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CHI VUOLE UN ALTRO PANINO AL PROSCIUTTO?


DI JASON MILLER
Civillibertarian

Se il mio avversario stesse affogando, gli caccerei un tubo di gomma in bocca e aprirei il rubinetto
Ray Kroc

Un tipo buffo, tutto mascelle, guardingo e dai modi bruschi che vive in un appartamento multi milionario a Park Avenue, Manhattan e viaggia per il mondo a bordo dei suoi jet e yatch personali. A 67 anni, è avulso da qualsiasi critica. Si definisce “un tipo duro con una professione difficile”…Una volta ha commentato: “Gli ambientalisti vogliono imporre negli Stati Uniti una società di vegetariani. La maggior parte dei vegetariani che conosco sono malati psichici”

Dall’articolo di Jeff Tietz, Boss Hog (lett: “Capo di porci”). Intervista a Joseph Luther III, magnate dell’industria delle carni, apparsa su Rolling Stone.

Nonostante gli ovvi segni di rapido declino della nostra nazione e nonostante la crescente globale animosità contro la nostra cupidigia, i nostri eccessi, la nostra ipocrisia e belligeranza, noi, americani degli Stati Uniti, continuiamo insolenti il nostro cammino. Né la cruda realtà dei fatti né l’ira della comunità internazionale ha scosso le nostre fondamenta. Con eloquenza si declama virtù e libertà alle masse, mentre si olia una macchina da guerra che perpetra genocidi in Iraq e si sostiene un sistema socio-economico che farebbe invidia ad alcuni dei più famosi fascisti della storia.
Alcuni di noi si adagiano sull’idea che la cattiva amministrazione Bush sia un’anomalia nel sistema governativo americano, mentre la vera realtà è che l’attuale governo è diventato abbastanza forte da poter indossare a sua volta la falsa maschera della benevolenza, come hanno fatto scrupolosamente tutti i governi precedenti.

Diciamo le cose come stanno. Siamo ossessionati dal capitalismo americano, un sistema talmente putrido ormai da incoraggiare, permettere, legalizzare e ricompensare alacremente forme patologiche di narcisismo, avidità, competitività, crudeltà. Mentre milioni di uomini soffrono e muoiono per causa nostra, noi ci stringiamo in impenetrabili bolle di diniego, continuando a saziare la nostra patetica dipendenza dai fast food, dalle automobili divoratrici di gasolio, dall’Idolo Americano, dal potere militare, dai video game, dal football, dalla Cristianità “virtuosa” e dall’acquisizione di beni materiali. Eppure pretendiamo che tutti coloro che siano mentalmente sani credano negli USA come ad un faro di speranza per l’umanità, impegnato nella nobile crociata di diffondere “libertà e democrazia”.

Come si può rimanere seri nell’affermare che una repubblica costituzionale (fondata dichiaratamente su principi illuministi) possa coesistere con un sistema socio-economico talmente corrotto?

Stiamo parlando del sistema nel quale si sono potuti affermare le carriere di uomini come Ray Kroc e Joseph Luter III. Chi si sforza di zittire le proprie colpe o spegne il cervello al primo segno di senso critico, può unirsi senza troppa fatica al coro di coloro che credono nel massimo principio: chi raggiunge il vertice della gerarchia economica statunitense non fa altro che raccogliere giustamente i frutti della propria fatica. Ma a chi ricerca la verità, quest’affermazione odora di un tanfo che fa invidia al fetore pungente degli
allevamenti porcini di Re Maiale (Joseph Luter III)
.

Poiché l’intera industria americana della carne è in tutto e per tutto un chiaro esempio della bieca inumanità del capitalismo americano, società come Smithfield Foods e McDonald’s hanno fatto da mediatrici alla crescita di questo settore e personaggi come Kroc e Luter hanno generosamente approfittato dell’enorme entità degli affari. Analizziamo dunque la devastazione provocata da questo colosso abominevole che sta mettendo a repentaglio la Terra e l’umanità.

Secondo il noto giornalista Eric Schlosser, gli statunitensi avrebbero speso nel 2000 più di 110 miliardi di dollari in fast food, più di quanto abbiamo investito nell’educazione. Oltre ad essere un tragico indicatore di come siano evidentemente distorte le priorità in America, il dato scioccante segnala la dipendenza da McDonald’s e suoi simili. L’ubiquità, il basso prezzo, il risparmio, il gusto prodotto in laboratorio e una capacità di manipolare l’opinione pubblica tale da far arrossire lo psicanalista Bernays, fanno sì che i giganti del fast food continuino a espandere i loro tentacoli velenosi, annientando la competizione di disarmati genitori al pari di “danni collaterali” in questa imperialistica invasione statunitense.

Quale gagliardo americano lascerebbe mai un parcheggio senza un Big Mac, polpette di pollo, panini con salsiccia, pancetta, pesce o chissà quale altra prelibatezza contenente carne?

Per mantenere la dirompente domanda di carne determinata dalla produzione e dal consumo di massa dei fast food, persone come Luter si sono fatte avanti nel fare da pionieri nell’allevamento in batteria e nell’”integrazione verticale” dell’industria.

Piccole aziende familiari proprietarie di bestiame sono scomparse con il sopraggiungere di questi magnati dell’industria. Negli USA,

il 54 per cento dei capi di bestiame è allevato in solo cinque per cento delle fattorie statunitensi
, mentre il 98 per cento del nostro pollame deriva da questi colossi aziendali.

Mentre nel nostro paese molti degli animali domestici ricevono maggiori e migliori cure rispetto a miliardi di esseri umani in paesi in via di sviluppo, consumiamo carne, grasso e muscoli di animali senzienti per il solo bisogno di saziare desideri carnivori. Ad aggravare questa barbarie c’è anche il fatto che tale comportamento incoraggia chi condanna ad una vita più breve e ancora più infelice milioni di maiali, capi di bestiame, polli e pesci.

Immagina quali pene devono sopportare i nostri simili affinché noi possiamo concederci il lusso di bistecche, braciole o filetti, e cose del genere:


Sfortunatamente questo sviluppo della produzione di massa ha portato incredibili dolori e sofferenze per gli animali
.

Gli animali che oggi sono allevati in aziende hanno subito manipolazioni genetiche e e sono stati riempiti di antibiotici, ormoni ed altri preparati chimici per incoraggiare un’alta produttività. Nell’industria delle carni, gli animali non sono per niente animali, bensì macchine-sforna-carne. Vivono in gabbie anguste dietro sbarre di metallo, respirano aria satura di ammoniaca e sono illuminati solo da luce artificiale, quando c’è. Vengono sottoposti a orribili mutilazioni: becchi cauterizzati, code mozzate, orecchie tagliate, castrazione. Questi potenti magnati dell’industria alimentare stracciano persino la minima soglia di umanità.


I nove miliardi di polli allevati ogni anno sono tenuti in orribili luridi capannoni, mal areati e sovrappopolati
.

Manipolazione genetica e farmaceutica ne accelerano la crescita al punto tale che i loro organi interni sono lesi talvolta gravemente
. Dopo aver negato le loro naturali inclinazioni ad appollaiarsi, a nidificare e immergersi nel sole, viene posta fine alle loro tristi esistenze con un colpo secco di rasoio meccanico alla gola.


85 milioni di capi di bestiame vengono uccisi ogni anno, per mettere carne sulle nostre tavole
. A gestire l’80% di quest’immane carneficina, quattro grosse aziende della carne. Anche al bestiame, come al pollame, non spetta una sorte migliore, provato da malattie e disordini metabolici, determinati da una vita innaturale, e da cocktail di stimolatori della crescita e antibiotici. Si procede alla decornazione, castrazione e marchiatura spesso senza uso di anestetizzanti. Contrariamente a quanto previsto dall’Humane Slaughter Act, [Legge per la macellazione senza dolore], molti capi di bestiame sono illecitamente storditi prima che le loro gole siano squarciate per dissanguarli in preparazione della mutilazione finale dei loro resti.

Il dottor Donald Broom, professore a Cambridge e ex consulente scientifico al Consiglio Europeo, afferma:

I suini hanno una capacità cognitiva molto sofisticata. Ancor più dei cani e certamente [più] dei bambini di 3 anni”.

Tuttavia, ogni anno negli Stati Uniti ne vengono torturati e uccisi 100 milioni. I cosiddetti “allevatori” recludono le scrofe in spazi angusti in uno stato di continua gravidanza per diversi anni, poi le macellano. I porci castrati sono “fortunati” in quanto la loro condanna ad una vita di profonda miseria è per “soli” sei mesi prima che essi “sacrifichino eroicamente la vita” per regalarci prosciutto, salsicce e pancetta. Come per i capi di bestiame, anche i maiali vengono mutilati senza uso di anestesia, sia quando si taglia loro la coda, sia quando gli si strappano i denti. Per la disgrazia della loro intelligenza, l’esperienza in un’azienda suina è probabilmente la più scioccante. La chiusura in spazi claustrofobici a causa ai maiali un grave stress mentale, che spesso li porta al cannibalismo, all’auto-mutilazione e a reazioni compulsive e automatiche.

A causa della pesca commerciale, le specie ittiche sono state decimate al punto tale che il 30 per cento del pesce che consumiamo viene allevato in aziende di acquicoltura. Oltre a far estinguere molte varietà di pesce, le tecniche della pesca commerciale provocano ogni anno la morte di più di 100.000 mammiferi marini. Anche ai pesci cresciuti negli allevamenti spettano molti degli orrori dei loro parenti terrestri. Sovrappopolazione, malattie e ferite decimano circa il 40 per cento del prodotto ittico prima che sia immesso sul mercato. Le aziende di acquicoltura inoltre hanno conseguenze ambientali disastrose a causa dello scarico di

tonnellate di feci, mangime per pesci arricchito con antibiotici e carcasse di pesci malati
.

Cosa rivela della nostra società questo sostegno enorme per tali sistemi di routinaria tortura e massacro per milioni di specie viventi? Patrice Greanwille, membro del consiglio d’amministrazione di

Animal People Magazine
, redattore-editore di

Cyrano’s Journal Ondine
nonché noto radicale di sinistra afferma:

Questa cecità di valori è inaccettabile per coloro che a ragione si considerano avanguardia morale dell’umanità. Vista dal basso, questa forma di specismo, una forma segreta di fascismo degli uomini contro gli animali e la natura in genere, è la forma più antica e diffusa di brutale tirannia che la storia umana abbia mai conosciuto. E non uso la parola “fascismo” come iperbole al contesto o per dare al discorso un effetto drammatico. Vorrei fosse un’iperbole. Il fatto è che il fascismo è noto per le sue proclamazioni unilaterali di superiorità di una certa razza o stirpe, di una razza cosiddetta dotata e legittimata pertanto a dominare, sfruttare e annientare a seconda del caso qualsiasi altro gruppo ritenuto “inferiore”. Se questo non esprime in modo eloquente il nostro spregevole atteggiamento nei confronti di esseri non-umani, non so allora cosa possa descriverlo.

Lo specismo è tuttavia un’altra spregevole manifestazione dell’arrogante narcisismo che ha contagiato la psiche americana. Mentre tormentare e massacrare “esseri inferiori” solo per soddisfare i nostri palati è un atteggiamento riprovevole, c’è un’altra componente meno ovvia ma ugualmente sinistra nel complesso dell’industria delle carni. Analizziamola, d’accordo?

Il consumo di carne è un lusso derivante da un costo umano estremamente alto. Visto in chiave di lettura odierna, il commento dell’economista agrario René Dumont è ancor più vero oggi nel 2007 che non nel 1974, quando lo formulò:


Il consumo eccessivo di carne da parte dei ricchi implica fame per i poveri.

C’è bisogno di un cambiamento in questa agricoltura consumista, ad esempio togliendo campi dove i manzi sono nutriti a grano e riducendo in modo significativo il bestiame
”.


Il Dr. Aaron Altshul, autore del libro Analisi chimica e politica delle proteine, sostiene
che la frutta e verdura coltivate per una dieta vegetariana contengono tante calorie in un acre tali da sfamare venti volte più persone di quanto farebbe la carne derivata dallo stesso terreno lasciato all’allevamento di bestiame. L’autore è inoltre dell’idea che la Terra possa contenere fino a 20 miliardi di abitanti in più se la terra fertile disponibile fosse coltivata interamente a prodotti vegetali.

E così, mentre assaporiamo la nostra succulenta fiorentina, gustiamo una tenera lonza di maiale o banchettiamo con petti di pollo marinati,

più di 35.000 persone muoiono di fame OGNI GIORNO, 30.000 delle quali sono BAMBINI CON MENO DI 5 ANNI.

Prendete in esame questi dati sconvolgenti (molti dei quali sono citati

qui
):

– L’80 per cento dei bambini che muoiono di fame vivono in Paesi con una produzione in esubero di grano, ma i contadini usano quel grano come mangime per il bestiame, così da poter vendere la loro carne alle nazioni ricche

– L’allevamento da ranch sta rapidamente sostituendo la coltivazione di cereali base in America Centrale e Latina ( dove milioni di persone sono malnutrite o muoiono di fame) poiché più proficuo. Sempre più allarmante in queste zone è anche la deforestazione, necessaria per creare nuove terre da pascolo.

– Oltre il 70 per cento del grano coltivato viene utilizzato come mangime per bestiame. Solo una piccola parte delle calorie che gli animali ricavano da questo grano finisce poi nella carne che consumiamo.

– In un mondo nel quale l’acqua potabile diventa un bene sempre più prezioso, gli Stati Uniti impiegano il 50 per cento delle loro risorse nell’industria delle carni

– La coltivazione di cereali richiede molto meno terra di quella necessaria ad un allevamento. Attualmente, ognuno di noi possiede circa due terzi di un acro di terra fertile, valore destinato a scendere a un terzo per acro tra quarant’anni.

– Servono circa 200 litri di acqua per produrre 500 grammi di frumento.

Ne servono 9.500 per mezzo chilo di manzo
.
Anche se l’acqua è una fonte rinnovabile, l’industria delle carni fa del suo meglio ( o, restando seri, del suo peggio), per assicurare che tale risorsa sia seriamente compromessa. Secondo l’Agenzia per la protezione ambientale statunitense (Epa), i rifiuti delle aziende delle carni, di cui

1,4 miliardi di tonnellate rilasciate nel nostro approvvigionamento idrico nel 1996
,
sarebbero la principale fonte di inquinamento idrico di tutti gli Stati Uniti.

– Secondo Vegfam, un’organizzazione britannica no profit, 60 persone possono essere sfamate se si coltivano 10 acri di terra a soia; 24 se si coltiva frumento, 10 con grano e due se la terra si usa per allevare capi di bestiame. Secondo l’Associazione per il Trattamento etico degli Animali (Peta), un vegetariano salva un acre di foresta tropicale all’anno, poiché non è responsabile della deforestazione dello stesso per dare terra al bestiame.

Lonze di maiale, pollo fritto, pancetta, e bistecche Kansas City hanno certamente un gusto indescrivibile. Tuttavia, come per molti altri prodotti succulenti propinatici dai giganti industriali, sono responsabili della disfatta della specie umana e animale, nonché del pianeta Terra.

Il sistema che in modo succube accettiamo, incoraggiamo e adoriamo è insostenibile, abietto, usurpatore, detto con tutta sincerità assassino. Il capitalismo americano altro non è che una forma “evoluta” di feudalismo dove i signori sono oggi le industrie e la classe operaia la servitù della gleba, schiava dell’economia. Tutti i sintomi di questa virulenza globale, tra cui un’industrializzazione rampante, la conquista imperiale, il progresso tecnologico senza barriere etiche, la distruzione ambientale, il fascismo, il razzismo, lo specismo, il neoliberalismo e il consumismo sfrenato stanno spremendo la Terra e i suoi abitanti oltre ogni misura.

Don Robertson, filosofo americano,

ha concluso con la massima: “Al giorno d’oggi siamo tutti dei barbari morali.

Se vogliamo evolvere in essere umani più civilizzati e prolungare la vita del nostro Pianeta, dobbiamo impegnarci in alcuni seri sforzi impliciti nella massima stessa:

L’imperativo morale della vita è di vivere una vita che non precluda ad altri dopo di noi di vivere in questo mondo

Seppur non facile, già si può fare un primo passo allontanandosi dalla deleteria industria delle carni (maggiori informazioni: http://www.goveg.com)

Nota d’autore: L’autore di questo brano si è convertito due mesi fa alla cucina vegetariana. Da allora, ha sperimentato su di sé un vigore mentale, fisico e spirituale. La consiglia vivamente.

Jason Miller è uno schiavo stipendiato dall’Impero Americano, riscattatosi intellettualmente e spiritualmente. Ama scrivere, i suoi testi sono stati ampiamente diffusi ed è redattore associato per Cyrano’s Journal Online. E’ anche un volontario per i senza tetto. Accetta volentieri uno scambio costruttivo di opinioni attraverso mail: [email protected] o visitando il suo blog, Thomas Paine’s Corner, all’indirizzo http://civillibertarian.blogspot.com

Fonte: civillibertarian.blogspot.com
Link: http://civillibertarian.blogspot.com/2007/03/rover-is-not-on-menu-wilbur-is-and.html
25 marzo 2007

Traduzione per ComedonChisciotte a cura di R’n’B

Pubblicato da Truman