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EURO CONTRO DOLLARO: UN POSSIBILE SCONTRO?

DI KAMAL EL-KAISSI
Dar Al Hayat

Nel novembre del 2000, l’Iraq decise di passare dal dollaro all’euro,
denominando nella moneta europea tutte le proprie transazioni di petrolio, e,
alla luce di questa decisione, richiese all’ONU la conversione delle proprie
disponibilita’ finanziarie dalla moneta statunitense all’euro, presso le Nazioni Unite, per un totale di 10 miliardi di dollari Usa.

Lo scopo di questo cambiamento fu quello di rendere Washington consapevole del danno
che[l’Iraq] avrebbero potuto arrecare agli Usa come conseguenza dell’embargo e delle
pene inflitte al popolo iracheno, per non parlare di incoraggiare gli stati
europei e le altre nazioni ad interrompere il forte sostegno alle sanzioni verso
l’Iraq, ed uscire, a loro volta, dall’orbita del dollaro.

Secondo una stima, questa decisione costò all’Iraq circa 270 milioni di
dollari. Tuttavia, la continua caduta del dollaro rispetto
all’euro portò ad una sorta di compensazione, permettendo all’ Iraq
di incrementare le proprie riserve finanziarie presso l’ONU per 26 miliardi di euro già nel 2003.

Nel 2002, il governo Iraniano, a sua volta, convertì in euro la maggior parte delle
sue riserve finanziarie, e si crede che la conversione alla moneta
europea riguardò circa metà del suo patrimonio finanziario. Alla luce dell’aumento del
valore di scambio dell’euro rispetto al dollaro (nel 2002, il dollaro perse
il 17% del suo valore nei confronti dell’euro), per ragioni economiche,
l’Iran sta tuttora pensando di passare [definitivamente] all’ euro e sta
inoltre chiedendo all’Unione Europea di pagare il consumo di petrolio
nella moneta comune Europea.

Il 7 dicembre del 2002, la Corea del Nord interrruppe le sue transazioni
commerciali in dollari. Tuttavia questa decisione ha avuto un effetto limitato.
Inoltre, il Venezuela (quarto maggior produttore di petrolio al mondo),
oltre ai 12 accordi di scambio non monetario di beni e servizi, che ha firmato con gli stati dell’America Latina, ha esercitato una considerevole pressione sul dollaro rimuovendolo dalle proprie transazioni petrolifere. Gli Stati Uniti sono preoccupati che questo
esempio possa essere seguito, causando perciò un ulteriore deprezzamento del dollaro.

Decisioni unilaterali di conversione dal dollaro in euro potrebbero continuare
ad avvenire, questa volta però da parte degli stati appartenenti all’OPEC. Ciò
porterebbe ad una situazione piena di rischi ed insidie per gli Usa che stanno cercando di nascondere il problema ai mass media, nonostante le conversioni da dollaro a euro operate da altri principali paesi stranieri.

La possibilità che gli stati membri dell’OPEC si muovano verso l’Euro
rende sempre più probabile che le nazioni consumatrici di grandi quantità di
petrolio si allontanino dal dollaro, o che, come minimo, riducano
significativamente le loro riserve finanziarie in dollari durante la conversione all’ euro. Questo potrebbe portare ad una riduzione del valore del dollaro
tra il 20 ed il 40%, che, a sua volta, provocherebbe una spirale inflazionistica negli Usa.
Il valore del dollaro potrebbe pertanto precipitare ulteriormente.
Cio’ portera’ ad una fuga degli investitori stranieri dagli Usa, riportando indietro il paese alle condizioni che si verificarono durante la Grande Depressione negli anni trenta. La conversione all’ euro in realta’ significherebbe un graduale cambiamento di ruoli
nell’economia globale, dalla supremazia del dollaro a quella dell’euro.

Il commercio internazionale va considerato come “l’arena del lottatore ” nella quale gli Usa possono scambiare il dollaro per beni e servizi che loro producono ed offrono al valore stabilito dai mercati mondiali. In questa maniera, lo scopo del commercio è quello di permettere agli stati di soddisfare il loro fabbisogno di dollari in modo da poter ripagare i propri debiti esteri, espandere le proprie riserve in dollari e conservare il proprio tasso di cambio della valuta nazionale.

Più grandi sono le pressioni straniere per deprezzare il dollaro, più la banca centrale [ovvero la Federal Reserve Bank] incrementa la propria riserva di dollari per mantenere stabile il potere della propria valuta[in questo modo si diminuisce la quantita’ di moneta in circolazione nel tentativo di ottenere un apprezzamento valutario del dollaro rispetto alle altre valute]. Questa pratica ha portato a quella che è generalmente conosciuta come “egemonia del dollaro”. Come risultato si è avuta la denominazione “in dollari” dei beni di scambio mondiali piu’ importanti, tra i quali in prima posizione ci sono i dollari come moneta di scambio per il petrolio. Le entrate derivanti dal petrolio, dette petroldollari, da parte delle nazioni produttrici di petrolio, sono dollari riciclati negli Usa (investiti all’interno del paese), che forniscono al capitale degli Stati Uniti un surplus [inteso come eccedenza].

Questo eccesso di capitale, a sua volta, finanzia il deficit che gli Usa
accumulano nelle attività commerciali. I petroldollari investiti negli USA
sono stimati tra i 600 e gli 800 miliardi di dollari. Questo fenomeno,
definito “riciclaggio dei petroldollari” è il motivo principale per cui il
dollaro è stata la ‘riserva valutaria mondiale’ sin dal 1945, cosa che, al livello internazionale, incrementa la base monetaria liquida del dollaro [intesa come quantita’ di moneta e banconote in circolazione]. Verso la fine degli anni ’90, il valore delle transazioni in dollari fu più di quattro volte quello delle transazioni fatte in altre monete, e creò due terzi delle riserve di valute di tutto il mondo. La percentuale di dollari
nelle transazioni commerciali a livello internazionale fu più grande della
percentuale di transazioni commerciali internazionali effettuate dai soli Stati Uniti.

Per quanto riguarda la zona dell’euro, la sua percentuale di scambi
internazionali è più grande di quella degli Usa, e mentre gli Stati Uniti
soffrono di un problema di liquidità, l’Unione Europea ha un bilancio più stabile, il che significa che le sue nazioni preferiscono i pagamenti per il petrolio in euro in maniera tale da poter meglio competere con il dollaro come riserva di valuta internazionale. Tutto ciò ha il vantaggio aggiunto di ridurre il rischio[di svalutazione] che affronta la loro valuta[euro] di fronte al pagamento del petrolio[in dollari].

L’euro potrebbe essere accettato come unica riserva valutaria internazionale, a condizione che il suo valore continui a crescere, specialmente se anche il Regno Unito e la Norvegia inizieranno ad adottare la moneta unica. Entrambi sono dei grandi produttori di petrolio, e questo potrebbe invogliare anche la Norway’s Brent Oil [compagnia petrolifera
Norvegese] a scambiare in euro. Ciò che potrebbe favorire quest’ultimo
passaggio sono le forti relazioni commerciali tra l’OPEC e l’area euro.
Le importazioni dell’OPEC nella zona dell’euro devono raggiungere il 45% del
totale delle sue importazioni; in aggiunta va considerato che le nazioni
della zona euro sono già le maggiori importatrici di petrolio dell’OPEC.
Tutto ciò potrebbe inclinare l’equilibrio [con il dollaro come principale valuta]. Con scambi commerciali tra il Medio Oriente e l’Unione Europea in rialzo, il petrolio potrebbe essere scambiato in euro e le relazioni commerciali tra i due blocchi economici
potrebbero rinforzarsi, con il risultato di un interesse Europeo verso gli
investimenti nel Mondo Arabo. Questo potrebbe finalmente interrompere il
monopolio Statunitense nel commercio internazionale.

Per l’OPEC, passare all’euro, significherebbe ridurre la richiesta
internazionale di dollari e il suo valore, con la conseguenza di una importante diminuzione della capacità statunitense di sanare i propri colossali debiti. Per contrastare ciò, gli Stati Uniti dovrebbero prendere drastiche misure finanziarie in modo da ostacolare quei paesi che tentano di convertire la valuta utilizzata negli scambi internazionali. Gli Usa potrebbero anche aver bisogno di usare la forza militare.

Il mondo stesso necessiterebbe di riforme finanziarie costruite essenzialmente
sulla parità tra dollaro ed euro come valute di scambio nelle transazioni
internazionali ad un tasso fisso, forse tenendo a disposizione un paniere alternativo di altre monete. In questa maniera, si potrebbero trovare misure adeguate per le transazioni di petrolio in modo da evitare la possibilita’ di una “guerra per il petrolio”.

Kamal el-Kaissi (membro di Arab Thought Forum)
Fonte: http://english.daralhayat.com
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13.10.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di EHMILIANO

Pubblicato da Davide