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FINCHE' IL DOLLARO RESTERA' LA VALUTA DELLE RISERVE, GLI USA CONTINUERANNO LE LORO GUERRE

A CURA DI DIMITRI SUDAKOV
globalresearch.ca

Pravda.Ru ha intervistato Paul Craig Roberts, economista americano che in passato è stato Segretario Aggiunto al Dipartimento del Tesoro nell’amministrazione Reagan e fondatore della Reaganomics, – le politiche economiche promosse dall’allora Presidente Ronald Reagan negli anni ’80.
Abbiamo chiesto al Dr. Roberts di condividere le sue opinioni sulle questioni interne ed esterne degli Stati Uniti.

Pravda.Ru: Dr. Roberts. Lei è conosciuto in Russia come ideatore della Reaganomics, che aiutò il paese a superare la stagflazione di quegli anni. Quali erano gli aspetti chiave di quelle politiche e come ne valuta i risultati oggi? La sua fede nel mercato libero si è affievolita?Paul Craig Roberts: Mercato libero significa la libertà dei prezzi di adeguarsi alla domanda e all’offerta. Non significa l’assenza di regolamentazione dei comportamenti umani.
La Reaganomics era un termine politico per indicare un’economia basata sull’offerta, un nuovo sviluppo delle teorie economiche. Nel mondo occidentale dopo la seconda guerra mondiale, i governi utilizzarono la politica economica Keynesiana basata sulla domanda per controllare e per promuovere l’occupazione. John Maynard Keynes fu l’economista inglese che attribuì la causa della Grande Depressione occidentale all’insufficiente domanda aggregata necessaria per mantenere occupazione e prezzi stabili.

La gestione keynesiana della domanda si basava sui deficit di bilancio dei governi su una “facile” politica monetaria (creazione del denaro) per stimolare la domanda di beni e servizi. Per controllare l’inflazione derivante da un’eccessiva domanda, si utilizzava un alto tasso d’imposizione fiscale per ridurre i redditi in eccesso.

Il problema fu che gli alti tassi d’imposizione fiscale sul reddito resero il tempo libero poco costoso in termini di perdita di utili derivanti dal non lavoro, e resero i consumi poco costosi in termini di utili futuri derivanti dalla riduzione del risparmio e degli investimenti.

In altre parole, gli alti tassi d’imposizione fiscale resero il tempo libero e i consumi poco costosi in termini di reddito mancato, sia presente sia futuro. Quindi la forte pressione fiscale depresse l’offerta di lavoro e di capitali.

Usando la percentuale inglese del 98% d’imposizione fiscale sui redditi da investimenti (pre-Thatcher) l’economista premio Nobel Milton Friedman illustrò il problema con questo esempio. Immagina di essere un inglese con 100.000 dollari. Li investiresti per redditi futuri o ci compreresti una Rolls-Royce e ti godresti la vita? Il vero prezzo della Rolls-Royce (o di una Bentley, o Ferrari, o Maserati) non è il prezzo d’acquisto. Il prezzo della macchina esotica è il mancato reddito per non aver investito i 100.000 oggi.

Supponi di poter guadagnare il 10% dei 100.000 dollari. Il costo dell’acquisto della macchina di lusso sarebbe quindi di 10.000 dollari l’anno. Ma dopo aver pagato le relative tasse (98%) la macchina costerebbe solo 200 dollari l’anno, un prezzo quindi decisamente irrisorio.

Lo stesso esempio vale per il lavoro e il reddito da lavoro. A causa degli alti tassi d’imposizione fiscale, molti professionisti, come i medici per esempio, chiusero i loro studi di venerdì pomeriggio per andare a giocare a golf.

Cambiando il mix di politica, cioè applicando una stretta alla politica monetaria e riducendo le aliquote fiscali (le aliquote sull’aumento dei redditi) la politica economica dalla parte dell’offerta di Reagan permise all’offerta aggregata di crescere nuovamente. Di conseguenza la produzione aumentò in proporzione alla domanda e l’inflazione decrebbe.

Questa politica basata sull’offerta fu il primo importante passo positivo di Reagan nel processo di porre termine alla guerra fredda con l’Unione Sovietica.

Finché l’economia statunitense fosse stata afflitta dalla stagflazione e dall’aumento della disoccupazione e dell’inflazione, l’Unione Sovietica avrebbe assistito al fallimento non solo del comunismo ma anche del capitalismo. Ma quando Reagan rimediò al problema economico, il governo Sovietico barcollò nella sua certezza di poter battere l’avversario nella corsa gli armamenti.

Il secondo passo avanti di Reagan sarebbe stato quello di portare il governo Sovietico al tavolo dei negoziati e porre fine alla guerra fredda. Questa guerra rappresentava un enorme costo economico per entrambe le due società e c’era sempre l’incognita di un possibile conflitto nucleare, cosa che avrebbe addirittura cancellato il genere umano dalla faccia del pianeta. Gorbaciov, persona intelligente e pienamente cosciente dei rischi in ballo, arrivò a un accordo con Reagan.

Questo fu certamente un grande traguardo per gli Americani e per i Russi. Amicizia e cooperazione finalmente possibili.
Ma non doveva durare molto. Il successore di Reagan approfittò della buona fede tra i due paesi che Reagan e Gorbaciov avevano creato, per imporre la supremazia nel mondo.

D: Negli anni ’80, cavalcando il ristabilito potere economico degli Stati Uniti, Reagan riuscì a convincere il governo sovietico terminare la Guerra Fredda. Tutti quegli accordi, come lei dice, furono vanificati dai successori di Reagan.
La Russia ha un’opinione del tutto differente su Reagan. I Russi pensano a lui come l’uomo che ha ripreso la corsa agli armamenti, progettato lo scudo spaziale e “debellato il cancro del comunismo”, essendo riuscito a convincere (o corrompere?) Gorbaciov alla cooperazione. Forse che anche lui dovrebbe far parte della lista dei responsabili dell’attuale “idiotismo” americano?

R: Reagan non era un membro del sistema Repubblicano. Lui sconfisse il candidato del sistema, George H. W. Bush (padre di George W. Bush) alla nomination presidenziale repubblicana. Puntando sia sugli elettori democratici che sui repubblicani, Reagan ebbe una grandissima vittoria elettorale.

Aveva due obiettivi: uno era quello di sconfiggere la stagflazione, l’altro era di porre fine alla Guerra Fredda. Non gli importava molto di altro. La “corsa agli armamenti” e le “guerre stellari di difesa con i missili antibalistici” non erano reali. Erano semplicemente “minacce” utilizzate per indurre Gorbaciov a negoziare la fine della Guerra Fredda. A differenza dell’attuale Partito Repubblicano, Reagan voleva la pace, non la guerra.

Dico questo perché quando riuscii a far adottare la nuova politica economica che curò la stagflazione, il Presidente Reagan mi mise a capo di una commissione presidenziale super-segreta con poteri di controllo addirittura sulla CIA.

La CIA si oppose al tentativo di Reagan di mettere fine alla Guerra fredda, come anche fece tutto l’apparato militare e d’intelligence su cui il Presidente Dwight Eisenhower mise in guardia il popolo americano nel suo ultimo discorso alla Nazione. La fine della guerra fredda metteva a rischio i profitti delle potenti industrie belliche e il potere della CIA.
La CIA disse che l’Unione Sovietica avrebbe vinto la corsa agli armamenti, perché l’ Unione Sovietica aveva il controllo totale degli investimenti, diversamente dagli Stati Uniti, e poteva quindi stanziare l’intero PIL dell’Impero Sovietico per scopi militari. La commissione segreta creata da Reagan fermò la CIA.

Nel 1961 ero stato membro del programma USA-URSS di scambio studentesco con l’Unione Sovietica e avevo avuto modo di osservare la situazione. Nel mio primo libro (1971) dicevo che l’economia sovietica aveva fallito. Quando, decenni dopo, parlai all’Accademia Sovietica delle Scienze a Mosca nel 1989 e nel 1990, i membri dell’Istituto Economico mi portarono delle copie del mio libro perché gli facessi l’autografo. Ed io che pensavo che in Unione Sovietica ci fosse ancora la censura…
L’Unione Sovietica crollò tre anni dopo che Reagan lasciò l’incarico presidenziale. Fu una sorpresa per noi che avevamo aiutato Reagan a mettere fine alla Guerra Fredda e neutralizzare la minaccia della guerra nucleare.

Io e altri sostenitori di Reagan ci opponevamo all’espansione della Nato fino ai ridotti confini della Russia. Quello che il mondo sembra ignorare è che il crollo dell’Unione Sovietica scatenò negli Stati Uniti una nuova, pericolosa ideologia conosciuta come “NeoConservativismo”.

D: Lei ha scritto che “il folle e criminale governo di Washington, non importa se Democratico o Repubblicano, e quale che sia l’esito delle prossime elezioni, è la peggior minaccia alla vita sulla Terra mai esistita”. Come descrive questa minaccia, in che consiste e chi la rappresenta in particolare negli Stati Uniti?

R: La minaccia è l’ideologia neoconservativa, scatenata dal crollo Sovietico. E’ una forma di Marxismo in cui, invece del proletariato, chi vince alla fine della storia è il “capitalismo democratico” americano. Gli americani sono “indispensabili”, gli Stati Uniti sono la nazione “indispensabile” con il diritto di stabilire la propria egemonia in tutto il mondo. Adolf Hitler chiamò questa cosa “Superiorità Ariana”. Ora è Washington che afferma la superiorità. L’ideologia neoconservativa minaccia il mondo di una guerra nucleare.

D: Che ne pensa della legge Russa secondo cui i partiti politici fondati dall’estero dovrebbero essere definiti “agenti stranieri”?

A: Gli Stati Uniti hanno leggi che richiedono a soggetti stranieri di registrarsi come “agenti stranieri”. Questa legge non si applica sempre ai gruppi delle lobby israeliane, come ad esempio l’AIPAC.

Negli Stati Uniti non ci sono partiti politici fondati da soggetti stranieri. Una cosa del genere non sarebbe consentita. Sarebbe considerato alto tradimento. Quello che stupisce è che il governo Russo ha permesso per vent’anni alla sua opposizione politica di essere fondata da Washington e ancora oggi lo permette, a condizione che si registri come agente americano. La capacità di Washington di fondare l’opposizione politica al governo Russo, organizzare gruppi di protesta (forse anche Pussy Riot), dà a Washington libero accesso alla destabilizzazione in Russia.

D: Che ruolo hanno negli USA le cosiddette organizzazioni non governative? Ad esempio il National Endowment for Democracy?

R: Le ONG non hanno alcun ruolo negli USA. Sono invece utilizzate da Washington per interferire nelle questioni interne di altri paesi, come ad esempio finanziando e organizzando “rivoluzioni di colore” in Georgia e Ucraina. Il National Endowment for Democracy è il principale finanziatore dell’opposizione politica e di gruppi di protesta in paesi con governi avversari di Washington. Nonostante il suo scopo originario, il National Endowment for Democracy si è trasformato in un agente dell’egemonia statunitense.

D: Lei ha scritto molto sulla vicenda Pussy Riot. Ha detto: “Sono stati brutalmente ingannati e usati dalle ONG finanziate da Washington infiltrate in Russia.” Quali sarebbero i motivi di un simile attacco?

R: Potrebbe anche essere che le accuse di Pussy Riot alla giustizia del governo russo siano proteste indipendenti. Ma è anche vero che potrebbero essere state benissimo provocate e finanziate da Washington. In ogni caso, ciò che conta è il risultato. E il risultato è che la controversia su Pussy Riot ha spostato l’attenzione pubblica dalle azioni distruttive statunitensi in Siria alla figura di Putin, “il soppressore del libero pensiero”. E’ una follia per i Russi allearsi con la propaganda Americana contro il loro stesso governo. Se questa follia continua, la Russia finirà con il diventare un altro stato-fantoccio degli USA.

D: Se una cosa come quella di Pussy Riot avvenisse in America, in un luogo d’importanza nazionale, come reagirebbero il governo e l’opinione pubblica? Che cosa dice la gente comune dello scandalo Pussy Riot in Russia?

R: L’americano medio non sa niente di Pussy Riot. Nonostante la propaganda di Washington, la maggior parte degli americani non ha per niente seguito la vicenda. L’importanza della propaganda di Washington nel caso Pussy Riot consiste nell’invio di un segnale agli stati europei “fantoccio” di Washington, che la Russia va demonizzata per essersi opposta alle azioni distruttive americane in Siria e Iran. Sono stati i Russi e i Cinesi che hanno bloccato la risoluzione dell’ONU che avrebbe consentito un’apertura della NATO per il bombardamento della Siria, come avvenuto in Libia. Invece di essere lodata per il suo interesse per le vite umane, i diritti umani e le leggi internazionali, la Russia è stata condannata.

Le conseguenze di un’azione come quella di Pussy Riot in USA varierebbero secondo le leggi statali e locali. Dipenderebbero anche dal luogo dove l’azione avvenisse. Ad esempio, una sinagoga ebraica: il Dipartimento di Giustizia Americano potrebbe dichiararla un’azione criminale di odio razziale o una forma di discriminazione contro una “minoranza protetta” e farne un caso federale.

D: Lei ha scritto che il Governo USA era ben determinato a portare la Guerra su tre fronti, Siria, Libano e Iran – nel Medio Oriente, Cina – nell’Estremo Oriente e Russia – in Europa. Il paese si trova in condizioni finanziarie tali da potersi permettere una cosa del genere?

R: Gli USA sono in bancarotta. Il dollaro, però, è sempre la valuta delle riserve mondiali. Questo significa che gli USA possono emettere denaro per pagare i conti. Finché il mondo accetterà il dollaro come valuta delle riserve, gli USA potranno continuare le loro guerre.

D: Avendo una condizione insulare, gli USA intervengono in altri paesi sperando che la Guerra non arrivi mai nel suo territorio. Gli USA spendono molte più risorse per la difesa delle sue basi in Europa e nel Medio Oriente che per la difesa dei suoi confini. Forse la Russia dovrebbe attivarsi per spostare la minaccia un po’ più vicina ai confini statunitensi, dispiegando un sistema missilistico mare-terra vicino alle coste di un paese latino-americano amico…

R: Come il Presidente Reagan, io sono per la pace. Credo che gli americani, i russi, i cinesi, gli iraniani e tutti gli altri dovebbero spendere le proprie risorse per riuscire a vivere in pace, senza cercare di dominare gli altri. Credo che Washington stia costringendo la Russia e la Cina a utilizzare le proprie risorse per scopi di difesa militare, risorse che potrebbero essere meglio utilizzate per favorire lo sviluppo economico e la protezione dell’ambiente.

Sono convinto che la voglia di supremazia mondiale di Washington stia portando il mondo verso la guerra nucleare. Non so proprio come potranno rispondere i governi russo e cinese a questa voglia di egemonia globale.

D: Cosa ferma la Russia e la Cina dall’unirsi per opporsi agli USA?

R: A questa domanda proprio non so rispondere. Forse il sospetto reciproco, come il sospetto tra Sunniti e Sciiti che permette agli USA di dominare il Medio Oriente.

D: Lei ha detto che gli Stati Uniti sono uno stato di polizia, instauratosi nel nome della mistificazione della “guerra al terrore”. Può dare una spiegazione chiara su ciò che sta facendo l’America-Grande Fratello?

A: Il regime Bush/Cheney fece il primo sfondamento con la legge PATRIOT, che aggredì la Costituzione americana e negò diverse libertà civili agli americani. Il regime di Bush stabilì che il presidente non doveva obbedire alle leggi statutarie degli Stati Uniti, come la Legge di sorveglianza sull’intelligence straniera, secondo cui è necessario un mandato giudiziario per spiare i cittadini americani. Il Presidente Bush infranse la legge, quindi commise un crimine, ma non è mai stato perseguito per questo.

Bush ha affermato e istituito chiaramente il potere di negare le norme costituzionali, come l’habeas corpus, condannando quindi i cittadini americani alla “detenzione astratta”, senza traccia di prove o di processo alcuno. Non è stato fatto niente per impedire questa violazione dell’ordine costituzionale. Il Presidente Obama ha dichiarato di avere il potere di arrestare i cittadini americani anche solo su basi di sospetto, senza prove materiali e senza giusto processo. Queste sono le misure di polizia più estreme mai prese ai nostri giorni.
Il Dipartimento della sicurezza interna ha annunciato che ha spostato l’attenzione dal terrorismo musulmano agli “estremisti interni”, termine indefinito. Recentemente il Dipartimento ha acquistato più di un miliardo di set di munizioni, come i proiettili a punta cava, tanti da poter sparare più volte a ognuno dei cittadini americani tutti insieme. C’e’ giunta anche voce che sono stati costruiti campi di detenzione, “destinati all’uso in caso di evacuazione per uragani”. Il Congresso e i media non si stanno ponendo alcun interrogativo su questa faccenda.

D: Il Presidente Barack Obama ha detto che uno dei principi necessari per riprendere i colloqui di pace tra Israele e Palestina era il ripristino dei confini del 1967. Come gli ha permesso la lobby ebrea di dire una cosa del genere?

R: Il Presidente Obama è stato definito dal Primo Ministro Israeliano Netanyahu e dalla Lobby Ebrea come “tiepido amico” d’Israele, perché ancora non ha sferrato nessun attacco militare all’Iran. Obama, forse credendosi davvero il presidente dell’unica superpotenza mondiale e non il fantoccio del primo ministro israeliano, ha reagito agli attacchi dell’ala destra del governo d’Israele. Il riferimento di Obama ai confini del 1967 era il suo modo di dire al governo israeliano che stava un po’ forzando la mano, che stava esagerando.

D: Lei considera che il problema più grave dell’economia statunitense è il trasferimento della produzione in Cina. Se le venisse chiesto di diventare consigliere del presidente, quale sarebbe il suo piano tirare fuori gli USA dalla crisi?

R: Non mi è più permesso di essere consigliere del presidente USA. Dall’amministrazione Clinton, gli unici consiglieri ammessi sono quelli che mentono per il governo. Io questo non lo posso fare.
Non sono tanto sicuro che l’America riuscirà ad uscire dalla crisi. Gran parte delle produzioni americane sono state trasferite all’estero per aumentare i profitti, i benefit di performance dei dirigenti e le cedole degli azionisti. Gli USA hanno perso catene di produzione chiave, infrastrutture industriali e la preparazione di operai specializzati.
In teoria, gli USA potrebbero riportarsi a casa le loro imprese tassando i loro profitti secondo la localizzazione geografica del valore aggiunto al prodotto. Se il valore viene aggiunto all’estero, in Cina o India per esempio, la percentuale fiscale dovrebbe essere alta. Se il valore è aggiunto in “patria”, la percentuale sarebbe di meno.
Gli USA potrebbero anche ricorrere alle tariffe protette, quelle che in passato gli permisero di diventare una potenza economica.
Questi cambiamenti sarebbero difficili da applicare poiché non incontrerebbero il favore dell’1% degli interessati. Gli Stati Uniti oggi sono governati da un’oligarchia d’interessi privati. Il governo Americano non è del tutto indipendente dai gruppi di potere che finanziano le campagne politiche. Gli Stati Uniti hanno smesso di essere una democrazia durante l’amministrazione Clinton.

Дмитрий Судаков (Dimitri Sudakov)
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/the-us-will-continue-its-wars-as-long-as-the-dollar-remains-a-reserve-currency/
25.09.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Pubblicato da Davide

  • Eshin
  • bstrnt

    Gli Stati Uniti non sono mai stati una democrazia! Hanno esportato sì la “loro democrazia” e l’Europa colonizzata USA è attualmente una continuazione del terzo reich sotto altre forme.
    Paul Craig Roberts difendendo Reagan sta difendendo l’indifendibile, agli USA è andata bene che di fronte a un imbecille (Reagan), o forse sarebbe meglio dire a una sequenza di imbecilli (con forse unica eccezione Carter), hanno trovato dall’altra sponda un imbecille ancora maggiore in Breznev.
    Lasciamo poi perdere le infauste teorie del nano malefico Milton Friedman propugnate da idioti del calibro di Reagan e Thatcher, che stanno portando, questo sì, al collasso dell’occidente e al crollo dell’impero USA!!!

  • massea

    Che cosa ci si poteva aspettare da un ex collaboratore di Regan?

  • AlbertoConti

    Dice la mammoletta: “Mercato libero significa la libertà dei prezzi di adeguarsi alla domanda e all’offerta. Non significa l’assenza di regolamentazione dei comportamenti umani.” E poi: “Il governo Americano non è del tutto indipendente dai gruppi di potere che finanziano le campagne politiche.” Veramente commovente, potrebbe degnamente sedersi sui banchi di un asilo infantile comunale, gestito dal PD. E’ proprio vero che Dio li fa e poi li accoppia: un attore di western fallito e un economista della domenica. Han fatto più danni loro di tutti i delinquenti precedenti e successivi alla “guida” dell’impero più corrotto di tutti i millenni.

  • Georgejefferson

    Alcuni estratti interessanti..altri dubbi.Ci vorrebbe un dibattito serio alla questione economia,con contradditorio keynesiano a dibattere sul MERITO delle politiche “dell’offerta”.La supply side economics la conosco un po diversa dalla versione”per la pace”propagandata..ma non ho abbastanza competenza e sospendo il giudizio,per ora.Tanti spunti pero sono ragionevoli riguardo al seguito del discorso economico.Bisognerebbe approfondire.

  • mago

    Commento molto lucido che rispecchia il vero… complimenti.

  • mincuo

    Non è una mammoletta, perchè dice: “Mercato libero significa la libertà dei prezzi di adeguarsi alla domanda e all’offerta. Non significa l’assenza di regolamentazione dei comportamenti umani.”
    Forse anzi ha studiato qualcosa, a differenza di altri, e infatti qualche responsabilità l’ha pure avuta.

  • AlbionDoesNotSingAnymore

    La storia degli stati uniti come prosecuzione del Terzo Reich sotto mentite spoglie è assurda, completamente insensata e quanto mai ridicola. Perchè avrebbero dovuto combatterci una guerra mondiale, distruggerlo, fare dell’antifascismo (e dell’anti-nazionalsocialismo) il fulcro della mentalità occidentale, per poi ricostituirlo sotto un’altra forma? Le istituzioni e i mass media non fanno altro che riproporci fino alla nausea la figura di Hitler e Mussolini come espressione più genuina del Male mentre coloro che combatterono dalla “parte giusta” avrebbero ricostruito segretamente il Terzo Reich e starebbero tramando nell’ombra per portare a compimento gli “oscuri piani nazisti”?

  • mincuo

    Servisse a qualcosa. Tra parentesi Paul Craig Roberts che è una delle migliori e più oneste persone che ci siano in US voleva smettere di scrivere più di una volta, e sono stati molti lettori che l’hanno pregato di non lasciare. Ma smetterà prima o poi e fa bene.
    Basta vedere qui “economista della domenica”…..

  • ROE

    Ciò che è certamente vero di questo articolo è il titolo.

  • calliope

    perchè no?

  • AlbionDoesNotSingAnymore

    Beh, il fatto che gli USA abbiano combattuto una guerra mondiale contro la Germania mi sembra sufficiente, se a ciò aggiungi che al giorno d’oggi, nell’Occidente dominato dagli states, il Terzo Reich viene ossessivamente rappresentato come l’Impero del Male… Già nel periodo antecedente lo scoppio della WW2 la stampa anglo-franco-americana creò l’immagine (e la impresse nell’immaginario collettivo) del blocco democratico, composto da francia, stati uniti, gran bretagna e URSS (all’epoca era considerata “paese democratico”, in ottimi rapporti con gli stati uniti. Gli stessi roosvelt e stalin erano amici e la stampa americana chiamava il leader sovietico “Uncle Joe”, ritraendolo come un personaggio bonario) in contrapposizione con i diabolici totalitarismi, escrescenza infera affiorata sulla terra, rappresentata unicamente dall’Italia Fascista e dalla Germania Nazionalsocialista. Gli stati uniti provocarono il Reich con ogni mezzo per indurlo ad entrare in guerra contro di essi, ma invano, così presero parte al conflitto entrando dal retro, costringendovi il Giappone. E ora mi si viene a dire che l’America sarebbe una sorta di “Terzo Reich” camuffato, dopo che lei sessa lo ha sconfitto nella guerra di più proporzioni e più mortifera e distruttiva della storia umana, mentre i mass media americani e le nostre istituzioni (quella scolastica in primis) non fanno altro che ripeterci quanto fosse stata tragica l’esperienza Nazionalsocialista e Fascista e quanto dobbiamo agli alleati per averci liberato?

  • antiUsrael

    Lasciali stare: questi sono matti da legare…

  • antiUsrael

    > Davvero esilarante, ma nel caso tu credessi davvero a ciò che hai scritto devi sapere che l’Europa colonizzata dalla NATO per essere considerata una continuazione del Terzo Reich hitleriano dovrebbe avere almeno queste caratteristiche:
    1)aver creato un sistema libero dalla moneta debito dei banchieri usurai internazionali(come i MEFO del 1933 o meglio ancora la legge sulla reichsbank del 15-6-1939)
    2)avere una politica di potenza Eurasiatica e mediterranea(con rapporti sinergici col nord-Africa e col vicino oriente) a danno dei mondialisti atlantisti-sionisti e un potere che che sciolga le sette massoniche e riduca l’influsso di quelle religiose sullo stato.
    3)non fare guerre per esportare la ”democrazia”, il dio mercato e il proprio colonizzante ”way of life”, ma al massimo impedire con tutti i mezzi che qualche ”nazione” proponga il ”globalism way of life”..
    4)aver un’impronta socialista identitaria antiglobalista e soprattutto non essere dominata da un cricca di lobbysti banchieri e ipercapitalisti interessati solo alla loro patria universale e al loro dio denaro..
    Tutte cose che aveva il Terzo Reich e di cui gli Stati Uniti(che hanno scatenato una guerra per distruggere Hitler) sono la negazione.

  • Cataldo

    Senza entrare nel merito del giudizio su Reagan, per aggiungere qualche elemento non bisogna mai dimenticare che la sua conoscenza “interna” dei meccanismi del potere USA si è formata sin da quando era uomo immagine della GE, non so se fosse cosi “esterno” al nucleo forte dei repubblicani, ma certamente si è formato in modo autonomo, fuori dai percorsi standard.

    Ma il punto che mi interessa di più è quello della fine della guerra fredda, che nell’articolo è un inciso, la critica non è rivolta particolarmente a questo caso, ma in generale si parla di questo momento storico senza mai affrontare il nodo militare-industriale, in questo modo diventa difficile comprendere i passaggi successivi, nell’evoluzione del potere USA e dei rapporti tra le potenze successivi.
    In estrema sintesi, se si chiama guerra bisogna pur guardare sul piano dei rapporti di forza militare; tornando a Reagan, quando arriva alla presidenza la situazione è ambivalente, la Russia era stata attratta dal gorgo afghano, mettendo in mostra le sue vulnerabilità tattiche, ma restava in piedi la minaccia strategica, seppure non nelle proporzioni evocate dalla propaganda atltantica. Nel corso del primo mandato gli USA portano a compimento un progetto di grande portata, in poche parole riescono a completare i posti di ascolto oceanici fissi e mobili che, nel giro di qualche mese, portano a determinare tutti i movimenti dei grandi sommergibili di attacco sovietici. Questo sviluppo, frutto di una serie di programmi messi in piedi sin dai primi anni 60, ha completamente ridisegnato gli equilibri strategici, in quanto l’URSS si trovava priva di colpo privi sia dell’attacco ” a sorpresa” sia di una parte importante del “colpo di risposta”. Reagan raccoglie i frutti di questo sforzo, e li incanala in una politica fortemente assertiva verso i Russi, con spazi di manovra che fino ad allora erano inesistenti. Andrebbero approfonditi i risvolti di questa fase politica per l’apparato militare industriale, ma qui andremmo troppo OT.

  • AlbertoConti

    No, scusa, la deregulation chi l’ha inventata? mia nonna?

  • AlbertoConti

    Per essere onesto, ne ha fatti di guai. O gli economisti full time sono esenti dalla verifica dei fatti? Dargli dell’incompetente è un complimento, per eccesso di compassione. Anche i fan di Berlusconi lo pregano di non lasciare … Ma smetterà prima o poi, e fa bene (magari prima che poi)