Home / ComeDonChisciotte / L' ATTUALE GUERRA DI LIBIA ALLA LUCE DELLA STRAGE DI USTICA

L' ATTUALE GUERRA DI LIBIA ALLA LUCE DELLA STRAGE DI USTICA

DI ANDREA CARANCINI
andreacarancini.blogspot.com

Diceva un mio vecchio conoscente che “la politica non ha memoria”. In realtà, più che la “politica”, sono gli elettori a non avere memoria. Ed è su questa mancanza di memoria che fanno affidamento i politici di professione per sbianchettare e rinnovare le loro nefandezze. La memoria infatti ha questo di utile: non solo aiuta a ricordare le cose ma a metterle in prospettiva. Confronta, ad esempio, a proposito dell’attuale guerra di Libia, il recente ottimo articolo di Giulietto Chiesa Tempesta sulla Libia: un War Game profetico [1], con quanto ha scritto Gianni Flamini sulla strage di Ustica nel suo volume Il libro che i servizi segreti italiani non ti farebbero mai leggere [2].

Giulietto Chiesa: “L’attacco franco-britannico contro la Libia pare non avesse niente a che fare con operazioni umanitarie di sorta. Infatti sarebbe stato programmato con larghissimo anticipo non solo rispetto alla rivolta che ha sconvolto la Libia, ma addirittura assai prima della sollevazione egiziana. Questa piuttosto sconvolgente circostanza emerge da un sito ufficiale legato a uno dei comandi dell’«Armée de l’Air», l’Aeronautica militare francese. Sono infatti le pagine del Comando della Difesa Aerea e delle operazioni Aeronautiche (CDAOA), con tanto di logo colorato dell’”Armée de l’Air” in bella vista, a regalarci la descrizione di un “War Game” poi puntualmente ricalcato dallo scenario libico di questi giorni […] «Il 2 novembre 2010 la Francia e la Gran Bretagna hanno firmato un accordo senza precedenti in tema di difesa e sicurezza. Componente di questo accordo è l’esercitazione Southern Mistral. Essa è programmata per il periodo dal 21 al 25 marzo 2011 e coinvolgerà diverse basi francesi. In questa occasione le forze francesi e britanniche effettueranno operazioni aeree congiunte e uno specifico raid aereo (Southern Storm) che realizzerà una attacco convenzionale a largo raggio d’azione. Questa esercitazione bilaterale coinvolgerà oltre 500 addetti.» […] Viene anche precisato che il centro di comando che guiderà l’intera operazione è situato nella base aerea di Lione Mont-Verdun (sigla BA942). Ma, a quanto pare, non si progettava solo un raid in quota. Si parla di un commando di paracadutisti francesi “Air 20” (CPA20) che deve incontrarsi con un analogo reggimento britannico in quel di Digione, per effettuare operazioni di sincronizzazione e di azioni congiunte future. Parallelamente un altro reggimento britannico è atteso a Captieux per apprestare misure di polizia aerea elitrasportata. Lo scopo- viene precisato – sarà quello di colpire avversari «in lento movimento» a terra. Le immagini che stiamo vedendo in tv, che mostrano il tiro al bersaglio con missili contro i tank di Gheddafi sembrano la rappresentazione precisa di questi documenti. E, a quanto pare, lo sono. Infatti è dallo stesso sito, sotto la voce in homepage di Conflict Summary , si può leggere il significato di quel “Southern” che compare nel titolo. Si tratta di un paese immaginario, di nome Southland. Un paese con un governo “specificamente autoritario”, nel quale stanno accadendo cose stranamente vicine ai racconti e analisi che abbiamo letto sui giornali in queste settimane, quasi che chi ha scritto queste righe avesse la possibilità di guardare dentro una sfera di cristallo”.

Gianni Flamini[3] : “Il fatto è che a partire dal 1979, dopo che lo scià è stato cacciato a furor di popolo, gli Stati Uniti hanno iscritto d’ufficio anche l’Iran nel loro ormai debordante elenco di Stati Canaglia che soffiano sul fuoco del terrorismo. È vero che, per ridurne le dimensioni, ogni tanto provano a spuntare dall’elenco qualcuno di quei Paesi degenerati dopo avere usato nei suoi confronti medoti radicali, ma non sempre ci azzeccano. L’ultimo tentativo, con la voglia di appioppare una legnata al presidente libico Gheddafi, lo mettono in cantiere a metà giugno 1980. Ma sballano i conti, le alleanze e il risultato aggiungendo al pesante e fallimentare bilancio il “danno collaterale” di ottantuno morti innocenti, tanti quanti sono i passeggeri e i membri dell’equipaggio del DC9 della compagnia aerea italiana Itavia in volo da Bologna a Palermo. Quando alle 9 di sera del 27 giugno l’aereo precipita nel Tirreno al largo dell’isola di Ustica è in corso una grande attività aeronavale con destinazione l’Egitto anche in vista di una sollevazione militare che dovrebbe avvenire in Libia a scadenza relativamente breve. Stando ai futuri accertamenti di un giudice istruttore del Tribunale di Roma l’aereo civile non riesce ad evitare la disgrazia (provocata da un’esplosione che resterà di incerta natura e paternità) di incappare in un gigantesco ponte aereo con il quale attraverso il Mediterraneo si trasferiscono in Egitto militari e materiali ufficialmente destinati a un’esercitazione militare congiunta. Ma attraverso le cortine fumogene dell’ufficialità filtrano voci ben diverse, che accennano all’apprestamento in Egitto di una forza militare di appoggio alla ribellione di forze ostili al regime libico che intendono spodestare Gheddafi. Di una sommossa duramente repressa si parla infatti all’inizio di agosto, mentre non si parlerà più di manovre congiunte fra Stati Uniti ed Egitto. Un grande silenzio verrà steso sugli avvenimenti di quell’estate (che fa registrare anche la terrificante strage alla stazione di Bologna) tanto che il già detto giudice istruttore di Roma, a conclusione di un’inchiesta prolungatasi per quasi vent’anni, concluderà che l’abbattimento dell’aereo «fu un atto di guerra, guerra di fatto non dichiarata» e che il turbine di silenzi che si è abbattuto sull’istruttoria ha avuto una «occulta regia». Hanno mentito tutti, italiani, francesi, inglesi e americani «al di là di ogni pudore»[4] . Ma anche a pudore esaurito fantasie e invenzioni non si placheranno. In Italia ambienti governativi, filo-governativi e dei servizi segreti insisteranno nel sostenere che è Gheddafi, dittatore scampato alla furia dei sicari pagati dagli antiterroristi dell’Occidente, il responsabile di entrambe le stragi, quella sull’aereo e l’altra alla stazione”.    

Andrea Carancini
Fonte: http://andreacarancini.blogspot.com
Link: http://andreacarancini.blogspot.com/2011/04/lattuale-guerra-di-libia-alla-luce.html
7.04.2011


NOTE

[1] http://www.megachipdue.info/tematiche/guerra-e-verita/5926-tempesta-sulla-libia-un-war-game-profetico.html
[2] Newton Compton Editori, Roma, 2010, pp. 281-282.
[3] I grassetti nel testo di Flamini sono miei.
[4] Sentenza-ordinanza del giudice istruttore Rosario Priore del Tribunale di Roma (inchiesta su disastro DC9 Itavia), 31 agosto 1999.

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Il testo dell’articolo di Chiesa (in realtà firmato da Chiesa e Cabras) è anche qui nei forum:

    Tempesta sulla Libia: un War Game profetico

  • lucamartinelli

    sono passati 30 anni dal fatto di Ustica. I piu’ giovani non l’hanno vissuto. Chi ha voluto sapere ha cercato in lungo e in largo e qualche idea se l’è fatta. Mi sembra che l’articolo faccia un bel polpettone, pero’ una cosa giusta la ricorda: fu un atto di guerra. Non posso qui ribadire quello che in tanti anni ho letto e quindi le idee che mi sono fatto. Sarebbe troppo lungo. Ricordo solo che i depistaggi furono mostruosi. bisognava proteggere gli amici. Tuttavia, come modestissimo contributo, un paio di cosine voglio dirle al fine di evitare a chi fosse interessato di cadere nelle trappole della propaganda. Torniamo al 1980, giugno. Di una cosa possiamo essere certi: non furomo i libici a commettere il fatto e nessun aereo libico stava da quelle parti, per un semplice e banale motivo. nessun caccia libico aveva l’autonomia di volo per arrivare sopra Ustica, guerreggiare e tornare a casa. quindi è stato qualcun altro che cercava a quell’ora e in quel punto un aereo civile, non certo il Dc9 Itavia che era in ritardo di due ore. Vedete, leggendo il libro del pilota americano che abbatte’ l’aereo su cui volava l’ammiraglio Yamamoto, ho imparato che intercettare un aereo è una operazione complessa. Quindi niente è lasciato al caso e occorre una precisione millimetrica. l’articolo dice che tutto sommato è ancora oscuro il motivo che causo’ la strage. Invece è chiarissimo perche’ si è trattato di un missile, forse uno Sparrow. Le probabilita’ che un missile colpisca un aereo che vola a 10000 metri per caso sono zero. Concludo dicendo che per capire occorre cercare quale aereo era atteso, cosa trasportasse e chi avesse interesse ad abbatterlo, compiendo appunto un atto di pirateria aerea nei cieli di un paese alleato. Buona serata a tutti

  • vic

    Bravo Carancini a tirar fuori Ustica.
    Gli attori sono gli stessi di oggi. Questo e’ un fatto evidente. Anche allora la Francia gioco’ un ruolo chiave nel nascondere le prove, in particolare nel non ripescare dal mare tutto quel che poteva essere ripescato.

    Un enorme responsavbilita’ sulla morte dei passeggeri la ebbe pero’ in primo luogo lo stato italiano. Infatti ci sono testimonianze, riportate dal settimanale di allora “L’Europeo”, di un pilota che sorvolo’ il velivolo dell’Itavia che galleggiava sul mare, e li’ rimase, adagiato tranquillamente sull’acqua, per oltre una mezz’oretta, prima di affondare. C’era evidentemente tutto il tempo per salvare i passeggeri e l’equipaggio. Non vollero salvarli.

    Dunque di fatto lo stato li lascio’ morire, neanche fossero topi di fogna.

    Chissa’ se qualcuno ha sottomano la documentazione per riraccontare anche il caso di Lockerbie. Fa bene rinfrescare la memoria. Molti ne hanno solo sentito vagamente parlare ma non non conoscono o ricordano i dettagli. Che fosse stato Gheddafi non e’ affatto certo, come ci vogliono far credere. Potrebbe anche non essere stato lui. Molti indizi puntano in altre direzioni. E’ un enorme groviglio, un po’ come Ustica e un po’ come l’intervento dei volonterosi di oggi.

  • buran

    Ben detto, sottoscrivo tutto. Su Lockerbie ha influito l’embargo, è come una confessione fatta con una pistola puntata alla testa.

  • buran

    Beh, il famoso aereo con Gheddafi diretto in Polonia e che provvidenzialmente fece un’atterraggio di emergenza, o comunque imprevisto, a Malta.

  • Tonguessy

    Ci sono diversi siti che trattano il caso Lockerbie. Questo l’ho trovato interessante
    http://www.lockerbietruth.com/

  • lucamartinelli

    vero, amico, quello che segnali. Ma fa parte dei depistaggi. Se quello che affermo è vero e cioè che una operazione di intercettazione è una operazione millimetrica come è possibile che la stessa venga pianificata su Ustica mentre il bersaglio vola su Malta? saluti

  • lucamartinelli

    Vic, amico, non discuto che la Francia possa avere nascosto prove, ma ti chiedo perche’ non ricordiamo che l’Aeronautica Militare italiana per prima non ha mai consegnato i nastri radar delle nostra catena Nadge? Mi riferisco soprattutto al centro di Marsala e a quello di Licola. L’unico tracciato disponibile rimane quello di Roma-controllo (civile), che è piu’ che sufficiente a dimostrare che il Dc9 Itavia fu vittima di un attacco in perfetto stile militare. Perche’ non andiamo a rileggerci le trascrizioni degli operatori di Roma-controllo? L’attacco fu (purtroppo) spettacolare dal punto di vista militare. Non sono in molti ad avere la capacita’ operativa di eseguire un’azione simile. Un’altra cosa, se mi permetti: cosa esattamente non recuperarono i francesi dal fondo del mare? A me risulta che il Dc9 fu recuperato quasi tutto ed è stato rimontato su una intelaiatura metallica in un Hangar della base di Pratica di Mare. Furono recuperate anche le scatole nere. Molto interessante quello che hanno registrato. A risentirci.

  • Truman

    Un parziale ricostruzione di ciò che avvenne a Ustica è disponibile da anni, uscì sull’Espresso. L’aereo libico, guidato da un pilota libico, c’era in volo su Ustica e si schiantò sulla Sila. Chiaramente non poteva essere giunto dalla Libia, ma era partito da qualche base in Italia o in Francia (Sardegna o Corsica).
    Lo scopo dell’aereo libico era appunto di abbattere l’aereo di Gheddafi, dichiarando che era un dittatore e che un patriota libico (un rivoltoso, un amante della democrazia, uno che voleva libertà, …) l’aveva ucciso per portare la democrazia in Libia. L’aereo era presumibilmente un mig fornito da Israele, che lo aveva preso all’Egitto durante la guerra dei sei giorni. Bastava cambiare qualche dettaglio e diventava un mig libico. Ciò che il pilota libico non sapeva era che comunque, oltre a Gheddafi, anche lui doveva morire, in modo da non poter rivelare la macchinazione.

    Gheddafi fu avvisato all’ultimo momento dai servizi segreti italiani che c’era un agguato per lui e cambiò rotta appena in tempo, mentre il mig che lo doveva intercettare era già in volo. A questo punto Gheddafi si salvò, ma il pilota libico doveva comunque morire. Probabilmente capì qualcosa e cercò di coprirsi dietro il Dc9 dell’Itavia, con il risultato che fu abbattuto anche l’aereo civile oltre al mig.

    Note di contorno: all’epoca il presidente USA era Carter, democratico, (come oggi Obama) ed i democratici tendono a far fare agli altri i lavori sporchi. Quindi Gheddafi doveva essere ucciso da un libico e a far fuori il suo assassino dovevano essere i francesi. E in effetti Cossiga ha detto che il missile di Ustica era francese.

  • buran

    Secondo questa ricostruzione, chi attaccò non sapeva che l’aereo con Gheddafi era atterrato all’ultimo momento. Si potrebbe forse verificare se il corridoio aereo Tripoli- Varsavia passa (o passava) sui cieli di Ustica

  • buran

    E’ una delle ipotesi plausibili. Sta di fatto che comunque il (a questo punto falso) Mig libico in qualche modo c’entra. A Telefono giallo un testimone (un residente calabrese) disse che lo aveva visto passare poco prima dello schianto, a bassissima quota e a velocità ridotta, e secondo lui pareva piuttosto sgarruppato, con le insegne occultate grossolanamente da vernice bianca. Un’altra cosa che apparve subito strana fu che l’incidente del Mig, a mio ricordo, anche prendendo per buona l’ipotesi dello schianto parecchi giorni dopo la data reale, non produsse reazioni adeguate a livello ufficiale, ma fu tenuto un profilo bassissimo sia dall’Italia che dalla Libia (che apparivano in tutta evidenza d’accordo).

  • lucamartinelli

    no, non tornano i conti degli orari. ora, come sai, un caccia non puo’ orbitare a lungo in un certo posto per 2 motivi: carburante e rischio di essere visto. Quindi non puoi presentarti su Ustica alle 21 quando alla stessa ora il velivolo di Gheddafi era 700 km piu’ a sud. sarebbe una pianificazione fallimentare, non credi?

  • lucamartinelli

    Il mig libico caduto in Sila e esattamente a Timpa delle Megere non era armato e addirittura mancava delle cariche per l’eiezione d’emergenza del seggiolino. La leva di eiezione fu trovata tirata. E’ caduto per mancanza di carburante mentre tentava di atterrare nella vecchia base militare di S.Anna. Non ci fu incendio, proprio perche’ era a secco. Era una caccia da addestramento. Cadde 20 giorni prima della strage di Ustica.Testimoni una vecchia contadina e un pastore. Poi è tornato buono per i depistaggi. La settimana prima il compagno di camera di quel pilota era scappato a Creta. Riguardo all’altro testimone, un avvocato di Castelsilano, riferi’ di avere visto un caccia volare a bassissima quota e a bassa velocita’ alle 21.10 del 27 giugno. Esperto cacciatore memorizzo’ alcuni particolari, tra cui la direzione e altri. Quando gli furono mostrati dei modellini ne riconobbe uno, am non era un mig

  • lucamartinelli

    mi permetto di ricordarti che il Mig 23 non esisteva al tempo della guerra dei sei giorni. E’ stato sviluppato negli anni 70. Il Mig caduto in Sila era un 23. Saluti

  • buran

    Quindi il caccia (evidentemente non libico) visto dall’avvocato era effettivamente coinvolto nella strage di Ustica, mentre l’altro avvistato dai contadini (quello che si è schiantato) no? Quindi secondo te, mettendo insieme tutti i frammenti di notizie, com’è andata? Si è voluto colpire proprio il DC9 Itavia e non è stato un “errore”? Forse per eliminare qualcuno che era a bordo? Sarei curioso di conoscere una tua ricostruzione.

  • Jasmine

    Quando l’aereo dell’Itavia è stato colpito, era a 9.000 metri d’altezza, per cui neppure la più sbrigliata delle fantasie potrebbe azzardare l’ipotesi che qualcuno dei passeggeri possa essere sopravvissuto all’impatto col mare. Non solo. Erano le nove di sera, cioè quasi buio, e l’aereo, che viaggiava con due ore di ritardo, non è caduto nel bel mezzo del porto di Palermo, ma a metà strada tra Ponza e Ustica, proprio sulla “Fossa della Fenice”, cioè nel punto più profondo di tutto il Tirreno. E il mare era anche agitato. Ammeso che qualcuno, cadendo da 9.000 metri possa essere arrivato vivo, parlare di possibile soccorso in quelle condizioni… si commenta da sè.

  • geopardy

    Credo, se ben ricordo, che tutti quelli in servizio nelle stazioni radar militari siciliane e che avevano perfettamente registrato (i tracciati scomparsi) gli eventi, siano morti nel giro di pochi anni in vari modi.
    L’unico che riuscì a dire qualcosa prima di morire anch’egli, riferì che entrò il superiore, il quale ordinò a tutti di dimenticare assolutamente quello che avevano visto.
    Ebbi la fortuna di conoscere uno dei soci dell’Itavia (la compagnia privata del DC 9), il quale riuscì con mille artifizi a sottrarsi come testimone al processo, perchè aveva capito i rischi che correva.
    Secondo alcuni analisti, l’attentato di Bologna servì per coprire la vicenda Ustica in un momento molto delicato delle indagini.
    Ciao
    Geo

  • geopardy

    L’unica cosa che mi ricordo disse Gheddafi sulla questione Ustica fu:
    se gli italiani (suppongo si riferise ai governanti e non ai servizi segreti deviati) sapessero la verità su Ustica, romperebbero i rapporti con Francia e Usa.

    Ciao
    Geo

  • geopardy

    Ora mi sembra che le cose siano più chiare e che lui avesse ragione, la situazione con la Francia non mi sembra delle migliori.

  • buran

    Se, come dici, “…nessun caccia libico aveva l’autonomia per arrivare sopra Ustica…”, come facevano i libici a far arrivare i caccia (sicuramente i Galeb, ma anche Mig e Sukhoi) in Jugoslavia per la manutenzione? Avevano serbatoi supplementari? Li trasportavano via mare?

  • lucamartinelli

    vero quello che dici, l’impatto col mare è stato devastante. E’ li che si è disintegrato il Dc9 in pezzettini. Le ferite trovate sui pochi cadaveri recuperati erano gravissime. Da ricordare assolutamente i pezzi di fusoliera trovati nei corpi, segno assolutamente certo di un’esplosione “dall’esterno” verso “l’interno”, in altre parole un missile. saluti

  • lucamartinelli

    no, amico, non ci siamo. non sono qui a difendere posizioni che non sono nemmeno mie, nel senso che non me le sono inventate. Allora, NON sono io che dico che il Mig non aveva l’autonomia per volare su Ustica e TORNARE a casa ma il costruttore, che dichiara un raggio d’azione di 1100 Km, con 4600 Kg di carburante. Il Mig caduto in Sila è caduto per mancanza di carburante, indipendentemente da quello che penso io. Inoltre che i caccia libici andassero in Jugoslavia per la manutenzione mi giunge nuova. Io sapevo che la collaborazione con l’Urss prevedeva squadre di tecnici che operavano in Libia. Se infine vuoi sapere qualcosa in piu’ sulle capacita’ dell’Aeronautica libica leggi quello che ha scritto Lanfranco Vianello, colonnello della nostra Ami, che si è congedato ed ha firmato un contratto come pilota istruttore con i libici. saluti

  • lucamartinelli

    sono d’accordissimo con te, soprattutto quando scrivi che la bomba di Bologna è servita per depistare Ustica. Piu’ precisamente io credo che Bologna sia stata organizzata per “avvalorare” la tesi della bomba sull’aereo. D’altra parte la strategia della tensione era finita. I nostri padroni amerikani avavano accettato che Craxi guidasse il governo che infatti da li a poco arrivo’. Era importante per i depistatori che passasse la tesi della bomba, perche’ cosi’ l’Aeronautica non avrebbe dovuto difendersi dall’accusa di non essere stata capace di difendere i nostri cieli. Inoltre non avrebbe dovuto fare i salti mortali per coprire i colpevoli, una volta che fosse apparso chiaro quello che era accaduto. Da notare che il fatto che il Dc9 fosse stato oggetto di un attacco fu chiaro gia’ 7 giorni dopo il tragico giorno. Un ingegnere della McDonnel Douglas, dopo avere convertito i dati radar di Roma-controllo, ando’ dal gen. Saverio Rana a dire che si era trattato di un missile.

  • geopardy

    Ti dirò di più, ho letto un’enormità di analisi su Ustica, in una di queste, fatta da una persona che ricordo essere autorevole, anche se non ricordo il nome, si riportava la testimonianza di una moglie dei radaristi scomparsi, la quale riferì cosa disse il marito quando tornò a casa sconvolto.
    In questa testimonianza la moglie asserì che il marito le disse soltanto, riferendosi ad Ustica, che si era sfiorato l’nizio di una guerra terribile in cui l’Italia ne sarebbe stata immediatamente coinvolta.
    Ciao
    Geo

  • geopardy

    Ci sono effettivamente delle ipotesi in cui si sostiene che all’interno del Dc 9 ci fosse qualcosa che non doveva giungere a destinazione e che i francesi non vollero intromissioni italiane e di altri paesi nelle ricerche subacquee da loro condotte.
    In quella fase, secondo queste ipotesi, avrebbero recuperato quello che era stato messo all’interno dell’aereo; evidentemente, di qualsiasi cosa si trattasse, doveva essere realmente compromettente, ma molto, se queste deudzioni fossero vere.
    Ciao
    Geo

  • Truman

    @lucamartinelli: sul mig 23 e l’impossibilità che un tale tipo di veicolo venisse dalla guerra dei sei giorni mi appare giusto. grazie

  • buran

    Non sono un fautore della tesi dell’attacco ad opera della Libia, la mia era solo una domanda dettata da curiosità. Che i libici andassero a fare la manutenzione a Banja Luka è risaputo, sia per i Mig che per i Galeb, e così facevano all’epoca anche gli irakeni ( http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5hZVqiOy0Z6Zjvvxf_AFBm6LcWACg ). D’altronde, mi rispondo da solo alla domanda su come facessero ad arrivarci, verificando che, con i serbatoi supplementari (solo per il trasferimento), il Mig 23 ha un’autonomia di 2.800 KM.
    http://www.aereimilitari.org/Aerei/Mig-23_dati.htm
    Per il resto è vero che l’autonomia è di 1.150 km in missione aria-aria.