Home / ComeDonChisciotte / ORA DI SEGUIRE GANDHI. MORIRE COL SORRISO (E SPECIFICHE)
14896-thumb.jpg

ORA DI SEGUIRE GANDHI. MORIRE COL SORRISO (E SPECIFICHE)

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Gandhi disse tre cose fondamentali:

1) La lotta ideale contro un Potere soverchiante è il martirio, col sorriso sul volto, cioè farsi macellare in massa dal nemico felici di dare la propria vita.

2) Se non si ha questa capacità, allora imbracciate un fucile e ammazzate il vostro nemico.

3) Ma la cosa che disprezzo oltre ogni immaginazione sono gli inerti, i vili che non sanno fare nessuna delle due cose sopraccitate. Questi uomini/donne sono il peggio dell’umanità.

I Poteri soverchianti oggi sono ovunque, IMBATTIBILI CON MEZZI DEMOCRATICI O INTELLETTUALI. Ne menziono due: l’Eurozona e USA/Israele.

Credo che sia venuta l’ora di accogliere Gandhi nella sua opzione migliore, la N. 1.

Non sto scherzando. Non trovo più motivo di vivere. Se non dare la mia vita “col sorriso sul volto, cioè farmi macellare dal nemico felice di dare la mia vita”.

Non credo più in nessun metodo di lotta ideologica, democratica, intellettuale. Sono cazzate che il Vero Potere ha già scontato 30 anni fa. Chi non se n’è accorto, fra gli ‘intellettuali’, è solo un idiota e ignorante. Il Vero Potere ha vinto, stra-vinto da 30 anni, e non sto più a discutere con nessuno su questo. Sarebbe come perdere tempo a discutere con fessi se la Terra è piatta o no.

L’idea sarà quella di organizzare appelli internazionali per raggruppare esseri umani disposti a riunirsi davanti all’ambasciata israeliana a Parigi, tutti vestiti di bianco, e tagliarci contemporaneamente le vene di entrambi i polsi. Basta un taglierino. Più saremo, più moriremo, perché sarà impossibile per i sanitari soccorrerci tutti. SARA’ ESATTAMENTE, PER VIA SIMBOLICA, COME MARCIARE VERSO LA NEO-NAZISTA ISRAELI DEFENCE FORCE, DISARMATI, E FARCI UCCIDERE.

Non accadrà domani. Sto strutturando l’idea e le modalità dell’appello internazionale, soprattutto ai palestinesi in Europa.

Sono sano di mente, e lavorerò a questa idea, l’unica che oggi mi fa battere il cuore.

SPECIFICHE

Istituirò un indirizzo mail riservato da cui nell’arco di 12 mesi manderò l’invito Gandhiano di cui sopra al maggior numero di Organizzazioni Pro-Palestina italiane ma soprattutto europee ed internazionali. Eventuali adesioni richiederanno dati anagrafici completi, prova d’identità, e saranno da me tenute nel più totale riserbo. Per ovvi motivi. Stabilirò una soglia di numero adesioni sotto la quale il nostro atto non avrà alcun senso (cioè un numero sufficientemente alto da non poter essere salvato dai medici se non in minima parte), spero di superarla, e alla fine della raccolta renderò pubblico tale numero, ma mai le identità degli aderenti.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1194

13.06.2015

Pubblicato da Davide

  • lucamartinelli

    Il vero potere vince dalla notte dei tempi, caro Paolo.

  • TitusI

    Condivido ogni riga.
    Un’iniziativa sensata, triste dirlo, duro ammetterlo, ma è così.
    Meglio morire che essere schiavi ed accettare inerti questo orrore.

  • maristaurru

    Barnard, hai elencato  cose che  Gandhi avrebbe detto, belle e suggestive, ma che non ha fatto…

    1) NON HA PORTATO MASSE A FARSI MACELLARE DAL NEMICO

    2)non ha imbracciato il fucile ammazzando nessun nemico

    3)forse ha disprezzato gli inerti, ma ci sono mille modi per esser attivi meno bislacche di quelle su scritte.

    Il  Potere si vince eccome, ma non bisogna prenderlo di petto, perchè si trova sempre mille e mille servi che, consciamente o no, lo difendono ed attaccano chi attacca il potere costituito. Il potere va evitato, ma aggirato e raggirato,  magari anche blandito. Il potere è ottuso e tronfio, prepara esso stesso la sua fine..pensaci.Guarda cosa sta succedendo..io vedo al rallentatore rovinare un castello di carte..tu non lo vedi?

  • paulop

    Esiste un detto taoista: "il male distrugge sempre se stesso". Nell’induismo è insegnato che abbiamo diritto all’azione, ma non hai suoi frutti. Mettendo le due idee insiemi forse possiamo dire con Gesù "Non opponetevi al malvagio (…) amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano."(Vangelo di Matteo).

  • The_Essay

    Premessa:
    1)Tale post sembra  ispirato alle gesta di un patriota,tale Jan Palach;in alternativa all’azione di alcuni monaci buddisti!
    2)Un appello del genere sembra voglia essere un pungolo all’azione!
    Un quesito da porsi è il seguente:
    conseguenze eventuali, qualora si realizzassero,chi dovrebbe gestirle ad es in Italia?
    3)La frase nell’articolo,attribuita a Ghandi per cortesia mi dite da quale opera  è stata tratta?
    Fine premessa
    Faccio rispondere l’altro Ghandi:


    "L’uomo spesso diventa quel che crede di essere.
    SE io continuo a ripetere a me stesso che non riuscirò mai a fare una data cosa,può darsi che finisca per esserne davvero
    capace.
    Al contrario,se ho la convinzionedi riuscirci,acquisterò senz’altro la capacità di farla,anche quando all’inizio non la possedessi.

    Tratto da le parole di Ghandi scelte da Richard Attenborough

    Domanda rivolta a tutti gli astanti:
    l’uomo che appare in foto è secondo voi più coraggioso o meno coraggioso di Jan Palach o degli altri monaci buddisti trasformati in torce umane?
    LinK:
    http://www.fasena.de/courage/english/5a.htm

    Gradite numerose risposte!
    Bye The Essay

  • uomospeciale

    Martirio o morte?
    Buona questa!

    E quanta gente crede di trovare disposti a suicidarsi tagliandosi le vene in piazza per i palestinesi?
    Io al massimo, sono disponibile a tagliare un po’ i carboidrati, i grassi e gli zuccheri.
    Giusto per entrare un pò più comodo dentro ad una camicia   XXL.

  • MarioG

    Morire tagliandosi le vene davanti all’ambasciata israeiliana…

    Magnificamente sensato, davvero! Roba da sghignazzare (dietro i vetri dell’ambasciata).
  • Firenze137

    Barnard non fare i’ bbischero.( se posso permettermi..).

    La mente media ( circa il 30%) della gente è ormai bollita . Non reagisce più.
    Io stimo poi che un "altro" 60% ha interessi incrociati col Vero Potere. E non li molla. Qualunque cosa sceglie il Potere il 60% lo esegue o non si oppone per "interesse".Cioè sceglie – per motivi di sopravvivenza – di stare stare sempre e comunque col vero POtere.

    La tua idea di protesta – scusa se lo dico -pur lodevole, pur ispirata, pur di nobili intendimenti è vecchia perchè dovrebbe far leva su una parte dell’homo sapiens che una volta aveva qualche sfumatura di sentimento e che oggi non ha più. Come ormai credo che non fanno più notizie e sono vecchi e nessuno più ne parla gli scioperi della fame e della sete di Marco Pannella. Il "sacrficio" personale non incide più nella mente della gente, frastornata dalla teconolgia e le futlili menate che ci dominano sui media.

    Occorre un manipolo di coraggiosi, intelligenti ragazzi, ben pagati che "attacchino" con i mezzi moderni i "fianchi" del potere e acqusitino magari un centimentro al giorno – un "potere contrattuale" da far valerecome arma di ricatto e di coericizione. Nel mondo del business esteso a qualsiasi realtà e opera umana l’unica arma che può avere qualche speranza di successo è quella che va a colpire il flusso del soldi . Usare i soldi per combattere. Esempio non pagare i le tasse/tributi anche se di difficile applicazione ma è arma molto più potente di uno che si va adar fuoco davanti a equitalia.
    Lo stallo dei "forconi" – camionisti siciliani di qualche anno fa avrebbe prodotto molti più effetti ( se fossero rimasti compatti invece che di suddividersi.) di qualsiasi manifestazion di piazza, scioperi della fame, della sete , salire sulle torri, sul quirinale ecc.

    Ormai le proteste di tipo "romantico" hanno fatto il loro tempo. Alla gente non gliene frega una cippa se uno si toglie dal mondo. Oggi è così, purtroppo. Almeno per me. 

     

     

  • Eshin

    Pare che l’abbia detto Gandhi:

    Prendi un sorriso, regalalo a chi non l’ha mai avuto.
    Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte.
    Scopri una sorgente, fa bagnare che vive nel fango.
    Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha pianto.
    Prendi il coraggio, mettila nell’animo di chi non sa lottare.
    Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla.
    Prendi la speranza e vivi nella sua luce.
    Prendi la bontà e donala a chi non sa donare.
    Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo.

  • marcoferro

    caro paolo barnard ti seguo sempre e la gabbia senza di te non la guardo più. i tuoi interventi erano la cosa migliore di quella trasmissione. ti reputo uno dei migliori giornalisti-divulgatori italiani. ma mi raccomando non fare questa cosa, la vita va custodita gelosamente perche è l’unica che abbiamo e non ritorna. non demoraliazzarti sei intelligente e in gamba motivi per combattere e lottare ci sono e ci saranno sempre. io continuerò a seguirti così come tutti quelli che ti apprezzano. io vivo in costarica se un giorno dovessi passare per la mia zona mi piacerebbe conoscerti. ciao da marco 71

  • SanPap

    Sono le 3.34 di notte e non riesco a dormire.

    Insonnia ?  No discoteca con casse a tutto volume e ubriachi che cantano a seguito.

    Oltre che non mi fanno dormire mi dovrei svenare per loro perché possano continuare a scassare la m…..a.

    Troppo, caro Paolo. Preferisco poltrona e succo d’arance rosse, e godermi lo spettacolo.  Quale spettacolo ?  A te la scelta tra quella buono e quella cattivo.

    Ma forse non c’è neanche bisogno di scegliere, uno tira l’altro.

  • RenatoT

    Io la vedo diversamente. 

    Tutto il mondo (probabilmente anche l’universo) è basato su un equilibrio tra predatori, prede e parassiti.
    Parassiti e prede sono la maggioranza.. Chi nasce per fare il parassita, e chi la preda..  i parassiti hanno anche il bonus di potersi attaccare sia alle prede che ai predatori. La natura è piena di questi esempi nelle piante, insetti, animali, microorganismi, batteri… se andiamo a vedere pure le molecole hanno un comportamento simile.
    Combattere questo sistema che si è evoluto da solo è praticamente impossibile…
    … come se le gazzelle avessero modo di trovare una strategia per non farsi piu’ mangiare dai leoni.
    Il risultato è che il sistema è in equilibrio così da sempre.. e non puo’ essere diverso. Una volta che i poteri forti avranno ridotto il numero delle prede, cominceranno a morire e con essi i parassiti connessi… dopodichè salirá il numero delle prede… e cosi dei predatori e parassiti.
    In natura nessuno si puo’ permettere di dormire con tutti e due gli occhi chiusi… noi ci illudiamo di poterlo fare…. mentre ci stanno fottendo in altri modi… e piu’ pensiamo di essere al sicuro e piu’ ci fottono. Ormai questo dovrebbe essere chiaro un po a tutte le "prede" un po informate.
    La cosa buona è che si puo’ scegliere che tipo di preda essere, di gruppo come le gazzelle o una preda che vive con il partner e i piccoli in cima ad un albero… ben conscia che basta un momento di distrazione… per perdere tutto.
    Essere cosi richiede molta piu’ attenzione che brucare in mezzo ad un gruppo di decine di migliaia di gazzelle e correre quando corrono tutti.
    Il brutto è che ci stanno fottendo a 360 gradi.. dalla nascita… e Paolo, che stimo, non si è ancora accorto che quello per cui combatte … è il meno…. palestina, israele, usa, austeritá, denaro. Ci sono poteri che stanno fottendo anche i poteri forti,  e uccidono piu’ persone di quelle che muoiono oggi in africa o asia per le guerre o missioni umanitarie.
    La usano droni, menzogne e bombe, in occidente altri metodi. 
    Paolo, andare dai leoni a farsi mangiare… non è naturale… servirebbe solo a salvare le altre prede… anche quelle stupide che i leoni avrebbero catturato al posto tuo.
    Il mondo perfetto non puo’ esistere… perchè il mondo è finito e ha risorse finite.
    Io mi sento e vivo come un Suricata.
  • temuchindallaCina

    Mi dispiace ma perdere la vita per quel potere in modo che ridano di me no, io sempre sceglierò l’opzione numero 2, sempre pronto!

  • temuchindallaCina

    Ovviamente più coraggioso!

    E poi i monaci che si immolano per il Dalai Lama, non hanno cambiato proprio nulla.

  • temuchindallaCina

    Quando Pannella faceva gli pseudo scioperi della fame e della sete, poi, in separata sede si beveva cappuccino e mangiava brioches, visto con i miei occhi, altro che palle!

  • albsorio

    La tua Paolo è una idea geniale 🙂 scriviva al Mossad 🙂 magari ti danno un lavoro 🙂

  • Faulken
    Riporto dalle foofle news del 11 dicembre 2016.
     
    Stoccolma. Si è svolta tra grande commozione la cerimonia per la
    premiazione del Premio Nobel per la Letteratura al celebre scrittore ed
    intellettuale italiano Umberto Eco.
    Da tempo nella rosa dei favoriti quest’anno ha finalmente raggiunto
    il prestigioso traguardo e il suo discorso, un atto d’amore per l’intelligenza e
    la passione per la cultura, resterà nella storia dell’umanità. L’intellettuale,
    che donerà l’intera somma del premio per la creazione di un centro di ricerca
    per la salvaguardia dei manoscritti antichi, è già al lavoro, grande il
    riserbo, alla sua nuova fatica letteraria.   
     
    Washington. Alcune persone, appartenenti ad un sedicente movimento di
    protesta "I Gandhi Bianchi" formatosi nel 2015 ad opera di un ex giornalista
    italiano, Paolo Barnard, hanno inscenato davanti alla sede del FMI, un tentativo
    di suicidio collettivo. La situazione è precipitata nel giro di pochi secondi
    quando, viste le forze dell’ordine avvicinarsi, i manifestanti, muniti di armi
    da taglio, hanno iniziato ad autoinfliggersi ferite. Un efferato gesto di
    "protesta" contro "Il Vero Potere", come si legge in uno degli scritti redatti
    dallo stesso Barnard, che ha perso la vita insieme ad altre 20 persone.
    L’ex giornalista e il suo movimento, da tempo, erano stati screditati
    unanimemente dalla comunità intellettuale internazionale.
     
    Parigi. Incredibile successo per la nuova performance di Lady Gaga, "A
    Lobe Dna Vih". Un lavoro che l’artista preparava da anni, ha visto il suo
    schiudersi nella splendida cornice del del Museo del Louvre.
    Alla prima, numerose le personalità del mondo dello spettacolo e della
    politica arrivate ad omaggiare la diva, spiccavano Dolce & Gabbana, Russell
    Crowe, David Lynch, Shakira e Christine Lagarde in compagnia del premier
    francese Marine Le Pen e del premier italiano Matteo Salvini. Incentrata sulla
    mutazione genetica delle specie pericolose, Lady Gaga ha indossato una serie di
    abiti ispirati alle criptiche forme dei più conosciuti virus letali.

    Grecia. Commissariata ormai da 12 mesi, la situazione, degenerata dopo
    la fuga dell’ex premier Alexis Tsipras in Cile, non vede ancora una soluzione
    risolutiva. L’esercito internazionale europeo controlla

    la maggior parte delle città
  • mago

    Bravissimo,anche il cancro malattia talmente intelligente alla fine stupidamente uccide chi lo ospita facendo poi la stessa fine…..se ammazzi la mucca poi non hai piu`latte ma questo sembra non sia il loro problema…

  • mago
    Stesso problema ma qualche scarpa o secchio di acqua lo tiro dopo aver fatto presente al padrone di casa la situazione…una volta dove abitavo prima un arzillo signore si presento`in pigiama in disco con una motosega accesa ….la security fu la prima a scappare…da allora ci fu meno casino …ma del signore non so dire…questo non era Gandhiano…
  • Marte

    Non sarebbe un martirio: sarebbe un suicidio. Un atto corale di questo tipo verrebbe strumentalizzato dai media, al punto da divenire la leva per mezzo della quale screditare ogni concetto espresso in passato. L’atto sarebbe assimilato al suicidio di massa di una setta, i cui membri sono succubi del "guru". Il martirio, invece, si concretizza nella lotta quotidiana contro un avversario che ha già vinto. In tale accezione, l’obiettivo non è la vittoria, bensì l’irriducibile difesa della propria integrità di pensiero.

  • ProjectCivilization

    e che dire delle mezze stagioni ?

  • illupodeicieli

    Neanche i famosi "scudi umani".

  • ProjectCivilization

    anche quello e’ un comportamento sterile . L’alternativa sono le oasi , introdurre una Cultura della collaborazione , senza aspettarsi grandi numeri , e darsi quella qualita’ della vita che I ciechi , sia quelli al potere che gli sfruttati , non hanno . E da li tentare una operazione educative basata sull’esempio . In ogni caso , la stupidita’ media , non e’ colpa degli intelligenti . Che non devono , percio’ , deprimersi troppo . Concentriamoci sul fattibile , senza sottovalutare che siamo , almeno , dieci volte troppi sulla terra .

  • SanPap

    ottima idea ma :

    1) la distanza da casa mia alla discoteca è di poco meno di 2 km in linea d’aria (pensa a che volume stanno le casse; tra casa mia e la discoteca c’è un grande ospedale, pensa come sono felici i degenti)

    2) i gestori non sono casinari di basso livello; Mafia Capitale ti dice nulla ? un vicino ch’è andato a protestare è stato accolto con la pistola in evidenza su un tavolo.

    3) I Carabinieri ci sono andati diverse volte, abbassano il volume per qualche minuto fino a quando la pattuglia non si è allontanata, poi ricominciano. Polizia municipale, Polizia provinciale, Polizia di stato neanche rispondono alle chiamate.

  • TitusI

    Rileggi il post, forse non hai capito bene…

  • poisonedtooth

    Povero Barnard, quanto tempo, intelletto, energie, volontà e fegato sprecati.
    E pensare che la soluzione certa e molto più semplice da attuare rispetto alla scelta tra martirio e omicidio sarebbe quella di smettere di consumare le Loro merci: il Sistema di potere basato sulla totale dipendenza delle masse dalla struttura Stato-Banca-Ipermercato si sgretolerebbe in pochi mesi riconsegnando all’individuo la propria libertà.
    Purtroppo se c’è una cosa che gli individui "occidentali" odiano con tutte le forze è proprio la libertà, essi non hanno i testicoli sufficientemente sviluppati per assumersi la responsabilità verso se stessi e il loro intorno, che la libertà vera porta con se e quindi scelgono di vivere subordinati a regole e leggi (politiche, economiche, etiche) che altri scelgono per loro, indipendentemente dalla bontà di quelle regole.

    DISCORSO SULLA SERVITÙ VOLONTARIA

    di Etienne De La Boétie (1530-1563)

    […] Per ora vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini,
    tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che
    non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di
    nuocere se non in quanto viene tollerato e non potrebbe far male ad
    alcuno, se non nel caso che si preferisca sopportarlo anziché
    contraddirlo. E’ un fatto davvero sorprendente e nello stesso tempo
    comune, tanto che c’è più da dolersene che da meravigliarsene, vedere
    milioni e milioni di uomini asserviti come miserabili, messi a testa
    bassa sotto ad un giogo vergognoso non per costrizione di forza maggiore
    ma perché sembra siano affascinati e quasi stregati dal solo nome di
    uno di fronte al quale non dovrebbero né temerne la forza, dato che si
    tratta appunto di una persona sola, né amarne le qualità poiché si
    comporta verso di loro in modo del tutto inumano e selvaggio. […]

    Ma se cento, se mille persone si lasciano opprimere da uno solo chi
    oserà ancora parlare di viltà, di timore di scontrarsi con lui, anziché
    affermare che si tratta di mancanza di volontà e di grande abiezione? E
    se vediamo non cento o mille persone, ma cento villaggi, mille città,
    milioni di uomini che non fanno nulla per attaccare e schiacciare uno
    solo che li tratta nel migliore dei casi come servi e schiavi, come
    potremo qualificare un simile fatto? Si tratta ancora di viltà? Ma in
    tutti i vizi ci sono dei limiti oltre i quali non si può andare; due
    uomini, ammettiamo anche dieci, possono aver paura di uno. Ma se mille
    persone, che dico, mille città non si difendono da uno solo questa non è
    viltà, non si può essere vigliacchi fino a questo punto, così come aver
    coraggio non significa che un uomo si debba metter da solo a scalare
    una fortezza, attaccare un’armata, conquistare un regno! Che razza di
    vizio è allora questo se non merita neppure il nome di viltà, se non si
    riesce a qualificarlo con termini sufficientemente spregevoli, se la
    natura stessa lo disapprova e il linguaggio rifiuta di nominarlo?

    […]

    Va aggiunto inoltre che non c’è bisogno di combattere questo tiranno,
    di toglierlo di mezzo; egli viene meno da solo, basta che il popolo non
    acconsenta più a servirlo. Non si tratta di sottrargli qualcosa, ma di
    non attribuirgli niente; non c’è bisogno che il paese si sforzi di fare
    qualcosa per il proprio bene, è sufficiente che non faccia nulla a
    proprio danno. Sono dunque i popoli stessi che si lasciano, o meglio, si
    fanno incatenare, poiché col semplice rifiuto di sottomettersi
    sarebbero liberati da ogni legame; è il popolo che si assoggetta, si
    taglia la gola da solo e potendo scegliere fra la servitù e la libertà
    rifiuta la sua indipendenza, mette il collo sotto il giogo, approva il
    proprio male, anzi se lo procura. Se gli costasse qualcosa riacquistare
    la libertà non continuerei a sollecitarlo; anche se riprendersi i propri
    diritti di natura e per così dire da bestia ridiventare uomo dovrebbe
    stargli il più possibile a cuore. Tuttavia non voglio esigere da lui un
    tale coraggio; gli concedo pure di preferire una vita a suo modo sicura
    anche se miserabile ad una incerta speranza in una condizione migliore.

    Ma se per avere la libertà è sufficiente desiderarla con un semplice
    atto di volontà si troverà ancora al mondo un popolo che la ritenga
    troppo cara, potendola ottenere con un desiderio? Può esistere un popolo
    che non se la senta di riavere un bene che si dovrebbe riscattare a
    prezzo del proprio sangue, un bene la cui perdita rende insopportabile
    la vita e desiderabile la morte, almeno per chi ha un minimo di dignità?
    Come il fuoco che da una piccola scintilla si fa sempre più grande e
    più trova legna più ne brucia, ma si consuma da solo, anche senza
    gettarvi sopra dell’acqua, semplicemente non alimentandolo, così i
    tiranni più saccheggiano e più esigono, più distruggono e più ottengono
    mano libera, più li si serve e più diventano potenti, forti e disposti a
    distruggere tutto; ma se non si cede al loro volere, se non si presta
    loro obbedienza allora, senza alcuna lotta, senza colpo ferire,
    rimangono nudi e impotenti, ridotti a un niente proprio come un albero
    che non ricevendo più la linfa vitale dalle radici subito rinsecchisce e
    muore.

    Gli uomini coraggiosi per conquistare il bene che
    desiderano non temono di affrontare il pericolo; la gente intraprendente
    non rifiuta la fatica. Invece gli uomini deboli e pressoché storditi
    non sanno né sopportare il male, né ricercare il bene, limitandosi a
    desiderarlo. La debolezza del loro animo toglie loro l’energia per
    arrivare al bene; mantengono solo quel desiderio che è insito nella
    natura umana. Questa aspirazione è comune ai saggi e agli ignoranti, ai
    coraggiosi ed ai pusillanimi e fa sì che essi continuino ad avere il
    desiderio di tutte quelle cose che li potrebbero rendere felici. In una
    sola cosa, non so come mai, sembra che la natura venga meno così che gli
    uomini non hanno la forza di desiderarla: si tratta della libertà, un
    bene così grande e dolce che una volta perduto vengono dietro tutti i
    mali, mentre tutti i beni che solitamente l’accompagnano, corrotti dalla
    servitù, non hanno più né gusto né sapore.

    E’ così che gli
    uomini tutto desiderano eccetto la libertà forse perché l’otterrebbero
    semplicemente desiderandola; è come se si rifiutassero di fare questa
    conquista perché troppo facile. Povera gente insensata, popoli ostinati
    nel male e ciechi nei confronti del vostro bene! Vi lasciate portar via
    sotto gli occhi tutti i vostri migliori guadagni, permettete che
    saccheggino i vostri campi, rubino nelle vostre case spogliandole dei
    vecchi mobili paterni. Vivete in condizione da non poter più vantarvi di
    tenere una cosa che sia vostra; e vi sembrerebbe addirittura di
    ricevere un gran favore se vi si lasciasse la metà dei vostri beni,
    delle vostre famiglie, della vostra stessa vita.

    E tutti questi
    danni, queste sventure, questa rovina vi vengono non da molti nemici ma
    da uno solo, da colui che voi stessi avete reso tanto potente; è per suo
    amore che andate così coraggiosamente in guerra, è per la sua vanità
    che non esitate ad affrontare la morte. Costui che spadroneggia su di
    voi non ha che due occhi, due mani, un corpo e niente di più di quanto
    possiede l’ultimo abitante di tutte le vostre città. Ciò che ha in più è
    la libertà di mano che gli lasciate nel fare oppressione su di voi fino
    ad annientarvi. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se
    non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per prendervi
    se non è da voi che le ha ricevute? E i piedi coi quali calpesta le
    vostre città non sono forse i vostri? Come fa ad avere potere su di voi
    senza che voi stessi vi prestiate al gioco? E come oserebbe balzarvi
    addosso se non fosse già d’accordo con voi? Che male potrebbe farvi se
    non foste complici del brigante che vi deruba, dell’assassino che vi
    uccide, se insomma non foste traditori di voi stessi?

    Voi
    seminate i campi per farvi distruggere il raccolto; riempite di mobili e
    di vari oggetti le vostre case per lasciarveli derubare; allevate le
    vostre figlie per soddisfare le sue voglie e i vostri figli perché il
    meglio che loro possa capitare è di essere trascinati in guerra,
    condotti al macello, trasformati in servi dei suoi desideri e in
    esecutori delle sue vendette; vi ammazzate di fatica perché possa
    godersi le gioie della vita e darsi ai piaceri più turpi; vi indebolite
    per renderlo più forte e più duro nel tenervi corta la briglia. Eppure
    da tutte queste infamie che le bestie stesse non riuscirebbero ad
    apprendere e che comunque non sopporterebbero, potreste liberarvi se
    provaste, non dico a scuotervele di dosso, ma semplicemente a desiderare
    di farlo. Siate dunque decisi a non servire mai più e sarete liberi.
    Non voglio che scacciate il tiranno e lo buttiate giù dal trono; basta
    che non lo sosteniate più e lo vedrete crollare a terra per il peso e
    andare in frantumi come un colosso a cui sia stato tolto il basamento.

    Certo, i medici dicono che è inutile tentare di guarire le piaghe
    incurabili e in questo senso ho forse torto a voler dare consigli al
    popolo che da molto tempo ha perso del tutto conoscenza riguardo al male
    che l’affligge e proprio perché non lo sente più dimostra ormai che la
    sua malattia è mortale.

    […]

    Ma forse non vale la pena
    discutere se la libertà sia naturale, dato che è impossibile tenere
    qualcuno in schiavitù senza fargli un grande torto e nessuna cosa al
    mondo è più contraria alla natura, dove tutto è razionale, della
    ingiustizia. Dunque la libertà è naturale e a mio giudizio siamo nati
    non solo padroni della nostra libertà ma anche dotati della volontà di
    difenderla.

    […]

    Vi sono tre tipi di tiranni: alcuni
    ottengono il potere in base alla scelta del popolo; altri con la forza
    delle armi; gli ultimi infine per successione dinastica.

    Coloro
    che l’hanno avuto per diritto di guerra si comportano nel modo che tutti
    ben conoscono, trovandosi, come si usa dire, in terra di conquista. Chi
    invece nasce re non è certo migliore, anzi essendo nato e cresciuto in
    seno alla tirannia la natura di despota l’ha succhiata con il latte:
    considera infatti i popoli che gli sono sottomessi alla stregua di servi
    avuti in eredità e, secondo l’inclinazione che si ritrova, tratta il
    regno da avaro o da scialacquatore come fosse cosa sua propria. Infine
    per quanto riguarda colui che ha ricevuto il potere dal popolo, mi
    sembra che dovrebbe essere più sopportabile e credo lo sarebbe se non
    fosse per il fatto che una volta vistosi innalzato sopra tutti gli
    altri, gonfiato da un sentimento che non saprei definire ma che tutti
    chiamano senso di grandezza, decide di non scenderne più.

    Di
    solito poi costui fa conto di lasciare ai figli il potere che il popolo
    gli ha affidato; e dal momento che essi si mettono in testa questa idea è
    uno spettacolo tremendo osservare come sanno superare in ogni tipo di
    vizi e perfino in crudeltà gli altri tiranni, non trovando altro metodo
    per rafforzare la nuova tirannia se non quello di accrescere la
    schiavitù e di sradicare la libertà dall’animo dei loro sudditi a tal
    punto che, per quanto l’abbiano ben presente nella memoria, riescono a
    fargliela perdere. Così, a dir la verità, vedo che tra i vari tipi di
    tirannide vi è qualche differenza ma non noto che vi sia la possibilità
    di una scelta, poiché pur essendo diverse le vie per arrivare al potere
    il modo di regnare è sempre più o meno lo stesso. Coloro che sono eletti
    dal popolo lo trattano come un toro da domare; chi ha conquistato il
    regno pensa di avere su di lui il diritto di preda; chi infine lo ha
    ereditato considera i sudditi come suoi schiavi naturali.

    A
    questo proposito però vorrei chiedere: ammettiamo per caso che oggi
    nasca un tipo di gente del tutto nuovo, non abituata alla servitù né
    allettata dalla libertà, che non sappia assolutamente nulla dell’una e
    dell’altra cosa se non a malapena i nomi; se a costoro venisse
    presentata l’alternativa tra l’esser servi o il vivere liberi secondo
    quelle leggi che stabiliranno fra loro di comune accordo, che cosa
    sceglierebbero? Non c’è dubbio che avrebbero più caro ubbidire soltanto
    alla ragione piuttosto che servire ad un uomo, a meno che siano come
    quei d’Israele che senza alcuna costrizione o necessità si crearono un
    tiranno (3). E devo confessare che non riesco mai a leggere la storia di
    questo popolo senza provare una stizza tale da diventare quasi inumano
    nei suoi confronti, arrivando al punto di rallegrarmi per tutte le
    disgrazie che gli sono poi capitate.

    Certamente perché tutti gli
    uomini (fin quando almeno hanno qualcosa di umano) si lascino
    assoggettare è necessario una delle due: esservi costretti o ingannati.
    Costretti dalle armi straniere, come Sparta e Atene dall’esercito di
    Alessandro, o dalle fazioni in gioco, come il governo di Atene prima di
    cadere nelle mani di Pisistrato. Per inganno gli uomini perdono sovente
    la loro libertà; in questo un poco sono sedotti da altri, più spesso
    però accade che siano loro stessi ad ingannarsi.

    […]

    E’
    pur vero che all’inizio l’uomo serve a malincuore, costretto da forza
    maggiore; ma quelli che vengono dopo, non avendo mai visto la libertà e
    non sapendo neppure cosa sia, servono senza alcun rincrescimento e fanno
    volentieri ciò che i loro padri hanno fatto per forza. E così gli
    uomini che nascono con il giogo sul collo, nutriti e allevati nella
    servitù, senza sollevare lo sguardo un poco in avanti si accontentano di
    vivere come sono nati, e non riuscendo a immaginare altri beni e altri
    diritti da quelli che si sono trovati dinnanzi prendono per naturale la
    condizione in cui sono nati. E tuttavia non c’è erede tanto spensierato e
    incurante che qualche volta non dia un’occhiata ai registri di famiglia
    per vedere se gode di tutti i diritti di successione o se invece non
    sia avvenuta qualche macchinazione contro di lui o contro i suoi
    predecessori. Ma è anche vero che la consuetudine, la quale ha un grande
    influsso su tutte le nostre azioni, esercita il suo potere soprattutto
    nell’insegnarci a servire, e come Mitridate che si abituò a bere il
    veleno, ci rende alla fine assuefatti a trangugiare normalmente il
    veleno della servitù senza sentirne l’amaro.
    […]

    In effetti
    questa è la tendenza naturale della plebaglia che solitamente si
    ritrova più numerosa nelle città: è sospettosa nei riguardi di chi le
    vuol bene mentre è ingenua e pronta a tutto verso chi l’inganna. Non vi è
    uccello che si lasci prendere così agevolmente nella pania o pesce che
    abbocchi in fretta all’amo quanto facilmente si facciano allettare dalla
    schiavitù tutti i popoli appena ne avvertono il più leggero profumo
    sotto il naso.

    Ed è veramente una cosa fuori dal comune vedere
    come cedano sull’istante alla minima lusinga: teatri, giochi, commedie,
    spettacoli, gladiatori, animali esotici, esposizioni di medaglie e di
    vari dipinti, e altre droghe di questo tipo costituivano per i popoli
    antichi l’esca per la schiavitù, il prezzo della loro libertà, gli
    strumenti della tirannia; insomma tutto un sistema congegnato dagli
    antichi tiranni per addormentare i sudditi sotto il giogo. Così i
    popoli, inebetiti e incantati da simili passatempi, divertendosi in modo
    insulso con quei piaceri che venivano fatti passare davanti ai loro
    occhi, si abituavano a servire in questo modo del tutto sciocco, peggio
    ancora dei bambini che imparano a leggere per via delle immagini
    colorate e delle miniature che si trovano sui libri. A tutti questi
    stratagemmi i tiranni romani aggiunsero l’usanza di festeggiare spesso
    le decurie pubbliche (10) prendendo per la gola questa gente abbrutita
    che non aspettava altro; il più accorto e intelligente fra tutti costoro
    non avrebbe dato il suo piatto di minestra per scoprire la libertà
    della repubblica di Platone. In queste occasioni i tiranni facevano i
    generosi distribuendo quarti di grano, qualche sestario (11) di vino e
    un po’ di sesterzi; ed allora era davvero uno spettacolo penoso sentir
    gridare viva il re! Quegli sciocchi non si accorgevano che stavano
    semplicemente recuperando una parte dei propri beni e che anche quel
    poco che stavano ricevendo poteva essere donato dal tiranno solo perché
    prima li aveva derubati. In tal modo nel giorno di festa la gente
    raccoglieva sesterzi e gozzovigliava ringraziando Tiberio o Nerone per
    la loro generosità per poi essere costretti il giorno dopo a consegnare i
    propri beni, i figli, la vita stessa all’avidità, alla lussuria e alla
    crudeltà di questi magnifici imperatori, senza osar dire una parola,
    muti come un sasso, e senza fare il minimo movimento, immobili come
    piante. La plebaglia si è sempre comportata in questo modo: subito
    disposta a perdersi nei piaceri che onestamente non potrebbe accettare,
    insensibile al torto e alle sofferenze che non dovrebbe ulteriormente
    sopportare.

    […]

    Chi pensa che le alabarde, le
    sentinelle, le squadre di ronda proteggano il tiranno secondo me si
    sbaglia di grosso. Credo che gli siano d’aiuto più come cerimoniale o
    come spauracchio che non per la fiducia che dovrebbe avere in tutto
    questo apparato di difesa. Gli arcieri impediscono di entrare a palazzo
    agli sprovveduti senza mezzi, non a chi è ben armato e agli uomini
    d’azione. […] Non sono gli squadroni a cavallo, non sono le schiere di
    fanti, non sono insomma le armi a difendere il tiranno; capisco che al
    primo momento è difficile crederlo ma è così. Sono sempre cinque o sei
    persone che lo mantengono al potere e gli tengono tutto il paese in
    schiavitù. E’ sempre stato così: questi cinque o sei hanno avuto la
    fiducia del tiranno e, sia perché si son fatti avanti da soli sia perché
    il tiranno stesso li ha chiamati, sono diventati complici delle sue
    crudeltà, compagni dei suoi divertimenti, ruffiani dei suoi piaceri,
    soci nello spartirsi il frutto delle ruberie. Questi sei personaggi
    inoltre tengono vicino a sé seicento uomini dei quali approfittano
    facendo di loro quel che han fatto del tiranno.

    I seicento a loro
    volta ne hanno seimila sotto di sé ai quali conferiscono onori e
    cariche, fanno assegnare loro il governo delle province oppure
    l’amministrazione del denaro pubblico così da ottenerne valido sostegno
    alla propria avarizia e crudeltà, una volta che costoro abbiano imparato
    a mettere in atto le varie malefatte al momento opportuno; d’altra
    parte facendone di ogni sorta questi seimila possono mantenersi solo
    sotto la protezione dei primi e sfuggire così alle leggi e alla forca.

    […]

    Così appena il re diventa tiranno tutta la feccia del regno, e non
    intendo con questa un branco di ladruncoli conosciuti da tutti che in
    una repubblica possono fare ben poco, sia in bene che in male, bensì
    tutti coloro che sono posseduti da un’ambizione senza limiti e da
    un’avidità sfrenata, si raggruppano attorno a lui e lo sostengono in
    tutti i modi per aver parte al bottino e diventare essi stessi tanti
    piccoli tiranni sotto quello grande. Allo stesso modo si comportano i
    grandi ladri e i famosi corsari: gli uni fanno scorribande per il
    territorio, gli altri pedinano i viaggiatori; i primi tendono imboscate,
    i secondi stanno in agguato; questi trucidano e quelli spogliano; e pur
    essendoci tra loro vari ranghi in ordine d’importanza, i primi semplici
    esecutori, gli altri capi della banda, alla fine però non c’è nessuno
    di loro che non abbia avuto la sua parte, se non proprio al bottino
    principale, almeno a qualche frutto delle rapine. Così il tiranno
    opprime i suoi sudditi, gli uni per mezzo degli altri, e viene difeso
    proprio da chi, se non fosse un buono a nulla, dovrebbe temere di essere
    attaccato; secondo il detto che per spaccare la legna ci vogliono dei
    cunei dello stesso legno.

  • bonaveri

    Paolo…
    Ti scrivo e mi espongo ai lettori di CDC (che è oramai l’ultimo sito le cui letture trovo talvolta sostenibili a livello intellettuale)
    senza rileggere, correndo il rischio di non spiegarmi bene e dimenticare passaggi utili ad esplicitare meglio la mia personale opinione (oltre a ripetizioni, errori di battitura eccetera).
    Ti conosco personalmente , pur non essendomi mai, probabilmente, presentato a te.
    il mio quinto ed ultimo disco, LA STAFFETTA, racconta proprio la sconfitta, perché sostengo da un decennio che è proprio dall’idea della condizione di sconfitti che si deve ripartire.
    Se tutti, specialmente le nuove generazioni, sapessero DAVVERO inquadrare la propria condizione esistenziale all’interno della sconfitta avremmo alcuni significativi risultati:
    1) cesserebbero di lasciare incanalare le energie residue in movimenti di reazione prestabiliti e pilotati per ammortizzare ed incanalare il dissenso.
    2) inizierebbero, per dirla alla Calvino, a cercare CHI e COSA in mezzo all’inferno non è Inferno, e farlo durare e dargli spazio (e ci ho fatto il disco "Città invisibili" su questo concetto).
    3) La condizione di sconfitti aiuterebbe a stemperare l’aspirazione leaderistica, solipsistica ed onanistica di aspiranti quanto inutili protagonisti: un movimento di massa necessita di un po’ più di massa e meno fenomeni.
    4) Porrebbe le basi per eventuali reazioni future realizzabili e plausibili
    5) Creerebbe la selezione naturale che manca, quella vera: in un’idea di sconfitta, solo i martiri od aspiranti tali aderìrebbero a movimenti VERI di resistenza (chi è disposto a giocare per perdere davvero?). Ho partecipato alla nascita di una quantità di formazioni politiche impressionante ( a partire dal suonare a Bologna al primo V-Day fino a liste civiche in formazione a Bologna per “prendere la città” il prossimo anno…robetta)  dove finti “rivoluzionari” si allineavano solo perché convinti che un antagonismo fosse possibile, cercando di mettere le mani preventivamente su qualche posticino di futuro “finto” potere.
    SI ricomincia da i pochi, veri, che sanno di non avere davvero più nulla da perdere.

    Come si agisce da sconfitti?
    Si comincia a lavorare partendo dall’inarrestabile bruciare di questa sconfitta in un progetto a lungo termine, fatto di piccoli obiettivi raggiungibili, capaci quindi di disegnare un piccolo orizzonte di senso immediato al nostro resistere. Non si lavora per cambiare il mondo, così come non si aiuta l’umanità, che non ha un volto e non bussa alla tua porta. Si lavora nel microcosmo sapendo che ogni conquista destabilizza il potere. Lo vedo alla fine dei concerti, dove le persone recepiscono e condividono. Peccato che arrivati a casa accendono la TV e si ritrovano Fedez. Ci vuole tempo affinché accada che una sera non accendano la TV, e vadano a coricarsi riflettendo ancora un poco su quello che hanno ascoltato.
    Il linguaggio in primis – e mi rendo conto che questa mia risposta non depone in favore di questo, ma sto scrivendo sconclusionatamente e spero si voglia andare al succo senza idiote polemiche – è da riconquistare.
    Subito.
    (L’educazione emotiva no… c’è poco da fare purtroppo. Purtroppo ognuno ha il bagaglio emotivo che si merita. E’ il grande dramma e la causa vera della sc onfitta, secondo me.)
    Sto lavorando su questa base da almeno 5 anni, e nel mio piccolo mondo vedo i risultati tra universitari che mi contattano per discutere, ragionare… lo vedo dagli anziani che mi fermano per testimoniare il loro sostegno e lo sdegno nel sapermi relegato ai bordi del mainstream, lo vedo dalle persone.
    So di avere perso, e che le scelte che ho fatto mi hanno messo al di fuori dei circuiti della fama e del successo mediatico.
    Non ne soffro più, perché pur consapevole di essere una delle realtà cantautorali più importanti in Italia ( e poche seghe mentali, è così) so che la mia sconfitta consiste nell’essere osteggiato dai personalismi dei mediocri che lasciano fuori dai giochi coloro i quali possono creare uno standard (questo al di fuori del gusto personale, perché di contenuti si parla): a partire dai critici musicali per arrivare alle major – ho abbandonato io, IO,  Warner rescindendo il contratto dopo il primo disco (SCIVOLA VIA), e sì che nel mio contratto c’erano 4 cd e due live, solo perché non avevo nessuna intenzione di servire oltre QUEL sistema – chi lo farebbe oggi? Chi lo fa oggi?.
    Mi sono giocato la carriera per contrastare l’annichilimento intellettuale e testimoniare la realtà del sistema, ma a chi interessa davvero?
    Chi è stato disposto in questi anni a cercarmi, e magari trovandomi a testimoniare la mia esistenza? Pochissimi, e chissene.
    Paolo, stai attento…  il rischio è ambire all’autodistruzione perché sofferenti dell’impossibilità di essere riconosciuti.
    Il martirio dei santi è egoismo, diciamolo chiaramente. E’ barattare qualche ora di dolore CONVINTI di un premio inenarrabile nell’aldilà, o alla meno peggio nello sperare di diventare un eroe da morti. E’ avidità, bieca. Sarai efficace quando accetterai lo scomparire di te e del tuo ego (pur facendo il possibile per farti comunque riconoscere) per essere funzionale alla causa che ti prefiggi di sostenere, agendo.
    Ecco che quest’anno ho fatto un nuovo disco, che ovviamente nessuno si incula e  sto finendo di scrivere quello nuovo. Lascio che il mio ego giochi con i suoi sogni permettendomi così di alimentare il mio operato perché mi faccio bastare che talvolta qualcuno sia disposto a riconoscermi e ringraziarmi per la tenacia e l’onestà intellettuale.
    Se mi brucia essere costretto all’oscuramento? Certo che sì! Chi fa il mio lavoro si compiace del riconoscimento del pubblico, ha bisogno di soddisfare il proprio egoncentrismo… ma non ne fa una ragione di vita: riconosce il mostro e ngli trova il cortile nel quale giocare. Soprattutto, cerca di andare oltre.

    Unitamente al fronte del lavoro sul linguaggio, occorre lavorare contestualmente testimoniando il proprio agire e con i sensi tesi per captare quelli su cui contare. Occorre mettere a disposizione le proprie esperienze di vita per formare i giovani (sapessi con quanti giovani aspiranti cantautori cerco di focalizzare il lavoro su questi temi) per tentare di mantenere viva la scintilla, sperando possa a breve termine scaldare un angolo di Inferno (non mi illudo al momento possa incendiare il palazzo del re… mi illuderò quando e se sarà anche solo immaginabile per massa critica).

    E’ che non ci riuniamo, non abbiamo voglia alcuna di conoscerci, di scoprirci… perché il germe dell’autoreferenzialità, il cancro della solitudine massificata da social ci ha sconfitti nel bisogno di lavorare assieme.
    Sto portando in giro uno spettacolo (EUTERPE) che lega la poesia classica alla canzone d’autore, anche nelle scuole. te stai a Bologna, vieni il 18 alla Festa PD due madonne a Bologna e vieni a vedermi. Vieni a vedere come si può instaurare il germe nelle persone andando tra le fila del potere. Linguaggio. Parole come onestà, giustizia, EQUITA’ , e tante altre restituite nel loro senso vero, per lasciarle ad agire nel profondo dell’inconscio delle persone affinché siano capaci da soli di COGLIERE LE DIFFERENZE tra il significato vero e quello che il potere vuole attribuirgli per perpetrare l’inganno. Piccoli passi, ma parla e fai domande alle persone alla fine dello spettacolo, senza voler loro SPIEGARE, e scoprirai che da soli ci arrivano.
    Noi possiamo essere solo strumenti, non leader o profeti. Lascia che ci arrivino da soli, SENZA RICONOSCERTI.
    Vieni giovedì, Paolo. Ti regalerò la mia
    intera discografia, che se ascolterai potrebbe stupirti.

    Scusatemi tutti.

  • Moreno
    Davvero lo scopo di annunciare il proprio suicidio davanti all’ambasciata israeliana a Parigi  è quello di aiutare i palestinesi e di risolvere i problemi dell’Eurozona ?  

    ( perchè poi davanti l’ambasciata israeliana a Parigi ? )

  • sm

    qua, sotto all’himalaya
    i tibetani dicono che
    il vero eroe e’ colui
    che
    ( prima di fare l’eroe ndt )
    domina la propria mente

    su un
    piano piu’ pratico
    barnard non e’ Gandhi
    i palestinesi non sono gli
    indiani
    gli italiani poi…..

  • Teopratico

    Quali scuse? Anzi, il tuo commento lo trovo molto interessante.

  • Teopratico

    Acuto e onesto come sempre il pensiero di Barnard, specialmente quando individua il concetto di sconfitta che Pasolini aveva intuito decenni fa. Si dovrebbe partire, o ripartire, da lì come ha delineato bonaveri nel suo commento. Lasciamo perdere gli harakiri di massa che il buon Barnard minaccia pur di risvegliare i cadaveri viventi.

  • cardisem

    Ho dato una rapida occhiata al testo e ai commenti: può darsi che abbia capito male.
    Ma se così non, cosa devo intendere?

    Che Paolo Barnard al termine del suo “impegno” sia approdato alla pulsione di suicidio e di istigazione al suicidio?

    Non lo seguo su questa strada, anche se ho molti motivi per essere pure io gravemente insoddisfatto della nostra attuale situazione concreta…

  • bonaveri

    Le scuse sono nate spontaneamente. Sono consapevole che il mio post può sembrare lo sfogo di uno che non ha raggiunto la celebrità di Ligabue (lol), e le scuse servono ad affrancarmi da coloro i quali dovessero sentirsi infastiditi da questa presunta frustrazione. In realtà non sono frustrato, piuttosto sono incazzato, perché mi incazzo ogni qualvolta vedo un sopruso.
    L’essere oscurato è un sopruso che subisco da molto tempo e a volte mi ci incazzo anche per proteggere quel bambino che ciascuno di noi porta dentro.
    Grazie per la tua attenzione 😉

  • RenatoT

    Il cancro è una mutazione cellulare dovuta alla carenza di ossigeno e abbondanza di zucchero… ci siamo passati 10 anni fa… affrontato cosi.. sparisce e non si presenta piu’.

    I latticini generano osteoporosi e acidificazione. quindi la mucca al massimo si mangia e il suo latte è selezionato per allevare vitelli e farli crescere di 300 kg in pochi mesi… dato agli esseri umani genera malfunzionamenti e malattie croniche… i pediatri ringraziano.
    Non a caso in tv si vendono latticini, farine e zuccheri (generatori di maltattie croniche) , medicine (occultatori dei sintomi generati dai primi), debito e automobili.
  • RicardoDenner

    Quando il mondo disgusta è naturale il suicidio..ma quello dell’ego..della mente..non quello del corpo..che poi non risolve nulla..

    La tesi di Barnard è buddismo materializzato..ingrezzito ..degenerato..
    Io avevo queste pulsioni a 17 anni..poi ho capito che la vera lotta è uccidere non il proprio corpo..ma la volontà di potere che vive anche dentro di noi..e in tutte le cose..
    Ancora non ci sono riuscito…ma almeno questa possibilità rimane..che poi è l’unica cosa che può cambiare il mondo e renderlo più umano..cioè..super-umano..meno fetente..anche se qualche puzzetta è naturale che rimanga sempre.. 
  • ilsanto

    Sei pazzo, completamente. definitivamente, perdutamente pazzo. Se pensi che un uomo degno di questo nome si tagli le vene perchè non ha speranza allora oltre che pazzo sei un verme che incita all’olocausto io dico invece che nessuno mai dovrebbe suicidarsi, mai .

    Ma se proprio ritiene in cuor suo che non ha più le forze per sopportare il suo destino infausto bene che almeno si porti con se uno di quello 0,1% che l’ha distrutto, possibilmente qualcuno in più cosi che gli altri infelici trovino la speranza di un mondo migliore e gli arroganti inizino a pensare ai loro misfatti o almeno non dormano tranquilli.
  • Aironeblu

    La barnardata di oggi… Speriamo che questa volta si concretizzi!

  • mago
    Ti capisco..ora scendo a ripulire il posteggio dai cocci di bottiglia..anche da noi mafia ma estera..il casino lo fanno i ragazzi per bene.. la discoteca invece è isolata in modo impeccabile…visto che urinano mi ero ripromesso di andare in municipio a contraccambiare il favore ma sfortunatamente per lavoro non posso…
  • mago
    Ti capisco..ora scendo a ripulire il posteggio dai cocci di bottiglia..anche da noi mafia ma estera..il casino lo fanno i ragazzi per bene.. la discoteca invece è isolata in modo impeccabile…visto che urinano mi ero ripromesso di andare in municipio a contraccambiare il favore ma sfortunatamente per lavoro non posso…
  • Teopratico

    Se può sollevarti anche io ho rinunciato alla carriera, per non essere un ingranaggio del sistema, per vivere e lavorare più lentamente, o forse perché per un artigiano è disumano pagare tutte queste tasse. Certo nel tuo mestiere la popolarità é importante, ma se si fa il proprio lavoro bene le soddisfazioni vengono comunque e tu ne raccontavi a Barnard proprio nel tuo commento. Saluti e auguri.

  • cardisem

    Ho riletto con maggiore attenzione… Sto lavorando e sono stanchissimo in un bagno di sudore, ma faccio in questo modo una pausa di lavoro… Ognuno ha i suoi metodi…

    Fermo restando il rispetto umano per Barnard, penso che lui stesso abbia bisogno di un giudizio responsabile ed equilibrato sul suo dramma interiore che ha voluto rendere pubblico, come “pubblica” è l’idea di suicidio-martirio da lui enunciata.

    Obietto subito enunciando il (mio) Principio di Speranza. La Speranza è la vita stessa e non si può rinunciare nè alla vita né alla Speranza: è un principio metodologico perché ogni cosa possa esistere.

    Certamente, Paolo in economia ne sa più di me. Io ho studiata questa materia, ma per concluderne che non si tratta di una scienza da prendere sul serio. È una prassi politica che viene convertita in teoremi ad opera di intellettuali specializzati a questo scopo. Guai a prenderli sul serio e a perderci troppo tempo. Se si vuole governare e dirigere l’economia, bisogna governare prima la politica come philosophia prima. Il resto viene dopo…

    Il fatto che Paolo citi Gandi significa che non ha fatto migliori letture filosofiche. Io non sono un indiano, non sono mai andato in India e Gandi è per me solo un nome citato spesso da altri, ma la mia strada, il mio percorso non mi ha mai portato in… india.

    Di Barnard mi viene alla mente un piccolo particolare, a proposito di… “Olocausto”. Mi sembra che una volta si sia anche lui inchinato alla vulgata in questa materia, di cui io non sono e non voglio certo essere un “esperto”.

    Leggevo questa mattina una mostruosità che giunge dalla Germania, di cui si è fatto “sterminio” dal 1945 ad oggi…
    La stanchezza sta prendendo il sopravvento e non voglio andare su un terreno minato.

    Provo a concludere.

    Mettendo insieme Orwell, Huxley, Wells e tutti quegli autori che hanno provato a descrivere o a prevedere il mondo manipolato, io trovo che la realtà odierna abbia superato di gran lunga la loro immaginazione.

    E come se ne esce?

    Non certo con il suicidio ("martirio” di che?), l’istigazione al suicidio, la disperazione: sarebbe questo la vittoria finale del nostro «Nemico».

    Appunto, il «nemico» che va riconosciuto e smascherato: è questa l’unica strategia possibile. Se il “nemico”, quel “nemico”, è il nostro comune “nemico”, di noi tutti, del 99 %, e sappiamo riconoscerlo in tutte le sue forme e manifestazioni, inizia la nostra forza ed incomincia la sua fine…

    La nostra aggregazione non funziona sulla base della nostra “simpatia”, della nostra “filia”, ma sua percezione di un comune pericolo “mortale”…

    Il fatto che Paolo Barnard non abbia saputo riconoscere le conseguenze estreme del Processo di Norimberga, dove si confonde la figura classica del “nemico” con quella del “criminale”, ha portato di per sé a un imbarbarimento, a una ferocia, a un dissolvimento di ogni essenza metafisica dell’individuo…

    E qui mi fermo senza nessuna pretesa di essere stato chiaro, persuasivo, esaustivo… Io stesso provo stanchezza davanti allo scenario che ho appena aperto. Si tratta di riuscire a vedere… di riuscire a squarciare i veli… E poi diventa, forse, tutto più semplice… Anche la “decisione” da prendere… già, perché in fondo l’uomo è sempre e soltanto “decisione”…

  • Firenze137

    molto apprezzabile e sentito quello che scrivi, ma mi permetto di non condividerlo anche se in parte. Io partirei da dove dici " arrivi a casa accendi il TV e vedi Fedez".  tu sei un esemplare dell’homo sapiens che ha deciso di fare musica. Ovvio che tutto il tuo essere, la tua vita, la tua cultura,  la trasferisci nel fare musica. Le tue convinzioni, la tua lotta "da sconfitto" come dici tu. Hai un video su Youtube per raccogliere finaziamenti per il nuovo CD. Insomma ce la metti tutta per andare avanti con la preminenza – se non ho capito male – del messaggio di lottare per cambiare la società. Perchè fedez no allora?. Non sono innamorato di fedez. Ma magari anche lui sta cercando di fare un percorso parallelo al tuo. criticabile quanto vuoi, asservito se si vuole alle major, ma chi può dire di avere in tasca la ricetta giusta ?. Fare musica dal liscio alle composizioni di luigi nono non deve essere criticato per l’aspetto associato delle scelte degli inevitabili compromessi commerciali che ognuno di noi fa anche se minimamente si compra il cioccolato nestlè invece di quello equo e solidale. Io mi compro il cioccolato. Fedez reppa. Tu fai i tuoi dischi. Fai i tuoi concerti. La gente viene a sentirti. se gli piaci. se no no. La major fa il suo "bravo" business, martella le menti dei giovani perchè rincoglioniscano sempre di più con la musica da sballo. Ma lo sballo c’è PRIMA che la major sbatta i timpani dei poveri giovani. La major raccoglie gli umori nell’aria, li concima a dovere e ci fa pure il busicness. Fedez magari ha capito dove sta il marcio. prima lo diceva libermente. poi quando è diventato FEDEZ con la F maiuscola non glielo fanno più dire. MA questa non è una colpa. Insomma la musica è la musica. Il sociale è il sociale. L’inferno di cui tu parli non è altro (per me..) che la sommatoria di tante azioni di "convenienza" ( fare quello che ti conviene invece di quello che è giusto fare) che la gente persegue senza pensare. Fedez no strappa il contratto finchè la soglia di convenienza sua interiore, in base alle sue convinzioni TUTTE, non viene superata. MA questo limite-soglia non può essere uguale per tutti. Ho scritto a ruota libera magari non si capisce una cippa. Ma insomma concludo con il mio punto di vista del rispetto per chi suona e crea il più possibile in quanto tale. La facile critica a chi raccoglie consensi, e vende  per la sua creatività che spesso diventa una colpa, la eviterei se possibile. Ma è un mio modesto punto di vista. niente di più.   

  • Firenze137

    o.k. ci credo. ma il messaggio che arrivava ai "tempi d’oro" di Pannella era che lui "soffriva".. se non ricordo male venivano dati i valori delle analisi del sague, delle urine .. poi radio radicale passava la voce sofferente. insomma c’era di tutto e di più perchè il suo Satyagraha fosse reale e non una burletta come dici tu. MA oggi però tutto inutile.  

  • Teopratico

    Non sono d’accordo. Il tema della relazione fra srtr e potere é complesso, relativo alle epoche e soggettivo per gli artisti.Ogni artista ha una sua poetica e una sua coscienza, solo Fedez sa a quanta libertà ha rinunciato , trattandosi di libertà di espressione é sempre troppo. La questione ripeto é complessa e riguarda tutta la storia dell’uomo. Per esempio quel genio immenso di Michelangelo é riuscito sotto gli occhi di tutti, compresi noi contrmporanei, a creare il Giudizio che solo gli interventi "braghettoni" successivi lo allontanano dalla pornografia. Il tutto nel cuore del potere assoluto più potente di tutti i tempi. Tanto per fare un esempio…

  • Truman

    E chi ha fame si mangiasse le brioches.

  • Marilouise

    Caro Paolo,

    purtroppo ho capito anch’io, da qualche tempo, che i tentacoli dei Poteri Forti sono ormai infiltrati ovunque e dirigono a loro piacimento reggimenti di idioti soldatini. Sono giunta alle tue stesse conclusioni, provando, nel mio piccolo, la medesima impotenza. Anche la Rete è sotto il loro controllo, invasa da masse di ottenebrati incapaci di discernere.
    Ecco perchè condivido la tua scelta di abbandonare Sfasciacervelli e simili. 

    Se può consolarti, quindi, non sei solo.

    Ma l’atto estremo/dimostrativo che proponi non è ragionevole. Ammesso che trovasse consensi e seguaci, il gesto verrebbe neutralizzato, snaturato o ridicolizzato dai suddetti Poteri. In un batter di ciglia.

    Teniamo duro e restiamo umani.

  • bonaveri

    Capisco il tuo punto di vista.
    Devo anche riconoscere per onestà intellettuale che ho sparato il primo nome che mi è venuto in mente… Non ce l’ho particolarmente con Fedez.
    Stando in ambito musicale, provo a risponderti così, per chiarire:
    il fatto che Fedez si allinei o quantomeno si limiti non mi scandalizza, spesso è un modo per riuscire a lavorare "dal di dentro".
    Quello che mi lascia basito è come la massa del pubblico si allinei all’imposizione e riconosca per "politioco di rottura" il messaggio da questo veicolato.Dissenso controllato quindi innocuo. Mi demoralizza questo allinerasi delle persone al pensiero unico in un campo che viene definito arte, così come il chiamare pasta la porcheria sfornata da Barilla.
    Il potere serve direttamente a casa i suoi veleni con la scusa che così facendo ci risparmia la fatica di uscire e fare acquisti. E tutti a crearsi l’alibi cercando una giustificazione, quando non ce la forniscono direttamente gli "intellettuali" del sistema (critici, giornalisti, noi stessi già allenati in modo pavloviano al sistema.
    Non ho ambizioni per entrare lì, questo cerco di spiegare… è creare le condizioni affinché "non lì" si cerchino le finte medicine.
    Il piacere o meno non ha la sua cartina al tornasole nel circuito del mainstream, dove l’imposizione d il condizionamento fanno il lavoro sporco.
    Per un attimo credi alla mia buona fede: quando finisco un concerto, complici musicisti di altissimo livello (con me suonano il batterista di Gilbert in Italia, il chitarrista di branduardi e alice, il fiatista di De André, a volte Ellade Bandini, Roberto Manuzzi… per citarne alcuni) le persone arrivano dietro al palco e dicono "ma come mai non siete famosi?"
    Questo è il problema, e vano è spiegare loro che possono seguirti al di fuori di quella scatola, fare passaparola…arrivano a casa pieni di buoni propositi (parlare con il locale sotto casa, l’amministratore del teatro della loro provincia, l’organizzatore dell’evento della parrocchia…) poi accendono la tivù, e la magia si spegne.
    In questo senso alludevo a Fedez.
    Grazie anche a te per il prezioso scambio di opinioni.

  • Penelope

    Il martirio e il suicidio sono 2 cose completamente diverse. Soprattutto: LA NON-VIOLENZA E IL SUICIDIO SONO DUE COSE COMPLETAMENTE IN COMPATIBILI!
    E poi sono curiosa di sapere cosa avrebbe intenzione di fare quest’eroe… si suiciderà assieme ai poveretti che lo seguiranno? O lui resterà in vita, ma solo per portare avanti la lotta?…
    Quest’appello non solo non è costruttivo, è folle ed è discretamente demenziale… è pure in malafede!
    Gandhi si è forse suicidato?
    Non mi risulta…
    Qualcosa bisogna fare, è certo. Ma non si tratta né di imbracciare le armi, né di suicidarsi in massa.
    Bisognerebbe costruire altro e incrementare e stimolare la coscienza, non la barbarie.