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SE FOSSE ELETTO TRUMP SAREBBE L'UOMO DI VLADIMIR PUTIN ALLA CASA BIANCA ?

donald
DI PAUL KRUGMAN
nytimes.com

Donald Trump, il candidato siberiano

Se fosse eletto, Donald Trump sarebbe l’uomo di Vladimir Putin alla Casa Bianca? Questo dovrebbe essere un quesito assurdo e offensivo. Dopo tutto, è impegnato ad essere un patriota – porta persino cappellini che promettono di far diventare l’America ancora grande.

Ma stiamo parlando di un candidato assurdo e offensivo. E il recente comportamento di Trump nella campagna elettorale ha proprio posto ad un buon numero di esperti di politica estera l’interrogativo di quale tipo di presa Putin abbia sul candidato repubblicano, e se quella influenza continuerà nel caso di una sua vittoria.

Non sto parlando di una banale ammirazione nei confronti dei comportamenti di Putin – dell’impressione per la “forza” di quello che è in sostanza un dittatore, e della voglia di emulare le sue azioni. Sto, invece, parlando dei segnali secondo i quali Trump, una volta in carica, seguirebbe effettivamente la politica estera di Putin, a spese degli alleati dell’America e dei suoi stessi interessi.

È innegabile che Trump ammiri effettivamente Putin. In realtà, egli ha ripetutamente elogiato l’uomo forte russo, spesso con espressioni stravaganti. Ad esempio, quando Putin ha pubblicato un articolo nel quale attaccava l’eccezionalismo americano, Trump l’ha definito un “capolavoro”.

Ma l’ammirazione per il putinismo non è inusuale nel partito di Trump. Molto prima della candidatura di Trump, l’invidia verso Putin era già generale.

Da una parte, il signor Putin è uno che non si preoccupa, quando decide di invadere un paese, di quisquilie come la legge internazionale. È “quello che definireste un leader”, dichiarò Rudy Giuliani dopo che la Russia invase l’Ucraina.

È anche evidente che le persone che scandiscono allegramente lo slogan “Mettetela in galera” – per non dire del consigliere di Trump che si è espresso per l’esecuzione di Hillary Clinton – trovano molto da ammirare nei modi in cui Putin tratta i suoi oppositori politici ed i suoi critici. Per inciso, mentre i Servizi Segreti hanno avviato un’indagine a proposito di questi commenti sull’inviare la Clinton [1] dinanzi ad un plotone di esecuzione, tutto quello che hanno avuto da commentare i collaboratori di Trump è stato che “non concordano con questi pronunciamenti”.

E molti a destra sembrano anche avere una strana, piuttosto raccapricciante ammirazione per lo stile personale di Putin. Rush Limbaugh, ad esempio, ha dichiarato che mentre parlava col Presidente Obama, “Putin probabilmente si era tolto la camicia per fare un po’ di tai chi”.

Tutto questo è, o dovrebbe essere, seriamente fastidioso: cosa direbbero i media se importanti personaggi del Partito Democratico avessero l’abitudine di elogiare dittatori di sinistra? Ma quello che stiamo osservando in Trump e soci va oltre l’emulazione, e comincia a sembrare sottomissione.

Agli inizi ci fu la questione dell’Ucraina – sulla quale i dirigenti repubblicani hanno costantemente tenuto una linea dura e criticato Obama per una iniziativa insufficiente, con John McCain, ad esempio, che ha accusato il Presidente di “debolezza”. La piattaforma del Partito Repubblicano era orientata ad includere una affermazione che riaffermava questa linea, ma dinanzi alla insistenza dei congressisti di Trump essa venne stemperata.

Poi c’è stata l’intervista di Trump col New York Times, nella quale tra le altre cose egli ha dichiarato che persino se la Russia attaccasse membri della NATO – che siamo tenuti a difendere sulla base di un Trattato – egli andrebbe in loro aiuto soltanto se “avessero onorato i loro obblighi nei nostri confronti”.

Ora, alcune di queste cose derivano dalla profonda ignoranza politica di Trump, dalla sua apparente incapacità di comprendere che non si può gestire il Governo degli Stati Uniti nello stesso modo in cui egli ha gestito il suo traballante impero economico. Sappiamo da molti resoconti della sua durezza con i fornitori, la sua storia di aver tratto profitti da imprese che andavano in bancarotta, il fatto che egli consideri i contratti come qualcosa di opinabile, i palesi obblighi finanziari alla stregua di punti di partenza in una negoziazione. E sappiamo che considera la politica della finanza pubblica in modo non dissimile: ha altre volte parlato della rinegoziazione del debito degli Stati Uniti.

Ma c’è qualcosa di più in questa storia? C’è qualche specifico canale di influenza?

In effetti sappiamo che Paul Manafort, il dirigente della campagna elettorale di Trump, ha lavorato come consulente di vari dittatori, ed è stato per anni sul libro paga di Viktor Yanukovych, il passato Presidente ucraino nonché alleato di Putin.

E ci sono ragioni per farsi domande sugli stessi interessi finanziari di Trump. Tenete a mente che non si sa nulla sulle vere condizioni del suo impero finanziario, e che egli ha rifiutato di render nota la sua situazione fiscale, le quali cose potrebbero dirci di più. In effetti sappiamo che ha sostanziali se non torbidi coinvolgimenti con magnati ed impresari russi. Si può dire che si tratti di soggetti privati, non del Governo – ma nel paradiso da capitalismo clientelare di Putin, questa è una distinzione insignificante.

In un certo senso, le motivazioni di Trump non dovrebbero essere importanti. Dovremmo essere sconvolti dallo spettacolo di un candidato di un partito principale che di passaggio afferma che potrebbe abbandonare gli alleati dell’America – proprio come dovremmo essere sconvolti quando lo stesso candidato suggerisce che potrebbe non onorare gli obblighi finanziari dell’America. Ma in questo caso c’è qualcosa di molto strano e inquietante, e non dovrebbe essere ignorato.

Versione originale:

Paul Krugman

Fonte: www.nytimes.com

LInK: http://www.nytimes.com/2016/07/22/opinion/donald-trump-the-siberian-candidate.html

22.07.2016

Versione italiana:

Fonte: www.fataturchinaeconomics.com

Link: http://www.fataturchinaeconomics.com/2016/07/donald-trump-il-candidato-siberiano-di-paul-krugman-new-york-times-22-luglio-2016/

24.07.2016

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Su questo articolo di Krugman, Michael Hudson, economista controcorrente, ha dichiarato in un intervista che: “Krugman  si è unito alle file dei neocons, e dei neoliberisti, che sono terrificati dalla prospettiva di perdere il controllo del Partito Repubblicano.  Durante l’ultimo mezzo secolo il Partito Repubblicano è stato a favore della Guerra Fredda e  espressione delle corporations. Trump sta rovesciando le cose.  Ribalta l’intera piattaforma e questo preoccupa davvero i Neocons…”

  • mavin

    Certo  Trump ha fortissime possibilta’ di vincere le elezioni e in questo caso l’Europa nel bene o nel male sara’ sicuramente abbandonata al suo destino; in questo periodo e gia’ alla frutta. Il resto lo lascio solo immaginare cosa potrebbe avvenire.

  • orckrist

    "Da una parte, il signor Putin è uno che non si preoccupa, quando decide
    di invadere un paese, di quisquilie come la legge internazionale. È
    “quello che definireste un leader”, dichiarò Rudy Giuliani dopo che la
    Russia invase l’Ucraina."

    Quindi nella mentalità collettiva yankee la Russia ha invaso l’Ucraina.

    Ma allora che hanno fatto gli USA con Granada (1983), Panama (1989), Haiti (1994)?

  • Toussaint

    Già da tempo Krugman, sul piano politico, aveva cambiato posizione. Del Liberal che conoscevamo è rimasto ben poco. Ridicola questa affermazione: 

    ""Da una parte, il signor Putin è uno che non si preoccupa, quando decide di invadere un paese, di quisquilie come la legge internazionale"".

    Siamo al bue che dà del cornuto all’asino. 
    Un po’ off-topic, segnalo questo articolo di ieri di Investment Watch Blog:
    Molto velocemente in italiano: Guarda quanto velocemente, con queste elezioni, le cose stiano andando all’inferno … Bernie Sanders lascia il Partito Democratico, l’IRS (semplificando, l’Equitalia statunitense) ha posto lo sguardo sulle richieste pay-to-pay della Clinton Foundation, per la prima volta il WaPo (Washington Post, curioso e certamente voluto è il fatto che WaPo sia anche un sito di appuntamenti gay) è preoccupato per possibili frodi elettorali nelle elezioni (presidenziali) del mese di novembre
  • giannis

    Guarda che gli USA sono la rovina dell’ Europa perche ci comandano , forse addirittura ci sacrificheranno per una guerra NATO- russia

  • mago

    Quelle erano prove tecniche..

  • sotis

    Pensavo che non fosse un economista schierato e mi sbagliavo. Pazienza non lo leggerò più.

  • Toussaint

    Per senso di giustizia, resta ancora un formidabile economista. Il problema è che è entrato a far parte di un certo establishment e conseguentemente deve tenerne conto nei suoi giudizi.

    Fenomenale quando spara a zero sull’euro ma poi sostiene che ormai, visto che c’è, bisogna tenerselo. Bella coerenza. Un segnale inequivocabile, comunque, di ‘appartenenza’.
    Non sarei meravigliato se, nel caso Hillary vincesse le elezioni, andasse a coprire un ruolo importante nell’Amministrazione Clinton o presso la FED. 
  • Tashtego

    Impossibile leggere più di tre-quattro righe di un articolo propagandistico di così bassa lega, così spudoratamente menzognero; almeno se si vuol mantenere un minimo di dignità e rispetto verso sè stessi. Non mi è difficile immaginare che ad un certo livello di abiezione non si possa più provare alcuna vergogna; mi è comunque istintivo provarla personalmente per l’umiliazione volontaria a cui si concede l’autore. 

  • Servus

    Se prima avevo qualche considerazione per Krugman ora sono cancellate del tutto.

    Che schifo questi americani.
  • Veron

    Finalmente anche il buon Krugman è al servizio della signora Clinton e delle menzogne di Stato.

    Un altro che soffia sul fuoco della guerra globale.
  • mavin

    infatti e questo che volevo dire..hai ragione siamo solo sacrificabili nel modo migliore per loro ma con un Trump…non ci saranno piu freni

  • blobbb

    magari …gli americani fanno solo danni agli europei

  • GioCo

    Mentre i bambini giocano sul sagrato della chiesa delle Tenebre, cioé della Disperazione (le tenebre sono esattamente "disperazione umana permanente") stando a "due passi" dall’ingresso, i sacerdoti che ritengono se stessi adulti (?!) sono usciti dalla Chiesa per i proseliti come accade nella routine delle faccende storiche di questa umanità disgraziata.

    Guardando la sigaretta popolare russa, mi è venuto a mente nel mio lavoro di disamina sociale di un particolare che insiste in tutti gli ambiti etnici e storici che osservo: quando e come le persone cantano. Ad esempio, da noi in Italia fino al secondo conflitto mondiale, si usava cantare nelle cerimonie, in chiesa, nei campi e nei lavori casalinghi. Cantare era un rituale ben più importante di quanto sia mai stato fin’ora immaginato. Ho ipotizzato che questo dipenda da precisi meccanismi di orientamento sociale interni alla mente dei partecipanti che per tramite dell’atto del cantare "armonizzano" corpo e mente, focalizzando (cioè accordando) la volontà di gruppo verso un emozione (prima) permettendo in conseguenza di produrre un azione congiunta coordinata (dopo) che potenzia esponenzialmente gli effetti. La canzone è cioè una forma di potente compattamento dell’identità di gruppo ed è per tanto dipendente dalla fede. Non tanto la fede religiosa, quanto la fede nel gruppo.
    Non è necessariamente una cosa positiva, perchè funziona bene nel compattare un gruppo indipendentemente dalla finalità criminale. Tuttavia funziona se e solo se il gruppo si riconosce in quella finalità. Ad esempio se devo sacrificare un bambino al Dio Moloch, funziona bene tanto quanto difendere legittimamente il proprio territorio attaccato da un nemico crudele che vuole solo l’annientamento della mia etnia: in entrambi i casi spinge il gruppo a reagire altrettanto efficacemente al sacrificio, ma per il vantaggio di chi o di cosa è sempre da verificare con grande attenzione e saggezza.

    La controprova è che in America come nei paesi colonizzati dal pensiero unico della moderna teoria econocentrica, non si canta e quindi si realizza il massimo della disarmonia sociale: tutti contro tutti. Siccome questo non darebbe modo di creare un "ordine" sociale (che in effetti, all’atto pratico non esiste) allora la legge e il diritto "calati dall’alto", tramite ad esempio l’istruzione pubblica, sostituiscono l’azione sociale. Più o meno come la disciplina irregimenta un plotone dell’esercito. Cioè si abituano gli individui a rispondere a degli ordini, in modo da creare l’illusione, l’effetto straniante che esista un reale ordine sociale "se solo tutti seguissero le leggi a dovere". Il meccanismo è eminentemente repressivo per sua oggettiva struttura statuale e non può essere altrimenti. Per ciò deve poi essere compensato da potenti "oggetti di fascino" o "intrattenimenti". Giochi, appunto. Permessi nella misura in cui l’ordine sia rispettato, ma vietati nell’istante in cui si corre il rischio che rompano la parete illusoria della struttura sociale regolamentare, ad esempio creando strutture (gruppi) di forza politica coesa.
    L’esempio che mi viene a mente è quello dei gruppi musicali, dove spesso folle si riuscono e cantano sotto un palco (evocativamente come "sotto la cattedra" o "sotto il pulpito") ma poi questo non è socialmente adeguato se fatto negli ambienti di lavoro o comunque pubblici e di frequenza media giornaliera. E’ "consentito" catare ai compleanni o durante certe feste locali, niente di più.

    Il problema è che gli intrattenimenti non sono adeguati a creare pulsioni politiche di massa (anche se è l’unica via per ottenere qualcosa nella disorganicità sistemica sociale). Per ciò Trump può solo invidiare Putin che tra l’altro pare capire bene quanto un sasso può capire un cespuglio. La realtà contestuale di Trump è agli antipodi rispetto a quella sociale russa e se anche si può convincere gli elettori americani a cantare l’inno nazionale, credo sarebbe molto difficile trovarli "accordati" tra loro, dato che per ognuno l’America è quella personale e con un vago riferimento "a ciò che è giusto", non lo Spirito di Appartenenza identitario a un Popolo. L’America dovremmo saperla una specie di Zuppa dove ribolle tutto, dai calzini usati alle prugne, che diventa desiderabile grazie a potentissimi alteratori del gusto pubblicitari, ma che non ha ricette per trasformare quella repellente zuppa in qualcosa di effettivamente buono e desiderabile per tutti.

  • ottavino

    Trump è pur sempre un americano. Fossi Putin mi preoccuperei dell’ interesse che qualsiasi americano mi rivolgesse.

  • neroscuro2014

    Voglio sfogare le mie paranoie per una volta: stanno facendo di tutto per far sembrare Trump il candidato peggiore (ci potrà mai essere uno peggio di Bush jr.?), uno che distruggerà la politica estera, uno che causerà guerre civili, ecc… mentre la Clinton, con un curriculum di tutto "rispetto" ,  viene presentata come la miglior soluzione specialmente per le relazioni internazionali. Ora, a meno di non essere palesemente incompetenti e al limite della stupidità , una cosa del genere sarebbe inammissibile se non fosse che mandarci alla guerra è proprio quello che vogliono fare. Questi ci vogliono ammazzare entro i prossimi pochi anni. Comunque non mi illudo: anche se dovesse esserci Trump alla casa bianca , rischiamo grosso: sono sicuro che la Russia non si farà scrupoli di sfruttare l’occasione se ne avrà perché siamo stati per troppo tempo gli sgherri degli americani e una spina nel fianco.