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CENA AL CASELLO (AUTOSTRADALE)

DI LUCA PAKAROV
rollingstonemagazine.it

Niente più insalata nel piatto? Poco fosforo perché scarseggia il pesce? RS ha buttato un suo inviato in un blocco di camionisti. Tra una costoletta e una grappa

Ho capito che la cosa era grave quando il fruttarolo amico mio m’ha detto che no, che oggi non avrei trovato né insalata scarola né riccia. «E come campo adesso?». M’ha risposto con una tautologia inappellabile: «non puoi farci nulla, se i camionisti s’incazzano sono cazzi».

Andiamo allora a conoscere i camionisti. Quando contatto il fotografo valutiamo insieme che l’ora migliore è quella di cena: «arrostiranno qualche salsiccia anche per noi, no?». Gli domando pure se secondo lui siano cattivi, che io li ho visti i servizi di Striscia la notizia, sembravano proprio una manica di delinquenti, dei veri fuori legge e con tutte le intenzioni di fare una strage. Non è così?No, sinceramente no. Arrivati al casello di Civitanova Marche (quello al momento più a portata di mano e pure ben organizzato) l’atmosfera iniziale nei nostri confronti, come mi sembra logico, è di diffidenza. Visto che arriviamo di notte ci chiedono perché e per come. «Guarda che quelli della Digos ci hanno già ripresi, e poi quelli di Sky sono già passati». «Rolling Stone» dico. «Cazzo gliene frega ai Rolling Stones?». Finché uno sequestra il fotografo, che comunque, pure se non è un matrimonio, una foto decente la si pretende (il buon fotografo a fine nottata si ritroverà almeno dieci e-mail a cui spedire il servizio). Per lo meno si entra in una certa armonia.

Non c’è un capo, il che è cosa buona. Gli scioperanti stanno per cenare davanti al “camion foresteria” in cui, da un portellone aperto, si vede un mega pentolone che sbuffa. Mi mandano da Anna e, io credo, sia un ripiego per finire di mangiare. «Una donna?». Anna intuisce subito i miei dubbi e mi rassicura: «ora lavoro in ufficio, per dieci anni ho guidato il camion, è una passione, soprattutto quando sei donna, chi ama stare in strada è disposto a sacrificare le proprie giornate alla famiglia, sempre però con la garanzia di portare i soldi a casa». «Scusa ma… una donna camionista, non è mica facile? Non ci sono rischi?», e giustamente mi sbatte in faccia i miei pregiudizi: «rischi in che senso? Forse dici guidare con la nebbia? Io come donna sono sempre stata tutelata, ho sempre incontrato ottime persone, nessun problema con i colleghi… da loro solo tanta solidarietà». E il calendario del camionista? E Abbatantuono? E i ristoranti economici con le piazzole di sosta? Anna dimmi qualche storia truce sennò giuro che me ne vado. «Se la sera vuoi stare in poltrona fai un altro lavoro». Anna, capiamoci, tu mi devi dare qualche scoop, devo riportare qualche notizia sensazionale, che so io, una violenza per una stecca di Multifilter, una gomma bucata finita a crickate. Hai mai trasportato cadaveri per la camorra? Tagliato la strada a un ciclista? Almeno, sii sincera, bevevi un minimo quando guidavi? Anna, ma che diavolo di camionista eri?

C’è una poliziotta, domando a lei: «sono tranquilli? Ci sono cattivi?». Mi guarda con sufficienza, sbuffando, come se, appena atterrato dal pianeta Marte, chiedessi al primo che capita il segreto della vita.
Ritorno da Anna che mi spiega con precisione geometrica che, a mandarli via di coccia, è stato l’improvviso rialzo delle accise sul gasolio. Ma poi, parlando, i motivi diventano mille, come l’articolo 83 bis (riporto dagli appunti), lo sconto al casello delle spese autostradali, i costi dell’assicurazione ma soprattutto, credo io, il pagamento in tempi certi da parte dei committenti. Il punto, dal poco che ho capito, è che i trasportatori (non si parla dei grandi) si ritrovano praticamente ad anticipare allo stato, ai commercianti, ai pedaggi autostradali (le 23 concessionarie autostradali che ogni anno impongono aumenti hanno, secondo l’Onlit, l’Osservatorio Nazionale sulle Liberazioni delle Infrastrutture, profitti enormi). Anna ci tiene che io scriva che le piccole aziende sono indebitate. Ed io eseguo. Non è solo questione di chiudere baracca e burattini ma di perdere tutto, casa inclusa. «Le aziende più grandi si sono trasferite in Romania o in Polonia; con la nuova legge noi possiamo assumere degli autisti interinali direttamente dalla Romania a 1700 euro. Perché non hanno abbassato i costi per farci mantenere i nostri autisti?».

Nel frattempo il casello vomita alcuni autoarticolati, i manifestanti si piazzano in mezzo alla carreggiata a braccia alzate e i bestioni della strada si fermano. Pare una scena biblica. Anna mi dice: «siamo sulla stessa barca – periodaccio cara Anna per fare queste metafore – ma non costringiamo nessuno. Certo, non ci fa piacere vedere chi non partecipa». Beh, che cazzo Anna, non li prendete nemmeno a sprangate? «C’è molta solidarietà anche da parte di chi non fa il nostro lavoro». Verissimo, perché prima di arrivar qui avevo chiesto in giro. La storia dei privilegi e delle categorie da stroncare, almeno per i camionisti, non sembra aver funzionato. Soprattutto quando banche, assicurazioni e transazioni finanziare non sono state, effettivamente, toccate.

«A noi ci devono dare la possibilità di rispettare i tempi di sosta. Vogliamo la sicurezza ma anche lavorare. Per ricaricare certe volte ci fanno attendere mezza giornata e ci costringono a ripartire di notte. La F.A.I. (il sindacato dei trasportatori più importante d’Italia, N.d.R.) ha detto che va tutto bene – lo sanno che è lo slogan del passato? – e che lo sciopero si sarebbe dovuto rimandare di 60 giorni perché al governo bisogna lasciare il tempo di studiare tutte le nostre problematiche eppure, con una notte, hanno aumentato le nostre accise… noi con 60 giorni moriamo». Mi stacco, inizio ad aggirarmi minaccioso ed affamato intorno alla brace ed incontro Pierluigi, un vero drugo dei fratelli Coen, un nichilista: «qual è la tua giornata tipica?». «Dannarmi di peccati». «Nello specifico…». «Tribolare, mi alzo alle 4 senza sapere quando tornerò». «L’esperienza più brutta che ti è capitata?». «Di comprare il camion». Pierluigi, se non fosse per il tuo cappello di pelliccia, ti chiederei l’amicizia su Facebook.

Finalmente se magna e un gruppo di rumeni ci circonda. Anche loro vogliono la loro parte di notorietà, che io scriva che anche i rumeni manifestano. Ok. «Come vi trovate con gli italiani?». «Bravi, ragione, giusto protestare», rispondono a testa bassa con tutti gli occhi degli altri addosso.
A questo punto scrocchiamo una costoletta di maiale alla brace e dell’ottima grappa all’arancio e, già che ci siamo, organizziamo delle foto di gruppo. L’amico fotografo cerca di sistemare familiari e simpatizzanti decentemente sotto la luce di una lampada da minatore. Anna si riavvicina e mi propone: «perché non fare un viaggio insieme?». «Che dici Anna? Ci conosciamo appena». «Almeno capiresti come viviamo e quante regole abbiamo». «Posso proporlo…». Per i non udenti questa è una subdola richiesta di denaro alla redazione di RS.

Intorno al calduccio della brace avvisto un solitario di Bergamo, gli chiedo: «chi te lo fa fare di stare qui?». «Beh, da una parte, pure se sono iscritto al sindacato che non ha aderito, sono d’accordo con le proteste, dall’altra, ripartire non avrebbe senso. Devo fare altre fermate, in ogni casello ritroverei la stessa situazione, per lo meno qui sto bene…». Poi mi spiega che lì, nel gruppo, ci sono parecchi veneti e parecchi campani. «Di solito, quando c’è lo sciopero, lo vieni a sapere prima e ti muovi di conseguenza. Per la F.A.I. lo sciopero non c’era… i piccoli sindacati e federazioni l’hanno organizzato a tempo di record». Il che, in altre proporzioni ma probabilmente con lo stesso riconducibile DNA, ricorda un po’ tutti gli eventi “fuori controllo” degli ultimi tempi, da Londra all’Egitto. Chi può dirci domani mattina in che casino ci troveremo?

A farmi però il discorso più tagliente è Giuseppe di Bari. Ha un albero genealogico da far invidia a Fittipaldi: un nonno morto sul camion, figlio d’autisti e concepito dentro un camion: «io quando gli altri andavano a giocare a pallone stavo nelle officine, il camion è la mia vita». Lo incrocio mentre sta andando a dormire: «ho quattro camion, trasporto gas ospedaliero, ho tre operai e per pagare le tredicesime mi sono fatto aiutare da mia moglie… mi sono sentito un uomo di mmmerda… oggi a causa degli aumenti spendo 380 euro in più a settimana. Sono 1500 euro in più al mese. Il signor Monti non lo sa! La Marcegaglia che vuole l’operaio italiano formato cinese, non lo sa!». Mentre mi parla comincia ad alzare la voce come se si rivolgesse direttamente a un Monti ed io, senza saperlo ed entrato involontariamente nella parte (pure se con cuffia da montanaro e jeans sdrucito), rispondo: «eemm… il governo sta facendo quello di cui l’economia ha bisogno… eemm… l’attuale governo non ha bisogno di consenso elettorale». E quasi mi mangia vivo. «Sai quanto mi costa stare fermo due o tre giorni? Mi stanno trattando male, non si devono permettere!!». E quasi mi seppellisco vivo.
Saverio poi mi racconta una barzelletta, necessariamente da scrivere. Saverio, perdonami ma non è fattibile! Aggiunge però: «ci criminalizzano, mostrano solo la parte cattiva della medaglia, in Sicilia e in Calabria dicono che c’è solo la mafia…c’è la mafia qui secondo te?».

E su questo punto è bene mantenere l’attenzione perché, ecco lo scoop: è falso che l’amico fruttarolo non ha l’insalata scarola (la riccia non mi piace). E’ solo l’ennesima presa per il culo, come tante di cui siamo drogati continuamente. Il segreto è mostrare quello che nel nostro remoto, ma cosciente inconscio, abbiamo immaginato (sedimentato, direbbe un fanatico della comunicazione). Convincerci su quello di cui ci hanno già convinto. Rafforzare le icone del camionista decerebrato in cerca di fica all’autogrill o che, prepotente, con un colpo di coda, tenta di acciaccarci durante un sorpasso. Che cazzo può rivendicare gente del genere? Ovvio che in una categoria così vasta trovi di tutto, come d’altronde tra i farmacisti e gli avvocati. Chi ha intervistato seriamente i camionisti? Chi ha chiesto loro cosa volevano? Voi li avete sentiti? Nel mio decoder sono arrivati solo gli autotrasportatori che non avevano intenzione di fermarsi (e con le loro valide ragioni), la Camusso che ha bollato la protesta come sbagliata e, tanto per cambiare, il silenzio della sinistra. Camionisti, siamo chiari, siete una manica di sfigati, per questo meritate d’essere esibiti come un ammasso di maniaci farneticanti con le ruote. E poi, non siete tutti un po’ matti?

Una nota: i supermercati normalmente hanno scorte di una settimana e chi, dopo un giorno dall’inizio dello sciopero, ha mostrato gli scaffali vuoti era in malafede. Il mio fruttarolo al limite ha le sue grane con la cocaina ma, come gli altri, i conti li sa fare bene. Io però, all’oggi, non conosco una categoria che non abbia un buon motivo per scioperare. A parte i politici, naturale.

Luca Pakarov
Fonte: /www.rollingstonemagazine.it
Link: http://www.rollingstonemagazine.it/eventi/reportage/cena-al-casello-autostradale/47304
25.01.2012