DI COSA HANNO PAURA

DI COSA HANNO PAURA

DI GIANLUCA FREDA

blogghete.altervista.org

“Molti europei guardano agli anni ’50 come ad un periodo felice. Le nostre case erano sicure, tanto che molte persone non si curavano nemmeno di chiudere la porta a chiave. Le scuole pubbliche erano in genere eccellenti e i loro unici problemi consistevano in cose come il chiacchiericcio in classe e le corse nei corridoi. Gli uomini trattavano le donne come signore e molte donne dedicavano il proprio tempo e i propri sforzi ad abbellire le case, allevare i bambini e aiutare le proprie comunità tramite il volontariato. I bambini crescevano in ambienti familiari con due genitori e la mamma andava incontro al bambino quando tornava da scuola. Gli spettacoli erano qualcosa che tutta la famiglia poteva godersi.

Che cosa è accaduto?Se un uomo degli anni ’50 venisse improvvisamente proiettato nell’Europa Occidentale degli anni 2000, farebbe fatica a riconoscere in essa lo stesso paese. Correrebbe subito il rischio di essere borseggiato, derubato della macchina o peggio, perché non avrebbe mai imparato a vivere nella paura perpetua. Non saprebbe che non deve recarsi in certe zone della città, che la sua macchina deve non solo essere chiusa a chiave, ma anche dotata di allarme, che la sera non deve azzardarsi ad andare a dormire senza aver prima chiuso le finestre, sprangato le porte e azionato i sistemi d’allarme.
Se l’uomo portasse con sé la sua famiglia, è probabile che lui e sua moglie lascerebbero tranquillamente i bambini nella più vicina scuola pubblica. E se i bambini, tornati a casa nel pomeriggio, raccontassero di essere dovuti passare attraverso un metal detector per entrare nell’edificio, di aver ricevuto da un altro bambino una strana polverina bianca e di aver appreso che l’omosessualità è una cosa bella e normale, i genitori non riuscirebbero a capire.
In ufficio, l’uomo potrebbe accendersi una sigaretta, lasciarsi andare a qualche complimento verso la “signorina” e proclamarsi felice di notare che l’azienda offre posti di responsabilità a persone di colore. Una qualunque di queste azioni gli costerebbe un immediato rimprovero e tutte insieme potrebbero anche portarlo al licenziamento.

La moglie, recandosi in città a far compere, indosserebbe un bel vestito, un cappellino e magari dei guanti. Non riuscirebbe a capire perché la gente la fissa, sogghignando.


E se dopo cena la famiglia si sedesse e accendesse la TV, nessuno capirebbe come abbia fatto la pornografia di un sudicio chiosco per soli adulti ad entrare nell’apparecchio televisivo.


Se potesse, la nostra famiglia degli anni ’50 se ne tornerebbe negli anni ’50 il più in fretta possibile, con un’agghiacciante storia dell’orrore da raccontare. La storia parlerebbe di una nazione decaduta e degeneratasi ad un ritmo inverosimile, passando in meno di mezzo secolo dal gruppo delle nazioni più grandi della Terra a quello delle nazioni del Terzo Mondo, sopraffatta dal crimine, dal rumore, dalle droghe e dalla sporcizia. La caduta di Roma sarebbe una bazzecola al confronto.


Perché è accaduto?


Nell’arco degli ultimi cinquant’anni, l’Europa Occidentale è stata conquistata dallo stesso potere che aveva in precedenza sopraffatto la Russia, la Cina, la Germania e l’Italia. Questo potere è l’ideologia. Qui, come altrove, l’ideologia ha inflitto enormi danni alla cultura tradizionale, che essa vuole ovunque dominare, infrangere e spazzare via per la maggior parte. Al suo posto sono arrivate la paura e la rovina. La Russia impiegherà una generazione o anche più per risollevarsi dal Comunismo, sempre che ci riesca.


L’ideologia che ha sopraffatto l’europa Occidentale è più conosciuta col nome di “Politically Correct”. Alcuni pensano che sia uno scherzo. Ma non lo è. E’ una cosa mortalmente seria. Essa ha lo scopo di alterare virtualmente tutte le regole, formali e informali, che presiedono ai rapporti tra persone ed istituzioni. Essa mira a modificare i comportamenti, i pensieri, perfino le parole che utilizziamo. In gran parte lo ha già fatto. Qualunque persona o apparato che controlli il linguaggio, controlla anche il pensiero. Chi oserebbe usare il termine “signorina” oggi?”

Condividete le opinioni che avete letto qui sopra? Io, in linea di massima, sì. Se si esclude qualche sparata piuttosto gratuita sul comunismo e sui suoi effetti sulla società russa – forse dovuta a scarsa conoscenza del fenomeno da parte dell’autore o a una ricaduta nella stessa ideologia che egli si propone di contrastare – direi che, per la maggior parte, gli argomenti esposti sono sensati, condivisibili, ispirati a comune e perfino elementare buon senso. Non lo credete anche voi? Molti hanno risposto di sì, vero?


Okay, le sentite le sirene? Stanno venendo a prenderci. Avete appena ammesso di condividere la folle ideologia di estrema destra di Andrew Berwick, alias Anders Behring Breivik, il cecchino paranoide che venerdì scorso ha massacrato un centinaio di ragazzi innocenti sull’isola di Utoya, in Norvegia. Se condividete la sua ideologia, è chiaro che anche voi, da un momento all’altro, potreste imbracciare una mitraglia e sterminare qualche decina di boyscout mentre intonano la “Canzone di Famiglia Felice” seduti intorno al fuoco. Le vostre idee sono pericolose e il pericolo che esse rappresentano va prevenuto. Pertanto, buon soggiorno nelle pubbliche strutture di prevenzione che il governo ha predisposto per voi. Se la prospettiva non vi piace, la soluzione è semplice: queste idee sono pericolose, contorte, partorite dalla mente di uno stragista psicotico. Evitate di condividerle e anche soltanto di prenderle come spunto di riflessione e tornerete ad essere dei sinceri democratici, pilastri del sentire comune. Tutto andrà per il meglio.


Il brano riportato è tratto, naturalmente, dal “Memorandum” che – a sentire i giornali e la TV – lo sparacchiatore di Oslo avrebbe affidato al web prima di partire per Utoya con la mitraglia a tracolla. Trattasi di un malloppone di 1518 pagine, denominato “2083: una dichiarazione d’indipendenza europea”, alla cui stesura Berwick/Breivik avrebbe dedicato nove anni della sua vita e che contiene la “summa” del suo pensiero politico, oltre ad un’infinità di indicazioni su come strutturare una ribellione armata, come costruire autobombe utilizzando fertilizzanti, una cronistoria dettagliata degli ordini cavallereschi europei e cose così. Chi volesse leggerlo, lo trova facilmente su internet in versione integrale.

Il documento è ovviamente una patacca. Ma una patacca molto ben realizzata. Secondo i giornali, la sua pubblicazione risalirebbe al 2009, ma già nella prima pagina si nota la data “2011”, il che significa che, come al solito, i giornalisti non hanno minimamente controllato le informazioni che ricevono dall’alto, prendendole per buone, pubblicandole senza verifica e arricchendole di cataste di chiacchiere senza costrutto sull’”odio” e sulla “violenza”, che piacciono tanto al pubblico. Il documento, nelle prime pagine, fa perfino riferimento a due video presenti in rete, il primo dei quali è stato cancellato da Youtube, mentre il secondo (
QUESTO , ora anch’esso sparito, era ancora visibile su Veoh fino a stamattina. Il problema è che questo secondo video era stato postato... due giorni fa, cioè sabato 23 luglio, il giorno dopo la strage. Qui sotto vedete l’immagine della copia cache che sono riuscito a recuperare, con la data di caricamento evidenziata. Traete da soli le vostre conclusioni e ipotizzate in quale momento il documento sia stato realmente messo online. Il che pone però anche il problema del "chi" lo abbia messo online.

Il memorandum dello pseudo-Breivik è una silloge di tutti gli argomenti sulle meccaniche del potere e sulle strategie della propaganda che sono stati discussi nel corso degli anni su questo e altri blog. Si parla, a tratti in modo sensato, del ruolo svolto dal revisionismo storico nel fare luce sulla storia europea del dopoguerra, delle differenze tra revisionismo e “negazionismo”, delle teorie sul controllo delle masse messe a punto dalla Scuola di Francoforte, del controllo del pensiero attuato attraverso i curriculum scolastici, dello scempio della tradizione letteraria europea nato dal “politically correct”, del ruolo culturalmente devastante del femminismo, dell’ideologia multiculturalista d’accatto con cui s’impone all’Europa di privarsi delle proprie tradizioni e di molto altro ancora. Il punto è che tutti questi argomenti – che a mio avviso rappresentano la “punta di diamante” di una nuova linea di pensiero che è nata e si è diffusa soprattutto sul web – vengono disinvoltamente mescolate con deliri da crociato, xenofobia anti-islamica di bassa lega, appelli ad un’improbabile lotta armata, vagheggiamenti di un ritorno al cristianesimo combattente, sparate antimarxiste prive di ogni barlume di razionalità analitica ed infinite altre amenità di questo tenore. Il risultato è quello di screditare e rendere impraticabile ogni riflessione sul controllo delle menti attraverso la propaganda, sui meccanismi del potere, sulla falsificazione storica e devastazione culturale imposta all’Europa dai dominatori statunitensi. Una volta gettati questi argomenti nello stesso calderone in cui ribollono tonnellate di fuffa templare e di farneticazioni anticoraniche, essi risulteranno indigesti e inavvicinabili all’uomo della strada. Il quale, oltretutto, considererà che, se il prodotto politico di tali questioni è l’inutile e sanguinoso scempio di innocui campeggiatori perpetrato dal trattatista, evidentemente deve trattarsi di idee malate, malsane, degne di complottisti isolati dal mondo e spregiatori della civiltà.


Il che, immagino, è esattamente il risultato che l’anonimo think tank che ha stilato il documento, firmandolo col nome di Andrew Berwick, si proponeva di raggiungere.


Come scrivevo nell’articolo di un paio di giorni fa, una delle cose che più preoccupano gli americani è l’affermarsi in Europa di un pensiero “eurasiatico”, portato avanti trasversalmente tanto dai reduci della “destra” quanto della “sinistra” europea (quelli che i detrattori nostrani chiamano con disprezzo “rossobruni”). Tale linea di pensiero, che sta prendendo sempre più piede nelle ex nazioni europee, mira principalmente a creare una più stretta connessione politico/economico/strategica con la Russia, allo scopo di sbarazzarsi di 70 anni di asservimento militare e culturale agli USA e costruire quella naturale unità geostrategica tra Europa e Asia che rappresenterebbe il naturale portato tanto della complementarietà geografica tra i due continenti quanto della storica interdipendenza economica e culturale che ha caratterizzato le loro relazioni fino alle guerre mondiali. Uno degli scopi del malloppone partorito dallo pseudo-Breivik è di scongiurare tale eventualità, presentando le velleità di partenariato russo-europeo come deliri di pazzi criminali, vaneggiamenti da terroristi di estrema destra col proiettile in canna.


Ecco perché una parte consistente della dissertazione è dedicata alla denuncia dell’imperialismo americano e alla prospettiva di liberarsi di esso attraverso un asse eurasiatico. Leggiamo, ad esempio:


“La Federazione Europea del futuro non dovrà più essere connotata dalle forme sdolcinate e ingovernabili dell’attuale Unione Europea, che è una Medusa impotente, incapace di controllare i propri confini, dominata dalla smania per l’autodistruzione culturale e il libero commercio, assoggettata al dominio culturale americano. Dobbiamo immaginare una grande Europa monoculturale, fondata sulla cooperazione economica e culturale di nazioni indipendenti, che saranno, in larga parte, inseparabilmente legate alla Russia. Non avendo bisogno di essere aggressivo con i propri vicini, visto che sarebbe inattaccabile, un tale blocco diverrebbe la prima potenza mondiale (di un mondo partizionato in grandi blocchi), autoreferenziale, pan-nazionalista e avverso ai pericolosi dogmi oggi associati col globalismo/multiculturalismo. La nuova Federazione Europea sarà assai più isolazionista, con una politica di nazionalismo economico (protezionismo). Dovrà avere la capacità di praticare la “autarchia dei grandi spazi” (autosufficienza economica e indipendenza dai mercati esteri), i cui princìpi sono già stati elaborati dall’economista, vincitore di Premio Nobel, Maurice Allais. Il destino della penisola europea non può essere separato da quello della Russia continentale, sia per ragioni etnico-culturali che per ragioni geopolitiche. E’ assolutamente imperativo per la talassocrazia mercantile americana (supremazia navale, nel senso militare e commerciale della parola) impedire la nascita di una Federazione Europea culturalmente e ideologicamente sicura di sé.”


Parole mica tanto demenziali, vero?


Ma l’uomo della strada leggerà queste affermazioni ricollegandole istintivamente – grazie anche alle immancabili banalizzazioni e distorsioni che i media sapranno effondere – alla bestialità di un terrorista solitario, ai capelli biondi imbrattati di sangue di una giovane campeggiatrice norvegese, ai mucchi di cadaveri di ragazzini ammassati sulla spiaggia di Utoya. E il gioco è fatto. L’anti-imperialismo e l’aspirazione a liberarsi della schiavitù statunitense stringendo legami con le potenze asiatiche saranno bollati come vaneggiamenti eversivi da criminali potenziali, fonte di discredito sociale e possibilmente cagione di affidamento a progetti rieducativi. Roba da “nazisti”, insomma, che è il termine preferito da ogni moccioso adulto per sostituire il “brutto e cattivo” del lessico puerile senza dover studiare troppo. Il documento redatto dallo pseudo-Breivik è in realtà un corposo trattato sulle paure americane, un compendio dettagliato delle idee che Washington crede possano ostacolare i suoi progetti geostrategici. Idee che devono dunque essere infangate e screditate, imbrattate con svastiche e croci templari, ridicolizzate dall’impasto con materiali di infima intellettualità e di popolaresca cialtroneria. Non so se ci siano voluti davvero nove anni per scriverlo, ma di certo esso è un prodotto propagandisticamente molto elaborato, la cui stesura ha richiesto senz’altro molto tempo e l’impegno di un think tank preparato ed attento alle tendenze culturali, nonché ai germogli di pensiero politico in corso di definizione sul web. Questo ci dà un indizio di quanto sia importante, per chi lo ha scritto, ostacolare e rendere inutilizzabili le nuove idee che vanno diffondendosi nell’Europa della crisi e della perdita delle sovranità nazionali. E’ un testo da studiare con attenzione, particolarmente da parte di chi ha già un’idea dei meccanismi della propaganda; non certo per recepirne ciò che di farneticante e neppure ciò che di condivisibile contiene, ma per avere un’idea precisa di quali siano i fantasmi che suscitano maggior spavento nei nostri dominatori. Si sarà ben capito che sono esattamente quelli che dobbiamo evocare.

Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.altervista.org

Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=846:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47#comments

25.07.2011

Commenti (52)

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    1. Kaos 25 luglio 2011

      Interessante articolo, tanto che ho deciso di dire la mia anche se in realtà leggo il sito da un pò.

      Secondo il mio modesto parere la questione va presa come possibilità.

      Nel senso, a che serve stabilire se si tratti di un semplice pazzo o c'è la regia che l'autore dell'articolo indica?

      L'importante è tenersi più opzioni aperte, e se bene io ritenga molto probabile la teoria dell'articolo non scarto dal mio cervello l'ipotesi del pazzo scatenato o qualsiasi altra mi si presenti.

      Dispiace leggere sterili discussioni di chi vorrebbe avere certezze. Io non mettere la mano sul fuoco su nessuna ipotesi, chi potrebbe, quindi offese fra utenti non fanno che sminuire il valore delle riflessioni stesse. E' ciò è un male. Essere critici, scettici é giusto e auspicabile sempre ma senza screditare gli altrui pareri pure se appaiono utopistici, fantasiosi o complottistici. Meglio pensar male che essere fatti fessi. Domani potrete dire io quella ipotesi l'avevo ventilata.

      Le certezze non esistono, tanto vale vivere considerando ogni possibilità e indagando sempre su cosa accade e perché.

      Tanto mi basta, non ignorare gli eventi ne diventare un fondamentalista di questa e quella tesi. Semplicemente sapere e poter dire a me stesso:

      E' successo fatto X, 50% causa A, 40% causa B, 10% causa C, ecc.

      Per farla breve mi autocito live, "non ho la pretesa di cambiare il mondo ma quella di non farmi prendere per il qulo si". Bella, mi piace.

    1. alvise 25 luglio 2011

      Il mondo non è mai stato paradisiaco, però nel dopoguerra, la mia famiglia, pur non essendo una immigrata, eravamo quello che è definito "povera". Ricordo mia madre quando andava al banco dei pegni ad impegnare lenzuola nuove, ecc, e lavoro poco, però ti sembrerà assurdo, in quella povertà si viveva meglio, non c'era nell'aria quel senso di oppressione che si sente da almeno 6/7 anni.Negli anni 50' c'era ancora tangibile il senso della speranza, oggi nessuno, entro certi ceti sociali, la speranza non esiste, come non esiste, o è scarsa, la fiducia in se stessi.Forse nel dopoguerra, eravamo più ingenui, le informazioni non erano quelle di oggi, ed ad ogni articolo di giornale, economia o politica, ci credevamo, e questa ingenuità forse è quella che dava la spinta alla speranza, perchè non conoscevamo la realtà, può darsi, non so, oggi siamo bersagliati da informazioni, specialmente sul web, e conosciamo molti retroscena che una volta erano sconosciuti alla massa, con queste premesse, date dalla conoscenza, siamo diventati degli zombi, inermi contro i molti poteri politici-economici.Mi chiedo se "sapere", avvilisce o rinforza. Quindi, gli anni del dopoguerra erano meglio di adesso, pur con tutte le contraddizioni che non conoscevamo,Se ti vesti con una tuta, e tutti vestono con una tuta, magari pensi a come sia bella la tua tuta, poi vedi un tizio con un vestito elegante e ricevi una scossa, lo vuoi anche tu.Beh, si può vivere anche andando vestiti con una tuta. Abbiamo voluto tutti il vestito bello? e ci hanno dato il vestito bello, peccato che a voler il vestito bello, ecco a che cosa ci ha portato. Meglio gli anni 50'

    1. totalrec 25 luglio 2011

      Oddio... è vero!!


      Sono secoli che non vado più alla festa dell'Unità!!


      E mi stanno spuntando i baffetti!!

      NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!

      (GF)

    1. cloroalclero 25 luglio 2011

      Io invece penso che il complotto sia stato preordinato. E il tipo, probabilmente invasato di carattere, curato, avvicinato, inglobato da organizazioni piu' grosse di lui che gli han dato motivazioni per far uscire la sua indole assassina. O se le operazioni di MK ultra han dato esiti scientifici, semplicemente di applicarli al caso specifico.

    1. cloroalclero 25 luglio 2011

      Non mi pare una "tragicomica campagna nazifascista" quanto riportato da Freda sugi scritti di Anders. Piuttosto un "nostalglismo" di un mondo, decantato da Hollywood che però lo stragista non puo' aver conosciuto direttamente per la giovane età. Quando, nei primi anni della guerra fredda negli USA esisteva un proletariato benestante, dove un operaio poteva far crescere due figli, avere la casetta indipendente e la moglie casalinga. E' il mondo che Michael Moore in "capitalism a love story" rimpiange, lui sì avendolo vissuto, perchè americano, figlio di operaio della GM e agèe.

      Il fatto che si prospetti un complotto (come secondo me è senza grossi dubbi) non esclude affatto che la natura dei rapporti sociali sia "lotta di classe"

    1. cloroalclero 25 luglio 2011

      :-D bhe, te coi "compagni", le "riforme", il "progresso", la "storia del PCI", i "compagni", la "festa dell'unita'" non ci hai molto a che fare...
      sbaglio?
      Te dirai ma è questo "essere di sinistra"? Mah penso di sì....

      e se non sei di sinistra sei a destra della sinistra. Quindi a destra

      :-D

    1. cloroalclero 25 luglio 2011

      Che il tizio sia "solamente" un folle isolato è una tesi che sta cercando di passare presso i media. Vi sono molte circostanze collaterali però che dicono che non è così. O meglio: il tipo è folle di sicuro. Ma alle spalle ha sicuramente qualche appoggio che ha approfittato della sua follia incanalandola in un ehm "ideale superiore". Questo articolo non fa altro che sottolineare gli aspetti che direbbero di lui che è un folle isolato. QUando quest'operazione non è di certo opera di una follia contingente.

    1. IlConoscitore 25 luglio 2011

      Il testo di Freda sostiene una tesi possibile anzi probabile, anche se
      ovviamente tutt'altro che certa.L'ipotesi più credibile a nostro parere
      è che l'attentatore ed i suoi testi, proprio per alcuni tratti schizoidi o comunque non perfettamente coerenti, contraddittori, siano genuini.
      Può più verosimilmente essersi verificato che tesi assassine o più semplicemente terroristiche - tipiche di certi settori dell'opposizione estrema - siano state assecondate insieme ai comportamenti conseguenti da ambigui settori (deviati?) di chissà quali Servizi. Probabilmente esterni più che nazionali.

      L'associazione facile di determinate idee e posizioni politiche
      - teoricamente anche legaliste, democratiche o non violente - con la violenza armata dell'atto terroristico (peraltro analogo all'azione bellica concepita contro l'imperialismo armato e non inoffensivo) può avere l'effetto di screditare chi compie l'azione delittuosa -addirittura una strage di innocenti (come per es. gli effetti di un ordigno esplosivo)- associandola a tesi politiche o dottrine (meglio se non ideologiche) che si intendono assolutamente screditare agli occhi della grossa opinione pubblica sensibile all'azione dei Media.

      Quindi non un vero complotto preordinato, tesi che può essere un tantino "dietrologica", ma probabilmente un mix tra azione genuina e "spontanea" del soggetto disposto all'azione criminosa
      e che ne subisce le conseguenze penali (seppure troppo blande per una strage terroristica) con connivenze, aiuti ed incoraggiamenti vari ma sotterranei degli "avversari" che possono averne avuto qualche interesse.

    1. tania 25 luglio 2011

      vi perdono ... questa volta . Scherzo , ciao

    1. DaniB 25 luglio 2011

      "Che triste vedere la china che ha preso ComeDonChisciotte..." Scusaci se non ci facciamo tutti le seghe leggendo Das Kapital nella versione originale.

    1. tania 25 luglio 2011

      Che triste vedere la china che ha preso ComeDonChisciotte . L’Impero non è identificabile geograficamente … L’Impero è invisibile e transazionale e viaggia alla velocità della luce da un capo all’altro del Pianeta e per tutto il Pianeta . L’Impero e i miserabili sfruttati dall’Impero si trovano contemporaneamente a New York , Berlino , Mosca , Dubai , Johannesburg , Pechino e Cesenatico . L’unica dialettica è tra sfruttatore vs sfruttato..ed è una dialettica internazionale come lo è l’Impero ... Comunque : “..Condividi le opinioni lette sopra?..” NO! ma nemmeno una lettera.. è una tragicomica propaganda neonazifacista . Ancora : “..L’anti-imperialismo e l’aspirazione a liberarsi della schiavitù statunitense.. saranno bollati come vaneggiamenti eversivi da criminali potenziali.. Roba da nazisti, insomma, che è il termine preferito da ogni moccioso adulto per sostituire il brutto e cattivo del lessico puerile senza dover studiare troppo..” Si Freda , ma chi non studia sei tu , perché la “Roba da nazisti” non era “l’anti-imperialismo” , ma se mai l’imperialismo.. un altro imperialismo rispetto a quello USA , ma sempre imperialismo. Insomma , anche se questa dietrologia di Freda avesse qualche fondamenta , è proprio l’impostazione e le tesi di Freda che rifiuto . Freda tramuta la dialettica sfruttatore vs sfruttato in Stato sfruttatore vs Stato sfruttato... come se l’Impero avesse il volto USA degli anni ’50 . In realtà non è più così se mai lo è stato . Gli USA sono il soldato armato dell'Impero ma L’Impero non è identificabile geograficamente … L’Impero e i miserabili sfruttati dall’Impero si trovano contemporaneamente a New York , Berlino , Mosca , Dubai , Johannesburg , Pechino e Cesenatico . L’unica dialettica è tra sfruttatore vs sfruttato..ed una dialettica internazionale come lo è l’Impero . Freda ignora o mistifica il discorso .

    1. totalrec 25 luglio 2011

      "Ma io al contrario di Freda non sono di destra".


      EH???

      Così anche tu sei convinta che io sia "di destra" ora?

      Ma Gesù, cos'è che ho fatto di male...

      (GF)

    1. DaniB 25 luglio 2011

      "L’anti-imperialismo e l’aspirazione a liberarsi della schiavitù statunitense stringendo legami con le potenze asiatiche..." queste non sono cose da nazisti. Il nazismo, per come viene inteso da chi usa questa parola per offendere, è stato ben altro. Quindi ripeto, stai fraintendendo le mie posizioni e quelle di Freda, qui nessuno (lo spero) pensa che il pazzoide di Oslo abbia fatto bene a fare quello che ha fatto, e neanche che bisogna invadere la Polonia. Ma sono d'accordo che che la propaganda ha la capacità, raffinata nei secoli, di distorcere la percezione dei suoi sudditi rendendo cattivo ciò che è buono, rendendo brutto ciò che è bello, o insipido ciò che è saporito, e viceversa. Ci sono dei contenuti condivisibili negli stralci del manuale riportati nell'articolo, che potrebbero essere veramente le pietre angolari di una nuova filosofia politica, che con questo trick (l'associazione con un pazzo omicida ed il suo fanatismo delirante) vengono completamente "annichilite" (Berger e Luckmann, 1966). Questo è quello che fa la propaganda, ringrazio Freda per avermelo ricordato.

    1. cloroalclero 25 luglio 2011

      Se Freda ha ragione (e darei questa possibilità al 60%) questo risvolto era già previsto dal complotto ed ogni complotto "serio" (cioè efficace a portare conseguenze su un largo numero di persone) è di lunga data.

      Ma io al contrario di Freda non sono di destra. Non "preferirei" agli USA la Russia di Putin. Fanculo: è un continente a se, con mafia e via cosi. Io penso ad una centralità europea in nome del passato che ci unisce. Quindi parlo di quello culturale, non di quello storico. Essendo anarchica, sono per un'economia di indipendenza individuale da cui FAR DIPENDERE le relazioni collettive. In un'ottica di democrazia un riformismo potrebbe consistere nel "massimo di votazioni" in ogni campo. Come i finlandesi, che votano gli articoli della costituzione con l'I LIKE facebook-mode.

      Alla fine è vero che la democrazia è imperfetta perchè il collettivo è una dimensione che scontenta tutti, ma è un equo compormesso. Perchè se la legge pende per i singoli o le singole categorie (es. sionisti) le leggi sono inique. Io sono di sinistra, ma la lucidità di Freda merita il mio "tanto di cappello", anche perchè è complottista come me e lui ci studia sopra di brutto.

      Quindi chi lo denigra dovrebbe, almeno, fare il piacere di argomentare il disaccordo.

    1. cloroalclero 25 luglio 2011

      x tortnoise : rick87 è uno qualsiasi degli umani che pensano che un giudizio così radicale andrebbe motivato. Ad esserne capaci, ovvio. "l'imperativo usalo col tuo cane" è un maleducato derapage con cui ovviare alla richiesta, umanamente legittima. Che sei un sionista che preferisce che l'umano sia postposto a "israeliano"?

    1. Tonguessy 25 luglio 2011

      qui si è parlato delle strategie di propagnada e di un episodio utilizzato come espediente per annichilire una nuova linea di pensiero geopolitica e valoriale che sta prendendo forma in quelle menti ancora non assiderate dal politicamente-corretto.

      Rileggo:

      L’anti-imperialismo e l’aspirazione a liberarsi della schiavitù statunitense stringendo legami con le potenze asiatiche saranno bollati come vaneggiamenti eversivi da criminali potenziali, fonte di discredito sociale e possibilmente cagione di affidamento a progetti rieducativi. Roba da “nazisti”, insomma, che è il termine preferito da ogni moccioso adulto per sostituire il “brutto e cattivo” del lessico puerile senza dover studiare troppo.


      Insomma: la "roba da nazisti" non è poi così cattiva. Sei d'accordo anche tu con Pellegrino?

    1. mendi 25 luglio 2011

      Sono d'accordo con Freda. Il documento è talmente raffinato, ben fatto e ben scritto che pare poco credibile sia stato scritto da un sanguinario assassino. Però, con i tempi che corrono, tutto è possibile.

    1. rick87 25 luglio 2011

      per ridurre a derisione l'avversione che a israele hanno le persone coscienti. basterà dimostrare che quel(cosiddetto) sionista amante di israele sia un delirante farneticante armato di piombo e fanatismo per ridurre a ridicolezza chiunque osi dire le stesse cose (vere) ma senza farneticare e senza fare stragi di innocenti. alla prima voce contraria a israele si dirà nei talk show "ah, ma sei un esaltato come il killer di oslo" o sciocchezze simili. insomma quello che ha scritto freda.
      o ignorano i dissidenti o li deridono. ma entrare nel merito delle questioni, non lo faranno. perchè perdono. è chiaro no?

    1. DaniB 25 luglio 2011

      Me ne sono accorto, ma le tue 3 considerazioni partono tutte dal presupposto che Freda sostenga l'operato dello stragista: questo io non l'ho letto, anzi, mi sembra che Breivik venga preso per i fondelli in modo abbastanza evidente. L'oggetto delle dietrologie di Freda è il manuale pubblicato, e i nuclei argomentativi inscritti in esso, che rappresentano quello che l'articolista definisce "punta di diamante di una nuova linea di pensiero che è nata e si è diffusa soprattutto sul web". E' solo del manuale che lui si preoccupa, è quello che secondo lui è stato creato a tavolino, ma l'associazione del libro con la strage e il suo protagonista mi pare non emergano dall'articolo: non ha ipotizzato ne argomentato l'organizzazione di un FalseFlag (come invece mi pare abbiano fatto Blondet e Tarpley) e comunque sicuramente non ha definito una strage di innocenti come buon mezzo per ribaltare il nuovo ordine mondiale, quindi lo sparacchiare dei rossobruni, l'estrema destra, le BR ed il coraggio di sfidare il potere non centrano, perchè qui si è parlato delle strategie di propagnada e di un episodio utilizzato come espediente per annichilire una nuova linea di pensiero geopolitica e valoriale che sta prendendo forma in quelle menti ancora non assiderate dal politicamente-corretto.

    1. Emanuele_C 25 luglio 2011

      Scusami, dico e ripeto che NON si può dar credito ad uno che ammazza 100 persone, per di più definito nei commenti e dai giornali un pazzoide, un estremista fanatico e via dicendo! Per di più, stamane il Corriere on-line riportava un bel titolone "Ho fatto tutto da solo!", adesso è stato modificato con un plausibile "Aiutato dsa due cellule". Ma che davero? Gli accordi, i movimenti di soldi e potere della Norvegia sono fatti e a me, se fossi Israele o gli USA come pure qualsiasi altro attore della scena internazionale che ha da perderne e pesantemente, girerebbero semplicemente le palle e troverei il modo di fargliela pagare. Punto e fine. Di stragi di stato, di massacri pilotati, di episodi che ancora oggi sono avvolti nel mistero ne siamo pieni e questa non è la prima e manco l'ultima. Io non ci vedo nulla di eccezionale, sinceramente.

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