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COSTUMI ESTIVI

FONTE: ROSSLAND (BLOG)

La signora della foto è Annette Kellerman.

Campionessa di nuoto dei suoi tempi (tentò più volte la traversata della Manica), sua fu l’idea del primo costume intero, quello che vedete, per poter meglio nuotare. All’epoca, 1907, la genialata le costò una denuncia per “indecenza” che la portò quasi in carcere.

Fino ad allora infatti, al mare si andava con abiti lunghi fino alle caviglie, con maniche fino ai polsi, mani protette da guanti e ombrellino parasole. A nessuna donna di fine ottocento sarebbe mai venuto in mente di andare al mare per la tintarella: la pelle scura era considerata roba da miserabili, da povera gente costretta a lavorare sotto il sole per guadagnarsi da vivere.Una vera signora proteggeva la propria pelle con velette, ombrellini, guanti e abiti accollati, così da mantenerla di un apprezzatissimo bianco latte; e al mare, tutti, ci si andava per fare talasso-terapia, cioè per respirare l’aria di mare e, al più (ma solo se convenientemente nascosti da opportuni tendoni), a fare le allora modernissime sabbiature. Niente bagno: ci si immergeva fino alle caviglie se donne, e a nuotare andavano solo i maschi, a scopo salute ed esibizione di virilità.

Ecco le vere sciùre al mare a fine ‘800.

Ed ecco invece come le donne più audaci osavano entrare in acqua negli anni ’20/30 del secolo scorso: Braccia e polpacci scoperti, già uno scandalo.

La polemica scatenata dal divieto di burkini in alcune spiagge della Costa Azzurra (divieto che pare abbia scatenato mega risse in Corsica), credo non abbia nulla a che vedere con l’ingresso alle spiagge comunali in “…una tenuta corretta, rispettosa dei buoni costumi”.
Come pretende il sindaco che per primo ha emesso l’ordinanza.
Questo perché, a dettare legge sugli usi e costumi corretti, è da sempre l’élite; il popolame segue a distanza, imitando l’élite e implicitamente accettando l’indottrinamento ai valori che l’élite conia e diffonde con la trappola della moda. 

Se ancora negli anni ’20/’30 ad andare al mare (a fare talasso-terapia, come si diceva), era solo la classe agiata, ovviamente contornata da stuoli di servi e camerieri, oggi che al mare ci vanno tutti le élites si riservano zone per uso esclusivo con il mezzo più efficace: i costi esclusivi.
E se pensate che all’epoca era il riccume a stabilire come ci si vestiva “adeguatamente” nei luoghi di villeggiatura per una questione di segni di appartenenza ai circoli che contavano, oggi è esattamente ancora così: è sempre il riccume dei “nostri costumi civili e occidentali da difendere”, a stabilire come ci si debba addobbare per fare un bagno e quali spiagge si possano frequentare in burkini (va bene solo nelle spiagge esotiche, dove si va per pochi giorni e già fa un po’ schifo ma pazienza).

Il burkini in Costa Azzurra non viene vietato perché sconcio né perché “anti-igienico” (una delle tante scemenze lette sul caso in questione), ma perché l’islamica burkinata che ha osato avventurarsi su spiagge frequentate da chi detta legge sulle “tenute corrette” e sui “buoni costumi” ha sconfinato su due fronti: quello della moda, che oggi in occidente impone il bikini e non più l’abito alla caviglia; e quello territoriale, andando a fare i bagni in Costa Azzurra anziché in Costa Brava o a Sestri Levante, spiagge per marmaglia che si può mescolare senza danno d’immagine.

Non di questione di libertà della donna o di questione di religione si tratta, come impazzano i commentatori d’oltralpe, ma di questione di addomesticamento culturale:il riccume non si distingue dal poverume se non per i feticci di cui si adorna e per i luoghi dei quali decreta il valore recintandoli intorno a sé, per sé.
Da sempre il riccume fa dell’abito il simbolo che indica in modo chiaro al resto del mondo quali sono i valori correnti a cui ogni altro è fatto obbligo di attenersi per dirsi “corretto”.

La moda non è mai stata priva di conseguenze, né sul piano morale né su quello sociale.
Per fare un esempio, intorno alla metà dell’ ‘800 la moda imponeva che gli abiti delle donne rispecchiassero i valori allora ritenuti “adeguati” al loro ruolo nella società.
Essendo la donna allora considerata “l’angelo del focolare”, nel senso che la casa era il suo regno e il suo carcere a vita, gli abiti che indossava dovevano trasmettere un’idea   di pace domestica, di ineccepibile moralità, di vita vissuta in funzione della futura salvezza spirituale sua e della famiglia, di prudenza nel comportamento e dallo sguardo dolce e timido. 

L’abito era quindi chiuso attorno al collo, aveva maniche lunghe e spalle cadenti mentre le linee del corpo, strette in vita fino a far mancare il respiro se fanciulle da marito, diventavano tondeggianti a indicare l’avvenuta maternità. Tutto simboleggiava i valori femminili imperanti quali fragilità, dolcezza e arrendevolezza della donna, idealmente destinata a essere madre, sposa e decoro della casa. 
Non dissimili dai valori cui si ispira oggi l’islamica in burkini che osa bagnarsi, accollata e coperta come nell’ottocento, nelle stesse acque della riccastra di nuovo conio.
La quale oggi detta la moda dell’aspetto volitivo e affamato stile Birkenau, esibisce una pelle biscottata e raggrinzita da lunghe ore sul lettino e in barca (o, dipende dall’età, difana e magra al limite della trasparenza), bocca, tette e vagina rifatte per rimpolpare ciò che la fame atavica assottiglia, veste abiti scollacciati e al mare, quando lo indossa, veste bikini invisibili. 
Il modello che ne risulta è un mix fra campo di concentramento e postribolo al tempo della guerra: il riccastro oggi fa la fame per moda e si sveste per dichiararsi libero di dettare le sue leggi su come ci si veste per dirsi “corretti”.
E tutti sono invitati a imitarlo, compresa la burkinata islamica fine ottocento.
Capalbio è una buona metafora di come un luogo e una classe sociale siano più di se stessi grazie ai valori che impongono.
Dice Chicco Testa, intervistato da Il Corriere: “… capisco chi, a Capalbio, esprime perplessità nell’accogliere gente che magari sta a soggiornare senza riuscire a fare niente”.
E’ solo la vecchia regola del padrone e del servo; e non è questione di chi ha i soldi e chi no, è soprattutto questione di segnare distanze fisiche, sociali e “culturali” fra chi comanda (vuoi per denaro, vuoi per appartenenza politica), e chi esegue.
I profughi a Capalbio vanno bene purché lavorino. Chicco Testa a Capalbio ci passa le vacanze ed è infastidito dal fatto che gli giri intorno gente che non fa niente, proprio come lui, però grazie a lui (alle politiche del suo partito).
Il servo d’importazione deve servire e restare invisibile. Alla tavola ci può arrivare solo se adeguatamente vestito da cameriere o sparire nelle cucine come sguattero.

Quelli che nel secolo scorso andavano al mare vestiti in lungo, con guanti e ombrellino, erano parimenti attorniati da personale di servizio, spesso di colore, sempre in lungo, che per ovvie ragioni pratiche non portavano il parasole ma indossavano guanti per servire in tavola: erano “inferiori”, dopotutto, e se si abbronzavano il viso, tanto meglio: diveniva evidente a colpo d’occhio a quale classe appartenevano; ma le mani rozze rovinate dal bucato o dai campi, dovevano scomparire dentro ai guanti quando servivano in tavola, ché ti passa l’appetito al pensiero che per sbaglio quelle dita tocchino il cibo che loro hanno coltivato e tu mangi.

Nessuno, né in Costa Azzurra né a Capalbio, avrebbe nulla oggi da ridire se a immergersi, vestite di tutto punto, fossero le mogli dei politici che lì soggiornano: farebbero anzi tendenza e, visto il doppiopesismo imperante, sarebbero molto politically correct

Né avrebbero nulla da ridire in Costa Azzurra se a fare il bagno in burkini fossero le numerose mogli di qualche sceicco arabo, ché i villeggianti le troverebbero forse perfino esotiche ed affascinanti, nei loro burkini vedo/non vedo alla moda i quali, una volta bagnati, le fasciano modellando il sensualissimo corpo senza mai scoprirlo.
Non è detto anzi che di qui a non molto, pur di segnare sempre e ancora la differenza di classe valendosi dei simboli feticcio della moda, le sciùre de Capalbio o quelle della Costa Azzurra non si inventino, man mano che l’islamica migrante si libererà dai sottanoni dell’ ‘800 per adottare costumi da mare occidentali seminudi, di lanciare la moda di entrare loro in acqua in modaiolissimi burkini firmati, così da segnare sempre quel punto in più che serve per dire chi comanda in base al costume più alla moda che indossa.
Come nell’ottocento, il problema burkini può essere poi facilmente risolto stabilendo zone di mare solo per le islamiche: sembrerà a tutti il riconoscimento di un diritto e nessuno vi vedrebbe invece la riedizione della vecchia distinzione fra i bagni dove si immerge la padrona e quelli dove si può (per gentile concessione), immergere la serva.
Ma solo nelle ore in cui non è di servizio, ché il diritto a non fare un cazzo in costume da bagno eppur a dettar legge, si acquisisce ereditando un capitale o sposandone uno.

 
 
 
P.S.

La più bella è l’ultima: … anche il primo ministro Manuel Valls si schiera contro l’uso dell’indumento, definito “incompatibile con i valori della Francia. Il burkini, dice Valls, non è un costume da bagno ma “l’espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna”.
Vero. 

I “valori della Francia”, per quanto riguarda mare e tintarella, li rivoluzionò Coco Chanel, francese, nata povera e diventata ricca vestendo i ricchi, nel 1920.
Fu lei a decretare che l’abbronzatura non era più un tabù e che propose per prima i costumi da bagno aderenti, più sfiancati e corti, con una sorta di gonnellina a metà coscia, smanicati e leggermente scollati sia davanti che sul dorso. Le prime a indossarli, manco farlo apposta, furono le sciùre francesi che se li potevano permettere.

Intanto, dal 1946 e fino al 1958, gli Stati Uniti continuarono a fare esperimenti di detonazioni di bombe nucleari sulle Isole Marshall, dove si trova l’atollo Bikini. 
Da lì in poi, al mare ci si va in bikini. Made U.S.A. 

Ma essendo la France di De Gaulle tramontata e la Francia rientrata nella Nato, grazie a Sarkozy, oggi Manuel Valls può ben dire che non il burkini rappresenta i valori della Francia, ma il bikini.
I “valori della Francia di oggi, sono Made (by bombs) in Usa.
Statunitense!

Fonte: Rossland

Link: Costumi estivi

17.08.2016

Pubblicato da Davide

  • olmo

    Ti sei dimenticata però di mostrare i costumi da bagno degli uomini dell’epoca.
    Per quanto mi riguarda se non gli sta bene come ci si veste possono tornare da dove sono venuti con tutte le generazioni di seconda, terza e così via.
    Se vai in iran non entri senza il loro velo, se non ti sta bene aria e non mi sembrano peggiori di altri.
    Non capisco come per avere una opinione personale su come deve vestirsi la donna tu stia a guardare prima cosa pensa valles o "il riccone di turno" (un po’ di invidia trapela non solo sul suo essere opinion leader! ).
    Oggi ci si abbronza perchè, dato che siamo tutti borghesi (soprattutto i compagni) mostrare l’abbronzatura significa aver fatto le ferie.
    A meno che il tuo prossimo sia solo il riccone di turno è  degli altri che ti dovresti preoccupare!

  • sandman972

    Io però per par condicio vorrei che venissero proibiti anche questi costumi dalle spiagge:

    A me danno molto più fastidio di un burkini! 😀
  • rossland

    Oh mamma! Ti ringrazio per la segnalazione…Certo che se questi sono esempi dei " nostri valori occidentali da salvare" non siamo messi bene…

  • Vocenellanotte

    Quindi il burkini si può indossare non essendo un segno di appartenenza religioso, ma solo un segno di sottomissione culturale. Un po’ come il piercing estremo, o i tatuaggi. Anche i tratti somatici che distinguono i maschi dalle femmine alla fine sono solo tratti esteriori e non significano nulla. Ottimo.

    La kippah?

    La croce?

  • 1Al

    Quello che penso della Francia e dei francesi lo lascio dire volentieri ad un francese doc, Luis Ferdinand Celine: "La più bella razza, quello che tu chiami così, è soltanto un’accozzaglia di poveracci del mio stampo, sfessati, pidocchiosi, scoglionati che sono finiti qui perseguitati dalla fame, la peste, i tumori e il freddo, venuti, vinti, dai quattro angoli della terra. Non potevano andar più oltre, ché c’era il mare. Questa è la Francia e questi sono i francesi.

  • sandman972

    Mi ringrazi o mi maledici? Io certe immagini non riesco più a cancellarle dalla mente anche se lo vorrei! XD

  • rossland

    La kippah? La croce?
    Ma non eravamo quelli che la diversità è ricchezza? Siamo multiculturali o monoculturali?
    Piercing estremo e tattuaggi: bravo, ecco un’altra moda d’importazione che esibiamo in spiaggia rivendicando i "nostri dirittti" e la "nostra libertà"…

    "i tratti somatici che distinguono i maschi dalle femmine alla fine sono solo tratti esteriori e non significano nulla"

    Eh no, significano tutto.
    Ma se non accetti le oggettive lampanti differenze fra maschi e femmine (di qualunque cultura e provenienza geografica siano), diventa difficile ragionare sulla diversità e sui modelli culturali di cui siamo tutti vittime, noi non merno di loro.

  • rossland

    Ma no, che dici? sono talmente ridicoli da chiedermi come non si rendano conto di essere vittime della moda (che innocente non è mai, come dicevo), proprio come lo sono le burkinate islamiche che vanno al mare coperte nonostante le temperature torride delle scorse settimane…

  • cavalea

    Mi pare che tutta sta menata del burkino si, burkino no, nasconda in realta’ qualcosa di piu’ pregnante del fatto del costume da bagno, e investe in modo diretto cio’ che si verifichera’ in futuro, qualora gli ospiti diventassero maggioranza.

    Bene, in quel malaugurato  caso, il burkino non sarebbe piu’ una libera scelta, ma un obbligo, cosa che ritengo in antitesi, con la fregola libertaria degli attuali apologeti della societa’ multiculturale.
  • Emanuele_C

    Per fortuna, l’estate volge al termine.

  • rossland

    "…il burkino non sarebbe piu’ una libera scelta, ma un obbligo…"

    Concordo, più o meno.
    Perché temo che poi, così come non è oggi una "libera scelta" l’indossarlo per le islamiche (tranne qualche rara eccezione, di solito fra le occidentali convertite all’islam), non è una libera scelta – a quanto pare – nemmeno l’uso del bikini per le donne occidentali, vista la multa francese alle islamiche che non indossavano il più "adeguato" bikini più consono "ai valori della Francia", che come abbiamo visto sono poi i valori occidental-statunitensi.
    "Libera scelta", è il poter decidere con la propria testa cosa indossare e cosa no, sia per andare al mare che per andare in qualunque altro luogo.
    Invece, la nostra occidentale "libera scelta", è ben delimitata da quanto richiede la convivenza/convenienza civile, per cui l’unica libertà di scelta che rimane è quella di indossare ciò che mi pare fra le mura domestiche. Quando esco, mi è richiesto di vestire l’abito "adatto", o l’abito "conveniente". Al più, posso far di testa mia e indossare al mare un prendisole (purché alla moda) e uscendo una minigonna, accettando però la possibile conseguenze di poter essere stuprata se malauguratamente incrocio l’assatanato che si ritene provocato  e quindi gli scatta il diritto di apprezzare le mie grazie esibite.
    Insomma, la "libera scelta" è sempre all’interno di un reticolato culturale non deciso da me di cui sono vittima non meno dell’islamica costretta a indossare il burkini al mare e di togliersi il burka fra le mura domestiche…

  • rossland

    Non rilassiamoci troppo però, ché finite le demenzialità sul burkini riprenderanno quelle sugli attentati programmati per la stagione autunnale, così che il "nemico" d’importazione sia sempre nei nostri pensieri…

  • Emanuele_C

    Già… beh, allora credo che così come ho fatto per la TV, seguirò la stessa linea anche per Internet e tornerò alla vecchia, cara biblioteca.

  • PietroGE

    Vedo con piacere che diversi commentatori hanno capito  che il costume da bagno non c’entra niente con questa storia, cosa che non ha fatto l’autore dell’articolo.

  • rossland

    Lo sto facendo anch’io: molto più produttivo leggere libri che seguire la trama farsesca dell’attuale surrealtà…

  • rossland

    O forse, a non capire che il costume da bagno non è reale il soggetto del post sei tu…

  • PietroGE

    Beh, se è così, il soggetto poteva essere esposto un po’ più chiaramente, senza le foto d’epoca e la morale ottocentesca.

  • cavalea

    Se definisci reticolato culturale cio’ che viviamo nella realta’ occidentale, come lo definisci cio’ che esprime nel suo complsso l’islam?

    Bunker va bene?
    Cerchiamo di evitare improponibili paralleli.
  • rossland

    Su questo concordo, potevo…Però le foto d’epoca ritengo siano utili proprio a mettere in evidenza come la moda sia sempre il simbolo più efficace per modificare culture senza che i più se ne accorgano…

  • Pyter
    Beh, se ne sono accorti un po’ tutti che trattasi di ennesima trovata strumentale, sulla falsariga iniziata dai crocefissi nelle scuole, per finire ai diritti dei charlie e adesso del diritto a vestirsi pure come come una magari non vuole.
    Temo che questa idea che qualsiasi moda imposta dall’alto sia da considerarsi un valore di per sé mi abbia un po’ rotto i cosiddetti e va contro i miei valori, che vengono dal basso, evidentemente. 
  • yakoviev

    Per mettersi il bikini o il tanga le donne saranno costrette ad andare a Sharm, a Agadir. a Djerba o a Marsa Alam

  • yakoviev

    La Francia è il paese che ha bombardato e ammazzato Gheddafi portando al potere un guazzabuglio di islamisti sanguinari, è il paese che un paio di anni fa per primo avrebbe bombardato Assad (se non c fosse stata la Russia ad impedirglielo) per dare una mano ai jihadisti tagliatori di teste , ma ora combatte eroicamente senza tregua il terrorismo imponendo il bikini per decreto sulla spiaggia. Vive la liberté

  • mazzam

    Articolo raffinato e scorrevole.

    Fotografie ben scelte.
    Grazie cdc.
  • bedo
    Il buon vecchio Celine: più passano gli anni, più giganteggia
  • bedo
    una massa di decerebrati guidati da idioti tragicamente ridicoli
    Avete mai visto una conferenza stampa di Hollande? non fa rimpiangere De Funés
  • searcher

    io credo che alla fine il problema a monte e’ sempre lo stesso;

    la stupidita delle masse che non usa la sua testa,esattamente come fanno le pecore di un gregge.
    ed e’ da qui che poi nascono tutti i problemi che si intrecciano tra loro fino all’incomprensione totale,comprese le religioni che si trasformano in pseudo-religioni.
    oggi più che mai e’ tutto rovesciato
  • gaia
    Perché scrive queste cose?
    Non sono nostri "fratelli" in Europa?
  • Fischio

    Il gesto coraggioso a volte apre la strada a un determinato cambiamento. Ed è ovvio che il contesto più o meno sviluppato incide negli usi e costumi. Resta però il fatto che in uno stesso periodo storico notiamo differenze abissali nei vari punti della terra, e se per combinazioni avvenisse la distruzione totale e si verificasse poi un ritorno dell’uomo nel mondo, come potrebbe costui far coincidere l’esistenza di un computer a quella di una capanna degli Hadza vissuti nella medesima epoca? Voglio dire che in un mondo cosiddetto globalizzato esistono in realtà enormi contraddizioni…Al bikini e burkini aggiungiamo pure il nudismo africano di certe tribù. Osserviamo allora la cosa. Il progresso(?) occidentale la fa da padrone, eppure ‘esso’ si abbronza come l’odiato nero e le donne in particolare si gonfiano le labbra, si svestono appena possono. Ricchi e non ricchi si cercano un posticino per scatenare istinti primordiali. Da qui la domanda:’ Non sarebbe meglio rivedere il rapporto che si è artificialmente costruito intorno alla triade istinto cuore ragione?…E ci risiamo con la politica…    

  • PinoRossi

    Sembra che un residuo di orgoglio nazionale e culturale resista in Corsica…

  • Quantum

    È un commento ironico vero?

  • olmo

    Quindi alfano diventa il nuovo araldo del dialogo culturale ( se si vuol guardare alla politica).
    Questa nella PRATICA diventa la posizione "dialogante", tante chiaccherere per ritrovarci democristiani!

  • rossland

    Loro hanno dato i natali a Napoleone Bonaparte, noi al Conte di Cavour (e a Renzi, per dire…)
    Certo che poi, se appena un Sindaco osa dire come stanno davvero le cose [www.ilfattoquotidiano.it], anziché  dargli manforte lo liquidiamo con il pavloviano "Razzista", sarà dura liberarci dai clandestini giovani e forzuti che ci hanno disseminato lungo tutto lo stivale con la perizia di un esercito di auto-occupazione.
    Più che di costumi da bagno e velo, dovremmo occuparci 24h24 del perché dei clandestini, ché tali sono anche per la legge italiana finché non è accertato lo stato di profugo, vengano ospitati in alberghi, vestiti e dotati di smartphone con wi-fi, e un giorno sì e l’altro pure sentiamo politici e amministratori parlare di dar loro un lavoro o di integrarli.
    Da quando un clandestino di cui non si conosce certa provenienza, senza documenti e quei pochi spesso comprati, viene trattato come un ospite di riguardo cui far posto perfino su un autobus facendo alzare il culo allo studente italiano che va a scuola?
    Qui ogni volta che si parla del "problema migranti" sembriamo occultare il fatto che si tratta di clandestini a tutti gli effetti, quindi potenzialmente di persone che potrebbero essere una minaccia, non una "risorsa".
    Qui i razzisti sono italiani (delle coop e ong) contro italiani (quelli che vogliono sapere perché accogliamo e vogliamo integrare con più diritti degli italiani chi non si sa chi sia né esattamente da dove venga e perché venga qui…)

  • rossland

    E’ una questione politica, e pure delle più cruciali.
    La fuffa sul burkini è una distrazione: focalizza l’attenzione sulle donne distraendoci dai giovani maschi prestanti e atletici che ospitiamo con tutti gli onori blaterando di dar loro un lavoro per integrarli.
    Gente in attesa di riconoscimento dello stato di profugo? Della quale non sappiamo nulla per anni e che se alla fine si vede respinta la domanda di riconoscimento manteniamo comunque perché nessuno li accompagna fuori dal paese come la legge prevede venga fatto?
    Il vero problema, quello che va stanato e combattuto, è proprio quel cuore finto di associazioni, cooperative, ong che nascono e campano sui clandestini.

  • Emanuele_C

    Occhio che poi qualche piteco potrebbe darti dellA (dico bene?) razzista pure a te (mi vien da ridere ma é successo a me medesimo che ne sono l’antitesi). Eppoi non c’é mistero, l’articolo lo avevo letto anche io ed é lo stesso sindaco a parlare: "chi li gestisce, i signori della Misericordia della Toscana". Un calcolo a spanne vede circa 700mila/anno per 50 persone …un gran bel business, senza rischi, detassato, legale, in una parola "perfetto". Cosa importa se poi questo comporta l’inferno in terra per un paesetto di 600 persone, cosa vuoi che contino "loro"? Nulla perché rappresentano il vecchio, il sostituibile in fase di rimpiazzamento. Qualche settimana fa un parcheggiatore abusivo nero ed immigrato alla stessa maniera mi ha minacciato, a me e famiglia, perché gli suonava strano che gli avessi detto che non gli avrei dato un cent e che la mia auto sarebbe rimasta dov’era. E così è stato. Però ho notato che gli altri mettevano mano alla tasca ancora prima che gli si avvicinasse. Noi non abbiamo nel DNA la capacità di opporci e per loro (TUTTI loro, sia chi li gestisce sia chi viene qui da clandestino) noi siamo ZERO. Mi piacerebbe che qualcuno scrivesse un bell’articolo approfondito sulle ONG ma poi temo scomparirebbe suicidandosi convenientemente.

  • rossland

    "…Noi non abbiamo nel DNA la capacità di opporc…"

    Diciamo che veniamo da una storia che ha sempre fatto del compromesso con il nemico un tratto distintivo, per molti aspetti apprezzabile, e che però nelle ultime 3 generazioni si è andata forse sviluppando la convinzione che dove non ci sono le basi per un compromesso ci si può anche calare direttamente le braghe, pur di portare a casa qualche incasso sulla pelle della nazione, che infatti si può svendere senza un sussulto di indignazione, figuriamoci rabbia.

    "…Mi piacerebbe che qualcuno scrivesse un bell’articolo approfondito sulle ONG…"

    Sono almeno 4 anni che raccolgo dati e materiale sul tema, con qualche fortuita incursione dentro alla piovra che genera e sostiene questa nuova idea del "fare impresa nel sociale".
    Potrei scriverci un paio di tomi, e a volte qualche post l’ho scritto sull’associazionismo da me definito "Beneficenza Spa".
    E’ troppa roba, c’é talmente tanto che ribolle in questo fetido pentolone che arrivi a un punto in cui non sai più da che parte cominciare.

    "…
    temo scomparirebbe suicidandosi convenientemente."

    Ecco, forse, e forse no. Perché ho dalla mia un punto di forza inattaccabile: non ho più niente da difendere, ho già perso tutto.
    E come si sa, è dal non avere niente che si può iniziare a rischiare tutto…

     
     

  • Fischio

    Stai parlando di malaffare..giusto…ma il problema va affrontato alla radice, e il problema da mirare e abbattere si chiama Sistema Capitalistico. Fuori da questa concezione ogni discorso frana nel nulla…

  • gaia

    Perché, non si capisce?