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ATTACCO ALL’ ISTRUZIONE PUBBLICA

Aggiornamento Il Più Grande Crimine 2

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Non credo che sia chiara a tutti la finalità ultima dell’attacco all’istruzione pubblica cui da tempo assistiamo. Eppure l’intento primario è alla luce del sole e si qualifica appieno come parte del Più Grande Crimine, cioè l’ennesimo massacro delle speranze di vita per milioni di cittadini europei, noi inclusi di certo, lungo il percorso preordinato della distruzione del sistema Europa. Prima di scrivere di questo scempio, chiedo al lettore di sostare per alcune righe su un effetto collaterale che per dovere di completezza va ricordato, e che gode di un preliminare favorevole, questo: la paralisi completa inflitta agli Stati dell’Eurozona nella loro capacità di spendere a deficit per creare la piena ricchezza sociale, di cui la scuola e l’università sono una parte (sulla paralisi si legga il saggio paolobarnard.info/intervento)

Di questo effetto collaterale dell’attacco all’istruzione, va detto qualcosa che vada oltre l’ovvia e annosa pratica dell’impoverimento di un servizio pubblico al fine poi di renderlo appetibile per una privatizzazione selvaggia per pochi spiccioli e per il giubilo degli investitori privati (pratica di cui il centrosinistra italiano è maestro eccelso). Il fatto che risulta evidente è che nell’intervallo che separa la scuola pubblica di oggi dalla sua definitiva scomparsa, non era concepibile per il settore privato non lucrarvi sopra in attesa del banchetto finale. A tal proposito, la corsa al business dell’istruzione ci dovrebbe insegnare di nuovo come lavora il Vero Potere. Sotto il naso distratto di studenti e genitori, e distratto non di rado dai falò dell’Antisistema dei falsari italiani, sono spuntate ovunque sigle come European Schoolnet, ANSAS, CoSN, Education.eu, EMINENT 2010, UNI-C, ANP, DANTE, BDEB, Consortium GARR, HEAnet, RedlRIS, RENATER, SWITCH… e una ridda di altre. Sulla facciata si tratta di impeccabili istituti per l’avanzamento delle tecnologie didattiche, non profit di rigore, che tuttavia nascondono immancabilmente le ombre onnipresenti in ogni loro mossa di Microsoft, Intel, Oracle, Pasco, Smart, eInstruction, Acer, Apple, per dirne solo alcuni. Bè, che le nascondano non è proprio il termine giusto, poiché in effetti ci sono istanze in cui mostrano una faccia tosta incredibile. Alla premiazione di Docente dell’Anno 2010, la sorridente Mariastella Gelmini accompagnata dall’amministratore delegato della Microsoft Italia Pietro Scott Jovene, premiava un progetto scolastico chiamato “Un robot che gioca a Dama è spesso avanti di un passo se utilizza Windows!”. No comment. La quantità di eventi, simposi, concorsi, summits, che costoro sono in grado di organizzare è incredibile. Il loro lavoro di lobbistica presso i ministeri competenti non lascia speranza di poter distrarre la formazione di milioni di nostri giovani da quel killer delle anime che si chiama Information Computer Technology (ITC). Cioè un sistema educativo all’esclusivo servizio di chi da una parte spera nella scomparsa dell’umanizzazione dei cittadini, e dall’altra nella trasformazione (in atto) di chiunque abbia ancora una mente ribelle in puri attivisti di tastiera per annullarli (esiste già il termine inglese di clicktivism). Naturalmente, sempre per l’esclusivo interesse del solito Vero Potere.

Vengo allo scopo primario dell’attacco all’istruzione. Eccolo: drasticamente ridurre il numero di giovani che conseguono un titolo d’istruzione alto, per schiacciare ancora di più le rivendicazioni salariali. In altre parole, impoverirci in massa. La tendenza storica originatasi dal dopoguerra d’innalzamento delle qualifiche di studio nella popolazione media, ha portato nei decenni a reclamare redditi sempre più alti, ed è avvenuto, anche se poi il trend è stato interrotto. Questo però è un meccanismo che anche solo in sé, cioè per il solo fatto di esistere, da sempre minaccia il piano di deflazione della ricchezza pubblica e dei mercati voluto dai falchi neoliberisti, di scuola ricardiana soprattutto, i seguaci dell’eminenza grigia Francois Perroux, che nel 1933 scrisse: “Il futuro vedrà la supremazia delle nazioni capaci di imporre povertà di massa, per generare super profitti e perciò accumulo di capitale”. Costoro, cioè i nostri reali padroni, temono sempre gli altissimi pericoli di una deflagrazione sociale anche nelle classi medie, quelle che oggi vedono i propri figli laureati elemosinare lavori ignobili per stipendi ignobili quando va bene. E più cresce il numero di giovani cittadini altamente qualificati, più diviene difficile per i datori di lavoro comprimere i loro salari senza scatenare ondate di sdegno nelle opinioni pubbliche e soprattutto instabilità sociali incontrollabili. Meglio, come strategia, evitare all’origine la creazione di tali professionalità, e quindi la falcidia delle istituzioni scolastiche secondarie e universitarie diventa essenziale, con la mira di impedirvi l’accesso ai più. In Gran Bretagna, una ricerca della Ipsos Mori ha scoperto che il vertiginoso aumento dei costi universitari pianificato dal presente governo taglierà fuori dagli atenei fino ai 2/3 (sic) degli studenti meno ricchi. Come dimostrato nei dettagli nel mio Il Più Grande Crimine, la pianificazione economica/sociale del Vero Potere in Europa e negli Stati Uniti, impersonato dalle destre finanziarie e grandi industriali, punta alla creazione, in Europa soprattutto, di sacche di sottoccupazione ‘cinese’. La strategia della creazione delle moneta unica (euro) e della stagnazione degli stipendi reali negli USA sta rendendo realtà quel piano. Servono quindi masse di giovani sotto qualificati e possibilmente disoccupati per imporre il crollo dei salari, mentre pochi colletti bianchi rigorosamente figli di classi agiate (gli unici in grado di pagarsi l’università) saranno funzionali alla nuova classe dirigente.

Mariastella Gelmini è solo un’esecutrice di ordini, che come sempre vengono dall’esterno del ‘cortiletto del potere, escono cioè dalle stanze del Vero Potere. Personalmente non provo alcuno scandalo per ciò che ella sta facendo; è il suo compito di scherana e lo svolge con diligenza, forse unica nel governo Berlusconi ad aver compreso cosa si deve fare per una carriera futura di prestigio (Prodi docet). Assai più scandaloso è che nessuno dei sindacati italiani stia capendo chi sia il nemico del lavoro e dei salari, e non parlo dei patetici CGIL, CISL e UIL, ma precisamente delle formazioni cosiddette oltranziste. E chi ci rimette alla fine…

Il nostro premier per parte sua non ne capisce nulla di questa storia, ed è stato ‘suicidato’ il 10 novembre scorso quando ha versato (consapevolmente?) la goccia che ha fatto traboccare il vaso del Vero Potere finanziario internazionale con una lettera consegnata al G20 di Seul, dove il Cavaliere (o chi per lui) chiede “che il G20 adotti misure che contrastino la speculazione sui mercati finanziari e delle materie prime… e un maggiore controllo sui derivati… Le regole e la vigilanza devono riguardare anche i mercati precedentemente non regolamentati… al fine di scoraggiare operazioni esclusivamente speculative… noi, leader del G20, dobbiamo fare pressione perché siano prese azioni immediate e incisive”. Per un uomo che l’organo di stampa del Vero Potere, il Wall Street  Journal, definiva nel marzo del 2008 “un nemico corporativo del Libero Mercato”, questa è la fine. Vero Fini? (salvo sorprese clamorose dall’elettorato italiano).

Ma la falcidia dell’istruzione come mezzo di emancipazione sociale non si fermerà. Masse sottoqualificate, sottoccupate, intimidite, e dunque da pagare poco. Semplice. Come ai bei vecchi tempi di David Ricardo, appunto. Questo attende tuo figlio. Smetti di farti distrarre, datti da fare.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=195
19.11.2010

 

Pubblicato da Davide

17 Commenti

  1. Tolto il caso dell’Italia che è patologico (ma dove si è mai visto che una la laurea in allevamento e benessere animale debba essere equiparata a una laurea in ingegneria nucleare, dove si è mai visto che un insegnante di religione debba guadagnare quanto un insegnante di matematica e fisica, tanto per buttare benzina sul fuoco), è sufficiente soffermarsi su tutta questa meritocrazia così propugnata da imprenditori, politici, gente in doppiopetto. Se per meritocrazia intendiamo (noi poveri illusi) che è giusto che i più intelligenti vengano riconosciuti dal punto di vista economico e sociale allora sono d’accordo, perchè è pazzesco voler mettere sullo stesso piano Riccardo Giacconi e (chi lo fa spesso ha la coda di paglia). Se invece per meritocrazia si intende che debba andare avanti chi ha avuto la fortuna di uscire dalla vagina di una marcegaglia qualsiasi, beh, inutile aggiungere altro. Ma come hai scritto, loro per meritocrazia intendono proprio questo. Comunque, bentornato Paolo.

  2. Un appunto. Scrivi:
    “E più cresce il numero di giovani cittadini altamente qualificati, più diviene difficile per i datori di lavoro comprimere i loro salari senza scatenare ondate di sdegno nelle opinioni pubbliche e soprattutto instabilità sociali incontrollabili.”

    Questo penso sia un male esclusivamente italiano, perchè nonostante all’estero esista il lavoro flessibile (che trovo umanamente degradante), tuttavia le retribuzioni sono più alte. Qui a Milano per una prima assunzione come programmatore ti propongono 1100 euro netti (a tempo determinato) dopo una laurea triennale (informatica-matematica-ingegneria), un controllore di Trenitalia come prima assunzione ne prende circa 1300 ed è sufficiente il diploma. Se guardiamo poi al caso dei professori è ancora più eclatante, qua in Italia sono sottopagati, all’estero invece il loro lavoro viene riconosciuto. A titolo d’esempio: http://www.alfonsofuggetta.org/?p=2322.

  3. Basta!!! E’ ora di finirla di misurare la meritocrazia con i titoli di studio!!! E’ ora di accorciare la forbice degli stipendi una volta per tutte, dalla dirigenza all’addetto alle pulizie!!! Chi crede che un medico abbia più diritto di un operaio ad uno stipendio più elevato in virtù delle maggiori responsabilità, favorisce una profonda ingiustizia. La meritocrazia dovrebbe essere figlia dell’abnegazione, professionalità, amore con cui chiunque svolge il proprio lavoro. Quell’amore che ha, ormai, perso ogni senso in luogo di una rincorsa al profitto determinato dalla classe sociale in cui si viene catapultati dalle scuole e dal clientelismo.
    Sia lodata quella cultura anelata perchè riempia l’anima e non per gonfiare il portafogli.
    Lo scandalo non è che si riduca il budget per la cultura, nè che un laureato finisca a fare il portinaio. Lo scandalo è che un uomo destinato a fare il giardiniere, per talentuosità magari innata, finisca a fare il chirurgo! Che un politico che avrebbe talento solo per pulire le stalle governi un paese! E’ ragionevole che uno stipendio rappresenti le effettive responsabilità che il ruolo ricopre, ma lo deve fare equamente, senza mortificare chi suda il pane dalla terra o da un tornio. Se non fosse la tipologia professionale a garantire un alto tenore di vita ed una marcata distinzione sociale, in virtù degli stipendi che garantiscono, ma bensì l’amore ed il talento per una professione, allora si che produrremmo una società migliore di quella in cui viviamo, allora si che il termine meritocrazia sarebbe utilizzato nella sua giusta accezione. E quel giorno, forse, non dovremmo più preoccuparci per le attuali disparità sociali, poichè avremmo buone speranze di avere un medico e un politico che hanno scelto di farlo per amore e non per i soldi.

  4. Kevin i programmatori qui dove stò io (sempre in Europa) al massimo 1500 lordi (Con esperienza triennale veramente esperti,quelli senza esperienza non trovano neanche lavoro) se vogliono lavorare.I ricavi sono bassissimi,le piccole imprese sopravvivono a malapena.
    Le multinazionali da più di 10 anni si rivolgono nei paesi asiatici ottenendo costi stracciatissimi.Barnard ha raggione per sopravvivere bisogna lavorare 14 ore al giorno per raccogliere briciole in tutti i settori,ci hanno proprio fregati tutti.ciao

  5. Barnard non poteva mancare… Il coro dei conservatori dell’esistente proprio di quest’ultima tonalità isterica difettava: adesso con la voce argentin-incazzosa di Paolo Rossi (sedicente Barnard) siamo al completo, l’impasto vocale è perfetto! Volete perpetuare all’infinito quella colla vischiosa fra massoneria e proterva vagabondaggine che in Italia risponde al nome di “Università”? Continuate pure a protestare contro “l’attacco all’istruzione”. Tutti gli schiavi che col loro lavoro e le loro tasse mantengono un intero esercito di nullafacenti (lo sapete, vero, che all’università non si timbra il cartellino? chissà perchè…) si rassegnino: i parassiti che succhiano loro il sangue sono la maggioranza, col voto democratico vincono sempre…

  6. ‘Masse sottoqualificate, sottoccupate, intimidite, e dunque da pagare poco’: e per le elites quale sarà il loro gruppo di riferimento? Leggere p.f. quanto ha dichiarato il rabbino Ovadia. E’ tutto un piano preordinato a livello mondiale. Liberiamoci di questi figuri.

  7. Mi trovo d’accordo al 100% con Barnard. In questo frangente ha davvero ragione.

  8. Beh, riguardo alla media degli insegnanti di matematica e fisica, potrebbero meritare di guadagnare meno di quanto guadagnano alcuni insegnanti di reliigione, anche se nello stesso tempo la media degli insegnanti di religione, contiene alcuni pezzi di antiquariato, dannosi quanti gli infelici progressisti esempi di prete “intelligente”. Intendo dire che l’educazione e l’insegnamento andrebbero fatti curando la formazione a tutto tondo, magari insegnando storia dello spirito e delle religioni, da parte di insegnanti “maturi” di cervello e non ideologizzati. Dove trovarli, vanno prima formati, il solito serpente che si mangia la coda, visto che siamo arrivati temo, ad un punto di non ritorno, e questo anche con gli insegnanti di materie laiche, che non esistono quasi più, qua è fintamente ideologizzata anche la carta del cesso, per ingessarci meglio ed asservirci, e ci stanno riuscendo alla grande

  9. Persino in Germania stanno abbassando le retribuzioni

  10. Ma in Europa non è una novità. Un programmatore negli USA (nel 2008, quindi all’inizio della crisi) come prima assunzione prendeva circa 56.000 dollari annui, ora non so. Oramai siamo nell’UE, e non se ne può più uscire.

  11. “lo sapete, vero, che all’università non si timbra il cartellino? chissà perché…”

    Se ti riferisci ai docenti, è vero. Il resto del personale, il cartellino lo timbra eccome. Ma non è quello il vero problema.

  12. nonostante la crisi ancora adesso in usa in certi casi un programmatore prende pure di più di quella cifra. dopo 2,3 anni di esperienza arriva, per dirla al mese, a circa 7000 dollari. sono ovviamente lavori moltro stressanti e si tratta prevalentemente di cinesi e indiani, gente che magari non sa nulla di cultura generale, di storia e geografia (pure peggio degli americani), ma che è imbattibile in matematica e informatica. il centro del mondo resta almeno per ora ancora l’america che continua a accogliere genietti (appunto cinesi e indiani) e manovalanza (messicani, seppur esista un teorico controllo delle frontiere).

  13. Anch’io sono d’accordo. Barnard non conosce bene le soluzioni più efficaci ai problemi ma certamente conosce bene i problemi ed ha il coraggio di denunciare.

  14. molto di più, ma sono in 4 0 5 per grande azienda che coordinano e mettono insieme i programmi.Il resto dei programmatori 150 o più sono sparsi nei vari territori asiatici e solo i più capaci lavorano per 700 dollari al mese, per questo hanno voluto la globalizzazione così sfruttano meglio la gente.

  15. Ti racconto un episodio che ha vissuto in prima persona un mio amico italiano con un diploma ITI di Firenze una laurea e un master conseguiti nelle due migliori universita’ di Chicago nel 92
    Tornato in Italia,l’unico colloquio che gli è stato concesso (dopo tanti invii di curriculum vitae) fu una SCUOLA PRIVATA a livello nazionale.

    Doveva insegnare come professore e gli alunni avrebbero dovuto conseguire
    IN UN SOLO ANNO SCOLASTICO il ” MASTER IN WEB MASTER”.
    5.000.000 di Lire al mese più rimborso per gli spostamenti nelle varie sedi.
    Non era quello che voleva fare ma l’amore per la sua terra quasi lo stava costringendo ad accettare,se non fosse per un’attenta lettura dei requisiti richiesti agli alunni.
    TUTTI POTEVANO ACCEDERE A QUESTI CORSI CON IL SEMPLICE DIPLOMA DI 3° MEDIA.
    Forse in Italia erano tutti dei grandi geni, o era lui un deficente che aveva studiato tanto per raggiungere lo stesso scopo.
    Per amor di cronaca ti dico che molto educatamente questo mio amico ha declinato l’offera (avrebbe potuto giocare anche al rialzo)dicendo che non aveva studiato tanto per aiutare lui e tutta la bellissima scuola a truffare gli sprovveduti che, con la speranza di un futuro migliore avrebbero fatto dissanguare le loro famiglie per pagare quel corso.
    Non so se io sono uscita fuori tema ma permettimi una breve nota,tu sei pieno di livore nei confronti dell’autore che ci stà facendo notare una sana verità (e il mio amico ne è testimone)e non ne capisco i motivi.
    Cordialmente

  16. Ma che dici, Barnard. E’ proprio il contrario. Nella strategia di cui parli rientrano infatti le famigerate lauree triennali, che hanno indotto porci e cani ad intraprendere studi universitari per sentirsi “laureati”, gente che prima si sarebbe fermata al diploma e a un normale lavoro ora pensa che gli spetti il posto dirigenziale perché ha studiato tre anni “linguaggio del marketing dei supermercati”.
    Una volta lo studio era una cosa seria ed era per pochi: non per ricchi, ma per pochi volenterosi e disposti a impegnarsi. Oggi lo sfascio dell’istruzione ha reso le cose facili anche per i peggiori, i quali vengono indotti così a proseguire gli studi e a non rompere troppo presto nel mondo del lavoro.

    La strategia è quellla di far prolungare gli studi, e UMILIARE poi i giovani, laureati ma assolutamente impreparati. E’ così che si reperisce la manodopera schiava.
    Il bravo meccanico col diploma da perito, e capace nel suo lavoro, non si fa schiavizzare da nessuno.