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C' WASHINGTON DIETRO IL COLPO DI STATO EGIZIANO?

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY

Global Research

Il Pentagono ha dato il “via libera”?

“[Il segretario della difesa USA] Hagel e [il capo dello Stato Maggiore] Dempsey stavano percorrendo una linea sottile … tra esprimere la propria preoccupazione ed evitare di dare l’impressione che gli Stati Uniti manipolavano gli eventi dietro le quinte.” (Military.com, 3 luglio, 2013)

Il movimento di protesta è contro gli Stati Uniti ed il loro regime delegato dei Fratelli Musulmani.

I Fratelli Musulmani sono saliti al potere grazie al sostegno di Washington, una “sostituzione” piuttosto che una “alternativa” a Hosni Mubarak, che aveva fedelmente obbedito agli ordini del Consenso di Washington fin dall’inizio della sua presidenza.

Mentre le Forze Armate prendevano provvedimenti contro i Fratelli Musulmani, il colpo di Stato ha come unico scopo quello di manipolare i movimenti di protesta ed evitare l’accesso della “gente reale” al governo.

Il rovesciamento del Presidente Mohamed Morsi da parte delle Forze Armate egiziane non va in direzione contraria agli interessi americani ma è stato istigato per assicurare la continuità, in nome di Washington.

“I cartelli scritti dai dimostranti denunciavano Obama e Anne Patterson, l’Ambasciatrice del Cairo, favorevole ai Fratelli Musulmani. (F. William Engdahl, Global Research, 4 luglio 2013).

I Fratelli Musulmani e la CIA

Le agenzie d’ intelligence occidentali hanno una lunga storia di collaborazione con la Fratellanza. Il sostegno della Gran Bretagna alla Fratellanza, strumentalizzato dai Servizi Segreti inglesi iniziò negli anni ’40. A partire dagli anni ’50, secondo l’ex ufficiale dell’intelligence Willim Baer, “la CIA ha favorito il supporto alla Fratellanza per la sua lodevole capacità di rovesciare Nasser” 1954-1970: LA CIA e la Fratellanza musulmana si alleano contro il Presidente egiziano Nasser.

Questi contatti segreti con la CIA sono stati mantenuti durante tutto il governo di Hosni Mubarak.

Sin dagli inizi della Primavera Araba l’obiettivo dell’amministrazione Obama era quello di indebolire i governi secolari del Medio Oriente e del Nord Africa e inserire un modello di “Stato Islamico” al servizio degli interessi economici e geopolitici americani.

“La forte medicina economica”

Il movimento di protesta contro Mubarak all’inizio del 2011 era nato in risposta al devastante impatto delle riforme del Fondo Monetario Internazionale. Iniziate agli albori della Guerra del Golfo all’inizio del 1991, tali riforme, che interessano un periodo lungo oltre 20 anni, impoverirono il popolo egiziano, e “aprirono” l’economia egiziana agli “investitori stranieri”.

La valle del Nilo, conca d’oro dell’Egitto per più di 3000 anni, è stata distrutta per favorire l’importazione di generi alimentari da Stati Uniti e dalla Unione Europea.
La conseguente deregolamentazione del prezzo dei generi alimentari, la diffusa privatizzazione e le misure di austerity hanno portato povertà e disoccupazione di massa. Ne consegue il crollo del sistema sociale, la destabilizzazione dell’economia egiziana e del sistema finanziario.

La continuità della riforma economica neoliberale è un elemento centrale del cambio di regime sponsorizzato dagli USA. L’ascesa di Morsi alla presidenza è stata subordinata all’accettazione della “medicina economica” del FMI.
Nell’agosto del 2012, il Direttore Operativo del FMI Christine Lagarde ha francamente dichiarato che “il FMI accompagnerà l’Egitto ad intraprendere il suo difficile viaggio … E’ un viaggio egiziano e il FMI è il suo compagno di viaggio.”

“Siamo impressionati dalla strategia proposta durante gli incontri odierni dal Presidente Morsi e dal Primo Ministro Kandil”, disse Lagarde durante una conferenza stampa cui ha partecipato con Kandil. (IMF, 22 agosto 2012)

Un nuovo pacchetto di (mortali) riforme macro-economiche fu lanciato con il fine di “gestire la transizione politica ed economica egiziana” (Ibid). La conseguente “transizione” promossa ed imposta dai creditori esterni dell’Egitto non ha fatto altro che esacerbare, anziché alleviare, la crisi.

Le condizioni sociali sono drammaticamente peggiorate dalla scomparsa di Mubarak. Il movimento di protesta di massa contro il presidente Morsi è in gran parte motivato dal fatto che l’era delle riforme macro economiche di Mubarak, imposta da Washington e Wall Street, continua a prevalere e a causare ulteriore impoverimento.

Il ruolo delle Forze Amate: Il “via libera” del Pentagono?

I media hanno ritratto le forze armate egiziane come alleate del movimento di protesta, senza però sottolineare la stretta relazione tra i leader del colpo di stato e le loro controparti statunitensi.

Il fatto che le frange del movimento abbiano richiesto il “sostegno” delle forze armate, è una mossa ovvia:

Questo è il messaggio che le forze armate hanno ricevuto dall’intero Egitto urbano, città e paesi; i militari ne hanno colto l’invito, compreso le intenzioni e la necessità e si sono avvicinati alla scena nazionale, sperando, desiderando e osservando tutti i limiti di dovere, responsabilità ed onestà.

Una volta conosciuto e catalogato, il movimento è stato infiltrato. I settori di opposizione al governo dei Fratelli Musulmani sono sostenuti dalla National Endowment for Democracy (NED) – Fondazione Nazionale per la Democrazia – e dalla Freedom House. Il movimento sociale civile Kifaya è appoggiato dal Centro Internazionale per i Conflitti non-violenti con sede negli USA.

Il ruolo delle forze armate non è quello di proteggere un movimento popolare. Piuttosto il contrario: l’obiettivo è di manipolare l’insurrezione e il dissenso in nome di Washington.

L’obiettivo del controllo militare dell’esercito è di assicurare che la caduta del governo dei Fratelli Musulmani non dia origine ad un periodo di transizione politica che possa minacciare il controllo statale e militare dell’Egitto da parte degli USA.

Non facciamoci illusioni. Mentre ci sono importanti divisioni tra le forze militari, i pezzi grossi dell’Egitto prendono in definitiva ordini dal Pentagono.

Il Ministro Generale della Difesa Abdul Fatah Al-Sisi (a sinistra), che ha innescato il Coup d’Etat contro il Presidente Morsi, è laureato allo US War College di Carlisle, Pennsylvania.

Il generale Al Sisi è stato in costante contatto telefonico con il Segretario americano della Difesa Chuck Hagel (sulla destra con Al Sisi) sin dai primi momenti della protesta. La stampa conferma sia stato consultato più volte nei giorni precedenti il colpo di stato. È estremamente improbabile che il Generale Al Sisi abbia agito senza il benestare del Pentagono.

Hagel ha chiamato Al-Sisi il giovedi [30 giugno] quando le grandi contestazioni per l’espulsione di Morsi hanno preso una piega decisamente anti-americana e nuovamente il martedì [2 luglio] dopo l’ultimatum di Al-Sisi che minacciava l’entrata in scena delle forze militari se Morsi non avesse approvato le concessioni.
Military.com.

Inoltre il Generale Martin Dempsey, presidente dell’Unione dei Capi di stato maggiore americani, è stato in costante contatto con la sua controparte il Generale Sedki Sobhi, capo dello stato maggiore del Consiglio Supremo delle Forze Armate egiziano (SCAF):

Gli ufficiali del Pentagono rifiutano di dare dettagli sulle conversazioni tra Hagel e Al-Sisi, ma il portavoce del Capo del Pentagono George Little ha detto che “Gli ufficiali americani [militari] hanno chiarito che sostengono il processo democratico in Egitto e speriamo che questo periodo di tensione si possa risolvere in modo pacifico, evitando la violenza. … (Military.com, op cit., il grassetto è aggiunto)

Secondo Military.com, Hagel e Dempsey “stiamo camminando su una linea sottile” … “esprimendo interesse ma non vogliamo dare l’impressione che gli Stati Uniti tramino dietro le quinte“.

L’Egitto è il primo paese, dopo Israele, a ricevere sostegno militare USA.
L’esercito egiziano è controllato dal Pentagono.
Usando le parole del Generale Anthony Zinni, ex Comandante del Comando Centrale americano (CENTCOM):

“L’Egitto è il paese più importante nella mia zona di competenza essendo una zona di accesso alla regione.” (il grassetto è aggiunto)

Michel Chossudovsky

Fonte: www.globalresearch.ca

Link: http://www.globalresearch.ca/was-washington-behind-egypts-coup-detat/5341671

4.07.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA REYMONDET FOCHIRA

Pubblicato da Truman

  • Ercole

    Sono i dettami della crisi economica (attacco alle condizioni di vita del proletariato) a dettare scenari di guerre ,rivolte è oppressione ,la religione la giustizia ,la democrazia, il voto, è solo un paravento 😮 il proletariato alza la testa e individua il vero nemico o ne rimarrà schiacciato,non esistono governi amici…..lo scontro deve essere sul terreno della lotta di classe.

  • stefanodandrea

    E come mai i capi della fratellanza, che l’articolo vorrebbe antica alleata degli stati uniti, hanno fatto anni di galera e la fratellanza in Egitto è stata completamente esclusa dalla vita politica per decenni?

    Da un lato ci sono panarabisti e socialisti ma soprattutto “laici”, contrari in teoria agli stati uniti, che per anni hanno sostenuto i generali che li hanno governati, dall’altro islamisti contrari in teoria agli stati uniti.

    I due gruppi hanno partecipato alla “rivoluzione araba”, che era rivolta contro alcuni generali e che ha trovato il sostegno dell’esercito. Poi alle elezioni hanno vinto gli islamisti.

    L’esercito, per mantenere il potere ed evitare o scontro, ha accettato di provare a far votare. E gli stati uniti, che volevano esportare la democrazia in Egitto, erano favorevoli. Anzi è molto probabile che gli Stati Uniti abbiano almeno agevolato la “rivoluzione”, mantenendo sempre fedele l’esercito.

    Le cose non sono andate bene. La fratellanza è la fratellanza. E il potere è il potere. La fratellanza, anche con modifiche costituzionali, ha proceduto nella strada della re-islamizzazione.

    Questa politica ha suscitato paure. Gli stati uniti hanno optato per il colpo di stato o l’esercito lo ha reputato necessario (magari temeva che alla lunga avrebbro perso privilegi) e gli stati uniti non potevano che prenderne altro.

    I soggetti di questa scena sono tre. E il più fiostatunitense è l’esercito.

  • Georgios

    Non credo che tutti questi appartengano a un solo gruppo.

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=nwix_CMMLWA#at=43

    Io li chiamerei “il popolo” che ha le scatole piene. Dall’islamizzazione estrema e forzata, dalle condizioni economiche, dalle promesse non mantenute.

    Certo, da una parte l’esercito deve aver agito come una valvola di sicurezza. Ma dall’altra, forte di o spinto da, la carica di questo potenziale umano, non e’ affatto certo come si comporterà in futuro. Eventualmente ci sarà qualche gruppo di capitani ai quali l’esempio di Chavez potrebbe aver avuto un certo peso.

    Fatto sta che per ora il ministro della difesa generale Al Sisi (attualmente figura “eroica” per il paese e con tutta la stampa dietro) non e’ stato proprio diplomatico né con l’ambasciatrice USA in Egitto né (ma questo e’ notizia di poco fa non ancora accertata) con il capo della CIA Brennan.

  • ilsanto

    Certo che c’è e come gli USA spendono per armamenti piu della somma dei suoi ipotetici concorrenti. Certo che c’è con le sue 1000 basi in territorio straniero. Come se no perchè spiano nemici ed amici ?
    Perchè altrimenti c’è l’FBI, la CIA, l’NSA e chisà quanti altri enti che spiano, si intromettono in ogni piega delle società, e fino a poco fà si accordavano con mafiosi, narcotrafficanti, organizzazioni clandestine etc. Perchè ci sono armi di ogni tipo manco immaginabili ? Perche ci sono droni e missili e missioni che rapiscono o uccidono chi dissente sulle loro politiche o interessi o aspirazioni ? C’è qualcuno che dubitia che “l’Impero” non è disposto a cedere un millimetro della propria potenza, predominio, controllo sul mondo ?. O pensate che i vari capi di stato appena insediati vanno negli usa a portare la crostata di mele della nonna ?