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DALLA P2 ALLA P4 . LA “SANTA ALLEANZA” TRA MASSONERIA, VATICANO E I “BERLUSCONES”

DI GIANNI ROSSI
Articolo 21.info

C’è un filo rosso “cardinalizio” che lega le sorti e le attività dei protagonisti dalla P2 alla P4, in 40 anni di storia repubblicana. E’ la perversa, strana, devastante ed anticostituzionale “Santa Alleanza” tra gli ambienti della massoneria deviata, i vertici del Vaticano, alcuni settori del potere politico e affaristico un tempo socialista e democristiano, ultimamente orbitante nell’area del berlusconismo, ma con addentellati anche in salotti ben frequentati del centrosinistra. Una denuncia della tentacolare rete di potere e dei pericoli per il sistema democratico l’avevamo anticipata un anno fa su questo sito (“Stragi, mafia e P2. Chi c’è dietro la Santa Alleanza”, 4/6/2010). La politica, specie quella di centrosinistra, dopo un primo momento di indignazione, fece “spallucce”, come accadde alla metà degli anni Settanta, quando in pochissimi giornalisti denunciavamo i pericoli della loggia P2.Proprio 30 anni fa (il 17 marzo 1981) vennero alla luce a Castiglion Fibocchi (Arezzo), grazie ai magistrati di Milano, Gherardo Colombo e Giuliano Turone che indagavano sullo “scandalo Sindona”, gli elenchi della loggia segreta P2, diretta dal Maestro venerabile Licio Gelli, ex-repubblichino, neofascista, amico di potenti di mezzo mondo, di politici italiani, e frequentatore degli ambienti dei servizi segreti deviati. Nella lista, piuttosto “taroccata” (solo 962 nomi, rispetto ai 2.400 registrati originariamente), furono rinvenuti alti ufficiali delle forze armate, dei Carabinieri e della Guardia di finanza, politici di tutti i colori da destra a sinistra, uomini d’affari (tra cui “l’emergente” Silvio Berlusconi), grand commis dello stato, ecclesiastici. Più che la vastità dei nomi, colpiva la rete a cerchi concentrici. Non tutti sapevano degli altri, ma alcuni avevano la possibilità di estendere le conoscenze da un “cerchio” all’altro. Era da almeno 6 anni che in 4/5 giornalisti svolgevamo inchieste contro questo “cancro della democrazia”, osteggiati da magistrati, forze dell’ordine e servizi segreti, derisi dai partiti di sinistra (PCI e PSI).

Se, in seguito al rapimento e all’assassinio del leader DC, Aldo Moro da parte delle BR, ma “gestito” da settori deviati dei servizi e da esponenti piduisti, non fossero intervenuti alcuni settori della massoneria internazionale, sotto l’egida della Trilaterale,e il “corpo sano” paramassonico di alcuni “poteri forti” italiani, lo scandalo difficilmente sarebbe uscito alla luce, deflagrando nella “morta gora” del regime del vecchio “centrosinistra”, guidata dal CAF (Craxi, Andreoti, Forlani); ma sarebbe restato solo un filone di inchiesta di quel manipolo di giornalisti, visti come i soliti “rompiscatole”, i “dietrologi”, dai partiti del cosiddetto “arco costituzionale”. Dopo lo scandalo, il Parlamento istituì una Commissione d’inchiesta, presieduta dalla democristiana, ex-partigiana , Tina Anselmi, che nel 1984 decretò la loggia P2 come “un’associazione segreta, costituita per sovvertire l’ordine democratica e costituzionale” e ritenne gli elenchi “veritieri”. Alcuni degli iscritti furono perseguiti, specie nelle forze armate e dell’ordine. La maggior parte, però, ricorse alla giustizia civile e ai tribunali amministrativi. Riuscirono a “rifarsi una verginità”. La P2 e i suoi elenchi furono immersi in una nube solfurea di oblio.

La stragrande parte di quei personaggi ritornarono ai loro affari di sempre, mentre si andava riorganizzando e rafforzando la rete circolare della “Santa Alleanza”, tra quelli scampati al “dileggio mediatico” degli elenchi taroccati di Gelli, e i nuovi emergenti. La Rete, che alcuni di noi consideravamo la P1, senza documenti cartacei e senza un vero responsabile si stava di nuovo allargando sui destini del nostro paese, approfittando del declino dei partiti tradizionali, con le inchieste su Tangentopoli, e lo strapotere mediatico del partito berlusconiano. Questa volta, però non c’era più il “ragionier” Gelli, troppe volte ritenuto un “millantatore di credito”, un “burattinaio di secondo livello”, lo stilatore di elenchi, ma un nugolo di personaggi per lo più di estrazione cattolica, molto addentro alle ovattate stanze del Vaticano e ben inseriti nelle società a partecipazione statale, un tempo gestite dall’IRI (Finmeccanica, Alitalia, Fincantieri, Finmare, SME-GS, Autostrade, Breda, Tirrenia, ecc.). Grand commis di stato che avevano più capacità di “relazioni” che di gestione manageriale, ancora oggi una generazione di ultrasettantenni, affiancati da new entries più giovani, che tesse rapporti tra i potenti del Vaticano, dalla Segreteria di Stato fino all’anticamera del Papa, e il mondo della politica governativa, delle grandi società ancora partecipate dal Tesoro (ENI, ENEL, Ferrovie dello stato, ecc.). Bisignani era finora una delle “giovani risorse”, altro che un millantatore o un gran “parolaio”, come alcuni testimoni (tra questi proprio Gianni Letta) vorrebbero far credere ai magistrati e ai media.

A suo tempo il professor Prodi, presidente dell’IRI, parlò di essere stato come “in un Vietnam”, per la guerriglia che gli veniva condotta da queste personalità sia in Via Veneto, dentro le mura arcigne dell’IRI, sia tra i palazzi delle società controllate, poi privatizzate. Tutto ciò che lui discuteva, organizzata, stilava, veniva riportato in altre “stanze segrete”, a cominciare dal Vaticano per finire in alcuni archivi sei servizi, della Guardia di finanza e in faldoni di qualche giudice aderente alla “Santa Alleanza”. Uno di quei top manager pubblici “ati-prodiani” era stato “cacciato” dalla P2 di Gelli, perché si era messo in concorrenza con il Maestro venerabile, ma tutt’oggi gode di prestigiosi incarichi imprenditoriali e stabili alleanze in Vaticano e nella magistratura e, sembra, anche di tante carte in mano per determinare le scelte di molti potenti. La Rete nasce agli inizi degli anni Settanta, quando le due “famiglie massoniche”, quella laica di Palazzo Giustiniani e quella “cattolica” di Piazza del Gesù, decidono di riunificarsi e di “scremare” la parte più “nobile” dagli elenchi pubblici delle logge, dirottando gli iscritti “coperti e all’orecchio del Gran Maestro”, verso la P2. Altri, però, furono inseriti in due logge dalla parvenza regolare: la Lira e Spada e la Giustizia e Libertà. Su queste 2 logge né la magistratura, né i commissari della Commissione d’inchiesta indagarono mai. Come sul “Capitolo segreto” del Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, la Crème della massoneria. Sta di fatto che in questi elenchi appartenevano personalità tutt’ora operative e, soprattutto, “pontieri” tra gli ambienti cattolici oltranzisti del Vaticano, dello IOR, la banca del Papa, e quelli tradizionalmente “laici” di Mediobanca, IRI, EFIM.

Nell’era di Internet e dei supertelefonini cellulari, Bisignani e i suoi, non avevano bisogno certo di brogliacci ed elenchi dattiloscritti. Basta una fornita mailing list, un programma di archiviazione compresso e securizzato nel proprio computer. Ecco perché sarà molto difficile ripetere l’accusa per la P4 del reato di organizzazione segreta contro lo stato, come fu per la P2. Semmai si dovrà costituire una Commissione d’inchiesta che faccia luce su ambienti, aziende, personaggi che da decenni ne fanno e disfano sorti e fortune. Nomi di personaggi che sono stati già toccati dall’inchiesta sulla “cricca” e la P3, facevano parte fino al 2010 dell’elenco prestigioso e riservato dei Gentiluomini di Sua Santità, come Angelo Balducci (dal 1995), ex-presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, implicato dello “scandalo G8”. E come non dimenticare Umberto Ortolani (Gentiluomo dal 1963 al 1983), piduista, legatissimo al Cardinal Lercaro, per molti anni arcivescovo di Bologna?

Ci sono poi Associazioni senza nessun rapporto con le istituzioni finanziarie, della politica o del governo, ma dentro le quali “navigano” sempre le stesse persone, alcune oggi all’onore della cronaca, come quella prestigiosa musicale di Roma, dove vi si trovano personalità quali: Cesare Geronzi, ex-patron di Mediobanca, Generali, Banca di Roma, e grande amico di Bisignani; il fratello del Papa, monsignor Georg, celebre organista; il parlamentare berlusconiano, editore e patron di cliniche private, Antonio Angelucci e suo figlio Giampaolo; il solito Antonio Balducci; ex- presidenti e direttori generali dell’IRI; il capo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini e quello di Fintecna, Maurizio Prato, anche lui Gentiluomo; il “plenipotenziario” di Berlusconi dentro Palazzo Chigi e in Vaticano, Gianni Letta; un influente senatore del PD ed altri top manager pubblici e privati. Questi benemeriti appassionati di musica barocca, e non solo, non sono certo dei “golpisti” o degli esponenti di una “cricca”, ma la loro vicinanza ad ambienti così “paludati” è il sintomo di una “trasversalità” che può spingersi a segnalare persone per incarichi in società ex-pubbliche o, ancora, intavolare discorsi su strategie politiche, su opportunità di tessere alleanze, di stringere o meno rapporti per aiutare in determinati affari amici o conoscenti.

E’ questa trasversalità tra cattolici ben introdotti in Vaticano, al soglio di San Pietro come nella Segreteria di Stato, e personalità filomassonicche, grand commis, top manager che passano per “tecnici indipendenti”, buoni per i governi di centrosinistra come per quelli berlusconiani, che come cerchi concentrici, come una matassa elettrica, generano sempre nuova energia per sé stessi e per coloro che vi entrano a far parte. Si può essere stati segnalati da un cardinale, da un vescovo, o da un plenipotenziario di una potente organizzazione cattolica italiana o spagnola, o ancora dai salotti buoni, in cui si muovono a loro agio professori universitari di chiara fama, top manager pubblici e privati, finanzieri e banchieri, gerarchie militari o delle forze dell’ordine. E si fa strada, tanta strada! Questo sistema, che ultimamente parte da settori dei Gentiluomini di Sua Santità per arrivare a quelli più propriamente politici del Bisignani, non ha bisogno di sedi, di elenchi, di riunioni semiriservate, ma si svolge con telefonate, magari con reti criptate, via email, in incontri conviviali, serate musicali, cene private.

La RAI, da sempre nodo nevralgico di questi “giochi potere” non può che essere una delle “prede preferite” dalla Santa Alleanza. Si spiegano così nomine e avanzamenti di carriera impensabili un tempo o anche definizioni di contratti per appalti di programmi e fiction o di coproduzioni di film. E si capisce anche la preponderante influenza degli ambienti vaticani sulle scelte di alcuni vertici e nelle decisioni di politica industriale, oltre che nella strana trasversalità per le nomine di livelli intermedi, da destra a sinistra. La politica, finchè avrà le mani sulla RAI, userà questa “Rete parallela” per continuare a gestire le sorti della più grande azienda pubblica multimediale europea, per determinarne le sorti, facendo finta di non interferire direttamente. Ma la trasversalità di questa Santa Alleanza è la vera cancrena che rischia di affossare il Servizio pubblico. Servirebbe una leggina veloce e con pochissimi articoli, che dovrebbe introdurre criteri di valutazione oggettivi come i CV e una commissione esterna, europea, per selezionare nelle varie aziende dell’orbita pubblica assunzioni e scelte di manager, fino ai più alti livelli. Servirebbe una nuova “governance” per gestire l’azienda e un regolamento per evitare che la quasi totalità delle produzioni finiscano in mano a 4/5 società private, che monopolizzano il mercato anche loro legate al mondo Mediaset e ai salotti vaticani.

Un anno fa scrivemmo di condividere una proposta formulata dal magistrato Giancarlo De Cataldo, autore di “Romanzo criminale”, ovvero che: “per uscire da questa crisi di cui percepiamo i pericoli, ma non ancora scorgiamo la luce per uscire dal tunnel, ci vorrebbe una Commissione parlamentare d’inchiesta, senza potere sanzionatorio, per far luce su questi ultimi anni terribili e, quindi, lasciare una via d’uscita a coloro che verrebbero coinvolti politicamente. E perché non pensare ad un salvacondotto per Berlusconi e i suoi “dignitari” del Califfato? Forse l’unica strada da percorrere per riportare l’Italia nel novero delle nazioni democratiche, liberali e costituzionalmente affidabili. A meno che non si voglia ritornare ad essere un paese ” a sovranità limitata”, vassallo degli Stati Uniti, i quali, come “Lord protettore”, ultimamente hanno però iniziato a lanciare avvertimenti all’establishment italiano e fatto trapelare i primi dossier scandalistici, pur di scompaginare i settori ancora invischiati nella Santa Alleanza.”.

I tempi stringono, la crisi politica, economica, istituzionale sta portando alcuni nodi al pettine dell’orologio della storia patria. Anche questa volta verremo etichettati dagli ambienti della sinistra come “visionari”, adepti della “fantapolitica” o il “Vento del Nord” sta davvero cambiando l’aria della politica?

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Fonte: http://www.articolo21.org/3429/notizia/dalla-p2-alla-p4-la-scandalosa-santa-alleanza.html

Pubblicato da supervice

  • supervice

    La radici della P4 nelle stragi del ’93

    di Enzo Mazzi
    Il Manifesto

    Negli stessi giorni in cui esplodeva lo scandalo della P4, nell’aula bunker di Firenze si riapriva il processo sulle stragi del ’93. Il nesso temporale fra i due eventi è puramente casuale, ma ha una potente valenza simbolica. Il sistema di potere instaurato dalla P4 ha avuto nella stagione delle stragi la sua levatrice. Lo dice con coraggio e con forza l’avvocato Danilo Ammannato, che rappresenta 18 familiari delle vittime di via dei Georgofili, la Regione Toscana, il Comune di Firenze.

    «Tutto inizia da Riina», dice Ammannato nella sua arringa. Il 30 gennaio ’92 la Cassazione, per la prima volta, confermò le condanne al gotha di Cosa Nostra. È una data storica. Brusca ha detto: «Tutto inizia da lì. Riina non aveva mai avuto un ergastolo». Il significato della sentenza è che il vecchio referente politico (Lima, Andreotti) non esisteva più, non funzionava più. Da qui scatta il movente delle stragi del 1992: la vendetta. Per vendetta vengono uccisi Salvo Lima, europarlamentare eletto in Sicilia con 600 mila voti, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, con le rispettive scorte, l’esattore Ignazio Salvo e si pianifica l’assassinio del magistrato Pietro Grasso.

    Nel frattempo, il 17 febbraio ’92 con l’arresto di Mario Chiesa è partita l’inchiesta Mani Pulite che “rompe il giocattolo”, cioè il sistema politico, economico, imprenditoriale sul quale Cosa Nostra aveva fino ad allora contato. E inizia la trattativa con un nuovo sistema che sta emergendo.
    Lo scrivono anche i giudici estensori della prima sentenza sulle stragi: la trattativa ci fu. Una eventualità del genere fa rabbrividire, scrissero i giudici. E la trattativa fu idonea a convincere i mafiosi che la strage pagava, perché lo Stato cedeva. Dopo l’arresto di Riina parte la campagna delle stragi sul continente. Dopodiché vengono chiuse le carceri dell’Asinara e di Pianosa, e arriva in Parlamento la norma di legge che doveva consentire anche agli imputati di strage di ricorrere al giudizio abbreviato, con pratica conseguente abolizione dell’ergastolo. Che era ciò che chiedeva Riina nel famoso “papello”.

    Nel ’93, dopo l’arresto di Riina, il ministro Martelli è costretto a dimettersi per la vicenda del Conto Protezione. Gli subentra Giovanni Conso. Il primo aprile la mafia decide di fare le stragi in continente. Il 14 maggio attentato in via Fauro a Roma contro Maurizio Costanzo. Il 15 maggio il ministro Conso toglie 140 decreti del 41 bis. Cancemi racconterà che nella primavera del ’93 Provenzano gli dice: «Le cose marciano bene, il 41 bis va a morire». Per tutto il corso del ’92 Riina aveva detto che si sarebbe giocato i denti per far abolire la legge sui pentiti, l’ergastolo, il sequestro dei beni, il carcere duro. E Cancemi, già nel ’99, in udienza pubblica, aveva dichiarato che all’epoca Riina sosteneva di avere nelle sue mani Dell’Utri e Berlusconi (non ancora in politica). Il 4 giugno ’93, pochi giorni dopo la strage di Firenze, il governo sostituisce al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Amato con Capriotti. Il 20 luglio il 41 bis viene confermato e una settimana più tardi Cosa Nostra aziona di nuovo il tritolo, con gli attentati di Roma e Milano. Il pentito Sinacori racconta che in agosto il senatore dc Inzerillo dice: «Non avete ottenuto nulla, con un governo che un po’ è fermo e un po’ cede».A questo punto l’avvocato Ammannato arriva all’incontro fra Graviano e Spatuzza del gennaio ’94 al bar Doney di Roma. Graviano dice: «Abbiamo l’Italia nelle mani, abbiamo concluso tutto», il che significa che ci sono nuovi referenti, Dell’Utri e Berlusconi. Nel contempo dà personalmente l’ordine di eseguire l’attentato dell’Olimpico contro cento carabinieri, per dare il “colpo di grazia” alla trattativa perdente, quella con il colonnello dei carabinieri Mario Mori, il cui terminale era il ministro Mancino.

    Il colpo di grazia ai vecchi referenti apre la strada ai nuovi.Ammannato conferma le connessioni fra la stagione delle stragi e il sistema di potere che incatena la società italiana, connessioni «riconducibili al disegno di rendere praticabile la strada delle modificazioni istituzionali che apertamente e da vario tempo il potere piduista aveva invocato, modificazioni funzionali alla conservazione del potere politico-economico nelle mani della oligarchia conservatrice» (sentenza-ordinanza dell’86 dei giudici istruttori di Bologna, Vito Zincani e Sergio Castaldo). La lezione è chiara: finché i centri di potere che hanno utilizzato il terrorismo restano impuniti non si può abbassare la guardia della memoria e la ricerca della verità.

    Enzo Mazzi
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/06/articolo/4903/

  • Affus

    articolo grossolano,impreciso,deviate ,ingannevole, che ignora completamente la questione complottistica in Italia . Se uno fiolo rosso c’è stato o c’è , questo articolo non lo sfiora neanche .

  • maristaurru

    Beh, se davvero cercarono di fermare la vergognosa svendita dell’iri , erano meritevoli, tra un po’ ci racconteranno che Prodi fu un eroe svendendo L’IRI e non non il disastro che tutti dovemmo subire.. ma che cialtronaggine!!

  • Affus

    se un tempo in qualche paritito c’è stato una qualche parvenza di utopia o di ideali che dir si voglia,oggi tutti i partiti non sono altro che confraternite massoniche finalizzate all’aiuto reciproco degli iscritti. Associazioni politiche di mutuo soccorso per i quadri dirigenti comunali,regionali,nazionali.

  • dino23

    Mala tempora ………

    Gli inventori del “gioco” straripano. Tanta la loro superiorità, che ben si può dire non esserci partita. Cappotto al popolino !
    “Uomini siate e non pecore matte……. “

  • dino23

    Mala tempora ……… Gli inventori del “gioco” straripano. Tanta la loro superiorità, che ben si può dire non esserci partita. Cappotto al popolino ! “Uomini siate e non pecore matte……. “