Home / ComeDonChisciotte / DIVENTARE VEGAN PER RIDURRE CANCRO E MALATTIE DEL CUORE ?

DIVENTARE VEGAN PER RIDURRE CANCRO E MALATTIE DEL CUORE ?

DI MATILDA LEE
theecologist.org

Si parla molto delle problematiche animali e ambientali dovute al consumo di carne. Ora un nuovo film, Planeat, presenta una convincente tesi sulla salute per riesaminare il nostro rapporto con carne e latticini

Il dottor Colin Campbell è uno dei più improbabili vegan. Allevatore di vacche da latte in una fattoria, iniziò la sua carriera di ricercatore negli anni ’50 con l’obiettivo di trovare modi per prevenire la malnutrizione tra i bambini poveri attraverso la ‘dieta occidentale’, una dieta ad alto contenuto di proteine animali che, al tempo, lui e i suoi colleghi ritenevano fermamente essere la miglior dieta possibile.
Durante le sue ricerche nelle Filippine negli anni ’60, notò un’elevata incidenza di cancro al fegato nei bambini, in particolar modo in quelli provenienti da famiglie benestanti, quelle che consumavano più proteine animali.
In una sua dichiarazione all’Ecologist: “Quando iniziai, mi sembrava di star procedendo contro le mie idee. Dopo 27 anni di ricerca finanziata dal NIH (l’Istituto di Salute Nazionale degli Stati Uniti) sono arrivato ad avere idee sulla nutrizione sostanzialmente diverse da quelle che avevo all’inizio. Invece di fondare la nostra alimentazione su cibo di provenienza animale è chiaro che dovremmo farlo sul cibo che deriva dalle piante.”

Anni di lavoro sul terreno e in laboratorio, seguiti dalla revisione sistematica delle pubblicazioni della ricerca scientifica, che “veniva ovviamente ignorata”, hanno portato Campbell a collaborare alla scrittura del best seller The China Study: Startling Implications for Diet, Weight Loss and Long Term Health.

Tutta la sua ricerca ha puntato verso una direzione ben precisa: le popolazioni che seguono una dieta ricca di proteine animali hanno più probabilità di ammalarsi di cancro. Ma ancora più sorprendente è il risultato che mostra il ruolo degli alimenti derivati da piante nel fermare e curare gravi malattie come il cancro, malattie cardiache e il diabete.

Oggi, se gli si domanda quante proteine animali dovrebbero far parte di una dieta sana, la sua risposta è netta: nessuna.

Le sue ricerche gli hanno messo contro la potente industria dell’allevamento e dei prodotti caseari americana, un’industria piuttosto insidiosa secondo le sue parole: “Ho lavorato per una ventina di anni sulle norme nazionali a tutela della salute. Si danno parecchio da fare dietro le quinte per assicurarsi che i loro sostenitori arrivino alle posizioni chiave. Partecipano alle decisioni sugli standard e sulle misure che in genere sono parecchio a loro favore. Hanno anche cercato di mettermi in imbarazzo e di infangare la mia reputazione. Ho capito che il miglior modo di reagire è quello di tirare dritto con il mio lavoro.”

Contro il grano

Campbell contesta anche l’argomento evoluzionistico del cacciatore-raccoglitore riferito agli umani predisposti a mangiare carne: “Sinceramente gli antropologhi stanno contestando questo concetto, ovvero da quanti anni e quanta carne abbiamo mangiato. L’evoluzione sarebbe dovuta durare milioni di anni: bisogna notare che nel primate più vicino a noi c’è solo il 2 o 3, tutt’al più il 5 per cento di proteina animale ed è una proteina derivata dagli insetti. Per gran parte della nostra storia evolutiva non siamo stati cacciatori-raccoglitori. Dovremmo chiamarci raccoglitori-cacciatori e non viceversa.”

Anche i cereali sono relativamente recenti nella nostra dieta: sono stati introdotti circa 10,000 anni fa, un breve periodo nella storia evolutiva. Lui sostiene che forse siamo arrivati a consumare troppi cereali, ma il vero problema è che li mangiamo come cibo elaborato: “Mangiare chicchi interi è diverso dal mangiarli sotto forma di farine, che non è l’ideale. Io raccomando di non mangiare cibo di provenienza animale, in particolarmente latticini e allo stesso tempo di ridurre i cibi processati.”

Cambiare l’establishment medico

Nel 1991, dopo che il lavoro di Campbell apparve sul New York Times, fu contattato dal dottor Caldwell Esselstyn, un chirurgo della Cleveland Clinic. Il dottor Esselstyn lavorava da anni con pazienti cardiopatici ed era arrivato alle stesse conclusioni. Dopo aver ordinato ad alcuni dei suoi pazienti una dieta senza carne e latticini, osservò che si riusciva a prevenire e addirittura a curare malattie alle coronarie.

Campbell ed Esselstyn divennero colleghi e amici, spesso condividendo il palco durante le conferenze. L’idea di Esselstyn per la cura delle malattie cardiache ha molti sostenitori, tra cui l’ex presidente Bill Clinton, eppure rimane una voce quasi solitaria nell’establishment medico.

Se da un lato sempre più medici comprendono il ruolo fondamentale della nutrizione nel mantenimento di una vita in salute, Campbell trova riprovevole che il settore medico stia trattando i pazienti ammalati di cancro e di cardiopatie con medicine e agenti chimici: “Non voglio parlar male delle aziende farmaceutiche ma il business medico si basa sulla teoria dei proiettili magici. Può funzionare nel breve termine, ma non per un periodo lungo. Ci comportiamo come ingegneri e questo approccio per migliorare la salute non funziona ed è costosissimo. Il fatto triste è che i professionisti del settore medico non vengono formati in ambito nutrizionale.”

Sotto i riflettori

Campbell e Esselstyn compaiono ora in due film, Planeat, uscito nel Regno Unito il 20 maggio, e Forks over Knives, prodotto a Hollywood e appena mostrato negli Stati Uniti. I direttori di Planeat, Shelley Lee Davies e Or Shlomi, hanno tratto ispirazione dalla lettura di The China Study e hanno capito che “la stessa dieta che può contribuire a salvare il pianeta può anche aiutare a prevenire malattie croniche ed è anche molto gustosa”.

In effetti, il film mostra chiaramente che non è necessario alimentarsi con lenticchie e lattuga se si vogliono evitare le proteine animali. Ci sono molte scene extra di alcuni cuochi che preparano succulenti piatti nei migliori ristoranti vegan/vegetariani del mondo.

Pur avendo iniziato il suo lavoro nel campo della carne e dei derivati del latte, i risultati sorprendenti della ricerca del dottor Campbell lo hanno convinto ad alimentarsi esclusivamente con cibi vegetali:

“Io e mia moglie abbiamo iniziato il viaggio e abbiamo cresciuto cinque bambini e ora i nipoti che bene o male hanno seguito lo stesso percorso’.

Matilda Lee
Fonte: www.theecologist.org

Fonte: Can we cut cancer and heart disease rates just by going vegan?

17.05.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

Pubblicato da Davide

  • miche1e

    Ma di che cosa state parlando?
    Con l’alimentazione tradizionale (non certo vegana) la longevità degli italiani è in continuo aumento, anno dopo anno. Di qualcosa, poi, bisognerà pur morire.
    La maledizione della vita che si allunga è che poi, a 80-90-100 anni si muore molto lentamente di consunzione, di solito con idiozia senile, incontinenza, debolezza ossea, ecc.
    Se uno è vegano per motivi etici, lo posso anche capire (anche se non condivido), ma non dica che così si sta meglio di salute.

  • xmas

    Per Miche1e che scrive:

    ” … La maledizione della vita che si allunga è che poi, a 80-90-100 anni si muore molto lentamente di consunzione, di solito con idiozia senile, incontinenza, debolezza ossea, ecc. …”

    Appunto Miche1e, le malattie che indichi … idiozia senile, incontinenza, debolezza ossea, ecc. … sono conseguenza della dieta omnivora di una vita intera.

    Col massimo rispetto, un cordiale saluto.

  • supervice

    L’età media è in continuo aumento, mah…

    La sopravvivenza è in continuo aumento.
    Parla con un qualsiasi medico di famiglia con cui riesci a entrare in confidenza (non sono vegano, e quindi non mi schiero con i vegani), e ti dirà che già dopo i 60 anni ormai tutti o quasi vanno avanti a farmaci, dei tipi più svariati, necessari o meno.

    Dire che l’età media aumenta non vuol dire niente, oltre al fatto che l’età della popolazione in salute della popolazione europea è sempre più in ribasso, per vari motivi non solo collegati all’alimentazione (aria malsana, veleni sparsi nell’ambiente e in tutti gli alimenti, uso diffuso nei farmaci).

    Non sono un radicale salutista, anzi: ma pensare che la condotta di vita normale dell’uomo moderno sia salutare è, a mio parere, una cosa senza fondamento per chi ha occhi per vedere.

    Se hai modo, vai a rovistare in qualsiasi armadietto di persone dai 50 anni in poi, e ci troverai tesori.

    Mi garba comunque il cinghiale e il capriolo, anche se non gli sparerei mai: vivo anche senza, ma non penso che l’alimentazione carnivora sia il male: il male è l’uomo che si espanso un po’ troppo e che oramai deve divorare tutto. O no?

  • decathlon

    Bisognerebbe spiegare a questi soloni del progresso che una volta l’età media era bassa per l’elevata mortalità infantile, male oggi debellato non grazie alle carne.
    La’età media era bassa perchè c’èrano le guerre che massacravano i sedici-ventenni, male oggi debellato non grazie alla carne.
    L’età media era bassa per le morti di donne giovani di parto, male oggi debellato non grazie alla carne.
    Tolte queste cause di morte che stravolgono la statistica, l’età media dal medioevo ad oggi non è aumentata.
    Poi il riscaldamento può aver influito positivamente su meno polmoniti.
    L’età media è rimasta uguale, nonostante medici e medicine ed il consumo di carne… questo è un fatto difficile da spiegare.
    Forse medici e medicine e farmacisti sono meno pericolosi di quanto si crede, dato che il corpo umano riesce a tollerarli per così lunghi anni.
    Certo, senza staremmo meglio; molto meglio!

  • ottavino

    Ora ci sono i vegani che vanno di moda. Guardate che le stesse cose le hanno dette negli anni 50-60 gli igienisti, i macrobiotici….dunque i vegani sono in ritardo….

  • dan008

    “Durante le sue ricerche nelle Filippine negli anni ’60, notò un’elevata incidenza di cancro al fegato nei bambini, in particolar modo in quelli provenienti da famiglie benestanti, quelle che consumavano più proteine animali”
    Lavoro proprio nel settore del cancro al fegato da diversi anni, e questa affermazione è un’autentica stupidagine. Tale patologia è da attribuirsi a fattori ben diversi: uso smodato e prolungato di alcolici, infezioni virali, abuso di farmaci, esposizione costante a pesticidi, etc.;
    Inoltre, premesso che nutrirsi esclusivamente di cibi processati può causare degli scompensi a volte anche gravi, una dieta variegata è quanto di meglio possa esserci per la salute dell’organismo umano. Ciò è stato eccellentemente provato da chi si occupa seriamente di dietistica. l’Uomo non è un erbivoro, ma un onnivoro, così come lo è stato fin dalla sua comparsa come primate, e alla sua attività come cacciatore ha affiancato contemporaneamente quella di raccoglitore di erbe, radici e frutti. Purtroppo oggi si tende a mistificare la dieta “vegana” come un toccasana per tutte le patologie umane, ignorando che l’apporto di carne costituisce un eccellente fonte energetico-costitutiva per la nutrizione del nostro organismo.
    Ovviamente tutto sta nell’equilibrio: anche nutrirsi solo di carne non giova di certo alla nostra salute.
    Riguardo ai pazienti cardiopatici, l’assenza di carne e latticini va intesa come esclusione del colesterolo “cattivo”, che come tutti sanno (tranne l’autrice dell’articolo, a quanto pare) provoca un restringimento delle arterie per restrizione.
    Una sana alimentazione va bene, ma limitarsi ai vegetali come ideologia e soprattutto addurre argomentazioni raffazzonate e scientificamente carenti, no.

  • rutzboy

    volete stare bene? gli estremismi nn servono, carne max 1 volta a settimana, frutta e verdura possibilmente cruda possibilmente autoprodotta possibilmente di stagione, per condire cereali e legumi nn lavorati ma quanto piu integrali, cercate di eliminare caffe sigarette alcol ed altri prodotti raffinati pieni di merda(bevande gassate,succhi senza frutta, zuccheri lavorati,saccarosio aspartame ecc) esperienza personale a 24 anni soffrivo di ansia costante e stanchezza cronica! 3 mesi di questa dieta e sono tornato nuovo

  • marzian

    Visto che si occupa professionalmente dei tumori del fegato, credo sarebbe doveroso mantenersi più aggiornati: http://www.plosmedicine.org/article/info:doi/10.1371/journal.pmed.0040325

    Magari, potrebbe anche leggersi le pubblicazioni scientifiche sugli straordinari risultati ottenuti al Preventive Medicine Research Institute e alla Cleveland Clinic nel trattamento delle malattie cardiovascolari mediante la nutrizione vegan. Per altro, la riduzione di LDL-C e T-C è solo uno dei molti aspetti implicati nell’adozione di una dieta vegan: non sono di minor importanza BMI, Lp(a), attività del fattore VII della coagulazione, pressione arteriosa, trigliceridi, ferritina, apporto di fibra, folati, fito-composti (flavonoidi ed altri anti-ossidanti)…

    La SSNV (Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana) organizza corsi a certificazione ECM specificamente per i professionisti della salute: le consiglio di partecipare.

  • Cornelia

    Assolutamente d’accordo. Ricordiamoci anche che “il pezzo di formaggio”, quando è sano e genuino, era spesso l’alimento base della dieta di nonni, bisnonni e avi fino a millenni fa.
    Pane, olio, formaggio, prodotti dell’orto e del frutteto, e carne nelle grandi occasioni. Questo dovremmo mangiare, invece che tofu e soja e altre schifezze d’importazione cucinate per imitare la carne.

  • dan008

    Se ho postato un commento è proprio perché sono aggiornato sulla materia e voglio evitare che persone poco o male informate cadano vittime di credenze inutile e dannose. Certamente, ho letto le pubblicazioni da lei citate e le assicuro che sono fondate su una scarsa preparazione in materia nutrizionale e solo su convinzioni “modaiole”.
    Inoltre, visto che non ci conosciamo, eviti il suo atteggiamento di “suggeritore”; mi creda la SSNV può certificare tutto ciò che vuole, ma è basata su convinzioni etiche e non scientifiche. Spero non lo sia anche lei.

  • marzian

    Allora, come puro esercizio di controllo fonti, e tanto per limitarmi solo ed esclusivamente all’articolo che ho citato rispetto ai tumori del fegato: da una parte abbiamo una pubblicazione scientifica in peer review sulla rivista ufficiale della Public Library of Science curata da:

    – Amanda J. Cross, Michael F. Leitzmann, Arthur Schatzkin, Rashmi Sinha (Nutritional Epidemiology Branch, Division of Cancer Epidemiology and Genetics, National Cancer Institute, National Institutes of Health, Department of Health and Human Services, Rockville, Maryland)

    – Mitchell H. Gail (Biostatistics Branch, Division of Cancer Epidemiology and Genetics, National Cancer Institute, National Institutes of Health, Department of Health and Human Services, Rockville, Maryland)

    Dall’altra parte abbiamo “dan008” che “certamente” ha letto le pubblicazioni citate e può ben definirle “modaiole”, senza nessun bisogno di entrate nel merito di questioni epidemiologiche, modelli biologici o anche solo citare una qualunque altra pubblicazione che possa contraddire quanto sopra.

  • dan008

    Mi dispiace doverglielo far notare, ma è evidente che non ha capito di cosa parlo. Può citarmi tutte le pubblicazioni che vuole (tra l’altro lei lo fa anche in maniera incompleta e senza neppure leggerle, visto il loro contenuto) e io potrei citargliene innumerevoli altre, se ciò non esulasse dall’argomento del mio commento. In sostanza, ciò che non le risulta chiaro, ne mai lo sarà a questo punto, è che un’alimentazione di tipo vegano è dietologicamente scorretta e deleteria. Si informi meglio.

  • marzian

    Già, peccato che a pensarla diversamente (a parte centri terapeutici di fama mondiale come quelli che ho già citato, e migliaia di singoli medici e ricercatori) ci siano le più importanti istituzioni esistenti nell’ambito della nutrizione umana (Center for Nutrition Policy and Promotion, American Dietetic Association, Dietitians of Canada).

    Credo sia Lei che dovrebbe informarsi meglio sulle pubblicazioni scientifiche.

    Quanto al tumore del fegato, la prego di illuminarmi e citarmi le “innumerevoli altre” pubblicazioni che smentiscano lo studio riportato sulla carne rossa come fattore di rischio.

  • dan008

    Come volevasi dimostrare, lei non ha neppure letto il mio commento.
    Con innumerevoli, mi riferisco alle pubblicazioni scientifiche riguardanti la dieta vegana e la carenza nutrizionale. Per quanto riguarda l’associazione della carne con i tumori al fegato, l’unico studio epidemiologico (tenga ben presente di cosa si tratta!) di una certa rilevanza è questo qui:
    Association of meat and fat intake with liver disease and hepatocellular carcinoma in the NIH-AARP cohort.

    Freedman ND, Cross AJ, McGlynn KA, Abnet CC, Park Y, Hollenbeck AR, Schatzkin A, Everhart JE, Sinha R.

    J Natl Cancer Inst. 2010 Sep 8;102(17):1354-65. Epub 2010 Aug 20.

    Subito “smontato” da quest’altro:
    Re: Association of meat and fat intake with liver disease and hepatocellular carcinoma in the NIH-AARP cohort.

    Polesel J, Talamini R, Montella M, La Vecchia C, Serraino D, Franceschi S.

    J Natl Cancer Inst. 2011 Mar 2;103(5):446-8. Epub 2011 Feb 2.

    per evidenti ommissioni e cattivo design dello studio.

    Gli unici dati certi, sono dati dalla tossicità dei prodotti di combustione nel caso di carne cotta all’eccesso (grigliata), i cui idrocarburi policiclici aromatici possono creare degli addotti pericolosi con il materiale genico.
    Lo sa che proprio negli USA, i maggiori consumatori di carne rossa al mondo, i tumori epatici non sono così diffusi come si potrebbe pensare?
    Se lei si ostina a leggere e a non capire una pubblicazione scientifica, come fa ad essere così insistente su un argomento che evidentemente non conosce? Ha comunque tutto il mio rispetto per le sue opinioni.
    Saluti.

  • marzian

    Ringrazio per la pertinente segnalazione, anche se c’è da notare che quello da lei citato è solo un “commento” di risposta alla pubblicazione originale, che penso andrebbe smentita con ulteriori studi epidemiologici che cerchino di indagare specificamente questi aspetti (ruolo delle carni rosse e dei grassi saturi, o appunto di amine eterocicliche ed idrocarburi policiclici), magari chiarificando meglio eventuali correlazioni tra nutrizione e HBC/HCV.

    In ogni caso, anche se siamo ovviamente d’accordo che l’incidenza di tumore del fegato sia relativamente bassa in tutti i paesi occidentali e quindi la nutrizione abbia un ruolo minore rispetto ad altri siti, quello che andrebbe considerato è il contesto storico della ricerca oncologica: nell’arco dei decenni si è arrivati ad avere pubblicazioni che hanno correlato le carni rosse/conservate alla maggior parte dei tumori conosciuti, motivo che da solo suggerirebbe estrema cautela e la necessità di intensificare la ricerca in quest’ambito, indipendentemente da quanto sappiamo oggi sulla patogenesi che hanno forme tumorali diverse.

    Sulla nutrizione vegan ho già risposto.

    Saluti a Lei

  • dan008

    Gli studi di Campbell sono stati ampiamente screditati, proprio a livello di una rigorosa statistica condotta a regola d’arte, come potete leggere qui:

    http://www.sciencebasedmedicine.org/index.php/385/

    http://www.cholesterol-and-health.com/China-Study.html

    http://rawfoodsos.com/2010/06/01/a-closer-look-at-the-china-study-meat-and-disease/

    Inoltre, la correlazione tra carne e tumori al fegato non è mai stata provata nè tantomeno studiata a livello tossicologico. se avete voglia di leggere alcune pubblicazioni seriamente scientifiche, vi basta andare sul sito Pubmed e cercare gli articoli. Troverete che:

    1) Tutti gli studi presentati sono di tipo clinico-statistico associativo, cioè si basa sul calcolo di previsione del rischio associato a una determinata condizione sanitaria. Questo genere di studi vengono di norma smentiti da più accurati studi caso-controllo.
    2) Non esiste alcuno studio tossicologico che mette in rapporto di causa-effetto la carne e tumori al fegato, reni, stomaco, colon.
    3) Tutti i tipi di tumore riscontrati e attribuiti al consumo di carne rossa
    sono stati poi attribuiti al consumo di carne contaminata da conservanti (consumo prolungato), parassiti e/o batteri (cattivo stato di conservazione), contaminazioni chimiche di natura ambientale.

    Non esiste alcun meccanismo molecolare che si possa utilizzare per spiegare un eventuale coinvolgimento della carne rossa nella promozione e sviluppo di tumori al fegato.
    Il resto sono solo chiacchiere.

  • marzian

    Gli studi ecologici (come appunto il China-Cornell-Oxford Project) sono limitati quanto vuole e siamo d’accordo che non andrebbero eccessivamente considerati. Certo che se per criticarli bisogna ricorrere a due propagandisti della WAPF e ad un terzo che pure sembra non poter fare a meno di citare detta quackery organization, auguri…

    Poi, se lei per “studio tossicologico” intende colture in vitro/sperimentazione animale, questo tipo di studi sono considerati al più basso livello della ricerca bio-medica in qualunque facoltà di medicina predittiva/preventiva, bio-statistica ed epidemiologia, dove ci si concentra sulle meta-analisi di “clinical trials”, possibilmente randomizzati ed in doppio cieco, per avvicinarsi a delle certezze scientifiche nell’ambito dell’interazione tra cibi/sostanze e l’estrema complessità della fisiologia umana.

    Quanto ai suoi punti 2 e 3, ripeto la stessa cosa che le ho detto rispetto alla nutrizione vegan: sarebbe bene consultare i rapporti (basati su centinaia di pubblicazione scientifiche di alta qualità) delle più prestigiose istituzioni esistenti a livello internazionale, come lo sono in questo caso l’AICR e il WCRF, che non sembrano proprio avere le sue personalissime opinioni, almeno per quanto rigurda tumori dello stomaco e del colon.

  • dan008

    Indipendentemente da chi controlla la statistica di uno studio, la matematica non è un’opinione. I dati grezzi e le condizioni di studio possono essere verificate da chiunque. Come le ho già detto non esiste ALCUNO studio tossicologico nè tantomeno clinico che dimostri un diretto coinvolgimento della carne nello sviluppo dei tumori. Dimostri il contrario.

  • marzian

    Per quanto riguarda tumori del colon e dello stomaco (e faccio notare che per tutta la discussione mi sono limitato a rispondere ai suoi argomenti), riporto di seguito i box riassuntivi dal più recente rapporto AICR/WCRF.

    Detto questo, basta. Ripeto per l’ennesima volta: io mi baso sulle centinaia di studi che stanno alla base delle raccomandazioni delle più importanti istituzioni internazionali nell’ambito della salute pubblica. Poi, se uno vuole, si baserà sulle indicazioni di un qualche biologo molecolare.

    COLON AND RECTUM:

    7.9.5.7 Red meat (Also see chapter 4.3.5.1.1.)
    Sixteen cohort and 71 case-control studies investigated red meat. Nearly all cohort studies showed increased risk with higher intake. Meta-analysis of cohort data showed a 43 per cent increased risk per time consumed/week (figure 4.3.2) or a 15 per cent increased risk per 50 g/day (figure 4.3.3). Heterogeneity could not be fully explained but some studies could have included processed meats in the ‘red meat’ category. There are several potential underlying mechanisms for a positive association of red meat consumption with colorectal cancer, including the generation of potentially carcinogenic N-nitroso compounds (see box 4.3.2). Some meats are also cooked at high temperatures, resulting in the production of heterocyclic amines and polycyclic aromatic hydrocarbons (see box 4.3.4). Red meat contains haem iron. Free iron can lead to the production of free radicals (see box 4.3.3). A substantial amount of data from cohort and case-control studies showed a dose-response relationship, supported by evidence for plausible mechanisms operating in humans. Red meat is a convincing cause of colorectal cancer. The Panel is aware that since the conclusion of the SLR, six cohort (165-173) and four case-control studies (154 156 157 174) have been published. This new information does not change the Panel judgement. Also see box 3.8.

    STOMACH:

    7.5.5.7 Processed meat (Also see chapter 4.3.5.1.2.)
    Eight cohort studies, 21 case-control studies, 1 cross-sectional study, and 1 ecological study investigated processed meat. Most of these showed increased risk with higher intake. Meta-analysis of cohort data showed a non- significant relationship with increased risk. Meta-analysis of case-control data produced evidence of a statistically significantdose-response relationship. Heterogeneity is likely to be caused by the diverse nature of definitions for processed meat in different studies. Nitrates are produced endogenously in gastric acid, and are added as preservatives to processed meats. They may contribute to N-nitroso compound production and exposure. N-nitroso compounds are suspected mutagens and carcinogens (see box 4.3.2).55 Many processed meats also contain high levels of salt and nitrite. Meats cooked at high temperatures can contain heterocyclic amines and polycyclic aromatic hydrocarbons (see box 4.3.4). Haem promotes the formation of N-nitroso compounds and also contains iron. Free iron can lead to the production of free radicals (see box 4.3.3).

  • dan008

    No! Sono studi di associazione statistica su coorti selezionate. Continuo a notare che lei non ne capisce tanto di studi clinici.
    Mi dispiace ma deve riprovare.

  • marzian

    Speravo fosse evidente che quando parlavo di studi clinici intendevo quelli “in positivo” rispetto a potenziali fattori protettivi (ad esempio, vedere gli effetti di una dieta vegan sul tumore della prostata, come è stato fatto al PMRI).

    Quando c’è un assoluto (o pressochè assoluto) consenso delle pubblicazioni che lei chiama spregiativamente “statistico-associative” (la base della medicina scientifica) su determinati fattori di rischio, al punto da avere raccomandazioni pubbliche a livello mondiale, è evidente che nessun comitato etico autorizzerebbe studi clinici in cui una delle parti rischia di ammalarsi di tumore rispetto all’altra.

  • dan008

    Guardi che tali studi sono effettivamente statistico-associativi, non è un termine spregevole, anzi. So perfettamente quale è la loro utilità, io stesso ho fatto parte di un comitato etico e mi occupo di cancerogenesi da oltre sedici anni.
    Vede, il fatto è che questo tipo di studi non prova affatto che il consumo di carne sia cancerogeno, e ciò è fuorviante per una corretta conoscenza dell’argomento. è ben diverso alimentarsi di sola carne e introdurla invece in una dieta sana ed equilibrata. Riconosco tuttavia, come ho detto nel mio primo commento e dal quale lei ha iniziato una inaccettabile deriva, che l’alimentazione deve essere del tipo più equilibrato possibile, non come quella vegana che invece viene vivamente sconsigliata.
    Su quest’ultimo punto, poi, ciascuno può tenere la posizione che crede, ma rimane comunque una scelta di vita che mi pare di non aver mai contestato. è un suo diritto sacrosanto.
    Detto ciò, penso che ora potremmo dedicarci ad altro e incontrarci magari su altri post.