Agamben o la fuga dal mondo

Agamben o la fuga dal mondo

In vista della diretta di stasera sul canale telegram “Come Don Chisciotte – Le parole sono pietre“ con Moreno Pasquinelli, si pubblica qui sotto un suo recente articolo che merita, a nostro giudizio, la massima diffusione. In esso, l'autore disegna una mappa ideologica della "galassia no vax", delineando al suo interno cinque componenti fondamentali e soffermandosi soprattutto su una di queste, quella che egli definisce "comunitarista" e che considera influenzata dal pensiero di Giorgio Agamben. Nel portare avanti la sua critica al "comunitarismo", poi, pone tutta una serie di interrogativi che restano, sinora, senza risposte esaurienti, chiudendo con una frase a effetto che rappresenta un guanto di sfida dialettica. Con questo scritto, corredato di precisi riferimenti storici e filosofici, Pasquinelli innesca un vero dibattito politico: una cosa che non si porta più. Di questi contenuti parleremo con lui stasera alle 21 su t.me/cdcleparolesonopietre.

Moreno Pasquinelli è un militante di lungo corso di quell'area che, con tutte le forzature e le approssimazioni del caso, si può definire "sinistra sovranista". I suoi scritti si possono trovare su www.sollevazione.it

Ogni vero movimento di massa è, non fosse che per le sue dimensioni, collettore di disparati bisogni e pulsioni sociali. Questo dato, sebbene fosse camuffato dalla preponderanza egemonica della componente socialista e anticapitalista, era vero anche nel ‘900. Nel nuovo secolo, venuta meno quella preponderanza egemonica, i movimenti di massa sono caratterizzati anche dalla più complessa pluralità ideologica. Essi sono dunque doppiamente eterogenei.

Le filosofie politiche dei “no-vax”

Prendiamo ad esempio il movimento contro il green pass. Fenomeno tipicamente italiano — conseguenza del fatto che l’Italia è assurto a principale banco di prova del great reset —, esso è fuoco di resistenza al regime change e moto di rifiuto della dittatura tecno-sanitaria, ergo un movimento politico di massa. Una composizione sociale quanto mai poliedrica — esso mobilita infatti cittadini appartenenti alle più diverse classi e categorie sociali —, si specchia con una composizione ideologica altrettanto frammentata.

Il Rapporto CENSIS 2021 volendo catturare gli aspetti ideologico-culturali salienti del movimento è giunto a conclusioni caustiche: esso sarebbe anzitutto caratterizzato da “irrazionalità, pensiero magico, superstizioni antimoderne, speculazioni complottiste” e via contumeliando. Per conto dei dominanti il CENSIS coglie sì aspetti reali, ma essi vengono abilmente deformati e ingigantiti allo scopo di squalificare il movimento come “reazionario”, così da far credere che esso è destinato a soccombere innanzi all’irresistibile progresso scientifico e tecnocratico. [1]

Provando invece a mappare con rigore politico-filosofico l’arcipelago del movimento occorre indicare le sue cinque isole principali: (1) quella del repubblicanesimo democratico, entro la quale stanno anche le correnti socialista e anarchica; (2) quella del cattolicesimo tradizionalista, entro la quale stanno la componente reazionaria di Viganò e pure certi ribellismi fascistoidi; (3) quella liberale, entro la quale stanno anarco-liberisti e liberisti veri e propri; (4) quella di un fantasmagorico quanto generico spiritualismo new age, la cui cifra politica è senza dubbio il gandhismo; (5) quella che lato sensu potremmo definire comunitarista — nella fattispecie l’idea di fondare, qui ed ora, comunità di vita alternative esterne al perimetro sistemico, basate su forti vincoli etico-valoriali. [2]

* * *

Ci occuperemo di questa tendenza comunitarista poiché, nel clima segnato dal fisiologico riflusso del movimento e dall’errato presentimento che l’avanzata del regime tecno-totalitario sia irreversibile, questa tendenza esibisce una certa forza egemonica di seduzione — tale che contagia infatti anche le altre aree politico-culturali di cui sopra.

La proposta di staccarsi dalla società costruendo comunità autonome solidali possiede essenziali punti di forza: a) condivide col senso comune la tesi nichilistica della morte delle “grandi narrazioni”, di qui il rifiuto di ogni etica universalistica; b) fa sua una concezione antropologica pessimista dell’essere umano, di qui l’idea che solo minoranze spiritualmente illuminate possono associarsi in armonia; c) respinge quindi come utopistica la via politica di rivoluzionare la società tutta; d) soddisfa due bisogni apparentemente opposti: quello della trascendenza spirituale e il suo immanentistico rovescio, il mettersi subito all’opera per ottenere risultati concreti e cambiamenti tangibili; e) postulando di tagliare tutti i ponti con il sistema sociale vigente essa sposa infine un ribellismo esuberante ed eroico.

La filosofia meta-politica di Giorgio Agamben

Contribuisce, a questa forza di seduzione della proposta comunitarista, il filosofo italiano Giorgio Agamben. Ad Agamben bisogna riconoscere il doppio merito di essere il solo intellettuale di prestigio ad aver condannato subito e senza esitazione l’Operazione covid, e di essersi schierato apertamente a sostegno dei movimenti di protesta. [3]

Pensiero e percorso filosofico complessi assai quelli di Agamben, come notevoli sono state le sue frequentazioni teoriche e di vita: da Pasolini a Guy Debord, da Benjamin ad Heidegger, da Schmitt a Foucault passando Lyotard e Derrida.

Scrisse Toni Negri [4] che con il libro L’uso dei corpi (2014) Agamben si congedava definitivamente da marxismo. Di più, quel distacco si fondava su una ontologia catastrofista: non c’era modo di vincere le forze del potere e del dominio, non restava che scovare la felicità della fuga e della contemplazione. Toni Negri biasimava infine il distacco di Agamben dallo stesso Foucault, che qualche (lontano) spiraglio alla possibilità rivoluzionaria ancora lasciava, criticando con durezza la proposta agambeniana per cui non restava ai saggi, che la via della “inoperosità” e della auto-esclusione dalla società, dell’atarassia come sola prassi possibile. [5]

In verità Agamben si era congedato dal marxismo e dall’idea della politica come necessaria prassi sociale trasformatrice ancor prima di quando Negri segnalasse. Molti anni prima in La comunità che viene, Agamben scolpiva questo concetto:

«Poiché il fatto nuovo della politica che viene è che essa non sarà più lotta per la conquista o il controllo dello stato, ma lotta fra lo stato e il non-stato (l’umanità), disgiunzione incolmabile delle singolarità qualunque e dell’organizzazione statale». [6]

Facciamo quindi un salto all’oggi. Posta la profondità teorica della critica al “colpo di stato” operato dall’élite dominante con l’Operazione covid, Agamben ha espresso con la massima chiarezza la sua proposta proprio nei suoi saluti alla manifestazione dei centomila del 25 settembre:

«In queste condizioni, senza deporre ogni possibile strumento di resistenza immediata, occorre che i dissidenti pensino a creare qualcosa come una società nella società, una comunità degli amici e dei vicini dentro la società dell’inimicizia e della distanza. Le forme di questa nuova clandestinità, che dovrà rendersi il più possibile autonoma dalle istituzioni, andranno di volta in volta meditate e sperimentate, ma solo esse potranno garantire l’umana sopravvivenza in un mondo che si è votato a una più o meno consapevole autodistruzione». [7]

Agamben ci offre una medaglia e, come ogni medaglia, ha due lati: una visione della storia apocalittica in salsa nichilistica e una via di fuga epicurea. Si condivide con gli apocalittici la considerazione fatalistica che il mondo ed il tempo presenti siano irrimediabilmente corrotti e condannati all’autodistruzione — con la differenza, di qui il senso nichilistico, che il nostro non crede affatto in un intervento decisivo e salvifico di Dio. Posta questa premessa catastrofista addirittura sorprendente è la prossimità, anzi l’omologia con l’etica epicurea.

“Liberati dagli affari e dalla politica” e “vivi nascosto ”, sosteneva il grande filosofo Epicuro. Abbandonate l’idea della Repubblica platonica e quella della città aristotelica, considerato anzi che ogni stato e/o società politica sono luoghi di alienazione e soggezione, il filosofo proponeva ai saggi l’auto-esilio dal mondo, una vita in comunità fondata su vincoli affettivi e di amicizia. L’epicureismo portava così alle estreme conseguenze l’etica aristocratica di autoesclusione dal mondo propria dei filosofi in età ellenistica, età segnata crollo delle polis, dalla perdita di autonomia delle città greche e dall’avvento di imperi e monarchie cosmopolitiche che avevano trasformato i cittadini in sudditi. Salta agli occhi come, all’omologia tra le vedute pessimistiche dei due filosofi, corrisponda l’analogia tra il periodo storico ellenistico e quello attuale segnato dalla globalizzazione: simile a quello delle polis l’eclissi degli stati-nazione, simile la sostituzione della democrazia con regimi di tirannia, simile l’ideologia dominante cosmopolitica.

Il prestigio e la stima di cui Agamben gode nei circuiti del movimento contro il green pass danno appunto più forza e plausibilità agli argomenti di chi propone la fondazione di comunità separate, autogovernate e autosufficienti.

Detto che usiamo la figura del comunitarismo lato sensu è certamente comunitarista l’idea per cui, liquidata come utopistica l’opzione per una società emancipata di liberi ed eguali, respinta quindi come sterile la fatica della prassi politica come azione per trasformare il mondo; la sola possibilità sarebbe quella di micro-società fortemente coese e identitarie, fondate, se non proprio sulla condivisione di una medesima visione del mondo, sulla accettazione delle stesse forme e modi di vita, sulla medesima idea di bene comune su una gerarchia dei valori etici.

Se l’epicureismo fu la via di fuga dei filosofi, cinquecento anno dopo, ascetiche minoranze di fedeli cristiani, riscoprendo lo stesso anelito alla separatezza e all’esodo da un mondo totaliter corruptus, rifiutarono ogni compromesso con la modernità del tempo e voltarono le spalle, non solo al potere secolare, ma pure ad una Chiesa diventata fondamentale pilastro del dominio imperiale. Un esempio commovente di radicale spiritualità, rispettato e amato dalle masse dei reietti e dei diseredati:

«Gli asceti erano paragonati agli angeli, ed erano considerati come facenti parte di legioni angeliche bene ordinate e animate dallo spirito d’amore e di obbedienza al loro Creatore. Il nuovo nome che il monaco assume al momento del suo ingresso nella comunità religiosa sta ad indicare che egli si considera morto nel mondo che ha abbandonato per poter rinascere in una nuova società». [8]

Molti secoli dopo, a quella forma primordiale di comunitarismo che fu il monachesimo cenobitico, toccò la medesima amara sorte della Chiesa, quello di diventare parte integrante del feudale sistema di dominio e oppressione economica — di qui l’insorgere successivo di nuovi fenomeni di comunitarismo cristiano, sia nella forma delle sette ereticali che in quella degli ordini mendicanti come quelli francescano e dominicano.

Trascorsi altri secoli, nel cuore stesso della modernità capitalistica, si assistette alla rinascita del fenomeno della fondazione di comunità autosufficienti ed autogovernate — questa volta su basi egualitarie e socialiste. Parliamo dei tentativi dell’industriale inglese Robert Owen e del filosofo francese Charles Fourier — di cui alcuni conobbero un momentaneo successo altri invece fallirono miseramente. Questi tentativi vennero rubricati da Marx alla voce “socialismo utopistico”, qualificazione alquanto dubbia se si considera che caratteristica di quegli esperimenti fu proprio quella di realizzare concretamente nel presente storico l’ideale sociale, senza quindi spostarne il compimento in un futuro lontano e indeterminato.

Conclusioni

Insomma quello che con neologismo moderno abbiamo chiamato comunitarismo ha in verità radici molto antiche, è quindi con profondo rispetto che se ne deve parlare. Come non essere solidali con chi disprezza questo mondo? Come non condividere il bisogno e il sogno di sfuggire al futuro che ci viene prospettato? Come non desiderare di guadagnare, qui e ora, un approdo, una terra promessa? Ed infine, come extrema ratio, come non sperare di poter trovare un rifugio, un santuario, un riparo inespugnabile che resista alle tempeste all’orizzonte? Come sottovalutare l’idea che nella catastrofe cibernetica serva una nuova arca di Noè?

Rispetto non equivale tuttavia a indulgenza. Se si presta la dovuta attenzione al dibattito in seno alla componente comunitarista del movimento no green pass, se si analizzano col necessario scrupolo le idee in circolazione, si scopre non solo tanta ingenua astrattezza, ci si imbatte in pressapochismo teorico e in vere e proprie astrusità. Non si pretendeno la precisione normativa di un Pacomio o di un Benedetto da Norcia, di un Owen o di un Fourier; ma a chi ci dice che vani sono tutti i tentativi di cambiare il mondo e ci propone di separarci da esso per edificare unità sociali autonome, è doveroso chiedere: come queste comunità saranno organizzate? Come produrranno e distribuiranno i beni? Seguiranno le leggi di mercato o adotteranno un sistema pianificato? Come saranno politicamente e giuridicamente strutturate? Ci saranno i servi ed i padroni oppure si contemplerà un’effettiva giustizia sociale? Che relazioni avranno queste comunità fra di loro e, anzitutto, col mondo esterno? Come potranno difendersi da pressioni ostili e dall’eventuale aggressione dei nemici?

Sono queste domande capziose o legittime? Se sono legittime reticenza e ambiguità sono inammissibili. Ahinoi, la confusione con cui si vorrebbe porre mano all’opera è direttamente proporzionale al pessimismo con cui si giudica ineluttabile e incombente la catastrofe.

Ammesso e non concesso che in ambiente di capitalismo onnipervasivo siano possibili piccole comunità non-capitaliste autosufficienti — che se fossero capitaliste non sarebbero evidentemente alternative e dunque nemmeno varrebbe la pena parlarne! —; noi non crediamo che la catastrofe sia inevitabile; noi riteniamo che ci siano ancora lo spazio, il tempo e le premesse per impedire l’avvento di quello che abbiamo chiamato il cybercapitalismo. [9]

Se abbiamo ragione nessuna autoesclusione dal mondo è ammessa, nessuna fuga dalla lotta politica è accettabile. Se abbiamo ragione non possiamo sottrarci al dovere POLITICO di consolidare la Resistenza, di strutturarla come contro-potere popolare egemonico e costituente.

“Non possiamo non dirci cristiani”, affermò Benedetto Croce. E se lo siamo è perché Gesù, invece di fuggire nel deserto, scelse di entrare in Gerusalemme sfidando le autorità nemiche. Meglio morire in campo di battaglia che passare alla storia come disertori.

NOTE

[1] E’ vero, circolano nel movimento idee cospirazioniste della storia, tecno-fobie, sfiducia nella scienza e nel progresso, pessimismo antropologico, catastrofismo apocalittico, risvegli religiosi. Pulsioni e convinzioni cresciute sottotraccia nei decenni scorsi e che ora emergono (ri-emergono poiché esse hanno anche segnato le vicende del ‘900) a dimostrazione di una sfiducia definitiva verso le promesse delle élite dominanti e di un radicale rifiuto della loro tenebrosa idea di progresso. Pulsioni e convinzioni che esprimono smarrimento esistenziale, un’inquietudine che sta diventando un’esplosiva angoscia di massa. Pulsioni disordinate, concezioni del mondo nebulose, che possono diventare carburante di un grande ma disperato incendio sociale. Affinché l’ordine vinca sul disordine, il politico dovrà soppiantare l’impolitico.

[2] Sottolineiamo che qui parliamo del comunitarismo lato sensu per almeno due ragioni. La prima è che i gruppi che nel movimento no green pass propongono la strada delle comunità parallele sono dei comunitaristi senza sapere di esserlo, ovvero non sembra conoscano l’opera dei diversi filosofi che sul finire del secolo scorso hanno dato vita alla corrente di pensiero comunitari sta. La seconda è che quei pensatori — anzitutto gli anglosassoni A. Macintyre, M. Sandel, C. Taylor, in Italia il cattolico Tommaso De Maria ed infine l’ultimo Costanzo Preve —, non hanno condiviso una coerente e condivisa teoria politica.

[3] Vedi, oltre alle sue diverse prese di posizione, la sua pubblica adesione alla manifestazione dei centomila “Lavoro e Libertà”, svoltasi a P.zza S. Giovanni a Roma il 25 settembre 2021.

[4] Toni Negri, Giorgio Agamben, quando l’inoperosità è sovrana. Ci sarebbe da tornare, siccome parliamo di Toni Negri, per segnalare un evidente fallimento strategico, sui suoi concetti di “diserzione” e di “esodo” concepiti dal nostro non solo come “forme della lotta di classe” ma come sole strade di accesso al comunismo — vedi Impero, Rizzoli 2002, pp. 201-205

[5] Su un punto tuttavia noi pensiamo fosse valida la critica di Agamben a Foucault. Per quest’ultimo bio-politica e bio-potere sorgono solo con la modernità capitalistica e sono anzi il tratto principale del passaggio storico dalle società antiche a quelle moderne. Agamben considera invece, in questo caso seguendo Thomas Hobbes, che ogni potere sovrano esercita un bio-potere, ovvero controlla e domina la “nuda vita”.

[6] Giorgio Agamben, La comunità che viene. Bollati Boringhieri 2001, pp. 67-68

[7] Giorgio Agamben, Una comunità nella società

[8] Nicholas Zernov, Il Cristianesimo orientale, Mondadori 1990, p.84

[9] Liberiamo l’Italia, Tesi sul Cybercapitalismo

di Moreno Pasquinelli

link all'articolo originale: https://www.sollevazione.it/2021/12/agamben-o-la-fuga-dal-mondo-di-moreno-pasquinelli.html

Commenti (54)

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    1. Eugiorso 11 gennaio 2022

      Evocare la lotto armata (soltanto evocarla) potrebbe portare "ar gabbio", come si dice a Roma ...
      Allora, per non correre rischi ma per simulare un opposizione "moderata", non perseguibile, si sparano stro***te innocue.
      Tutto qui, perché mi pare una sorta di "vorrei ma non posso".
      Noi non abbiamo più le palle, nella vecchia Europa occidentale, e questa è un'evidenza.

      Cari saluti

    2. Spartan 11 gennaio 2022

      Concordo pienamente

    3. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      Penso che il pensiero, l'intuizione da abbracciare, sia la fuga dalla societá. Non dal mondo. Perché la fuga é l'origine del cambiamento.
      A livello piú erudito, quale il tuo, si possono trovare le basi nel saggio "eloge de la fuite" di Henry Laborit.

    4. BrunoWald 12 gennaio 2022

      Concordo anch'io. Il problema dell'Europa sono essenzialmente le palle: questi ci ammazzano letteralmente, ci tolgono il pane, ci insultano, ci trattano come lebbrosi impedendo a persone sanissime di salire su un autobus o un treno, o di entrare in un locale; mettono le mani sui nostri figli (parecchi ragazzi e bambini sono già morti; e i genitori? "Devastati"...) Ce n'è più che abbastanza per una reazione, che non verrà.
      In Italia, dopo decenni di sermoni sui valori democratici, la resistenza e la costituzione, siamo di fronte a un colpo di stato palese, spudorato, persino maldestro, e non stormisce una foglia... Al massimo un "civile dissenso" che non serve a nulla, come mesi di manifestazioni hanno dimostrato.
      Va anche detto, però, che la decisione di resistere non presuppone soltanto le palle, ma tutta una serie di requisiti inesistenti, che ritengo inutile elencare... altrimenti si riduce a una sterile immolazione, e un assist ai farabutti al potere perché scatenino la repressione dura e pura.
      Ma anche queste "scuse" hanno un limite: fino a dove permetteremo loro di arrivare? Qual'è la nostra "linea rossa"? L'indigenza/ accattonaggio? La deportazione? L'iniezione letale? Cosa non sarà troppo insopportabile da indurci a difenderci da uomini?

    5. BrunoWald 13 gennaio 2022

      L'alternativa è la comunità solidale fuori dal sistema: non certo realizzabile in Italia, a mio avviso. Ma "fuori fuori". Vivo in una remota cittadina del terzo mondo, dove l'esistenza sta diventando progressivamente impossibile come da voi: per fortuna sono vicini territori che la civiltà ha appena sfiorato. Non è l'Eden, ma un'alternativa. E siccome amo la vita, e non vedo prospettive concrete di lotta, sto pensando letteralmente di "reinventarmi", come parecchi di voi. Ma parliamoci chiaro: non abbiamo alcuna garanzia che ce lo lasceranno fare. Rendiamoci conto della fase storica in cui ci troviamo, di quello che succede intorno a noi. Se vincono questi maniaci, sarà solo questione di tempo: sospetto che nel loro incubo non siano previste isole felici.

    6. R66 13 gennaio 2022

      La dinamica è un po' più districata di così.
      Una persona che dissente in tutto non si deve sentire in dovere di alzare le mani per compensare chi invece acconsente.
      Ad un certo punto va anche presa coscienza della realtà: manca il "materiale umano".
      Fare diversamente, ossia alzare le mani, indipendentemente dal risultato, con un 90% (in crescita) di consenso, sarebbe ne più ne meno oppressione a sua volta.
      A me non interessa, questo periodo buio lo "risolvo" diversamente: mi "immunizzo" con altre tecniche insieme a chi vorrà fare altrettanto. :-)

    7. BrunoWald 13 gennaio 2022

      Tutto giusto. Tranne per il dettaglio che le mani le stanno alzando loro, e non sappiamo ancora fino a che punto intendono arrivare. Secondo me siamo solo all'inizio.
      Che poi le azioni velleitarie e disperate siano una pessima idea, non c'è dubbio. In queste circostanze, meglio risolvere il problema con altre tecniche, come dici. Finché è possibile.

    1. danone 11 gennaio 2022

      Pasquinelli scrive..

      Se abbiamo ragione nessuna autoesclusione dal mondo è ammessa, nessuna fuga dalla lotta politica è accettabile.

      Se uno pensa che il sistema dal quale dovremmo prendere le distanze, sia il mondo, è ovvio che arriverà alla logica conclusione che è impossibile, quindi stupido e sbagliato, pretendere di uscirne, dal mondo.
      Penserà che sia inutile prendere in considerazione, fin da subito, ogni tipo di proposta del genere.
      Capito l'errore di prospettiva, quando si definisce la delirante società neo-liberista in cui siamo, come il mondo, allora la questione si ripropone credibile e fattibile, considerato che comunque è necessario prendere le distanze da certe derive collettive di questo sistema-mondo, cercando di proporre alternative credibili e percorribili.
      Inoltre la lotta politica, come la definisce Pasquinelli, e quindi anche l'inaccettabilità della fuga da essa, a parer mio è una concezione antica, datata anni 70 e limitata da una formazione di sinistra, che traspare in Pasquinelli e ne inficia le argomentazioni, ai miei occhi naturalmente.

    2. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      Credo sia un vizio dialettico. Se sostituisci "mondo" con "societá", l'equazione si risolve a nostro favore.
      Chi ha sempre vissuto dentro la frenesia della societá, soprattutto urbana, pensa che il mondo sia quello.
      Ma il mondo é molto ma molto di piú.
      Ed é lí che ci aspetta!!
      :-D

    3. danone 11 gennaio 2022

      Vero Fedele, ma per me gli "intellettuali rivoluzionari" come Pasquinelli hanno costruito queste categorie mentali nella loro formazione de sinistra.
      Dovrebbero lavorare su loro stessi per comprenderne i limiti, ma purtroppo, a quella provenienza culturale, manca l'elemento spiritualizzante.
      Lo so perchè ne feci parte, fino a quando non caddi da cavallo sulla via di Ravenna :-))

    4. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      Gli intellettuali, siano de destra o de sinistra, secondo me dovrebbero accompagnare gli economisti e trovarsi un lavoro vero.

    5. sbregaverse 11 gennaio 2022

      Esattissimo,prima o poi scriverò qualcosa sulla traumatologia del risveglio.

    6. sbregaverse 11 gennaio 2022

      Altrettantissimo,complimenti.

    7. sbregaverse 11 gennaio 2022

      Qualche volta,non sempre,ci vuole una BUONA tegola per accendere la luce.Hai visto mai che il DRAGO sia lo strumento della PROVVIDENZA ?

    8. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      Sei sempre enigmatico.
      Al punto che non so se "altrettantissimo" sia un elogio in sintonia con il tuo pensiero, oppure se mi inviti "altrettantissimo" a cercarmi un lavoro vero....
      Ma voglio pensare che sia buona la prima :-D

    9. sbregaverse 11 gennaio 2022

      Parti,SEMPRE,dal presupposto che ho dell'affetto per te.

    1. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      Avrei un monte di cose da dire su questo argomento.
      Talmente tante che non so da dove cominciare.
      Mi piacerebbe essere chiaro e prolisso come alcuni dei frequentatori CDC.
      Invece riesco solo a sintetizzare, e ció che scrivo spesso risulta una senteza sterile.
      Vediamo se trovo ispirazione......

    1. Primadellesabbie 11 gennaio 2022

      Prima un sovranismo proposto insistentemente da chi, incapace di dignità, è vissuto al soldo e agli ordini delle multinazionali, adesso isolamento e 'crescita della coscienza', mentre il veleno dell'illuminismo dilaga, amministrato dalla più abusiva marmaglia mai radunatasi che ha anche trovato il modo di inventarsi i suoi intoccabili.

    2. Primadellesabbie 11 gennaio 2022

      Ho messo un post nel Forum in Spazio Aperto che potrebbe essere utile.

    1. Nestor Halak 11 gennaio 2022

      Non userei il termine no vax: lo trovo offensivo: perché i media lo hanno coniato e lo usano col preciso intento di essere offensivi. Se qualcuno mi chiama così replico sempre: no vax sarai tu e tutti i tuoi parenti.
      Nel merito, trovo verissimo che il movimento di resistenza alla dittatura sia molto vario, ma credo che le componenti potrebbero essere classificate in molti diversi modi, non necessariamente in quello proposto.Anzi, penso che anche i comunitaristi abbiano diverse anime.
      Come all'autore, anche a me questa via non appare praticabile non tanto per l'argomentazione moralistica: Meglio morire in campo di battaglia che passare alla storia come disertori, ma per la sua oggettiva impercorribilità nell'attuale situazione storica.
      Con una popolazione di 7 miliardi di individui, nessuna sopravvivenza mi pare possibile senza organizzarsi su larga scala. E poi un potere che non tollera neppure che ci sia una persona non vaccinata o un piccolo negozio locale, pensate che tollererebbe comunità semi indipendenti una volta consolidato?
      Mi sembra possibile solo in una situazione di crollo catastrofico del potere centrale.

    2. Hidalgo 11 gennaio 2022

      Non userei il termine no vax: lo trovo offensivo: perché i media lo hanno coniato e lo usano col preciso intento di essere offensivi. Se qualcuno mi chiama così replico sempre: no vax sarai tu e tutti i tuoi parenti.

      Concordo e aggiungo che solo sentirlo pronunciare mi manda in bestia. Classica tattica della propaganda, comunque: identificazione di un avversario da combattere e riduzione di qualunque voce dissenziente a quella stessa categoria artatamente creata. Deprecabile che il termine venga usato anche da tanti che, a chiacchiere, si pongono in rotta di collisione con i padroni del vapore.

    3. IlContadino 11 gennaio 2022

      Si può tentare di usare queste subdole tecniche tanto care alla narrazione a proprio ed altrui vantaggio, cercare una piccola breccia con una piccola controffensiva.
      Esempio banale:
      -" Ma tu sei un novax?!"
      - "Certo, lo sono da molto tempo, più o meno da quando mia moglie era al terzo mese di gravidanza, se vuoi ti spiego anche il perché, mi prendo questo impegno, ma lo farò soltanto se riuscirai a non guardare la tv per almeno tre settimane, altrimenti è inutile continuare la conversazione, un novax e un sítv non riescono ad intendersi, hai bisogno di un po' di purificazione".

    4. R66 11 gennaio 2022

      "SiTV" considerala rubata. ;-)

    5. gianB 11 gennaio 2022

      "Mi sembra possibile solo in una situazione di crollo catastrofico del potere centrale"
      E se avessimo il coraggio di guardare i fatti nudi e crudi come sono non sarebbe a questo punto, con abbondante probabilitá, l'unica vera possibilitá?. Certo ben piú della possibilitá di "organizzarsi su vasta scala".
      Poi, come il potere possa crollare, si puó discuterne.

    6. R66 11 gennaio 2022

      Il "problema" è che stiamo vivendo il durante, ossia crollerà, ma non a breve.
      Vedila positiva, magari non godrai del nuovo, ma il passaggio ha pur sempre un suo fascino. :-)

    7. gianB 11 gennaio 2022

      10 anni? (non piú di 20) E' tutto legato a quando gli US-Sion vorranno fermare la "lunga marcia" cinese.

    8. R66 11 gennaio 2022

      Forse, però immagina questi 2 anni in esponenziale e prova ad arrivare a 10 o a 20...

    9. Nestor Halak 11 gennaio 2022

      Francamente mi pare che al momento si assista al fenomeno opposto, cioè alla concentrazione di un potere sempre più opprimente nelle mani di un'oligarchia a guida americana.
      Credo anch'io che alla lunga falliranno,ma non ho idea di cosa potrà succedere a quel punto, temo nulla di buono.
      Cercare di opporsi adesso, nella società generale, mi pare la cosa più sensata da fare.

    1. Vocenellanotte 11 gennaio 2022

      Condivido le osservazioni di Danone. Aggiungo tra le infinite cose che andrebbero dette, che il limite di Pasquinelli risiede proprio nel fatto che straparla di realtà che non conosce se non sui libri, e categorizza i pensieri e azioni altrui secondo gli schemi che lui dice di voler abbattere. Mi sembra una grossa contraddizione in termini.
      In realtà Pasquinelli non sarebbe qui oggi a parlare se in epoca medioevale molte persone non avessero attuato quel comunitarismo che tanto fastidio agli dà.

    2. sbregaverse 11 gennaio 2022

      Moreno detto Lo Scuro , non si confonda col maestro di Efeso,deve incasellare tutto e tutti,solo così si racapezza un tanticchio.Il cuore è in una casella che lui,sembra,non contemplare.

    1. danone 11 gennaio 2022

      Rispetto Pasquinelli, ma in questa analisi, a parer mio, straripa un pò, dimostrando un limite tipico della forma mentis dell'intellettuale de sinistra, ovvero quello di pensar di avere capito tutto, solo dopo aver affibbiato etichette identitarie a tutto e tutti.
      Si presenta come se del mondo no-vax (altra etichetta) lui avesse già capito tutto, infatti (secondo lui) lo ha già incontrato tutto, nelle sue 5 componenti (non di più, lo ha detto Pasquinelli), di cui ha colto tutte le diverse e molteplici sfumature interpretative del momento storico.
      Le domande che pone alla fine sono giuste e lecite, ma sono anche accessibili, non è impossibile proporre diverse risposte per eventuali soluzioni, da rodare certo, da sperimentare per adattare, non sono misteri escatologici, sono i classici punti su cui ogni organizzazione collettiva deve consapevolizzarsi per gestire l'insieme delle relazioni sociali, mantenendole sempre all'interno dell'alveo del rispetto e della concordia reciproca.
      Dovrei scrivere troppo per rispondere come merita l'analisi del Pasquinelli, sintetizzando al massimo, dico che mi tengo ancora Agamben.

    2. Hidalgo 11 gennaio 2022

      Due righe sul Pasquinelli. Qualche sera fa, da Toscano, spingendo per la creazione di un non meglio precisato C.L.N. (che, per condizioni e situazione attuale, non vedo proprio cos'abbia a che spartire con quello del '43), ebbe a dire che lui e i suoi compari di video rappresentano l'élite politica che si opporrà ai criminali. A uno che sento autodefinirsi "élite" non presto l'orecchio un secondo di più.

    3. Papaconscio 11 gennaio 2022

      Ciao danone concordo. Agamben ha avuto il coraggio di esporsi apertamente contro la dittatura tecnosanitaria e quindi merita tutta la stima possibile.
      Non è il momento per dispute dottrinarie che rischiano di creare spaccature all’interno del Movimento antigreenpass, a tutto vantaggio del nemico. Concentriamoci su quello che ci unisce e non su quello che ci divide. Ora è il momento di abbattere, ripulire, ricostruire.

    4. sbregaverse 11 gennaio 2022

      Certo ancora Agamben fino al salto .....
      aldilà del bene e del male.

    1. Arthur 11 gennaio 2022

      C'è una ipotesi che non considero assolutamente accettabile, anzi, assurda: andarsi a rinchiudere in comunità isolate dal mondo.
      Io non ho intenzione di andare da nessuna parte.
      Non cedo ai ricatti e alla prepotenza.
      Quasi certamente significherebbe fare la fine dei nativi americani.
      E magari, nel momento in cui gli oppositori si saranno radunati a vivere da qualche parte, sarebbe facilissimo sterminarli.

      I monaci sono un'altra cosa.

    2. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      Essendo queste visioni e proposte "della sinistra", non riesci ad accettarle.
      Perché ti identifichi come uno "di destra"
      Chi non riesce ad allargare la sua identitá, alza, volontariamente o meno, dei muri, delle barriere.
      Barriere che alla fine ti rinchiudono.
      Con tutto il rispetto e senza voler far polemica.
      Tu probabilmente vivi in un appartamento, o una casa, circondato da gente ostile, che ti appioppa l'etichetta no vax.
      Vivere in mezzo alla natura e lavorare con gente libera e pensante, penso sia espressione massima di libertá, proprio a livello di esperienza, di vita.

    1. sbregaverse 11 gennaio 2022

      Essere nel mondo senza essere del mondo,è la sola soluzione di sempre.Agamben,al quale riconosco grande onestà intellettuale, in fin dei conti propone l'ennesimo palliativo NON risolutivo.
      Mia doxa.

    2. R66 11 gennaio 2022

      La prima frase che hai scritto credo che sia tra le più importanti e meno comprese dell'intero libro.

    3. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      Dipende cosa vuoi risolvere........

    4. sbregaverse 11 gennaio 2022

      Egoisticamente he...he...he...
      ci si salva da soli ovvero la GRAZIA salva al dettaglio e all'ingrosso ma come e quando vuole LEI.

    1. PietroGE 11 gennaio 2022

      Il comunitarismo ha funzionato agli inizi del cristianesimo perché c'era una nuova religione che faceva da collante ideologico spirituale e una base morale e un sistema di valori condivisi sul quale costruire la vita in comune, un collante negativo, cioè l'avversione alla società tecno post umanitaria, secondo me, non funziona. La stessa articolazione del movimento no vax descritta nell'articolo ne è la dimostrazione. Per umanità poi uno dovrebbe specificare meglio cosa intende perché vuol dire tutto e niente.

    1. oriundo2006 11 gennaio 2022

      Ossi di seppia…abbiamo esaurito le parole, siamo onusti di storia, gravi di mille sconfitte…che ci rimane ?
      ‘’.. sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
      tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto..’’ ( https://internopoesia.com/tag/ossi-di-seppia/ ).
      Una singolarità nuda, eburnea, non fa comunità: questa è possibile solo con il rinnovarsi della vita dopo il cataclisma…Prima è impossibile anche solo il prepararla od il pensarla.

    1. R66 11 gennaio 2022

      Le premesse per l'intervista sembrano interessanti, comunque vorrei far notare un paio di "piccole" stonature, almeno a mio avviso:

      1) sempre sto gran parlare di Dio senza aver studiato la Bibbia.
      Ok, ok, ci sono diversi dei, addirittura più di uno per ogni abitante della terra, ma dato che nell'articolo si nomina l'Apocalisse e Cristo mi sembra ovvio il riferimento a quello biblico, no?
      Quindi una sfogliatina prima di farci riferimento magari avrebbe aiutato, nel farlo si sarebbero sicuramente tolte alcune opzioni e aggiunte di nuove.

      2) L'onnipresente necessità di avere uno schema precompilato prima di rifiutare il vecchio.
      Per quanto una sequenza diversa possa apparire illogica e assurda, dato che le "modifiche" della Regia e la conseguente realizzazione delle stesse avvengono in tempo reale, accettarla rimane l'unica possibilità escludendo piccoli e isolati argomenti.

      Riguardo alla pratica, o si assimila l'idea della scatola semi-chiusa oppure questo c'è e questo resterà.
      A chi mentre ci parlo dell'argomento mi chiede lo schema della nuova società per confrontarlo alla vecchia e decidere semmai che gli potrebbe andare anche bene, li indirizzo sempre in un bel posto, che se non è proprio comunitario di sicuro è ben affollato ormai.
      Non dimentico di aggiungere che se anche avessi la guida "Nuova società più meglissimo e sicura al 100%" la brucerei; i timori non si possono eliminare, bisogna imparare a conviverci.
      L'illusione della certezza del domani rappresenta proprio il barbatrucco che fa restare all'interno dell'attuale sistema e non fa sviluppare altro, qui sta il grande paradosso.

      Riassumendo: l'uscita dal sistema, prima ancora dell'autosufficienza e varie, riguarda il rifiuto (volontario e non forzato) dei suoi valori, altrimenti meglio lasciar perdere.

    2. Nestor Halak 11 gennaio 2022

      Quella del ribellismo senza una proposta alternativa mi pare una classica illusione, che andava per la maggiore anche negli anni 60/70. Bella e divertente, per altro, purché ai sia dietro un sistema che più o meno funziona e tiene in piedi la baracca.
      Precisare il progetto è sempre un'operazione che porta delusioni: il sogno non può avere contorni precisi e rimanere sogno.
      Ma nella pratica chi non ha un piano preciso non ottiene nulla, se non una bella scampagnata. Ma, appunto, ha da essere bella, se no, a cosa serve?

    3. R66 11 gennaio 2022

      Sono decenni che parlo dell'argomento e conosco a menadito la gran parte delle obiezioni, addirittura, nonostante ciò avvenga sempre più di rado, mi entusiasmo pure quando ne apprendo di nuove.
      Quindi per non girarci troppo intorno (e si, questa la conosco, è vecchiotta! :-) ) ti indico subito il macro-intoppo che, se non chiarito, renderebbe la discussione sterile.
      Non credo in un'organizzazione su larga scala.

    4. danone 11 gennaio 2022

      Bisogna cambiare prospettiva e vedere le future organizzazioni come organismi viventi e quindi comprenderne e rispettarne la fisiologia.
      Uno stomaco è un organizzazione-comunità precisa, con regole sue specifiche, con scopi e funzioni sue specifiche, però è in connessione con altre comunità, organizzate molto specificamente pure loro, con tutt'altri scopi e funzioni da quelle dello stomaco, eppure riescono a convivere ed a stare in connessione fra di loro, per giunta all'interno di un'altra organizzazione-comuità più grande, il corpo, che ne comprende tante insieme, e guai se non fosse così perbacco, se no ne moriremmo.
      Questo per dire che la comunità locale non è decisa a tavolino, ma è un'organizzazione sostanzialmente naturale, che troviamo già lì sul posto, nei vari territori del mondo.
      I popoli naturali esistono non bisogna inventarli, le culture tradizionali identitarie esistono già anche loro.
      Bisogna partire dal dato di realtà di ciò che c'è, il mondo è già diviso in comunità locali, certo, alcune sono artificiali e non reggeranno al collasso delle volontà arbitrarie e prevaricatrici, che le hanno volute, ma il grosso è già esistente nella sua identità naturale.
      Mettere in connessione l'esistente, rispettandolo una buona volta, all'interno di un'organizzazione più grande, un sistema comune di regole, necessarie per la convivenza della molteplicità nell'unità, credo che sia non solo la cosa più intelligente da fare, ma anche la più semplice.
      E' più energivoro stare sempre in guerra tutti contro tutti, che cercare anche faticosamente di andare d'accordo.

    5. R66 11 gennaio 2022

      Chi la globalizzazione ormai ce l'ha nel sangue e non se ne rende più conto, credo che possa fraintendere ciò che hai scritto (che condivido) per cui perdonami se schematizzo.

      1) Una comunità locale non nascerà mai attendendo il Manuale della Soluzione Globale.
      Nessuno suonerà alla porta con un piano da far leggere con calma a Tizio e signora e poi restituire firmato.

      2) La soluzione globale c'è già, è questa che viviamo oggi.
      2b) Questa attuale non è "sbagliata" come generalmente la si intende e non sarà mai migliore di ora dato che è la stessa propria idea/essenza/esistenza a renderla tale.
      2c) Credo che i più siano finiti in un limbo mentale in cui pensano di poter ottenere una globalizzazione ad hoc e che il locale gli sia talmente estraneo ormai da risultare addirittura non più gradito.

      3) Considerandolo principalmente un problema "valoriale" e non di mera pratica, mi appare assurdo proporre un fare alternativo senza rivedere le basi.
      Basi che prima di essere riviste "dovrebbero" essere perlomeno percepite.
      A questo proposito, dire che si tratta di una rarità è un eufemismo.

      Da qui l'idea, supportata anche dal fatto che non siamo fisicamente eterni, di muoversi con chi è affine senza aspettare l'altissimo Manuale Perfetto.
      In ogni caso, fino a oggi era una scelta, da domani, abbattendo tramite obblighi e privazioni la pigrizia mentale di tenere i piedi in due staffe, il processo sarà velocizzato.

      Si ok, ma riguardo alla riuscita dell'eventuale alternativa?
      In relazione a questa domanda ricordo che l'allineamento genererà la possibilità dello 0%, e che tra 0 e 1 c'è una differenza più grande che tra 1 e 1 miliardo. :-)

    6. danone 11 gennaio 2022

      Concordo con te R66.
      Riconosco infatti che rispettando la fisiologia degli esseri viventi, ogni organismo nasce da una cellula, fecondata da un principio vivente, che permette nel tempo, per duplicazione, la generazione di un intero nuovo sistema, sempre funzionante in ogni sua fase di crescita.

    7. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      Neanche io credo in un’organizzazione su larga scala.
      Ma ogni gruppo, ogni comunitá é come un seme. Date le condizioni giuste, germoglierá e crescerá, trasformandosi in qualcosa di assolutamente piú grande e articolato. Va da sé che non tutti i semi trovano le condizioni per germogliare.
      Il resto lo ha esposto brillantentemente Danone.

    8. ducadiGrumello 11 gennaio 2022

      ciao R, sollevi una questione enorme, che mi tocca sul vivo, nel senso che di recente mi accorgo di non avere più un parere definitivo sulle questioni dirimenti. Diciamo che in linea di massima sto con te, nel senso che ogni organizzazione assume inevitabilmente, presto o tardi, una forma dirigistica, con la conseguente creazione di una gerarchia, che è un concetto che mi ripugna nel profondo. Però ha molti aspetti pratici, di cui magari ti accorgi solo nel momento del bisogno, e che in ultima analisi credo siano state una delle molle più forti per la creazione di società organizzate, l'idea che il gruppo possa provvedere alle esigenze di tutti, anche quando qualche membro ha, per qualunque motivo, un problema. Io, che non ho tutta questa fiducia nella natura umana, credo fermamente che si tratti più di opportunismo che di solidarietà, ma dal punto di vista del giudizio finale la cosa non cambia (uniti si vive meglio?)

    9. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      "A chi mentre ci parlo dell’argomento mi chiede lo schema della nuova società per confrontarlo alla vecchia e decidere semmai che gli potrebbe andare anche bene, li indirizzo sempre in un bel posto, che se non è proprio comunitario di sicuro è ben affollato ormai."

      :-D :-D

    10. R66 11 gennaio 2022

      Riguardo al supporto del prossimo non mi trovi che d'accordo.
      Questo prossimo però non per forza deve essere rappresentato da tutti (leggasi attesa perpetua), anche alcuni lo possono rappresentare egregiamente.
      In proposito il tempo attuale, seppur in maniera coatta, "sprona" ad unirsi con persone affini, è davvero così male da questo punto di vista?

      Poi se uno vuol sbattersi dietro a soluzioni politiche e varie che lo faccia, non lo intralcio mica, ma che non mi imputi l'eventuale disfatta per la mia o di altri non partecipazione, la quale è cosciente e volontaria.
      In soldoni: non mi/ci interessa.

    1. IlContadino 11 gennaio 2022

      Noi qui a casa organizziamo di frequente cene-incontro con tutti gli amici novax, gente che rifiuta la narrazione in toto, che non si piega alle angherie del sistema, che crede nel rispetto della persona, che non accetterebbe mai l'umiliazione del lasciapassare, ieri sera abbiamo fatto l'ultima, io, mia moglie, i bambini: tutti gli amici novax al gran completo

    2. Fedeledellacroce 11 gennaio 2022

      Un vero rivoluzionario!!
      :-D

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