Home / ComeDonChisciotte / TOH, IL RAIS E' FEROCE: L'IPOCRISIA DEGLI SCOPRITORI DELL'ACQUA CALDA
16024-thumb.jpg

TOH, IL RAIS E' FEROCE: L'IPOCRISIA DEGLI SCOPRITORI DELL'ACQUA CALDA

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it

«Non serviva il caso Regeni per capire che l’Egitto è il regno di tortura e desaparecidos».
“Noi siamo le vergini dai candidi manti/ sfondate didietro ma sane davanti/ Nell’arte sovrana di fare i pompini battiamo le troie di tutti i casini”.
Le ‘vergini dai candidi manti’ sono in questo caso i governi, i politici, i politologi, i geopolitici, gli intellettuali, i giornali, gli opinionisti, i commentatori, i giornalisti del mondo cosiddetto democratico che si accorgono solo oggi, colpiti da improvvisa folgorazione, chi è il generale Abd al-Fattah al-Sisi e solo perché in Egitto è stato torturato e ucciso un giovane occidentale, sorte toccata ad almeno 1.500 oppositori, quasi tutti Fratelli musulmani, nei 3 anni di regime del rais del Cairo.

Sono gli eterni scopritori dell’acqua calda, quelli che pensano sempre che il mondo sia nato con loro. Naturalmente gli ‘scopritori dell’acqua calda’ sono troppo imbarazzati per non doverla in qualche modo intiepidire. Così mentre si ergono, petto in fuori, a inflessibili difensori dei ‘diritti umani’ e democratici si lasciano andare a disinvolte amnesie, dimenticanze, verità scritte a metà. Intanto non ci voleva un particolare acume democratico per definire il colpo di Stato di Al Sisi un colpo di Stato. Visto che era stato rovesciato con la violenza il presidente eletto, Mohamed Morsi, nelle prime consultazioni libere di quel Paese dopo decenni di dittatura. Io lo scrissi a ridosso dei fatti nel novembre del 2013 (Egitto, l’assurdo processo a Morsi, Il Fatto 9 novembre 2013). Ma su questo dettaglio si preferì sorvolare.

Ancora oggi c’è chi parla di “seconda dittatura dopo quella di Mubarak” sottintendendovi quindi anche il governo legittimo di Morsi. Cosa aveva fatto costui per meritarsi di essere rovesciato da un golpe militare perpetrato, paradosso dei paradossi, da quello che era stato il braccio armato del dittatore Mubarak spazzato via dalle rivolte popolari di piazza Tahrir dell’inverno 2011? Aveva messo in galera gli oppositori, li aveva torturati, li aveva uccisi, aveva organizzato la repressione, instaurato la censura, proibito le manifestazioni (cioè tutte le cose che farà Al Sisi una volta insediatosi al potere) imposto la sharia? Niente di tutto questo. L’accusa al governo Morsi, in carica solo da un anno e mezzo, era di essere ‘inefficiente’ (se un’accusa del genere bastasse per legittimare un colpo di Stato, in Italia dovremmo farne uno all’anno). Ma a parte il fatto che era difficile pensare che in poco più di un anno il nuovo governo democratico potesse riparare i guasti di decenni di dittatura, è ovvio che chi in quegli stessi decenni era stato all’opposizione avesse bisogno di farsi un po’ di esperienza di governo.
Anche questo, pudicamente, si sottace insieme a un altro fatto determinante. Come mai i Fratelli musulmani avevano vinto le elezioni del 24 giugno 2012? Perchè per trent’anni erano stati i soli, veri, oppositori del regime di Mubarak, pagando prezzi altissimi, con carcerazioni, torture, assassinii, desaparecidos o aparecidos cadaveri come quello di Giulio Regeni (mentre i cosiddetti ‘laici’, che tanto piacciono all’Occidente, se ne stavano al coperto). Per questo gli egiziani li avevano premiati. Anche perché si sapeva che i Fratelli erano dei musulmani moderati e non dei fanatici integralisti (parecchi di loro lo diverranno dopo andando a ingrossare le file dell’Isis).
Si è ripetuto in Egitto quanto avvenne in Algeria nel 1991 quando nelle prime elezioni libere, dopo trent’anni di una dittatura militare sanguinaria, il Fis (Fronte islamico di salvezza) sostanzialmente moderato, le vinse a grande maggioranza. Allora i generali algerini, con l’appoggio dell’intero Occidente, le annullarono con la motivazione che il Fis avrebbe instaurato una dittatura. In nome di una dittatura del tutto ipotetica si ribadiva quella precedente. E fu l’inizio di una guerra civile durata vent’anni.
Insomma la lezione degli occidentali, predicatori di democrazia, è questa: la democrazia vale quando le elezioni le vinciamo noi o i nostri amici, altrimenti non vale. Ciò che stava accadendo nell’Egitto del molto rispettabile e rispettato generale Al Sisi l’ho scritto in un articolo per Il Fatto del 31 gennaio 2015, dall’eloquente titolo: Al Sisi, il criminale che piace all’Occidente. Ora che anche i pettoruti democratici ‘last minute’ lo hanno scoperto non starò a ripetere quei dati, mi limiterò ad aggiornarli. I 6.000 prigionieri politici di allora sono arrivati nel frattempo 60 mila. Ma sono destinati a diventare ben di più visto che Al Sisi sta facendo costruire sedici carceri speciali. Trovo infine oltremodo provinciale gettare la croce addosso a Renzi per certe sue imprudenti dichiarazioni ed esibizioni, che avevano, se non altro, l’obbiettivo di tutelare alcuni nostri interessi nazionali. Certo la politica estera non si fa con lo stile di Renzi o di Berlusconi, ma con quello di Andreotti che, legami con la mafia o meno (ma in Italia li hanno avuti tutti) è stato l’ultimo nostro uomo di Stato.
Il fatto è che l’intero Occidente, e non solo l’irrilevante Renzi, ha appoggiato e continua ad appoggiare il criminale Al Sisi. Che del resto è stato messo dove ora sta dagli americani che hanno fomentato una molecolare protesta di piazza contro i Fratelli Musulmani, per rovesciarli, e che da decenni, dai tempi di Sadat (l’ultimo capo di Stato egiziano a essere onesto e perbene, insignito del Premio Nobel per la Pace insieme al terrorista Begin che nulla aveva fatto per meritarselo) foraggiano e armano l’esercito egiziano di cui Al Sisi era a capo ai tempi di Mubarak.
Al Sisi serve all’Occidente, come oggi gli servono i pasdaran dell’Iran, che per più di trent’anni, senza alcuna ragione plausibile, è stato inserito nel famoso ‘Asse del Male’, e i peshmerga curdi che, tramite Saddam Hussein – quando ci serviva – e la Turchia abbiamo contribuito a massacrare per altrettanti decenni, per contrastare il fenomeno Isis che noi stessi abbiamo creato. Di fronte a queste ripugnanti ipocrisie della ‘cultura superiore’, che si perpetuano da due secoli da quando risuonarono le sacre parole della Rivoluzione francese, liberté, legalité, fraternité, dando inizio nell’Ottocento al colonialismo sistematico, militare, politico, economico, uno comincia a chiedersi, come Grillo ma per tutt’altri motivi: io da che parte sto?
Massimo Fini
11.02.2016

Pubblicato da Davide

  • Bosgnacco

    Io conoscevo un’altra versione della poesia…  "siam rotte di dietro, ma sane davanti; i nostri ditini son tutti spellati, a furia di cazzi che abbiamo menati"

  • sfruc

    forse non tutti sanno che la dotta citazione di Fini è tratta dalla memorabile Ifigonia in Culide, un’irresistibile parodia oscena della tragedia greca (Ifigenia in Tauride) comunemente attribuita all’Immaginifico Gabriele d’Annunzio

  • Primadellesabbie

    Il ‘caso’ in questione illustra, se ce ne fosse bisogno, la superficialità nelle valutazione e nel comportamento degli europei.

    A volte la cultura del paesello resta appiccicata per parecchio tempo dopo che ci si é allontanati, impedendo di ‘capire’.
    Ancora, il Collegio del Mondo Unito, voluto dal petroliere Hammer e dal principe del Galles, luogo d’incontro di ragazzi privilegiati ed iper raccomandati dai quattro angoli della terra, non é il massimo del realismo, nonostante le esperienze che cerca di offrire.
    Non voglio neanche pensare che il ragazzo appartenesse ai servizi segreti, perché in quel caso potrebbero spegnere la luce, abbassare la saracinesca e andare a pescare.
  • Vetter

    Non sono riuscito a cogliere il messaggio di questo articolo, che anzi mi è parso contraddittorio, e se realmente l’autore ritiene di non essere tra gli ipocriti scopritori dell’acqua calda che accusa, io lo vedo bene quantomeno nella parte del bue che dice cornuto all’asino.

    Che la democrazia sia una parola priva di significato mi sembra abbastanza banale, ma forse l’autore di questo articolo,proprio in virtù del fatto che lo abbia potuto scrivere, ritiene di vivere in un paese realmente democratico. 
    Che i giornalisti come i politici che li pagano siano l’opposto di quello che dicono di essere mi sembra anche questo decisamente scontato, ma anche qui forse l’autore ritiene realmente di essere l’unica vergine bianca in un bordello di puttane variopinte.
    Che l’occidente abbia destabilizzato il medio oriente per poterlo controllare e depredare (come del resto ha fatto,con piu o meno successo, in tutto il resto del mondo) è anche questo palese, eppure l’autore non mi sembra sulle stesse posizioni del collega che ha scritto questo articolo http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16219&mode=&order=0&thold=0, dove si legge più chiaramente lo spirito di denuncia verso l’operato statunitense.
    Insomma a mio parere quello che non si capisce proprio è…"da che parte stà"!!
  • AlbertoConti

    M.Fini ha sempre detto che la democrazia è il miglior modo per metterla nel c… al popolo. Ma questo è forse un "prima".

    Comunque questa potrebbe essere l’occasione per chiarire chi sono, chi li vuole, qual’è il fine (geo)politico dell’ascesa dei "fratelli musulmani". Chi se la sente?

  • pierodeola

    Re: TOh, IL RAIS E’ FEROCE: L’IPOCRISIA DEGLI SCOPRITORI DELL’ACQUA CA
    Massimo Fini è fuori dalla realtà e dalla storia e non sa o fa finta di non sapere che i fratellimusulmani sono fin dagli inizi del 900 i rappresentanti dell’impero anglo americano nei paesi arabi. Invito i lettori e anche Fini a leggere il blog di Federico Dezzani dal quale si possono trarre più logiche conclusioni.

  • Albertof

    in effetti la tua citazione dovrebbe essere quella corretta. sul web ho trovato questo commento:

    """Ifigonia in Culide (o Inculide) è un poemetto goliardico in tre atti, composto a Torino nel 1928 da Hertz De Benedetti (1904 – 1989), all’epoca studente astigiano di medicina, e in seguito medico urologo. Esso venne pubblicato in forma anonima, sotto forma di dattiloscritto senza data e senza firma, e per questo motivo per lunghi anni si fecero congetture di ogni tipo sull’Autore, sulla sua città di provenienza e sulla datazione dell’opera."""
  • whugo

    Ma che articolo è mai questo, Fini?

    Superficiale inutile retorico e dannoso alla comprensione di quello che accade da quelle parti.
    Se non si ha più la voglia di informarsi e di collegare gli accadimenti susseguitesi nell ultimo anno e mezzo meglio lasciar perdere, meglio lasciare il ricordo di essere stato un buon giornalista che il rammarico per una fine carriera in stile Bruno Vespa.
  • Cornelia