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IO SO COSA AVREBBE DETTO CHE GUEVARA

DI FULVIO GRIMALDI

fulviogrimaldi.blogspot.it

Dall’alto al basso: Obama sopra, Raul sotto

Sul Malecon, lungomare dell’Avana, dove avevo filmato le centinaia di bandiere nere a ricordo delle vittime degli Usa (ora scandalosamente ammainate, mentre i tre Marines che avevano ammainato la bandiera Usa nel 1959, ora l’hanno rialzata: uno schiaffone al popolo cubano) e dai cui muri si giurava, sotto i volti del Che e di Fidel, eterna lotta all’imperialismo, ora sventolano, appaiate a quelle di Cuba, le bandiere a stelle e strisce, ad accogliere degnamente il papa.

Quelle che rappresentano un potere che ha ucciso col terrorismo oltre 3000 cubani e per 638 volte ha tentato di uccidere Fidel. Le stesse che le masse latinoamericane bruciano e calpestano in tutto il continente..Quelle che stanno nel logo del National Endowment for Democracy (NED) e di altre “Ong” analoghe, il bieco organismo cripto-Cia delle rivoluzioni colorate e dei regime change, a cui, in piena euforia riconciliatoria Cuba-Usa, il governo Obama ha proprio ora stanziato 30 milioni “per programmi di promozione della democrazia a Cuba e di rafforzamento della società civile”. Quelle di un paese cui Raul chiede di benevolmente rimuovere Cuba dalla lista dei paesi sponsor di terrorismo e che, essendo il massimo autore e mandante di terrorismo nel mondo, viene per questo applaudito

Quanto è onesto lei!

Ai molti, spesso comodamente sistemati in una solidarietà a Cuba che, se assicura continuità e tranquillità di status e benefit, vacanze e onorificenze, va perdendo ogni giustificazione ideologica, sarà entrata in un orecchio e subito uscita dall’altro la frase da Raul Castro rivolta a Obama “Lei è una persona onesta”. A quell’Obama che è il protagonista, con sette aggressioni e associato corredo terroristico, della più estesa carneficina della storia, impegnato nello stesso momento a sovvertire violentemente la comunità latinoamericana di cui Cuba è parte, a soffocare nel sangue o nell’usura istanze di libertà e diritti umani ovunque si manifestino, strumento della riduzione degli Usa a Stato di Polizia agli ordini di Wall Street, comandante in capo di un armageddon che dovrà distruggere la Russia e chiunque si opponga a questo Quarto Reich. Combacia, questo demenziale tributo all’onestà del serial killer yankee, con la promessa fatta al controrivoluzionario Bergoglio, travestito da Che Guevara per ri-uccidere Che Guevara, quando Raul gli ha detto: “Sono pronto a farmi cattolico e ad andare in chiesa a pregare”. Una bella boccata di “oppio dei popoli”.

La strada lastricata di buone intenzioni (quelle note) da tre pontefici cattolici, in connivenza-concorrenza con le dilaganti sette evangeliche Usa, non poteva non condurre verso l’inferno. Consapevole del contributo, Obama ha voluto rendere grazie per la “svolta” a Bergoglio. Se inferno è, come risulta facendo un giro d’orizzonte, il capitalismo nella sua attuale espressione forsennatamente necrofora. Fidel lo diceva fino a poco tempo fa. Strada che corre parallela alla marcia dalla nuova dirigenza politica del partito e del parlamento. Dissesto economico e relativo degrado sociale furono provocati, sì, dal bloqueo (peraltro ampiamente perforato negli anni recenti da crescenti rapporti con America Latina e altre parti del mondo), ma in misura maggiore da corruzione endemica, burocrazia proterva e ossificata e, dunque, incompetenza, inefficienza, cialtronaggine a tutti i livelli dello Stato, amministrativi, produttivi, di distribuzione, dei servizi. C’è una data che mi sembra evidenziare una svolta: quella della rottamazione di ciò che era stata Cuba, ultimamente più nell’immaginario collettivo che nella realtà, il 2 marzo 2009. Un anno prima Raul era diventato Presidente e successore di Fidel.

Colpo di Stato?

Alle quasi idi di marzo, in una notte, vengono rimossi 60 dirigenti dello Stato, in testa Felipe Perez Roque, amatissimo leader della seconda generazione rivoluzionaria, ministro degli esteri rispettato in tutto il mondo antimperialista, considerato fin lì delfino di Fidel, di cui era stato segretario per anni, e Carlos Lage, vicepresidente. Li sostituiscono perlopiù gli ottuagenari comandanti delle forze armate. Per mesi nessuna spiegazione viene data al popolo cubano e ai suoi amici nel mondo, per poi uscirsene con un video in cui Felipe e compagni scherzano lievemente sulle condizioni del vecchio Fidel, accompagnato da oscure accuse di connivenza col nemico. Tutti a Cuba sapevano che Perez Roque era a capo dell’ala più intransigente nel contrasto con gli Usa e dunque incompatibile con il rapprochement che si stava avviando. Poi è un precipitarsi verso il “socialismo aggiornato” sul modello vietnamita..Alla Chiesa la facoltà di intervenire sulle comunicazioni, istruzione, sanità, fin lì monopolio rivoluzionario. Mezzo milioni di dipendenti statali licenziati e nominati cuentapropistas, imprenditori in proprio, ma senza il supporto basilare di investimenti e infrastrutture. Finiranno a infestare Cuba con migliaia di bancarelle di chincaglierie e bibite fatte in casa. Mezza economia cubana è privatizzata.

Poi la pacificazione con il nemico mortale che, per 50 anni, ha invaso, terrorizzato, destabilizzato il paese. Riconoscimenti di probità a Obama, apertura agli investimenti multinazionali, agrobusiness, petrolio, farmaceutica, edilizia, turismo, trasporti compresi. Bandiere statunitense e cubana appaiate fraternamente sul Malecon. Tutto per tutti i gusti dei milionari yankee. Apertura delle ambasciate, quelle che a Cuba e in tutta l’America Latina hanno per attività principale sabotaggi, complotti, infiltrazioni, corruzione, sovversioni. La situazione economica e sociale del popolo cubano era al limite del tragico.Ma uscirne aprendo al più grande vampiro economico, aggressore dell’America Latina, devastatore di intere regioni del mondo, padrino di ogni terrorismo, proprio nel momento in cui affonda i suoi artigli sui paesi che a Cuba hanno assicurato la sopravvivenza dopo il crollo dell’URSS e della catastrofica divisione internazionale del lavoro che questa aveva imposto agli alleati? Sostituire a Carlos Lage, protagonista dell’economia socialista, l’ex-numero uno dell’FMI divoratore del welfare dei paesi azzannati, Strauss Kahn, col titolo di consulente economico dell’Avana, come rivelano fonti ufficiali francesi al sito “Politico” , è un passo verso l’economia socialista, o verso la globalizzazione dell’economia di mercato? Evitare di porre la chiusura di Guantanamo, pozzo nero di un impero criminale, a precondizione di ogni ambasciata e ogni apertura, piuttosto che rivolgere a Obama una gentile richiesta di restituzione, rappresenta un tributo ai diritti umani e una solidarietà agli ingiustamente detenuti e ferocemente torturati?

E gliene cale qualcosa, ai rivoluzionari fattisi pacificatori, di questa ciliegina sulla torta di cianuro che il Pentagono, è notizia ultimissima, non riportata dai media cubani o altri, lancia una Forza Speciale per l’America Latina? Si chiama “Punta di lancia JHSV”, è stazionata nella base Usa di Palmerola in Honduras, comprende centinaia di truppe, elicotteri, mezzi da sbarco, verrà utilizzata per “condurre operazioni in America Latina” e si congiungerà con 3000 Marine che in Perù, a settembre, condurranno manovre su vasta scala. Solo, ovviamente, per consolidare gli armoniosi rapporti con Cuba…E nemmeno ha fatto sollevare sopracciglia a qualcuno che gli Usa abbiano minacciato il Salvador di tagliargli gli aiuti e infliggergli sanzioni finanziarie per avere quel governo sostenuto la richiesta di cancellare le sanzioni al Venezuela.

Non significa, tutto questo, una pugnalata alle spalle di quella che si chiama Nuestra America, oltretutto inferta da una zattera dalla dubbia navigazione? Il buonismo diplomatico di Obama, pari a quello impiegato per disossare l’Iran dall’interno, anziché con gli utopici isterismi bellici di Netaniahu, serve a corrompere Cuba, società e apparato politico, là dove mezzo secolo di aggressività non è servita a nulla. Intanto al vertice Africa Asia America Latina a Bandung, il Venezuela ha chiamato a un’alleanza del Sud del mondo per affrontare il dominio imperialista. Evo Morales e Rafael Correa hanno invocato una mobilitazione generale contro le trame dell’imperialismo Usa. Un messaggio neanche tanto trasversale a Raul?

Il “disgelo” con l’iceberg del cinismo serve a togliere di mezzo il principale scoglio ideologico e geopolitico che impedisce agli Usa di piombare sulle riserve petrolifere del Venezuela, le più grandi del mondo e a cancellare quello che è diventato il modello antiliberista e antimperialista di tutta l’America Latina. Raul, 85enne uomo solo al comando di una rivoluzione in disarmo, non può non esserne cosciente.I bonzi e saprofiti della solidarietà organizzata internazionale se ne fregano.Vorremmo essere smentiti e intanto manteniamo tutto il nostro affetto e la nostra vicinanza al popolo che ci ha insegnato tante cose. Ma i compromessi storici tra diseguali si sa dove incominciano e s’è visto dove vanno a finire.

Come Pasolini, io so. Io so cosa ne avrebbe detto Che Guevara. Anche se non ne posso esibire le prove.

Fulvuo Grimaldi

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.it

Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2015/08/tre-suonatori-usa-ue-nato-tre-suonati.html

14.08.2015

estratto da: TRE SUONATORI (Usa, UE, Nato), TRE SUONATI (Grecia, Cuba, Iran). CAP.2. CUBA

Pubblicato da Davide