istante anche dalla chiesa cattolica. Se non furono eroi lui e tutti gli altri, nessuno lo e’.

    Ci sono molti interventi sulla questione energetica legata al petrolio. Non lasciamoci abbagliare, il petrolio e’ indispensabile soprattutto in ambito petrolchimico, non in campo energetico. In campo energetico, volenti o nolenti, una soluzione si puo’ sempre trovare. Rubbia propose due soluzioni: il solare termodinamico, di invenzione dell’Enea, cioe’ dei ricercatori di stato Italiani, che finalmente riesce a farsi un varco anche a livello della burocrazia di Bruxelles. L’altra soluzione, di cui non parla piu’ nessuno, forse per motivi tecnici, forse per motivi altri, militari o vattelapesca, sarebbero le centrali nucleari al torio: niente scorie a decadenza infinita, niente problema di esaurimento rapido del torio, niente applicazioni militari. Potrebbe essere una soluzione tampone intermedia, per dar fiato, il tempo sufficiente a svilupparee tecnologie ben piu’ interessanti, come la fusione fredda (reazioni nucleari a bassa energia nelllo stato solido) o i generatori a effetto Searl (o simili).

    L’eolico non e’ una soluzione generalizzabile. Comunque va messo in conto un pullulare di pale o torri ovunque. Non soddisfa di certo i bisogni dei grandi agglomerati metropolitani.

    Come societa’ che si considerano “avanzate” (sul burrone), ci farebbe un gran bene rivedere il concetto di difesa nazionale. passando da un concetto militare ad un concetto civile. Cioe’ ogni nazione o regione dovrebbe darsi da fare onde essere in grado di “sopravvivere decentemente” con un’economia di tipo locale. Cio’ richiede un’enorme recupero di know how, andato ormai perso o delegato alle multinazionali. Addirittura il cibo si avvia a fare la stessa fine. Occorre urgentemente sviluppare un’economia locale “di riserva”, eventualmente riciclando le strutture militari all’uopo. Quante professioni artigianali sono andate o stanno andando perse. In caso di grande crisi sono costoro che salvano la societa’. La superteconologia e’ superfragile, come fanno i politici a non accorgersene? Non solo superfragile ma pure centralizzata. Il know how e’ appannaggio di pochissime multinazionali. Sara’ utile dal punto di vista dell’efficienza, ma non dal punto di vista della sicurezza, in caso di crisi catastrofica.

    L’idea di difesa militare diventa ridicola a fronte dell’idea di salvare una societa’ in caso di grande catastrofe. Costa parecchio mettere in moto una rete capillare di economie di tipo locale. Ci sarebbero enormi ridondanze e ripetizioni. Un modo di pensare decisamente contrario al modo di pensare dei supermanager d’oggigiorno. Ma sta proprio qui il punto.

    Alla lunga conviene, se solo si tenesse conto dei grandi disastri, i cosiddetti cigni neri, ben noti al mondo della finanza d’assalto. Chernobyl, Exxon Valdez, BP sono solo degli indicatori precursori. Svegliamoci.

    Anche il sole e’ pronto a darci una lezioncina, prima o poi avremo a che fare con un’emissione solare tremenda, come quella che mise kappao i telegrafi di cento anni fa’. Allora ci renderemo conto di quanto fragile sia tutta l’infrastruttura elettronica, basata solo indirettamente sul petrolio.

    Speriamo solamente che le grandi catastrofi restino limitate, e diano l’opportunita’ di aprire gli occhi sul disastro strategico che e’ la globalizzazione.

    Senza farci troppe illusioni che gente alla Monti cambi idea. Fortuna che siamo tutti mortali!

  • Tao


    L’ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA CHIAMATA BP

    DI LUCIO MANISCO
    luciomanisco.com

    “Potenzialmente un disastro ambientale senza precedenti” è stato il commento di Wesley P. Warren del Natural Resources Defense Council prima ancora dell’improvvisato, patetico e fallimentare tentativo della British Petroleum di riassorbire con una “campana” di cemento armato milioni di metri cubi di petrolio pesante dai fondali del Golfo del Messico. Il tentativo, più da pubbliche relazioni che da tecnologia sia pure sperimentale, è stato paragonato ad un’operazione di chirurgia cardiaca condotta al buio da una distanza di 1.600 metri.

    Comunque il signor Tony Hayward, Company Executive Officer della BP, dopo aver cercato di scaricare ogni responsabilità sulla Transocean, la ditta appaltatrice che ha costruito la piattaforma Deepwater Horizon a ottanta chilometri dalle spiagge della Louisiana inquinate dai primi blobs di catrame, ha fatto marcia indietro promettendo di pagare i danni; ha anche ammesso che non esistono metodi conosciuti, sperimentali o meno, per bloccare le tre massicce emissioni di petrolio catramoso a quella profondità. La sua compagnia vanta di essere all’avanguardia delle trivellazioni oltre i mille metri; gestisce un’altra dozzina di piattaforme identiche alla Transocean Orizon nel Golfo e molte altre vicine alle coste del Brasile e, in cogestione con la Anadarko Petroleum, a quelle del Ghana, della Sierra Leone e nell’Artide.

    Avrebbe dovuto escogitare prima sistemi di emergenza per far fronte ad incidenti del genere – scrive il Guardian – “perché nessuno la obbligava ad operare in quelle profondità oceaniche”. Nessuno o nulla tranne la logica del profitto. Il “kill, baby, kill” sostituito dal “drill, baby, drill” – ammazza, bambino, ammazza sostituito dal trivella, bambino, trivella quali che siano le conseguenze devastanti per l’ambiente e il genere umano. E’ come se una compagnia specializzata nel disinnescare esplosivi scaduti li gettasse a fondo valle dalla cima di una montagna e, nel caso di conflagrazioni, frane, distruzione di dighe e stragi civili, affermasse che la priorità era disfarsi a basso costo di dinamite e TNT non più utilizzabili a fini bellici e solo negli interessi della comunità nazionale.

    Gli interessi nazionali, quelli cioè dell’autonomia energetica, erano stati citati da Barak Obama, quando poco più di un mese fa, senza la minima discontinuità dalle direttive del suo predecessore, aveva autorizzato le trivellazioni al largo delle coste atlantiche. Dopo il disastro del Golfo ha sospeso ma non ha abrogato l’autorizzazione. Non va dimenticato che lo scorso anno dopo l’esplosione in una raffineria nel Texas (11 i morti), la BP aveva portato a 15 milioni e 900.000 dollari i finanziamenti della sua lobby alle campagne elettorali di senatori e deputati per scongiurare una lontana quanto vaga possibilità che l’Amministrazione Democratica rimpiazzasse il “codice etico” adottato volontariamente dai petrolieri con il codice penale. E’ prevedibile d’ora in poi che i lobbisti della BP a Washington possano disporre del doppio o del triplo di quella somma, oltretutto in quanto la Corte Suprema ha abrogato qualsiasi limite ai contributi finanziari delle corporazioni a congressisti o uomini politici.

    E’ pur vero che la generosità della BP sta già seguendo altre strade: centinaia di suoi agenti stanno battendo le coste degli stati già colpiti o minacciati dall’onda nera: staccano assegni da 5.000 dollari a favore di tutti quei cittadini che abbiano manifestato l’intenzione di ricorrere ai tribunali. Un’opera di dissuasione che non sembra sia stata coronata da notevole successo anche perché non sono migliaia o centinaia di migliaia ma milioni i cittadini della repubblica stellata potenzialmente vittime del disastro incombente sugli stati della Louisiana, del Mississippi, dell’Alabama e della Florida (se la corrente del Golfo verrà investita dall’onda nera, anche le coste atlantiche di questo stato verranno colpite).

    Con l’eccezione del numero di morti la catastrofe è più immane di quella dell’uragano Katrina: più di mezzo milione i pescatori che hanno sospeso o sospenderanno la loro attività; gli stati in questione approvvigionano il 50% del mercato ittico nazionale (l’ottanta per cento dei crostacei, gamberi, i famosi “stone crabs”, le aragoste e le vongole); 500.000 gli operatori turistici e due milioni quelli dell’indotto negli stati vacanzieri degli Stati Uniti d’America. La minaccia è la disoccupazione alle stelle in una regione dove i sindacati sono praticamente inesistenti, la cassa integrazione non sanno cosa sia e i sussidi ai senza lavoro sono minimi e limitati a pochi mesi.

    La BP dunque come arma di distruzione di massa e il signor Tony Hayward, suo CEO, molto peggio di Saddam Hussein che di quel tipo di arma non ne possedeva una sola ed è stato impiccato.

    Lucio Maniisco
    Fonte: http://www.luciomanisco.com
    Link: http://www.luciomanisco.com/ultime/ultime_1.htm
    10.04.2010

  • Earth

    Davvero bello il progetto Archimedes, centralizzare tutta l’energia di una nazione in un piccolo punto e’ rischioso, ma ci sarebbero altre fonti di back up a corto termine in eventualita’ di danneggiamento.
    Se ti interessa il caso della fusione fredda qua c’e’ una raccolta dei documenti ufficiali tra stato enea e l’inchiesta di rainews 24:
    http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/19102006_rapporto41.asp
    http://www.youtube.com/results?search_query=fusione+fredda&aq=f

    “Giova poi notare come nel trasferimento di energia circa il 50% viene sprecato. Superconduttori ad alta temperatura risolverebbero il problema.”
    Sapevo che bisognava utilizzare la meccanica quantistica per superare il limite del 50%, ma non sapevo avessero gia’ escogitato una soluzione, bella li.

    Va bene costruiamo il progetto archimedes, come li muoviamo i trattori? E le scavatrici? Quanto tempo ci va per convertirli al funzionamento con la nuova energia? Se e’ + di 4 anni, ci servira’ il petrolio marino

  • Earth

    “Anche il sole e’ pronto a darci una lezioncina, prima o poi avremo a che fare con un’emissione solare tremenda, come quella che mise kappao i telegrafi di cento anni fa’. Allora ci renderemo conto di quanto fragile sia tutta l’infrastruttura elettronica, basata solo indirettamente sul petrolio.”
    Si nel 2011, da quanto ne so “basta” spegnere le centrali elettriche e comunque non e’ un problema della tecnologia basata sul petrolio, mi sembra che si bruciano i fili oppure mi confondo con la e-bomb?

    “Non lasciamoci abbagliare, il petrolio e’ indispensabile soprattutto in ambito petrolchimico, non in campo energetico. In campo energetico, volenti o nolenti, una soluzione si puo’ sempre trovare.”
    Sono completamente d’accordo, tutto si muove con energia elettrica, basti pensare ai treni, macchine gigantesche, che funzionano ad energia elettrica, ma, ebbene si c’e’ un ma, hanno percorsi prefissati ai tralicci trasportanti energia elettrica, tu te li vedi trattori cosi’? Mmm forse, e’ un po’ lunga la cosa, costruire tralicci ad ogni campo ma si puo’ fare. Te li vedi macchinari pesanti come scavatrici? Io no, a meno che non li faranno con la spina e una prolunga…
    La soluzione ideale a questo punto e’ trasportare l’energia via etere ideata da Nicola Tesla. Ma rimaniamo con i piedi per terra, queste cose non le faranno MAI, energia gratis= popolo libero

    Va bene abbiamo l’energia elettrica? Quanto tempo ci va per convertire le macchine pesanti al funzionamento con la nuova energia? Se e’ + di 4 anni, ci servira’ il petrolio marino.

  • Earth

    Sono d’accordo sul recupero di varie attivita’ andate perse e al localizzare piuttosto che centralizzare i vari aspetti produttivi, cosi’ glie lo mettiamo in quel posto anche alla globalizzazione.

  • Kerkyreo

    In tv non se ne parla piu’ e sui giornali rimane solo qualche stralcio!!!

  • Earth

    il problema principale e’ sempre lo stesso, le persone non sanno. Se le persone sapessero che ci sono realta’ energetiche che costano moolto meno del petrolio e piu’ pulite ci sarebbe una rivoluzione, quella tanto attesa da tanti

    “Il problema non esiste. Esistera’ solo quando arrivera’, allora risolvera’ da solo il problema stesso.”
    Speriamo di no, sono ancora giovane…

  • AlbertoConti

    ROMA – Un suggerimento estremo per fermare la perdita di petrolio nel golfo del Messico viene da un articolo del quotidiano russo Komsomoloskaya Pravda, secondo cui ai tempi dell’Unione Sovietica problemi simili sono stati risolti con esplosioni nucleari controllate.
    ”In passato questo metodo e’ stato usato almeno 5 volte – scrive il quotidiano – la prima per spegnere i pozzi a gas di Urt Bulak, il 30 settembre 1966. La carica usata fu da 30 chilotoni, una volta e mezza quella di Hiroshima, ma fatta esplodere a 6 chilometri di profondita”’. Secondo il quotidiano l’esplosione sotterranea farebbe in modo da spingere le rocce facendo loro chiudere la falla. Degli altri tentativi effettuati nell’ex Urss, continua l’articolo, solo uno non ha funzionato, nel 1972, mentre gli altri hanno raggiunto l’obiettivo anche con testate di 60 chilotoni. ”Il metodo non e’ stato testato sott’acqua – insiste il quotidiano – ma secondo alcuni calcoli di esperti in Russia le probabilita’ di fallimento sono solo del 20%. Basterebbe scavare un pozzo vicino alla perdita, e far detonare la bomba. La Russia ha una grande tradizione nelle esplosioni sotterranee controllate – conclude l’articolo – che potrebbe essere messa a disposizione degli Usa”.

  • obender71

    Mi fanno morire. “Speranza di rivoluzione e fede nell’umanità” … e nei frutti benefici del progresso scientifico. E’ stato bello crederci.

  • myone

    http://www.minerva.unito.it/chimica&industria/MonitoraggioAmbientale/A2/TestNucleari3.htm

    Test atomici e terremoti

    II 23 settembre 1969, la Cina fece esplodere una bomba termonucleare sotterranea in un poligono nella parte occidentale del paese. Il 28 settembre, un terremoto colpì lo stato di Vittoria, nell’Australia sud-orientale. Le scosse furono accompagnate da una serie di boati e da apparizioni di luci verdi nel cielo. Il 28 e 30 maggio 1970 vi furono test nucleari, ed il 31 maggio la città di Chimbote, in Per`, fu devastata da un terremoto che uccise 60.000 persone. Il 27 luglio 1976, gli USA fecero esplodere una carica da 20-150 chilotoni nel sottosuolo del Nevada. Il giorno seguente, la città di Tang-shan (Cina) e 800.000 persone furono distrutte da un sisma che fu valutato di magnitudine 8,2 nella scala Richter.

    Il 13 e 15 settembre avvennero test nucleari sotterranei, il 16 settembre un terremoto (7,7 Richter) rase al suolo la città iraniana di Tabas, con 25.000 morti. Il 5 novembre 1988 la Francia realizzò nelle acque dell’atollo di Mururoa un’esplosione nucleare di 50 chilotoni. Il giorno successivo, un violento terremoto (7,6 Richter) sconvolse la provincia cinese dello Yunnan, facendo circa 600 vittime. Il 24 novembre dello stesso anno, la Francia eseguì un’identica esplosione. Un terremoto (6 Richter) colpì il Canada e gli Stati Uniti del Nord-Est il giorno seguente; mentre il 26 novembre ancora una volta una provincia cinese, Qin-ghai, fu scossa da un sisma. E ancora: il 4 dicembre 1988, l’URSS fece detonare una bomba nucleare di potenza stimata fra i 20 ed i 150 chilotoni in una base del circolo polare artico. Il 7 dicembre, l’Armenia fu squassata da un terremoto (6,9 Richter) che uccise 60.000 persone e lasciò mezzo milione di senzatetto. Il 22 gennaio 1989, una esplosione sperimentale (20-150 chilotoni) fu effettuata nel Kazakistan nordorientale; il giorno successivo il terremoto nel Tajikistan sovietico fece più di 200 morti. Il 23 giugno 1992, gli americani fecero scoppiare l’ennesima bomba nucleare sotterranea; il 28 giugno, due terremoti di insolita violenza (7,4 e 6,5 Richter) colpirono il sud della California.

    Curiose coincidenze? Per molti sismologi la risposta è sicuramente sì. Riley Geary, del Caltech, dichiara che i dati non rivelano un legame tra esplosioni e sismi17, e per Robert-Carmichael, geologo della lowa University, l’ipotesi di un nesso causale tra bombe sotterranee e terremoti, è “una frode scientifica, paragonabile alla magia o all’ astrologia”.

    Eppure altri dati, del tutto scientifici, indicano che questo legame è molto più che una fantasia o una superstizione. Il professor Gary T. Whiteford, docente di geografia all’Università di Brunswick in Canada, ha scoperto che i terremoti con magnitudine da 6 a 6,5 Richter sono più che raddoppiati da quando hanno avuto inizio i test nucleari sotterranei. Infatti, tali sismi furono 1.164 fra il 1900 ed il 1949; sono saliti a 2.844 tra il 1950 ed il 1988. Un significativo aumento è registrato anche per i sommovimenti tellurici di magnitudine compresa tra 6,5 e 7 Richter: furono 1.110 nel periodo 1900-1949; se ne contarono 1.465 tra il 1950 ed il 1988. Tali incrementi si sono verificati in tutte le zone particolarmente sismiche del globo. Ad esempio: la percentuale di tutti i terremoti (superiori o pari a 5,8 Richter) nelle Isole Aleutine era di 3,31 nel tempo precedente gli esperimenti nucleari americani nel Nevada. Tale percentuale salì fino al valore di 12,57 nel periodo dei test. Le isole Salomone e Nuova Bretagna (Oceano Pacifico) erano sismicamente tranquille nella prima metà del nostro secolo: la percentuale dei terremoti era di 2,98. Nell’epoca delle bombe nucleari francesi a Mururoa questo valore è quasi quintuplicato: 10,08. Anche l’isola di Vanuatu ha pagato un pesante tributo alla grandeur nucleare francese. La sua percentuale di terremoti era di 3,36 nell’arco di tempo 1900-1949; nel periodo seguente contrassegnato dai test, tale cifra è balzata a 9,30. Nell’isola Novaya Zemlya non avvennero mai violenti terremoti nel primo cinquantennio del secolo; da quando vi fu costruita una base per esperimenti nucleari sovietici, si sono avute sei scosse telluriche di grandezza pari o superiore a 5,8 Richter.

    In una visione globale si può rilevare che, nei primi cinquanta anni di questo secolo, sono stati registrati 3,419 terremoti di magnitudine uguale o superiore a 6 Richter, con una media di 68 all’anno. Dal 1950 al 1989, i terremoti in questione sono stati 4.963, con una media di 127 all’anno: il valore è quasi raddoppiato.

    Il professor Whiteford ha compiuto inquietanti scoperte a proposito dei cosiddetti “terremoti assassini” (killer quakes), cioè sismi che provocano almeno 1.000 vittime. “Nel corso di 37 anni di sperimentazione nucleare, venti dei trentadue terremoti assassini, ovvero il 62,5%, avvennero lo stesso giorno o entro quattro giorni dal test”. Dati allarmanti provengono anche da uno studio di due scienziati giapponesi, Shigeyoshi Matsumae e Yoshio Kato, della Tokai University di Tokio: “Fenomeni anomali meteorologici, terremoti e la variazione dell’asse terrestre sono notevolmente correlati ai test atmosferici e sotterranei. Essi hanno causato un aumento della temperatura dell’esosfera terrestre da 100 a 150 gradi, che cresce in modo abnorme immediatamente dopo un test nucleare. Ad esempio, è stato scoperto che la temperatura assoluta salì da 70 ad 80 gradi dopo un test sovietico che fu rilevato dalla stazione d’osservazione da Uppsala, il 23 agosto 1975. Similmente, un continuo e drastico rialzo della temperatura fu osservato in occasione di una fitta serie di sei esplosioni sperimentali avvenute tra il 18 ed il 29 ottobre 1975”. E concludono: “La temperatura dell’atmosfera è cambiata dai test nucleari, un cambiamento che neppure il sole potrebbe produrre. Si può facilmente immaginare quali effetti abbia tutto ciò sulle condizioni meteorologiche della terra”.

    Ovviamente, il potere negò sempre che le esplosioni atmosferiche potessero avere simili conseguenze:
    “Due scienziati dell’Ufficio Meteorologico di Washington hanno portato a termine una loro inchiesta sugli effetti delle esplosioni delle bombe A sull’evoluzione del tempo. Essi escludono che le particelle radioattive liberate dall’esplosione possano comportarsi, nella libera atmosfera, come nuclei di condensazione, e quindi non si può avere un aumento della piovosità. Essi non ammettono minimamente che i residui delle esplosioni proiettati nell’alta atmosfera possano portare ad una diminuzione d’intensità nella radiazione solare e tanto meno che gli scoppi possano influenzare dinamicamente l’oceano d’aria”.

    È fin troppo facile supporre che il potere negherebbe ogni credibilità ad altre gravissime conclusioni cui giunge lo studio di Matsumae e Kato. Tipo: “Le esplosioni nucleari spostano l’asse di rotazione terrestre”. I due ricercatori nipponici notano infatti che test nucleari di almeno 150 chilotoni fanno slittare sensibilmente la posizione dell’asse polare. Questo spostamento provoca una variazione nella durata della rotazione del nostro pianeta, che è nell’ordine del centesimo di secondo, ma rivela come l’intervento umano possa interferire con realtà vecchie di milioni di anni e di dimensione planetaria.

    Le osservazioni scientifiche di ricercatori indipendenti dimostrano chiaramente che le esplosioni nucleari sperimentali hanno causato danni rilevanti all’equilibrio della struttura stessa del nostro pianeta. Diversi scienziati, tuttavia, lo escludono, soprattutto per il motivo che le energie sviluppate dagli scoppi termonucleari sarebbero troppo esigue e troppo brevi.

    Eppure i fatti sono ben evidenti. Come si può negare un legame causale quando, anche all’analisi statistica, esso è più che verosimile? Come interpretare questa miopia scientifica?
    Prima di tutto, occorre non tenere in alcun conto le opinioni di chi ha interesse a negare i pericoli nucleari. Non si può prestare nessuna fiducia, ad esempio, a quei due scienziati dell’Ufficio Meteorologico di Washington citati poc’anzi, perché essi lavoravano per lo stesso governo che voleva a tutti i costi i test nucleari. Essi non esponevano un parere motivato da ricerche scientifiche libere, ma servivano a tranquillizzare l’opinione pubblica.

  • myone

    Si lo so, che sei giovane e che ci sono infinite pssibilita’ di fare diversamente. Ma se il difetto non lo riconosci dall’ inizio, ti fa comodo tenerlo, frutta, naviga nell’ ingnoranza, nel menefreghismo, e nel pressapochismo, la partita e’ persa e basta.
    E’ come una nave che fa acqua, e solo chi e’ nella stiva e’ allarmato e si rende conto della situazione, chi e’ ancora nei piani alti si da’ alla crociera, chi comanda, ancora l’ acqua che tocca il culo non la sente, e sulle scialuppe di salvataggio con motori e benzina sufficenti per approdare all’ isolotto con la casa vip, e i giubbotti salvataggio, continuano a far andare la crociera, fino all’ affondamento della nave.
    Il tempo c’e’, e l’ acqua non ha toccato il culo.

    Certo che c’e’ da preoccuparsi. Non ci si rende conto, che la massima espressione di comprensione delle cose, e’ solamente qui in itnernet, che spento il pc, finisce il sogno, e il mostro continua a macinare.
    E che i paliativi del proceder e andare avanti, si fondano solo e sempre sul rimanente, e che rimane ancora poco da smanettare.
    Quando ci sara’ un patatrak, sara’ come un domino, fino alla fine.
    E il disgregamento, non e’ che durera’ molto tempo e alla lunga. In pochi anni di magra crescente, annientera’ tutto.
    I grandi imperi, anche quelli assoluti e ricchi, culturalmente unici, si sono autoannientati da soli, o per mano di fetide orgie straniere….. come le abbiamo noi sopra le nostre teste.

  • myone

    Il petrolio, dovrebbe garantire il progresso primario umano, la sua sussistenza, e la sua conservazione, la sua dignota’ di esistere.
    Se il petrolio serve per rpodurre le materie prime per sollevare la fatica del lavoro, e per garantire cibo a tutta l’ umanita’, allora no nsolo non si potrebbe usare per altro di inutile, ma lo si dovrebbe conservare come si dovrebbe conservare tutta la terra e la vita globale umana del pianeta.

    Se per motivi di sbamdamenti o catastrofi borghesi demenziali, come le borse, le banche i soldi e tutto sto puttanaio, si fermasse il sistema, la gente diventerebbe animale disperata, non avendo nemmeno cibo per sopravvivere. Niente soldi, niente guadagno, niente organizzazione, niente funziona…. e quando c’e questo, i milioni di persone KO, si contano di giorno in giorno.

    Quando non c’era tutto questo, la gioia del sapere che si puo’, dava all’ america e alla russia, il passatempo del produrre grano a iosa, e di tenere fornita la materia prima dell’ alimentazione a quasi tutto il mondo.
    I grandi granai del mondo, non esistono piu’, e col cazzo se non paghi il grano prima, te lo coltivano o te lo considerano come derrata alimenta garantita, sulla faccia della terra.

    A come siamo messi oggi, non c’e’ pèiu’ nemmeno la capacita’ o la possibilita’ di concepire nemmeno un sistema che possa funzionare con la tessera, in nessun modo.
    L’ uomo e’ arrivato alla disperazione, o ci arrivera’, perche’ e’ diventato incapace persino di capire e di adattarsi.

  • Earth

    Gia’… in effetti sia nell’una che nell’altra ipotesi c’e’ la fregatura. In una moriremo prima di stress che ci fara’ uscire fuori di testa, nell’altra per carenza di cibo.

  • Earth

    Il problema e’ che gli imperi passati erano fissi sul territorio. Qua l’impero invece sono le corporation che non hanno fissa dimora, fin quando potranno muovere i capitali da un paese all’altro, cadranno i paesi ma loro riceveranno solo una piccola parte delle batoste.

  • nettuno

    E se lo scoppio della piattaforma petrolifera l’avessero fatto di proposito gli stessi che fecero crollare le DUE TORRI ? Non è molto difficie da realizzare. L’america di Obama sta attaversando una crisi economica gravissma, nulla di meglio che un pericolo ecologico in arrivo.. meditate , anche se non ho prove , certo la paura della macchia di petrolio che si allarga nel golfo del Messico, gioca un ruolo importante , rappresenta una Minaccia alla Sicurezza degli Stati Uniti..
    e bisogna commbattere, non è forse vero ?