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POMODORI “RIVOLUZIONARI”

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Intanto non è affatto vero che “la terra è bassa”. Almeno, non così bassa come mi avevano terrorizzato che fosse. Ora mi bastano tre-quattro ore alla settimana: parlo di un piccolo orto, sia chiaro, non di un terreno da arare con i buoi e zappare per giornate intere, naturalmente. E poi a un certo punto è diventata una questione di principio: qualche anno addietro mi sono reso conto che per me, concepito, nato e diventato adulto in città, i pomodori praticamente crescevano dentro al supermercato. Non poteva andare no?

E in ogni caso c’è voluto un trentennio, qualche centinaia di libri studiati e sedimentati, una quindicina d’anni da inviato, l’aver conosciuto Massimo Fini e l’aver passato una sera a cena con Maurizio Pallante.

Queste le cose determinanti. Il colpo di grazia me lo ha dato Ivan Illich quando ho letto che la modernità ha espropriato, tra le altre cose, la capacità di fare da noi ciò che altrimenti sapremmo fare benissimo. O quanto meno, a giudicare dai miei – parziali, per ora – risultati, non così male.

Insomma alla fine mi sono detto che non sarei potuto andare avanti senza aver almeno provato e dimostrato a me stesso di poter fare un orto. Tra la costernazione (iniziale) della mia compagna dunque mi sono messo a cercare un pezzettino di terra al fine di iniziare quello che ho forse troppo pomposamente chiamato, all’inizio, “esperimento di università agraria personale”. Il tutto, sia chiaro, ben prima dello scoppio dei mutui subprime eccetera eccetera.

Tanto per essere subito chiari: non credo di essere in grado di dare consigli in merito, e su internet, o in tanti libri, ci sono spiegazioni pratiche su come iniziare e cosa fare anche per i principianti. E se ci sono riuscito io, poi. Che per la cronaca: ci sono riuscito eccome. Non viene fuori tutto, non tutto è proprio bello da vedersi, ma sicuramente è sano, e vero. E cento metri quadri bastano per due persone. Con ampi margini di miglioramento, peraltro. Che l’orto è una scienza, precisiamo. Tra consociazioni, rotazioni e fasi calendario da rispettare e composizione del terreno, sul serio è una materia di studio. L’antico adagio non sbaglia: “contadino, scarpe grosse ma cervello fino”.

Ma questo per dire che la pratica dell’orto, più che altro, è una sorta di Zen personale. Di dissidenza diretta dalla società che abbiamo intorno. Insomma è qualcosa che si avvicina molto di più a una esperienza spirituale piuttosto che a una materiale. Per intenderci: non mi chiedete quanto si risparmi, in denaro, a fare un orto rispetto a comperare verdura e ortaggi e patate e il resto al supermercato. Non lo so. Dalla regia mi dicono almeno il 90%, ma davvero, non è questo il punto. Dicevo: sono convinto che l’orto sia oggi una vera e propria rivendicazione culturale. Che poi, a pensarci bene, che cosa è in fin dei conti “cultura” se non la stessa radice di coltivazione e culto, terra e cielo?

Torniamo a bomba: il punto all’inizio era soprattutto trovare il tempo per farlo, l’orto. Che non avevo. Ma all’epoca non avevo ben capito che liberare tempo per fare l’orto sarebbe stato in realtà il primo atto in assoluto di “preparazione della terra stessa”. Una sorta di concimazione naturale e necessaria, intima e personale, e propedeutica in fin del conti a tutto il resto. E così per altre cose analoghe. Non so, faccio un esempio a caso. Pallante una sera mi accende la luce: per ogni vasetto di yogurt che comperi, hai prodotto inquinamento per chilometri di tir che te lo portano al supermercato dietro casa, un vasetto di plastica e un coperchietto di alluminio da buttare. Per 125 ml di prodotto ingerito. A un euro e mezzo la coppia, toh, a 0.90 centesimi “in offerta”. Oggi – rigorosamente in bicicletta – vado a 400 metri da qui e prendo un litro di latte crudo alla spina in una bottiglia di vetro, che è sempre la stessa. Lo porto a casa e mischiandolo con un vasetto di yogurt autoprodotto che mi tengo da parte a ogni tornata, ne preparo altri 7 (di vetro, sempre gli stessi). Tempo dell’operazione, tra i sei e i sette minuti in tutto. Costo? Un euro. Per sette vasetti. A consumi, rifiuti, conservanti e inquinamento zero.

Anche Zamboni, ogni tanto a casa mia, mi guarda di traverso quando faccio questa operazione serale (ci vuole la notte intera, per far trasformare il tutto in yogurt, ma tanto fa tutto da solo lui, mentre io dormo). Ma Zamboni non mangia yogurt, si può capire. L’unico inconveniente è il pensiero che mi viene in mente e che mi turba, ogni tanto, quando immagino quanti coglioni ci siano che ogni giorno vanno al supermercato e comperano yogurt. Per non parlare delle pubblicità in televisione con le pance che ridono. Ma insomma – e questo è discorso generale – non è che in questa vita possiamo sperare davvero di cambiare la situazione nel suo intero dopo che sono serviti decenni, forse un paio di secoli, per farla arrivare a questo punto, no?

Dico quest’ultima cosa perché nelle pieghe di tante conversazioni, anche nei commenti qui sul sito, uno dei temi più ricorrenti si può sintetizzare nella certezza, che i più hanno, di non riuscire a imprimere più di tanto, per quanto ci si impegni e si speri, una rivoluzione generale in grado di cambiare radicalmente la situazione della nostra società. Ora, dovrebbe essere chiaro che sperare in una cosa del genere è condannarsi alla delusione. Come potremmo mai, nell’arco di qualche anno, o di qualche decennio, pensare di sovvertire del tutto un sistema così potente e capillare, militare e ancora di più a livello di immaginario, che ha impiegato secoli per arrivare allo stato attuale? E chiaro che il massimo che si possa sperare è, da una parte, innescare qualcosa che possa arrivare a compimento, o comunque a direzione diversa, per le prossime, due generazioni. E dall’altra parte che, malgrado non si possa sperare di vincere su tutto il campo, in questa vita, esistono però ancora ampi margini di dissidenza. Di parziale, imperfetta, incompleta quanto si vuole e non determinante rivalsa. Ma quei margini ci sono eccome. Insomma se la scelta deve essere tra il tutto, e in tempi rapidi, oppure il niente, allora è persino inutile ingaggiarla, questa battaglia. Se ci poniamo invece nell’ordine di idee di guerreggiare metro per metro, avamposto per avamposto, ribellandoci e dissentendo non appena si può, e magari innescando ciò che un domani altri vedranno finalmente alla loro portata, allora potremo dire di non aver passato invano il tempo che ci tocca in sorte di vivere in questi anni.

Dice: ma falla finita con questa storia dell’agro-bio e di “love love love” da figlio dei fiori fuori stagione. Che del denaro, dell’euro-Bce serve sempre, altrimenti come lo paghi il terreno e le tasse che ti ci mettono sopra? E chi lo nega. Anzi direi che tenerlo a mente è utile, perché così si evita di cadere nella trappola di darsi alla macchia e basta. Come dire: sempre tenere a mente che la guerra grande da combattere è l’altra. Volete che non lo sappia?

Sintetizzo: lotta dura “contro il sistema”, sempre e comunque, che le cose da estirpare sono i banksters e i loro alleati, non (solo) la gramigna sul terreno. E ci sono milioni di persone da persuadere alla cosa, da convincere, alle quali tentare di aprire gli occhi. Ma intanto? Non vorrete mica che mentre ci battiamo allora perdiamo di vista tutto il resto no? 

Sintetizzo ancora: mi viene da vomitare quando sento storie di persone che fuggono in campagna e per farlo usano un Suv da 3000 di cilindrata. O quando i tabloid fotografano quella stronza di Michelle che fa l’orto nel giardino della Casa Bianca mentre il marito, dentro alla Casa Bianca, schiaccia un bottone per lanciare bombe sulla testa di altri popoli sulle montagne per conquistare mercati. E mi prudono le mani anche ogni volta, però, in cui sento o leggo qualcuno che sbraita a destra e a manca centrando l’obiettivo, almeno a parole, ma poi non prova nemmeno a fare un millimetro di percorso se al di fuori della strada ben segnata.

E allora discerniamo, per favore. Anche il “Che”, suppongo, dopo aver combattuto il giorno intero, la sera qualche schioppettata a un cinghialotto per mangiare la dovrà pure aver tirata no?

E non è una questione solo di libro e moschetto. Per quanto, ad avercene di persone così. Ecco, trovato: diciamo che la battaglia totale si deve muovere necessariamente su più piani. Dal libro al bastone alla vanga. Alle bombe. Ma sopra ogni altra cosa, anzi prima di ogni altra cosa, scrolliamo chi rimane fermo immobile ad aspettare. E prima di tutti quelli che rimangono fermi immobili ad aspettare mentre sproloquiano dal pulpito. O dalla poltrona di casa.

Non c’è nulla di più lontano, meglio, non c’era nulla di più lontano dalle mie abitudini fatte praticamente di soli studio e scrittura, libri e computer, che fare cose manuali e di autoproduzione come tante cui invece adesso non rinuncio (con aiuti di vario tipo: pane, dolci, conserve, marmellate…).  E come ad esempio l’orto. 

Ogni singolo pomodoro staccato da una pianta che io ho seminato a costo zero e che mi porto a casa nel paniere con la mia bicicletta è una rivincita contro le multinazionali del pelato in scatola. Dico in senso lato. Ma non solo. Contro il padrone datore di lavoro che mi avrebbe voluto invece al tavolo della sua scrivania per guadagnare lo sporco euro che serve per comperarlo, quel pomodoro. Euro sul quale lo Stato mi avrebbe peraltro taglieggiato per ingrassare la speculazione internazionale e che poi avrei utilizzato per andare (di fretta) al supermercato (in automobile che avrei dovuto pagare e mantenere) per potermelo procurare dopo che era stato raccolto da poveracci immigrati schiavizzati e trasportato per tutta la penisola inondando l’aria di veleni che poi sarebbero finiti nei polmoni nostri e in quelli dei nostri figli. Può bastare, per spiegare dal punto di vista pratico l’atto autenticamente rivoluzionario di piantare e far crescere una pianta di pomodoro?

Ciò non significa, beninteso, che si debba rinunciare a combattere in modo diretto con le multinazionali e con il sistema che le alleva e da cui si alimenta. Voglio dire che quella è la battaglia con la B maiuscola, e che a questa non rinunciamo affatto. Ma, come detto, se non è forse ancora il tempo dello scontro frontale, è invece assolutamente il momento della dissidenza di base, della ribellione personale e comunitaria. E di campi per questa guerriglia quotidiana, ognuno nella propria vita, ambito per ambito, settore per settore, ce ne sono a bizzeffe. Una azione alla volta. Un metro quadro alla volta. Uno scalpo alla volta. 

Valerio Lo Monaco
Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/4/26/pomodori-rivoluzionari.html
26.04.2013

Pubblicato da Davide

  • Mondart

    NON BASTA l’ idea del vuoto siderale e di un orto coi pomodori sul balcone per farti muovere … non almeno a chi è davvero nella merda ( certo, allo scrivente presumo benestante, a Pallante presumo benestante, a Fini presumo benestante, sai che gliene frega !?!? )

    CI VOGLIONO 2 PRECISI INGREDIENTI: una visione di “utopia da raggiungere” nel medio termine, ed una struttura associativa anche minimale di base entro la quale cominciare a muoversi.

    REDDITO DI CITTADINANZA ( che ti impedisca di crepare ) e STRUMENTI ASSOCIATIVI DI BASE farebbero MIRACOLI … altro che pomodori !!!!!

  • affossala

    Giacchè fai lo yogurt perchè non fai anche il formaggio e, gurdando qualche video anche le mozzarelle ? Io mi sono cimentato e faccio dell’ ottimo formaggio e mazzarelle di bufala visto che dalle mie parti si trova solo questo latte ma bisogna andare agli allevamenti . infatti, praticamente, al sud nelle cità il latte alla spina non esiste, però esiste il latte intero, quello avvelenato dalla pastorizzazione a 80°C ,metodo UHT che praticamente avvelena la caseina facendola degenerare e rendendola cangerogena . Il 90 % del cancro al seno nei nostri paesi deriva da questo ……
    Ho provato a usare ,anzi a trasformare il latte che danno per “intero” nei supermercati , quello delle migliori marche , ebbene non esce nulla di nulla !!!!!!!! Questo significa che questi signori ci vendono per latte intero il siero colorato che avanza alle loro lavorazioni . Estraggono prima la caseina poi lo mandano a pastorizzare mischiando con una piccola percentuale di latte il siero altrimenti da buttare o dare agli allevamenti suini . E famosi NAS solo a servizio della grande distribuzione , non esistono .

  • Mondart

    Il fatto è che i “gruppi di acquisto”, lo Scec, gli stessi meetup in parte non funzionano, e in parte non hanno una sufficiente diffusione capillare suol territorio … e si traducono in ARIA FRITTA, come i pomodori verdi fritti alla fermata del treno.

    Ognuno cerca il suo gatto, e l’ uomo cerca, sempre e comunque, una sua “progettualità”

    Senza la quale bene fa a starsene a letto, e lasciare che i pomodori li coltivino gli intellettuali snob e steineriani ( certo, a loro un po’ di zappa non può fare che bene … che se la diano anche sui gabasisi, quando han finito con l’ orto … ) … parbleu.

  • Mondart

    MA PIANTATELA con queste CAGATE STEINERIANE per ricchi snob, che fanno veramente venire il prurito alle mani perdio !!

  • puntoaccapo

    Quoto

    e aggiungo:
    vorrei tanto prendere il Sig. Lo Monaco e il sig. Pallante e trasportarli
    per un mesetto nella bucolica realta’ agro-pastorale che viveva mia madre
    poco piu’ di 70 anni fa’ nelle montagne marchigiane.
    A cosi’ stretto contatto con la natura che nei trentacinque metri quadri a
    pianterreno c’era la stalla con le bestie (somari e pecore) e poco sopra,
    separati da quattro assi di legno, c’erano gli umani
    (in 8 tra vecchi donne e bambini)
    Il calore delle bestie non e’stato utile
    sono a Gesu Cristo.
    Chiaramente non c’era acqua corrente (da qui le poetiche immagini in
    bianco e nero delle donne con le conche di rame in testa) ne c’era
    l’elettricita, ci si illuminava con le lampade a carburo.
    La famiglia di mia madre sapeva benissimo quanto risparmiava con l’orto
    semplicemente perche l’orto insieme al maiale faceva la differenza tra il
    sopravvivere e il morire di fame.
    Le bambine, ormai donne a 12 anni, venivano mandate “a servizio” perche’
    almeno nelle case di citta’ (dove l’orto non c’era) potevano nutrirsi
    adeguatamente mentre gli uomini (a qualunque eta’) se ne andavano in Belgio
    e in Germania.
    Mi fermo qui perche piu’ scrivo piu’ mi incazzo…

    Una veloce lettura di “fontamara” di Silone o la semplice visione di
    “L’albero degli zoccoli” di Olmi potrebbe aiutare a farsi un’idea.

    Consiglio la visione di questo filmato:
    http://www.youtube.com/watch?v=MAXLrNT_xK0
    al minito 9:18 c’e’ una brevissima intervista ad un contadino del Canavese
    Sono pochi secondi ma raccontano una vita.

  • yago

    Il lavoro manuale dovrebbe essere imposto a tutti per almeno un anno , non per spirito ecologista , ma per far capire quanto costa il pane.

  • Tonguessy

    Pur essendo sostanzialmente d’accordo sulle cagate steineriane e sulle testimonianze raccolte, non vedo cosa ci sia di male a farsi il formaggio in casa.

  • puntoaccapo

    Caro Tonguessy

    se questo fosse un sito dedicato alla cucina avrei evitato di intervenire.

    e, forse, se fossimo “de visu” lo avresti fatto anche tu

  • patrocloo

    Sono d’accordo con te. A patto che la durezza del lavoro sia proporzionale al reddito.

  • FreeDo

    L’assurdita’, che provoca a quanto leggo anche reazioni scomposte e fuori luogo, a mio parere sta’ nel voler ideoligizzare perfino l’agricoltura. Io non so’ chi cazzo era (o e’) Steiner, ma posso assicurarvi che mangiare un pomodoro, una zucchina, o cetrioli e cicoria che ci riportano ai sapori di cinquanta anni fa’ e’ qualcosa che appaga enormemente. E non c’e’ alcuna necessita’ di aprire una discussione filosofica sull’argomento. Punto.

  • puntoaccapo

    Se le reazioni di alcuni sono scomposte direi che il tuo post e’ lunare.

    Ti sara’ forse giunta notizia che la “decrescita” (per alcuni anche felice)
    e’ un movimento di opinione piuttosto diffuso ?
    Una delle figure che sostengono la decrescita e’ quel Pallante che ogni
    tanto si incontra con Lo Monaco (come apprendo dall’articolo).

    Le critiche sono rivolte alla politica di quel movimento e NON ALLA
    BONTA’ DEI POMODORI COLTIVATI NELL’ORTO !

    Pensavo non fosse necessario specificarlo in questo sito ma evidentemente mi
    sbagliavo

  • MassimoContini

    Tu stesso dici che il problema 70 anni fa’ nelle montagne materne

    era la mancanza di energia elettrica, di riscaldamento e di acqua corrente.

    Non mi sembra che l’articolo proposto suggerisca di farne a meno.

    I tempi cambiano anche in campagna.

  • FreeDo

    Era chiaro che il tuo commento fosse dettato da posizioni pregiudiziali. Evita di “etichettare”. Fermati “ALLA BONTA’ DEI POMODORI COLTIVATI NELL’ORTO”.

  • puntoaccapo

    70 anni fa’ non eravamo stupidi, cosi come non sono stupidi quelli che oggi vivono nel terzo mondo.

    Se non c’era energia elettrica e l’acqua corrente era perche’ questo era fondamentalmente un paese agricolo. C’e’ voluta una rivoluzione industriale per trasformarlo in quello che oggi tu vedi e che permette ad entrambi di scrivere su questo sito.

    Oggi abbiamo l’energia elettrica anche perche abbiamo l’ENI (costava la vita a Mattei)
    e che tra poco svenderemo.

    Io vivo in campagna e nel raggio di 10 chilometri da casa mia ci sono almeno 10 frantoi.
    Hai idea di quanta energia sia necessaria per condurre un frantoio di piccole/medie dimensioni ? quanta meccanica e’ necessaria per realizzare le macchine che lavorano le olive ? quanti trattori, muletti, cammion con relativo carburante sono necessari per produrre Olio ?

    Se a te sembra che oggi la “campagna” sia piu’ vivibile e’ perche abbiamo (ancora per poco) un apparato industriale che ci permette di addomesticarla.
    Senza questo la “campagna” e’ solo sudore e bestemmie (o diletto per pochi fortunati).

  • ottavino

    C’era una volta una società agricola. Medievale. In cui in pochi avevano soldi e potere. Nella quale, ci hanno insegnato, si perpetravano innumerevoli atrocità. Però quella società non ha fatto grossi danni e soprattutto non è fallita, ma è stata soppiantata da una società industriale. Che ha fatto danni, è fallita e ha gettato l’umanità nel caos. I posteri siamo noi e l’ardua sentenza è emessa.

  • Mariano6734

    quella che l’autore considere una “battaglia con la B maiuscola”, ossia la battaglia contro le banche e le multinazionali non si puó combattere con armi diverse da quelle con cui l’autore crede di combattere la sua battaglia “con la b minuscola”. è ottenendo l’autosufficienza alimentare che si combatte questo sistema. Delle battaglie “democratiche” questi signori se ne infischiano. Per loro tutto va bene purché si compri.

    Sto cercando persone con cui condurre una esistenza di autosussistenza. http://wildoranges.wordpress.com/.

  • Mondart

    OK.

    Ora seguimi: ipotizziamo una raggiunta forma sociale associativa ( piccoli gruppi organizzati in modo federale ) da cui sia stato abolito il capitalismo ( ergo i “mezzi di produzione” non appartengono più alla borghesia, nè ad altri ).

    Cosa mi impedisce di coltivare con altri un appezzamento agricolo in modo soddisfacente, senza tante menate spiritual-minimaliste, se posso avere in comodato d’ uso ( ossia senza dover spendere una lira ) i mezzi di produzione, ossia campo, cascina e strumenti vari ?? Ne guadagna la qualità della vita in ogni aspetto, ne guiadagna il tempo ritrovato, ne guadagna l’ ulcera che finalmente non dovrà più digerire i maledetti pomodori di Pallante …

    DOVE STA IL PROBLEMA QUINDI ??

  • Mondart

    Ipotizziamo una raggiunta forma sociale associativa ( piccoli gruppi organizzati in modo federale ) da cui sia stato abolito il capitalismo ( ergo i “mezzi di produzione” non appartengono più alla borghesia, nè ad altri ).

    Cosa mi impedisce di coltivare con altri un appezzamento agricolo in modo soddisfacente, senza tante menate spiritual-minimaliste, se posso avere in comodato d’ uso ( ossia senza dover spendere una lira ) i mezzi di produzione, ossia campo, cascina e strumenti vari ?? Ne guadagna la qualità della vita in ogni aspetto, ne guadagna il tempo ritrovato, ne guadagna l’ ulcera che finalmente non dovrà più digerire i maledetti pomodori di Pallante …

    DOVE STA IL PROBLEMA QUINDI, caro intellettuale dei miei stivali ??

    RIEDUCAZIONE DELL’ IMMAGINARIO BORGHESE ? … beh allora sì. Ma specifichiamolo, parbleu !

  • consulfin

    il benaltrismo dilaga e straripa. Non vedo cosa ci sia di male a farsi un orto. A tentare nel proprio piccolo ad uscire dalla logica del consumismo duro e puro. Ad affrancarsi dalla trappola dell’urbanizzazione che comporta, come dice l’autore nell’incipit, una grassa ignoranza, a causa della quale perdiamo ogni contatto con la realtà e con la natura materna e nutriente. Autoprodurre, uscire dalla logica del Pil senza ridurre, anzi aumentando le risorse disponibili (se si considerano sia i beni autoprodotti sia le risorse risparmiate e disponibili per altri) non è forse rivoluzionario? Va bene! cosa proponete? Il vostro benaltrismo suggerisce un nuovo 1789? Chi comincia?
    ora, a parte il fatto che mi piacerebbe capire cosa c’entra la dislocazione dei frantoi con tutto questo, vi chiedo: il tempo che voi avete risparmiato andando a comprare i pomodori raccolti dai rumeni e dai senegalesi nelle campagne pugliesi, come lo avete impiegato? siete andati forse sotto casa di Enrico Letta a prenderlo per il bavero? siete stati in garage a preparare la rivoluzione vera?
    Non capisco poi chi dice di venire dalla campagna e di sapere bene cosa vuol dire abitare sopra il bestiame. Che c’entra questo con il fatto che un culo pallido cittadino si decide finalmente di impugnare la zappa e prendersi finalmente la soddisfazione di piantare e veder crescere il proprio nutrimento?

  • consulfin

    aggiungo che, se i pomodori dell’orto permettono inoltre di tirare fuori anche un solo dito dalla gabbia in cui ci siamo cacciati, sono ancora più buoni: due piccioni con una fava

  • Mondart

    VEDIAMO DI CAPIRCI UNA VOLTA PER TUTTE:

    L’ orto di pomodori sul terrazzo in centro + il vino da meditazione prodotto in una tenuta chic in Toscana + la mostra stabile di Rudolf Steiner al Mart di Rovereto + una casa ecologica ed energeticamente risparmiosa costruita su misura da Renzo Piano + un libro sul comodino sulla perfetta società delle api + i pannelli solari sul tetto + ecc. ecc = PRESA PER IL CULO ( altro che “cambiamento” parbleu !!! )

    O meglio, la solita mano di tinta snob alla nuova riedizione del solito modello borghese-capitalista … e allora ditelo subito, che ci risparmiamo tante inutili pugnette sulla “crescita infinita” e “sviluppo insostenibile” e “fine di un’ epoca” la cippa di tua sorella.

    W il fascino indiscreto della ritinta borghesia … ma è poi così sicura di avere ancora lunga strada davanti a sè ??

  • Mondart

    Se poi vai anche a nespole godi il doppio: dù is mei che uàn !

  • Mondart

    Significa che è liberissimo di farlo per sfizio personale, senza per questo venirci a stracciare i maroni con le sue pugnette …

  • guru2012

    Fare il parallelo con le condizioni di vita dei contadini di un secolo fa, è fuorviante. La scelta di Lo Monaco potrà sembrarti uno snobismo intellettuale, ma cambiare il nostro stile di vita è una via obbligata, le tue argomentazioni invece, sono solo fuffa intellettuale. La società industrializzata di cui parli ha già esaurito il suo compito come la cultura del petrolio cui tu sembri non voler rinunciare. Fatti una pala eolica da giardino, va.

  • pippo74

    Ti quoto. Parbleu 🙂

  • cdcuser

    ” … una rivincita contro le multinazionali del pelato in scatola”

    i pelati in scatola vengono prodotti dalle piccole aziende del sud italia e qualcuna riesce anche ad esportarli all’estero

  • Mondart

    Ma prima di controbattere, hai letto i miei commenti o l’ Almanacco di Topolino ???

    Comunque, se dovessi incontrare te, Pallante e Lo Monaco, vi prenderò a pomodori in faccia … e vi assicuro che farà maledettamente “chic trasgressive”. Parbleu.

  • Fedeledellacroce

    Perché questo disprezzo viscerale verso qualsiasi cosa o alimento autoprodotto?
    Quoto: “Pensavo non fosse necessario specificarlo in questo sito ma evidentemente mi sbagliavo”
    Io penso invece che ti sei sbagliato giá tre volte.
    E se ti accapigli ancora con chi si fa le cose da solo, e pensi che sia solo un individuo da insultare e redarguire beh, allora puntoeaccapo.

  • Mondart

    Io per esempio da solo mi faccio le pippe, senza neanche comperare Playboy, vado tutto di fantasia … Ma non ho la presunzione di ritenere che questa mia autarchia erotica possa contribuire in qualche modo ad “abbattere il capitalismo”. Nè al “cambiamento”, nè ad altre CAGATE del genere.

  • Mondart

    La sai quella dei 2 pomodorini che attraversano la strada ?

    No, racconta …

    Allora, ci sono due pomodorini che attraversano la strada. Il primo pomodorino dice al secondo pomodorino: “Ciao secondo pomodorino, la sai quella dei due pomodorini che attraversano la strad … SPLASH !!

    Secondo pomodorino: “Eh, ma se mi dici subito come va a finir … SPLASH !!!

  • Mondart

    Vi abbiamo trasmesso: “LA PIPPA COL POMODORO”

  • Fedeledellacroce

    Io non devo abbattere una ceppa.
    Ma ho il gusto di fare le cose al mio meglio.
    Per esempio preferisco cucinare piuttosto che andare al ristorante.
    Oppure, preferisco scopare piuttosto che farmi una pippa, anche se é gratis….

    😉

  • Mondart

    OK, ma questa “leggenda metropolitana” dell’ orto coi pomodori ( mai nessuno che coltivi zucchine, cetrioli, melanzane … pourquoi-pas ? ) ha ormai sfiancato i gabasisi.

    La mia attitudine all’ autarchia della pippa forse non contribuirà al “cambiamento”, nè alla decrescita; certamente contribuisce, in modo statisticamente non indifferente, alle politiche di contenimento della popolazione.

    Devo ricordarmi di proporlo a Lo Monaco …

  • Tonguessy

    Senza questo la “campagna” e’ solo sudore e bestemmie (o diletto per pochi fortunati).

    Assolutamente vero. La meccanizzazione dell’agricoltura (un particolare aspetto dell’industrializzazione) ha permesso alle nazioni industrializzate di spostare il numero degli addetti da grosso modo il 60% al 2%.
    Su bestemmie e sudore dell’agricoltura c’è uno spendido ed illuminante saggio di Jared Diamond, che consiglio di leggere

    http://www.appelloalpopolo.it/?p=3533
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=3654

  • Tonguessy

    L’affresco che hai dipinto è ancora peggio del pensiero stenieriano, perchè è agli esatti antipodi di come vanno le cose nelle società agricole. Forse in qualche Iperurano esiste il comodato d’uso gratuito per gli orti non-capitalisti. Qui sulla Terra succede invece che “oltre a deficit alimentari, morte per fame ed epidemie, la società agricola ha portato un’altra maledizione all’umanità: profonde divisioni di classe. I cacciatori-raccoglitori avevano pochissimo cibo immagazzinato e nessuna risorsa alimentare concentrata come frutteti o mandrie: si sostentavano grazie ad una varietà di animali e piante selvatiche. A seguito di ciò non potevano esserci né Re né classi parassite che ingrassavano grazie al cibo sottratto ad altri.

    Solo all’interno della società agricola poteva nascere un’elite di robusti nullafacenti che prosperavano alle spalle di una popolazione devastata dalle malattie.”

    http://www.appelloalpopolo.it/?p=3654

  • ottavino

    Se sei daccordo con quello che ho detto, tu salti una fase del percorso. Dopo aver accertato che il sistema industriale di cui l’umanità si è dotata è disastroso, bisogna piangere, soffrire e disperarsi, dal vedere i propri simili in codeste miserevoli condizioni. Il seguito alla disperazione, non lo conosco.

  • FreeDo

    Mondart, in quanto a pugnette sei REO CONFESSO!

  • ottavino

    Ah, forse ora ho capito quello che intendi. Vorresti dire che da un’umanità condizionata a pensare e comportarsi in un determinato modo, con certe abitudini consolidate, non possono uscire idee davvero liberatorie, perchè tali idee prevederebbero necessariamente la rinuncia alla comodità del proprio stile di vita. Perciò la maggior parte si trastulla con operazioni di maquillage, finti o effimeri cambiamenti. Se è questo, sono d’accordo.

  • Mondart

    Non lo fo per piacer mio / nè per dare un figlio a Dio / Ma piuttosto, badi il trollo / per demografico controllo.

  • FreeDo

    Mi spiegheresti “il trollo”? Grazie.

  • Mondart

    Intendo che quella dell’ orto sembra la classica soluzione propalata dalla “borghesia illuminata” al proletario sfigato ( non a caso lo disse anche la Fornero in Tv ): “accattate ste pomodori, che almeno non schiatti di fame, e barra a dritta alla via così, da qui all’ eternità …”

    Oltre al piccolissimo particolare di nessun conto che coltivare un orto implica il possesso di un fazzoletto di terreno ( mentre oggi i diseredati vivono perlopiù in appartamenti e grandi conglomerati ), si può intendere il messaggio in molteplici maniere. Io tendo a leggerlo come un invito rivolto più alla borghesia ( l’ unica che non ha il problema di possedere una villa con relativo orto/giardino ) per educarla al suo nuovo ruolo, che non alla “massa”, che giustamente ti manda affanculo te e i tuoi pomodori …

  • Mondart

    era l’ unica rima che mi veniva con “controllo” … davvero, senza rancore ( ci siamo già conosciuti ed apprezzati in precedenza, n’ est-ce pas ? ) … ma mi sto solo facendo delle gran risate un po’ goliardiche con questo post !!

  • FreeDo

    Direi che c’e’ sintonia perfetta! Saluti Mondart.

  • ottavino

    Ma sbagli a dividere massa da borghesia. L’appartenenza sociale non conta nulla. Il punto è che da un’umanità così combinata, non può COMUNQUE uscire nulla di buono. Non escono buone idee, perchè il tipo umano “moderno” è incapace di produrle. Che sia proletario o borghese è ininfluente.

  • Peppe

    Le persone più sveglie, sagaci e sagge che conosco hanno tutte in comune una cosa: fanno, o sanno fare, lavori “manuali”. La coltivazione dell’orto rientra nella categoria.

    Purtroppo vedo qui tanta ritrosia verso la manualità. Evidentemente è ritenuta una aberrazione, o inversione, del progresso(?) dell’umanità. Il sudore buono è solo quello della partita a calcetto o del jogging…

    Troppi monitor e tastiere, troppo tempo passato a leggere e a fantasticare di cambiamenti e rivoluzioni della società: concretamente poi non si fa niente.
    Ma se non si riesce nel piccolo a far virare leggermente la traiettoria imposta da questa società, come si può solo pensare di cambiare in meglio il mondo? Mistero…

    Troppi fighi e fighette!

  • Mondart

    Beh, se questa è la strategia di comunicazione della “nuova tendenza da indurre nell’ immaginario” è completamente sballata. Tecnicamente parlando si tratta di un colossale EFFETTO BOOMERANG … Sinceramente, ascolta uno che un po’ se ne intende.

  • Mondart

    Da un po’ di tempo va per la maggiore sul web -e non solo- questa storia dell’ orto coi pomodori: tutti, ma proprio tutti i vari “testimonial” ( presentatori tv, la stessa ministra Fornero, giornalisti vari e articolisti web ) a questo punto della loro vita, come colti da chissà quale folgorazione sulla via di Damasco, sentono l’ insopprimibile bisogno di mettersi a coltivare un orto coi pomodori.

    Ora, la domanda sorge spontanea: “possibile che tutti abbiano a disposizione un pezzo di terra a portata di mano per poter praticare agevolmente un simile hobby ? E come mai nessuno, ma proprio nessuno, pensa di piantarci che ne so, dei piselli piuttosto che delle melanzane, delle patate o delle zucchine, ma sempre e solo dei prosaici pomodori ? … Mah …”

    Comunque sia, giurano che così facendo non solo si sentono invasi da quella gioia indicibile che deve aver provato Bernadette all’ apparizione della Madonna di Lourdes, ma che questo approccio “fai da te” all’ alimentazione contribuisce in modo evidentemente determinante al “cambiamento”, alla decrescita e all’ “abbattimento del capitalismo” ( ??? ).

    Io per esempio da solo sono bravo a farmi le pippe: non compro neanche Playboy, vado tutto di fantasia, essendo dotato di uno spiccato senso dell’ immaginario.

    Non so se questo mio approccio autarchico possa contribuire, in termini statisticamente rilevanti, alla caduta del capitalismo; so per certo che incide enormemente sulle politiche di contenimento della popolazione.
    Devo ricordarmi di proporlo anche ai succitati giornalisti.

    ( Per la regia di Steiner vi abbiamo trasmesso: “W la pippa col pomodoro” )

    A costo di essere polemico: se è una strategia di comunicazione è una colossale cagata ( in termini tecnici un BOOMERANG ) … poi fate un po’ voi illuminati …

  • Peppe

    Mondart, sono una mente semplice, lo confesso: non ho capito granché il senso del tuo commento…
    Tu però, da persona estremamente intelligente quale sei (ti ho letto molto spesso, ed apprezzato) avrai colto la realtà desolante dei nostri giovani: interessi zero, tendenza compulsiva al consumo, incapacità totale nelle cose “pratiche”; occupazione principale: social network, cazzeggio ed edonismo.
    Il contatto con la realtà mi sembra che l’abbiano abbondantemente perso. Con questo materiale umano è difficile emendare la società. Per questo dicevo che un ritorno, o almeno un contatto, con qualcosa come l’orto(preso come pretesto anche da Lo Monaco, credo) non può che fare bene.
    Poi sono d’accordo con il discorso delle menate da frikkettoni dei vip…

  • Mondart

    OK, cerco di chiarirmi rispondendo in modo più articolato ma penso molto comprensibile.

    Il messaggio è chiaramente uno “spot pubblicitario” ( lo indica il fatto che tutti i vari testimonial parlino indistintamente di “pomodori” -a nessuno che venga in mente di coltivare qualcos’ altro ?-; che tutti sentano allo stesso momento l’ insopprimibile esigenza di coltivare questo benedetto orto e anche di farcelo sapere, ecc. ). Come ogni spot, si tratta di capire CHI SIA IL TARGET, e perchè.

    Il perchè è abbastanza ovvio: indurre quel nuovo immaginario favorevole al tipo di società che si andrà ad introdurre. Meno ovvio è a chi sia indirizzato il messaggio; e poichè coltivare un orto presuppone la non secondaria questione di avere a portata di mano un fazzoletto di terra, ecco che lo ritengo indirizzato ad una certa classe “abbiente”: la massa degli attuali diseredati è tipicamente urbanizzata, vive in appartamenti ( che magari nemmeno possiede ) in conglomerati urbani, ed ha ben altre preoccupazioni: rivolgi a lei un tale “spot” e ti manderà giustamente a cagare, te e i tuoi pomodori ( ed ecco ottenuto il primo “boomerang” comunicativo ).

    Secondo boomerang: il “proletario” che legge un tale spot pensa che sia l’ èlite borghese che a lui si sta rivolgendo ( vedi non a caso la simile pronunciazione della Fornero ) dicendogli: “ecco come puoi sopravvivere ai soprusi senza impiccarti, ecco un’ alternativa alla tua disperazione” … E per la seconda volta ti manderà giustamente a cagarte ( Boomerang N. 2 ) …

    Ma si insiste ancora … ed ecco che una tale immagine si associa facilmente ai vigneti “per hobby” di qualche snob toscano che tira sù vini “da meditazione” da 300 euro a bozza, ecco che si associa ad un certo snobismo ecologico tipico di certa borghesia di sinistra … ed ecco che anche Mondart che ti legge a questo punto ti manda solennemente a cagare, in quanto si dà l’ idea di un imminente futuro mondo costruito ad uso e consumo di una ben precisa classe elitaria ( boomerang N. 3 ) …

    … Ah, per la breve lezione di tecnica pubblicitaria ci aggiustiamo con qualche pomodoro … io sono tra quelli che vivono in appartamento.

  • Mondart

    Il messaggio è chiaramente uno “spot pubblicitario” ( lo indica il fatto che tutti i vari testimonial parlino indistintamente di “pomodori” -a nessuno che venga in mente di coltivare qualcos’ altro ?-; che tutti sentano allo stesso momento l’ insopprimibile esigenza di coltivare questo benedetto orto e anche di farcelo sapere, ecc. ). Come ogni spot, si tratta di capire CHI SIA IL TARGET, e perchè.

    Il perchè è abbastanza ovvio: indurre quel nuovo immaginario favorevole al tipo di società che si andrà ad introdurre. Meno ovvio è a chi sia indirizzato il messaggio; e poichè coltivare un orto presuppone la non secondaria questione di avere a portata di mano un fazzoletto di terra, ecco che lo ritengo indirizzato ad una certa classe “abbiente”: la massa degli attuali diseredati è tipicamente urbanizzata, vive in appartamenti ( che magari nemmeno possiede ) in conglomerati urbani, ed ha ben altre preoccupazioni: rivolgi a lei un tale “spot” e ti manderà giustamente a cagare, te e i tuoi pomodori ( ed ecco ottenuto il primo “boomerang” comunicativo ).

    Secondo boomerang: il “proletario” che legge un tale spot pensa che sia l’ èlite borghese che a lui si sta rivolgendo ( vedi non a caso la simile pronunciazione della Fornero ) dicendogli: “ecco come puoi sopravvivere ai soprusi senza impiccarti, ecco un’ alternativa alla tua disperazione” … E per la seconda volta ti manderà giustamente a cagarte ( Boomerang N. 2 ) …

    Ma si insiste ancora … ed ecco che una tale immagine si associa facilmente ai vigneti “per hobby” di qualche snob toscano che tira sù vini “da meditazione” da 300 euro a bozza, ecco che si associa ad un certo snobismo ecologico tipico di certa borghesia di sinistra … ed ecco che anche Mondart che ti legge a questo punto ti manda solennemente a cagare, in quanto si fa l’ idea di un imminente futuro mondo costruito ad uso e consumo di una ben precisa classe elitaria ( boomerang N. 3 ) …

    ARCHITETTI …!!! Per la breve lezione di tecnica pubblicitaria ci aggiustiamo con qualche pomodoro … io sono tra quelli che vivono in appartamento.

  • guru2012

    No, continui a non voler comprendere e a cercare significati subliminali che non esistono. Se non vuoi fare l’orto, non c’è problema, baratterai un po’ della tua “cultura” con una cassetta di “coltura” (che siano pomodori, piselli, o zucchine). La faccenda, però, è molto più profonda: si tratta di inventarsi un nuovo stile di vita che renda i singoli autosufficienti a livello alimentare ed energetico. Se poi preferisci nutrirti con merda industrializzata, non ci posso fare niente. Buon appetito.

  • consulfin

    visto che godi tanto a farti le pippe e pure da solo, non sarebbe il caso che guardassi un po’ più siti porno (te ne posso consigliare di bellissimi) senza rompere TU i marroni a chi vuole dire la sua?

  • consulfin

    condivido totalmente. Aggiungo che nella nostra bell’Italia di terreni incolti per farci l’orto ce ne sono a milioni (se il Nostro modart dal francese facile vuole, glieli mostro io): basta coltivarli. Se poi il proprietario ti scopre non fai altro che spostarti sul terreno accanto e continui. Nessuno ti porta al gabbio. Ho il vago presentimento, però, che il dissenso sul contenuto dell’articolo nasconda l’irritazione dei tipici fancazzisti messi a nudo, e se è così è tutto un altro paio di maniche.

  • Fedeledellacroce

    Fuffa!!
    Te la meni da gran psicologo, tecniche di manipolazione delle masse, pubblicitá subliminale, messaggi nascosti della fornero.
    Mondart, a volte sei simpatico e geniale, ma oggi hai scassato i maroni a voler avere ragione a tutti i costi.
    N’est pas?
    Accanna!

  • Fedeledellacroce

    Mondart, continua con le pippe e lascia stare i commenti.
    Sembra che sei piú portato a dargli di mano che fare il “professore”
    Ecco, oggi a me, sembri un professorino rompicoglioni.
    Sappiamo che quando non hai il marchese scrivi anche cose interessanti.
    Ma oggi non é il caso.

  • Fedeledellacroce

    Sono d’accordo.

  • Mondart

    Bonjour a tout le monde. Rimango della mia temperata opinione che una cagata ( ripeto: CA-GA-TA ) rimane tale anche se i suoi incazzatissimi difensori vorrebbero farla passare per cioccolata svizzera: basta l’ odore a ristabilire la verità.

    La logica è una, ed è figlia di Aristotele: per fare l’ albero ci vuole un fiore, e per fare l’ orto ci vuole il terreno. Checchè ne dicano i format divulgativi made in USA … ma voi, se volete, continuate pure a chiamarle “emozioni”.

  • Mondart

    Ah, che sia un format Usa lo dice proprio il pomodoro … da noi si sarebbe detto “mangiare pane e cipolle”, ergo CIPOLLE eventualmente, non pomodori.

  • puntoaccapo

    Tonguessy

    grazie per la segnalazione

    di Jared Diamond, molto tempo fa’, lessi “Armi, acciaio e malattie”
    ora ricordo solo che era molto interessante e…
    aveva la recensione di Bill Gates

  • puntoaccapo

    Ragazzi
    fate un po’ come vi pare.

    Volete fare gli orti ?
    fateli.

    Non li volete fare ?
    va bene lo stesso.

    Ho semplicemente sbagliato ad intervenire.
    Chiedo scusa a tutti quelli che si sono sentiti offesi.

    Buona fortuna a tutti noi.

  • FreeDo

    No puntoaccapo, non hai sbagliato ad intervenire, hai semplicemente espresso il tuo punto di vista; qualcuno e’ d’accordo con te, altri no.
    Se l’ Uomo giusto segue la via sbagliata, la Via seguira’ l’Uomo e diverra’ giusta
    Se l’Uomo sbagliato segue la Via giusta, la Via seguira’ l’Uomo e diverra’ sbagliata.

    Al di la’ di cio’ che dice, quello che conta e’ l’uomo come e’.

  • Mondart

    Chapeau, freemaçon !!!

    Cos’è, una magistrale dimostrazione
    della proverbiale tolleranza e saggezza
    della venerabile confraternita ??

  • Mondart

    Appena fatta ( una pippa intendo )

    E come fantasia erotica
    ho usato io tuo ignobile didietro

  • Mondart

    Nemmeno io posso farci niente
    se tu le sentenze alla merda le sputi
    invece di cercare di capire
    le argomentazioni di chi scrive

    Certo, sparare i soliti slogan
    mandati a pappagallo senza cervello
    costa molta minor fatica, vero fratello ?

  • Mondart

    FANCAZZISTA tientelo per te … col tuo nick, mi sembra indicatissimo !!!

  • Mondart

    E come no … “pomodori borghesi” che vanno a braccetto con “orticelli finanziari” … giusta e santa alleanza.