Home / ComeDonChisciotte / A ME GLI SBIRRI HANNO ROTTO LE PALLE

A ME GLI SBIRRI HANNO ROTTO LE PALLE

DI SANDRO MOISO
carmillaonline.com

Da qualche tempo le bancarelle dei libri usati stanno facendo un sacco di affari con me.
Vado lì e scarico un sacco di libri. Sono tutti polizieschi o, meglio, poliziotteschi.
Ma come, dirà qualcuno, non eri tu il fissato con i gialli, le crime novel, i noir?
Certo…e allora? A me gli sbirri hanno rotto le palle.
In tutte le forme e in tutti i sensi.
Chiaro? Punto e stop.

E allora basta con gli sceriffi buoni di Elmore Leonard, i cavalieri blu, i chierichetti o i ragazzi del coro di Wambaugh.
Senza mancare di citare gli italiani.
Sì, quelli scritti da poliziotti veri che poi, magari, qui e là citano anche Woody Guthrie, tanto per fare i piacioni democratici.
Per non parlare dei legal thriller (mai apertone uno comunque) o di quegli orrori letterari rinchiusi nei romanzi dove primeggiano le anatomo-patologhe

Sempre problematiche loro: sesso, coppia, carriera… mica si fan mancare nulla per fingere di avere anche una psiche.
Già perché la moda, da parecchi anni oramai, è questa: riempire di strazi famigliari, sessuali, carrierali (sì, sì non si dice , ma ci sta..) i protagonisti di storie dove la giustizia (borghese) deve sempre trionfare sul male.

Anche quando se ne tracciano i contorni sociali, questo male è sempre e solo proprio un cancro.
Che va sradicato, igienizzato, ripulito…insomma coraggio fatti ammazzare!!
Da uomini e donne che sono come noi, che hanno i nostri stessi problemi: corna, figli, delusioni.
Eh già, comodi così: fate sempre come cazzo vi pare e poi vi lamentate anche.
Il pubblico deve commuoversi, appassionarsi…maledetta Hill Street giorno e notte che ne lanciò la moda televisiva. E anche Robert McKee che ne fu lo sceneggiatore e con cui nel ’91 ho pure fatto un corso di sceneggiatura.

E poi l’87° distretto di McBain, con tutti quei poliziotti buoni, magari con la moglie cieca o muta o altro ancora. Dagli accattivanti nomi italo-americani e sempre disponibili a proteggere i deboli e ad ammazzare, quasi sempre per forza, i cattivi. Balle…come sempre.
Senza contare che, in Italia, ci fanno anche il film problematico, come ACAB, con il poliziotto che vede il marcio tra i colleghi…ma alla fine, si sa, siamo tutti creature di Dio e, quindi, fratelli.
Ma va, vatti a nascondere! Sparisci… eccheccazzo!!

Così alla fine mi sono tenuto solo quelli di Hugues Pagan, Didier Daeninckx e Frédéric Fajardie, tutti ex-sessantottini non pentiti, i cui poliziotti spesso si suicidano a degna conclusione di una vita di merda. Ma il soggetto, il poliziotto in tutte le sue declinazioni letterarie, televisive e cinematografiche è così irritante che anche un genio assoluto come Jean-Patrick Manchette finì col perdere un po’ di smalto proprio nei pochi testi in cui provò a mettere in pista un poliziotto

Di quelli televisivi attuali si è fatto l’elenco qualche giorno fa proprio qui, sulle pagine di Carmilla, e non vale più la pena di parlarne. Anche se mi piace ricordare che l’immagine rassicurante del commissario Maigret e della sua consorte, interpretati in Italia da Gino Cervi e Lina Volonghi, fu rapidamente cancellata dalla mente della mia generazione dalle cariche dei celerini e dai nervosi agenti della Digos che, nelle automobili senza segni di riconoscimento, seguivano i cortei della fine degli anni settanta stringendo nervosamente in pugno i fucili a pompa.
Shotgun se vi piace di più l’inglese (Torino, Piazza della Repubblica, 1977 o 1978).

Di solito quello fu sempre il massimo del dialogo che riuscirono a dimostrare con i movimenti antagonisti. Come in via Fracchia a Genova oppure con Pinelli a Milano.
Eppure il fatto che Gino Cervi abbia prestato il volto a Maigret e a Peppone, l’irriducibile stalinista del PCI, non mi dispiace, anzi sembra suggerire qualcosa ancora valido oggi.
Soprattutto se penso a Pinocchio D’Alema mentre discetta di ordine pubblico, rivendicando il suo ruolo di presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica), con Monti.

Come direbbe il poeta zen in un suo haiku: Eppure, eppure…
Eppure oggi il dilagare di telefilm e letteratura poliziottesca sembra aver assorbito al proprio interno qualsiasi altro tipo di realtà, con tanto di dibattito critico-letterario sul fatto che la letteratura noir abbia sostituito il romanzo realistico nella descrizione della realtà contemporanea.
Ok, se per noir intendiamo gli autori sopraccitati con l’accompagnamento di un André Héléna o di altri come MassimoCarlotto o Serge Quadruppani o ancora, se vogliamo andare più indietro nel tempo, di un Jim Thompson o di un Cornell Woolrich.

Tutti autori che non hanno mai, o quasi, avuto dei poliziotti o degli ispettori come protagonisti, ma che, anzi, spesso li hanno visti solo come antagonisti, nemici, cattivi.
Poliziotti che si arricchiscono con traffici loschi oppure che perseguitano la plebe delle metropoli, spesso, solo per esercitare il piacere sadico del dominio. E da questo punto di vista sia sempre benedetto il film Vivere e morire a Los Angeles di William Friedkin.

Eppure, eppure oggi si celebra con magniloquenza Mani Pulite e l’infinita retorica sull’autonomia della magistratura che servì nella sostanza soltanto ad iniziare un gigantesco e mai concluso taglio di ogni tipo di Welfare. Potremmo anzi dire che Mani Pulite servì proprio a dar vita al tatcherismo o al reganismo all’italiana.
E a null’altro, considerato il successivo sviluppo di ogni forma di corruzione politica, sociale e mafiosa. Come l’attuale sentenza del processo Mills ancora conferma.

Una specie di non dichiarato codice Hayes, quello che nell’America della crisi del ’29 impose che i film di gangster non dovessero più esaltare la figura del bandito, ma sempre punirla con il trionfo della Legge, ha fatto sì che si giungesse ad una sorta di nuovo patto lateranense in cui la figura dell’ agente in servizio potesse addirittura essere beatificata.
Così come si propose qualche anno addietro per la figura del commissario Calabresi.

Oppure all’esaltazione di un immaginario tecnologico e scientifico in cui i sistemi di indagine più costosi ed avanzati permettono di risolvere con certezza anche i casi più difficili.
Ora questo nella patria della bufala sui “neutrini più veloci della luce” e della Gelmini appare tutto piuttosto incredibile…alla faccia dei vari CSI o delle varie Kay Scarpetta.

Eppure, eppure giovani e meno giovani corrono felici a sostenere le liste di un ex-poliziotto semi-analfabeta e del suo stretto giro di ex-magistrati, fingendo di trovare in quel populismo maldestro, degno corrispettivo della Lega Nord, qualcosa di sinistra.
Ma va là, iateve a cuccà, non siete buoni a caricare la sveglia…come disse un comunista napoletano ai membri del VI Esecutivo allargato dell’Internazionale ex-comunista.

L’ordine deve regnare a Berlino ed in ogni nazione. L’ordine borghese del capitale, della finanza e della proprietà dei mezzi di produzione e la diffusione della visione letterario-poliziottesca della realtà è uno strumento fondamentale per il mantenimento dello stesso.
La lotta di classe scompare, scompaiono le classi, rimane solo un po’ di umanitarismo d’accatto come sfondo, quando va bene, di un’eterna lotta tra il Bene e il Male, tra la Giustizia e il Caos.

L’ordine deve regnare a Torino ed in ogni stazione e la continua diffusione di ipotesi di complotto locale, nazionale o internazionale che sia, deve servire a cementare la coesione sociale oppure, come il solito Grande Vecchio è solito dire, l’unità nazionale.
Così realtà e finzione letteraria si confondono, costruiscono un mondo virtuale in cui è solo la visione politica del Capitale a trionfare.

Così i poliziotti sono democratici in Svezia come in America, a Roma come ad Atene e il nemico è sempre il demone esterno oppure la mela marcia che inquina un sistema in sé potenzialmente perfetto.
Tu sei il male e io sono la cura, come nei peggiori film di Callaghan.
Ma quando mai?!

L’ordine deve regnare in Val di Susa e non importa se il capo della polizia che si associa a D’Alema nel denunciare i pericoli provenienti dalle frange anarco-insurrezionaliste e dai rimasugli dell’antagonismo degli anni settanta è il manager di stato meglio pagato.
Loro sono i buoni ed hanno il diritto di avere anche cinque anni di sconto per andare in pensione.
I cani da guardia vogliono sempre un bell’osso dal padrone.

L’ordine deve regnare nel mondo e non importa se dei pescatori indiani vengono ammazzati dai marò italiani, padroni delle acque internazionali.
L’ordine deve regnare e non importa se un piccolo agricoltore e un compagno cade da un traliccio perché è soltanto un cretinetti.
Ma nel riscrivere il plot della storia il movimento reale non dimenticherà nulla.

Sandro Moiso
Fonte: www.carmillaonline.com
Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2012/03/004215.html
1.03.2012

Titolo originale “Distrutto di polizia”

Pubblicato da Davide

  • luca

    Sul merito dei privilegi agli sbirri (tutti).
    Ogni quattro anni di contibuzione previdenziale, INPS ne aggiunge uno.
    Quindi, quattro previdenziali, uno provvidenziale. Su venticinque anni effettivi, risultano trenta.
    NON MALE COME CASTA.

  • geopardy

    Il potere, qualsiasi esso sia, ha sempre riservato un trattamento particolare alle forze dell’ordine, che devono rimanere fedeli allo stato, stia o non stia esso al reale servizio del popolo.

    Se così non fosse, si rischierebbe l’alleanza polizia-popolo, assai pericolosa per la visione del potere.

    Aldilà dell’innegabile servizio che tali forze rendono ai cittadini e dei rischi che spesso essi corrono in vece nostra.

    Difficile, a causa della catena di comando pressochè militare, coniugare l’ opinione personale di un poliziotto (o carabiniere) con gli ordini che dovrebbe eseguire, aldilà delle eventuali divergenze che egli possa avere in merito ad esso.

    La stessa idea dell’ordine da tutelare riguarda, spesso, un’agenda di situazioni non interpretati come tali da una larga fascia della popolazione, credo sia il caso specifico dei no tav, che traccia un confine netto tra volontà popolare e volontà dei pochi.

    Quell’ordine lì ostinatamente imposto, va a collidere con un palese disordine creato nella vita delle popolazioni locali da parte dell’opera nefasta e contrasta il senso comune che, se correttamente informato, capisce lo spreco di territorio e di danaro a vantaggio dei soliti “ammannicati”” del potere.

    Tanti poliziotti lo sapranno anche ed in cuor loro potrebbero anche provare dissenso, ma eseguono gli ordini dati comunque e ciò non ci conforta molto.

    Ciao

    Geo

  • geopardy

    Concordo in larga misura con il taglio dell’articolo.

    Geo

  • Tonguessy

    I cani da guardia vogliono sempre un bell’osso dal padrone.

    E guai a toccarglielo! Schiumano rabbia contro i nemici del padrone che così amorevolmente li accudisce. La casta dei guerrieri è indispensabile per mantenere l’ordine costituito, con una ristretta elite che si gode qualsiasi privilegio e la diffusa maggioranza che lavora senza diritti. E’ solo un problema di surplus, di chi lo gestisce e di chi fa rispettare gli ordini di accesso alle risorse. Nelle società dove non esiste surplus non esistono nè elites nè caste guerriere. Ecco come descrive la faccenda J. Diamond:

    “Oltre a deficit alimentari, morte per fame ed epidemie, la società agricola ha portato un’altra maledizione all’umanità: profonde divisioni di classe. I cacciatori-raccoglitori avevano pochissimo cibo immagazzinato e nessuna risorsa alimentare concentrata come frutteti o mandrie: si sostentavano grazie ad una varietà di animali e piante selvatiche. A seguito di ciò non potevano esserci né Re né classi parassite che ingrassavano grazie al cibo sottratto ad altri.

    Solo all’interno della società agricola poteva nascere un’elite di robusti nullafacenti che prosperavano alle spalle di una popolazione devastata dalle malattie.
    Quello che balza agli occhi, quindi, è che con l’avvento dell’agricoltura la vita delle élites migliorò, mentre quella delle persone comuni subì dei peggioramenti.

    http://www.appelloalpopolo.it/?p=3654

  • Quantum

    Perfettamente d’accordo.

    A ciò unisci l’abbandono della società matriarcale, ed avrai il quadro completo.

    Dove comandano donne vere, di solito lo fanno con la preservazione della vita dell’istinto materno, e giungono ad accordi accomodanti e pacifici, quasi mai al conflitto.

  • LongJohnSilver
  • Marshall

    Sostegno totale e incondizionato ai NO TAV contro la dittatura del potere.

  • Boero

    Bravo,bravo,hai ragione,questa sovrabbondanza di telefilm sugli sbirri rompe il cazzo.
    Io mi dico,in un mondo migliore,la stessa quantità di libri e telefilm sarebbe dedicata agli ingegneri,o al massimo ai commercialisti.
    Di fronte a una macchina che corre a sirena spiegata con raul bova sopra,uno spettatore realmente maturo dovrebbe preferire il serial tv ”IL CATASTO”,serial iperealista,dove almeno tutti i protagonisti principali hanno un secondo lavoro,ed è questo l’oggetto vero del telefilm.
    Suonerebbe bene anche IDROMAN il serial sugli idraulici,con una sigla che mostra una serie di sifoni e case allagate con la gente che urla disperata con le mani nei capelli e i piedi nella merda…
    Però comunque non si può fare di tutta l’erba un fascio,(e che fascio)perchè la tipica superiorità ariana crucco-teutonica ha saputo donarci telefilm polizieschi che non sfiguravano come Derrick,e il commissario Rex.
    Eh sì perchè dopo il grande Horst Tapper e il suo impermeabile immutabile in tutte le stagioniil poliziotto più umano di tutti è stato un cane….
    e questo la dice lunga sulla categoria…

  • Boero

    PS non sopporto neanch’io le anatomopatologhe algide frigide,sono un degno esempio della degenerazione della donna anglosassone e della donna occidentale in generale.
    Il commissario Rex ha tutto un altro appeal,è PIU’ UMANO.

  • spartan3000_it

    Cito: “Difficile, a causa della catena di comando pressochè militare, coniugare l’ opinione personale di un poliziotto (o carabiniere) con gli ordini che dovrebbe eseguire, aldilà delle eventuali divergenze che egli possa avere in merito ad esso.”
    Cercando di non apparire arrogante, superbo o razzista devo proporre alla vostra considerazione l’eventualita’ che stiamo parlando di persone, poliziotti e militari, dalla non eccelsa intelligenza, reclutati in base a precisi canoni psicologici per servilismo e basso QI per cui non sarei molto interessato alle opinioni personali di un poliziotto o militare se pure ce le avessero nascoste per scelta in qualche recondito posto dell’anima. Sono uomini clonati e rototizzati che dovrebbero passare per non facili trattamenti prima di riacquisire una qualche autonomia di giudizio e recuperati a sentimenti umani di una qualche intelligenza. Leggetevi qualche post di Paolo Franceschetti che nelle caserme e nei tribunali ci bazzica ed e’ stato molto esaustivo di aneddoti abbastanza generali e non eccezionali circa la scarsa intelligenza degli apparati di sicurezza.

  • DaniB

    Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha

  • RicBo

    In linea di massima l’articolo è condivisibile, ma attenzione a generalizzare troppo e infilare tutto nella categoria indistinta dei ‘poliziotti’ perchè si rischia di disumanizzarla, e questo può portare a cose che non voglio nominare ma che in Italia ricordiamo bene. Come leggevo da bambino in certe pubblicazioni: sparano alla divisa dimenticandosi che dietro c’è un uomo.
    E poi comunque a me Montalbano mi è sempre piaciuto. Ho quasi tutte le sue avventure in casa e non vado certo a venderle.