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IN LIBIA IL CAMBIO DI REGIME DEGENERA NELL'ILLEGALIT E NELLA ROVINA

DI AARON DYKES
Activist Post

La produzione di petrolio libico scende da 1,4 milioni di barili al giorno a meno di 160.000, mentre i conflitti tribali rischiano di degenerare in guerra civile totale.

Mentre incombe la crisi siriana e mentre aspettano di fare il loro gioco le ripercussioni dell’aver messo al potere un esercito mercenario “ribelle” allineato con al Qaeda, inimicandosi allo stesso tempo l’Iran, la Russia e altre potenze mondiali, è importante analizzare ciò che è diventata la Libia – per molti versi un analogo modello di cambiamento di regime, che comunque impallidisce in confronto a ciò che può succedere scacciando il regime di Assad, il che può provocare un duro contraccolpo sugli USA.

La rimozione del colonnello Gheddafi per la causa della ‘democrazia’ e del ‘liberalismo occidentale’ a costo di mettere al potere le fazioni “ribelli” allineate ad al Qaeda, in ultima analisi è costata un notevole capitale politico, un po’ più di un miliardo di dollari e le vite dell’ambasciatore degli USA Chris Stevens e di altri tre americani nell’attacco al consolato di Bengasi. Numerosi civili sono stati uccisi e innumerevoli libici sfollati , mentre un paese del Nord Africa una volta moderno, prospero e ricco di petrolio, oro e altre risorse, è stato distrutto.

Ora la Libia rischia di infiammare una guerra civile per il controllo politico del territorio e del petrolio e scontri prolungati tra fazioni tribali, mentre degenera nel caos, nell’anarchia e nella rovina.

Secondo l’Independent di Londra, dopo la sconfitta di Gheddafi la Libia è precipitata inosservata nella sua peggiore crisi politica ed economica. Scrive Patrick Cockburn:

la Libia ha smesso quasi completamente di produrre petrolio, mentre il governo perde il controllo di gran parte del paese a vantaggio dei miliziani.

Uomini della sicurezza ammutinati hanno preso controllo dei porti petroliferi del Mediterraneo e stanno cercando di vendere petrolio greggio sul mercato nero. Ali Zeidan , il primo ministro della Libia , ha minacciato di “bombardare dall’aria e dal mare” qualsiasi petroliera che cercasse di caricare illegalmente il petrolio da chi controlla quei terminali petroliferi, che sono per lo più ex ribelli che hanno rovesciato Muammar Gheddafi e sono in sciopero da luglio a causa dei bassi salari e della corruzione del governo.
[ … ]

In una crisi crescente poco considerata fino a questo momento al di fuori dei mercati del petrolio, la produzione della Libia di greggio pregiato di alta qualità è precipitata da 1,4 milioni di barili al giorno, all’inizio di quest’anno, ai soli 160.000 barili al giorno di ora. Nonostante le minacce di usare la forza militare per riconquistare i porti petroliferi, il governo di Tripoli è stato incapace di muoversi in modo efficace contro le guardie in sciopero e le unità militari ammutinate che sono collegate alle forze secessioniste nella parte orientale del paese.

Inoltre, in seguito alla morte di Chris Stevens e alla ricaduta politica della sua morte, la Libia ha visto aumentare la violenza e gli omicidi mirati, tra cui quello del procuratore militare libico, il colonnello Yussef Ali al-Asseifar, ucciso il 29 agosto, che coordinava le indagini sugli omicidi di leader politici e giornalisti.

Circa un mese fa, circa 1.000-1.200 detenuti sono fuggiti dalle carceri libiche, in coincidenza con le principali evasioni di massa in Iraq e in Pakistan, creando nuovi allarmi terroristici e attesi picchi di attacchi da parte di al Qaeda. Allo stesso tempo , almeno 19 prigionieri sono stati uccisi o feriti in carcere, mentre un prigioniero afferma che ai detenuti veniva sparato attraverso le sbarre mentre erano trattenuti senza accuse.

Un debole governo dei Fratelli Musulmani detiene il potere formale, mentre i vari gruppi tribali lottano per il potere. “The Indipendent” riferisce che “è in corso una guerra tra due tribù libiche, i Zawiya e i Wirrshifana, a sole 15 miglia dall’ufficio del Primo Ministro”, mentre è stato riferito che i convogli dei diplomatici e delle ambasciate dei paesi europei sono state attaccate o diventate un bersaglio. La presenza diplomatica da parte della Francia e di altre potenze europee è stata presa di mira.

“Attualmente stiamo assistendo al crollo dello stato in Libia, e il paese è sempre più vicino a guerre locali per i proventi del petrolio”, ha affermato la Petromatrix (società svizzera di analisi sul petrolio) in un rapporto, pur rilevando “l’occhio vigile” di BP, Shell e altre grandi compagnie petrolifere, nonché dei trasportatori e degli altri operatori del settore, mentre la produzione in una nazione tanto ricca di petrolio è quasi cessata del tutto.

“La produzione si è fermata a causa della chiusura dei porti e la produzione ha raggiunto quasi lo zero”, ha detto a Reuters Naji Mukhtar, capo della commissione energia del GNA. L’agenzia di stampa ha anche riferito sul possibile scoppio della guerra civile:

i dirigenti delle compagnie petrolifere dicono che il traballante governo centrale di Zeidan rischia di aumentare la violenza che potrebbe sfociare in guerra civile se usasse la forza per riconquistare giacimenti petroliferi.
[…]

I gruppi armati hanno minacciato di chiudere il giacimento di gas di Wafa, che se chiuso causerebbe gravi carenze di energetiche nella capitale, ha detto a Reuters un funzionario delle compagnie petrolifere.

Con l’Egitto nel caos, la Libia che cade a pezzi, il potere crescente sia dei Fratelli Musulmani che di Al Qaeda, le rinnovate tensioni in Iraq e l’azione pianificata contro la Siria che ora minaccia di coinvolgere tutta la regione, la primavera araba e i cambiamenti di regime sostenuti da Obama possono essere ufficialmente considerati un fallimento, incostituzionale e moralmente riprovevole.

Aaron Dykes è co- fondatore di TruthstreamMedia.com, dove questo articolo è apparso per la prima volta. Come scrittore , ricercatore e video produttore ha lavorato a numerosi documentari e reportage investigativi, e usa la storia come una guida per decodificare gli eventi attuali, scoprire agende nascoste e li contrasta con la dignità offerta agli individui e riconosciuta in documenti come la Carta dei Diritti.

Fonte: www.activistpost.com

Link: http://www.activistpost.com/2013/09/regime-change-in-libya-descends-into.html#more

5.09.2013

Traduzione per www.ComeDonChisciotte.org a cura di REMULAZZ

Pubblicato da Truman

  • rebel69

    Intanto la Libia è completamente sparita dai nostri Tg e l’attenzione del popolino e tutta rivolta alle dichiarazioni del Nobel per la pace che c’è la sta mettendo tutta per salvare a suon di tomahawk(caxxo,hanno funzionato in Libia)il popolo Siriano da quel gasatore di Assad.Comunque parlando con le persone in giro,ho notato che dalla 1ª Guerra del Golfo passando per la Guerra al terrore fino ai giorni nostri con lo scongiurato(?)attacco alla Siria,alcuni si stanno rendendo conto della presa per il kulo.Chissa se fra 20 anni,quando magari a dovere essere bombardati saremo noi,per liberarci della salma di Berlusconi(lo spauracchi Berlusconi ha funzionato per 20 anni da vivo,non e detto che non funzioni fra 20 anni da morto)avremo raggiunto una consapevolezza tale da capire che le bombe che ci tirano addosso servono per ammazzarci e non liberarci?

  • Tonguessy

    la Libia ha smesso quasi completamente di produrre petrolio

    Toh guarda: fino a ieri tutti dicevano che la vera causa dell’invasione di quel paese era il petrolio (o l’acqua, a scelta). Poi improvvisamente si scopre che la Libia, una volta invasa, non produce più petrolio. Che ci fosse qualche baco nel ragionamento di ieri?

  • yakoviev

    “tutti dicevano”? Forse è più corretto dire che era un’opinione diffusa, ma tanti, e anche io tra questi, sono convinti che la causa principale era politica, abbattere la Jamahiria e qualunque residuo del socialismo panarabo. Poi anche il petrolio ma non solo. In ogni caso non è detto che tutte le ciambelle riescano col buco (la situazione può anche sfuggire di mano, vedi Afghanistan).

  • Hamelin

    In effetti era una cosa presumibile.
    Prendi una massa di criminali che chiami ” I ribelli al regime che lottano per la libertà ” , li sovvenzioni e li armi.
    Una volta abbattuto il “Tiranno” essi proveranno a spartirsi la torta o con intelligenza ( accordi fra loro ) o con la forza ( scannandosi l’un l’altro ) .
    Per I loro mandanti Yankee una manna , possono mettere su qualsiasi burattino vogliano e farlo rimpiazzare il giorno dopo se non all’altezza.
    Lo scopo della destabilizzazione è questo.
    Creare democrazie di facciate che garantiscano un controllo totale del paese per depredarlo silentemente.
    100 anni di storia coloniale Africana dovrebbero parlare chiaro.
    Se il buon Assad dovesse soccombere la stessa sorte toccherebbe alla Siria .
    Ho come il sentore che l’intervento degli USA miri a liquidare proprio Assad in modo da avere campo Libero per il loro “Scempio Democartico “.

  • Gracco

    la partita in gioco, in Libia come prima in Irak, o domani in Iran ERA e rimane il petrolio, ma non nel senso di appropriarsene direttamente: l’America, grazie agli scisti, conta di arrivare all’autonomia energetica in tempi brevi, quindi contrariamente a noi, per lei il problema non è (e non è mai stato) di approvvigionamento. Ciò che preme all’imperialismo americano è impedire che il petrolio libico o iracheno o iraniano finisca in mani cinesi, al fine di poter frenare e controllare la crescita e lo sviluppo del Dragone e soprattutto per far sì che sui mercati internazionali il petrolio continui ad essere scambiato in dollari. Quindi se la produzione libica crolla, per loro non è un problema drammatico.

  • Tonguessy

    il scisto è poco produttivo (leggi:costoso estrarne petrolio) e causa danni ambientali enormi. Ne sanno qualcosa i canadesi: “l’estrazione di quel petrolio ridurrà una vasta parte del territorio dell’Alberta a un susseguirsi di voragini nere intervallate da pozze fetide e fiumi privi della minima traccia di vita, oltre a salutare le falde sotterranee e qualunque cosa vivesse in quell’enorme territorio.”
    http://mazzetta.wordpress.com/2012/03/27/alberta-il-paradiso-perduto-per-il-petrolio/
    Non solo: “a seconda della tecnologia estrattiva utilizzata si arriva a consumare da 1 a 5 litri di acqua per ogni litro di olio di scisto prodotto, in Estonia -paese di riferimento che fa largo uso di questa tecnologia energetica – nel 2002 l’industria petrolifera consumò circa il 91% dell’intera acqua consumata nel paese”. Inoltre: “L’olio di scisto derivato ​​da scisti bituminosi non è comunque adatto a sostituire il petrolio greggio in tutte le applicazioni. Esso può essere comunque ricco di alcheni, ossigeno e azoto in percentuali significativamente maggiori rispetto al greggio convenzionale. Alcuni oli di scisto possano presentare una maggiore contenuto di zolfo o di arsenico o di altri metalli pesanti anche di 20 o 30 volte. Questorende l’olio di scisto più adatto per la produzione di distillati medi, come il kerosene , il carburante per aerei , e il diesel per autotrazione.”
    http://ilpoliedrico.com/2011/05/idrocarburi-sintetici-da-scisti-bituminosi-i-parte.html
    Come dubitavo che fosse il petrolio la vera ed unica causa dell’invasione della Libia, ho il sospetto che anche questa idea dell’oil shale sia, al massimo, un wishful thinking.

  • roz

    Non c’è nulla di cui sorprendersi. La strategia USA in medio oriente è esattamente questa: determinare una situazione di guerra civile permamente, diretta o strisciante.

    E’ la vecchia logica del divide et impera.
    Chi si meraviglia che appoggino i gruppi jihadisti, veri e propri banditi, non ha capito niente. Loro tendono ad indebolire i più forti e rinforzare i più deboli, perché si ammazzino fra loro. In Irak, Libia, Siria, Egitto… nelle varie primavere arabe. Finché il mondo arabo è impegnato in guerre per bande nel caos che ne risulta non c’è posto per nessuna seria minaccia all’impero.

    Strategia se vogliamo banale, ma condotta in modo molto efficace, al punto da renderla poco appariscente.
    Indebolire Assad con degli attacchi chirurgici ad esempio raggiunge lo scopo di prolungare la guerra in Siria che sta distruggendo il paese e indebolisce l’Iran.

  • Allarmerosso

    be fermarsi al Petrolio è un errore da non fare mai. In libia infatti vi furono ben altre questioni c’era il Great man made river , il satellite per telecomunicazioni Africano , la moneta , gli stati uniti africani , il fondo monetario africano e la banca centrale … ehh ce n’erano cose che ha fatto e stava facendo per rendere l’Africa realmente indipendente e non solo di facciata. Quanto sta accadendo adesso è quanto desiderato dalle potenze coloniali occidentali.

  • Allarmerosso

    La vita dei libici nell’èra di Gheddafi

    1- La Libia è l’ultimo dei paesi nella lista di quelli indebitati ! Il debito è al 3,3% del PIL ! In Francia, è al 84,5% ! Negli USA al 88,9% ! In Giappone a 225,8% !
    2- L’elettricità per uso domestico era gratuita !
    3- L’acqua per uso domestico era gratuita !
    4- Il prezzo di un litro di benzina era di 0,08 Euro !
    5- Le banche libiche concedono mutui senza interessi !
    6- I cittadini non hanno imposte da pagare e l’IVA non esiste !
    7- Ogni famiglia libica, presentando il libretto familiare, riceve un aiuto di 300 Euro al mese !
    8- Ogni studente che vuole fare i suoi studi all’estero, il « governo » concede una borsa di 1.627,11 Euro al mese !

  • Allarmerosso

    Che poi basterebbe guardare ai 60 anni di colonialismo nostrano per accorgersene.

  • Hamelin

    Questi Brutti e Cattivi Dittatori che non servono il Dio Denaro….
    Meno male che ci sono gli Yankee a debellarli dalla faccia della terra….

  • Zret

    QED

  • pibi

    Gli americani ci hanno già liberati alla loro maniera con le loro bombe nel lontano 1945 speriamo che non ci vogliano liberare ancora.