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FUORI DAL VASO – AL CENTRO DEL VASO (PRIEBKE E GLI ALTRI)

DI FULVIO GRIMALDI
fulviogrimaldi.blogspot.it

“La disobbedienza è, agli occhi di chiunque abbia letto la storia, la virtù primaria dell’umanità. E’ attraverso la disobbedienza che si è fatto progresso, attraverso la disobbedienza e la ribellione”. (Oscar Wilde)

Vado alla rinfusa, senza alcun criterio di priorità, ‘ndo cojo cojo, su chi la fa dentro, su chi la fa fuori per imperizia, incompetenza o perché strabico, su chi la fa fuori apposta per allagarci e affondarci e su chi ha la stipsi e non la fa per niente.

Pur nuova legge impone oggi i sepolcri / fuor de’ guardi pietosi, e il nome a’ morti / contende…. Dal dí che nozze e tribunali ed are / diero alle umane belve esser pietose / di se stesse e d’altrui, toglieano i vivi / all’etere maligno ed alle fere / i miserandi avanzi che Natura / con veci eterne a sensi altri destina.(Ugo Foscolo “Dei Sepolcri”)


Sharon, Begin, Shamir, Golda Meir, Ben Gurion, Netaniahu, Obama… altro che Priebke. Fa irruzione per primo, nella mia rassegna di evacuazioni fatte fuori dal vaso, di quelle che intendono allagarci, l’uragano di clamori attorno alla dipartita di un ufficiale tedesco che, sesto nella trafila di comando dopo Hitler, il generale Malzer, il generale Von Mackensen, il colonello Kappler e il capitano Hass, partecipò alle esecuzione di 335 cittadini italiani alle Fosse Ardeatine.

Crimine di guerra e contro l’umanità, certo, basato sullo scellerato principio dell’esecuzione di 10 prigionieri civili per ogni soldato tedesco ucciso. Regola, peraltro, applicata nella seconda Guerra Mondiale da quasi tutti i contendenti. Come resta in vigore in ogni parte militare del mondo l’obbligo dell’obbedienza. Crimine di guerra e contro l’umanità, quello di Priebke, da valutare in rapporto al progresso della civiltà e dei diritti umani nell’era democratica post-nazista, che ha visto i presidenti della “più grande democrazia del mondo”, Bush e Obama, ammazzare, a occhio e croce, 1000 civili per ogni cittadino Usa polverizzato nell’operazione attribuita a nemici islamici dell’11 settembre 2001. Clamori portati al diapason dal solista del coro, Pacifici, presidente della comunità ebraica, che, con logica coerente, serba il più stretto riserbo sui 3000 e passa palestinesi, donne, bambini, anziani, fatti massacrare a Sabra e Shatila dal comandante Ariel Sharon. E poco gli interessa il rapporto tra 1.450 palestinesi uccisi a Gaza da Piombo Fuso, in parte bruciati vivi dal fosforo bianco, e i 15 israeliani colpiti dai razzi della Resistenza, occasione nella quale si è passati dall’orrenda decimazione nazista, all’equilibrata centimazione dell’ ”unica democrazia del Medio Oriente”. Cosa ne vogliamo fare delle salme di tutti i primi ministri e tutti i generali israeliani che da sessant’anni stanno non decimando, ma centimando, il popolo titolare di quella terra? Cosa ne pensa Pacifici di affidarle alle cure di quei bravi cittadini di Albano che hanno tentato di linciare il cadavere di Priebke, nientemeno? Non è scritto nelle tavole sacre che davanti alla giustizia i morti sono tutti uguali?

Il grottesco più che barbarico, perché scopertamente strumentale, schiamazzo su un personaggio estratto dal contesto e risucchiato da una storia lontana per coprire le scelleratezze dei suoi emuli in peggio, è proseguito poi attorno alla salma di questo emblema del “male assoluto” (come sentenziava un’inconsapevole o strabica Hannah Arendt). Tutti a farsi belli nel più ignobile dei modi, quello del rifiuto di una tomba, arrivato, nelle pretese del solito Pacifici, alla “cremazione per poi spargerne le ceneri da qualche parte”, magari in discarica. E pensare che sotto le superfici calpestate da Pacifici conservano onoratissima sepoltura alcuni tra coloro che maggiormente si sono avvicinati all’unilateralista e stoltamente escludente definizione arendtiana: papi, per primi, boia, carnefici, tagliagole, briganti, tiranni sanguinari, macellatori di ebrei, imperatori cristiani che, dal IV secolo in poi, sono riusciti a crocefiggere, squartare, bruciare, qualche milione di pagani ed eretici. Oggi tutto questo è superato. E al maresciallo Graziani, sterminatore di 600mila civili libici, si erigono funebri monumenti in patria. Velata di nebbia dal vociferare su Priebke vivo e Priebke morto è soprattutto – e qui veniamo al cuore della faccenda – una “comunità internazionale” a guida USraeliana che ha tradotto in massimo principio di diritto internazionale l’immunità e quindi l’impunità per i registi, attori e figuranti, della propria guerra infinita a base di terrorismo diretto e surrogato, di Guantanamo, Abu Ghraib, extraordinary rendition, genocidi per mezzo di bombe, fame e ascari tagliagole.
Tutto questo fa il paio con la cinica e ossessiva speculazione che da decenni si fa sulle povere vittime dei campi di concentramento a copertura dell’olocausto in atto da oltre mezzo secolo in Palestina, delle guerre terroristiche dell’Occidente, dell’incarcerazione e tortura perfino di bambini in Israele, delle ricorrenti campagne di sterminio a Gaza, in Libano, in Cisgiordania. Insomma, abbiamo visto un gigantesco lancio di fumogeni accecanti, da parte di chi vuole riqualificarsi democratico e antifascista in pieno ipernazismo postmoderno, formato banca, e distrarci dal silenzio assordante su quanto di molto peggio vanno compiendo in giro per il mondo i gestori del sistema nel quale, bene o male, intende vivacchiare. Effetti collaterali dell’ export di democrazia e diritti umani? Certo, come il DDL, dalla coincidenza puramente casuale, appena approvato in Commissione Giustizia del Senato che del negazionismo fa un reato punibile con la prigione. Io sul negazionismo, come sull’affermazionismo, non ho titoli per esprimermi. Ma ogni cittadino del mondo ha i titoli per studiare la storia, indagarla, rivederla, revisionarla. Anche perché, si sa, suole essere scritta dai vincitori.
Sull’indegna kermesse attorno a un cadavere ci sarebbe voluto Totò: “Ma chi te cride d’essere… nu ddio? / Ccà dinto, ‘o vvuo capi, ca simmo eguale?…../ Muorto si’ tu e muorto so’ pur’io;/ ognuno comme a ‘na’ato è tale e qquale”. Di Antigone meglio non parlare (d’accordo, Priebke non è Polinice, ma di Creonti ce n’è a iosa). Se la sente Pacifici, altro che Creonte… Pietas giudaico-cristiana a go gò.

Da arbitro a terzino centrale a centravanti di sfondamento. Ipocrita fino alla nausea l’operazione sul “boia Priebke”, in cui, come al solito, ha eccelso il “manifesto” mettendo in campo fachiri e serpi addestrate, ai quali si è ora aggiunto, a rinfoltire la già imperversante lobby, il filo-Israele Guido Caldiron che, già in “Liberazione” dei Bertinotti e Sansonetti, aveva flautato per ogni “rivoluzione colorata” che Cia e Mossad gli passassero. Astuta la sua entusiastica recensione a un gaglioffo infiltrato franco-congolese, Alain Mabanckou, che, agevolando la manomorta economico-militare degli USraeliani sull’Africa, esonera i crimini coloniali rovesciando sugli stessi africani la colpa del loro stato abietto (in parallelo imperversa l’israeliana May Golan, autorevole membro del Comitato del governativo Likud per i profughi africani, esibita dalle locali tv mentre si dichiara fieramente razzista a caccia di neri e, al minuto drappello della sinistra antirazzista, urla “che possiate essere stuprati da africani fin nella vostra tomba”). Esercizio di come ti educo il pupo praticato nel “manifesto” con accanito impegno eurocentrista anche dai due ronzini di razza di “Lettera 22”, Battiston e Giordana, quando sui resistenti all’invasione dell’Afghanistan rovesciano tonnellate di deprecazioni, rispetto alle quali le tonnellate di bombe Nato sulle famiglie risultano punzecchiature di moscerini.
Missili e droni della Grande Armada per chi non affoga da solo. Un’altra gigantesca arma di distrazione di massa ci è stata sparata addosso dai nefasti che ci vanno infliggendo le punizioni estreme dettate dalla globalizzazione e dalle quali dobbiamo ovviamente distogliere l’attenzione. Attenzione deviata in termini di raccapriccio e compianto su migranti e carcerati. Della cui condizione, tuttavia, siamo tenuti ad ignorare le vere responsabilità di chi, gli uni, li bombarda, li scaraventa nelle fauci di cannibali assoldati, li riduce in rovina con neoliberismo e sanzioni e, gli altri, li toglie di mezzo perché strato sociale superfluo e fastidioso. Il Gran Maestro amerikano che, sbeffeggiando una volta di più la Costituzione, si è fatto radicare nel Quirinale per continuare a comandare il plotone di larghe esecuzioni dei nostri diritti umani, politici, sociali e civili, come programmato dai fratelli della P2, con il duo da tiro Alfetta ha prediposto la navigazione, nell’oceano di lacrime versate dalle brave persone su Lampedusa, della più ampia flotta militare italiana mai messa in campo. Per recuperare dai flutti i naufragi di non meglio identificate e per nulla attribuite “guerre, persecuzione e fame” (e qui neanche la gentildonna del Congo, Kyenge, ha saputo precisare che i profughi del suo paese fuggono dagli orrori cinquantennali delle milizie agli ordini delle multinazionali)? Costa, questa flotta di fregate, cannoniere, elicotteri, droni, il decuplo di navi civili, più adatte alla bisogna, ma da operare fruttuosamente in business, crociere e diporto.
A fianco dell’effetto intimidazione e respingimento, a questa armada che, come tutte le forze armate italiane, risponde a comandi Usa, occasionalmente travestiti da Nato, spetta il compito di porre fine all’arcaico principio della libertà dei mari, alimentare il processo di sfoltimento eugenetico iniziato in Iraq, proseguito in Libia e Siria e garantire ulteriori prospettive di ampi mercati ai mercanti d’armi e di carne. L’uso di droni spia e Predator assassini costituirà un’ottimo laboratorio per l’uso interno dello Stato di Polizia in fieri. A partire dai “terroristi” No Tav o No Muos. Come già avviene nel modello Usa. Della nostra sensibilità umanitaria abbiamo dato sufficiente prova spedendo a Lampedusa prefiche con i gradi di ammiraglio, quali Boldrini, Letta, Barroso. Dopodichè siamo tornati alla sobrietà del pragma, lasciando decomporre per settimane i cadaveri nelle bare e i sopravissuti in scatole di gommapiuma sotto la pioggia. Che coloro in attesa sulle spiagge opposte imparassero. L’eventuale confisca statale di una nave di Costa Crociere per liberare i migranti da quell’abiezione e i lampedusani dal lezzo della putrefazione e dalla collera contro chi chiagneva e fotteva, era impedita dal taglio della mano pubblica per mano del privato. Meno Stato e più impresa. Quando non si tratta di militare. Del resto, come distogliere queste Grandi Navi, ornate di folle plaudenti dai ponti, sia dalle lezioni di buongusto turistico, sia dagli inchini al Giglio, sia dal lavorio di corrosione delle fondamenta di Venezia?

Poi stavamo arrivando sotto la mannaia riservataci per la ricorrente stagione del nostro sconforto, l’autunno, con la finanziaria-tonnara chiamata “Legge di stabilita”. Stabilità, espressione dell’immobilità, concetto ontologicamente necrotico, sacralizzato dal coro delle euro-Erinni, che hanno nel tenorino Napolitano, uno che l’ha fatta fuori fin da quando ha smesso i calzoni corti, e nei figuranti Alfano e Letta, la voce del belcanto italico. Qui l’arma di distrazione che tutti ha travolto, meno i Cinque Stelle (bravi come tante altre volte, a dispetto del Grillo e soprattutto dell’inquietante Casaleggio che, sulla Bossi.Fini, l’hanno fatta fuori dal vaso alla grande) si chiama “provvedimento di clemenza”. Amnistia che redime il peccatore, o indulto che esime dalla pena, a seconda di ciò che funziona meglio per il sodale Berlusconi. Passato da camerata che inneggiava all’attacco dell’armata fascista ai barbari slavi in Russia, a battitore libero anti-comunista nel PCI craxofilo e poi ad arbitro di serie A, seppure del tipo di quelli cari a Moggi, ha preferito il ruolo di incursore sulla fascia per gli assist alla punta opportunista sotto porta (firma istantanea sotto ogni porcata berlusconide ad personam). Trascinato dalla foga di partecipare, ha assunto il ruolo di centravanti di sfondamento nelle successive formazioni di Monti e Letta-Alfano, le uniche abilitate a scendere in campo e che quindi se la giocano esclusivamente tra prima e seconda squadra, concordando via via l’esito della partita.
Per superare il primato di Cossiga dei gol alla democrazia e alle istituzioni, grazie alla caduta in area di un Berlusconi grande cascatore (il voto di fiducia), si è fatto assegnare un rigore: da 11 metri: palla del provvedimento di clemenza (o licenza) in porta.Tutti contenti, il centravanti, il caduto in area, l’intera squadra, dirigenti e notabili in tribuna e, sugli spalti, il gregge belante dei dabbenuomini tifosi e dei lazzaroni capi-tifoseria. Suona bene, “provvedimento di clemenza”, vero? E serve anche bene a chi, dal capo dello Stato ai sinistri che imprecano contro il culto della legalità, condannato come retaggio della destra (mentre, ignari della contraddizione, per la legalità madre di tutte le legalità, la Costituzione, manifestano in piazza), quando, attori o spettatori, perpetuano da decenni il sequestro in carcere del disagio sociale e del libero arbitrio sul proprio modo di viversi.

Leggi liberticide che schiaffano in disumanizzanti e criminogene carceri chi è in attesa di giudizio (il 40%), coltiva una pianticella d’erba, è delinquente in quanto fuggiasco dai crimini della superiore civiltà, si è opposto alla militarizzazione di un territorio da veri e impuniti criminali destinato alla devastazione e all’inquinamento, ha fatto “bau” a un bastonatore in divisa. Leggi imprescindibili quanto, ogni due per tre, un provvedimento di clemenza che, incidentalmente, consegni gente a una libertà senza prospettiva, se non il ritorno in carcere, ma restituisca alle loro funzioni, a partire dal caporione massimo, i compari sfortunati incappati in sciocchezze come l’evasione fiscale, la corruzione, la concussione, i furti d’ogni genere alla collettività, la tortura e l’uccisione di detenuti e detenendi (Diaz, Bolzaneto, Aldobrandi, Uva, Bianzino, Cucchi, Mastrogiovanni, Lonzi, Favero…), tutti reatucci da condannucce rientranti nelle misure dell’amnistia.
A dispetto dell’avvolgente e narcotizzante liturgia umanitaria celebrata dal boss e dai suoi picciotti in parlamento, il “provvedimento di clemenza” rischia di fare plof. E se il berluschino sindaco di Firenze, scompaginando l’ectoplasma PD, ha volto in cinico calcolo elettorale lo smascheramento dell’inguacchio padronale, di cui consapevolezza è diffusa, secondo tutti i sondaggi, tra una massa di popolo che ha iniziato a stropicciarsi gli occhi, altri lo hanno correttamente interpretato in termini di etica politica e giudiziaria. Lo conferma la perdita di controllo del centravanti da sfondamento quando ha abbaiato contro i Cinque Stelle imprecando che, loro, che hanno avanzato caterve di proposte di depenalizzazione, non lui, che mai le ha raccomandate alle Camere, “se ne fregano dei bisogni degli italiani”. Da che pulpito, ragazzi, da che pulpito! Possiamo fare quante pulci vogliamo ai parlamentari Cinque Stelle, e parecchie ne dovremmo fare ai loro mentori, ma quella di aver iniziato, con sacrosante bordate di argomenti, a strappare al re le sue vesti e a rivelare di che lacrime grondi e di che sangue l’intero cocuzzaro che lui presiede, è la cosa migliore che sia capitata in quella che, fingendo discontinuità, chiamano Seconda Repubblica.

Quelli con la stipsi. Di tutto questo nella manifestazione romana del 12 ottobre “Costituzione Via Maestra”, non v’è traccia. E neanche di questioncelle vernacolari e folkloristiche come uno Stato sovrano ridotto a terreno di rapina internazionale e a piattaforma per guerre altrui, cui sudditi senza la minima voce in capitolo forniscono carne e fondi. E neanche del dato che hai voglia a reclamare una costituzione come quella del ’48, quando ogni tuo respiro è predeterminato da onnipotenti padroni coloniali ed euro-funzionari venduti ai “mercati” ti dettano vita e morte. Erano 50mila, erano anzianotti e mollicci, ma pieni di auto-ammirazione, compiacimento per aver fatto un’altra grande e garbata adunata di cui coloro, che ne dovrebbero essere il bersaglio, si cureranno meno di un pollo pigolante sulla via della decapitazione. Anche perché avevano ben altre gatte da pelare. Come quella di infiltrare dinamitardi e scassatori in Val di Susa, allo scopo di preparare il terreno a una bella resa dei conti, se non sanguinaria, almeno propagandistica, in occasione della manifestazione “Sollevazione Generale” dei No Tav, sindacati di base, non addomesticati vari, il 18-19 ottobre a Roma. La Costituzione, oggi come oggi, è da difendere. Personalmente ho qualche dubbio sulla qualità eccelsa di una costituzione, sì, nata dalla Resistenza alla dittatura e a ciò attrezzata, ma elaborata poi dagli stessi gentiluomini, tipo Partito d’Azione, che ornano le nostre strade e piazze con le ricorrenti resurrezioni in salsa Viola o Alba, o Cambiare si può, o Girotondi.

A nessuno passa per la mente che l’articolo 1, Repubblica fondata sul lavoro, viene oggi interpretato come lavoro anche precario, anche schiavistico, anche sotto- o non-pagato. Forse sarebbe stato meglio fondare quella Repubblica sulla giustizia, sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla prosperità, chissà. Che vada difesa oggi contro i pianificatori P2-Nato-mafia-Wall Street della eufemisticamente chiamata “post.democrazia”, non c’è alcun dubbio. E Landini e Carlassare (l’unica che ha fatto cenno alla guerra come agente della distruzione di nazioni e popoli) sono persone d’onore. Ma stare in una manifestazione con tale Rodotà, che, dopo aver avuto il buon gusto di colpire alle spalle un movimento che lo aveva innalzato al massimo degli onori, alla domanda se avrebbe partecipato alla manifestazione del 19 ottobre, ha reagito come punto dalla tarantola: “Figuriamoci, mai! Bruciare le escavatrici è pratica di mafia…”, beh, farmi concionare da uno così proprio non me la sono sentita.

Ci vediamo il 19. Con quelli che il vaso lo centrano meglio di una freccia di Robin Hood. Ricordando che la ragione principale per rendere il TAV del Corridoio 5 un diktat da imporre con lo Stato di Polizia è, sì, la riduzione di una popolazione alla sudditanza, il laboratorio per la normalizzazione sociale, il preludio alla repubblica presidenziale, l’occasione per foraggiare gli amici degli amici e garantirsene quell’appoggio codificato fin dal 1943 e ribadito con i papelli. Ma, prima di tutto questo, è una ragione di guerra, identica a quella che ci fa militarizzare il Mediterraneo e sfoltire i popoli rivieraschi a forza di bombe, armigeri surrogati e respingimenti. Il Corridoio 5 fa parte, insieme a tutti gli altri che dovranno sezionare l’Europa, di un reticolo Nato che collega le basi Usa in un apparato di controllo continentale e di aggressione verso Est e verso Sud. E’ per questo che non ce ne vogliono far scappare. E’ per noi e per tutti gli altri che questo buco di corridoio va ostruito. Tutto il resto sono lucciole per lanterne (i bravi compagni di Venaus – vedi qui sotto – che hanno onorato di un invito i corifei della “rivoluzione democratica” in Siria, dovrebbero pensarci).

Fulvio Grimaldi
Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.it
Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2013/10/fuori-dal-vaso-al-centro-del-vaso.html#more
16.10.2013

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Mi ero ripromessa di non scrivere neppure una riga su quello che ormai è il “caso Priebke”. Ma dopo le scene di ieri ad Albano Laziale, mi smentisco volentieri.

    È dai tempi di Omero che l’oltraggio al cadavere viene ritenuto biasimevole: Achille che trascina nella polvere il cadavere di Ettore vinto non ci fa una bella figura; e su Antigone che spiega alla sorella Ismene perché è disposta a morire per dare sepoltura al fratello Polinice, condannato dalle nuove leggi a finire in pasto ai corvi, ha scritto mirabilmente Sofocle (chissà se a scuola lo si studia ancora).

    […] ma il corpo
    di Polinice, che perí di misera
    morte, per ordine indiscusso vieta
    che sia sepolto o pianto da nessuno,
    ma, senza tomba e illacrimato resti
    caro ambìto tesoro agli occhi ingordi
    degli uccelli, che possano cibarsene.
    Questo col bando impose il buon Creonte
    a te, dicono, e a me — capisci? a me! —
    e verrà qui per proclamarlo chiaro
    a chi l’ignora; e che non prenda l’ordine
    nessuno alla leggera; e il trasgressore
    lapidato morir dovrà dal popolo
    della città. Son questi i fatti.
    […]
    Sepolcro io gli darò; bella, se l’opera
    avrò compiuta, mi parrà la morte.
    E cara giacerò presso a lui caro,
    d’un pio misfatto rea: poiché piacere
    piú lungo tempo a quelli di laggiú
    debbo, che a quelli che qui sono. Là
    giacer debbo in eterno. E tu, se credi,
    disprezza pure ciò che i Numi pregiano.

    Impedire un gesto di pietas, impedire ai familiari di chicchessia di onorare il proprio defunto con una degna sepoltura mi pare un sopruso inaccettabile; e infierire su un morto — che sia chiuso in una cassa o steso sul selciato non ha nessuna importanza — è per me la cosa più vile che un essere umano possa fare. Penso ovviamente a piazzale Loreto (Ferruccio Parri definì l’accaduto “esibizione da macelleria messicana”, e Sandro Pertini imputò a quell’atto di aver “disonorato l’insurrezione”), ma penso anche a scempi più recenti — i coniugi Ceasusescu, Saddam Hussein, Muammar Gheddafi, Osama bin Laden (o il suo simulacro).

    E poi, vogliamo ricordare cosa dice il Codice Penale?

    Capo I: DEI DELITTI CONTRO LA RELIGIONE DELLO STATO E I CULTI AMMESSI

    Art. 405 Turbamento di funzioni religiose del culto cattolico

    Chiunque impedisce o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche
    eligiose del culto cattolico, le quali si compiano con l’assistenza di un
    ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo
    pubblico o aperto al pubblico, e’ punito con la reclusione fino a due anni.
    Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la
    reclusione fino a tre anni.

    Capo II: DEI DELITTI CONTRO LA PIETA’ DEI DEFUNTI

    Art. 409 Turbamento di un funerale o servizio funebre

    Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 405, impedisce o turba un
    funerale o un servizio funebre e’ punito con la reclusione fino a un anno.

    La gestione del “caso Priebke” è l’ennesima riprova di quanto in basso sia caduto questo sciagurato Paese, che niente e nessuno potrà indurmi a chiamare Stato o Nazione. E tutti voi che avete sputato sul carro funebre, o avete plaudito a chi l’ha fatto, o avete lasciato che si creassero le condizioni per poterlo fare, o sornionamente avete fatto finta di nulla perché la cosa non vi riguardava (ma “per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”, come avrebbe detto il Faber) — tutti voi, nessuno escluso, mi fate profondamente schifo.

    Alessandra Colla
    Fonte: http://www.alessandracolla.net
    Link: http://www.alessandracolla.net/2013/10/16/pietas-le-morta/
    16.10.2013

  • cirano60

    Risulta che la Magistratura abbia aperto un fascicolo per i reati di cui sopra?
    Domanda oziosa considerato che anche in una altra occasione, quando il Tribunale militare assolse Preibke , l’edificio in cui si svolse il processo fu assaltato da migliaia di facinorosi impedendo di fatto la liberazione dell’imputato; anche allora nessuno intervenne per fare applicare la legge fin quando la cassazione annullò tutto, con un arbitrio giuridico irregolare, calpestando ogni norma del diritto che dovrebbero tutelare e fare applicare.

  • MartinV

    anche in Italia si fa come al TPI (Teatrino punitivo dell’Impero), ossia si perseguono solo i vinti se dalla parte occidentale…

    esempi lampanti sono le guerre della Ex-Jugoslavia, in cui solo i criminali serbi sono condannati o la guerra in Costa d’Avorio, risolta con l’intervento decisivo dei Francesi, in cui davanti a crimi perpetrati dalle due parti, solamente Laurent Gbabo e i suoi sono perseguiti, mentre Ouattara e i suoi no, anzi sono diventati grandi amici (e soci d’affari) degli occidentali…

    Anche lo stato della giustizia è un segno dei tempi…

  • haward

    Ouattara, caro amico, è stato un prestigioso dirigente del Fondo Monetario Internazionale

  • MartinV

    Lo so bene, ed è per questo che è stato messo al potere e nessuno perseguirà i crimini dei suoi…

  • mozart2006

    Premettendo che io sulla tomba di Priebke ci piscerei volentieri ma non lo faccio (e non per rispetto del morto, ma perché ho una dirittura morale) ecco spiegato con poche immagini il perché non si poteva e non si doveva fargli un funerale e seppellirlo in Italia: noi siamo un popolo profondamente immaturo, ed era logico prevedere tafferugli tra fascistelli e nazistelli del cazzo e maramaldi che si sentono grandi solo perchè prendono a zampate una bara. Anzi, a volte ho l’ impressione che non siamo nemmeno un popolo: siamo un’ accozzaglia di gente che vive insieme per colpa del fato, guardandosi perlopiù in cagnesco.

  • Giancarlo54

    Mi unisco alla schifo di Alessandra Colla e annuncio il mio schifo assoluto verso quel figuro di Nicola Zingaretti.

  • Giancarlo54

    Siamo? SIETE! Vediamo di dividere le colpe, io non vado ne a pisciare sulle tombe dei morti e nemmeno a gridare slogan da stadio ad un funerale. Ripeto: SIETE non siamo.

  • Deck85

    Parla per te. Io non vado a pisciare sulle tombe.

  • oggettivista

    Chi sono i pezzenti della foto?

  • MartinV

    non sono pezzenti, sono Albanesi che all’epoca della guerra non esistevano ancora… la loro indignazione è pilotata… ciò può essere reso possibile grazie ad un sapiente stillicidio di commemorazioni e comunicazioni massmediatiche che impediscono al passato ed alla memoria di entrare a far parte della storia…

  • Matt-e-Tatty

    I funerali si potevano fare senza starnazzamenti mediatici, sarebbe stato sufficiente mantenere il silenzio.
    Per il resto sono d’accordo. Inoltre, penso sia un peccato che non si sia fatto male nessuno nei tafferugli, sarebbe stata degna conclusione della pagliacciata… magri con qualche giornalista nei gravissimi in prognosi riservata a sacrosanta nemesi.

  • andyconti

    Purtroppo la idiozia di assaltare la bara di questo nazista offre il pretesto ai neonazisti di indignarsi. Se non ci fosse stato assalto, resterebbe solo il disprezzo per questo carnefice e si potrebbe parlare di STORIA, e chi la racconta deve avere argomenti anche per cambiarla. E’ sempre il solito discorso, essere contro Israele non puo’ significare essere a favore del nazismo. I commenti sfavorevoli a questo proncipio sono attesi, non si puo’ evitare.

  • totalrec

    Achille aveva sì trascinato il cadavere di Ettore nella polvere, ma almeno aveva avuto il coraggio di affrontarlo e ucciderlo in battaglia. La marmaglia di Albano, che prende coraggiosamente a calci un morto di vecchiaia, è paragonabile, più che ad Achille, ad un branco di vermi schifosi.

    Tra parentesi non ricordo di aver mai letto di nessun altro paese al mondo, per quanto culturalmente arretrato e miserabile, i cui abitanti abbiano l’abitudine di prendere a calci i feretri dei defunti. Sarei lieto di essere in errore, ma credo che questo sport da sciacalli sia una prerogativa tutta italiana (con qualche piccolo incentivo da parte del popolo martire per antonomasia, certo).

    Per l’Italia occorrerebbero non uno, ma centomila Priebke; e questa volta senza il limite dei 10 a 1, che ho sempre trovato fastidiosamente limitante.

    Quanto al boia delle Ardeatine, ha vissuto una vita lunga ed intensa: ha giustamente pagato per il suo crimine (“suo” fino a un certo punto, visto che eseguiva ordini), riconoscendone la gravità, ma senza mai rinnegare il proprio passato. Perfino lui, di fronte alla popolaglia italiana, che china la testa di fronte ai potenti ma si accanisce contro le salme, ci fa la figura di un gigante, come sempre accade ad un uomo, anche di media statura, posto al cospetto di scarafaggi.

    E’ un sollievo sapere che, anche dopo l’eventuale inumazione, ciò che resta di lui avrà a che fare con scarafaggi molto meno disgustosi. Il momento peggiore del suo cammino – la traversata della valle d’insetti – è superato. Tutto sommato, è stata per lui una giornata fruttuosa.

    (GF)

  • mozart2006

    Alessandra Colla si rende conto che se dice pubblicamente queste ovvietà verrà fatta passare per simpatizzante, per filonazista, sotto sotto magari anche un po’ antisemita? Bisogna indignarsi, sbraitare, fare caciara! Io ormai assisto senza parole a questo sbracamento generale da parte di parecchi, perfino da parte di insegnanti di storia (sic) e materie affini, che sembrano possedere una memoria storica e un’ indignazione a comando. “Se lo riprenda la Merkel” è una frase che ho letto centinaia di volte in questi giorni e che dice tutto sul livello di consapevolezza storica di chi la scrive. Priebke è un mostro, certo, e allora prendiamolo a calci da morto (da vivo invece nessuno si sognava di dir nulla, quando passeggiava tranquillamente per Roma con scorta e badante), ma di Cesare Benelli (strage di Domenikon, uguale a quella della Ardeatine e compiuta da ITALIANI) qualcuno si ricorda? Sicuramente sarà stato sepolto con tutti i crismi cristiani. E il monumento al maresciallo Graziani non è forse più ingombrante per la nostra coscienza che la salma di un boia? La solita vomitevole ipocrisia italica.

  • totalrec

    Priebke non era più mostro di quanto lo sia in guerra qualunque soldato. La cartina di tornasole dell’idiozia desolante di questa popolaglia ignobile sta nel pretendere di applicare le regolette morali da salottino televisivo, su cui fonda tutta la sua impalcatura epistemologica, ad una situazione di conflitto armato globale.

    Viene davvero da auspicare una guerra sanguinosa e distruttrice per questo paese miserabile; una guerra che aiuti a ripristinare la consapevolezza della fluidità dei princìpi etici in relazione al contesto. Un tempo si trattava di considerazioni ovvie e spontanee, ora il lavaggio del cervello perpetrato da stampa e TV con la retorica abominevole dei “diritti” ha fatto perdere di vista perfino ciò che è lapalissiano.

    Che un conflitto armato, possibilmente con milioni di vittime, possa insanguinare al più presto questo paese. Glielo auguro per il suo bene.

    (GF)