Home / ComeDonChisciotte / IRAN, UN APPELLO CHE ALIMENTA IL FUOCO DI GUERRA

IRAN, UN APPELLO CHE ALIMENTA IL FUOCO DI GUERRA

DI DOMENICO LOSURDO E GIANNI VATTIMO
ilmanifesto.it

Il manifesto di sabato 6 febbraio ha pubblicato un Appello «Per la libertà di espressione e la fine della violenza in Iran» . A firmarlo, assieme a intellettuali inclini a legittimare o a giustificare tutte le guerre e gli atti di guerra (blocchi e embarghi) scatenate e messi in atto dagli Usa e da Israele, ce ne sono altri che in più occasioni, invece, hanno partecipato attivamente alla lotta per la pace e per la fine dell’interminabile martirio imposto al popolo palestinese. Purtroppo a dare il tono all’Appello sono i primi:

1) Sin dall’inizio si parla di «risultati falsificati dell’elezione presidenziale del 12 giugno 2009» e di «frode elettorale». A mettere in dubbio o a ridicolizzare questa accusa è stato fra gli altri il presidente brasiliano Lula. Perché mai dovremmo prestar fede a coloro che regolarmente, alla vigilia di ogni aggressione militare, fanno ricorso a falsificazioni e manipolazioni di ogni genere? Chi non ricorda le «prove» esibite da Colin Powell e Tony Blair sulle armi di distruzione di massa (chimiche e nucleari) possedute da Saddam Hussein?

2) L’Appello prosegue contrapponendo la violenza del regime iraniano alla «non-violenza» degli oppositori. In realtà vittime si annoverano anche tra le forze di polizia. Ma è soprattutto grave un’altra rimozione: da molti anni l’Iran è il bersaglio di attentati terroristici compiuti sia da certi movimenti di opposizione sia dai servizi segreti statunitensi e israeliani.

Per quanto riguarda questi ultimi attentati, ecco cosa scriveva G. Olimpio sul Corriere della Sera già nel 2003 (7 ottobre): «In perfetta identità di vedute con Washington», i servizi segreti israeliani hanno il compito di «eliminare», assieme ai «capi dei gruppi palestinesi ovunque si trovino», anche gli «scienziati iraniani impegnati nel progetto per la Bomba» e persino coloro che in altri Paesi sono «sospettati di collaborare con l’Iran».

3) L’Appello si sofferma con forza sulla brutalità della repressione in atto in Iran, ma non dice nulla sul fatto che questo paese è sotto la minaccia non solo di aggressione militare, ma di un’aggressione militare che è pronta ad assumere le forme più barbare: sul Corriere della Sera del 20 luglio 2008 un illustre storico israeliano (B. Morris) evocava tranquillamente la prospettiva di «un’azione nucleare preventiva da parte di Israele» contro l’Iran. In quale mondo vivono i firmatari dell’Appello: possibile che non abbiano letto negli stessi classici della tradizione liberale (Madison, Hamilton ecc.) che la guerra e la minaccia di guerra costituiscono il più grave ostacolo alla libertà?
Mentre non è stupefacente che a firmare (o a promuovere) l’Appello siano gli ideologi delle guerre scatenate da Washington e Tel Aviv, farebbero bene a riflettere i firmatari di diverso orientamento: l’etica della responsabilità impone a tutti di non contribuire ad alimentare il fuoco di una guerra che minaccia il popolo iraniano nel suo complesso e che, nelle intenzioni di certi suoi promotori, non deve esitare all’occorrenza a far ricorso all’arma nucleare.

Domenico Losurdo e Gianni Vattimo

Fonte: www.ilmanifesto.it
9.02.2010

Pubblicato da Davide

  • buran

    Sottoscrivo totalmente. Spero mi sia data la possibilità di firmare un contro-appello di solidarietà all’Iran. Si sta creando il clima per un’aggressione militare, spero che Russia e Cina non si facciano mettere i piedi in capo.

  • materialeresistente

    Sottoscrivo

  • Nellibus1985

    Non fa una grinza. Sono pietosi quegli “intellettuali” a gettone.

  • Santos-Dumont

    A mettere in dubbio o a ridicolizzare questa accusa è stato fra gli altri il presidente brasiliano Lula.

    ROTFL
    Non so cosa sia più ridicolo, se l’accusa di manipolazione dei risultati elettorali o l’invocare il rinnegato Lula come fonte attendibile.

  • Tao

    IRAN E ULTRA’

    DI PINO CABRAS
    megachipdue.info

    Centinaia di tifosi assaltano il centro sportivo della Lazio. Decine di militanti basiji manifestano ostilmente davanti all’ambasciata italiana in Iran. A Formello tre ultrà feriti e diversi poliziotti contusi. A Teheran il bilancio è un’insegna stradale divelta. Questi gli scarni resoconti che potremmo fare per una giornata di relativamente modeste agitazioni.

    Però i facinorosi laziali rimangono consegnati nella cronaca. Gli esagitati iraniani salgono su fino ai titoli di apertura dei tg e delle edizioni on line dei principali quotidiani, che parlano addirittura, esagerando, di “Assalto all’ambasciata italiana”.

    Questi titoli agitati fanno da innesco per gli altri titoli e articoli che si fanno partecipi di una escalation allarmistica e sempre più isterica che vorrebbe metterci in guardia dalla presunta e imminente “minaccia iraniana”. È quel genere di isteria che abbiamo visto sperimentare altre volte in vista di azioni militari importanti a carico di altri paesi (e altre popolazioni), un’agitazione terrorizzante da cucinare tempestivamente con continui sollevamenti di tono e un sapiente controllo delle paure collettive, per mesi e mesi, fino al parossismo.

    In queste situazioni chi, come noi, vorrebbe fare da ponte fra culture, civiltà, nazioni, interessi in contrasto, deve sapere una cosa molto triste: in guerra i ponti sono la prima cosa che salta. Cercheremo di resistere al martellamento della propaganda, che ora crescerà.

    Il clima di guerra si sviluppa proprio nel distruggere le possibili mediazioni, le soluzioni politiche, i passi commisurati agli interessi e i pericoli presenti e futuri, le corrette valutazioni delle posizioni altrui.

    Lungi dall’essere un monolito totalitario, l’Iran ha delle classi dirigenti fin troppo rissose al loro interno, incapaci di costituzionalizzare stabilmente le spinte contrastanti. Fughe in avanti e pressioni politiche, slanci nazionalistici e manifestazioni ostili: sono sintomi di una difficoltà del sistema a trovare un suo equilibrio. Ma altra cosa è collegare tutto ciò a una volontà di aggressione contro altri paesi, per giunta vicina nel tempo. Da questo punto di vista la cronaca della stampa mainstream è totalmente falsata. Il compito numero uno di chi ha a cuore le sorti della pace in questa fase è scongiurare la crescita dell’esaltazione bellicista sulla questione iraniana. Significa che il fronte ora è l’informazione.

    Pino Cabras
    Fonte: http://www.megachipdue.info
    Link: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/2672-iran-e-ultra.html
    10.02.2010

  • backtime

    A dirla tutta, se si riproponesse un Referendum Europeo per sapere quale paese si ritiene pericoloso, continuerei a dire Israele, non certo l’Iran che ha portato al 20% l’arricchimento di uranio, quando si sa’ che la soglia di arricchimento dell’uranio per fare la bomba atomica è del 90%, per chi non sa fare un semplice conto il 70% in più.

    Per cui di che stiamo parlando se non di fuffa?

    Riguardo invece le proteste sotto l’ambasciata Italiana a Theran, se i giornalisti fossero meno ipocriti, ricorderebbero quelle fatte sotto le l’ambasciate dell’Iraq in giro per il mondo dopo l’11/9, con la differenza che l’Iraq non aveva alcuna arma di distruzione di massa, mentre invece il nostro “parlo perché non so stare zitto” le sue corbellerie le ha eviscerate, eccome se le ha evescerate!

  • nettuno

    Per danneggiare l’Iran Gli anglo sassoni e gli ISRAELIANI aiutati dai leccapiedi di molti stati europei, fanno fefandezzze di ogni tipo e inventano scenari di guerra e di minaccia inesistenti.
    Non mi meraviglierei che la Nato facesse un attentato in Europa da attribuire al Iran per portare l’Europa in guerra, visto che il trattato di lisbona consente di arruolare gli eserciti Ue sotto un’unica bandiera.. quella massonica a dodici stelle .. ovviamente . L’europa è nata per questo …

  • snakolas

    L azione militare nei confronti dell’iran cammina a braccetto con la destabilizzazione mediatica del paese….e in questi ultimi mesi il paese e’ stato destabilizzato attraverso false accuse.il mondo dei telecaproni,dopo i vari bombardamenti mediatici,si e ‘ quasi convinto del tutto ke il male e’ esclusivamente in iran…peccato ke nn posso scommettere sul crollo del regime di ahamadinejad perke, avrei sicuramente vinto….l unica speranza e’ ke la cina si contrapponga,visto che le e’ chiaro che lo zampino isreliano-americano sta setacciando anke lei….

  • buran
  • anonimomatremendo

    Per non fare la fine di Enrico, di Aldo, di Giulio (con tutta la DC) e di Bettino (con tutto il PSI)

    Dinanzi al parlamento israeliano, scandendo le parole come uno scolaretto ansioso di mostrare che ha imparato la lezione, Berlusconi proclama l’amicizia universale per Israele. Plaude ai bombardamenti a Gaza. Si scaglia contro l’Iran, di cui fino a questo momento l’Italia è primo partner commerciale d’Europa. Sopporta l’attacco al suo uomo Bertolaso, incauto critico degli USA ad Haiti. Cerca di recuperare il rapporto con la Chiesa dopo i pasticci alla puttanesca e i bidoni al suo Giornale. Fra poco se la prenderà con la Cina e rinnegherà i cari amici Putin e Gheddafi. Era un po’ preso di sé, ma alla fine gli han fatto capire a chi serve questa italica portaerei proiettata sul Mediterraneo.

    2003: Teoria e prassi della nuova politiguerra americana [www.quinterna.org]

  • paoletto

    Ciao ragazzi mi sembrava opportuno segnalarvi questo video apparso poco fa su twitter riferito ai primi scontri che stanno avenendo in Iran:
    http://tv.city.it/?v=1027
    paolo

  • backtime

    scontri? e dove li hai visti i scontri? in 19 secondi si vede solo uno spaurito gruppucolo di persone che camminano in una via stretta e nulla più. Ti assicuro che al bar da dove torno c’erano molte più persone.

  • lucamartinelli

    sante parole.