INTERVISTA CON IL PROGETTISTA DEL LOGO NUCLEARE? NO, GRAZIE

DI UGO BARDI
Cassandra’s legacy

La versione originale, in danese, del logo “Energia nucleare? No, grazie”, che è stato creato nel 1975 da Anne Lundberg e Søren Lisberg. Ecco alcuni commenti e un’intervista con Lisberg su questa interessante storia di un periodo di opposizione al nucleare”pre-Chernobyl”.

In circa tre decenni, dai primi anni del 1950 ai primi anni del 1980, la percezione pubblica dell’energia nucleare ha fatto un’inversione completa. Inizialmente, l’energia nucleare veniva considerata una grande speranza per il futuro, come descritto in “Atomi per la Pace“, discorso pronunciato dal presidente Eisenhower nel 1953. Poco dopo, nel 1954, Lewis Strauss parlò dell’energia nucleare come “tanto a buon mercato da non potersi misurare” [“too cheap to meter” N.d.r.]. Nel 1957, Walt Disney pubblicò un libro di successo e un film intitolato “Il nostro amico, l’atomo“, che illustrava i doni di prosperità, di salute e di pace che le nuove tecnologie atomiche ci avrebbe portato.

Gli anni ’60 furono un periodo di rapida crescita dell’energia nucleare, ma, con gli anni ’70, l’opinione su questa tecnologia è cambiata rapidamente, a causa della crescente preoccupazione per il numero assurdo di armi nucleari accumulate dalle superpotenze USA e URSS. Con decine di migliaia di testate a disposizione, il mondo era in preda alla strategia “MAD” (mutual assured destruction-ndt): la distruzione reciproca assicurata. Di conseguenza, negli anni ‘70, iniziò a fare la sua comparsa un diffuso movimento di opposizione alle armi nucleari.

Inizialmente, il movimento contro il nucleare aveva come suo principale obiettivo solo gli armamenti. Gradualmente, tuttavia, la protesta si rivolse anche contro l’energia fornita dall’atomo, un settore che era percepito come strettamente legato alle applicazioni militari. Siamo inclini a pensare che il punto di svolta nella percezione pubblica sia avvenuto con l’incidente di Chernobyl nel 1986, ma l’opposizione al nucleare era iniziata molto prima.
Una delle più riuscite campagne anti-nucleare pre-Chernobyl fu ideata in Danimarca nel 1975 da Anne Lundberg e Søren Lisberg, che crearono lo slogan “Energia nucleare? No grazie”, disposto intorno al simbolo del “sole sorridente”.

Sarebbe un po’ troppo attribuire i problemi del settore nucleare ad uno slogan e a un sole che ride, ma certamente il messaggio “Nucleare? No grazie” ebbe un ruolo nel generare una diffusa opposizione a questo tipo di energia. Infatti, il simbolo è un vero capolavoro di comunicazione: semplice, chiaro ed efficace. Il suo messaggio negativo contro l’energia nucleare è equilibrato con un simbolo di speranza, il sole sorridente, che porta un messaggio di ottimismo, accennando anche a una soluzione del problema energetico. Non c’è da stupirsi che sia stato un grande successo e che, in varie forme, ha accompagnato il movimento ambientale lungo tutta la sua storia. Il logo “Nucleare? No grazie” è ancora con noi più di 30 anni dopo la sua prima apparizione.

È sorprendente che questo logo di incredibile successo fu il risultato del lavoro di due giovani che non avevano alcuna precedente esperienza nella progettazione grafica e nella comunicazione multimediale. A quanto pare, l’idea è nata come “un dono di Dio”, come Søren Lisberg, uno dei progettisti, dice in questa intervista che ha gentilmente accettato di fare per il blog “Cassandra’s Legacy”.

Ecco l’intervista (le domande sono in corsivo)

1. Prima di tutto, signor Lisberg, grazie per aver gentilmente accettato di rispondere alle mie domande. Così, per iniziare questa intervista, potrebbe dirci qualcosa di lei? Lei è noto per aver inventato lo slogan “Nucleare? No, grazie” insieme ad Anne Lund nel lontano 1975.
Ma ci piacerebbe sapere un po’ del suo passato, come conobbe Anne Lund, come venne l’idea di realizzare il simbolo e lo slogan. E, dopo, qual è stata la sua carriera e cosa sta facendo ora?

Io e Anne Lund progettammo lo slogan “Energia nucleare? No grazie” nel mese di aprile 1975 e le prime versioni stampate furono vendute il 1° maggio 1975, il giorno internazionale dei lavoratori. Per quanto riguarda me, ho 58 anni e lavoro con i bambini, sono un maestro nel mio lavoro quotidiano.
Ho conosciuto Anne quando entrambi eravamo impegnati nel movimento anti-nucleare che, in Danimarca, era chiamato OOA (informazioni sul nucleare). L’idea del logo “Energia nucleare? No grazie” nacque perché avevamo bisogno di qualcosa che permettesse alla gente comune di mostrare la loro opposizione al nucleare in modo amichevole e sobrio. Il messaggio doveva trasmettere felicità e il sole fu scelto come simbolo perché è la forza della terra – senza il nostro sole, la vita sulla Terra non sarebbe possibile – e così ecco un sole felice con un testo amichevole.
Le parole stesse “No grazie” le ricordavo da mia nonna che mi ha insegnato a dire “Sì, grazie” e “No, grazie” per essere educato. Non ho fatto altri loghi ma la mia carriera l’ho svolta assieme ai bambini e il mio impegno l’ho profuso per il modo in cui trattiamo la Madre Terra. Ho trovato molta ispirazione in pedagogia a Firenze (regione Emilia), [in realtà la regione in cui si trova Firenze è la Toscana-ndt] e sono stato in un viaggio-studio in Italia. Oltre all’arte meravigliosa, l’Italia ha una considerazione unica dei bambini che molti in Danimarca condividono, me compreso.

2. Può dirci qualcosa sull’origine intellettuale del periodo in cui il simbolo “Nucleare? No, grazie” fu inventato? Qual era lo stato del movimento verde, come veniva percepita l’energia atomica in quel momento, cosa pensava si potesse realizzare con un’azione del genere?

In Danimarca, la popolazione non ha mai votato sul nucleare, ma il nostro movimento OOA e il piccolo slogan “Energia nucleare? No grazie”, insieme alla maggior parte della popolazione, convinsero i politici a prendere la giusta iniziativa di non introdurre il nucleare in Danimarca. Avevamo in quel periodo, nel 1975, un liceo nella città di Tvind; gli studenti di quella scuola costruirono la turbina a vento più grande del mondo al tempo che venne inaugurata di fronte a 400 persone proprio a Tvind il 29 maggio 1975.
Così, in Danimarca vi fu una sempre maggiore consapevolezza sul come ottenere l’energia in futuro se avessimo detto di no al nucleare e così avremmo preso in considerazione altre fonti di energia, tra cui l’ eolico, il solare, l’energia delle maree.

La nostra lotta contro il nucleare ci mise in contrasto con molte persone ma, per nostra grande fortuna, c’era anche un ingegnere che poteva aiutarci nelle nostre argomentazioni contro questo tipo di energia. Organizzammo incontri pubblici nelle scuole e nelle biblioteche, trascorrevamo il nostro tempo libero per parlare e discutere dell’energia nucleare.

3. Può dirci qualcosa di specifico su come lo slogan-simbolo fu concepito? Fu influenzato da altri simboli o idee? Ne aveva già provati diversi altri prima di arrivare specificamente a questo?

Come già scritto, l’idea venne come un dono del Cielo; non fummo ispirati da un altro slogan, non avevamo altre idee in mente, solo un dialogo breve sul sole e l’amichevole “No grazie”. Anne suggerì il colore giallo, perché nei negozi in Danimarca siamo sempre accolti da una scritta nera su sfondo giallo.

4. Perché si concentrò proprio sul nucleare? Concepì possibili alternative, come ad esempio “Carbone? No, grazie” oppure “Cemento? No, grazie”?

La concentrazione delle nostre forze sul nucleare, allora come oggi, è dovuta alla pericolosità della tecnologia e gli incidenti che si sono verificati nel mondo hanno purtroppo dimostrato che abbiamo ragione.
Il problema dello stoccaggio dei rifiuti radioattivi era ed è un altro problema. Per quanto riguarda il carbone, anche questo è un grosso problema, soprattutto le emissioni di CO2, perciò noi in Danimarca abbiamo scommesso molto sull’energia eolica e la Danimarca ha appena adottato un piano che mira a rendere il paese indipendente dai combustibili fossili. Ma questo piano non è abbastanza ambizioso da essere molto più di quanto il nostro governo e l’UE prevedono, ma è un passo avanti.

5. Dopo più di 30 anni che lo slogan “Nucleare? No grazie” è stato concepito, come lo giudica? Pensa che sia stato efficace? Lo farebbe di nuovo? E qual è il suo giudizio sulla situazione attuale, sull’energia nucleare, sulla situazione energetica globale e sul futuro per l’umanità?

Lo slogan “Nucleare? No grazie” festeggia il suo 36° compleanno nel mese di aprile del 2011 e penso che abbia pienamente dimostrato la sua efficacia: è vitale, è significativo ed è stato tradotto in 45 lingue nazionali e regionali, ha venduto 20 milioni di copie, oltre ad apparire su striscioni, magliette, adesivi.
Il Museo Nazionale Danese ha esibito copie del logo, così come i grandi musei di Berlino, Amsterdam, Londra, che hanno collezioni di questo logo. Un gruppo di alpinisti baschi ha collocato una bandiera con una versione basca del Sole Sorridente sulla cima del monte Everest. A Århus, un grande murale esterno di 12 metri del Sole Sorridente è tuttora conservato in buone condizioni. Sulla tua domanda, se lo farei di nuovo, la mia risposta è chiaramente sì , il mondo di oggi ci indica che qualcosa deve essere fatto prima che sia troppo tardi (Giappone).

Spesso mi chiedo, perché utilizziamo così tanta energia? Ci rende felici? Il nostro mondo sarà ancora intatto nel futuro? I nostri figli saranno più intelligenti? Le persone in questo mondo devono affrontare seriamente il problema dello spreco di energia e dobbiamo educare i nostri bambini a riflettere sull’energia e dobbiamo dire ai nostri politici che devono prendere decisioni a beneficio delle prossime generazioni e non solo della nostra.

Come mio commento finale, Anne ed io non abbiamo mai guadagnato un dollaro sullo slogan “Nucleare? No, grazie”. Tutti i soldi guadagnati sono andati alla battaglia contro l’energia nucleare in molte parti del mondo.

Søren Lisberg

Titolo originale: “Interview with the designer of the “Nuclear? No Thanks” logo”

Fonte: http://cassandralegacy.blogspot.com
Link: http://cassandralegacy.blogspot.com/2011/04/interview-with-designer-of-nuclear-no.html

10.04.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di C. DI LORENZO

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