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DEVI PROPRIO CREDERE ?

DI MICKEY Z
Online Journal

“Il cervello umano è un organo complesso, dal meraviglioso potere di consentire all’uomo di cercare nuovi motivi per continuare a credere a qualsiasi cosa in cui egli voglia credere”. – Voltaire

Secondo alcuni sondaggi, molti americani credono che la Bibbia sia vera alla lettera, che Saddam Hussein abbia contributo a pianificare l’attacco dell’11 settembre e che Britney Spears non sia adatta a crescere i propri figli. (Al momento non ci sono dati riguardo a quanti americani credono ai sondaggi circa quello che gli americani credono).

Riuscite a crederci?

Gli esseri umani si comportano in base a come percepiscono il loro ambiente, e percepiscono il loro
ambiente secondo quanto è stato loro insegnato, e quello che è stato loro insegnato contribuisce a coltivare le loro credenze. Tuttavia, come molti aspetti della psicologia e neurologia umana, l’origine
di quanto crediamo è ancora un concetto vago. Nel suo libro La biologia delle credenze, il biologo cellulare Bruce H. Lipton sostiene che i pensieri “influiscono direttamente su come il cervello fisico controlla la fisiologia del corpo… Il fatto è che controllare il potere della propria mente può essere più efficace dei farmaci di cui siamo stati
programmati a credere di aver bisogno”.

Forse la prova più comune delle ipotesi di Lipton è quel che chiamiamo “effetto placebo”.
“Il fattore critico – dice Irving Kirsch, psicologo dell’Università del Connecticut – è quel che crediamo che ci capiterà. Non è necessario usare farmaci per notare trasformazioni profonde”. Ricerche odierne
sembrano rivendicare che le credenze di una persona, le sue esperienze sensoriali e i suoi pensieri possono condizionarne la neurochimica, e di conseguenza incidere sui risultati.

Consideriamo il concetto di ipnosi.
I neuropsicologi spiegano questo fenomeno come variazione dell’attività cerebrale. Ricerche basate su elettroencefalogrammi mostrano alterazioni dell’attività cerebrale durante il processo d’ipnosi, quindi i
cambiamenti neurologici potrebbero facilitare il potere di suggestione.

Mentre scientificamente non è ancora una definizione riconosciuta, il “potere di suggestione”
è un meccanismo psicologico comprovato. Il nostro subconscio può accettare
o respingere gli stimoli. Dai ricordi d’infanzia repressi ai mantra di auto-aiuto, gli stimoli variano molto ma quelli che il subconscio accetta sono quelli a cui risponde e a cui reagisce.

Tutto ciò suggerisce che nonostante il trambusto che circonda la ricerca genetica e la mappatura del genoma umano, noi esseri umani siamo molto più complessi di quanto suggerisca il nostro
DNA. “Noi non siamo l’espressione dei nostri geni”, dichiara Ruth Hubbard, professoressa emerita di biologia all’Università di Harvard, “e pur conoscendone la posizione nei cromosomi, o la loro
composizione, nessuno può predire che aspetto avremo o come saremo…
E’ errato dare tanta importanza ai geni o al DNA”.

“Posso credere a tutto, purché sia incredibile” – Oscar Wilde.

Quello che io credo è che la maggior parte degli esseri umani vogliono essere ingannati.
Noi vogliamo credere nella magia, altrimenti perché ci stupiremmo ai trucchi di carte, alla destrezza delle mani, al sistema dei due partiti, ai giochi di prestigio e altre illusioni? Un’esistenza in cui ogni singola azione è stata logicamente spiegata è contrario al tipico spirito umano e quindi molti di noi sono maturi per essere ingannati.
Come prova principale esaminiamo la storia dei bellicosi marziani che atterrano nel New Jersey.

Il 30 ottobre del 1938 – la vigilia di Halloween – Orson Welles e la sua troupe radiofonica, il Mercury Theater of the Air, inscenarono una versione radiofonica del racconto
di fantascienza La Guerra dei Mondi di H. G. Wells. La storia
parla di una micidiale invasione di marziani ed è presentata come notizia
vera (con inizio in Grovers Mill, New Jersey), e molti ascoltatori credono
che sia reale. Nonostante Orson Welles ogni tanto interrompesse la sceneggiata
spiegando che si trattava di uno spettacolo radiofonico, il risultato
fu l’isteria di massa. Gli americani, perlopiù nel nord-est, si armarono,
scesero in strada, si nascosero in scantinati, e in genere furono presi
dal panico.

“Senza volerlo, il signor Orson Welles e il Mercury Theater of the Air ci hanno regalato una delle più affascinanti e importanti dimostrazioni di tutti i tempi”, scrisse
al riguardo Dorothy Thompson sul New York Tribune. “Hanno provato
che poche ma efficaci voci, accompagnate da effetti sonori, possono
portare un gran numero di persone a credere ad un episodio totalmente
irragionevole, completamente fantasioso e improponibile, tanto da provocare
il panico di una nazione. Hanno dimostrato con più forza di qualsiasi
argomento, aldilà di ogni dubbio, i terribili pericoli e l’enorme
efficacia della demagogia popolare e teatrale”.

“Non c’è dubbio che esista una ricca e complessa natura umana”, dice Noam Chomsky. “Quando
ci avviciniamo a modelli culturali, sistemi di credenze, e cose di questo
genere, le idee del tizio che incontri alla fermata dell’autobus sono
buone quanto quelle del miglior scienziato. Nessuno sa niente”.

Come dicono nella Florida del sud:
bingo

Mickey Z. si trova al link: www.mickeyz.net.

Mickey Z
Fonte: http://onlinejournal.com/
Link: http://onlinejournal.com/artman/publish/article_2527.shtml
15.10.2007

Pubblicato da God

  • myone

    Tutto e’ condizionabile dal tutto, sopratutto nella nostra mente, che anche li non si sa’ che sia alla fine. Tutto viene posto in una valutazione, che sia buona cattiva, falsa o effimera, o non scientifica culturale e dei fatti, che una volta presa, determina una condizione di stallo e di presa di coscenza, che puo’ essere interpretata fasulla, religiosa, non reale, e culturalmente effimera, sopratutto da chi ne fa un’ analisi, e non da chi se ne assume gli effetti.

    L’ illusione scientifica, e’ pure una credenza, che lascia il tempo che trova, poiche’ sebbene se ne assuma un procedere, lei medesima, nel vaglio di tante e profonde conoscenze o scoperte, porta alla fine a deduzioni, e applicazioni, che come fattori latenti, non cosiderati o nuovi, portano allo sfaldamento con altre cause, di un proporsi come rimedio o arrivo. Diciamo che nella complessita’ , o nella mole delle conquiste che abbiamo, solo una percentuale effimera, trova applicazione, portando nell’ insieme, a soluzioni casuali, e nel contesto, strettamente marginali.

    Pure la cultura, la politica, l’ economia, e’ un credere, che si radicalizza nell’ uomo, e sembra, che sia piu’ il credere con il suo aspetto latente, che ne fa sussistere la sua esistenza, che non la veridicita’ dell’ azione stessa, che oltre che delegittimare il credere a cui si crede, e che e’ latente, fa delegittimare pure il concreto procedere reale.

    L’ uomo, non e’ fatto solo di DND, particelle atomiche, interazioni chimiche, razionalita’ logica, e organizzazione di azione, pensiero, e socialita’, ma l’ uomo e’ fatto pure di spirito, che e’ l’ essenza piu’ eterea, che ha in se’ il tutto, senza bisogno della manipolazione umana, sia come concetto, che come sperimentazione

    Valutare, che, ci sono persone che credono alla bibbia, a saddam in un modo, o a altro, no si da altro, che porre uno stato di movimento in giudizio, quando, latentemente, altri orizzonti e dimensioni, vanno ugualmente in altri meandri, e constatano cose, che non sono prese in considerazione, ma che pongono il giugizio, solo su un fatto culturale. Quindi, dire momentaneamente, che una cosa e’ o non e’, e sopratutto, verificarla, su parametri fittizzi o di parte, non si fa altro, che determinare il propio luogo di credenza, con mezzi e argomenti, che portano a vedere solo su un piano fermo, esiguo, e tendenzioso, non portando, come comtroparte, in un procedere a cosi’, ne una fede, ne uno stare, ne una soluzione, ne un altro meglio, sopratutto, che sia propio, e che dia motivi, per staccarsi, da una forma viziata, e pervenirne in una nuova, sopratutto alla parte giudicata.

    Voglio fermarmi, sul modo spesso usato, di mettere la bibba fra le cose piu’ succubi e culturalmente opsolete della forma credere e razionale intelligente dell’ uomo. La bibbia, e’ il piu’ grande inciucio culturale umano. Essa non e’ affatto vera, sopratutto, perche’ e’ creduta, e non conosciuta realmente, da cio’ che essa vuole esprimere. E’ creduta e non vagliata personalmente, ed e’ creduta, sopratutto con il filtro, dell’ intellettivo culturale laico e ateo, dal filtro della religione e della credenza di sette, movimenti, esegeti, e intellettuali, ed e’ posta sopratutto, dalla e nella diatriba di considerazioni fanatiche e spirituali. La bibbia, e’ una forma scritta di esperienze e deduzioni, che nella sua forza, hanno tratto dalla medesima intuizione, esperienze che stanno fuori dalla logica e dallo scientifico e razionale. Vengono messe li, come racconto ed espressione umana, di un pensiero e di una esperienza. Vederla nel modo giusto, che e’ solo anch’ esso parte di una esperienza intuitiva e comprensiva, richiede estraneazione, nessun preconcetto, e sopratutto, nessuna velleita’ di arrivarne a un dunque, a un sunto, e a determinarne un finito o un uso, al di fuori di quello personale, che essa puo’ darne al singolo interlocutore. Chi sa’ leggere la bibbia, vede il tutto anche dell’ uomo, nella sua forma storica, culturale e relazione, di se’ e della vita. La bibbia, ha in se’ , l’ unico concetto universale, del sopra che non si ha o che non si puo’ comprendere, ma solo intuire, in quanto, lo spirituale, non e’ in uso alla misura e alla manipolazione, di quello che l’ uomo vuole mostrare, avere, appropiarsi. Difatti, oltre al senso recondito e nascosto della bibbia, l’ uomo, si cimenta in altra conoscenza, anche se effimere di suo, come la storia, la politica, la scienza, la cultura, la religione, l’ oppinione, la tendenza del suo propio crearsi e credersi, e sopratutto, quegli effimeri interattivi di scambio , come mezzi, modi, e altro. E questo, non e’ detto, che non siano un modo e un motivo, per pervenire ad altro. Fanno parte dell’ uomo, e sono un modo dell’ uomo, sapendo che, l’ uomo rimane sempre oltre, nelle sue possibilita’ di conscere e di sperimentare. Chi non ne e’ nel diretto modo come esperienza, chiamato in causa, non puo’ sottoporre, altri metodi di diagnosi o di considerazione, perche’ il propio vissuto, ritiene l’ unica soluzione o risposta, ad un’ analisi, che rimane propia e spesso, incomunicabile.

    L’ uomo crede sempre, ovunque e comunque. I fattori di rampa o di diversita’, sono solo parentesi, sopratutto credute, da superare, superabili, e pure scartabili, poiche’ la fede, e’ un credere che tende sempre al meglio e al vero, di ogni situazione, comunque essa sia. L’ esperienza dell’ evoluzione o del movimento, che ogni giorno ci intreragisce, dal subdolo al blando, non fa altro, che aguzzarci, a un modo muovo, dove, in noi, ne abbiamo sempre un’ intuizione e una possibilita’ di cambio.

    Certo. Non credere a nulla, e’ la forma piu’ chiara, nel costatare, che qualcosa di piu’ grande di noi, che siamo pure noi stessi, crede per noi, meglio di noi, Vive per noi, meglio di noi. Comprende per noi, meglio di noi.

    Non c’e’ bisogno di credere, e ne di determinare, chi crede o se crede bene o male. Il credere, e’ la vita stessa, e’ una forza di noi, ed e’ la manifestazione dell’ esistere stesso, che crede lui per noi, indipendentemente da noi.

    E’ come dire: se conosco la vita e la so’, e la posseggo, vivo, altrimenti, muoio effettivamente. A noi , non ci e’ concesso, ne di scegliere di vivere e ne quando di morire. Nemmeno, quando la scelta , sembra cadere sulla nostra decisione di scegliere cosa scegliere.

    Chi sa’, comunica, e chi comunica a chi pensa di dover comunicare qualcosa che gli sia propio dell’ altro che manca, solo dopo averlo fatto, vedra’ cosa avra’ fatto o dato, in piu’, e non in meno.
    Non poco, in secondo luogo, che: se una visione della vita e del credere, mio, non si ferma sul falso o subdolo altrui, debba per forza, dover sopperire a questo, con il richio, che ne rimanga incastrata, deturpata, deteriorata, dal melgio, che gia’ e ‘ mio, che costa solo di farmene tesoro, e che mi richiama, quanto meno a stare li, o ad andare oltre, in un altro melgio, che soddisfi uno stare, e non un dover convertire per forza, o attende evoluzioni, che non mi appartengono.

    Una parte dlla realizzazione e della felicita’, e’ incontrare simili, sapendoli tali, con misure, spesso, non dimostrabili.