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'Il prossimo sarò io?'

Di Ann Scott Tyson – Washington Post – Lunedì 20 Giugno 2005

All’alba, Miller e il suo plotone si svegliano da un pesante sonno tutti stretti negli Humvees o distesi nello sporco ammassato di un’austera base militare nel Ramadi orientale conosciuta come “Combat Outpost”. La base non ha acqua corrente, solo alcune latrine di legno e viene regolarmente bombardata dai mortai…

Sotto lo sguardo truce del sole di metà mattinata il Sergente Jody Hayes sta in piedi grondante di sudore nel portello del suo veicolo armato M-113, intento a scrutare gli insubordinati. Hayes e il suo seguito di Guardie Nazionali sono stati bloccati per circa mezz’ora in una missione rischiosa e lenta di pulizia delle strade dalle bombe, e lui si sta innervosendo. Improvvisamente si sente sfiorare la testa dal proiettile di un cecchino. Il colpo trapassa la nuca del militare accanto a lui, John Miller, andandosi ad incanalare nel piccolo spazio tra l’uniforme e l’elmetto.

“Tutti giù!” urla Hayes. Miller crolla pesantemente sulla gamba di Hayes, e sulle prime egli crede che il suo collega lo stia coprendo. “Cavolo si è abbassato subito!” pensa… Poi abbassa lo sguardo e vede Miller sanguinare ai suoi piedi…

“Collega,” esclama Hayes, “è morto.”

Holschlag controlla di persona il polso di Miller, come se non avesse sentito.

“È morto!” ripete Hayes più forte.

Sono le 10 e 18 del 12 Aprile e John Wayne Miller se n’è andato…

L’agente speciale John Wayne Miller è stato ucciso da un colpo di sniper a Ramadi, Iraq, il 12 Aprile.

Con un quinto dei suoi uomini feriti o uccisi, il plotone vacilla dal trauma della perdita ripetuta, affrontando una minaccia costante a causa delle bombe e degli spari per le strade di Ramadi, o per i mortai sulla base…

Ramadi è una destinazione tremenda per le truppe statunitensi. Nessuna truppa mandata in città se l’è cavata senza gravi perdite. Più di 120 militari sono stati decimati e un centinaio feriti a partire dall’estate 2003, in proporzione più che a Baghdad. E non tutti i decessi sono stati causati dal combattimento: un 19enne che aveva nostalgia di casa si è recentemente sparato in testa…

“La cosa che fa più schifo,” dice il capo del plotone di Miller, il luogotenente Tom Lafave, di Escanaba, Michigan, “è che scandagliamo una zona e 5 ore dopo un improvvisato ordigno esplosivo esplode nello stesso punto.”

Il primo uomo del gruppo di Miller, il sergente Steve “Shaggy” Hagedorn, è più schietto. “Abbiamo passato 3 giorni a sgomberare un percorso e vi garantisco che è peggio di quando abbiamo cominciato,” afferma. “Quindi ognuno di noi si chiede ‘stiamo facendo tutto questo per che cosa?’. Tutti si chiedono “il prossimo sarò io?’” ..

Lo shock è dato dalla perdita due settimane fa del comandante in seconda, il luogotenente Richard B. Gienau, 29, di Peoria, e del sergente Seth K. Garceau, 27, di Oelwein, Iowa, quando il loro Humvee è stato colpito da una grossa bomba sulla strada…

Edgington, così traumatizzato dalla perdita che non è più in grado di andare in missione, è uno delle centinaia di soldati in Iraq sotto la minaccia dello stress da combattimento ogni mese…

Edgington è l’unico sopravvissuto in Iraq dall’attacco con ordigni improvvisati del 27 Febbraio che uccise Gienau e Garceau e che ferì due altri soldati. Dice che di notte sogna ancora l’attentato, ed è disturbato più che altro dall’ultima occhiata che gli ha lanciato il suo comandante. Dopo l’esplosione dell’ordigno, quando la polvere si era posata a terra, egli si era ritrovato Gienau riverso addosso. “Mi ricordo tutto quel sangue e ciò che sembrava era un graffio sul cuoio capelluto. Sembrava davvero che avesse messo la sua testa nel mio grembo e si fosse addormentato”…

Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di MIMOSONAMIA

Fonte: http://www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=3243

Pubblicato da Truman