Il popolo delle tenebre e della luce

Un racconto di fantasia come monito per chi rifiuta di vedere ed un invito per un futuro di pace.

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

In un luogo molto lontano su una striscia di terra bagnata dal mare e chiusa da un alto muro di grigio e tetro cemento viveva Halima,  una donna amabile e bella. Il suo cuore era puro come l’acqua della sorgente che ormai non scorreva più vicino a lei da quando gli invasori avevano deviato il corso del fiume e li avevano racchiusi in quel piccolo territorio; ma nella sua mente era ancora vivido il ricordo di quelle acque fresche di quando da bambina andava a rinfrescarsi dal caldo con il pretesto di riempire le giare dell’ acqua. Halima viveva con i suoi due figli Jessenia bella come un fiore appena sbocciato e Zaki vivace e curioso tanto da mettersi sempre nei guai, in lui vedeva la bontà e il desiderio di aiutare proprie del suo sposo  spazzato via dal fuoco distruttivo di un razzo lanciato sulla autoambulanza che guidava.
Halima era una esperta tessitrice e una fantasiosa ricamatrice, con le sue abili mani realizzava il tessuto per confezionare il kaftan e il thobe, che poi decorava con complessi disegni geometrici o con simboli stilizzati di uccelli e fiori realizzati con dei fili colorati rossi, azzurri, verdi, bianchi e gialli che lo impreziosivano rendendolo vivace e personalizzato. I suoi clienti erano sia donne che uomini e per ognuno di essi realizzava un thobe adatto al loro ruolo. La madre di Halima anche lei abile ricamatrice le aveva insegnato sin da piccola questa arte millenaria che risale all’epoca dei Cananei , lei poi aveva superato la sua insegnante riuscendo a conservare questa antica arte.
Dopo l’occupazione la sua famiglia era stata espulsa dalla propria casa e mandata a vivere in un territorio assegnato dall’invasore. I suoi genitori, dopo un duro lavoro, riuscirono a costruire una piccola dimora, e cercarono di vivere in pace con tutti, visto che il loro credo religioso era una piccola minoranza e per questo soggetto a persecuzioni sia da parte degli occupanti che degli stessi abitanti del piccolo territorio.
Quando si costituì un governo di liberazione per ottenere giustizia e il riconoscimento della loro identità come popolo, sembrava che anche altre nazioni ammettessero il loro diritto di avere uno stato libero con un proprio governo, così Halima e la sua famiglia pensarono di aver superato il peggio.
Credevano che finalmente si fosse stabilita una tregua, ma per la sua famiglia di confessione cristiana non era facile andare avanti, si trovarono tra due fronti contrapposti: quello musulmano e quello ebraico. Fin da piccola non riusciva a comprendere come mai le varie confessioni, che dovevano elevare lo spirito verso il dio dell’amore fossero utilizzate per uccidere.
Quando incontrò Arham fu subito amore, era un uomo gentile e dallo spirito compassionevole sempre pronto ad aiutare chiunque fosse in difficoltà, unico problema di divisione: era un musulmano sunnita.
Nonostante ciò, tale era il suo amore per la gentile Halima che, pur  andando contro il suo credo, la sposò  con il rito cristiano ortodosso. Durante la sua vita matrimoniale incominciò a capire ed ad apprezzare le parole trasmesse dal Cristo considerandolo un uomo giusto e compassionevole che amava i suoi stessi nemici perché li considera fratelli che ancora non avevano aperto il loro cuore all’amore del Divino.
Poi la tregua si trasformò in guerra, i missili colpivano incessantemente anche le città, causando devastazione e morte. Arham era impegnato a trasportare i feriti in ospedale incessantemente, non si dava tregua a volte non riusciva a tornare a casa e quando poteva abbracciare i suoi cari era così stremato che cadeva a letto e si addormentava, nonostante il fragore intorno e il suono delle sirene. Poi un giorno non tornò più.
La vita senza suo marito era stata dura, ma per amore dei suoi figli cercò di reagire e riuscì con il suo lavoro ad andare avanti.
Ma  all’invasore sionista si aggiunsero gli integralisti islamici del movimento islamico di resistenza che in nome della religione incominciarono a compiere azioni di guerriglia con il fine della liberazione dei territori occupati. All’interno del territorio le donne prima libere ora dovevano sottomettersi all’uomo ed indossare il velo e prepararsi al jihad.  Halima però, che era una donna risoluta e ferm su tutto ciò che per lei era giusto, non accettava nessuna imposizione e men che mai avrebbe accettato di abbandonare l’abito tradizionale per indossare il hijab e soprattutto di sottomettersi agli uomini e usare la violenza, perchè tutto ciò era contrario al suo credo religioso.

La sua determinazione venne presa di esempio da altre donne anche mussulmane che si vedevano negare ogni diritto, così decisero di fare fronte unico per opporsi al patriarcato che stava rendendo la loro vita ancora più dura. Si organizzarono e decisero che non avrebbero subito queste imposizioni.
Visto che veniva impedito alle donne di lavorare, Halima decise di insegnare oro l’arte del ricamo e vendere il frutto del loro lavoroquello  al mercato. Questo gruppo di coraggiose donne diventò sempre più numeroso, tanto che iniziano a compiere azioni pacifiche anche contro l’invasore come informare e consigliare l’acquisto solo dei prodotti locali. Halima decise di far indossare il thobe a tutte le donne con un particolare ricamo sullo sfondo azzurro che rappresentava una bianca colomba su dei rami di ulivo intrecciati, con questi simboli volevano in tal modo comunicare la loro volontà verso la libertà da ogni imposizione sia patriarcale che dagli occupanti e che solo con una pace duratura poteva creare la condizione necessaria perchè potessero convivere senza nessuna prevaricazione.
La situazione però peggiorava, l’odio cresceva sempre più nefasto e gli integralisti non potevano certo lasciare che queste donne, che consideravano infedeli , potessero diffondere la corruzione.
Gli integralisti operando contro gli stessi interessi del popolo, non potevano venir meno al loro nefasto accordo di trasformare un paese dove le donne erano libere in recluse, impedendo loro anche di lavorare o muoversi senza il permesso del marito o del tutore uomo, in tal modo operando su un fronte xenofobo, l’invasore si rilevava addirittura di idee più aperte e pertanto unico detentore del potere perché combatteva l’autocrazia.
Ma queste coraggiose donne creavano scompiglio sui due fronti  e fu cosi che l’intenzione dell’occupante di creare una lotta intestina ebbe il successo desiderato. Una mattina mentre Halina con i suoi due figli e le sue compagne erano al mercato videro arrivare i militari armati, fu un fuggi fuggi generale, le intenzioni erano abbastanza evidenti. Riuscirono a fuggire, mentre le armi tuonavano dietro di loro, grazie al giovane Zaki, che cercò di difenderle frapponendosi tra loro e i militari, quando vide che sua madre era al sicuro con sua sorella e le altre compagne, cercò di scappare ma era troppo tardi venne accerchiato e si ritrovò con le armi puntate davanti al volto. I suoi capelli ricci e neri fremevano dalla furia che si era impadronita di lui, il peso di quell’affronto era troppo per un fanciullo che amava sua madre e sua sorella, i suoi occhi azzurri splendettero abbagliando gli uomini che inaspettatamente abbassarono le armi. Zaki si allontanò spinto dal simun che all’improvviso soffiò violentemente nascondendolo nella polvere. Tornato a casa abbracciò i suoi cari e trafelato e stupito raccontò quello che era successo, la fede di sua madre lo rassicurò, era certa che il Signore lo avesse protetto. La coraggiosa lotta pacifica stava ostacolando i piani violenti proprio di coloro che si facevano scudo della fede, dovevano essere caute e cercare di non farsi catturate e soprattutto uccise.
Cosa potevano fare? Erano comunque già prigioniere su quella piccola striscia di territorio bagnata dal mare e chiusa verso l’interno da un alto muro insormontabile. Per rifugiarsi dove?
La mattina si svegliarono di soprassalto: un rumore assordante deflagrò scuotendo i muri della casa. Spaventati non sapevano se uscire o restare al riparo, avevano capito che erano sotto attacco.
Erano abituati alle incursione degli occupanti, si ripetevano periodicamente quando andava bene una volta l’anno. All’improvviso uno scoppio li assordò, i muri tremarono e si ritrovarono coperti da una polvere bianca, il soffitto si stava sgretolando! Capirono di non essere più al sicuro e uscirono appena in tempo. Si guardarono intorno… la loro abitazione era un mucchio di rovine, non esisteva più, anni di duro lavoro per costruirla ed ora in un attimo non esisteva più, non avevano più niente solo gli abiti che indossavano, si guardarono disperati. Sembravano delle statue di gesso inebetiti e frastornati. I missili avevano fatto tabula rasa di tutto l’isolato, la piazza dove si riunivano era ostruita dalle rovine e fiamme miste al fumo nero si alzavano verso il cielo coperto dalla polvere grigia. Il rumore era sempre più assodante, le urla disperate venivano coperte dal continuo fragore dei missili che cadevano ininterrottamente.
Cercavano un rifugio ma dove potevano andare?
La disperazione si impadronì di Halima, ma Zaki la rassicurò parlando in maniera risoluta e calma: “Vedrai che ne usciremo e saremo liberi, l’importante è stare insieme. “
La sorella si strinse forte alla madre e guardò il fratello con degli occhi pieni di paura tanto che si erano così incupiti da diventare neri.
Zaki dopo l’incontro con i militari sentiva dentro di sé una strana forza che gli infondeva coraggio, forse suo padre stava vegliando su di loro.
La madre che amava suo figlio di un amore immenso non capiva questo suo atteggiamento fiducioso e replicò: “Come puoi dire che riusciremo a liberarci? Scappare da questo inferno mi sembra impossibile. “
Ma Zaki cercava una via di uscita, si ricordò di un condotto fognario che convogliava le acque verso il mare. Una volta giocando con i suoi amici lo avevano percorso incuriositi senza badare all’odore sgradevole che aveva intriso anche i loro indumenti. Certo ora con tutte quelle rovine sarebbe stato difficile individuare il tombino da cui erano entrati, poi una volta sulla riva dovevano cercare una barca per allontanarsi.
Prima c’era un piccolo porticciolo da dove partivano i pescherecci, era una attività utile che sfamava le persone chiuse in quel territorio, ma poi l’invasore aveva bloccato le imbarcazioni uccidendo i pochi coraggiosi pescatori che cercavano di sopravvivere con la pesca. Anche per loro non sarebbe stato facile cercare di evitare gli attacchi da parte della marina militare degli invasori che presidiavano la costa.
Intanto per un attimo il fragore delle armi si interruppe, alcuni bambini coraggiosi uscirono timidamente cercando la gioia nel gioco.
Trovate la forza di sorridere
giocando tra le macerie di un mondo scomparso
insieme correte saltando da una barriera all’altra
cercate di non cadere
ferirsi diventa un problema
ferirsi significa morire
gli occhi scuri riflettono una luce sommessa
il sole risplende
ma la polvere oscura la luce
illuminata dal candido sorriso
cercare di dimenticare il terrore
affrontare il giorno con la speranza di vivere.
Fragore assordante disperde le gioiose voci
un attimo e tutto rimbomba
tutto cambia
diventa oscuro
compagni di gioco dispersi nel vuoto
voci angeliche senza più respiro
l’universo li accoglie urlando
scempio di anime innocenti
sacrificate per interesse materiale
adulti senza coscienza e amore
solo prestigio e prevaricazione.
Il presente ormai non esiste più.

Il bombardamento ritornò più potente di prima, Zaki e la sua famiglia rimasero così increduli e addolorati nel vedere quei corpicini straziati che si inginocchiarono rivolgendosi al Creatore:
Tu che sei in tutti noi
Tu che ci hai creato
Tu che ci fai trascorrere la vita in questo corpo
ora lo strazi portandolo via a queste anime innocenti
Tu sei il creatore anche dell’invasore
che uccide convinto che noi non siamo degni di vivere
quante piccole vittime saranno immolate
prima che l’orrore volga alla fine
forse noi non saremo più in questo corpo
forse non saremo più un popolo
abbiamo accettato tutto
abbiamo cercato di sopravvivere
nonostante ci avessero tolto tutto
Ti preghiamo fa che questo olocausto termini
Ti preghiamo fa che l’invasore veda l’amore.

Una improvvisa luce li invase, sentirono il corpo leggero ed evanescente come sospinti da una brezza fresca e rinvigorente. Si ritrovarono in un mondo dove tutto splendeva, l’acqua sgorgava intonando dei suoni che rilassavano il corpo, il verde era punteggiato da fiori bianchi e rossi il cielo era azzurro e limpido.
Una voce li scosse: “Ecco dove ho portato i bambini ora sono qui con me, ho creato questo vostro mondo e vi ho lasciato liberi di scegliere come trascorrere la vostra breve vita, ma il male è cresciuto e sta distruggendo ogni cosa, il logos e l’amore sono stati sostituiti dall’odio e dalla violenza, ancora non finirà questo olocausto fino a che le tenebre non saranno illuminate dalla speranza e dalla gioia.”
Halima spaventata replicò timidamente: “Cosa possiamo fare? “
La voce rispose: “A voi che siete i miei discepoli dono lo Spirito Santo. Andate e diffondete la parola di Dio, non abbiate più paura perché la morte non può niente contro la vita, la quale trionfa assumendo una forma piena e duratura. Perdonate il vostro nemico e diffondete la verità ricordando il mio nome.”
Halima con la mente in subbuglio chiese: “Io sono solo una donna con due fanciulli chi mai mi può ascoltare!?”
La voce la rassicurò: “Vi porterò nel regno di satana da dove tutto è iniziato e parlerete con il suo portavoce.”
Halima e i suoi figli si sentirono improvvisamente invasi da una enorme e vitale forza.
Si svegliarono in un parco verde con un limpido lago che rifletteva un bianco e classico edificio circondato da colonne, l’aria era pulita e non sentivano più il rumore delle bombe.
La donna con al fianco i due fanciulli si diresse verso quel candido edificio chiedendosi come poteva quel luogo così tranquillo essere la dimora del maligno.
Si avvicinarono al cancello ma furono fermate dalle guardie armate.
Halima disse risoluta: “Siamo qui per parlare con il presidente.”
Gli uomini armati aprirono il cancello colpiti dalla luce che emanavano e li scortarono verso l’ingresso.
Al loro passaggio tutti rimasero ammutoliti, stupiti da quel trio singolare che procedeva con passo fiero e deciso. Arrivati davanti alla porta del presidente entrarono. Il presidente un uomo alto, magro e con gli occhi persi nel vuoto rimase indispettito da tale improvvisa ed inaspettata visita e chiamò la sicurezza.
Nessuno gli venne in aiuto e così rimase al cospetto di quelle tre persone che non avevano nessun timore di lui che pure era l’uomo più potente del mondo e decideva della vita di tutti gli esseri umani.
Per lungo tempo rimasero senza articolare nessuna parola, eppure dall’esterno sentivano uno strano brusio. Una improvvisa luce si irradiò e tutto l’edificio risuonò esplodendo in tanti minuscoli pezzi.
Il presidente non aveva accettato la parola del Creatore preferendo la via del male, così svanì nel fuoco della purificazione insieme ai suoi complici. Non c’erano più…
Halima e i suoi figli aprirono gli occhi e videro che erano nuovamente immersi nelle macerie.
Uno strano silenzio li avvolse, poi delle persone si diressero verso di loro innalzando  grida gioiose e osannando il Dio della misericordia.
Gli invasori e i falsi religiosi erano spariti, dileguati, finalmente erano liberi. Una nuova vita piena di speranza iniziava.

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