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PEGGIO DI VON HAYEK: IL REDDITO DI CITTADINANZA DEL M5S

DI PAOLO BARNARD

paolobarbard.info

Ho letto solo oggi per intero la proposta di legge del reddito di cittadinanza del M5S. Speravo, mentre scorrevo gli articoli, di aver capito male io, che la stampa nazionale ne avesse dato un quadro distorto, perché da mesi penso che il reddito di cittadinanza del M5S sia una presa in giro immorale ed economicamente pericolosa. Ho letto il testo, tutto. La mia reazione ponderata è stata questa: “Friedrich Von Hayek non ci sarebbe arrivato”.

Ci fu un economista austriaco vissuto nel XX secolo che è passato alla Storia come il pensatore economico più sociopatico (cioè un sadico sociale) mai esistito. Si chiamava Friedrich Von Hayek. Fu colui che prescrisse un reddito minimo di cittadinanza a livello sufficiente affinché “i poveri non raggiungano un grado di disperazione tale da rappresentare un pericolo fisico per le classi ricche”. In altre parole: dategli di che campare solo quel tanto che basta perché non esplodano in furia cieca e ci mozzino la testa mentre sorseggiamo tè al Club o leggiamo gli andamenti di Borsa.

Ho letto la proposta di Beppe Grillo e dei suoi adepti in tutti i suoi 20 articoli: garantire a chi ne ha diritto (e qui è già di per sé una babele) di percepire un reddito non inferiore ai 7.200 euro netti all’anno, affinché non vivano al di sotto di quella soglia. Settemiladuecento, sono 600 euro al mese, ma che non sono soldi dati in aggiunta al salario già esistente di ogni povero. No. Nella gran maggioranza dei casi, a quanto è dato da capire dal nebbiosissimo art. 4, il M5S offre integrazioni del salario già esistente del servo della gleba italiano, fino a raggiungere appunto la gran soglia dei 600 mensili, cioè integrazioni che potrebbero essere di 40 euro al mese, o di 25. Un esempio: se il pensionato Gigi, quello che rovista nell’immondizia dietro casa tua, prende 560 euro di pensione, Grillo gliene dà altri 40! Ah! Che largesse! Che magnificenza! Sui disoccupati, il testo non specifica niente, neppure li cita nel capitolo “Beneficiari e requisiti soggettivi e oggettivi per l’accesso al reddito di cittadinanza”. Si presume che i disoccupati ricadano nella ‘strepitosa offerta’, ma quali categorie non è detto. E anche fosse il caso in cui a un paio di membri di un nucleo familiare arrivano 7.200 euro all’anno, questo reddito rimane sempre ciò che è: un reddito pro-capite Kosovaro, o addirittura cinese, che al singolo non garantirà mai neppure una vita abbozzata. Mi rimane misterioso il perché la premiata think tank M5S non abbia invece pensato a offrire LAVORI A REDDITI PIENI a tutti sti poveracci, invece che spiccioli elemosinati (si legga alla fine). Ma il fatto che sciocca è che…

… in termini relativi – cioè considerando i volumi finanziari del terzo millennio, l’evoluzione del Diritto, e i potenziali macroeconomici odierni rispetto ai tempi di Hayek – questa integrazione ‘compassionevole’ del reddito voluta dal M5S è di gran lunga inferiore a quella proposta dal sadico economista austriaco ai suoi tempi. Complimenti grillini, avete fatto peggio di Hayek.

Se poi avessi voglia di scrivere nel dettaglio la demenzialità di alcuni passaggi della proposta di legge, vi farei ridere nell’amarezza per un anno. Solo per citarne una: questa elemosina MORALMENTE INDECENTE, IMPRODUTTIVA E FONTE D’INFLAZIONE del M5S richiede l’edificazione di una macchina burocratica che si lascia negli scarichi quella di Stalin sette volte. E tutto questo per smollare qualche decina di euro all’anno a disperati denutriti che non si scaldano d’inverno. Questo sì che è il Welfare… Beveridge somaro! perché non ci pensasti?

Capperi, Hayek bruciato sul traguardo da Beppe Grillo. La prossima qual è grillini? Un decreto legge per la soglia minima dei 50 centesimi nel cappello della piccola fiammiferaia quando però l’AUSL ha certificato che è a non più di 60 minuti dalla morte per ipotermia?

(per un’economia scritta da umani per umani e con autorevoli soluzioni macroeconomiche per la crescita del Paese, ma soprattutto per un vero sostegno dei redditi, leggere Mosler Economics MMT: Programma di Piena Occupazione Transitorio)

Paolo Barnard

Fonte: http://paolobarnard.info

Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=872

7.06.2014

Pubblicato da Davide

  • Aironeblu

    Come al solito al Paguro Barnardo piace esporre il proprio livore per chi lo ha scaricato in partenza mettendo in bella mostra tutta la sua pochezza anche nel campo contabile.
    Diamo quindi un aiutino gratis, incluso nel pacchetto, su cosa fare con i 600 euro che gli spetterebbero nella auspicabile ipotesi che il suo reddito dovesse un giorno corrispondere al valore prodotto dalla sua isterica attivita’; ZERO.
    Ecco, allora, 600 euro bastano e avanzano per comprare zappa, rastrello, vanga e sementi, nonche’ un buon pezzettino di terra fertile il piu’ possibile lontano da noi, e dedicarsi ad attivita’ bucoliche che possano attraverso il contatto con la natura riportare la psiche verso un sano equilibrio fisiologico.
    Zappa, Barnard, zappa…

  • Simec

    Il reddito di cittadinanza è un paliativo che abitua ad essere schiavi del regime che concede la moneta a chi si comporta bene, ovvero chi obbedisce.
    Si addestra il popolo ad essere schiavo della burocrazia che ti da da mangiare.
    Il reddito di cittadinanza è lo stipendio degllo schiavo senza speranza.
    Altro servirebbe invece.
    Su tutto una cosa.
    Basterebbe che in questo paese di merda il regime smettesse di succhiarci il sangue con tasse assurde.
    Basterebbe che permettesse l’apertura di piccole imprese individuali a ZERO burocrazia e ZERO tasse (sino a 10000 euro annui di riicavi).
    Basterebbe che si sbattessero fuori i parassiti della burocrazia statale, la pletorica ammin.  dei comuni. quella militare, quella politica.
    Se il regime ci togliesse le tasse la gente potrebbe vivere del proprio llavoro, altro che reddito di cittadinanza degli schiavi.
    Ma al sistema conviene tenerci per i coglioni nell’eterno bisogno, perchè chi ha pura di  perdere qualcosa non protesta, non si ribella.
    Ma in questo paese di servi lobotomizzati dalla tv siamo troppo abituati a chiedere e dipendere da mamma stato, come degli eterni bambini.
    Che pena questo paese.
    Caro Barnard, sei onesto, acuto e spregiudicato nell’analisi. E per di + non lecchi il culo a nessuno. In questo paese di merda non hai speranze. L’unica, a parte la Rivoluzione,  è andarsene. I 5 stelle sono servi sciocchi come gli altri, obbediscono al capo e sono per le riforme non per la rivoluzione. col M5S non cambieraà proprio nulla. Per questo li lasciano partecipare al teatrino politico.
    povera italia allo sfascio. un paese morto.

  • Petrus

    Vuoi un paese che permette l’apertura di piccole imprese individuali a ZERO burocrazia e ZERO tasse sino a 23.400 euro annui di ricavi? Vieni in Australia, perché qui è già così. Lascia stare l’itaGlia, che affondi portando con se tutto il marcio che contiene: non è più salvabile.

  • Petrus

    Ah, e qui c’è anche un reddito minimo di cittadinanza, l’equivalente di poco più di 1000€ al mese, che non è male dato il costo della vita simile a Milano.

  • vic

    In Svizzera il popolo si e’ appena espresso contro il "salario minimo" di 4mila sFr/mese. Non era concepito come un reddito di cittadinanza, ne’ sarebbe stato elargito dallo stato, bensi’ dal datore di lavoro.

    Questa iniziativa socialista e’ stata bocciata in votazione popolare perche’ troppo rigida e perche’ avrebbe funto da calamita troppo potente per frontalieri vari: una coppia di frontalieri si sarebbe portata a casa 8mila sFr mensili, togliendo contemporaneamente il lavoro a due residenti. I giovani avrebbero trovato un muro ancor piu’ alto all’assunzione, perche’ in concorrenza  diretta con chi ha piu’ esperienza.
    La parola definitiva non e’ stata detta pero’. A livello cantonale pende un’iniziativa analoga dei Verdi per introdurre il concetto di salario minimo, pero’ in modo piu’ flessibile, tenedo conto delle categorie di lavoro e delle proposte dei partner sociali.
    D’accordo, il salario minimo non e’ il reddito di cittadinanza. Lo deve pagare il datore di lavoro e non lo stato. Pero’ il problema che genera i due tipi di proposte e’ lo stesso: la disastrosa ricaduta sociale dell’aumentata produttivita’ ottenuta in seguito all’impiego massiccio di automazione: macchine, computer e pseudoschiavi attivi un po’ ovunque a ritmi infernali per un tozzo di pane.
    Hayek o non Hayek, non c’e’ mai stata negli ultimi decenni una disparita’ tanto enorme fra chi e’ nell’overclass (la casta dei manager, alti funzionari, ecc.) e chi no.
    Prima o poi occorre trovare una via d’uscita a questo problema mondiale ormai.
    Negli USA odiano l’idea di welfare. Qui in Europa il welfare viene pian piano eroso, fetta dopo fetta, con il beneplacito delle stesse sinistre chic (da Blair e soci in poi).
    Giusto criticare proposte ridicole, ma ancora piu’ giusto sarebbe trovare un modello economico funzionante che ponga rimedio a quello schifo di situazione in cui e’ sprofondata la societa’: quei pochi che hanno di qua e tutti gli altri, che hanno sempre meno, di la’; e se costoro crepano troppo facilmente quelli dell’overclass se ne impippano comunque, anzi da veri chic vanesi, raccomandano di fare piu’ sacrifici, che fa bene sacrificarsi.
    La questione vera non e’ il reddito di cittadinanza ma il problema a monte che porta a suggerire soluzioni simili al reddito di cittadinanza. Insomma e’ il fallimento del modello economico attuale, dove le ricadute verso il basso sono per lo piu’ di tipo perverso. Dove chi sta in basso non solo ha sempre meno, ma sa fare sempre meno, perde competenze anche semplici che un paio di generazioni fa erano di qualsiasi nucleo famigliare o perlomeno di qualsiasi villaggio. E se ha competenze, c’e’ sempre qualcuno che dice di averle come lui ma si accontenta della meta’ del salario perche’ e’ sulla via della disperazione.
  • marcocolli

    Sarebbe meglio parlare di una riforma SERIA delle pensioni, al posto dell’infame merdero e di un inconcludente e insulso reddito di cittadinanza.

    Tornare sovrani ,per decidere in autonomia e non essere schiavi di un sistema
    che ci portera’ lentamente al disastro totale.
  • marcocolli

    Sarebbe meglio parlare di una riforma SERIA delle pensioni, al posto dell’infame merdero e di un inconcludente e insulso reddito di cittadinanza.

    Tornare sovrani ,per decidere in autonomia e non essere schiavi di un sistema
    che ci portera’ lentamente al disastro totale.
  • cardisem

    Son un… "adepto”. Il termine credo sia inteso in modo offensivo, ma non rispondo alle offese e prego di NON interloquire un personaggio con il quale mi sono qui già scontrato e con il quale non intendo continuare…

    Da “adepto”, filosofo e non economista o ragioniere, considero "rivoluzionaria” la proposta del "reddito di cittadinanza”, dove il titolo rinvio a "cittadino”, non a schiavo, salariato, servo, lavoratore…

    La costituzione recita al suo articolo 1 che la Repubblica è fondata sul lavoro e al suo articolo 3 mente dicendo che tutti i cittadini sono eguali e hanno eguale dignità…

    In realtà, ciò che tutti cercano sono i… soldi, il reddito…
    Ciò che dà "dignità” non è il "lavoro” ma il reddito che si percepisce e soprattutto la sua quantità… se io guadagno di più di te, ho più dignità, anche se non lo dirò mai…

    Concepire un modello sociale dove nessun cittadino è abbandonato a se stesso, ma è sicuro di un "reddito” che gli consenta di vivere e di cercarsi senza angoscia un lavoro che egli sia in grado di fare, è un "cambiamento" a 360° non solo del modello organizzativo, ma del modo di pensare e di rapportarsi di fronte al lavoro, che è fondamentalmente una relazione sociale, un "contratto sociale”: io lavoro per te, e tu lavori per me…

    Quanto poi debba essere elevato il "reddito” e come esso si raccordi con il sistema economico vigente è per l’appunto un lavoro da ragionieri, da tecnici, da economisti che devono rendere attuabile un "ordine” dato da chi ha il potere sovrano…

    Se Barnard è in grado di indicare lui il modo, sono certo che il Movimento saprà accogliere qualsiasi proposta utile e sensata da chiunque e da qualunque parte venga…

    Se poi si vuole ragionare con le categoria della vecchia "lotta di classe”, allora si dica apertamente che si vuole scannare ogni "capitalista” o "borghese” (piccolo, medio, grande…) o "contadino”…. Mi pare che abbiamo già visto questi scenari e che non hanno dato buona prova di sé…

    Immaginare poi una "umanità solidale”, improntata all’«amore del prossimo», mi sembra sia pure un modello largamente fallito….

    Sono con Hobbes nel credere che gli uomini non sono nè buoni né cattivi, ma fondamentalmente "pericolosi” l’uno per l’altro e portati a scannarsi fra di loro se un potere sovrano (a cui si obbedisce) non li preserva, assicurandogli non solo la vita in senso proprio, ma tutte le altre cose che rendono la vita "degna” di essere vissuta (sicurezza, benessere, libertà…).

    Se Barnard, sa fare di meglio del movimento che faccia pure, ma qualunque cosa abbia in testa non potrà farla se non ha una forza e uno strumento politico per farla…
    Al momento l’unica forza politica alternativa al sistema è il Movimento Cinque Stelle: altre non ne esistono o almeno io non ne vedo…

    Chi sa o pensa di sapere, faccia e non si limiti a dire….

  • Detrollatore

    600 al mese non sono una gran somma ma, se ci si affranca dal "lavativismo consumista" e se non ci mettono le tasse pure su una cag…a all’aperto, sono una risorsa immensa, anticamera di una rivoluzione che neanche vi immaginate e che Barnard immagina ma che, sappiamo benissimo, non vuole proprio (a giudicare dalla sua MMT finalizzata ad accrescere i consumi e a perpetuare questo sistema sviluppista).

    Se il sistema (quale poi?? quando mai il sistema ti darà in Italia 600 euro al mese?) ti dà un reddito minimo, non schiavizza alcunché. Aiuta anzi a essere indipendenti da questo branco di datori di lavoro famelici, viziati, pigri, conformisti fino allo schifo, ignoranti, consumisti e perciò finti poveri (non parlo di tutti ma di quasi tutti quelli che ho conosciuto); aiuta soprattutto ad avere un pò di tempo libero per crescere, migliorarsi, evolvere e farsi da sé, perché il lavoro (generalmente) serve solo a ottundere la mente, ad alimentare sempre più bisogni superflui, a circondarsi di amicizie deleterie, a stressare e a far perdere la salute fino a diventare vulnerabili e schiavizzabili dal sistema (ora sì!).

  • Detrollatore

    Che poi, in fondo, questi soldi servono solo a compensare i furti a danno dei contribuenti perpetrati con le tasse altissime, ingiuste e vergognose. In sostanza, o mi si dà la possibilità di pagare tasse bassissime (che dovrebbe esser diritto di tutti coloro che hanno uno stile di vita non consumista e non energivoro, come chi non produce rifiuti ad es.) o mi si dà un reddito minimo di cittadinanza con cui pago le tasse. Il lavoro me lo trovo da me (autoproduzione, baratti di conoscenze, abilità professionali di vario tipo e prodotti propri, stile di vita a basso consumo, che non è mai privazione ma RICCHEZZA VERA).

  • furibondius

    Denaro e lavoro. I due estremi, ciò che ti permette di respirare, e quello che ti toglie il respiro. Possibile che in questo mondo di merda ci sia gente come me che da trentaquattro anni si divora il fegato con una dannata p.iva per non riuscire, ad oggi, a permettersi se non a debito, una piccola vacanza, nonostante dieci dodici ore di lavoro al giorno, e qualcuno che non ne esercita neppure una?

    Fermo restando che vi è una ricchezza che sotto qualsiasi forma spetta a tutti e non può essere subordinata ad un lavoro, e va equamente divisa, il lavoro come fonte di reddito VA UGUALMENTE DIVISO EQUAMENTE !
    Ma perchè una fabbrica licenzia il venti per cento dei dipendenti invece che tenerli tutti riducendo del venti per cento lo stipendio? Sopratutto, perchè, sindacati in primis, nessuno lo propone per legge? La disoccupazione è un falso problema, anzi un problema creato ad arte……..
    Barnard qualcuno una zappa da usare te la darà pure per qualche ora al giorno, poi l’economista-giornalista per hobby potrai farlo nelle ore restanti, e qualche decina di euro per farti dei cannoni in modo da tenerti in forma te li darà il reddito di cittadinanza…… 
  • ericvonmaan

    Credo anch’io che il concetto stesso di "reddito di cittandinanza" sia una cosa assolutamente negativa ed inutile. Fondiamo piuttosto le condizioni perchè ognuno possa "arrangiarsi" con un lavoretto in proprio, anche semplice, con cui sbarcare il lunario senza essere massacrato da burocrazia e tasse. In altri paesi più lungimiranti la liberalizzazione e detassazione dei piccoli lavoretti in proprio, fino a diciamo 20/25.000 euro di reddito all’anno, ha dato ottimi risultati. Tanta gente si è comprata un furgoncino usato e ha cominciato a fare il giardiniere, lo svuotacantine/soffitte, il riparatore di tapparelle, l’imbianchino, il tuttofare, il badante, l’autista, il piccolo trasportatore ecc ecc ecc cioè tutte quelle attività di cui abbiamo bisogno e che non potranno mai essere svolte da una macchina o un robot! riuscendo con la propria abilità ed esperienza a tirarci fuori uno stipendio dignitoso. Invece da noi sono proprio le microattività ad essere maggiormente represse dal sistema, col risultato che sono quasi completamente scomparse. Piuttosto: garantiamo a TUTTI a partire dal 65° anno di età una PENSIONE DIGNITOSA, di almeno 1000 euro al mese… i soldi si possono trovare mettendo un tetto massimo di 3000/3500 euro alle pensioni statali più alte. Se vuoi di più e ne hai avuto le possibilità allora investi i soldi in una pensione privata! Lo stato deve assicurare una vita dignitosa a tutti gli anziani, non arrichire politicanti burocrati e funzionari con le super pensioni! Queste sono proposte che potrebbero essere realizzate! Il M5S concordo, ha un programma molto fumoso e che non tocca i punti fondamentali che sappiamo bene tutti quali sono. Ciònonostante l’ho votato perchè rappresenta l’unico modo per sbarazzarci di questa classe politica oscena e sostituirla con persone nuove. ma sul programma, si, c’è molto da fare. Certo è che finchè al governo avremo la solita ammucchiata nulla potrà cambiare.

  • cardisem

    P.S. – Non sono uno specialista di von Hayek, autore peraltro assai interessante, ma contesto la citazione che ne fa Barnard. Se come dice lui, il reddito di cittadinanza concepito da von Hayek, aveva il senso di impedire che orde di affamati invadessero la tavola imbandita degli abbienti, e poi magari per astio li sgozzassero pure, non è certo questo il senso e la finalità del "reddito di cittadinanza” targato Cinque Stelle.

    Se mai, la principale finalità potrebbe essere quella di impedire i suicidi dei "disperati", con biglietti di scusa per aver fatto scappare qualche lacrima alla Boldrini, in prima fila ai funerali dei Suicidi d’Italia…

    Il "reddito di cittadinanza” per come da me inteso parte da una concezione alta della nozione di "cittadino” (e concetti connessi di "patria”, diritti e doveri politici, con l’economia all’ultimo posto e non al primo come è invece in autori come von Hayek) e mira a rendere il cittadino "sovrano” e simile a Dio, senza doversi preoccupare se la sorte lo fa nascere ricco o povero, perché nello stato nascono tutti "ricchi” e la loro principale "dignità” discende dalla loro relazione con la "polis”: di fedeltà o di tradimento…

    Non pretendo certo che queste mie idealità da "adepto" vengano scritte nella legge, ma è chiaro il senso di chi avendo un "reddito” oggi assicurato, possa domani ricoprire all’interno della società civile e politica tutti i ruoli che le sue personali capacità (già acquisite o da acquisire) potranno consentirgli, senza che vi si frappongano ostacoli di nessun genere…

    Quindi, direi sbagliata e diffamatoria la citazione di von Hayek….

  • Ghibli

    Caro Sig. Barnard, l’unico vero motivo per cui, ogni tanto, ho ancora perso del tempo per leggere i suoi articoli, è che l’ho sempre considerata in buona fede, ma sta volta ha perso anche quella. Affermare che qualche decina di euro all’anno possano essere fonte d’inflazione è, oltre che incongruente con tutti i suoi ragionamenti, veramente tendenzioso.
    Ci sono due possibilità, o c’è qualcuno che la paga per dire certe amenità e quando smetterà di farlo probabilmente cambierà scuola di pensiero, oppure è tutto frutto suo ed allora non ci sarà rimedio.

  • furibondius

    ma il problema è che non c’è più un importo di reddito che possa bastare, quello che una volta uno stato forte ti garantiva gratuitamente, ora lo devi pagare, anche l’aria che respiri. Effetto privatizzazione. Ben vengano forme di liberalizzazione ma…….

    Lo stato-pubblico e non privato come è diventato-deve tornare ad essere il proprietario di acqua, energia, moneta e delle stesse tasse che sottrae al cittadino, stato che non è più autorizzato a spendere come vuole, perché soggiace ad input esterni, europa ecc.
    E ancora più importante lo stato deve essere coordinatore rispetto alle esigenze di lavoro che cambiano continuamente. Se aspettiamo che il lavOro si autoregoli  con i lavoretti ecc. per tre persone che risolveranno il problema ve ne saranno cinque che faranno la fame. Siamo milioni, miliardi………
  • cardisem

    P.S. 2 – Per come lo abbiamo inteso il "reddito di cittadinanza”, io e un mio amico (non del Movimento, ma cultore del pensiero greco), non si tratta in alcun modo di "assistenzialismo”, sul quale "parassiti” come vengono intesi da un noto giornalista, i napoletani si abbonerebbero a vita… No! Non sarebbe assolutamente un modo per non lavorare, a vita… Non sarebbe una forma di "pensione” (che qualcuno qui vuole migliorare e indica come unica soluzione)… No! Non è neppure una "supplica” che l’afflitto rivolge al Sistema…

    È innanzitutto una forma di autotutela della stessa Polis, che muore come Polis se lascia i suoi "cittadini” in una deplorevole "indigenza” che depotenzia le loro virtù civiche e li espone alla "corruzione” e al "tradimento”…

    Mi chiedo quale differenza se non quantitativa vi sia tra il milione di euro dato a un Governatore e gli 80 euro promessi da Renzi a chi li avrebbe votati…

    Chi ha accettato gli 80 euro anziché un milione ha detto che è in vendita per solo 80 euro… una "puttana” pretende e ottene di più…

    Con questi cittadini in vendita per 80 euro non credo che si possa costruire una qualsiasi forma di solida vita associata… In effetti, non sono "cittadini”, ma "consumatori” nel senso di von Hayer, che forse non ha nessun concetto di "cittadino”, forse questo termine non esiste neppure nel suo vocabolario…

    "Cittadino”: che roba è?

  • Eshin

    Il reddito minimo garantito

    Il reddito minimo garantito è una forma di sostegno economico alla persona, che consiste nell’erogazione di un reddito di valore unico
    nei confronti di tutti i cittadini di un paese, indipendentemente dal
    loro reddito da lavoro, patrimonio o status professionale. Il fine è
    quello di consentire a ciascuno di soddisfare i propri bisogni di base
    (quali mangiare, avere una casa, vestirsi ed acquisire determinati beni
    culturali di base) e permettere così agli individui di gestire la
    propria vita più liberamente.

    Caratteristiche tipiche del reddito minimo garantito sono quelle di essere:

    • inalienabile e incondizionato: al contrario, ad esempio, dell’indennità di disoccupazione, che è condizionata alla ricerca di un lavoro;
    • cumulabile con un reddito da lavoro;
    • corrisposto alle persone fisiche e non alla
      famiglia, così da promuovere l’autonomia dell’elemento più debole della
      famiglia, anziché il benessere della famiglia intesa come entità
      indivisibile.

    Sinonimi sono: reddito minimo, reddito di cittadinanza, reddito sociale garantito, reddito universale, reddito minimo di esistenza.

    La situazione in Europa

    In Europa, solo Italia e Grecia non hanno mai
    introdotto, finora, il reddito minimo garantito, nonostante le ripetute
    prese di posizione del Parlamento europeo a favore di provvedimenti
    analoghi. Ecco come funziona nei principali paesi.

    • Francia – Si chiama "Revenu minimum d’insertion" (Rmi) e consiste in un’integrazione del reddito di circa 425 euro mensili a persona di età minima 25 anni. Il contributo non è fisso, perché sale nel caso di coppie e figli a carico.
    • Germania – Si chiama "Arbeitslosengeld" e garantisce ai disoccupati, oltre ad un reddito minimo garantito mensile di 345 euro, anche le spese per l’affitto e il riscaldamento. È richiesta un’età compresa tra 16 e 65 anni.
    • Regno Unito – Si chiama "Income-based Jobseeker’s Allowance" e garantisce un reddito mensile di 300 euro
      a tempo illimitato, con l’aggiunta di sussidi specifici  per i figli. È
      richiesta un’età minima di 18 anni e massimo dell’età pensionabile, di
      essere alla ricerca attiva di un lavoro, di essere disoccupati o
      lavorare mediamente per un massimo di 16 ore settimanali, variabile in
      base al reddito percepito.
    • Norvegia – Si chiama "Stonad til livsopphold" ed è la forma più radicale: una sorta di "reddito minimo di esistenza" di circa 500 euro mensili, erogato senza particolari restrizioni e senza limiti di età.
  • Eshin

    Il reddito minimo garantito

    Il reddito minimo garantito è una forma di sostegno economico alla persona, che consiste nell’erogazione di un reddito di valore unico
    nei confronti di tutti i cittadini di un paese, indipendentemente dal
    loro reddito da lavoro, patrimonio o status professionale. Il fine è
    quello di consentire a ciascuno di soddisfare i propri bisogni di base
    (quali mangiare, avere una casa, vestirsi ed acquisire determinati beni
    culturali di base) e permettere così agli individui di gestire la
    propria vita più liberamente.

    Caratteristiche tipiche del reddito minimo garantito sono quelle di essere:

    • inalienabile e incondizionato: al contrario, ad esempio, dell’indennità di disoccupazione, che è condizionata alla ricerca di un lavoro;
    • cumulabile con un reddito da lavoro;
    • corrisposto alle persone fisiche e non alla
      famiglia, così da promuovere l’autonomia dell’elemento più debole della
      famiglia, anziché il benessere della famiglia intesa come entità
      indivisibile.

    Sinonimi sono: reddito minimo, reddito di cittadinanza, reddito sociale garantito, reddito universale, reddito minimo di esistenza.

    La situazione in Europa

    In Europa, solo Italia e Grecia non hanno mai
    introdotto, finora, il reddito minimo garantito, nonostante le ripetute
    prese di posizione del Parlamento europeo a favore di provvedimenti
    analoghi. Ecco come funziona nei principali paesi.

    • Francia – Si chiama "Revenu minimum d’insertion" (Rmi) e consiste in un’integrazione del reddito di circa 425 euro mensili a persona di età minima 25 anni. Il contributo non è fisso, perché sale nel caso di coppie e figli a carico.
    • Germania – Si chiama "Arbeitslosengeld" e garantisce ai disoccupati, oltre ad un reddito minimo garantito mensile di 345 euro, anche le spese per l’affitto e il riscaldamento. È richiesta un’età compresa tra 16 e 65 anni.
    • Regno Unito – Si chiama "Income-based Jobseeker’s Allowance" e garantisce un reddito mensile di 300 euro
      a tempo illimitato, con l’aggiunta di sussidi specifici  per i figli. È
      richiesta un’età minima di 18 anni e massimo dell’età pensionabile, di
      essere alla ricerca attiva di un lavoro, di essere disoccupati o
      lavorare mediamente per un massimo di 16 ore settimanali, variabile in
      base al reddito percepito.
    • Norvegia – Si chiama "Stonad til livsopphold" ed è la forma più radicale: una sorta di "reddito minimo di esistenza" di circa 500 euro mensili, erogato senza particolari restrizioni e senza limiti di età.
  • Eshin
    Il reddito minimo garantito. Tutto quello che non si è detto.

    di Gianni Perazzoli

    ABSTRACTUno sguardo all’Europa e la lontanza italiana ai modelli di reddito minimo.

    1. Italiani/europei.

    Quello che sto per raccontare potrebbe suonare a molti incredibile.
    In Gran Bretagna a partire dai 18 anni chi non ha un lavoro e non ha
    risparmi per più di 12.775 euro ha diritto all’ Income-based Jobseeker’s
    Allowance, a circa 300-350 euro mensili per un periodo di tempo
    illimitato . A questa cifra si devono aggiungere l’affitto dell’alloggio
    (Housing Benefit) e tutta una serie di assegni per i figli. In Francia,
    invece, per avere diritto al Revenu minimum d’insertion (Rmi) bisogna
    aver compiuto 25 anni (non si applica la condizione dei 25 anni per i
    disoccupati con figli). Il Rmi prevede (nel 2005) l’integrazione del
    reddito a 425,40 euro mensili per un disoccupato solo, che diventano
    638,10 euro se in coppia (proprio così, laicamente: couple); 765, 72 se
    la coppia ha un figlio, 893,34 per due figli e 170, 16 euro in più per
    ogni altro figlio. Una coppia con tre figli arriva quindi ad avere più
    di 1.150 euro di Revenu minimum d’insertion.
    Nel nostro paese non si
    è mai saputo bene che cosa sia nella realtà dei paesi europei il
    reddito minimo. Non siamo consapevoli di rappresentare (in compagnia
    della Grecia) un’eccezione in Europa. Se ci fosse stata una volontà di
    occultamento di questa realtà, essa non avrebbe potuto raggiungere
    meglio il suo obiettivo. Ciò che in Europa è il minimo, la base, il
    punto di partenza, da noi costituisce l’oggetto di indagini
    sociologiche: ciò che dovrebbe costituire il punto di partenza di un
    programma di sinistra (che voglia proporsi almeno di recuperare il tempo
    perduto) rimane ancora da noi una realtà avvolta nelle ombre di un
    iperuranio di provincia.
    Il reddito minimo è un sussidio riconosciuto
    a tutti come diritto soggettivo: ne beneficiano coloro che non hanno un
    lavoro o hanno un reddito basso. In Germania la riforma restrittiva
    introdotta nel 2005 indica che tra 16 e i 65 anni si può disporre
    dell’Arbeitslosengeld II di 345,00 euro al mese. In più i costi
    dell’affitto e del riscaldamento (Miete und Heizkosten). Riporto un
    esempio preso direttamente da un fonte ufficiale tedesca. Una famiglia
    composta da due figlie di 12 e 14 anni, nella quale il padre è
    disoccupato e la madre ha uno stipendio da un lavoretto part-time di 750
    euro lordi e le due figlie 308 euro al mese di Kindergeld (che è un
    versamento che riguarda i figli), è considerata dalla riforma bisognosa
    di un incremento di reddito. Fatti i dovuti calcoli, questa famiglia
    ottiene un’integrazione del salario che la porta a disporre
    complessivamente di 1665 euro al mese netti .
    Se questi dettagli sono
    poco noti, più noto è invece il racconto del rovinoso tramonto dello
    stato sociale europeo. Anche perché legioni di novelli Oswald Spengler,
    vedendosi troppo stretti nel ruolo di giornalisti, non perdono occasione
    per dimostrare il loro straordinario orecchio per ogni possibile
    accenno di Untergang : di declino, di decadenza. Di nuovo però ci si
    limita a rimanere nel generico, ai grandi scenari, e si trascurano i
    dettagli. Che però sono interessanti. Ad esempio, dopo la riforma
    restrittiva del 2005, i disoccupati tedeschi di lungo periodo non hanno
    più – in aggiunta al normale sussidio – i soldi per i mobili e per i
    vestiti. Non potranno neanche più usufruire del sussidio all’estero
    senza una ragione attinente alla ricerca di un lavoro (non possono
    andare, in altre parole, in vacanza con il sussidio).
    Di qui la domanda spontanea: disoccupazione e precarietà significano la stessa cosa in Francia (o in Portogallo) e in Italia?
    In
    Italia non solo non c’è niente di simile, ma – fatto questo da non
    sottovalutare – qui da noi riesce a molti già difficile credere a quanto
    appena letto. Gli increduli non si rattristino, ci siamo passati tutti:
    questo è il genere di informazioni più trascurate in assoluto dai
    nostri media. Così ci riesce difficile credere che in Spagna Zapatero
    progetti di portare il salario minimo interprofessionale a 600 euro per
    14 mensilità, ma non facciamo alcuna difficoltà a credere che da noi si
    possa lavorare «regolarmente» in un call center per soli 300 euro
    mensili (o addirittura, come dimostra un’inchiesta del Manifesto, per
    100 euro). Come si è potuti arrivare a questo?
    A proposito di
    telefoni: in Francia, se siete disoccupati, «vous bénéficierez de la
    réduction sociale téléphonique» . Réduction sociale téléphonique? La
    «riduzione sociale sul telefono». Cielo! Ma questo, non sfugge a
    nessuno, che è linguaggio da centro sociale, da no global: possibile che
    i francesi siano giunti a tanto? Il loro welfare prevede non solo il
    fatto, ma persino l’espressione «riduzione sociale». Che rozzezza! E
    pensare che noi li immaginavamo dediti ai profumi e alla moda. La
    giustificazione addotta è che il disoccupato non deve isolarsi: il
    telefono gli serve anche per trovare un lavoro. Cari amici francesi, vi
    prendete troppo sul serio!

    2. Un ritardo surreale.

    Agli increduli si prepara però un nuovo colpo.
    Non è da oggi o solo da ieri che il reddito minimo garantito è una
    realtà per la Gran Bretagna, la Germania e i Paesi scandinavi. Basti
    dire che Eric Hobsbawm sostiene nel Secolo breve che il reddito minimo
    avrebbe avuto un ruolo nel rendere i soldati inglesi più attaccati alla
    loro patria e dunque anche più combattivi.
    In forza di questa lunga
    tradizione, inoltre, e a dispetto del luogo comune del tramonto del
    welfare europeo, già nel lontano 24 giugno 1992 l’«Europa» aveva
    invitato gli Stati membri ad adottare il reddito minimo nei loro sistemi
    di welfare. Ma la questione, in Italia, non è mai assurta veramente
    alla dignità del pubblico dibattito. Questo fatto suscita stupore nello
    stupore. Una cosa infatti è nominare di sfuggita il reddito minimo
    d’inserimento, un’altra è spiegare bene che cosa è in Europa il reddito
    minimo d’inserimento. La raccomandazione 92/441 Cee sulla Garanzia
    minima di risorse impegnava già nel 1992 tutti gli stati membri ad
    adottare delle misure di garanzia di reddito come un elemento
    qualificante del modello di Europa sociale. Si apprende così che non c’è
    dunque solo Maastricht (e i fondi europei gestiti a pioggia). Ma vai a
    saperlo! Un’accelerazione di questa politica di sicurezza c’è stata nel
    2000 con il vertice di Lisbona e di Nizza. Tanto per capire: anche il
    Portogallo e la Spagna hanno seguito la direttiva, mentre inadempienti
    sono rimaste l’Italia e la Grecia. E questo nonostante il fatto che,
    secondo un’indagine del Censis, ben il 93% degli italiani si dichiara
    favorevole ad «attivare un meccanismo di integrazione del reddito per
    disoccupati e percettori di bassi redditi» .
    Molti non sanno che in
    Italia si è sperimentato una specie di reddito minimo d’inserimento in
    pochi comuni del Nord e in alcune zone della Campania. La
    sperimentazione ha avuto inizio con il governo Prodi, ed è stata
    interrotta dal governo Berlusconi. Solo in alcune zone della Campania è
    stata proseguita da Bassolino con i mezzi della Regione . Ma insomma,
    piccoli passi.
    La Francia è arrivata molto in ritardo al reddito
    minimo rispetto all’Inghilterra o alla Germania: lo ha adottato "solo" a
    partire dal 1 dicembre 1988. Mitterand in persona ha presentato
    solennemente alla nazione francese l’adozione del Revenu minimum
    d’insertion social con una manifestazione alla Sorbonne, ad indicare il
    coinvolgimento del mondo intellettuale nella conquista di questo
    istituto . Da noi, quasi vent’anni dopo, se ne parla ancora tra addetti
    ai lavori. Un’inchiesta approfondita di carattere sociologico dovrebbe
    far luce sulle ragioni della perplessità italiana verso il reddito
    minimo. È possibile stilare una specie di casistica delle reazioni e
    delle obiezioni ricorrenti in Italia una volta che si sia posti di
    fronte a questa realtà. Dopo la meraviglia (la meraviglia davanti a una
    realtà condivisa da milioni di persone oltre le Alpi), la tendenza di
    solito è quella di ridurre l’ignoto al noto. Questa attitudine spontanea
    suggerisce sistematicamente di attribuire all’Italia una serie di
    difetti e problemi strutturali che renderebbero da noi impossibile
    qualcosa come il Rmi. Non ce lo meritiamo! Chi andrebbe più a lavorare?
    Oppure: aumenterebbe il lavoro nero! Ci dovrà pure essere, si pensa, una
    qualche Ragione Fondamentale che spieghi perché non si è adottato anche
    da noi il reddito minimo. È in sé, infatti, talmente poco credibile che
    possa non essere stata tenuta nel debito conto l’esperienza che hanno
    fatto gli altri paesi europei di problemi come la disoccupazione e la
    precarietà – che da noi sono gravissimi – che è comprensibile che si
    cerchi una Giustificazione.
    Eppure, l’esperienza più che decennale
    degli altri paesi rimane come imbrigliata tra le vette alpine, e non
    riesce ad arrivare fin qui. Quello che si dice è poco, non ha colore né
    concretezza. L’idea che filtra da noi è che si tratti di misure dirette a
    contrastare la povertà, l’esclusione sociale. E qui immaginiamo, credo,
    delle situazioni limite: barboni, senza tetto. Per qualche oscura
    ragione non si distingue con chiarezza che il carattere universalistico
    di questi sussidi si rivolge per principio a tutti. Ma in Italia sembra
    quasi che solo con la giustificazione del soccorso dei poveri si possa
    accettare l’idea del reddito minimo. Le ragioni sono invece più
    complesse. Il reddito minimo è una delle ragioni che emancipa molto
    presto i figli dalle loro famiglie in molti paesi europei. I figli della
    mia padrona di casa in Inghilterra se ne andarono di casa raggiunti i
    18 anni con il loro bravo reddito minimo. E la madre non se la passava
    affatto male: aveva un bel lavoro e una bella casa in uno dei migliori
    quartieri di Bristol. Certo, è vero, i suoi figli erano "poveri", come
    sono "poveri" però la maggioranza dei diciottenni. Basterebbe riflettere
    sul fatto che hanno diritto al reddito minimo, in Gran Bretagna – come
    già detto – coloro che, oltre a non avere un lavoro, non superano i
    12.775 euro di risparmi per capire che la parola "povertà" è equivoca.
    In Germania, come in Svezia, il 50% di coloro che ricevono il reddito
    minimo sono giovani sotto i 21 anni .
    Una delle ragioni della
    freddezza italiana verso il reddito minimo è l’idea (diciamolo,
    detestabile e ridicola) che l’assistenza debba provenire dalla famiglia.
    In Inghilterra, invece, oltre al Child Benefit, «which is paid to
    parents», esiste l’Education Maintenance Allowance, il cui aspetto
    affascinante è di non essere un sussidio versato ai genitori ma ai
    figli, «direct into the students own bank account», nel loro conto
    bancario . In ogni caso, però, pur con tutta la nostra dedizione alla
    famiglia, noi spendiamo la metà di quanto spendono gli altri per la
    famiglia. In Francia le coppie (che lavorino o meno) con almeno due
    figli hanno diritto alle Allocations familiales: 115 euro al mese; con
    tre figli gli euro diventano 262 e se i figli sono più di tre a questa
    cifra vanno aggiunti 147 euro (per ogni figlio in più). Per quanto
    tempo? Fino al compimento del ventesimo anno di età. Come si ottiene il
    sussidio? Non occorre fare domande. Viene versato automaticamente. La
    Prestation d’accueil du jeune enfant (Paje) è invece un aiuto pensato
    per ogni nato, ma anche per ogni bimbo adottato o «accolto in vista
    dell’adozione»: varia da 138 a 211 euro. Per la baby sitter sono
    previsti altri soldi. Poi c’è la Allocation de rentrée scolaire: è
    concessa a chi non supera un certo reddito (16.726 euro l’anno per un
    figlio; 20.586 euro per due figli; 24.446 per tre figli). Ammonta a 257,
    61 euro ed è versata a fine agosto per tutti i ragazzi che vanno a
    scuola. Serve per comprare libri, colori e quaderni. Anche per quanto
    riguarda l’affitto in Francia la condizione per usufruire dei contributi
    è che l’appartamento sia «decente e abbia una superficie minima,
    proporzionata al numero degli occupanti». Mancando queste condizioni, il
    disoccupato o chi ha un reddito basso, perde il diritto alla
    sovvenzione. Se poi si decide di ristrutturare il proprio alloggio, sia
    che si sia proprietari sia che si sia inquilini, si ha diritto al Prêt à
    l’amélioration de l’habitat, un prestito statale.
    Persino con
    Margaret Thatcher al governo, il reddito minimo funzionava senza
    problemi. Questo lascia capire quanto bisogno abbiamo noi di "cose di
    sinistra", se persino al tempo della Thatcher – almeno rispetto a queste
    questioni – gli inglesi stavano meglio di noi oggi. Non so quanti tra
    noi si rendano conto del fatto che la nostra situazione è imparagonabile
    a quella inglese, o francese, tedesca … perché è tra le peggiori in
    Europa: lo dice Eurostat. Da noi si trovano insieme questi fattori:
    maggior divario tra i redditi, maggior numero di disoccupati e precari,
    assenza totale di reddito minimo, affitti delle case alle stelle. Alla
    mancanza di un confronto positivo con gli altri sistemi europei ha
    contribuito anche un limite ideologico della sinistra italiana che si è
    trasformato in un limite cognitivo. La sinistra non poteva registrare
    dei fatti positivi in sistemi di cui si pensava comunque come
    alternativa. Ulteriore conseguenza è che, all’interno di queste analisi e
    delle relative categorie, tutte le vacche sono diventate nere: e si è
    persa l’individualità, l’assoluta specificità, del caso italiano.

    3. Differenza tra indennità e reddito minimo d’inserzione sociale.

    Per non incorrere in equivoci e nelle trappole del gioco delle tre
    carte occorre distinguere indennità di disoccupazione e reddito minimo.
    Per il nostro discorso non interessa l’indennità di disoccupazione a
    favore di chi aveva un lavoro e lo ha perso, che esiste anche in Italia,
    ed è finanziata dai contribuiti sociali. Interessa, invece, il reddito
    minimo d’inserzione, che è finanziato nei paesi europei dalla fiscalità
    generale, e che in Italia non esiste.
    La differenza è enorme.
    L’indennità di disoccupazione è un’assicurazione. Sicché, è vero che è
    prevista anche in Italia, ma attenzione: solo i lavoratori più «tipici»
    se la possono permettere, perché solo questi versano i contributi
    necessari. I precari, i lavoratori cosiddetti «atipici», coloro che ne
    avrebbero dunque più bisogno, non hanno, invece, alcuna indennità.
    Inoltre, l’indennità di disoccupazione dura (solo da pochissimo) un
    anno, dopo di che buona fortuna. Al contrario in Europa, il reddito
    minimo copre sia chi non ha ancora un lavoro sia chi ha perso il lavoro e
    non ha diritto all’indennità o perché l’ha esaurita o perché non ha
    versato i contributi. Nel Regno Unito la distinzione è chiara già nei
    nomi delle due diverse prestazioni: Contribution-based Jobseeker’s
    Allowance per l’indennità di disoccupazione e Income-based Jobseeker’s
    Allowance per reddito minimo garantito. Per la stessa ragione esiste
    l’Income support che è previsto, però, per chi lavora meno di 16 ore a
    settimana . Queste forme di sostegno del reddito, naturalmente, sono
    illimitate nel tempo.
    Per avere l’indennità di disoccupazione in
    Italia occorrono almeno due anni di contributi, oppure 52 contributi
    settimanali negli ultimi due anni. In Francia per aver diritto
    all’indennità è necessario aver lavorato almeno 6 degli ultimi 22 mesi.
    L’ammontare dell’indennità viene stabilito con una media della
    retribuzione degli ultimi 12 mesi, secondo un sistema che salvaguarda i
    redditi più bassi. La durata dell’indennità varia da un minimo di 7 mesi
    ad un massimo di 60. A ciò si aggiungono circa 10 euro fissi al giorno,
    in determinate circostanze.
    In Germania l’indennità di
    disoccupazione si chiama Arbeitslosenhilfe. Viene calcolata in base al
    netto dell’ultimo stipendio (il 60% e con figli il 67%), e non è una
    voce soggetta a tassazione. Fino al 2002 si aveva diritto alla
    sovvenzione dell’Arbeitslosenhilfe anche con un’occupazione di sole 12
    ore alla settimana. Sarà sopravvissuta alla riforma restrittiva questa
    opportunità? Diciamo che per noi cambia veramente poco. La durata
    dell’indennità di disoccupazione varia dai 6 ai 32 mesi (per chi ha
    57anni). Ma a partire dal 31.01 06 si porterà a 12 mesi con un massimo
    di 18 mesi per chi ha più di 55 anni. Dopo questi 12 mesi gli
    Arbeitslosen tedeschi dovranno accontentarsi dell’ Arbeitslosengeld II
    che di fatto è illimitata. Naturalmente, queste leggi si applicano anche
    agli stranieri che risiedono in Germania con regolare permesso di
    soggiorno. I siti ufficiali hanno immancabilmente apprestato delle
    spiegazioni per loro, traducendo la normativa in chiari punti in
    italiano, arabo, turco .
    Un altro capitolo importante riguarda le
    condizione per ricevere il reddito minimo. Il disoccupato è aiutato a
    condizione che voglia lavorare in futuro. Ora c’è un problema che noi
    non ci poniamo. In Europa succede che il disoccupato possa ricevere
    delle offerte di lavoro addirittura dall’ufficio di collocamento. Non
    deve sfuggire un fatto essenziale: in queste nazioni imprevedibili e
    bizzarre, gli uffici di collocamento sono molto efficienti.
    Ora la
    cosa essenziale è notare che il lavoro in ogni caso deve essere conforme
    alle qualifiche del lavoratore e può essere rifiutato senza perdere i
    vari sussidi qualora non rispondesse a queste qualifiche e se non
    rientrasse in determinati requisiti che sono definiti per legge. Ad
    esempio, se è troppo lontano dal proprio luogo di residenza. In
    Danimarca, a proposito di modello nordico, i disoccupati di lungo
    periodo hanno l’obbligo accettare il lavoro che l’ufficio di
    collocamento trova per loro, pena la progressiva diminuzione del
    sussidio.

    4. Assenza dal dibattito pubblico.

    Lo si è detto, stupisce che una questione di grande rilevanza, come
    è, senza dubbio, quella del reddito minimo, non sia già da tempo un tema
    di pubblico dibattito e di pubblico dominio, ma rimanga un argomento
    confinato alle analisi sociologiche. Stupisce che la frase "il mercato
    del lavoro richiede oggi flessibilità" non si completi automaticamente
    con "e un reddito minimo garantito, come in tutti gli altri paesi
    europei". Insomma, è un fatto politicamente rilevante che in Italia non
    sia abbia una rappresentazione adeguata di che cosa sia il reddito
    minimo in Europa. C’è poco da girarci intorno. È solo colpa dei mezzi di
    comunicazione di massa? Da quando, vent’anni fa, feci esperienza
    diretta di queste cose vivendo in Inghilterra, ho avuto sempre
    l’impressione che in Italia si vivesse chiusi in una sorta di realtà
    parallela incomunicante con il mondo circostante. Curiosamente, sappiamo
    tutto delle bizzarrie della monarchia inglese, grazie ai "gustosi"
    servizi dei tg nazionali: caccia alla volpe, monellate dei principotti,
    matrimoni e tradimenti, diari e scandali. Non interessa invece il fatto
    che, mentre disoccupazione e precarietà in Italia sono prive di una
    reale copertura che non sia la famiglia, in Inghilterra chi non lavora,
    chi ha un reddito basso, o anche solo un diciottenne con la chitarra in
    mano, viene spesato anche dell’affitto della casa.
    Eppure, ben lungi
    dall’essere una fantasia di utopisti, il reddito minimo funziona
    piuttosto bene in Europa: tant’è vero che il problema della
    disoccupazione non è più, in queste remote nations of the world, quello
    dell’indigenza, ma quello di ridurre il rischio (comunque molto
    limitato) costituito dalla cosiddetta "trappola assistenziale" che
    spinge alcune persone a rimanere nell’assistenza piuttosto che a
    lavorare. Molti studi hanno però dimostrato l’ovvio, e cioè che in linea
    di massima rimangono nell’assistenza coloro che avrebbero avuto
    comunque bisogno di assistenza .
    Ma il vero vantaggio del reddito
    minimo è che permette di ridurre il condizionamento della disoccupazione
    nella scelta del proprio futuro lavorativo. Il reddito minimo permette
    di guardare al lavoro sotto una prospettiva che è più legata alla
    scelta, che non alla necessità. Il problema del lavoro tende – in linea
    di massima – a riguardare più il ruolo sociale, l’aspirazione
    individuale che non la ricerca del pane quotidiano. Non è detto che una
    persona debba voler far il cameriere o l’operaio, a vita fino alla
    pensione. Una maggior mobilità unita a garanzie sicure può essere,
    almeno per qualcuno, un’occasione di migliorare la propria posizione. In
    Italia invece il mezzo (il lavoro) diventa il fine. Ed ecco la
    paradossale locuzione dei cosiddetti lavori "socialmente utili" oppure
    le più banali assunzioni clientelari. Il lavoro tende a confondersi con
    il welfare. È un errore dunque minimizzare l’assenza tutta italiana del
    reddito minimo come una banale diversità di interpretazione dello stato
    sociale. Questa mancanza sembra rivelare qualcosa di più importante,
    qualcosa che affonda le radici nell’impianto sociale e politico del
    nostro paese, ne rispecchia il carattere autoritario e clientelare,
    lontano da un modello anche solo "liberale".
    L’introduzione del
    reddito minimo non si scontra con insormontabili limiti economici. Lo
    dimostra il fatto che molti paesi lo adottano. Per certi versi (e
    sorvolando sulle differenze sul modo di intenderlo) il reddito minimo
    mette d’accordo economisti molto diversi tra loro. L’economista
    neoliberista e premio Nobel Milton Friedman ha sostenuto con forza negli
    Usa, oltre alla celebre «riduzione delle tasse», anche l’opportunità
    dell’introduzione del reddito minimo, portando dalla sua parte molti
    economisti. Dall’altra parte, però, sostenitore del reddito minimo è
    stato anche l’economista neokeynesiano, anch’egli premio Nobel, James
    Tobin. In Italia Tito Boeri è spesso intervenuto a sostegno
    dell’introduzione del reddito minimo nel nostro paese. Da un punto di
    vista filosofico Antonio Negri nel suo Impero ha sostenuto la fondatezza
    del reddito garantito in senso universale basandosi però ancora su
    un’idea di retribuzione (per un lavoro svolto ma non riconosciuto). Per
    il filosofo ed economista Philippe van Parijs (belga ma attualmente
    professore ad Harvard) e per il nutrito gruppo di economisti e
    intellettuali di ogni nazione europea riuniti nel BIEN, si dovrebbe
    andare addirittura oltre gli attuali sussidi di disoccupazione . Il
    Basic income, da riconoscersi a tutti, ricchi e poveri, occupati e
    disoccupati, vale semplicemente come principio di garanzia di libertà –
    della libertà di passare il tempo a fare il surf sulla spiaggia di
    Malibù come della libertà di lavorare. Per quanto possa sembrare strano,
    secondo van Parijs, questa soluzione costerebbe addirittura meno
    dell’attuale sussidio di disoccupazione ed eviterebbe il rischio della
    cosiddetta «trappola assistenziale», perché lavorare non significherebbe
    rinunciare al sussidio . La proposta del Basic income non può apparire
    nella sua giusta luce se non si tiene presente la realtà dei sussidi di
    disoccupazione in Europa. Il Basic income è per certi versi figlio dei
    sussidi di disoccupazione, ne rappresenta l’evoluzione, la
    radicalizzazione del principio. Si pensi per esempio al fatto che in
    Austria il reddito minimo è considerato chiaramente un diritto
    soggettivo . Naturalmente il dibattito teorico sul reddito minimo è
    molto ampio e complesso (ma qui non è questo che interessa): un altro
    punto di vista sulla questione è, ad esempio, quello di André Gorz .

    5. L’etica protestante e lo spirito del welfare.

    L’idea dominante da noi è che in tema di welfare nessuno possa fare
    miracoli, con l’eccezione di alcuni paesi alieni, come la Danimarca, la
    Svezia, la Norvegia. Così, paradossalmente, l’esperienza scandinava ha
    avuto da noi l’effetto di nascondere tutto quello che avveniva nel resto
    d’ Europa. Gli scandinavi fanno miracoli, il resto del mondo è invece
    come noi. Proprio l’eccezionalità ha finito per suggerire che non sono
    paesi il cui esempio possa essere seguito. Sì è vero, hanno tante belle
    cose : ma sono pochi, hanno più risorse, sono protestanti e via
    discorrendo. Si tratta, come ricorda ad esempio Michele Salvati
    (MicroMega, 1/05 p. 48), di «paesi piccoli, socialmente molto omogenei,
    di cultura protestante, e con sindacati e partiti molto robusti, esempio
    di un modello ‘neo-corporativo’, (e dunque di élite colluse e
    autoreferenziali) di cui i politologi fecero un gran parlare alcuni anni
    addietro». Capisco il senso. Tuttavia, per autoreferenzialità
    neocorporative e collusioni partitiche noi non siamo da meno a nessuno,
    anche senza il welfare dei danesi. Il problema è che, indipendentemente
    dalla risposta che si possa dare al ruolo del protestantesimo
    nell’efficienza dello stato sociale, ad essere più avanti di noi non
    sono solo gli alieni scandinavi. L’Argomento demografico («sono pochi,
    dunque ricchi»); l’Argomento antropologico («i nordici sono rigidi,
    onesti e democratici per natura»); l’Argomento svizzero o elvetico
    («sono paesi chiusi che consumano in beata e piccina autarchia,
    misteriose risorse di cui solo loro dispongono») crollano di fronte alla
    Francia, alla Germania, alla Gran Bretagna, alla Spagna, al Portogallo,
    all’Austria. Crollano di fronte alle raccomandazioni inascoltate
    dell’Unione Europea. Anche l’Argomento autodenigratorio, semplice
    variante dell’Argomento antropologico («figurarsi in Italia che cosa
    succederebbe con il reddito minimo, nessuno lavorerebbe più o tutti
    lavorerebbero al nero»), vacilla se si considera che il reddito minimo è
    molto più trasparente delle pensioni di invalidità. E caso mai il
    discorso va rovesciato: proprio in un paese dove, come si dice, «la
    mafia trova lavoro», sarebbe opportuno asciugare il disagio sociale.
    Proprio in un paese disinibito al voto clientelare, sarebbe opportuno,
    contro le soluzioni discrezionali, fissare come diritto soggettivo il
    reddito minimo. Del resto è un discorso vecchio come il cucco. Il
    reddito minimo renderebbe gli individui meno dipendenti e più liberi:
    più liberi anche dai condizionamenti prodotti dalle nostre élite
    autoreferenziali a caccia di clientele e collusioni. Tra l’Eccezione
    nordica e l’Italia c’è un terreno intermedio: ed è a questo terreno
    intermedio che fa riferimento Jeremy Rifkin a proposito del Sogno
    europeo.
    Nonostante si sia disposti a credere il contrario, l’Italia
    spende meno degli altri paesi in welfare. Non sempre i sistemi dei
    diversi paesi sono comparabili, ma un’idea generale i numeri la danno
    comunque. Secondo Eurostat l’Italia è tra i paesi Ue che dedicano meno
    risorse alla protezione sociale. In media, nel 2001 i Quindici
    dedicavano il 26,5% del proprio prodotto interno lordo (Pil) alle spese
    per la protezione sociale; percentuale che in Italia scende al 24,5%
    (undicesimo posto nell’Ue a 15). Il livello massimo si registra in
    Svezia (30,3%) ed il minimo in Irlanda (14,6%). L’Italia è in assoluto
    il paese che dedica la maggior parte delle risorse destinate alla
    protezione sociale alle pensioni (62,2% contro il 46,5% della media
    europea), ed è invece nelle ultime posizioni per la percentuale di
    risorse assegnate alle famiglie (4,1% contro 8%), ai disoccupati (1,6%
    contro 6,3%) e alle due funzioni alloggio ed esclusione sociale
    (complessivamente, 0,3% contro 3,6%).
    Quante volte si è chiacchierato
    del problema del costo degli alloggi? Qui veramente i numeri parlano da
    soli. L’Italia spende un ridicolo 0,1%, mentre la Francia spende il
    3,1% e l’Inghilterra il 5,5. Potrebbe far riflettere che a Portici c’è
    una densità di 13.322 abitanti per chilometro quadrato mentre a Hong
    Kong è di 6.314 . Proviamo a indovinare dov’è il problema?
    Una
    società più giusta funziona anche meglio. Non è meno competitiva, ma più
    competitiva. Più giustizia (meglio che la Giustizia) coincide con più
    libertà. Lo dimostra anche il reddito minimo. In Europa chi non lavora
    temporaneamente può permettersi di aspettare, di cercare, di studiare e
    alla fine di trovare un lavoro più gratificante di quello che ha
    perduto. Il reddito minimo prefigura in questi paesi un rapporto con il
    lavoro diverso da quello a cui siamo stati abituati. La precarietà
    diventa anche un modo per guardarsi intorno e per scegliere. È una
    realtà della quale potrei portare molti esempi di amici e amiche
    francesi o inglesi … C’è chi con il reddito minimo ha potuto investire
    del tempo per la preparazione del concorso per insegnare nella scuola;
    chi ha potuto affrontare le incertezze della precarietà che comporta la
    carriera accademica. «Le Rmi» non ha permesso un periodo di vita nel
    lusso, ha però concesso loro il lusso di scegliere la propria vita. Al
    contrario, potrei fare il caso di una giovane studiosa italiana di
    manoscritti medievali, molto promettente, che oggi lavora come vigile
    urbano. A 28 anni, Guido partì per l’Inghilterra con alle spalle un
    corso di laurea in lettere non terminato e davanti il modesto progetto
    di imparare l’inglese per poi, forse, tornare in Italia. A 28 anni le
    opportunità gli sembravano (a torto) ristrettissime. Dopo aver studiato
    l’inglese in un bel college, pagando una quota ridotta del 75% in quanto
    disoccupato, si iscrisse all’università di Bristol. Gli riuscì poi di
    fare quello che in Italia non era riuscito a fare: laurearsi. E non
    solo. Lo lasciai che studiava l’inglese, lo ritrovai 15 anni dopo che
    insegnava all’università.

    http://www.bin-italia.org/article.php?id=1449

    Back to top [www.bin-italia.org]

  • furibondius

    ..ma poi la cosa incredibile è che Barnard in questo suo fanatismo per delle teorie che manco si preoccupa debbano essere collegate a un non so che di reale, dimentica l’aspetto umano che sta dietro una proposta di cambiare. Reddito di cittadinanza è, fino a prova contraria, garanzia che non ci sia gente che muore o soffre di fame. 

     Barnard tradisce se stesso citando l’esempio " In altre parole: dategli di che campare solo quel tanto che basta perché non esplodano in furia cieca e ci mozzino la testa mentre sorseggiamo tè al Club o leggiamo gli andamenti di Borsa."
    Usa la prima persona plurale, come se parlasse tra il sé borghese e gli interlocutori anch’essi benestanti e in qualche modo intoccabili……
    Ma se si arriva alla fame, e c’è chi da anni la soffre, altro che al Club, gli affamati potrebbero cominciare a prendersela  con chi il reddito garantito ce l’ha, vedi statali, e tanto per fare un’esempio, vota lo status quo (PD)….               
      
  • RicardoDenner

    Il reddito senza alloggio non significa nulla se poi dobbiamo pagare 600 euro al mese per un monolocale fetente..

    Reddito per tutti e casa idem..così si ragiona..
    Cioè..quando si fanno proposte fascinatorie..che lo siano fino in fondo..altrimenti il voto non vale la fatica per andare al seggio..
  • Noumeno

     qualche mese fa da paragone il nostro disse che per rilanciare l’economia lo stato deve assumere i disoccupati che poi rimetteranno in moto l’economia riattivando i consumi , per poi cacciarli quando non servono piu’ allo scopo..praticamente un neoliberismo di stato.

  • Eshin

    Leggi  le info/condizioni in altri paesi europei …( postati  sopra)

  • Detrollatore

    e non ti conviene intanto incassare il reddito minimo e lavorikkiare per arrotondare e pagare l’affitto anziké morire domattina senza nessun reddito e con il proprietario che ti sfratta? In alternativa c’è solo il suicidio all’istante, ma è da c……i no?

  • ericvonmaan

    Le mie sono proposte semplici, attuabili senza rivolgimenti, auspicabilissimi (denaro di stato senza debito, controllo statale dei settori sensibili ecc) ma comunque di difficile attuazione. Intanto facciamo qualcosa che permetta almeno a chi ha un po’ di buona volontà di portare a casa lo stipendio, e permetta ai più deboli di vivere serenamente l’ultima parte della vita. Per il resto, sono d’accordo con te in tutto

  • dana74

    quanti di voi che sputano sull’ipotesi di reddito di cittadinanza PERCEPISCONO UN REDDITO DA LAVORO? Mai sperimentata la disoccupazione? Mai sperimentato l’assillo delle bollette da pagare? Perché se non lo percepisci un reddito di cittadinanza SEI MENO SCHIAVO DEL REGIME????

    Per sapere. Sarebbe un elemosina ma quando si tratta di dare 33 euro al giorno a tutti purché non ITALIANI  IL REGIME lo si applaude.
  • radisol

    Che il "reddito sociale minimo" sia un palliativo, un "ammortizzatore sociale", così come lo sempre state la cassa integrazione, le pensioni minime, quelle più o meno "farlocche" di invalidità, le paghe ai forestali in certe regioni meridionali ecc. ecc. … non c’è dubbio … ed è ovvio che l’ideale sarebbe la piena occupazione … ecc. ecc. …

    Ma questo di cui si parla qui è appunto più un "reddito sociale minimo" che non un "reddito di cittadinanza" che invece significa "lavoro o no, vogliamo campare pure noi" …
    La proposta del M5S, peraltro mutuata se non direttamente copiata da quella elaborata dal centro studi Cestes/Proteo, diretto da Luciano Vasapollo e vicino al sindacato Usb ed alla Rete dei Comunisti, risente di una impostazione "lavorista" e quindi non ha nulla a che spartire col "reddito di cittadinanza" propriamente detto ma appunto prefigura solo un "reddito sociale minimo" tra un ipotetico lavoro ed un altro … quindi, quantomeno, si dovrebbe cambiare nome alla cosa …
    Ma qui nè Barnard nè i suoi adepti parlano di questa oggettiva contraddizione tra il nome dato alla proposta e poi la proposta pratica che è invece proprio culturalmente diversa …
    Qui si mette in discussione tout court proprio il fatto che uno stato possa dare un contributo sociale fisso ai propri cittadini che vivono un profondo disagio sociale dovuto alla crisi … addirittura poi perchè "crea inflazione" … cioè con argomentazioni da Confindustria e comunque da neo-liberisti totali … cioè le stesse motivazioni con le quali si è a suo tempo abolita la scala mobile sugli stipendi e sulle pensioni …. roba proprio da "scuola di Chicago", altro che da scuola  keynesiana come pure continua a definirsi Barnard ….
    E ricordo pure che, sia pure in forme diversissime tra loro, redditi di cittadinanza o "sociali minimi" esistono in tutti i paesi della Ue … tranne che in Italia ed in Grecia … persino Ungheria e Romania,  che pure sono fuori dall’eurozona e che non lo avevano, lo hanno recentemente istituito …
    Quindi, se indubbiamente la proposta del M5S può suscitare perplessità e presenta pure innegabili contraddizioni di tipo nominale, l’argomento vero affrontato da Barnard mi sembra ben altro … e cioè la negazione tout court di qualsiasi intervento pubblico di tipo sociale per il sostegno al reddito di chi non ne ha …
    Complimentoni al "guru" …. tra un pò potrà arruolarsi tranquillamente in Forza Italia o, peggio ancora, tra gli "economisti" che guidarono il regime di Pinochet … 
    E forse un qualche "arruolamento" del genere è proprio quello che cerca …
  • Straniero

    stai dicendo una mezza verita’: non verranno cacciati quando non servono piu’
    allo scopo ma riassunti dalle aziende in cui lavoravano prima di essere stati
    licenziati.

  • eresiarca

    Sono d’accordo.

  • eresiarca

    Guarda caso "il pensatore economico più sociopatico (cioè un sadico sociale) mai esistito" era un J.

  • tamerlano

    Bravo Eshin, è la definizione corretta di "reddito di cittadinanza", che molti confondono con l’indennità di disoccupazione.

    Io sono convinto che l’introduzione di questa misura, la cui sostenibilità però (ahimè) credo sia subordinata a un cambio radicale di sistema economico e politico, soprattutto se applicata a livello globale, darebbe un colpo mortale al sistema capitalista, in quanto sarebbe riequilibrante dei rapporti di forza sociali, dando la scelta a tutti di poter liberamente accettare o rifiutare un lavoro, avendo una alternativa alla fame e alla miseria, altro che elemosina.
    Tutti potrebbero scegliere se non lavorare, accontentandosi della pura sopravvivenza, oppure unire il reddito di cittadinanza a un reddito da lavoro e assicurarsi una vita più decorosa. Chi l’ha detto che solo la fame spinge la gente a lavorare? Lo si può fare anche per migliorare il proprio tenore di vita e a determinate condizioni, ciò costringerebbe i datori di lavoro ad allargare i cordoni della borsa, altrimenti ci andassero loro a lavorare nelle fabbriche. 
    Ripeto, questo potrebbe cambiare i rapporti sociali e senza il bisogno di "dittature del proletariato" varie.
  • cardisem

    Questo di Eshim è un ottimo commento che sottoscrivo. Pessimo invece quello di Simec a cui per errore ho dato il giudizio destinato a Eshin… Io ho dato una interpretazione "filosofica” della giustezza del "reddito di cittadinanza”. Il tema però si presta molto alla polemica, coinvolgendo tutti quelli che sparano addosso il Movimento Cinque Stelle, che ha come primo punto del suo programma proprio il "reddito di cittadinanza”.

  • Vocenellanotte

    Qualsiasi consesso di umani per quanto complesso da chiamarlo società è  necessariamente inefficiente se non permette a tutti anche a chi è contro di avere un ruolo. È il minimo che una società deve garantire e le parole di Barnard sono pura barbarie se non addirittura primitivismo.

  • gramscixxi

    Barnard, Grillo, avete più cose in comune di quanto attualmente siete in grado di riconoscere.

    Entrambi foste cacciati dalla RAI per le vostre denunce, rispettivamente giornalistiche e comico-satiriche. Entrambi vi rivolgete da qualche anno ai cittadini italiani per proporre una via di uscita da una crisi che sta inesorabilmente portando ad una povertà materiale e spirituale.
    Possibile che le vostre intelligenze non possano allearsi per una causa comune ?
    I sostenitori del movimento 5 stelle possono avviare un serio dibattito al loro interno per verificare quanto di positivo e compatibile con le loro istanze ci sia nel programma MMT strenuamente sostenuto da Paolo Barnard ?
  • Garlexen

    Personalmente farei un ragionamento molto più terra-terra (e non voglio andare nemmeno contro a quello che hai detto tu).
    Qualche settimana fa, Renzie disse che il suo sogno era di vedere una caterva di ragazzini e di ex operai "reinventarsi" programmatori di app per tablet e roba simile, in modo da sfruttare i dati di internet e similia. E in studio, tutti ad applaudire facendo di sì con la testolina.
    Ma qualcuno ci crede veramente? Avete visto le nuove tecnologie, tipo le stampanti 3d (anche se non sono ancora al livello idealizzato da Grillo), droni, ologrammi, nanomateriali, nanotecnologie, contour crafting, il nuovo super digitale terrestre ideato da Tamburini etc etc? Tutta questa roba sarà uno TSUNAMI che si abbatterà sull’attuale mondo della produzione industriale, prendendo dentro pure la gran parte dei lavori impiegatizi e "concettuali".
    La CGIA di Mestre, che è un organo "ufficiale", ha quantificato tutti
    quei nuovi posti tipo "fighetto programmatore di App in stile Zuckenberg" in poche decine di migliaia
    nell’arco di 3 anni. Indotto INCLUSO. Ma nell’ultimo anno si è perso quasi un *MILIONE* di occupati, e chissà quanti altri se ne perderanno…
    La realtà, è che mentre molta gente si fa delle gigantesche pippe mentali su questi quattro posti di lavoro "recuperati" in àmbito IT, il progresso tecnologico corre sempre di più nel solco di una automatizzazione di ogni settore della vita produttiva. Stanno già brevettando dei droni di grandi dimensioni e a lunga percorrenza, che potranno caricare su di sé dei veri e propri container: roba da rendere preistoria certi valichi ferroviari fatti "per le merci" (Val di Susa, ma non solo).
    Domanda: che cacchio farà la gente a quel punto? Tutti a scrivere le app per i tablet? Non ci crederebbe nemmeno il pubblico di Porta a Porta, suvvia…
    Io inizio a temere che la disoccupazione montante sarà riassorbita solamente in piccola parte, ragion per cui credo che si dovrà andare PER FORZA verso una qualche forma di redistribuzione a cui aver diritto per il "solo" fatto di essere cittadini. L’alternativa rischia di essere la FAME ETERNA (e per molti lo è già).

    E il mio discorso non vuole andare contro al tuo, anzi, condivido parecchio di quanto tu hai scritto.
    Ciao,

  • Ercole

    Perchè dovremmo accontentarci del reddito minimo noi operai,precari , è disoccupati pretendiamo il reddito MASSIMO  perchè  creiamo il profitto  per i padroni  ma una parte ci viene estorta  D-M-D’ dalla classe   borghese noi vogliamo tutto quello che per secoli la classe dominante ci ha depredato .E la lotta continua…..

  • Iside
    pazzasco…mostruoso…l´articolo, cosí come alcuni commenti…
    quella che é vista come un idea assurda, offensiva per la dignitá di una persona (anche se disoccupata e con reddito 0) e tutto il peggio che é stato scritto, ebbene, é la normalitá nei paesi che si ritengono civili, come quelli nord europa.
    ma sto tizio ha mai messo il naso fuori da casa sua? 

  • furibondius

    Neoliberismo è una risposta (reazione) violenta, irresponsabile, sbagliata, isterica , all’evidenza: di fronte alla secolare automatizzazione del lavoro,  l’umanitá può e deve vivere regolata da un sistema comunista.Meno lavoro, equamente diviso. Marx docet.

  • Taser

    Genio

  • rarmstorm

    Sig. Barnard, si informi meglio perche’ non ha senso commentare un articolo sbagliato di partenza e su un argomento che si capisce chiaramente che non conosce.
    La prego inoltre di non fare come il Partito Democristiano e inventare casus belli che non esistono.
    Non so che fonti usi, ma gia’ col semplice Google trova informazioni piu corrette che quello che sostiene (a meno che poi non finisca sul sito dell’unità).

  • rarmstorm

    Grazie della proposta ma anche no.
    Con l’età Barnard presenta sindromi PST che porterebbero solo male e ulteriore disinformazione a scapito del M5S.
    Che si facesse un partito con i trombati della politica e gli amanti dei ricordi passati, se ne trova qualcuno che gli va dietro, visto che le sue idee sono gia’ rappresentate dalla lega e in modi gia’ piu accettabili alle menti italiote, senza "gomblotti" o idee estreme.

  • rarmstorm

    Barnard e’ incavolato con il reddito di cittadinanza perche’ con il suo modo di porsi ne verrebbe escluso in 1/2 mesi. Tutto li’. Dopo 1 mese di dolce far nulla inventando "Gomblotti" alla proposta di andare a 1) zappare 2)spaccare le pietre 3)aiutare i disabili direbbe no e perderebbe i sussidi. Tutto qui.

  • Quantum

    Il reddito di cittadinanza così come previsto dal M5S fa comodo solo a chi ha la casa di proprietà. Perché ci vive tranquillamente coprendo bollette e spese comuni di sopravvivenza.

    Gli altri fanno la fame a meno che non si abbassi il costo della vita.
    Ma quello non scenderà finché la pressione fiscale su ogni attività economica sarà del 50-70%.

    Un commerciante taglieggiato con un 70% di tassazione non riuscirà mai ad abbassare il prezzo delle merci e dei servizi, e quindi renderle accessibili anche ai redditi bassi.

    La ME-MMT non è solo finalizzata ad accrescere i consumi, perché è uno strumento versatile e può essere usata bene o male.
    Male sarebbe se fosse finalizzata ancora alla crescita ed a pompare il capitalismo.
    Bene se venisse affiancata a politiche di autarchia ed affrancamento dai mercati esteri.

    Mi spiego meglio, la ME-MMT crea denaro e da lavoro, ma se si finanziassero progetti importanti su energie alternative come geotermico di ultima generazione, ci affrancheremmo da energie fossili straniere.
    Può dare incentivi alla coltivazione biologica rendendola profittevole come quella che prevede l’uso dei fertilizzanti e pesticidi e gli OGM. In questo modo non si avrà più bisogno di quelli per avere produzioni redditizie. E la gente mangerà cidbo sano a costo accessibile perché il produttore è stato incentivato per compensare le perdite di raccolto rispetto alla produzione che usa molta chimica.

    Inoltre, il reddito di cittadinanza da denaro a prescindere che non si faccia nulla o poi si vada a fare lavori a nero per integrarlo senza perderlo.

    ME-MMT da lavori reali utili come affiancare un ragazzo ad ogni anziano con problemi, o una ragazza che aiuta ogni donna incinta.

    La ME-MMT + programmi di Job Guarantee tiene la popolazione attiva che non perda competenza ed attitudine al lavoro.

    Io non sono favorevole né a redditi dati così senza che si faccia nulla, né alla prosecuzione del capitalismo mercatista e consumista.

    Credo che una politica monetaria come la ME-MMT vada associata anche a politiche virtuose di riconfigurazione della società.

    Per ora le uniche cose che ho letto che hanno qualche spunto interessante sono solo la "Decrescita felice", e la "Società basata sulle risorse".

    Ma la "Decrescita felice" pecca parecchio sul lato monetario, perché chi l’ha teorizzata di monetarismo non sa nulla.
    E la "Società basata sulle risorse" è radicalissima, perché prevede proprio l’eliminazione sia della politica che del denaro. È praticabile solo sul lungo periodo e previa rieducazione di tutta la popolazione del pianeta. Prevede meccanizzazione ed automazione spinta di tutti i processi umani noiosi e meccanizzabili.

    Io ora come ora la prima cosa che farei con la ME-MMT è ridefinire gli standard di reddito affinché si possa vivere dignitosamente con 24 ore settimanali di 8 ore al giorno. Quindi 3 giorni di lavoro garantiscono stipendi con un potere pari a 1200€ al mese eliminando molta tassazione inutile sia del commercio che del mercato del lavoro.
    In questo modo gli altri 3 giorni assumi tutti i disoccupati e hai piena produttività delle aziende, che avranno il doppio di dipendenti con 6 giorni di produzione piena.

    Ognuno lavorerà 3 giorni, ma avrà 4 giorni a settimana liberi per la propria vita e crescita personale.

  • goldstein

    Articolo osceno, mi sfugge il motivo per il quale date spazio a questo personaggio ormai ampiamente screditato.

  • Detrollatore

    Quindi chi ha la casa e non ha un lavoro si intasca il reddito e va avanti pagando consumi e bollette; chi non ha la casa invece intasca il reddito e lo getta nel cesso perché sennò lo dovrebbe pagare per l’affitto della casa. COsì resta senza reddito e senza casa. Non mi sembra una buona idea. Credo gli convenga comunque intascare il reddito minimo. E di brutto!

    Beh, se poi, adotta una soluzione simile (fattibilissima, metto le mani avanti qualora non si afferrasse bene cosa si dice in questo video), con un reddito minimo si sta da re:
     
    http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma/crash-quello-che-il-pil-non-dice/23624/default.aspx

    Dal 45°minuto in poi….

  • Mariano6734

    in Germania si chiama  Arbeitslosengeld II [de.wikipedia.org] oppure Hartz IV.

    Ed é qualcosa lungi dall essere una cosa invidiabile, casoma ne avessi avuta esperienza di vita reale. Guarda questo doku. Putroppo in tedesco. Perché quando se ne parla in italiano, il reddito minimo di cittadinanza sembra il solito traguardo mirabolante dei paesi anglo-sassoni protestanti. 

  • Truman

    Nota di servizio: ho rimosso i  commenti segnalati come errati ed i doppioni.

  • Truman

    Credo ci siano numerosi motivi per dare spazio a Barnard:

    1) Il tema che pone ha un interesse generale ed ha consentito un proficuo dibattito tra i lettori. A noi interessa più dare gli spunti che le soluzioni pronte.

    2) Barnard può sbagliare, come del resto tutti noi, ma prova a fare giornalismo, dibattendo di temi che magari ha capito male, ma non tira l’acqua dove vuole il padrone. E non sono molti i giornalisti che cercano di indagare la realtà invece che servire un padrone.

    3) Comunque Barnard ha introdotto in Italia la MMT, la quale ha sicuramente dei limiti (almeno secondo me) però con la sua opera Barnard è riuscito a raggiungere le masse con delle idee diverse dal pensiero unico dei mass media controllati dai poteri economici. Insomma ha contribuito a desacralizzare dei concetti tabù (ad es. il debito pubblico).

  • Truman

    Dimenticavo, secondo me nel caso in questione Barnard ha torto marcio, il reddito di cittadinanza è una buona cosa e sarebbe ancora meglio se fosse svincolato dalla ricerca del lavoro. Se potessi riscrivere la Costituzione, io metterei il diritto all’ozio tra i valori fondanti, fermo restando che chi lavora ha diritto a più (denaro) di chi ozia.

    Più nel merito, non abbiamo sempre bisogno di un radioso futuro, in attesa delle grandiose prospettive prospettate dalle varie teorie, tutto ciò che qui e ora fa qualcosa di buono è apprezzabile. E in questo credo di concordare con il punto di vista di Federico Caffè, che era un keynesiano.

  • Quantum

    Dipende da che tipo di società vuoi.

    Vuoi l’assistenzialismo, dove diamo denaro a fronte di nulla?

    Ma poi queste persone dovranno viaggiare su strade efficienti, vorranno cure mediche, avranno bisogno di servizi e infrastrutture.
    E queste cose le deve costruire qualcuno e anche fargli la manutenzione.

    Ciò che propone la MMT con i Job Guarantee sono sì soldi, ma a livello di salario e per fornire servizi e lavoro allo Stato in attesa di essere riassorbiti dal settore privato.

    Lo Stato ti tiene occupato e produttivo, non su un trespolo a farti una birra e spenderti il reddito di cittadinanza.

  • Quantum

    Nel lungo periodo il reddito da cittadinanza a fronte di solo ozio, porta decadimento sociale, economico e industriale di un paese.

    Lo sviluppo sociale, economico, industriale passa attraverso il lavoro.
    Gente che prende reddito e non fa nulla non contribuisce a nulla nella società.

    Se ci sono molti compiti che possono fare le macchine, ce ne sono molti altri che non possono ancora fare. Tutti i servizi al cittadino inabile, le gestanti. Ma anche le manutenzioni delle città e delle vie di comunicazione.
    E il lavoro nel settore dell’agricoltura, della logistica e lo smistamento.
    E quello nella sanità.

    Per quello il reddito va finalizzato a lavori sociali o di supporto, o transitori prima di essere riassorbiti dal settore privato.

    Non sono favorevole a lavori inutili. E neppure a capitalismo e consumo sfrenato.
    Tutte le teorie economiche vanno affiancate da teorie come la società basata sulle risorse. Cioè la preservazione dell’ambiente, che deve subito diventare soggetto giuridico (o qual’era il termine corretto). Cioè l’ambiente e la bio-diversità deve avere difesa in tribunale dagli abusi indiscriminati.

  • marcello1991

    considerando la condizione economico sociale (da dopoguerra) in cui versa
    l’Italia la prima cosa da fare sarebbe proprio garantire lavoro pagato tipo
    quanto prospettato dalla MeMMT. Questo ovviamente mandando in culo i trattati
    europei con tutte le conseguenze del caso.
    Il resto…reddito di cittadinanza
    incluso, sono cazzate paliative per far discutere le galline nel pollaio….ed
    evitare che becchino il padrone…

    Non c’è un commento qui che sia in
    qualche modo costruttivo e scenda nel merito di un confronto tra reddito di
    cittadinanza e JG….forse perchè confronto non può esserci.