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COME DAVOS SALVERA' IL MONDO

DI PEPE ESCOBAR
Asiatimes.com



In questa settimana sono volati a Davos a frotte tutti i Signori dell’Universo, sia quelli vagamente veri sia quelli totalmente finti. A Montreux uno può aspirare a salvare la Siria, in una stonata sciarada di Ginevra II, di cui già ho parlato qui (1). In quell’interminabile riunione d’affari conosciuta col nome di Davos, si ha la possibilità di salvare nientemento che il mondo intero. E come extra-bonus, a Davos si può anche giocare a Salva la Siria. E’ disponibile per i doppiopetti del mondo intero una sessione di simulazione di ben 75 minuti, per provare cosa significa essere un rifugiato siriano.

Il menu offre: detenzione, inseguimento da parte di una milizia armata e diventare il bersaglio delle urla di quelli della cooperazione. Fortunatamente per i partecipanti, non comprende un incontro con gli jihad decapitatori sponsorizzati da Bandar-Bush. E sono giunte voci che potrebbe partecipare anche quell’insopportabile di Bono.

Il sindaco di Londra, Boris Johnson, accreditato tra i 2,500 delegati al World Economic Forum, insieme a “elite finanziarie”, “leader del mondo”, eminenze societarie e varia nobiltà (principalmente hollywoodiana), ha definito Davos una “costellazione di ego impegnati in una scambievole orgia adulatoria”.

Le sessioni avidamente frequentate dalla costellazione di ego vengono di solito annunciate con delle scampanellate che risuonano in tutto il Centro Congressi. Ogni scampanellata fino a Sabato terminerà con un suono corrispondente al tema (2) dell’incontro del 2014: l’alquanto modesto “Il Rimodellamento del Mondo: Conseguenze per la Società, la Politica e l’Economia”. Per questo rimodellamento possiamo ringraziare molti di quelli che hanno causato e/o approfittato della crisi finanziaria del 2007/2008.



FERMO AL CENTRO, CON GESÙ

Papa Francesco – il novello Gesù…- ha deciso di non astenersi dal suo ormai noto slancio Francescano del Vaticano per i nevosi pendii di Davos e ha inviato un cardinale, Peter Turkson, per ricordare ai Signori dell’Universo del “nuovo e profondo senso di responsabilità”, che in sostanza si può tradurre con “Occupatevi delle disuguaglianze, dei poveri e dei disoccupati”. Il senso del messaggio era: “Il Grande Francesco vi sta osservando”.


Il Day One a Davos si è aperto con una sessione sul futuro digitale. A ognuno dei Signori dell’Universo è stato chiesto di nominare un oggetto che gli ha cambiato la vita (escludendo i Credit Default Swaps – http://comedonchisciotte.org/controinformazione/modules.php?name=News&file=article&sid=4568/ndt). Il CEO di Yahoo! Marissa Mayer ha lodato il suo smartphone. Ha anche detto che entro il 2014 Yahoo! gestirà un maggiore traffico dai dispositivi mobili che dai desktop. “Il 2014 sarà un anno memorabile…cambierà profondamente la routine quotidiana di tutti gli utenti”.

E poi c’è la spinosa questione del complesso Orwelliano/Panoptico che ruota intorno alla NSA. Mayer ha detto: “La cosa più confusa in merito a quello che sta accadendo oggi, è che (SIC) la gente non deve sempre sapere esattamente quali dati vengono raccolti dalla rete e che uso se ne fa”. John Chambers di Cisco, da parte sua, ha detto che è necessaria una “collaborazione” tra l’universo tecnologico e la NSA.

L’onore di parlare dal palco l’ha avuto il Padre della Rete, Sir Bernard Lee, che ha sottolineato: “Quando si opera a questi livelli, non è possibile sapere se queste persone sono cittadini americani o sospettati di atti criminali”. Ha sollecitato un “dibattito” sull’uso di queste informazioni raccolte.

L’economista Nouriel Roubini è arrivato subito al dunque, preferendo dare un nome alle tendenze future: “Nella terza rivoluzione industriale che stiamo vivendo, avremo robotica, automazione, stampa in 3D, nanotecnologie. Ma si creeranno soltanto posti di lavoro ad alto livello di specializzazione.” E questo vale anche per la NSA…


A SINISTRA I PAGLIACCI, A DESTRA I COMICI

Mentre Davos fluiva, la Città di Londra ha riferito al Financial Times che le Banche Britanniche non sono molto entusiaste all’idea di un’eventuale uscita del Regno Unito dall’U.E. Come ha detto al FT Jim Cowles, CEO di Citibank per Europa, Medio Oriente e Asia, cresce la “preoccupazione tra i suoi clienti per la prospettiva di ‘enclave regionale’ del Regno Unito.” Vallo a dire a David d’Arabia Cameron.


Tutto questo è perfettamente in tema con la sessione di Davos dal titolo: “Un ritorno dell’Europa?”, che comprendeva, tra gli altri speaker, l’ex-presidente della Bundesbank e attuale presidente della UBS Axel Weber, l’ economista Kenneth Rogoff e il guru pubblicitario Sir Martin Sorrell.

Alcune di queste eminenze grigie hanno avuto il fegato di affermare che l’Europa “è oggi più forte di un anno fa”. Sorrell ha affermato che il Regno Unito e la Germania stanno bene e si attende un’ottima ripresa per Germania, Polonia e Russia. E’ un pò preoccupato invece per Francia, Italia e Spagna. E questa, secondo i Signori dell’Universo, è quella che si può definire “un’analisi affidabile”. Axel Weber ha però ammesso che l’Europa, nel suo insieme, “ancora avverte gli effetti della crisi” e che “l’economia è troppo debole per sostenere il tipo di crescita occupazionale necessaria per poter uscir fuori dalla crisi”.

Sir Richard Branson – il Padrino della Virgin – che pareva molto impegnato in un suo personale incontro di lavoro sull’agenda 2030 per il progresso nei paesi emergenti, si è esibito in una vincente performance di PR, facendosi scappare “la guerra alla droga ha fallito”. Sembra che Branson sia stato in Portogallo, dove non si arresta la gente per possesso di eroina. E poi, sì, è giunto il momento per Virgin di tracciare una nuova rotta per Montevideo.

Sull’Africa. A Davos gira questo termine: “investimento di democrazia”. Ma quando qualcuno ha domandato al Presidente della Nigeria, Goodluck Elebe Jonathan, che fine fa tutto quel petrolio che ogni anno miracolosamente scompare dal Delta del Niger, lui ha risposto che non c’è corruzione. Forse è un atto divino: dovrebbe consultarsi con Papa Francesco.

Essendo un evento prevalentemente occidentale, non potevano mancare i detrattori della Russia. Primo fra tutti l’eminenza degli hedge fund Bill Browder, che ha “predetto” che il Governo di Vladimir Putin crollerà entro il 2015 se il prezzo del petrolio scenderà a $60 il barile. Entrambe le cose, ovviamente, suonano alquanto peregrine. Browder si è anche esibito nel coro (3) contro i BRICS, che ultimamente si è fatto piuttosto chiassoso.

Il pezzo forte del Day One a Davos è stato il discorso del Primo Ministro Giapponese Shinzo Abe. Abe ha detto: “Dobbiamo impedire un’escalation militare in Asia, poiché potrebbe sfuggire al controllo”; la spesa militare deve essere “trasparente e verificabile”; “dobbiamo creare un processo di elaborazione e gestione della crisi e stabilire delle regole che consentano un controllo internazionale dei mari.”


Che maniera deliziosa per ingraziarsi i Signori dell’Universo, invitandoli in modo palese e per niente discreto ad appoggiare il Giappone nella disputa sulle isole nel Mar della Cina Meridionale. In sostanza il suo messaggio è stato: “puntate sul Giappone” e “solo così possiamo sperare nella crescita e nella prosperità in Asia”. I termini “crescita” e “prosperità”…non vi ricordano qualcosa che ha a che fare con le origini della Seconda Guerra Mondiale? Probabilmente sì, come ha ammesso lo stesso Abe. “Il Giappone si è solennemente impegnato a non entrare più in alcuna guerra”. Ma poi è partito con la sua Abenomics: “Possiamo creare nuova crescita e attenderci una pace duratura nell’area”.

Ecco qui un piccolo assaggio di come Davos – così generosamente – intenda salvare il mondo entro Sabato prossimo. Un momento, c’è dell’altro: Goldie Hawn che decanta le lodi della meditazione in un “panel così impegnato”. Chissà perché non ci ha pensato prima Papa Francesco? E per pacare tutti gli spiriti ugualitari presenti, niente di meglio che la proiezione de “Il Lungo Cammino per la Libertà” di Mandela.

Alcuni Signori dell’Universo come Warren Buffett e Tim Cook di Apple hanno preferito approfittare dei mille benefici di Davos, invece che di colpirlo o criticarlo in qualche modo. E per quanto riguarda la “sicurezza”, nel caso uno dei droni di Obama cambiasse rotta dalle aree tribali e cadesse per sbaglio sulle vette Svizzere, quasi fosse un matrimonio Pashtun, non credo scorreranno poi così tante lacrime nel mondo.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e di Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). 

Lo si può raggiungere a questo indirizzo: pepeasia@yahoo.com

Fonte: www.atimes.com

Link: http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/GECON-01-230114.html

23.01.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERATA63

1) http://rt.com/op-edge/syria-geneva-two-charade-015/

2) http://www.weforum.org/

3) http://business.time.com/2014/01/10/brics-in-trouble/?xid=gonewsedit&google_editors_picks=true

Pubblicato da Davide

  • Black_Jack

    Ma guarda, si scopre che Roubini dice la stessa cosa che dico io, cioè che la classe media di oggi, autorizzata a detenere ricchezza e a essere padrona di alcuni (secondari) mezzi di produzione – a patto di fungere da contenimento e antagonista della classe lavoratrice a favore delle élites, sta in gran larte per essere spazzata via a favore di una nuova classe media artificialmente costruita, di tecnici, ingegneri e manager che non avranno più nessuna proprietà dei mezzi di produzione e la cui ricchezza si fonderà sul controllo dell’accesso all’istruzione e al lavoro delle classi subalterne.

    Il conflitto sociale verrà definitivamente esportato all’esterno delle élites che realizzeranno il loro piano di apartheid all’incontrario.

    Dice Roubini nell’articolo:

    “Nella terza rivoluzione industriale che stiamo vivendo, avremo robotica, automazione, stampa in 3D, nanotecnologie. Ma si creeranno soltanto posti di lavoro ad alto livello di specializzazione.” 

    La borghesia dei piccoli imprenditori, piccoli proprietari e intellettuali farebbe bene a capire queste cose in fretta per decidersi a formare un fronte comune con i lavoratori e i disoccupati.

  • Allarmerosso

    Anche lavoratori e disoccupati dovrebbero fare altrettanto e capire che l’imprenditore che da lui lavoro non è il suo nemico …. ma a metterli uno contro l’altro ci pensano gli altri … divide et impera vale sempre !