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CHI CI GUIDERA’ ALLORA ?


DI DAN ALLEN
energybulletin.net

La Terra delle illusioni

I nostri leader ci hanno deluso.

I nostri leader ci stanno deludendo.

I nostri leader continueranno a deluderci.

Mentre ci allontaniamo dal summit-farsa di Copenhagen 2009 sul clima, il fallimento dei nostri leader è ancora una volta messo a nudo di fronte a noi, ma solo per un breve attimo, prima di immergersi nuovamente dietro la facciata pubblicitaria patinata fatta di vane promesse e false speranze.

Seguiranno altri fallimenti. Questo è certo.

“Non c’è problema!” gridiamo. “Continuate pure a dirci quello che vogliamo sentire! Diteci che tutto finirà bene!” Perché ancora viviamo nella Terra delle illusioni.

… Ma sempre più debolmente, mentre le crepe nell’impiallacciatura della normalità si allargano minacciose.

Abbiamo un’economia illusoria che usa denaro finto per generare riprese immaginarie. Combattiamo due guerre finanziate da una carta di credito nazionale immaginaria. Disponiamo di una politica energetica nazionale basata interamente su tecnologie immaginarie e risorse immaginarie. La nostra politica sul clima probabilmente richiederà una migrazione in massa verso un pianeta immaginario.

Ora basta.

È abbondantemente ora di porci alcune ineludibili domande: Chi si farà avanti per riportare il buon senso nelle nostre vite? Chi ci fornirà una leadership vera, necessaria a districarci da quel manicomio illusorio in cui si è trasformata la nostra cultura? Se non saranno i nostri leader a guidarci verso un futuro vivibile, allora chi lo farà?

Cos’è la Leadership?

Prima di tentare di dare una risposta a queste domande, lasciate che mi dilunghi su cosa intendo per leadership.

Leadership può significare molte cose, ma la VERA leadership – quella di cui abbiamo bisogno – è principalmente quanto segue: l’abilità di allineare la sfera umana con la realtà biofisica.

Tutto il resto è mero opportunismo, e si rivelerà come tale a corto raggio, probabilmente a cortissimo raggio, al punto in cui stiamo. Storicamente, la Terra ha mostrato poca esitazione nel punire civiltà che avevano violato la realtà biofisica per il proprio sciocco opportunismo. Non vedo perché noi dovremmo sfuggire ad un simile destino.

E contrariamente al sentimento comune diffuso tra gli intellettuali della nostra civiltà, la realtà biofisica non è definita dagli esseri umani. È definita dalla Terra e dalle Leggi di natura. Noi esseri umani possiamo solo sperare di illuminare, parzialmente, alcuni suoi aspetti essenziali. E poi dobbiamo obbedirle quanto più possibile. Non è una cosa facoltativa. E ci sono conseguenze.

Abbiamo appreso sulla realtà biofisica più di ogni altra civiltà nella storia del pianeta, eppure la nostra mancanza di riguardo nei suoi confronti non è mai stata più sfacciata e vistosa! L’ironia è al contempo sconcertante e fatale.

…E allora, di che tipo di leadership basata sulla realtà biofisica abbiamo bisogno?

In breve, abbiamo bisogno di una leadership sulle politiche energetiche che tenga conto della reale disponibilità di risorse energetiche fossili e rinnovabili per i decenni a venire, nonché dei reali rischi posti da interruzioni degli approvvigionamenti nel breve termine.

Abbiamo bisogno di una leadership sulle politiche energetiche che tenga conto dei rischi ben documentati e già evidenti associati con la destabilizzazione climatica della Terra.

E abbiamo bisogno di una leadership sulle politiche economiche che metta in relazione i nostri modelli di produzione e consumo con le risorse finite (e seriamente stressate) della Terra e con la sua capacità di assorbimento dei rifiuti.

Abbiamo bisogno di una leadership, punto. Non di opportunismo. E opportunismo è ciò che invece abbiamo.

Il fallimento della leadership

Quindi, siamo guidati verso questo deprimente futuro da una mutevole ciurma di opportunisti mascherati da leader. Gli opportunisti che abbiamo eletto continuano ad agire come se la realtà biofisica fosse impunemente ignorabile.

Di sicuro la pagheremo cara.

Ma il fallimento della nostra leadership può essere esaminato più a fondo. Permettetemi di farlo qui.

I nostri ‘leader’ ci hanno deluso politicamente. Non hanno comunicato efficacemente i limiti della realtà biofisica alla popolazione generale. E non hanno impegnato altri Paesi al perseguimento dei nostri migliori interessi a lungo termine.

I nostri ‘leader’ ci hanno deluso economicamente. Non hanno stabilito un modello di produzione e consumo che potesse durare per più di qualche generazione. E nell’istituire entusiasticamente l’antitesi di un’economia sostenibile, hanno accollato al futuro fardelli onerosi. Fardelli impossibili.

I nostri ‘leader’ ci hanno deluso moralmente. Non hanno né esibito né promosso efficacemente il lato migliore della natura umana: parsimonia, generosità, amore, gentilezza, pacifismo e perdono. E invece, hanno ostentato e celebrato le peggiori tendenze della nostra specie: ingordigia, avidità, odio, egoismo, conflittualità e vendetta.

Infine, i nostri ‘leader’ ci hanno deluso spiritualmente. Istituendo sistemi industriali privi di anima, ci hanno alienati dalla Terra e dai nostri dèi. Ci hanno alienati l’uno dall’altro. Hanno reciso i nostri legami spirituali facendo sì che possiamo essere legati solamente alla macchina industriale e dobbiamo dipendere da essa per la nostra sopravvivenza. E ora lo facciamo.

L’oscura competenza dei nostri padroni

Quindi c’è parecchio per cui possiamo biasimare i nostri ‘leader’.

Si potrebbe cadere nella tentazione di attribuire i fallimenti della leadership all’incompetenza: “Quei politici stanno facendo un altro casino! Sono degli incapaci!” Ma questo è solo un mito popolare che maschera una realtà ben peggiore.

I nostri ‘leader’ non ci hanno deluso a causa della loro incompetenza. Infatti sono, questo è certo, molto competenti in ciò che fanno. Ma ciò fanno non è guidarci, per lo meno non nel senso che abbiamo definito qui. E non nel senso che loro stessi continuano a ribadirci.

Si tratta di un notevole salto intellettivo, compiuto, peraltro, per lo più da “non-intellettuali”: rendersi conto che i nostri ‘leader’ non lavorano al NOSTRO servizio. Questa è solo un’illusione popolare che i ‘leader’ alimentano con l’aiuto del loro complice, la stampa. Ma è una menzogna. No. Questi ‘leader’ hanno un padrone più in alto, di cui di solito non si può fare menzione: le corporation multinazionali (*boccheggio collettivo*).

Poiché ne ho abbastanza di vedere persone, persino progressiste, che si aggirano attorno a questa questione in punta di piedi, sarò diretto.

Le corporation, dopo essersi guadagnate lo status giuridico e i diritti propri dei cittadini – ma cittadini immortali! – hanno sequestrato e dirottata l’intera sfera umana. A dispetto degli avvertimenti prescienti di Thomas Jefferson, le corporation hanno trionfato sugli umani che le hanno fatte nascere. Inizialmente servitrici dell’umanità – in origine erano mere strutture organizzative – sono ora diventate i nostri padroni supremi.

Sono irregimentate, violente e supremamente efficienti nel perseguire le proprie direttive, e sono totalmente spietate.

Non sono altro che, per usare le eloquenti parole di Wendell Berry, enormi pile di soldi la cui unica intenzione è diventare pile di soldi ancora più enormi. Non hanno nessun altro scopo.

Sono presidiate DA umani, ma non sono DI umani. Sono sovraumane, e avviluppano la sfera umana e il resto del pianeta con soffocante efficienza. Non c’è centimetro quadrato del pianeta che non sia raggiunto dai loro freddi tentacoli. Non c’è ‘leader’ che non sia sul loro libro paga, direttamente o indirettamente.

E da queste corporation non ci si dovrebbe aspettare mai alcuna leadership. E d’altra parte non sarebbe nella loro natura. Dispensano i segni di leadership che talvolta vediamo solo quando questo apporta loro dei vantaggi. Sono opportuniste consumate. Il guadagno nel breve termine è essenziale. La realtà biofisica va ignorata fino a quando il cambiamento catastrofico è inevitabile. A quel punto si cercano nuove opportunità. Fine della storia.

Questa è l’oscura logica della macchina. Questa è l’oscura logica dei nostri padroni.

… Non possiamo almeno ammetterlo? Se intendiamo starcene seduti passivamente a guardare mentre queste mostruose creazioni violentano i nostri fratelli e sorelle, e violentano la Terra intera, non possiamo almeno cercare di dare un nome a chi ci attacca? Non possiamo almeno essere onesti con noi stessi in proposito? Non possiamo almeno conservare un briciolo di dignità in tutto questo casino?

Quindi, smettiamo di far finta che il prossimo ‘leader’ – eletto o meno che sia – in qualche modo si sbarazzerà della stretta mortale dei tentacoli delle multinazionali e ripristinerà la leadership nelle nostre vite. Come cantavano i Who tanto tempo fa, “Meet the new boss, same as the old boss” (‘ecco il nuovo capo, è uguale a quello vecchio’).

Convulsioni venture

Un’analogia adatta è considerare queste corporation multinazionali come parassiti che hanno colonizzato completamente il loro ospite (la specie umana) e sono diffusi per l’intero globo.

Ma a differenza di un parassita che si evolve assieme all’ospite e riesce a mantenere un qualche equilibrio antagonista così da non indurne la morte, questo nuovo parassita – com’è spesso il caso con i nuovi parassiti – sta oltrepassando i propri confini. Non siamo stati capaci di mettere insieme nessuna difesa per opporci ad esso, e lui sta facendo di noi ciò che vuole.

Ma il cambiamento catastrofico utilizzato dal parassita-corporation per creare nuove opportunità di concentrazione della ricchezza non comporta più solamente il crollo di un mercato, di un ecosistema, di una corporation, di una specie o di un settore produttivo. Ora comporta il crollo catastrofico dell’intera economia globale e forse addirittura il crollo della stessa biosfera.

Le convulsioni venture scuoteranno la Terra stessa, minacciando non solo la nostra civiltà, ma forse anche la nostra stessa esistenza come specie.

La devastazione provocata dal collasso dell’economia globale sarà profonda. Su ordine delle corporation multinazionali, e grazie alla competente esecuzione da parte di persone altamente istruite, le funzioni di sostentamento alla vita (produzione alimentare, approvvigionamento di risorse, industria manufatturiera) della maggior parte dei Paesi sono state frazionate e sparpagliate in tutto il mondo. (Forse gli U.S.A. sono i primi tra i Paesi oggetto di tale frazionamento.) Queste funzioni essenziali sono state ristrutturate in modo da richiedere enormi quantità di energia di origine fossile, e sono state collegate tra loro a livello globale da un debole sistema di trasporti basato sui combustibili fossili.

Non è altro che il sistema attualmente più efficiente per concentrare le ricchezze. Questo è ciò che fanno i nostri parassiti-corporation. Di fatto, è l’unica cosa di cui si occupano. Tutto il resto è superfluo.

Non importa se la perdita di accesso ai combustibili fossili deriva da un enorme insolvenza nel credito, da un catastrofico sconvolgimento nell’approvvigionamento dovuto a ragioni politiche, o da un rapido declino geologico dell’energia netta disponibile: il rubinetto energetico è destinato a chiudersi, e probabilmente ad una velocità molto superiore di quando pensi persino la maggior parte dei sostenitori del picco del petrolio. E quando il flusso di energia si interrompe, l’economia globale collassa. E il parassita muore.

Teoricamente, dovremmo gioire dell’imminente morte di detto parassita, ma il nostro Paese (e la maggior parte degli altri) si troverà senza infrastrutture intatte per gestire persino gli aspetti più elementari della vita quotidiana. Dove prenderemo il cibo e l’acqua? Come li trasporteremo? Come trasporteremo noi stesi? Chi fabbricherà i nostri utensili? Come aggiusteremo tutti i gadget prodotti a basso costo che prima o poi si romperanno (sono proprio progettati per questo)? Chi ci dirà cosa fare di noi stessi? … Chi ci salverà?

Abbiamo finito col dipendere dalle funzioni vitali del nostro parassita-corporation e dall’energia fossile che esso ci procura (anche mentre ci svuota della nostra dignità, della nostra umanità e delle nostre anime) in misura tale da essere diventati una specie essenzialmente impotente di fronte alla realtà biofisica. Le abilità necessarie sono andate per la maggior parte perdute; la nostra tecnologia ‘appropriata’ è stata per la maggior parte scartata; i nostri corpi sono ora diventati malati e grassi; i nostri muscoli atrofizzati; i nostri spiriti affievoliti; le nostre comunità divise; le nostre risorse impoverite; e la nostra terra deteriorata.

Saremo cacciati fuori, come neonati nella neve. Piangeremo, auspicando il ritorno dei nostri malvagi protettori-parassiti. Ma loro saranno morti. E noi saremo soli.

E la realtà biofisica della Terra, a lungo disprezzata, si dimostrerà senza dubbio una padrona molto più severa persino del nostro parassita perduto.

Mi viene da piangere, e non mi addentrerò neppure nelle implicazioni climatiche delle nostre generazioni di sfarzosa realtà biofisica. Leggete il nuovo libro di James Hansen o altri simili. Le implicazioni sono davvero potenzialmente fosche. Così, affronterò prima i problemi succitati, il che, come ha spiegato Rob Hopkins, saranno anche utili ad affrontare molta parte del più moderato scompiglio climatico che potrebbe insorgere.

Le strutture ombra di Ehrenfeld

Il quadro che ho dipinto sopra non è roseo. Potrebbe verificarsi come l’ho descritto, o forse no. Mi piace pensare di riuscire a vedere i problemi che si avvicinano più chiaramente della maggior parte delle persone, ma capisco che potrei sbagliare in misura diversa sia rispetto ai dettagli che alla tempistica.

… Ma non penso di essere tanto lontano rispetto alla direzione generale che prenderemo in futuro.

Un trend futuro che vedo come molto probabile negli anni a venire (e James H. Kunstler l’ha descritto in modo più eloquente di quanto sappia fare io) è la distruzione di tutte le strutture organizzative su larga scala che costellano le nostre vite: grandi negozi, grandi fattorie, grandi governi, grandi sistemi di distribuzione dell’acqua, grandi industrie manifatturiere, grandi scuole, grandi sistemi di trasporto, grandi sistemi energetici… grande tutto.

E al posto del ‘Grande tutto’ avremo… che cosa? Non lo so. Suppongo che potremo raffazzonare al volo qualche rozza struttura sostitutiva che stia malapena in piedi. Buona fortuna… Rabbrividisco al pensiero di quali distorsioni e orrori potrebbero derivare da un tale caos.

… Ma questa sostituzione di un ‘Grande tutto’ che imploda è stato l’argomento principale del saggio che David Ehrenfeld, biologo della Rutgers e scrittore, ha pubblicato nel 1999 su Tikkun con il titolo “The Coming Collapse of the Age of Technology” (‘Il collasso venturo dell’era tecnologica’). L’autore ci fornisce una modalità presciente per affrontare i problemi che ha predetto: gli stessi problemi che ora, dieci anni dopo, si stanno abbattendo su di noi.

Nel suo saggio, Ehrenfeld sostiene la necessità di creare una “struttura-ombra economica, sociale e persino tecnologica che sia pronta a prendere in mano la situazione nel momento in cui il sistema esistente si guasti”. Continua descrivendo i sistemi politici ombra istituiti da Churchill prima di salire al potere sulla scia dell’invasione tedesca, sistemi politici ombra che permisero un’efficace trasferimento dei poteri quando il governo britannico collassò. Il collasso delle strutture governative fu previsto sapientemente, e le strutture sostitutive furono preparate in modo tale da essere pronte ad entrare in funzione quando questo fu necessario. E furono efficaci.

Queste strutture ombra, applicate alla nostra situazione, sarebbero entità organizzate localmente e capaci di sostituire le funzioni essenziali che andrebbero perdute al momento della morte del nostro ‘Grande tutto’. Si occuperebbero dell’approvvigionamento di cibo e acqua pulita, di prodotti forestali, della fabbricazione di utensili e di altre ‘tecnologie appropriate’, dello scambio di beni e servizi, della produzione e del trasporto dell’energia, dell’organizzazione politica, e di tutto ciò di cui comunità pienamente funzionanti hanno bisogno.

Prima del collasso del ‘Grande tutto’, queste strutture ombra non dipenderebbero in alcun modo dal nesso corporation-governi. A possederle e gestirle sarebbero solamente i partecipanti nelle comunità che esse servono. Sarebbero piccole e rimarrebbero piccole. E compenserebbero la loro dimensione ridottissima con l’estrema numerosità e diffusione nell’intero Paese in ogni comunità ove questo sia possibile.

E come fa notare Ehrenfeld, tali strutture ombra esistono già nella forma di CSA o Community Supported Agricolture [in Italia i GAS – gruppi di acquisto solidale, ndt]. Esistono anche nella forma di fattorie di famiglia, di corporazioni di artigiani specializzati, e di varie iniziative di resistenza e riconquista delle competenze messe in atto dalle Transition Towns (Città di Transizione), un movimento che sta guadagnando rapidamente popolarità, come è giusto che sia.

Ma siamo ancora lontani dalla quantità e qualità di cui avremo bisogno. E ne avremo bisogno presto.

E i leader di domani sono… io & te

Quindi abbiamo un compito di fronte a noi… Un compito enorme… Un compito impossibile? Forse. Forse no.

Il compito è questo: ognuno di noi deve ADESSO diventare un leader nella propria comunità. Ognuno di noi deve ADESSO (1) valutare la realtà biofisica della propria comunità, le proprie capacità, ciò che è necessario e ciò che è possibile, e (2) reagire con la creazione e lo sviluppo della struttura ombra appropriata per sostituire una determinata funzione del ‘Grande tutto’.

Si parte con l’apprendimento. Potrebbe trattarsi di imparare a coltivare, o a conservare il cibo, o a raccogliere semi, o a raccogliere acqua piovana, o a costruire utensili, o a fabbricare articoli di uso quotidiano, o a costruire strutture impiegando materiali naturali, o a guarire, o a far nascere bambini, o una qualsiasi della moltitudine di competenze che saranno necessarie. Abbiamo dimenticato molto, e ora abbiamo bisogno di reimparare molto.

Dopo l’apprendimento c’è l’organizzazione. Dobbiamo organizzarci a livello familiare e di comunità. Orientate la vostra proprietà lungo una traiettoria sostenibile e poi cercate di far muovere la vostra comunità nella stessa direzione. Avviate un orto collettivo. Avviate un laboratorio per imparare abilità in un ambito che vi piace. Create un progetto con gruppi di giovani o scuole.

E dopo l’organizzazione viene la gestione del progetto nel lungo termine. Poiché è proprio inutile organizzare la pulizia di una spiaggia se quest’azione non si traduce in un cambiamento durevole dei comportamenti e delle pratiche di gestione nella vostra città. È proprio inutile avviare un orto collettivo se questo non sboccia diventano uno strumento di insegnamento e stimolando la creazione di innumerevoli orti spin-off in tutta la comunità. Continuate a lavorarci anche quando volete smettere. Anche quando è troppo dura.

Perché in ogni luogo in cui questo è realizzabile, le nostre comunità hanno una chance di combattere contro le convulsioni venture. Laddove non questo non sia realizzabile, siamo condannati. La faccenda è proprio così semplice.

Non ci saranno cavalieri in armatura bianca che accorreranno a salvarci. Dobbiamo salvare noi stessi.

Liberi… liberi, infine!

In breve, siamo noi i leader di domani: voi e io, e le persone che riusciamo a convincere di seguirci, e le persone che stanno già preparando se stesse e (aspetto cruciale) le proprie comunità per affrontare le convulsioni venture.

Noi saremo i leader di noi stessi.

NOI siamo i leader di domani, a partire da ADESSO, e – si spera – saremo VERI leader, non come i patetici opportunisti che ora sostengono di essere al nostro servizio.

Ci libereremo di loro non appena questa nuova visione attecchirà nelle nostre menti, nei nostri corpi, nella vita delle nostre famiglie e nelle nostre comunità.

Non avremo più bisogno di questi ‘leader’ e dei parassiti-corporation cui sono asserviti.

Perché saremo liberi.

Liberi, infine.

… E poi il duro lavoro per la Nuova Ricostruzione comincerà sul serio.

Dan Allen
Fonte: www.energybulletin.net
Link http://www.energybulletin.net/51070
23.12.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ORIANA BONAN

~~~~~~~~~~~~~~~ Informazioni redazionali ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Insegno chimica alle scuole superiori in New Jersey. Sono anche un padre preoccupato, un coltivatore biologico e un organizzatore di orti collettivi.

Scrivetemi all’indirizzo [email protected]

I miei altri post su Energy Bulletin:

The Speech Obama Needs to Give – www.energybulletin.net/50370

What ‘Lower Consumption’ Means – www.energybulletin.net/node/50617

A Doomer’s Christmas Carol – www.energybulletin.net/50773

Cornucopian Man vs. Biophysical Reality – www.energybulletin.net/50876

Sasha and Barack Debate the Merits of Peak Oil Preparation – www.energybulletin.net/50932

‘Generation Limits’: An Open Letter to Teenagers – www.energybulletin.net/50991

Pubblicato da Davide

  • ilnatta

    veramente carino questo pezzo secondo me

  • AlbertoConti

    “Abbiamo appreso sulla realtà biofisica più di ogni altra civiltà nella storia del pianeta, eppure la nostra mancanza di riguardo nei suoi confronti non è mai stata più sfacciata e vistosa!”

    E bravo il nostro “americano”! Che sia sulla via della guarigione? Ne dubito, ragiona ancora come se fosse il centro dell’universo e non il centro dello sfruttamento “geopolitico”. Altro che “opportunismo”, questo se lo tenga per gli psicodrammi interni “aziendali”, visto che si focalizza solo su questo.

    E’ la solita storia: la colpa non è mia, e dell’uomo nero, anzi non è più neanche un “uomo”, è una corporation “immortale”.

    Ma chi cazzo è la corporation? E la banca? E la CIA? E il pentagono? E obama? Siete voi tutti cari americani 5% degli umani e 51% della “leadership”! Ma andate affanculo!

    Detto questo guardiamoci allo specchio, il discorso non cambia di una virgola, ma non per questo ci autorizza allo scaricabarile delle responsabilità.

  • ilnatta

    certo hai ragione, ma questa mentalità “opportunistica” che rinfacci agli americani (sacrosanta è) ti ricordo che è solo per momento storico e capacità tecnologico-scientifiche che sono loro a farla da padroni… ma in passato ci siam comportati in tanti così… questo tipo di americano è odioso è vero, ma il male che alberga in lui alberga anche in noi e non sò se di meno solo perchè siamo più “moderati” e non invece perchè non ne abbiamo l’opportunità. poi infondo chi sono gli americani di cui parliamo? di certo non i nativi…
    Ma non vedi quante gente metterebbe la firma per avere uno stile di vita americano? ce l’hanno inculcato con i media e quello che vuoi ma ammetti che ha atechito bene!

    quindi basta parlare di americani arabi terroristi ecc.. domandiamoci se nel loro posto non saremo diventati cow boys o in certi luoghi terroristi anche noi…

  • AlbertoConti

    Rispondo a ilnatta, ma vorrei chiarire in generale che quanto sopra non si riferisce agli “americani” in quanto “razza” diversa, ma in quanto “razza” umana, fatta di 6/7 miliardi d’individui, io e noi compresi.
    Già nascere come “umano” è come vincere il superenalotto, figuriamoci il fatto di nascere di qua o di là, bianco o nero, ricco o sfigato. Ognuno di noi è un caso più che fortuito, diverso da tutti gli altri, eppure incredibilmente uguale. Tra il nostro DNA e quello di uno scimpazè c’è solo un misero 1% di differenza. Lo scimpazè sì che appartiene ad un altra razza, dire lo stesso per un sottoinsieme d’umanità è semplicemente assurdo, una castroneria che solo certe menti deboli riescono a concepire. Spero di non rientrare mai in quella categoria, per quante scemenze possa aver pensato in vita mia e quante ne penserò finchè campo.
    Dico questo come esempio di responsabilità umana, ovvero una scheggia minuscola di ciò che “dovrebbe essere”, ma spesso non è.
    Fino a che non accetteremo come umano, cioè nostro, questo oceano di cose opposte a “ciò che dovrebbe essere”, questi errori ci invaderanno e ci bloccheranno, privandoci della libertà di crescere, di evolvere.
    Il problema sollevato dall’autore dell’articolo è proprio questo, che ci siamo evoluti come intelligenza tecnico-scientifica senza però la necessaria libertà interiore, che sola ci consente di non diventare schiavi dei nostri stessi artifici. E’ quindi un discorso universale, e fin qui sono d’accordo.
    Quel che mi fa incazzare è l’infantilismo legato a questa potenza creativa, che la rende distruttrice. Dire che siamo sotto incantesimo malefico delle “corporation” per un malinteso “opportunismo” delle stesse (cosa non si fa pur di sfuggire alle proprie responsabilità) è una bambinata in puro stile yankee, che non porta niente di buono.
    Il ragionamento di fondo è lo stesso che può giustificare tutte le porcate che si son fatte e ancora si persevera a commettere. E’ l’atteggiamento mentale che non sopporto, da film “the day after”. Ma quando si svegliano questi bamboccioni sovralimentati? Però, ripeto, vale anche per noi europei, così come additare l’ipocrisia berlusconiana è un modo ormai chiaro come il sole di evadere la nostra stessa ipocrisia. L’ipocrita è il più responsabile dei crimini “universali”, per quanto “correttamente” crede di comportarsi. E chi non è ipocrita oggi, basta continuare a respirare! Seguendo l’autore, è questa la “coscienza ombra” che dobbiamo coltivare da subitissimo, se no non si capisce e non si potrà correggere la rotta. E’ più facile che un Hummer passi dalla cruna di un ago …..

  • Altrove

    Concordo con quasi tutto quello scritto nell’articolo, tranne ciò che le giustissime osservazioni di albertoconti fanno notare. Basta puntare quel cavolo di dito!!! Questa è la prima sfida da vincere, il resto è già stato detto, scritto e riscritto da anni. Io & te siamo i leader di adesso, e proprio per questo siamo ora nella merda! Siamo leader e non sappiamo di esserlo, siamo il problema e non sappiamo di esserlo, siamo e non sappiamo di esserlo. Queste realtà non possiamo “averle” con lo stile della conquista americana (e chi con lei), ma possiamo solo esserle! Svaglia! Che ognuno si riprenda le proprie responsabilità nel bene e nel male. Basta con il “se è bene è merito mio, se è male è colpa degli altri”. Per quanto riguarda la struttura ombra che prenderà il controllo after-collapse, chi ci dice che non esista già e non sia quello da noi auspicata? Su una cosa comunque l’articolo ha indubbiamente ragione: Reimpariamo a fare le cose e non a farcele fare!!! Altrimenti le nostre specializzazioni professionali si ritorceranno contro di noi. Quanti sanno accendere un fuoco? esempio stupido, ma provate ad estenderlo… Saluti a tutti…

  • Abrotos

    Il progetto di creare delle piccole comunità fertili, delle cellule operative ombra, è molto intuitivo. In effetti dovremmo apprendere molto, sviluppare nelle nostre abilità per metterle a servizio della cellula, ovvero la comunità. Purtroppo bisogna fare i conti con l’essere umano. Se dovesse succedere qualcosa a livello globale, che dovesse distruggere il sistema attuale, queste cellule funzionerebbero tranquillamente, raggiungendo uno stile di vita comunitario, solidale e fertile… ma, nell’essere umano si annida un germe che si libera pian piano. Parlo del germe dell’egoismo, dell’invidia, della paura. Presto si ricreerebbe lo stato di prima. Fratelli, il primo necessario cambiamento deve divenire nella nostra testa, anima. Dobbiamo comprendere la nostra natura e opporre rimedio. La storia è sempre uguale, cambiano le facciate, ma gli uomini restano gli stessi.

  • oldhunter

    Mi fa molto pensare quel “Saremo cacciati fuori, come neonati nella neve. Piangeremo, auspicando il ritorno dei nostri malvagi protettori-parassiti. Ma loro saranno morti. E noi saremo soli.”
    Queste previsioni sul futuro prossimo del Sistema presuppongono la sostanziale stupidità delle menti che ci hanno portato fino al punto in cui siamo ed un loro movente privo di senso come è quello dettato dalla pura avidità, con un fine altrettanto insulso quale l’arricchimento a dismisura di pochi. Questa è, in sostanza, l’analisi delle cause del disastro attuale dipinto dall’autore. Mi perdonerete, ma tendo proprio a non crederci. Oltretutto, un fine siffatto dettato dalla più pura ingordigia è pensabile solo da menti “proletarie” ed affamate, certo non da chi ha soddisfatto ogni bisogno quale è l’élite che nascostamente ci domina e che sarebbe sciocco identificare nei vari capi della politica, delle corporation o delle banche. Voglio qui rammentare quell’antico sapere che afferma che nell’uomo le spinte terrene ad agire sono esclusivamente tre, nell’ordine: il sesso, il danaro ed infine il più elevato, il potere, specie quello assoluto che rappresenterebbe, pertanto, il fine supremo, quello che comprende anche gli altri due, e che, una volta realmente raggiunto, porrebbe l’uomo al di sopra di tutti gli altri facendolo simile a dio.
    Poniamo invece il caso “fantascientifico” – molti lo definiranno così dandomi del matto, che è comunque l’arcano più interessante del mazzo – che tutto il presente, e perlomeno gli ultimi 250 anni, sia solo il gradino finale di un piano antico accuratamente studiato da menti superiori, gestito nel tempo, passo dopo passo, da una élite occulta. Un piano degno di tanti sforzi che avrebbe come meta ben altro che il danaro – che ad alto livello è solo un attributo e mai un fine – ma ben di più quale è appunto il potere supremo, ovvero proprio quello possibile realizzando il NWO che ubiquamente svariati capi dei più disparati consessi – da quello politico a quello religioso – auspicano da tempo in modo sempre più plateale, prima suggerendolo e poi propagandandolo urbi et orbi perché ci si assuefaccia tutti all’idea. In somma, il piano che prevedrebbe il dominio mondiale su tutta l’umanità.
    Ebbene, se così fosse, lo sfascio prossimo venturo sarebbe stato calcolato al milligrammo per ottenere attraverso un delicato e sicuramente traumatico passaggio una serie di straordinari benefici quali, tra gli altri, la riduzione del numero degli umani cresciuti spaventosamente di numero – i restanti, affamati e terrorizzati dopo l’inevitabile sconquasso, implorerebbero in ginocchio l’élite di applicare il loro disegno di governo mondiale. È comunque ingenuo pensare che una vera élite perisca nello sconvolgimento che ha causato; questa sorte è certamente destinata ai capi che conosciamo, cioè la manovalanza spendibile – per intenderci gli Obama, i Brown e i Berlusconi – quelli cioè contro cui le folle inferocite potrebbero scatenare vendette sanguinarie…

  • pablobras

    …bravo!

  • pablobras

    Onore a te per quello che hai scritto.
    A rafforzare la tua tesi dico che nel passato vi erano varie piramidi di potere…ma adesso si stanno unendo e non hanno più bisogno delle rispettive masse da sfruttare. Quindi il depopolamento è già cominciato.

  • pablobras

    …sempre scopriamo che il “nemico” marcia alla nostra testa.
    Forse solo nel momento rivoluzionario non è così….

  • pablobras

    Aggiungerei come consiglio alle future piccole comunità agricole di armarsi fino ai denti con fucili automatici e milioni di proiettili …se voglino sopravvivere alle “calate dei barbari”.

  • AlbertoConti

    Ho inizialmente criticato quest’articolo per l’errore di fondo che ho visto nelle conclusioni, ma che è molto più sottile di quanto non sembri.
    La soluzione dell’autore è la libertà ritrovata, riconquistata nella lotta contro il parassita. La critica (+ o – condivisa) è che non si è accorto che il parassita è lui stesso.
    Questo ci riporta all’antica questione di cosa sia veramente la libertà, guarda caso simbolo degli States a stelle e strisce.
    Una cultura intellettualmente sempliciotta, quasi priva di profonde radici storiche, tende ad una separazione manichea tra il bene e il male, per rispondere all’esigenza vitale di identità, attraverso le scelte pratiche.
    Questo porta inevitabilmente alla scissione della personalità, proprio come nella schizofrenia del Dott. Jekill e Mr Hide, o in economia nella scissione in bad company e new company, normalmente socializzando i danni della prima per potersi identificare nelle aspettative della seconda.
    Nel vecchio continente, culla di cultura e civiltà, o nel saggio e meditativo oriente, si dovrebbe poter arginare questa deriva psicologica, ma la regressione culturale del consumismo lo impedisce, precipitandoci nella stessa tragedia che investe gli attuali dominatori del mondo, la cui imminente caduta rischia di travolgere tutti nei fatti.
    Ma come convincere noi stessi e loro che la libertà è una conquista prima di tutto interiore? E che solo una vera liberazione di massa in tal senso ci può salvare il culo in queste drammatiche circostanze?
    Il dramma di Haiti ci mostra in diretta cosa può essere la guerra civile provocata dalla disperazione, ed è questo il demone da esorcizzare.
    La ricetta a mio avviso è tanto semplice quanto di difficile applicazione nella vita pratica così come è diventata. Si tratta di accettare il male come profondamente nostro proprio per esorcizzarlo, andare oltre vincendo la schizofrenia che ha ormai assunto proporzioni socialmente paradossali e grottesche. Un esempio tra tutti l’ipocrisia di fronte alla situazione palestinese nella striscia di Gaza, isolata oltre che da un embargo da due muri fisici, uno in cemento e l’altro, in costruzione al confine egiziano, in acciaio fin sottoterra.
    Eppure i danni e le sofferenze prodotti da questa logica finanziaria deviata sono evidenti tanto quanto i meccanismi truffaldini che li sottendono, ma ancora una volta occorre riconquistare la libertà di giudizio che ha sede nell’interiorità e nell’integrità spirituale di ciascuno di noi. E’ una guerra psicologica e mentale per la sopravvivenza e la speranza.

  • Abrotos

    Il modo per cambiare le cose esiste. Dovremmo seguire uno schema. Fatto di due parti. La prima è che dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere. Innanzitutto dovremmo inizialmente fare la cosa giusta ogni giorno. Vi spiego. Tutti hanno degli amici, dei colleghi di lavoro, tanti piccoli gruppi. Perché oggi l’individualismo è così premiato, e l’altruismo no? Perché le cose vanno male, c’è corruzione e qualsiasi altro male nella società? Semplice… è l’influenza generata. Tutti veniamo influenzati da altri, e così impariamo dagli altri a comportarci in quel modo, perché è davvero gratificante, ed è facile raggiungere obbiettivi. Noi dovremmo prestare giuramento di fare, ogni giorno la cosa più giusta, gli altri impareranno dai nostri comportamenti. Penserete “la cosa giusta è relativa!”, no! Se pensiamo affondo esiste la via giusta. Il secondo passo, bé, si tratta di ricostruire il sistema, ma di questo ne possiamo parlare in futuro.