Il tradimento di Greta

di Patrizia Cecconi
comedonchisciotte.org

Le elezioni della cosiddetta più grande democrazia del pianeta ormai sono in dirittura d’arrivo e i due candidati maggiori stanno usando ogni arma, più o meno elegante e più o meno scorretta per arrivare alla vittoria. I candidati minori sono quasi sconosciuti all’esterno degli States visto che i loro nomi vengono ignorati dalla generalità dei media.

In prossimità del voto, per i due candidati principali sono scesi in campo gli alleati “informali”, sia per Trump, sempre più bullo e sempre più determinato a mantenere il suo potere, fino a non far mistero del ricorso alla forza in caso di sconfitta, sia per Biden, che ottiene sostegno promettendo attenzione al clima e lotta al razzismo, sebbene nel suo passato ci siano parecchie ombre in proposito.

Visti da una distanza che permette di osservarli in un più vasto sfondo che non la ridotta cornice dei duelli pre-elettorali, resta veramente difficile esprimere un giudizio positivo su uno dei due contendenti. Chi scegliere? Ci si affida al sempre più diffuso atteggiamento della scelta del meno peggio, forse quella che ha mosso anche Greta Thunberg, la ragazza simbolo della lotta al “climate change”.

Alcuni giorni fa Greta si è espressa pubblicamente a favore di Biden con queste parole: “Non mi impegno nei partiti politici. Ma le prossime elezioni statunitensi vanno oltre. Da una prospettiva climatica è certo molto lontano da quanto servirebbe e naturalmente molti di voi sostenevano altri candidati. Però, insomma… diamine! Organizzatevi e fate sì che tutti votino per Biden… Chiedetevi se votare per proteggere la scienza, oppure per distruggerla”.

Ma lo sa Greta che Biden ha dichiarato (e Kamala Harris, sua candidata vice, ha riconfermato in un twitter dell’8 ottobre) che non ha nessuna intenzione di bandire una delle tecniche maggiormente nocive per l’ambiente quale il fracking? E lo sa che Biden ha dichiarato: “ il Green New Deal non è il mio piano”, affermazione alla quale Howie Hawkins ha risposto “È vero Joe, E’ il mio piano”.

Howard Hawkins, Green Party USA (GPUS)

Ma chi è Howie Hawkins? Beh, Greta non può non saperlo, visto che si tratta sì, di uno dei candidati minori, ma del candidato che dovrebbe essere “il suo” candidato. Quello che ha un piano socialista (ma forse questo non la riguarda) e verde, veramente verde e questo dovrebbe invece riguardarla. Dovrebbe essere il suo candidato di elezione, quello a favore del quale – avendo deciso di esporsi – avrebbe dovuto dare indicazione di voto.

Si dirà che sarebbe un voto sprecato, certo, conosciamo questa posizione, ma sappiamo anche cosa avrebbe comportato un’indicazione di voto data, non da una scienziata o da una filosofa della natura, ma da un’adolescente che è riuscita a coinvolgere milioni di ragazzi nel mondo con una semplice parola d’ordine: salviamo il pianeta e salviamo il nostro futuro.

La sua dichiarazione a favore del candidato verde e del suo piano elettorale avrebbe avuto una forza simbolica capace di essere un’indicazione di coerenza per il futuro oltre ogni slogan. Inoltre sarebbe stata l’occasione almeno per incuriosire e quindi scoprire che la piattaforma ecosocialista per il Green New Deal proposto da Hawkins è qualcosa di grande, non come pura utopia ma come concreta possibilità di inversione di rotta rispetto al sistema. Avrebbe significato scoprire che la piattaforma verde prevede misure sociali mirate anche all’emergenza Covid-19; prevede drastici tagli al bilancio militare; prevede giustizia fiscale e tanto altro che direttamene, e anche indirettamente, rientra in quella salute del pianeta e garanzia del futuro che né Trump, né Biden mostrano di aver realmente a cuore. Al contrario di quanto dichiarato da Greta e dal suo movimento FFF.

E un’occhiatina al profilo di Angela Walker, candidata vice di Hawkins, la giovane Greta avrebbe fatto bene a darla ed avrebbe scoperto che la Walker è proprio la figura in grado di garantire la realizzazione del piano ecosocialista del candidato verde. Il piano che dovrebbe essere “il suo” piano.

Ma forse a Greta tutto questo non interessa, in fondo lei non si occupa di politica, lo ha detto chiaro. È la politica che si occupa di lei, e la usa. Ma contando sul suo consenso, of course!

Quindi, finire pur essendo solo una ragazzina senza conoscenze scientifiche, in un editoriale di Scientific American, prestigiosa rivista di divulgazione scientifica, grazie al suo invito a votare per Biden, deve averle fatto dimenticare quale doveva essere, se non altro per coerenza ecologista, il suo invito al voto, se invito voleva fare.

Un vero tradimento cara Greta, un tradimento che forse i giovani di Fridays for future nel mondo non scopriranno subito non conoscendo il candidato della sinistra ecologista che tu hai contribuito a oscurare, ma quando lo scopriranno sarà un colpo duro. Duro almeno quanto la tecnica del fracking per estrarre il petrolio che seguiterà ad essere usata devastando l’ambiente con la benedizione del candidato democratico al pari di quella del candidato repubblicano.

Che vinca il migliore non riusciamo proprio a dirlo, chiunque vinca sarà peggiore, anche se Greta in un caso festeggerà e in quel caso, sicuramente, sarà festeggiata. Sarà il premio del suo tradimento al Green New Deal.

Patrizia Cecconi, ComeDonChisciotte.org
26 ottobre 2020