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SIRIA: IL VELENO NELLA CODA. IL RAPPORTO DEGLI ISPETTORI ONU SUL GAS A GHOUTA

DI FRANCESCO SANTOIANNI
francescosantoianni.it

E che volete di più? Il Rapporto dell’ONU parla chiaro: hanno trovato il Sarin. E pure i missili con caratteri cirillici. E pure la traiettoria dei missili suggerisce il punto di lancio: una postazione di Assad. Quindi, il colpevole (anche se questo Rapporto per “statuto” non poteva indicarlo) è l’infame Assad che, nella “immane strage di Goutha”, ha ucciso centinaia e centinaia di persone. A proposito, dove stanno i loro corpi? Beh, quelli gli Ispettori dell’ONU non li hanno trovati. Anzi, non li hanno nemmeno cercati. Nonostante la, certamente disinteressata, collaborazione dei “ribelli” che li aiutavano nell’indagine sul campo.

Una indagine sbalorditiva questa dell’ONU. Che si direbbe volutamente sciatta, ambigua, fatta per prendere tempo. E permettere agli aggressori della Siria (dopo la loro debacle diplomatica) di tenere in caldo l’opinione pubblica, per quando (Rambouillet insegna) sarà chiesto al governo di Damasco –magari con qualche inaspettata clausola al programma di dismissione delle armi chimiche – di mettere la testa nel capestro. E scatenare la guerra.

Ma diamo una scorsa al Rapporto ONU reso pubblico il 16 settembre. Su quali fonti si basa? L’elenco è lungo: “testimoni”, (chi? presentati da chi?), “immagini” (quali? riprese da chi?), “video” (quali?, ripresi da chi?) “audio” (quali?, registrati da chi?) “cartelle cliniche” (compilate da chi?)… Il Rapporto non rivela le fonti; assicurando, comunque, che il tutto è stato depositato in qualche archivio delle Nazioni Unite. Con queste premesse, non potendo analizzare alcuna documentazione acquisita dalla Commissione di indagine, non resta che affidarsi al racconto degli Ispettori ONU.

Il 26 agosto, la missione ha visitato Moadamiyah di West Ghouta per due ore. Il 28-29 agosto la missione ha visitato Zamalka e Ein Tarma di East Ghouta per un tempo totale di cinque ore e mezzo. Nonostante i limiti di tempo imposti, e ripetute minacce di danni, tra cui un attacco al convoglio da un cecchino non identificato il 26 agosto, la missione è stata comunque in grado di raccogliere una notevole quantità di informazioni e di raccogliere la quantità necessaria di campioni.” (Paragrafo 18, pag. 3). “Notevole quantità di informazioni” raccolte in sette ore e mezza. Anche con le interviste ai nove infermieri, sette medici curanti, e 28 testimoni oculari (pag. 16)? Speriamo di no, perché se così fosse, ci sarebbe da dubitare del valore di queste interviste.

Tra l’altro, oltre all’attendibilità delle testimonianze raccolte, la stessa accuratezza delle indagini in generale (caratterizzate da una solerzia che è possibile osservare quiqui e qui) meriterebbe una valutazione. Il punto 6 (pag. 2) del Rapporto riferisce che “la missione ha visitato Moadamiyah il 26 agosto 2013 e Ein Tarma e Zamalka il 28-29 agosto. Durante le sue visite in loco, la Missione delle Nazioni Unite ha condotto le seguenti attività: interviste con i sopravvissuti e altri testimoni; documentazione delle munizioni e dei loro sub – componenti; prelievo di campioni ambientali per analisi successive; valutazione dei sintomi di sopravvissuti; raccolta dei capelli, urina e sangue campioni per successive analisi.” Ma di quante persone era composta la squadra degli Ispettori ONU per potere svolgere tutte queste funzioni in sette ore e mezza? Il Rapporto non lo dice ma crediamo non dovessero essere poi tante, considerato che entravano tutte in sei autovetture partite da Damasco. Altrettanto importante, poi, è un’altra domanda: chi aveva organizzato le verifiche sul terreno degli Ispettori? Chi diceva ad essi dove andare a cercare, dove guardare, quali campioni raccogliere, quali testimoni sentire? Il Rapporto (Appendice 3, pag. 10) lo spiega: “Un leader delle forze di opposizione locali – che è stato ritenuto preminente nella zona da visitare – è stato identificato e ha chiesto di prendere la ‘custodia’ della missione. Punto di contatto all’interno dell’opposizione, è stato utilizzato per garantire la sicurezza e il movimento della missione, per facilitare l’accesso ai casi/testimoni più critici da intervistare (…) dando così modo alla missione di concentrarsi sulle sue attività principali.”

Un ottimo punto di partenza per garantire l’affidabilità dell’inchiesta!

Ma occupiamoci del Sarin, che alcuni laboratori – assicura il Rapporto – hanno rintracciato sia nel sangue e nelle urine di alcuni sopravissuti e sia in campioni di terreno e oggetti vari nell’area di Ghouta. Intanto una premessa. Il Sarin uccide con dosi infinitesimali (DL 50 i.p. per la cavia di 0,4 mg/Kg): una microgocciolina sulla pelle e via. Questo significa che nei sopravvissuti devono essere rintracciate dosi ancora più piccole. I pochi studi non coperti da segreto militare attestano che la valutazione del basso livello d’attività delle pseudocolinesterasi circolanti eritrocitarie (nei globuli rossi) può fornire una qualche indicazione sulla presenza di Sarin solo a condizione che questa analisi venga fatta tempestivamente.

Ovviamente non sappiamo se i laboratori utilizzati dall’ONU abbiano usato una qualche tecnica diagnostica solo da essi conosciuta; ma ci domandiamo perché mai, invece di ineffabili analisi su campioni di urine e sangue, prelevati dopo almeno una settimana dalla presunta esposizione, l’indagine non sia stata effettuata sui corpi (ed eventualmente, anche sui vestiti) delle persone uccise da Sarin, nei quali – essendo assente lo smaltimento metabolico – le tracce di Sarin avrebbero potuto essere evidenti.

Una domanda senza risposta, in quanto i protocolli di analisi (Appendice 2, pag. 8 del Rapporto) sono segreti e restano pure secretati in qualche cassaforte dell’ONU i dati delle analisi. In mancanza di questi, non resta che affidarsi alla buona fede dei membri della Commissione dell’ONU e dei suoi collaboratori. Stessa rassegnazione per quanto riguarda il Sarin che sarebbe stato rintracciato su campioni di terra indicati agli Ispettori dell’ONU dai, certamente obbiettivi e scrupolosi, capi di ribelli che li accompagnavano.

Ancora più sospetta è la pretesa degli Ispettori di identificare il Sarin dai sintomi dei sopravvissuti; sintomi, si badi bene, che il Rapporto non specifica se fossero ancora presenti al momento dell’anamnesi o se fossero solo rievocati dai sopravvissuti. Ma quali sintomi? Il Rapporto delle Nazioni Unite elenca (a pag. 13) i sintomi che si manifestano nei sopravvissuti da attacchi da Sarin: difficoltà respiratorie, visione sfocata, irritazioni negli occhi, miosi, perdita di conoscenza, convulsioni, vomito. Tutti tranne uno, riportato in qualsiasi manuale di Difesa civile o pubblicazione scientifica: la perdita di controllo dell’intestino e della vescica e, quindi, fuoriuscita incontrollata di feci e di urina. Senza questo ultimo sintomo, (dettato dalla inibizione dell’enzima colinesterasi, che idrolizza il neurotrasmettitore acetilcolina) e assolutamente assente nei 36 sopravissuti esaminati dagli Ispettori dell’ONU il quadro clinico può essere fatto risalire a qualsiasi gas. Non a caso, questo sintomo risulta assente nei pur numerosissimi video prodotti dai “ribelli” che pretenderebbero di documentare vittime di gas Sarin.

E pure un altro sintomo – tipico del Sarin – risultava assente in questi video: la miosi e cioè il restringimento della pupilla. Fino a qualche giorno fa, quando un video diffuso dalla CNN mostrò – finalmente! – al mondo la famosa miosi. Sarin? No, inoculazione di un collirio a base di Pilocarpina, (comunemente utilizzato per il controllo del glaucoma). Fosse stato Sarin, l’occhio e la palpebra, con lo scompaginamento del sistema nervoso indotto dal gas, non avrebbero potuto avere quei movimenti registrati nel video. Movimenti che, ovviamente, non si possono cogliere nella foto che troneggia a pag. 14 del Rapporto. E l’eventuale video di questa “prova” resta secretato in qualche cassaforte dell’ONU. Non ci resta, perciò, da chiederci come mai questo “classico” sintomo dell’esposizione a gas organofosforici, quale il Sarin, sia presente (pag. 13 del Rapporto) soltanto nel 14 per cento dei “sopravvissuti” analizzati dagli Ispettori dell’ONU.

Poi c’è la faccenda dei missili. Missili. Non già proiettili di artiglieria caricati di gas come quelli usati dai “ribelli” e da essi propagandato in questo video. Missili. Che devono, necessariamente essere lanciati o da apposite postazioni lanciamissili (che, pare, i “ribelli”, non abbiano ancora) o da aerei. Missili con incise lettere in alfabeto cirillico (diligentemente fotografate a pag. 19 del Rapporto). Missili di Assad, quindi. Missili, come abbiamo visto, fatti ritrovare agli Ispettori dell’ONU dai “ribelli”.

La faccenda dei missili, quindi, potrebbe chiudersi qui. Se non fosse per la curiosità di scoprire cosa ci abbiano ricamato sopra gli Ispettori dell’ONU. Cinque pagine (da 18 a 23) nelle quali, utilizzando reperti e presunte tracce di crateri di impatto, si pretende di dimostrare l’azimut e la traiettoria di alcuni missili. Cinque pagine che si direbbero messe lì a rimpolpare una relazione desolatamente carente se non fosse per annotazioni (pag. 22) davvero gustose: “Durante il tempo trascorso in questi luoghi, alcuni individui sono arrivati portandoci altre munizioni”. La Relazione, saggiamente, fa notare nella frase successiva, che questo potrebbe essere un eventuale tentativo di inquinare le prove. Peccato che non si sia chiesta anche come facessero i volenterosi collaboratori a maneggiare missili già carichi di Sarin continuando a restare vivi. E, visto che c’erano, gli Ispettori potevano pure domandare ai ribelli, che li hanno immortalati nei loro video diffusi in Rete, come facevano a restare vivi i “soccorritori” che trasportavano a braccia le “vittime da Sarin”.

Un’altra perla quando la Relazione (punto 22, pg. 4) pretende di attestare la volontà di compiere una colossale strage con missili e gas sfruttando la particolare ora dell’attacco. “La mattina del 21 agosto mostra un calo di temperatura tra le 02,00 e le 05, 00 del mattino; questo significa che l’aria non si muove dal basso verso l’alto, ma piuttosto il contrario. In caso di attacco chimico tali condizioni meteorologiche massimizzano il potenziale impatto del gas che, essendo più pesante dell’aria, può rimanere vicino al suolo e penetrare in livelli più bassi di edifici e costruzioni dove molte persone erano alla ricerca di un riparo.”

D’accordo, per il calo di temperatura che, comunque, si manifesta in tutti i giorni dell’anno. Di meno, sull’efficacia di un attacco con i gas di notte, quando le persone sono in parte protette dalle mura domestiche. Per niente, sulla scelta di uccidere persone che si andrebbero a rifugiare ai piani bassi e in cantina, anche perché non si vede proprio – con un gas inodore e immediatamente paralizzante quale il Sarin – come avrebbero potuto allarmarsi e avere il tempo di rifugiarsi ai piani bassi e in cantina. Ma, visto che si insiste tanto sulle questioni atmosferiche, forse sarebbe stato il caso citare, nella Relazione, anche i venti che spiravano, da giorni, nella zona di Goutha e che, oltre a ridurre l’efficacia del gas, lo avrebbero indirizzato nel centro di Damasco. Roccaforte dell’infame Assad.

Concludiamo rispondendo ad una argomentazione che sta serpeggiando sui media mainstream, per venire incontro ai tanti che già si stanno lamentando per la vacuità dei contenuti del Rapporto dell’ONU. E cioè, che questa indagine sarebbe stata caratterizzata da superficialità e approssimazione per colpa del regine di Assad che, fino alla fine, avrebbe ostacolato l’ingresso degli Ispettori dell’ONU nell’area di Ghouta per permettere ai suoi sgherri di far sparire le prove. Non è così. Ispettori dell’ONU stavano già in Siria, invitati dal governo di Assad, per investigare su tutta una serie di attacchi chimici effettuati, con ogni evidenza, dai “ribelli”. E quando la notizia della “immane strage di Ghouta”, certificata da un davvero incauto comunicato di Médecins sans frontières (“355 morti, 3600 ricoverati”) ha fatto il giro del mondo, il governo di Damasco non ha esitato un secondo a chiedere agli ispettori dell’ONU di andare a Ghouta. A Ghouta, dove, con ogni evidenza, un ridotto numero di persone è rimasto ucciso, non già da un attacco con missili al Sarin, ma da gas sprigionatosi da un tunnel nel quale i “ribelli” costruivano i loro artigianali ordigni chimici. E questa verità è attestata – non già da autorevoli Rapporti ufficiali che rimandano a “documentazioni” destinate a restare segrete – ma dalle già decine e decine di interviste a viso aperto, video, foto, analisi e articoli che chiunque può leggere sul web (ad esempio, su questo sito).

Se, invece, qualcuno, vuole continuare a schiumare di rabbia contro la “diplomazia” e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU” che impediscono di dare la giusta lezione a quella canaglia di Assad (anzi “Gas-add”, come già suggeriscono innumerevoli pagine Facebook) non ha che da credere al Rapporto dell’ONU e pregustarsi la prossima guerra.

Francesco Santoianni
Fonte: www.francescosantoianni.it
Link: http://www.francescosantoianni.it/wordpress/?p=1048
19.09.2013

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Questo rapporto e pane per gonzi, l’importante è che Cina e Russia continuino col veto ONU e che aiutino la veritá ad emergere.

  • marcopa

    Siria: rapporto armi chimiche, utile solo a essere manipolato
    di Marinella Correggia……………………………………………………

    Una doppia manipolazione sembra caratterizzare il rapporto degli ispettori dell’Onu sull’uso di armi chimiche in Siria il 21 agosto…………………

    Intanto i paesi e i media interessati hanno subito dichiarato che la pistola fuma: il rapporto proverebbe che Assad ha davvero passato la linea rossa di Obama oltre alla quale bombe e stridor di denti: insomma come ha detto l’ambasciatrice Usa e come ripetono i francesi, il gas è stato trasportato da un missile certamente sparato dall’esercito ufficiale per via della tipologia, dei caratteri in cirillico e della traiettoria……………….

    Niente …

    In realtà gli ispettori, dopo una velocissima visita alle aree colpite dall’attacco “al gas sarin”, hanno semplicemente concluso – con deboli argomenti basati – che sì, il gas sarin è stato usato in quantità nelle aree di Est e West Goutha, vicino a Damasco. Perché lo hanno trovato sui resti dei missili e nel sangue e nelle urine di alcuni sopravvissuti……………..

    Niente sui colpevoli né sulle dinamiche. I reperti potrebbero essere stati manipolati, i pezzi di missili ritrovati (guarda caso con la scritta in cirillico) potrebbero essere stati portati lì dall’opposizione che controlla l’area, le traiettorie sono solo state ipotizzate, e solo per due dei siti ispezionati (quanto dice uno degli ispettori, Barbeschi, alla Stampa contraddice il rapporto stesso)……………………..

    E rimangono in piedi tutti i dubbi sui video diffusi il 21 agosto, le cui contraddizioni fanno pensare a una false flag a beneficio dell’opposizione armata (una delle spiegazioni è che a Goutha un ridotto numero di persone è rimasto ucciso da gas, non sarin, sprigionatosi da un tunnel nel quale i “ribelli” costruivano i loro artigianali ordigni chimici)…………………………………………………………………….

    I Virgilio degli ispettori………………………………………………………….

    Va ricordato anche che l’attacco chimico tuttora oscuro del 21 agosto ha completamente dirottato, anche in senso geografico, il lavoro degli ispettori appena arrivati nel paese per indagare su una denuncia del governo siriano, circa l’uso di sarin da parte di terroristi a Khan el Assal (Aleppo), uccise decine di persone, soldati e civili. Grazie al 21 agosto, gli ispettori a Khan el Assal non sono andati e tutto passerà nel dimenticatoio. Cui prodest?………………………………………………

    La seconda manipolazione è a monte: riguarda le fonti e i referenti degli ispettori in quell’area controllata dall’opposizione armata. I Virgilio degli ispettori sono stati gli oppositori armati che controllano l’area ( “un leader delle forze di opposizione locali – che è stato ritenuto preminente nella zona da visitare – è stato identificato e ha chiesto di prendere la ‘custodia’ della missione”). Quindi questi hanno fornito le indicazioni dei siti da visitare per il ritrovamento dei resti dei missili contaminati dal sarin; e hanno indicato i pazienti (sopravvissuti) e i testimoni (medici e infermieri). La quantità di lavoro svolta in poche ore (due a Moadamya – ovest Goutha – e 5 e mezza a Ain Tarma e Zamalka – est Goutha) sarebbe stata, ammettono, impossibile se non fosse stata definita e organizzata con la gente del luogo…………………………………………………………………………………………………..

    Dunque, il rapporto degli ispettori che dovrebbe essere asettico e neutro soffre dello stesso vizio metodologico fondamentale di altri rapporti dell’Onu (e anche di Ong internazionali) sulla Siria, come i trimestrali rapporti della Commissione Coi, stabilita dal Consiglio dei diritti umani di Ginevra e che influenza moltissimo quasi tutti i paesi membri del Consiglio stesso…………………………………………………………………..

    Peraltro il rapporto stesso ammette che i luoghi del presunto attacco e i reperti possono essere stati manipolati (e contaminati?), visto il gran traffico di persone prima e durante la loro visita………………………………………………………….

    I contaminati e alcune stranezze…………………………………………………..

    I “sopravvissuti” esaminati dai medici del team sono stati selezionati da medici del posto, probabilmente di centri medici controllati dall’opposizione. Delle 80 persone segnalate, ne sono state esaminate 36. Il 70% sono uomini intorno ai trent’anni: combattenti? L’ospedale – o centro medico – di Zamalka (anch’esso controllato dall’opposizione) ha fornito campioni di otto casi studiati: tutti uomini giovani……………………………………………….

    I sintomi tuttora osservabili (a parte quelli “dichiarati”) erano la miosi delle pupille e una certa “confusione”… Significativo anche che fra i sintomi dichiarati dai sopravvissuti non ci fosse quello tipico del sarin, ovvero la perdita di feci e urine…………………………………………

    Sulla base dei campioni di sangue e urine, la metà degli esaminati è stata trovata positiva al sarin. Ma solo tre campioni di capelli sono stati esaminati e nessuno è stato trovato positivo al sarin. Quanto ai campioni delle urine: il 100% è stato trovato positivo, ma i campioni erano solo 4. Non sono state trovate tracce di contaminazione nei letti e nelle case o negli abiti………………………………………….

    Interviste: sono state intervistate solo 28 persone, anch’esse indicate dai referenti in loco, e medici e infermiere. I sanitari dichiarano anche di aver trattato con atropina e altro…ma non hanno saputo segnalare in quali dosi…………………………………….

    I morti, questi sconosciuti. E insepolti………………………………………………

    Il rapporto dice che i sopravvissuti hanno dichiarato di aver avuto vari familiari morti. Nient’altro, non una cifra……………………………………………………………………….

    Perché gli ispettori non hanno chiesto quanti sono stati i morti e i feriti? Eppure le denunce erano state apocalittiche: parlano di oltre 1.300 morti (la cifra data per buona da Kerry), oppure di 355, e di migliaia di contaminati. Uno degli ispettori intervistato dalla Stampa ricorda la cifra dei mille morti, e dunque diecimila colpiti; possibile che non abbiano chiesto dove sono finiti?……………………………………………………

    Perché gli ispettori non hanno chiesto di vedere i corpi o almeno sapere dove sono sepolti? Eppure non sono stati mostrati nemmeno i funerali………………………………………………………………

    Perché gli ispettori non hanno chiesto, e allegato i nomi dei morti con età e genere?…………………………………………………………………

    Perché gli ispettori non hanno pensato di condurre le analisi sui morti?………………………………………..

    Perché gli ispettori non hanno chiesto come mai il 70% degli intervistati e analizzati fossero uomini giovani mentre nei video si mostravano tanti bambini? No…………………………………………………..

    Perché gli ispettori non sono andati a incontrare i 50 soldati feriti ricoverati nell’ospedale di Mezzeh a Damasco?………………………………………………………

    È vero che il rapporto doveva solo indagare sul fatto se il sarin fosse stato usato, ma cercare di rispondere a questi altri aspetti avrebbe illuminato sulle manipolazioni contenute nei video realizzati all’opposizione il 21 agosto stesso e nelle dichiarazioni di medici e altre figure, e avrebbe forse indicato possibili responsabili: chi manipola, probabilmente lo fa per nascondere qualcosa o per accusare altri…………………………………………………………………………………………………………………………………………..

    Le contraddizioni irrisolte dei video “prova” e i bambini rapiti…………………………………………………………………….

    Rimangono così tutte in piedi le contraddizioni dei video del 21 agosto, realizzati dall’opposizione, diffusi da tutti i media del mondo a poche ore dall’attacco chimico e considerati validi dai paesi cosiddetti “Amici della Siria” per giustificare un attacco militare, benché il colpevole rimanga indefinito. Ecco alcuni fra i tanti dubbi indicati nel lungo rapporto “The chemical attacks on east Ghouta to justify military right to protect interventi in Syria” curato da Isteam, gruppo di appoggio alla Mussalaha in Siria – il rapporto è stato distribuito a Parigi dalla Ong International Institute for Peace, Justice and Human Rights……………………………………………………………………………………………………….

    Come mai non ci sono familiari accanto ai numerosi bambini feriti o morti? Come mai i genitori avrebbero dovuto portare i corpi dei bambini morti in non meglio identificate “strutture ospedaliere” e poi abbandonarli lì? Come mai questi corpi sono sventolati di fronte alle videocamere da maschi adulti che non appaiono per nulla commossi? Come mai i soccorritori non hanno protezione? Se fosse sarin sarebbero già morti. Come mai il “personale impegnato nei soccorsi” sostiene di aver potuto somministrare 25.000 dosi di atropina e 7.000 di idrocortisone nel ristretto lasso di tempo necessario al gas sarin per agire? Come mai si afferma che molte delle vittime sono state soccorse nelle cantine delle abitazioni (l’attacco è avvenuto in piena notte, le persone stavano dormendo nei loro letti, si presume)? Come mai ci sono persone che compaiono in contesti diversi, come figuranti? Come mai nelle “strutture sanitarie”, decine di persone mostrano di essere indaffarate davanti a un bambino già morto mentre decine di persone, lì a fianco, presumibilmente “agonizzano” senza alcuna assistenza? Come mai il bambino agonizzante (il video è stato fra gli undici inseriti da Obama come prova) è ripreso in diversi luoghi e date? Come mai si indicano come “non identificati” i morti (in un quartiere o un’area le persone vengono identificate facilmente). Per non parlare della foto emblematica che raffigurerebbe i morti da gas sarin in Siria ma che si riferisce alla rivolta in Egitto due anni fa……………………………………………………………………………………….

    C’è invece un elenco di nomi… …………………………………………………………………

    A questo si aggiunga che secondo l’Isteam sarebbero stati riconosciuti fra i bambini nei video alcuni dei tanti piccoli rapiti settimane fa da gruppi armati nei villaggi alauiti della zona di Lattakia…………………………………………………………

    E i loro nomi sono tutti elencati, con l’età. Insieme ai nomi degli adulti anziani, donne e uomini uccisi o rapiti appunto a Lattakia………………………………………….

    http://www.ilbecco.it/internazionale-2/medio-oriente/item/712-siria-rapporto-armi-chimiche,-utile-solo-a-essere-manipolato.html

  • marcopa

    Queste sono le meno di trenta righe del rapporto degli ispettori ONU che sono state dedicate alle traiettorie dei razzi. Sono state sufficienti a tre grandi potenze come USA, Francia e Gran Bretagna per dichiarare “sicura” la responsabilità di Assad…………………………………………………………………………….

    Credo che un professore di fisica possa dire qualcosa di più preciso riguardo alle indicazioni che vengono da queste 28 righe. A me sembra, avendo letto la traduzione in italiano, che sia veramente poca cosa……………………………………………………………………………….

    Marcopa……………………………………………………

    Considerations on the likely trajectory of the rockets………………………………………………..

    Of the five impact sites investigated by the mission, three do not present physical characteristics allowing a successful study of the trajectories followed by the rockets involved, due to the configuration of the impact places. However, Impact site number 1(Moadamiyah) and Impact site number 4 (Ein Tarma) provide sufficient evidence to determine, with a sufficient degree off accuracy, the likely trajectory of the projectiles…………………………………………………

    Impact Site Number…… 1……………………………

    The munition linked to this impact site, by observed and measured characteristics, indicatively mathes one the variants of the M14 artillery rocket, with either an original or an improvised warhead (not observed at the impact site)). In the final stage of this trajectory, the projectile hit and pierced through a vegetal screen existing over one of the adjacent walls, before impacting the ground producing a shallow crater…………………………………………

    The line linking the crater and the piercing in the vegetal screen can be conclusively established and has a bearing of 35 degrees. This line represents an inverse azimuth to the original trajectory of the rocket, that is to say, the original trajectory of the projectile, as it hit the ground, had an azimuth of 215 degrees…………………………………………

    Impact Site Number 2 is located 65 meters away from nember 1 and with an azimuth of 214 degrees. Both relative positions are fully congruent with the dispersion pattern commonly associated with rockets launched from a single, multi-barrel, launcher. ………………………………………………

    Impact Site Number 4……………………………………………..

    The munition related to this impact site by observed and measured characteristics indicatively matches a 330 mm caliber, artillery rocket. The projectile, in the last stage of its trajectory, hit the surface in an area of earthy, relatively soft, ground where the shaft/engine of the projectile remained dug in, undisturbed until investigated…………………………..

    The said shaft/engine, presenting no form of lateral bending, pointed precisely in a bearing of 285 degrees that, again, represent a reverse azimuth to the trajectory followed by the rocket during its flight. It can be, thus, concluded that the original azimuth of the rocket trajectory had an azimuth of 105 degrees, in an East/Southeast trajectory…………….

  • francescosantoianni

    Ottime precisazioni (come sempre!) queste di Marinella che, ora, dopo una sosta in Libano, dovrebbe (uso il condizionale perché purtroppo i collegamenti con laggiù funzionano male) essere arrivata in Siria per una manifestazione internazionale di solidarietà con la popolazione siriana.
    Tra l’altro, (sempre per i motivi di comunicazione) mi dispiace, non essere riuscito ad integrare l’articolo sopra pubblicato con le segnalazioni di Marinella. Approfitto di questo spazio per una piccola puntualizzazione a riguardo. L’articolo “Siria: il Veleno nella coda” è stato materialmente scritto da me (con la collaborazione dell’ottimo Marco Palombo) ma è frutto di un lavoro collettivo svolto da tutta la Redazione del sito http://www.sibialiria.org, Marinella “in primis”.

  • cardisem

    Forse una spiegazione migliore di questi rapporto la si trova nel “chi è?” di questi ispettori? Sono stati corrotti, minacciati, sono degli agenti della controparte?… Non credo che nessuna persona seriamente informata dia loro del credito. E se mai a perdere del credito è l’ONU come già prima la Società delle Nazioni…

  • marcopa

    Questo rapporto va divulgato, andrebbe tradotto se non altro nella parte che riguarda i missili ritrovati, le loro traiettorie (che non sono traiettorie ma solo l’orientamento rispetto ai punti cardinali)……A quanto ho capito sono stati trovati solo due razzi, in una zona controllata dall’ opposizione……………….i sopralluoghi nei siti dei ritrovamenti sono durati circa 45 minuti……….In quei siti sono stati accompagnati da un esponente dei gruppi armati anti Assad….I commissari non avrebbero saputo dove andare………..il rapporto integrale si trova su facebook alla pagina Siria, controinformazione dalla rete, caricato il 16 o 17 settembre.

  • dana74

    quella dei missili di assad è fantastica, mi ricorda la carta d’identità intatta delle torri gemelle mentre non si trovavano i pezzi degli aerei….