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Al di là delle parole

DI MIGUEL MARTINEZ

kelebeklerblog.com

Se non avessi altri impegni, starei a guardarle tutto il giorno, la serba clandestina e la grigia toscana.

Cosa leghi noi a loro, è un mistero: è vero che non ho mai visto un topo in casa, da quando ci sono, ma non so se la spiegazione da storico marxista sia così semplice.

Non è perché sembrano umani – non lo sono. E diffido di chi guarda i gatti solo con tenerezza. Non sono per nulla dei surrogati bambini, anche perché i primi ad innamorarsi dei gatti sono i bambini stessi. E anche questo sarebbe interessante da capire: quale bisogno profondo porta gli esseri umani a innamorarsi degli animali? Mi vengono in mente tutte le storie che mi hanno raccontato certi contadini, dell’agnello da ammazzare per Pasqua, e delle balle che bisognava raccontare ai bambini che l’avevano adottato.

I gatti non sono per nulla umani, ma sono persone.

Per un caso, son nato umano, ma anche se fossi nato felino, sarei sempre un io.

Il cuore mi batterebbe più veloce, il respiro sarebbe più intenso, saprei calcolare meglio i salti, ma sarebbe sempre una differenza di quantità: in ogni osso, siamo simili, tranne che non ho la fortuna di avere una coda.

Ci separa qualcos’altro, il fatto che ogni cosa che sento e vivo, io umano, è mediata dalla parola. E mi viene il sospetto che la famosa mela del Giardino contenesse proprio la parola, la capacità di confondere le cose con un trucco, di creare un mondo falso accanto all’unico vero. Perché alla fine, quanto si capiscono gli esseri umani, con tutte le parole che tessono al vento?

Simili, mai identici: ci capiamo sempre meglio quando accantoniamo la parola.

Grandi occhi intensi di gatto che mi scrutano, una piccola testa che riflette senza tradurre, appunto, in parole. Eppure sono occhi profondamente intelligenti, e quando la Grigia mi vede, mi saluta sempre: un piccolo suono chiaro, che non è una parola.

E allora penso che la cosa che vorrei di più al mondo, sarebbe potermi capire davvero con loro, poter scambiare ciò che sentiamo, ma nella loro lingua, non nella mia.

Vivranno vicino a me, continueranno a fidarsi della mia mostruosa statura da tirannosauro, io dei loro denti da carnivori, e un giorno se ne andranno, senza esserci mai rivolti la parola.

Ma forse non c’era nessun segreto da raccontarci: il problema era solo che cercavo di confondere con le parole, quello che già sapevo, come lo sapevano loro.

E allora ci capiamo già, e già ho realizzato ciò che vorrei più al mondo.

 

Miguel Martinez

Fonte: http://kelebeklerblog.com

Link: http://kelebeklerblog.com/2017/08/27/al-di-la-delle-parole/#comments

27.08.2017

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Le parole sono oggi come la droga negli anni del primo boom hippy, cioè il tema centrale su cui porre l’attenzione. Nella realtà dovremmo parlare di comunicazione per fare meno confusione e così cedere al misticismo della chiacchiera, tipo “Abracadabra”.
    La parola rimane indissolubilmente legata a una piccolissima porzione di elaborazione della nostra dimensione cognitiva, compresa nella capacità della mente di dare significato simbolico al mondo che ci circonda. “Linguaggio” deriva dall’uso della lingua e quindi dei suoni per comunicare. Ma le formiche usano la chimica e anche noi (feromoni) solo che loro la usano più intensamente. Ricordo a questo proposito che questi messaggi chimici sono alla base di molte delle nostre risposte “emotive” basilari. I sapori e i colori sono anch’essi forme di comunicazione a patto che siano parte di una codifica in simboli dei soggetti coinvolti. Non sappiamo se la mente degli animali risponde a una codifica simbolica, ma se partiamo dal principio che la nostra è una forma evoluta della loro, si capisce che se la parola come comunicazione simbolica vocale ci separa, la struttura del pensiero simbolico è possibile sia abbastanza simile, in quanto modellata dallo stesso ambiente nativo terrestre.
    Poi però l’Uomo, ha uno specifico “gap” aggiuntivo di “qualità” cognitivo-comportamentali con bagaglio genetico ed epigenetico “particolare” che non sembra per nulla correlato al suo ambiente e tanto meno al passato evolutivo. Questo bagaglio di qualità intrinseche contro-evolutive non è assente negli animali, ma rimane una percentuale irrisoria. L’Uomo sotto questo profilo rimane un caso del tutto unico.

    La specifica distanza dall’adattamento ambientale e ciò che rende difficile “comunicare” con lo stesso ambiente e quindi sentirci parte di quel tutto che poi è l’ambiente in cui siamo nati e che ci circonda. La parola è coinvolta tanto quanto il resto della “qualità” di questo scambio comunicativo e non è nemmeno la più importante dato che abbiamo più sviluppato il senso visivo che quello uditivo, per ciò riguarda più probabilmente l’ordine simbolico sottostante e precisamente “il modo” in cui elaboriamo i simboli.
    Infatti mentre credo che sia difficile per un gatto anche solo “immaginare” un unicorno, per noi è un animale fantastico che fa parte di un desiderio irrisolto con l’ambiente, dato che di unicorni non ce ne sono ma il desiderio di vederli e toccarli rimane identico a quello che proviamo per il vivente presente. Come se il vivente presente e con cui interagiamo “non fosse per noi sufficiente” a descrivere il nostro ambiente.

    • Holodoc

      Le parole sono la più potente droga usata dall’uomo.

      (Rudyard Kipling)

      • cenzino fregnaccia pettinicchi

        La più potente droga usata dall’uomo è l’ignoranza.
        (cenzino pettinicchio)

        • Mechano

          Mettiamoci anche il calcio, che serve per sedare e catalizzare la rabbia…
          Le partite sono tutte truccate, ma pur sapendolo i tifosi continuano a tifare e andare allo stadio…

          Poi tra le altre droghe ci sono i carboidrati raffinati, gli zuccheri raffinati, i peptidi delle proteine animali, il caffè, il glutammato di sodio e tutte le sostanze che reagiscono con i recettori oppioidi del cervello dando assuefazione e quindi dipendenza.

          Il 90% di quello che sta sugli scaffali del supermercato non può essere considerato cibo, ma in tanti ne mangiano in quantità. Ed è tutto dolcissimo o salatissimo.
          Basti pensare alla quantità di zuccheri in un panino del Mc Donalds. Sia come zucchero bianco che come destrosio.

          E ho tenuto fuori le religioni…

          • cenzino fregnaccia pettinicchi

            Ecco, a proposito di ignoranza.

          • Mechano

            Tu proietti come tutti gli invidiosi.
            Se ho scritto tutto ciò che ho scritto è perché forse li ho studiati, come studente di neuroscienze cognitive, e verificato tutti gli studi degli effetti sul cervello delle varie sostanze e attività umane come il tifo, lo shopping, l’affezione ai Brand, ecc. Tramite le scansioni con risonanza magnetica funzionale.
            Un tifoso accanito di calcio o di Vasco Rossi o della Apple e degli iCosi, fa interagire i medesimi neuroni di un fanatico religioso.

          • cenzino fregnaccia pettinicchi

            Si, ma scrivi meno. Grazie.

  • Holodoc

    Condivido. Quello che ci separa dagli animali è il pensiero simbolico, che ci permette di creare un modello astratto della realtà che ci circonda.
    Questo ci porta dei vantaggi indubbi, come la capacità di capire cosa pensano gli altri e prevedere le loro azioni.
    Ma il prezzo che paghiamo per questo “potere” è molto alto. È il giudizio che abbiamo degli altri e di noi stessi e la capacità di agire non in accordo con ciò che sappiamo essere giusto ma perseguendo un secondo fine egoistico.
    Questo è secondo me “il peccato originale”, arrogarci di sapere cosa sia bene o male senza dare ascolto ai nostri sentimenti.
    Solo liberando la nostra mente da condizionamenti interni ed esterni possiamo tornare ad agire in accordo alla Verità e, di conseguenza, essere felici.

    • dadafari

      Hai detto un gran compito personale. Un qualcosa che è indipendente da una giustizia esterna. (come dire, senza stato)

  • –<>– –<>–

    I gatti sono opportunisti, mi ricordano i piddini, senza principi, senza ideologie, pronti a giravolte di 180* se conviene.
    mai fidarsi di un gatto.

    • Mario Poillucci

      I gatti sono opportunisti, non c’è dubbio e te lo dice uno che ogni giorno ne sfama diversii! Sono opportunisti, sfacciati e spesso molesti! Ma va così, l’ho voluto io ma, sia come sia, hanno una grandissima faccia di culo (perdonate la brusca spontaneità doverosa ma incontrovertibile) con un tratto che li accomuna a piddini ma anche ad alfaniani, forzitalioti, salviniani, melonsimili, ruffiani, barattieri e simile lordura e dio, oppure un benevolo demonio, ce ne scampi e liberi da tutta quella repellente congrega che anche i monatti eviterebbero! Purtuttavia nel recinto ampio e spaziosissimo dove vivono i miei cani c’è anche un gatto siamese bellissimo! Malato, raccolto, curato! Vive assieme ai cani che lo hanno accolto ed accettato, mangia con loro, gioca con loro, vive con loro e condivide tutto! Non è un gatto piddino bensì un felino riconoscente, bellissimo, simpaticissimo! Magari i piddini fossero come lui: saremmo tutti più sereni!

    • Holodoc

      Pensavo anch’io che i gatti fossero opportunisti prima di vedere come si comporta il mio.
      Si dice che non si affezionino veramente ma che dimostrino affetto solo per avere cibo. Quando sono in vacanza mio padre viene a dare da mangiare al mio micio… solo che per riuscirci deve chiuderlo in terrazza, perché la bestiola non lo lascia avvicinare alle ciotole senza dargli graffi e morsi!

      Un chiarissimo messaggio: “tu non sei il mio padrone e non voglio cibo da te!”

      Se questo è opportunismo…

      • Anche la mia pianta che ho lasciato annaffiare a mio padre ha preferito seccarsi piuttosto che bere l’acqua che gli dava lui.
        Se questo è opportunismo….

        • Holodoc

          Il mio gatto non è scemo come la tua pianta… una volta finito di protestare ha mangiato di gusto!

  • riefelis

    Perché pubblicare ‘sta sciocchezza?

    • rossana

      Per compensare mille altre inutili domande sciocche?

    • Mario Poillucci

      Molto probabilmente perchè non è una sciocchezza!!

    • riefelis

      No no quest’articolo è proprio ma propsrio stupido.
      Mi dispiace che si scada su questo livello dopo l’ultimo pregevolissimo articolo di Rosanna Spadini.
      Vogliamo ancora Barnard e Spadini!

      • clausneghe

        No no Bernardo per carità no.

      • alessandroparenti

        E’ solo scritto in una lingua che non conosci. Figurati come giudicherei noioso anch’io un articolo scritto in cinese!

      • Concordo. Probabilmente serve a fare audience come nei telefilm o al supermercato

    • Pfefferminz

      Perchè molti lettori di CDC amano i gatti. Un utente, che ora non scrive più, portava l’esempio del gatto randagio e del gatto d’appartamento per spiegare la differenza fra il mondo cosi’ come lo vedono le élite e i comuni mortali. Altri leggono gli articoli di Panagiotis Grigoriou e si lamentano se non ci sono le fotografie dei gattini. Riefelis, considera questo articolo come una pausa nel mezzo delle brutture che dobbiamo sorbirci ogni giorno. Inoltre l’autore invita a riflettere sulla comunicazione che non si serve del linguaggio, in fondo più vera, più autentica, anche se a volte non ne vogliamo prendere atto.

      • A) se cyoi parlare di gatti vai a scrivere su un sito di gatti altrimenti la comunicazione sulla quale dovrebbe invitare a riflettere è sbagliata in partenza in quanto scollegata.
        B) articolo destabilizzante teso a mettere uni contro l’altro i lettori di CDC eliminando cosi un sito dannoso per il potere che avrebbe potuto mettere in crisi il sistemagestito attraverso le ONG dei diritti umani, ambientaliste, animaliste…….

        • Pfefferminz

          Forse ti è sfuggito che l’autore si serve dell’intesa che ha stabilito con i suoi felidae per ricordarci come le parole siano la strada maestra per trarci in inganno, il veicolo della manipolazione tout court. Il suo è un richiamo benefico alle nostre potenzialità innate, all’empatia, per fortuna presente in ogni essere umano. Qui non si parla di gatti (le prime righe del mio commento erano di velata ironia), ma di un’intuizione di cui l’autore ci rende partecipi.
          Penso che sia una cosa sterile leggere siti di controinformazione se poi non si riesce a provare empatia per gli altri esseri viventi.
          “Qui laisseras tu mourir en detournant le regard?” (J.Anouilh)

          • Questa empatia di cui parli è del tutto simile a quella che gli indiani hanno con le vacche solo che noi la definiamo religione considerano loro poveri imbecilli mentre noi siamo super comunicatori empatici

          • Pfefferminz

            Una persona che facesse il ragionamento da te descritto sarebbe, a dir poco, superficiale e supponente.

          • per quale motivo? bisogna spaccare il capello in quattro per trovare posizioni diverse ma spaccando il capello si trovano altre analogie ancora piu’ profonde. Prova solo a fare delle considerazioni su cosa abbia sostituito la religione nelle societa’ occidentali. La religione e’ stata la piu grande utilizzatrice della comunicazione e grazie ad essa ed alle nuove “tecnologie” che ne permettevano una diffusione sempre maggiore ha avuto sempre modo di direzionare le masse. Poi e’ arrivato Woytila……. ma qui il discorso si allarga

          • Pfefferminz

            Più che spaccare il capello in quattro, mi sembra che qui si stia saltando di palo in frasca. Mi chiedi il motivo della mia affermazione precedente. Non si può definire il rapporto empatico degli indiani con le vacche una religione, poichè quest’ultima ha necessariamente una dimensione spirituale (casomai è un elemento all’interno della religione). E’ segno di sdegnosa superiorità (supponenza) offendere le persone perchè dedite a certe pratiche a noi sconosciute.
            Cosa ha sostituito la religione nelle società occidentali? La
            televisione! La religione non ha MAI utilizzato la comunicazione, ma la suggestione, essa fa presa su elementi inconsci dell’individuo, per questo ha potuto (e può) “direzionare le masse”. Non possiamo allargare il discorso perché siamo fuori tema.

          • Secondo me sbagli grossolanamente pensando che la religione non ha mai usato la comunicazione. Ti ricordo solo che il primo libro stampato è stata la bibbia. E gli amanuensi? Il cristianesimo è l’unica religione che si è perpetuata nei secoli proprio per questo motivo. Quando la religione non ha avuto più il controllo dei mass media è iniziato il suo declino. Questo fino a Paolo VI ha funzionato, poi è arrivato woytila…….

          • Pfefferminz

            Si può parlare di religione da diversi punti di vista (scientifico, storico, psicologico, sociologico, ecc.). Tu stai portando il discorso da un livello generale e teorico, al quale io mi riferivo, al livello di una religione specifica. Qui si accede in un “campo minato”, ove le incomprensioni sono programmate in anticipo in quanto agnostici e atei da un lato e credenti dall’altro hanno diversi sistemi di riferimento. Come ho già scritto, la religione si insedia nella psiche secondo determinati meccanismi (a mio avviso), poi ogni religione specifica ha la propria narrazione, la propria liturgia, che io però conosco poco. Quindi può darsi che, a questo livello, abbia ragione tu, non so.

    • dadafari

      capire questo articolo ti fara diventare un rivoluzionario che non giustifichera i propri mezzi per i propri fini… forse..

      • cenzino fregnaccia pettinicchi

        Spero non sia obbligatorio diventare rivoluzionario.

        • dadafari

          per niente, mi sembrava peró più figo, un po’ romantico, un po’ originale.. ( la frase doveva essere d’effetto..) ma concordo è stato un assunto eccessivo..

          • cenzino fregnaccia pettinicchi

            🙂

  • Antonello S.

    Non ho mai avuto entusiastici rapporti d’affetto con gli animali.
    Si, amo la natura in tutti i suoi aspetti e ancora mi sorprendo a commuovermi di fronte a fenomeni particolarmente intensi come, banalizzando, un tramonto sull’oceano od una fitta nevicata notturna.
    Gli animali selvaggi preferisco osservarli da lontano, forse anche per una forma di rispetto al loro habitat che si conquistano con tanto impegno.
    Invece quelli domestici non mi hanno mai preso particolarmente.
    Non li ho cercati ne desiderati e quando mi sono transitati in casa ho sempre mantenuto un certo distacco superiore.
    Questo prima che mio figlio mi portasse un gatto.
    Il gatto è un animale superiore.
    Osservandolo con attenzione colpisce molto il suo andamento aristocratico, felpato che può variare dalla prudente e guardinga lentezza allo scatto nervoso ed irridente.
    Le sue orecchie sono come dei radar, pronte a captare ogni suono riconoscendo in esso il pericolo.
    E’ sempre vigile e curioso.
    Non è vero che risulti particolarmente egoista ed irriconoscente, ma come tutti gli animali superiori pretende i suoi spazi (peraltro neanche necessariamente ampi) ed ha le sue abitudini.
    Però spesso cerca il padrone o colui che in casa lo tratta meglio, che gli concede più attenzioni, per ricambiarlo accoccolandosi sulle gambe e facendo le fusa.
    Non occorrono altre parole, neanche a lui.

    • ignorans

      Il vero radar sono i baffi non le orecchie, e questo senza volere sminuire l’importanza delle orecchie.

  • Adriano Pilotto

    Quando gli uomini accantonano la parola accantonano la loro umanità e gli uomini senza umanità non sono in grado di vivere in comune tra di loro e nemmeno con la natura.
    L’antispecismo, se è possibile ricondurre a questa categoria le riflessioni di Martinez, molto spesso, è una maschera del misantropismo, a sua volta più un problema psicologico che filosofico.

  • Truman

    Dice Martinez: “viene il sospetto che la famosa mela del Giardino contenesse proprio la parola …”.
    Questa me la segno. Anche se forse bisognerebbe usare “Logos”, più che “parola”.

    • Holodoc

      E’ una associazione che ho fatto anch’io tempo fa, quando mi sono iniziato ad interessare alle filosofie orientali.

      Mi ha anche molto colpito in proposito un articolo che parlava di un esperimento fatto sugli scimpanzé bonobo. Queste creature non possono parlare, però possono imparare un linguaggio simbolico mettendo in sequenza dei simboli.

      La cosa che hanno notato i ricercatori è che tramite questo linguaggio i bonobo possono esprimere sentimenti o fare richieste. Non riescono però a porre domande.

      Anche i nostri bambini iniziano dapprima a parlare facendo delle richieste semplici tipo (“voglio acqua”) o esprimendo stati d’animo (“ho paura”)
      Solamente verso i 3 anni iniziano a porre domande, anzi, per loro diventa un forte bisogno.. E’ l’età durante la quale ci bombardano di “perché”.

      Cos’è che fa scattare questo bisogno di conoscere?
      Il bambino inizia a comprendere che ognuno di noi ha una propria visione personale della realtà. Cioè capisce che gli altri possono sapere cose che lui non sa, oppure che lui sa qualcosa che gli altri non sanno.

      E’ un passaggio fondamentale nello sviluppo cognitivo. E gli dà un grande potere.
      Ad esempio, può influenzare il comportamento degli altri dando loro informazioni volutamente non vere. In pratica, può mentire per trarne un vantaggio.

      Diventa quindi arbitro di cosa è bene e cosa è male. Può decidere se dire una verità che lo danneggia o una bugia che lo avvantaggia. Può dare un’informazione per aiutare o negarla per mettere in difficoltà, etc etc.

      La mela è stata morsa…

      • dadafari

        il verbo si è fatto carne…

        • Holodoc

          l’Om degli indù… la parola creatrice…

          • dadafari

            il respiro dell’universo…

    • dadafari

      secondo me ti interessa anche sapere perchè si dice logos.. l’origine è interessante

      • Truman

        Racconta.

        • dadafari

          zero, ti lascio la pulce nell’orecchio..

          • DesEsseintes

            Heidegger ci ha lavorato su questo etimologia e secondo me ci ha preso.

          • dadafari

            Difficile che non ci prenda, “a priori”, come direbbe lui. mi immagino, beninteso. Però affronta la cosa seguendo la strada filosofica, più che una ricerca filologica.
            La grecia della filosofia aveva ereditato già il suo linguaggio o parte di esso.
            il logos era già un concetto, con assimilati più piani del reale.
            Heiddeger ci ha costruito sopra non ci ha scavato dentro.

  • clausneghe

    I gatti sono magici.
    Ma entrare in sintonia con loro non è facile, non è per tutti.

    • natascia

      Infatti. Li ammiro da lontano.

    • Mechano

      Infatti da bambino ad uno gli ho dato fuoco, per fortuna senza conseguenze, solo pelo bruciato che è ricresciuto, ed un altro è finito in lavatrice, per fortuna sopravvissuto anche lui.

      Da allora i gatti mi piacciono, ci gioco, ma l’ultimo ragdoll che ho avuto l’ho regalato ad una ragazzina 17enne tossica. L’ ha aiutata nel lavoro di terapia di recupero dalla cocaina.

      Da allora preferisco non averne. Non è facile stargli dietro e accudirli.

      Il mio maestro lo psicologo prof. Mauro Scardovelli parla spesso dei gatti, della loro bellezza, e la capacità di realizzare se stessi tramite gli istinti di cui li ha dotati la natura.
      È l’uomo incomprensibile che nasce indifeso, con pochi istinti e viene plasmato dall’ambiente in cui cresce quindi dalla società.
      L’uomo non nasce cattivo o stupido ecc. Lo diventa nelle società che lo rendono tale.

      • clausneghe

        Buon per te che eri bambino.
        Io ho conosciuto invece un adulto che diede fuoco ad un gatto preso in trappola colpevole a suo dire di avergli mangiato i conigli.
        Il gatto morì fra atroci tormenti, ma anche lui, il tipo, molti anni dopo morì tra atroci tormenti, annegando in un rivolo di acqua…
        La legge del contrapasso.
        Ciao

  • DesEsseintes

    Cito:

    “Simili, mai identici: ci capiamo sempre meglio quando accantoniamo la parola.”

    Insomma…

    Però è così bella l’intuizione che nella mela c’è la parola che si sorvola sul sentimentalismo molto di maniera delle elaborazioni.

  • ignorans

    Avevo una gatta che ha avuto diverse gravidanze, le quali andarono tutte bene eccetto una. Nacque solo un gattino che non stava bene, si vedeva. Forse il problema era nel padre che non era veramente un gatto “sano”.
    Per qualche tempo la gatta, visibilmente contrariata, convisse con il piccolo gattino. Gli dava il latte, gli profondeva un sacco di cure, ma niente, quello non mangiava, non cresceva e miagolava sempre. Non era un gatto sano. Poi, un giorno, tornai a casa e la gatta lo aveva ucciso e mangiato a metà.
    Questa qualità bisognerebbe acquisire di nuovo dagli animali. Intuire che c’è qualcosa di guasto e risolvere la situazione da soli, senza procurare turbamenti al prossimo. Ma noi umani siamo impregnati di sentimentalismo, abbiamo eretto barriere culturali ovunque… è difficile vivere una vita selvatica, anche se il selvatico sa cosa si deve fare per tenere alto il genoma.

  • Giorgio Bozzo

    È incomprensibile come l uomo moderno non riesca ad affrontare il futuro che lo aspetta……
    Essendo privo d Facebook o altre cazzate simili qualche anno fa decisi di vagare per i siti internet per approfondire tutto lo schifo che c sommerge da qualche tempo e cercare d comprenderlo in misura quantomeno accettabile.
    Adesso mi rendo conto di essere più o meno arrivato al mio traguardo, ma al contempo sono sempre più schifato dalla stupidità Dell uomo…..
    Guardo ogNi giorno almeno sei siti d controinformazione senza badare che siano d destra d sinistra o d altre ipotetiche e patetiche forze politiche e m è chiaro che tutto è diventato una gara a chi scrive il pezzo più grammatica mente corretto o il commento più filosoficamente profondo …… gente che schifa gli altri siti xche sono d destra o d sinistra oppure xche magari nel 2003(x esempio) hanno preso una posizione che si scostava dal solito pensiero politico.il problema però è uno: COME DON CHISCIOTTE, PAOLO BARNARD,GIULIETTO CHIESA, MAURIZIO BLONDET E TANTI ALTRI STANNO DICENDO TUTTI LA STESSA COSA, STIAMO PER PRENDERE UNA BACCATA FORTE COME NESSUNO RICORDA, SIAMO CON LA BRATTA FINO AL COLLO E NESSUNO FA NIENTE.
    Speravo che in un ritrovo d teste pensanti avrei trovato qualche coraggioso fuori dagli schemi che provava a organizzare qualcosa o almeno parlava di come si può cambiare ciò che quotidianamente viviamo e invece no ho trovato niente.
    FIUMI D PAROLE FINI A STESSE, STESE SULLO SCHERMO CON L UNICO SCOPO D PIACERE E DI ALIMENTARE LA vanagloria degli ideatori.
    Chiedo scusa a quei pochi che ancora scrivono articoli di denuncia e che sono interessati alla soluzione d ciò che c opprime…..
    Da oggi smetto di leggere controinformazione, ma solo perché sono arrivato ad un punto d schifo tale verso questi scribacchini che non posso farne a meno.

    • Pfefferminz

      Penso che occorra sviluppare la capacità di andare a scovare informazioni veritiere nella miriade di dati che il web ci offre. Non è un compito facile, ma è una chance enorme mai esistita prima dell’avvento di internet. Se trovi articoli con “fiumi di parole fini a se stesse”, puoi benissimo non leggerli e concentrarti sugli autori che ti hanno ispirato fiducia. Ci sono autori che non solo sono competenti, ma hanno capito che, per comunicare ad un grande pubblico, devono utilizzare un linguaggio semplice e di comprensione immediata. Tanto per fare un esempio, lo storico svizzero Daniele Ganser afferma di aver adeguato il linguaggio delle sue conferenze (puntualmente con il tutto esaurito) al livello cognitivo di un ragazzo di 14 anni. Inoltre, prima di introdurre nel discorso una parola nuova, lui ne da’ la definizione.
      Il problema di fondo della nostra epoca è proprio questo: il sapere accumulato è enorme, ma mancano i divulgatori, gli intellettuali che sappiano “tradurre” le nuove conoscenze in un linguaggio più semplice per il grande pubblico. Forse anche questo un motivo dell’ignoranza dilagante…

  • Le bateau Ivre

    Nel mio cranio passeggia e si dimena
    (signore d’un palazzo senza porte)
    un gatto fiero, flessuoso, forte;
    quando miagola s’ode lieve appena,
    tanto il suo timbro è tenero e discreto;
    ma, sia che s’alzi o che s’avvalli l’onda
    musicale, la nota è sempre fonda,
    ricca di un incantevole segreto.

    Questa voce m’avvolge con sue spire
    tremule, filtra in ogni mia latebra;
    come una strofa armoniosa ed ebra
    m’esalta, come un magico elisire.

    Ogni più cruda pena ella consola,
    chiude in sé tutte l’estasi, e se deve
    dirmi una frase, che sia lunga o breve,
    dolce si esprime senza dir parola.

    Archetto non esiste che più morda
    sul mio cuore, sensibile lento,
    e faccia regalmente con acuto
    trillo vibrarne la più tesa corda,
    della tua voce, o musico animale,
    gatto misterioso, serafino,
    in cui tutto, incantesimo divino,
    è così lieve, dolce, angelicale.

    (Il gatto, una delle tante bellissime poesie che Beudelaire scrisse sui gatti)

  • SanPap

    Opportunisti ? Non direi proprio.
    Di fronte all’ingresso del mio studio c’era un negozio che vendeva animali.
    Un giorno misero in vendita un persiano nero con gli occhi arancioni, uno spettacolo Ogni volta che passavo mi fermavo a guardarlo, lui smetteva di giocare e mi veniva incontro; finii per acquistarlo. Lo chiamai Artaserse, Ciro per gli amici.
    Vivevo in una mansarda, c’era un bel terrazzo e lui aveva tutto lo spazio che gli necessitava; la convivenza fu senza problemi fino
    a quando non iniziò ad apprezzare il profumo delle gatte in amore che giravano nel cortile; andava su e giù lungo la ringhiera del terrazzo, sul tetto, cercava un modo per raggiungere le gatte; ma non c’era, l’unico modo era fare un salto dal quarto piano;
    poiché ero sicuro che prima o poi l’avrebbe fatto, cercai una soluzione. La più ovvia era lascialo andare in cortile, lasciarlo combattere con gli altri maschi, lasciar insomma che la natura facesse il suo corso; castrarlo, come qualcuno mi aveva suggerito, mai: tra maschi queste cose non si fanno; allora andai in un ristorante nel Rione Monti, dove si incontrano i gattari di Roma, con l’intento di trovargli una bella Monticiana; non feci in tempo a mettere nella bacheca il biglietto in cui descrivevo Artasere che subito mi fu offerta una persiana color tartaruga.
    Gliela portai e fu subito amore; tanto amore; troppo amore; al terzo giorno mi sembrava di stare in set di un film porno, e poi diciamolo, ero invidioso, lui scopava e io no.
    Così decisi di riportate la gatta ai padroni. Errore da bamboccio qual ero. Come vide che cercavo di mettere la gatta nella gabbietta per trasportarla, fece di tutto per impedirlo, miagolii strazianti, minacce con denti ed unghie, tanto che alla fine rinunciai e chiesi consiglio al veterinario; mi diede un sonnifero per addormentarli, in modo che potessi portare via la gatta senza farmi vedere. E così feci.
    Quando si svegliò iniziò a cercarla ovunque, la chiamava disperato, percorreva i luoghi del loro amore guidato dagli odori; alla fine, dopo alcuni giorni, si arrese; così mi sembrava.
    Prima, quando rientravo a casa, mi spettava dietro la porta, poi smise di aspettarmi; aveva capito che il suo amore glielo avevo sottratto io.
    Dopo qualche tempo inizio a farmi gli agguati, in crescendo: mi graffiava le caviglie quando gli passavo vicino, poi le gambe, un giorno salì su un armadio e, come gli arrivai a tiro, si lanciò e mi graffiò un braccio dalla spalla al polso, dovetti andare all’ospedale a farmi curare.
    Non ci fu più niente da fare mi odiava, lo diedi a degli amici che me lo riportarono quasi subito, aggrediva anche loro; oramai odiava gli umani; l’ho dovuto lasciare nella colonia di gatti che si trova ai piedi della piramide Cestia.
    Se fosse stato opportunista si sarebbe accontentato del cibo ottimo che gli davo. Ma lui era Artaserse.

    • Bellissima storia !! grazie 🙂

    • dadafari

      si davvero..

    • massi

      Impossibile tenere in casa un gatto non castrato… Lo fai impazzire. È la prima cosa che bisognerebbe sapere quando si decide di prendere un gatto.
      Sei stato un po’ ingenuo.

      • DesEsseintes

        Infatti, è da sconsiderati.
        In generale è sbagliato tenere i gatti in appartamento, castrati o no.
        Se non può uscire non lo si prende.

        • SanPap

          Non mi trattare male, sai
          altrimenti lo dico a Black Jack, ch’è un mio amico, e lui si che sa come strapazzare voi esteti decadenti

          • DesEsseintes

            Giusto, però l’importante è non strapazzare i gatti.

      • dadafari

        in realtà è un falso luogo comune, l’etologia dice il contrario, anche se io come te non lo terrei. cmq quello che necessitano veramente è solo affetto, gattoso o umano.
        ci sono gatti che non uscirebbero manco per una montagna di lische di pesce, dipende un po dal gatto, dal carattere.
        per quello che ho letto.

  • dadafari

    consiglio la lettura del “L’anello di re salomone” di K. Lorenz che ha fondato l’etologia, uno dei più grandi conoscitori degli animali e purtoppo per chi non l’ha capito, dell’uomo. nel libro il premio nobel racconta la storia vera di un cavallo che sapeva fare equazioni…
    sostenere che gli animali non hanno pensiero simbolico è una di quelle fandonie scientifiche che servono ai suprematisti umani per apologizzare se stessi e il proprio operato..
    per non parlare dei delfini che salvano i pescherecci in difficoltà..

    • DesEsseintes

      Le equazioni mi sembra una esagerazione ma che un gatto sia in grado di distinguere le moto dal rumore del motore lo sa per esperienza diretta molta gente

      • dadafari

        si ho esagerato :D.. ma non di tanto .. (o forse neanchè un po) bisognerebbe rileggere il libro, lho letto molto tempo fa..

  • –<>– –<>–

    L’idolatria verso cani e gatti (alimentata soprattutto dai social), è un segnale della degenerazione occidentale.
    Non se ne può più davvero di questa moda piccolo borghese.
    Lasciateli in pace.

    • dadafari

      direi più verso i cani, però tra le degenerazioni forse è quella che ha più probabilità più di far riconsiderare il rapporto animale-animaleuomo. in fondo ai bambini cosa cè di più intrigante misterioso e speciale di incontrare un animale… pensa agli sfigati bovrgesi appassionati di cellulari..

      • –<>– –<>–

        Purtroppo le degenerazioni sono parecchie, ma almeno i cellulari non cagano.
        Mi sono stufato di camminare guardando in terra e fare le gimkane per evitare escrementi e di sorbirmi le esalazioni nei vicoli.
        Ho rispetto per i veri cinofili, che i cani li tengono e li portano in campagna.
        Il fatto è che negli ultimi anni sono spuntati come funghi cinofili (e gattofili) dell’ ultim’ora, che sono una massa di maleducati, che usano gli animali per status symbol o addirittura sperano di rimorchiare tramite l’animaletto.
        Sembra che per molti sia come i tatuaggi, o ce l’hai, o sei out (soprattutto nei social) .
        C’ è molta frustrazione dietro questo fenomeno.

        • dadafari

          sono super daccordo, il problema non è la mancanza di capagna, ma la maleducazione dei padroni, nella mia zona ci sono delle vie dove un passeggino non potrebbe passare senza sporcarsi, poi ovvio che se tutti avessimo un cane in citta, saremmo nella m..
          fino al collo (del piede). a volte ci siamo quasi con gli alani.

    • Divoll79

      Non pensa che non si tratti di “idolatria”, ma di evoluzione della nostra civilta’ (almeno in questo!) riuscire finalmente a riconoscere agli altri animali (poiche’ anche noi siamo animali) il diritto a questo mondo, alla loro identita’, personalita’, sentimenti, intelligenza? Preferirebbe che continuassimo a considerarli cose da usare, ammazzare, mangiare e via, senza problemi, com’e’ tipico delle societa’ piu’ retrograde?

      • –<>– –<>–

        No, anzi, ritengo che il rapporto moderno tra uomo e alcuni animali nasca da un principio egoistico, (io e lui, e nessun altro), che vedo come un involuzione, non come evoluzione.
        Per il resto …. Identità, personalità, sentimenti, intelligenza?
        Ma di cosa stiamo parlando?
        L’ho scritto prima, lasciateli in pace … Queste menate hanno già rovinato l’ uomo, almeno loro, risparmiateli.

      • Cosa ti fa credere che le società CH fanno la differenza tra uomini e animali siano più retrograde? Forse il loro più basso tasso di omicidi?
        Se la vita di un homo ha lo stesso valore della vita di un cane non lamentiamoci dell’aumento della violenza nella società…. Ragioniamo sempre più da cani…… Anche gli approcci interpersonali seguono lo schema che prima ci si abbaia poi ci si annusa e semmai ci si conosce… Bonariamente a quello che insegnava l’educazione per millenni e che dove ancora esiste rende la società migliore

  • Mario Poillucci

    ”Già ero vecchio e stanco per prenderli con me ma il vecchio giardiniere rinunciare come può agli ultimi suoi fiori se l’inverno viene già”! Non si adonterà Branduardi, spero!!!

  • –<>– –<>–

    In un altra risposta ho scritto che ho rispetto per i veri cinofili, ma stò constatando un pullulare di cinofili dell’ultim’ora, che usano gli animali per farsi selfies, per apparire teneri e simpatici, o per fare i fighi nei centri abitatji, salvo poi imbarazzarsi se appena il cane rilascia qualcosa.
    Fanno i furbi e vanno nei vicoli, che nessuno li vede e non raccolgono niente.
    Per molti è una moda.

  • Migliaia di anni su evoluzione buttati al vento da questi narcisista cresciuto a cartoni animati che pretende d essere piu buono degli altri per il fatto che cura gli animali. Paladini che desiderano solo avere qualcuno da dominare a cui far dire e pensare quello che fa comodo e che pulisce la coscienza comprando i croccantini della pubblicità.
    Non credo che l’evoluzione umana passi attraverso la convivenza con gli animali, anzi! Credo che l’orsacchiotto di peluche che si abbandonava crescendo oggi venga sostituito da animali veri perche non si è cresciuti. Quando si è bambini si fanno parlare gli animali e chi resta bambino continua a credere che sia possibile dimenticando che la percezione del mondo che hanno gli animali è talmente diversa da rendere possibile solo una scarsa e superficiale comunicazione.

  • Una bella pianta in casa mia mi guardava sempre mentre mangiavo e girava tutte le sue foglie verso di me e cresceva nella mia direzione. Che imbarazzo, mi sentivo un soggezione. Allora la giravo verso il muro ma il giorno dopo la ritrovavo con le foglie girate a guardarmi di nuovo: quanto mi vuole bene!! Più la giravo e più si voltava verso di me, se avesse avuto le gambe sicuramente mi sarebbe corsa incontro e mi avrebbe abbracciato con i suoi rami.
    Poi mi sono accorto che alle mie spalle c’era l’unica finestra della stanza……..

  • gianluca pointo

    un succoso e sanguinolento filetto…no scherzo, siamo daccordo…